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Full text of "Miscellanea di storia italiana"

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1 



MISCELLANEA 



DI 



STORIA ITALIANA 



TOMO XXIX 

DECIMOQUAKTO DELLA SECONDA SERIE. 



MISCELLANEA 



DI 



STORIA ITALIANA 



TOMO XXIX 

DECIMOQUAUTO DELLA SECONDA SERIE. 



MISCELLANEA 



DI 



STORIA ITALIANA 



EDITA PER CUHA 



DELL4 REGIA DEPUTAZIONE 

DI STORIA PATRIA 



TOMO XXIX 

DECIMOQL'ARTO DELLA SECONDA SEIUK 



tOKIHO 

FBATELLI BOCCA LIBRAI DI S. M. 

MDGGGXCII. 



eTANFDKQ UNIVERSITY 
UBRARIES 
STACK) 

N0V211975 

PROPRIETÀ LETTERARIA 



STAMPERIA REALE DI O. B. PAKATfA K C. 
4568 (04) 1-V-M. 



ELENCO 



SEI 

MEMBRI DELLA REGIA DEPUTAZIONE 

SOVRA 

GLI STUDI DI STORIA PATRIA 

per le antiche Provincie e la Lombardia 



Presidente 



Carutti di Gantogno Barone Domenico, Senatore del Hegoo, Socio della Reala 
Accademia delle Scienze dì Tonno, Socio delta R. Accad. della Classe di Scienze 
morali, storiche e fdologiche dei Lincei e dell'Istituto storico italiano, Membro 
del Consiglio degli Arcbivii , e del Consiglio e del Gomitato del Contenzioso 
diplomatico; Presidente onorario di Sezione del Consiglio dì Stato; Gr. Uff. #, 
G. UfT. e , Gav. e Cons. H>t G. Cordone Leone neerl., Is. Gatt. di Sp. e S. Ma- 
rino, Torino, via della Zecca ^ 7 (15 aprile 1884). 



Vice-Presidenti 

Ue-Sihoni Cornelio, Dottore di leggi, Dott. Coli, nella facoltà di Filosofìa e Lettere 
a Genova, Sovrintendente Direttore del R. Archivio di Stato di Genova, Socio 
della Società Ligure di Storia Patria, (^orrisp. K. Deputazione di Storia Patria 
per la Toscana, Umbria e Marche didl' Accad. Reale dei Lincei e di quella 
Pontif. dei nuovi Lincei, e dì Arclieologia, della R. Acc. di Scienze ili Padova, 
dell'Istituto Veneto, della Massachusetts historical Society, della Soc. Normanna 
di Geografìa, Corr. della Coni-ulta Araldica, 4', Comm. 6, Genova^ piazza 
S. Stefano, 6 (IO aprile 1873j. 

Caxtù Cesare, Sjvrintetideate Direttore del W. Archivio di Stato dì Milano, Membro 
non residente della R. Accademia delle Scienze di Turino , Membro cfìcttìvo 
de! R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e dull'Utituto di Francia, Socio 
della Regia Acc dui Lìncei , Corr. della Consulta Araldica: Gr. Ufi'. 41^ e 6, 
Cons. 4i, CavLeg. d'O. di Fr., ecc. Milano (15 aprile 1886). 



tm 



R, DEP0TAZ1OXB SOVRA OLI STUDI DI STORIA PATRIA 



Segretari 

Claretta Barone Gaudenzio, Dottore iti Leggi, Socio della Reale Accademia delle 
Scienze, della Socìctì dì Archeologia e Belle Arti per In provincia di Torino, 
della Giunta Oonservalriee dei Monumenti d'Antichità e Uelle- Arti, della Com- 
missione Araldica Piemontese e Corrispondente della ConsnIU Araldica. Comm. 
♦ e®, Tmino,via <hlla Hocca, 13 (21 aprile \SU). 

Manno Barone D. Antonio, Socio della H, Accademia delle Scienze dì Torino, Com- 
missario del Re presso la Consulta Araldica, Membro del (Consiglio degli Ar- 
chivi, Dottore honoris c(ms*a della \\. Llniveriità di Tùbingen, Comm. 4t e 
G. Ufr. e, Cav. dì on. e devoa. del S. M. di Malta. Tonno, vinOtpedaU, 19 
(2 giugno 1875). 

Membri residmiH in Torino 



VallaurI Tommaso , Senatore del Regno , Dottore aggregato al Collegio di Belle 
Lettere e Filosofìa e Proressore ordinario nella R. Università di Torino, Membro 
del Cons. super, della pubbl. istruzione e delta R. Accademia delle Scienze di 
Torino, Accademico corrispondente della Cruscai Comm. # e e, Tonno, ria 
Venti Sateinltre, 8 (24 marzo 1841). 

Carutti ui Cantogno Barone Domenico, predetto (8 maggio 1857). 

BoUiATt DI Saint-Pierre Barone rederico Emmanuele. Dottore dì Leggi, Soprin- 
tondenle Direttore det R. Archivio di Stalo di Torino, Socio dell:) R. Accademia 
delle Scienze di Torino, Corr. della Cunaulla Araldica, ecc. LUI*. ^, Comm. (9, 
Torinoi via Fimme^ \\ (23 gennaio 1863). 

Claretta Barone Gaudenzio, predetto (33 gennaio 1863). 

DlONlsoTTl Carlo, Consigliere nella Corte dì Cassazione dì Torino. Membro dr-lla 
Commissione Araldica Piemontese, Comm. O, r(T. ♦, Torino, via Vaiti S^- 
tembre, G2 (10 mano 1868). 

Manno Barone D. Antonio, predetto (21 aprile 1874). 

Fontana Leone, Dottore di Leggi, o, Torma, piazza Vilt Em. l, 12 (10 maggio 1880). 

PEniiKiio Domenico, Dottoro di Leggi, T'ormo, ria GanhaUH, 39 (10 maggio ISSO). 

KenRRRO Krmanno, Dottore di Leggi, Dottore Collegìalo di Lettere e Filosofia della 
IL Università di Torino, Professore nelln R. Accademia Militare, Membro e Se- 
gretario della R. Accademia delle Scienze di Tonno , Corrispondente della 
It. Deputazione dì Storia Patria ddic Romagne, delf 1. Istituto Arclieologico 
Germanico e della Soc. Nazionale degli Antiquarii dì Francia, 0. Tornio, fui 
À'. Q\iin&m, 19 (23 maggio 1881). 

Nani Cesare, Professore e Dottore aggregalo dì Leggi nella R. UniversilJ di Torino, 
Socio della R. Accademia delle Scienze di Torino, # e 9, Torino, cwto Vittorio 
£mf(iii/«2tf //, (33 maggio 1881). 



R. DIPUTAZIOTrS SOTBA OLI STUDI DI STORIA PATIUA 



n 



Cipolla Conte Carlo, PrufeMore ili Storia inoduriu nella U. rntvcrsiti^ dì Turino, 
Socio della R. Dep. di SL P. di Venezia, Vìi 9, Torino, vm Vénti SetUmhre 8, 
(U aprìle 1885). 

BosELLl Paolo. Doti aggre{;atu alla Facoltà dì Giurìspnutenza della It. università di 
Genova, già Prof, nella R. Università di Roma. Socio della K. Accademia delle 
Scienze di Torino. Socio Corrispondente dcirAccedcmia dei ncorgollli , Preaì- 
drnlc della Società dì Storia Patria di SaTona , Socio della R. Accadtimia di 
Agnculuira e Preì^idente del Con.siglio Pro^ìnriale di Torino, Ocpntato al Par- 
lamento Nazionale, Comm. *, Or Cord, e, Gr Cord. dell'Aquila Rossa dì 
Prussia, deirOrd. di AIWlo dì Sassonia tt dell'Urd di Rcrtoldo I di Zribrìngon 
(BaUen). Gr. l'flir 0. di Uop. del Belgio, V(\\u delta Cur. di Prussia, della 
L. d'O. di Francia e C 0. della Concez. di Portogallo. Via Po, 53 (7 aprile 1890). 



Membri non residenti in Tarino 



W Adriani P. D. Giovanni Battista, de' Chierici Regolari Somasclii, già Professore e 
K Direttore degli Sludì nel H. Collegio militare di Raccontgì, Membro effettivo 

I della Socteli Ligure di Storia l*atrìa e della Accademia di Dijon , Socio Cor- 

^^H^nspondento della R. Accademia delle Scienza dì Torino e della R. Arcsdemia 
^^^^lEvcchcse di Scienze. Loltere ed Arti, dull'Uliluto Nazionale di Ginevra . del- 
l'Istituto Storico di Francia. dell'Accademia Reale dì Storia dì Spagna, ecc., 
Regio Ispettore degli Scavi e Monumenti di Antichità, Membro della Giunta 
Conservatrice dei Monumenti e Belle Arti per la Provineif) di Cuneo , Comm. 
4|k « e.rn*. 0. di Leopoldo del Belgio, Comra. con stella 0. dì S. Giacomo 
della Spada di ii'ortogallo ; Cherasco (25 aprile 1851). 

Caktù Cesare, predeUo (15 aprìle 1860). 

BitCRAito Luigi Tommaso, Dottore aggregato alla Facoltà di Filosofìa e Lettere e 
Professore ordinario dì Storia antica e moderna nella \\. Università di Genova; 
Membro del Consìglio degli Archìvi; Segretario Generule della Società Ligure 
di Stona Patria, Con*, della Constdta Araldica, l'ff. # e Comm. G, Genwa, 
ria Paleitrn, 14; int. 8 (15 aprile 1860], 

DB-StMom Cornelio, predetto (15 aprile 1860). 

SjkLA Sac. Aristide, Professore di Storia nel Regio Liceo di Tremo, Professore e 
Cappellano emerito delle Regie Scuole Militare e Normale di Cavalleria, Cn- 
ooiiico onorario della Cattedrale di Cingoli, ecc. 0,(B, (15 aprìle 1860). 

Rossi Girolamo. Professore e Direttore del R. Ginnasio, e Delegato Scolastico nel 
MandAmenlo di Ventìmigliii, Ispettore dogli Scavi e Monumenti d'antìchilà nella 
Provincia dì Porto Maurizio, Corr. della Consulta Ar.ildìca, UH'- 4» e ufi. 0. 
S. Carlo di Monaco S, VentimigUa (T luglio 1860). 

Vignati Cesare , Presiilc di Liceo in ritiro , Vicc-PrcsiJenlc della Società Slorica 
Lombarda, ecc., IJn*. * e Comm. e, MUam, via Pontaccio 12 e Affori (!" lu- 
glio 1860). 



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»ti>n>trrAZiOHB snrsLjL otA smoi di storia patria 

HosA Gabriele, Socio dogli Atenei di Brescia, Rassano, Vciiciia e Treviso, ilulla 
Società Li);ure di Storia Patria, dui 11. Istituto Lombardo dulia Società degli 
Antiquari dì Zorigo e di quella slorica di Minnesota (Stali Uniti d'America) 
♦ , Itrescitt {V luglio 186U). 

BiinNAnDi Mons. Iacopo, Dottore di Teologia, gii Prorossorc di Storia Ecclesiastica 
e Sacra Eloquenza nel Seniinario di Pincrolo e Vicario Generale onorario di 
quella Diocesi, Membro della Società Ligure dì Storia Patria, del ì\. Istituto 
Veneto, della tt. ì). VentìU di St. P., ecc., Coinin ^^'^e Gr Cr. S. Cav. Leg. 
d'O. di Fr.; Veneiia, Campo tU S. Cancinno, 6053 ('28 gennaio 1864). 

Vigna P. Haimoudo Amedeo, dell'Urdiae dei Predicatori, Prof, di Lettere, Storia 
e Geogralia, Membro elleltivo della Società Ligure di Storia Patria, 4^, Genova^ 
saiUa di S. Maria di Custelh, M int. 5 {'iì febbraio 1804). 

Cehutì Sac. Antonio. Dutlore della Ribliotecu Ambrusiaiiii. Membro efTeltivo del 
U, Istituto Lombardo di Scienze e Lettere . della U Deputazione di Storia 
Patria di Venezia, della n. Commissione per i testi di lingua, ecc. 4fr, Cernoblno 
e Milano [\0 marzo 1868). 

Uehtolotti Antonino, Direttore del R. Archivio di Stato dì Mantova, Corrisp. delle 
mi. DI) di Storia patria Modenese e Veneta e delle Società per la Storia 
Siciliana, Ferrarese, Savonese, Mirandolana, Lombarda; Socio della IL Acc. 
Araldica di Pisa, di quella di S. Anselmo di Aosta e onorario delie BR. Acc. 
di BB. AA di Carrara, Milano. Urbino; Corrispondente delle ItR. Accad. delln 
Sciente del Belgio e del Portogallo e di Lisbona, onorario defl'Utitutu niizio- 
nale di Ginevra, della Soc. degli Antiquari di Francia, ecc., 0, Mantova (21 
aprile 1874). 

Dell'Acqua Carlo, Dottore dì Leggi. Bibliutecarìo emerito della IL Univorsit.^ di' 
Pavia, Curr. Acc. tìsica medica di Milano, Membro etV. sue. conservazione dei 
monum. dell* Arte cristiana, Corrisp. della K. Accademia di Lueca , Membro 
della Commissione dì Antìchìld e Belle Arti di Pavia. 4» , U(T. e, Pavin (10 
maggio 1880). 

BcuTt S. E. Domenico, Deputato al Parlamento Nazionale. Socio delle Rft. Acrademitì 
delle Scienze di Torino, della Crusca e del Lìncei, Primo Sf>gretario di S. M per 
l'Ordine Mjuri/iano, ecc., G. Cord. ^, G. Cr e ecc. Roma (10 maj^'gio 1880). 

BKrroNi-CALZAr.a Nobile Conte Francesco, Signore di Scoénna. Prei^idunle del- 
l'Ateneo di Brescia, Sor.io delle Accad di !'ud"va. Bergamo. dctrAlenrn Veneto, 
Corr. tltill;i Consulta Araldica, V.nr. ^^ e \}\T. 9 e Cav. di Malta, Loop, diri Brlgiu, 
Carlo IH dì Sp. e di 1^ classe del Mer. Civ. dì Romania, fìreicia, via Lanja^ 
1140 (23 maggio 1881). { 

BOCCAHDO Gerolamo. Avvocato. Senatore del Regno, Consigliere di Stato, Pror. emerito 
neita R. Universilii e nella R. Scuola superiore natolo di Genova , Presidente 
del Consiglio del Comiuercin , Membro della Giunta Centrale di Statislica ^ 
Socio eflettivo didlu R. Accademia dei Lincei, Corrisp. delle RIL Acc. delle 
Scienze di Napoli, Palermo, Madriil, dei Genrgofili. degli I>tìtuti ili Milano, Ve--' 
nezia , ecc., della S-iciHi reale di Sliitislìca di Londra, del 0>b'ìcH Clut', dulTI- 
stituto Internazionale di Slatisttca; Gr. 111. 4» e ®, -^Jloma {i'ó maggio 1881). 



R. DEPTTTAZIONE SOVRA OLI STUDI DI STOHIA PATRIA 



vt 



^Casati Nobile Cario, Uollon: di Ug;gi. ^tiUuw (Ì3 iiuggio 1881). 

BRONt Cnrio. Dultoru di Lugi^ì, Socio dislU II. Cuiiniiissioiku |)(*r i tetti di lingua. 
Socio corrisp. della K, Acrad. dellti Sctcìuit di Toniiu, AccadiMiiiio corri&p. 
della Crusca. Senatore \\c[ Kegnu, (Iti. #. Gr. Oli. e, Movurn (i'ò riiaggtu 1881). 

I.vnu Gìovaani Battista, IVulessorii, Pro^ide liccatu emerito; l*fercllu della H. Acco- 
(ti*mìa Virgiliana ili Mnnlovii . Muiiibro dull.i R. Coiniiiissiuiiii cuiiserv. dui iiioii. 
$tont:i V degli ug^jetti d'arlu; delb Ounirnissionc di vi^tljnza dull'Arcbivio storico 
ironzaga e Musei, ecc. Cnv. # o e, àhntnva (9 inaggiu 1882). 

|Dt'C Mousigiiur Atij^uslo. Vl'scuvo di Austa, .lui/n (15 »iprilu 188Ì}. 
[Vi uUsTi&rd Moiisignur Luigi, andato donicsticu di S S., l^av don. e di dev.dil 
S. 0. M. di Malttf. Orescin (15 aprite 188-i}. 

Calvi Noliile dott. Felice, Corriàpdul It. Ulilutu Lombardo e iJtill.-i Cuiisulta Aral- 
dica, Vlctr-Presiilenle drlLi LoniinisMuiie Araldica LonihariJ» e della Società 
storica di Milaiiu, Cuiibidloru del Mum'u Aridiculogicu dt Milano, Socio onura* 
ho dell'Ati'iieo dì Bergamo, Cav. 0,e&, Milano, Corso Veneù't, 10 (15 aprile 
1884). 

StAGuenu Marche» Marcello, Sucio della Società Ligure di Storia Patria, del- 
l'Acc. Ligustica dì Ikllc Arti, della It. Acc. Albertina di Tonno, della H. Acc. 
Anid. di Piiia, ecc, Omova {ih aprile 1884). 

N£Hl Prol'euore Acliilks Socio della Sucietà Ligure di Storia patria , e della Com- 
nu&iiune per i testi di lingua; Corrispundenle della R. D. di Sturia Patria di 
Modtiia e della K. Accademia di se. 11. ed aa. di Lucci, Dìrctlore della Biblio- 
teca della H, Uuiversiti dì Genova; 9, iìcnova. Via S, Cìùata MO (15 oprile 
1884}. 

Vatha Pietro, Sovrintendente Dìretlurc del R. Arohìvin dì Stato di Parma. Membro 
della Società di Arcbeologia e DB. AA. di Turino; Corrisp. detrA''cadernia di 
di Savoia , Sucio onorario duH'Aleiieo di Bcrpuio , e attivo della It. Uep. di 
Storia Patria per le Prov. Parmensi. Membro della Commissione Araldica Par- 
mense, ifr, iill' 9; Partim, tlrada GaribaliHy 103 (14 aprile 1885). 

SKLem Emilio. Avvocato, O; Segretario della Società »toric^ lombarda, Corrisp, 
t(. Dep. di Storia Patria per le Prov. di Parma e Pi^icuiua , (^uii»ulture del 
Museo Archeologico di MiIjdo, O; Milano, via Santa Marta, 19 (15 aprite 188tj}. 

VlVANET Filippo: UolL coli, di tìlos. c leltcrfl e Pror. dì geometria proiettiva e de- 
scrittiva della IL Universìlii di Ca^diari; R. Cummissario per le antichiti) della 
Sardegna» ecc l'IT. ♦, ©, tMijUari (IO aprile 1888). 

Vassallo Li. Carlo, Teologo collegiata, Canonico Arciprete della Cattedrale e Vi- 
cario generale della Diocesi di .Asti, Preside del Liceo Altieri di Asti, Ufi', e, 
AiU (t giugno 1889). 

Magenta Carlo, ProPe^^sure di Storia nella R. Università dì Pavia; ^, Cunim. O , 
f*ma (2 giugno 1889J. 

HlLTRAMt Arili. Luca, Depnlalu al Parlamento, Membro della Commissione Per- 
Dianeiite dì Belle Arti e della Consulta anliculopca di Mìlatio, Oìrettoru del- 
rruirìit regiitriiile pt-r la conservazione dt'i momiinenli tiella Ldiidiardi.i, .Sfilono 
(14 maggio 1889). 



xu 



a. DBPUTAZIONB SOVRA. GLI STtlDI DI STORIA PATRIA 



Corriapandenti 



(Italiani) 

ViTiviou Diego, Cameriere d'onore di S. S. Conte palatino; ^, Comm 0. Piano, Cav. 
dì S. Gregorio Magno, di S. Marino; Pranc. I; S. Sepolcra, Iteggio Calabria 
(11 maggio 1848). 

Gheppi (dei conti; S. E. nobile Giuseppe. Ambasciatore di S. M. in ritiro. Senatore 
del Hegno. Accademico onorario della R. Accademia di Storia di Spagna, ecc. 
Gr. tff. * e Gr. Cr. O; Comm. del S. O. M. di Malta ; Gr. Croce di Carlo 1(1 
di Spagna; di S. Mich. di Bav., di Fed. del Wurtemberg, di S. Alessandro 
iNewsky di Russia, ecc., àiUauo (11 aprile 1858j. 

Caffi Michele, Consigliere d'Appello in ritiro, Socio d'onore delle Accademie di 
BB. AA. di Milano e Torino, della R. Dep. dì Storta Patria di Venezia; della 
Soc. archeologica di Lodi e Prcs. emerito della Commissione conservatrice dei 
Monumenti della prov. di Bergamo, ecc. o, [iergamo (1" luglio 1860). 

De Vii Sac. Vincenzo, Dottore in Teologia; Professore, ecc.; •, uff. o, Roma 
(1« luglio 1860). 

Mi^ONE Damiano, Dottore in leggi; Archivista dì Stato emerito; Presidente onor. 
perpetuo dell' ALcadcmia Fìsio-Medico-Statìstica di Milano; Corrispondente 
delle RR. DeputaKÌoni delle Romagnc e di Toscana, ecc.; UH. 9. «, Is. ta 
Catt dì Sp. e Nichan di Tunisi, ecc.. MilattOt ViaSewUo^^ (23 mano 1862). 

Frati Luigi, Dolt. coli, dì KIos. e lettere nella R. Università di Bologna, Uibliolecarto 
della Comunale di Bologna, Direttore della sezione medioevale del Museo Ci- 
vico e della Commissione per la conservazione dei monumenti ; Coir, della 
Soc. ligure di Storia Patria, dell'Istituto Germanico di Roma, della Società R. 
degli Anlìquarii del Mord, ecc. 4», lioìoijna (32 robbraiu 1805). 

Barrera-Pezzi Carlo, « e e, Valwlda (22 febbraio 1865). 

Uarozzi Nobile Nicolò, Patrizio Veneto, Direttore delle RR. Gallerie e Musei di Ve- 
nezia; Socio e Vice- Presidente della R. Deputazione veneta di Storia Patria, 
Membro della Commissione Araldica Veneta e Corr della Consulta Araldica, 
ecc. Comm. 4ft e 9, Venezia, xS. M. t'ortnota (!S8 dicembre 1865). 

Bazzoni Augusto, Dottore in leggi; Ufl. ^, e O. Comm. Fr. Gius. d'A„ ; Cd Stella di 
Rumenia: Cav. Carlo Ut dì Sp. (3 marzo 1869). 

Da Ponte Pietro, Dottor di leggi. R. Ispettore degli scavi e monumenti e Socio del 
l'Ateneo di Brescia, Corr. della Consulta Araldica, ecc. 4^, Brema (3 marzo 1869) . 

Tanfani Ggntopanti Nobile Leopuldo, Dottore in lej^gi, Direttore del R. Archivio 
di Stato di Pisa; Corrispondente della R. Deputazione di Storia Patria per le 
Provincie di Toscana, dell'Umbria e delle Marche, Presidente delPAccad. Altea 
di lettere e Storia Patria; «. Ull. ® e N. D. dì Villaviviosu di Port., Pita [3 
marzo 1809). 



B. nEprrTAZTovB sovnA fir.i «tum di ?<TomA nxTRiA 



xm 



MOR0Z7.O DELt^ RoccA Cav. Ernmanuelc. Oottnre (lì Ic^ , Colonnello nella riserva. 
Aiutante di Campo onorario di S. M., tTif. •. Comm. e, e 0. Concex. di Port.. 
Kittgenfitrlh (7 giugno 1870). 

Cavagna Sangiuliani Conte Antonio, ZeUtda di Bere<fttardo (Pavia) (21 aprile t874). 

Visconti March. Carlo Rrmcs, MUano, via liortjotiuov» 5 (18 jprile 1877). 

MmoGUo Giovanni, Dotlore di leggi, Mancalvo (18 aprile 1877). 

Del Corko Viuorio, Dottore di leggi. Upeltore defili Scavi e Monumenti in Montcu da 
Po; Corrispondente Soc Arch. UO. AA. di Torino, Coram. Mer. Civ. dì Bulgaria, 
Crestxntino ^18 aprile 1877). 

NovATi Francesco, Dottore di lettere , Frofessoro nella H. rniversìté di Genova, 
Omwa (10 maggio 1881). 

Sommi PtcENAHDi (dei Man^husi dì Caivat4)ne) (Bnll f. <>uido), Corrispondoitte della 
R. Acc. dei Kisioerìtici di Siena, doll'Att^neo di Treviso, della It. Acc. RalTaello 
dTrbino, della R. Dep. di Storia Putria di Vuiteiia, Gran Priore del S. M. 0. 
di Malta, Corr. della Consulta Araldica, UfT 4», Vcueùn , Pjiorato di Malta 
HO maggio 1881). 

NaROCCHLNo Francesco. Dottore di leggi ; Archivista civico di Vercelli, Vercelli, via 
S. Criitofmo, 9 (10 maggio 1881). 

TuRLETTi Sac. Casimiro. Canonico di S. Andrea u Bibliotecario civico in Savigliano, 
Commissario per la conservazione dei monumenti per la Provincia dì Cuneo, 
Corrìsp. delta Società dì Archeol. e Belle Arh di Torino, #, Savigliano ^ via 
GmUmldi, 6 (33 moggio 1881). 

BiANCiiFTrt Enrico, Dottore di leggi. Membro della Commissione Conservatrice del 
Monumenti, dì Arte e di Antichità perla Provincia di Novara; Socio perpetuo 
della Società di Archeologia e Belle Arti per la provincia dì Torino, e, Oniu- 
00990 e Torino^ via Madama Cristina^ 34 (23 maggio 1881). 

Sforza Giovanni, Vice-Presidente della R. D. di Storia Patria di Modena per la 
Sotto-sezione di Massa e Carrara e Socio eRettìvo di quelle della Toscana, 
Umbria e Marche, ecc. Direttore det U. Archivio di Stato di Massa; 9, Matta 
(93 maggio {881). 

>KRiXi Sac. Pietro, Dott. dì fìlosofia e Prof, di metodo; Direttore della K, Scuota 
Tecnica di Varallo, *, ®, VaraUo-Sesm (9 maggio 1882). 

Gabppi [dei conti) Nobile Emanuele, Dottore dì leggi, U6. e, Milano , via S, An- 
tùMO, 12 (9 maggio 1882). 

RoHDOUMo Pi-rdinando , Dottore di leggi. Tonno, via Patsaìacqua , ì , e Canaglia 
(9 maggio 188Ì). 

Silvestri Giuseppe, Socio della Soc. >\or. Siciliana, Corrisp. della Consulta AraN 
di«a e dell' Accademia Peloritana dì Messina, VS. *, Comm. O. Paiertno (9 
maggio 1882). 

Como Dott Ludovico. Professore, Milano, via Ourini, S5 {15 aprile 1884). 



XIT 



R. DEPUTAZIONB SOVAA. OLI 8T0DI DI STORIA. PATRIA 



GERSÀtx (De) DE SOKMAZ (Nobile dei conti) Carlo Alberlo, Doti, di leggi, Ministro 
plcnìpoltìnxiario dì S. M., Comin. # e Gr. rfT. S. in missione a Sofìa {\b aprìic 
1884). 

Pais Dottore Ettore, Prof, ordinario di Storia tnlica nella R. Uiiivcrsili di Pisa, Cor- 
rìsp. del H, Istituto Germanico di corrispondenza archeologica, e della K. 
De|iut Veneta di Storia Patria; Phn {t5 aprile 1884). 

PnoTAKA III GoLLEONO contc Luigì, genlihmmo di Corte di S. M. )a Regina. Mem- 
bro e Segretario della Commissione Araldica Piemontese, Corrisponilente deiln 
Consulta Araldica, (5, Torino, via Botfino, Ì6 (15 aprili: 1886). 

Amat Vivaldi Pasqda cav. D. Pietro, dei marchesi di S. Filippo; UIT. m e Cav. 
Carlo 111 (li Sp-, Corrispondente della Società GeograGca italiana, della Societé 
ligure di Storia Patria e detrArcadìa , Corrispondente straniero della Società 
di Geografìa di Parigi; Hoitut (15 aprile 1881Ì). 

Ì)TF.PAM( Federico, Uff. •• , Comm. ffl; Sovrintendente Direttore del W. :Archivio di 
Stalo di Venezia, M. E. de! K. Istituto Veneto e della H. UL'pulaxionc di Storia 
Patria per la Venezia, Presidente della Commissione Araldica Veneta e Corri- 
spondente della Consulla Araldica ; Veneiia, S. Apollinare. 1500 (15 aprile 1886). 

Sangiorgio Dottore Gaetano, Professore nel R. Istituto tecnico Carlo Cattaneo di 
Milano; Socio degli Atenei di Rrescia e di Bergamo . Meinliro della Società 
storica lombarda, 0, Miìano^ Foro Um'ipnite^ SI (15 aprite 1886). 

UAnniANO DI Uelgioioso conte Emilio, Socio della Società slorica lombarda, Membro 
della Commissiuiie Araldica Luntbarda , Membro e Pre.Mdente delegato della 
Consulta d'Archeologìa di Milano, A e Comm. ^, Milano, via Morin'i, (15 
aprile 1886). 

PonESTX Krancesco, Socio cITellivo , Membro del Consiglio e Vicepresidente della 
Sezione slorica nella Soclelà ligurt- di Stoni Patria, pittore dilettante; Getwva, 
via A$snrolU (15 aprile 1886). 

Motta Ingegnere Emilio, Scgrctariu della Società storica lombarda. Bibliotecario 
della Trirulziana, Milano, vin Bfccnfiai 3 (13 aprile 1887). 

ViDari Avv. Giovanni, Dott. aggregato nella Facoltà di I^i'ggi e di Fdosofìa della 
R. Unirersìté di Pavia, Cav. ♦. Comm. 3, ecc., PaHa (13 aprile 1887). 

Savio Sac. Fedele, Professore, T'ormo, via Arcivescovado, 9 (13 aprile 1887). 

Sareoo Luisa, nata Emanuel; Roma, via Stamperia, 75 (10 aprile 1888). 

UssKGLio Avv. Leopoldo, 9, Tnrinó, via Genova, 3 (14 maggio 1889). 

Rotta Sac. Paolo, e, Afilano, piazza S. Euttorgio, 1 {H maggio 1889). 

Baudi di Vbsue (dei Conti) nobile Alessandro, reggente la Direzione della R. Pina- 
coteca di Torino, Torino, pio delta fiocca, 53 (il aprile 1890y 

Cais di PiERLAS conte Eugenio, Membru della CommisHune Araldica Piemontese e 
Corrispondente della Consutta Araldica, e?, Torino, via della fiocca, 15 (17 
aprile 1890). 



B. DKPnTAXIOlTK BOTRA OM 8TDDI DI STOHÌA PATRIA 



XV 



BUBTTA Sac Luigi, Professore ginnasiale. Vicc-Scgrelariu (iencrale dt'lla Società 
Upire iti Storia Patria. ©. Genova, via Oi{fnrft, 19 (17 aprile 1800). 

Gasparolo Sac. Francesco, Oott. in Tcol , Filos-, Paleogralla e L«rggi, Prof, dì di- 
ritto romano presso l'Ateneo Pontìf. di S. Apollinare; AUuandrùi, m DantCt 1 
(M aprile 1890]. 

MoROzzo DELLA RoccA S R. contcssa [rene , nata Vvrasis-Asinari di Castiglione . 
dama di patauo della fu S. M. la rejgnia M. Adebule; forifiOf corso V. Em. /^ 
fi {M aprile 1890). 



Corrispondenti 

(Stranieri) 

KOHAS (f)l) Clinic Aiiictleu, Gran Maresciallo della Corte del principe di Bulgaria, 
Mt'mliru iloll'Accadenna di Savoia , della Societii slorica di Ginevra e della 
Svizzera Unmanza , Pret^id. onor. tlcll'Acc. ClinMahienne, ecc. , Corrif^pondentn 
della Coiistiltn Araldica, Comm. #, Gr. Cord, di S. AWfs. di Bulg., Comin. di 
Cristo del Pori , Cav. d*on. e dì dev. del S. 0. M. di Malta. Sofia (Bulgiariai 
(3S dicembre 1865). 

Dacis Sac. Claudio Antonio, Canonico onorario di S. Pietro d'Annec;; gii Profes- 
sortrdi Storia e di Lettere, Archivista dell'Alta Savoia; Corrispondente del 
Ministero della Pubblica Istruzione di Praiicia per i lavori storici; l'ITiziale della 
pubblica istruzione, Ispelt. degli Archivi fomiinali e dei monumenti del diparti- 
mentu di Annecy; Membro deirAccailcmìa ili Savoia, disila Sor. Ptorimontina 
di Annecy. ecc. Annecy (Hanle-Savoic) , l'aUmo lie'jU ArcUin (^1 aprile 1874;. 

Vut Giulio, Dottore in niosuna. Avvocato, già Presidente del Gran Consiglio e delta 
Corte di Cassazione di Gìneir» ; Vice-Presìdcnte onorario dell'lstilnto nazionale di 
Ginevra ; Membro della Socicté di Storia delhi Svizzera Romanxa. della Flori- 
moutjua d'Anneey, dull'Acc. di Besaiif^n, di quella di Savoja, della Chnìdni- 
timne; Socio della Società generale di Storia Svizzera, di quelle di Storia di 
San Gallo, dì Argovia, ecc., 3, Cdtougn (Suisse) St-Victor 140 (21 aprile 1874;, 

Rabctt Francesco. O, liti. istr. piibb.. Prof, onorario di Storia nel l^iceo di Digìonc, 
[Hjnn (18 maggio 1876). 

De MoNTET Alberto, Segretario della Soc stor. della Svizzera Romanza, Membro 
della Soc. Stor. Svìzzera ; liorr. della R. Dep. di Si P. delle Uoniagne e delle 
Accademie di Savoia, dì Husanron , ecc.; Cav. G e Cor. ferrea d'A. , Vet^eg, 
CanioM di Vaud iSvizzera) (10 maggio 1880). 

Dd-Bois Mrlly Carlo. Socio elfettivo deiristìtuto nazionale di Ginevra, Corrisp. 
dell'Accademia di Savoìu, di quella di Besan^on , della Soc. Klorimontana e 
Membro ouor. dcllAcc. ChabUiincTìtu: , ecc. O Ginarra, JPIaÌHpalaix ^ Avenue du 
AfaiU t\ (33 maggio 1881). 

?0J< SvBEL Enrico, Direttore dell'Archivio di Stato; Socio dell'Accademia delle 
Scìetuc di Boriino, ect- lìerlino^ IlohemotUrnstrasie, Q {t3 maggio 1881). 



VoN Arnbth S. e, Cavaliere Alfredo, Coiis. inlimo attuale di S. M. I. e 
Membro della Camera dei Signori, Presidenlo della I. It. Acc. delle Si 
Vienna, Socio straniero della H. Acc. dello Scienze di Torino, ecc. G. UQ. 
Vunna if Austria (23 maggio 1881). 

De Mas Lathie Conte Luigi, Membro dell'Istituto di Francia, Parigi, boul. Si. 
2J9 (23 maggio 1881). 

Delisle Leopoldo , Membro dell'Istituto di Francia , Ammiiustrolore gei 
Dirclturc della Bibtiuteca Nazionale di Parigi, ecc. Piir'^i, rue dot P^Ut 
8 (33 maggio 1881). 

VoN pFLUGK-nARTTUNG Nobile Giulio, Dottore e Professore, Corrisp. della U- Acc-i 
Scienze di Lucca, della Soc. ligure di Storia Patri;j, della Società slorica sidf 
della U. Società romana, dell'Ateneo di Brescia, della Soc. lì. Stor. di 
di quella scientif. dei Vosgi d'Spinjl, delle Società di Basilea, Zurigo i 
sanna. ecc.; Uff. o, e di Alberto il valoroso di Sass., S Mich. di Ba»., 
di Wurtemberg, Lione di ZAbriughen di Baden , Corona di 3* ci. di Pn 
dee. della grande medaglia di Mecklcnbnrg ; Berlino , S. W, Yorksiram 
(9 maggio 1883). 

Chkvauer Sac. Ulisse, Canonico onorario di Valciua e Professore di Storia E 
neir Università Caltolic<i di Lione , Dottore in Filosofia e Teologia , Co 
dcirUlìtuto di Francia; Membro n. r. del Comitato dei lavori .Morici ti 
tifici di Parigi, Cav. Leg. d'On. di Francia, Ufficiale della Pubblica Istruì 
Homans (Oròme) Francia (16 maggio 1883). 

Gbeuauo Abate Giovanni, Bibliotecario cantonale a Friborgo, Fr<6orpo (16 m 
1883). 

Demole Gugcnio, Dott. di lìlosofia. Direttore del Gabinetto numismatico di Gii 
Ginevra^ rue det Gmmjes, 16 (15 aprile 188-4). 

MuGNiElt Francosco, Consigliere nella Corte d'Appello di Cbambéry, Pmìl 
della Sucieti savoiarda di Storia e di Archeologìa, ecc. Ufi'. •, e e Lflg. < 
di Fr; Uff. d'Acc:idemia ; Chainbérij (13 aprile 1887), 

De Maulde de la Clavière Renato, antico allievo della Scuola delle Charles^ \ 
delPAcc. r. di Storia di Madrid, dell' Acc. delle Sciense di Ungheria e 
Soe. reale di Londra ecc. O; Parigi, bouievard Haspailt 10 (13 aprite I 

Tamieet de Laraoque Giacomo Filippo, Corrispondente dell'Istituto di Fn 
Cav. Leg. d'on. di Fr. Oonimit {Lol e Garonna) (13 aprile 1887). 

ROTT Edoardo, Dottore in Leggi. Segretario della Società Storica della Svi 
Romanza, Segretario della Legazione Svizzera in Francia ; Partii, via Vii 
49 (17 aprile 1890). 



* 



XTII 



MUTAZIONI 



ACCADUTE 

SL COKPO DELLA R. DEPUTAZIONE 

DOPO L'ULTIMO KLENCO 

NOHINE 

a tornata del i7 aprile Ì890 la R, Deputatone elesse: 

A soci effettivi: Bosklli Paolo, appr. con B. D. i" maggio i891, 
Beltrahi Luca, i 

L soci corrispondenti: Baudi di Vebmk Alessandro, 
(nazionali) Oais di Fìeblas Eugenio. 

Bbbetta Luigi. 
Gasparolo Fianoesoo. 
Y MoBozzo DELLA BocoA Irene. 

(stranieri) Bott Edoardo, 

KOBTI 



Soci effettivi. 

4 givgno 1890 — Canale Michele Giuseppe. 

24 gennaio i891 — Marchese Vincenzo. 

6 luglio i89i — Anqelucci Angelo. 

9 settembre i89i — Coking Carlo Felice. 

i8 febbraio i892 — Sangtjineti Angelo. 

3 marzo i892 -— Brambilla Camillo. 

>>ioci corrispondenti. 

i6 agosto i890 — Corderò di Momtbzemolo Emilio. 
24 novembre 1890 — Buffa Francesco. 
6 febbraio 1891 — Canetti Pietro. 



XIX 



LXXVI. 

REGIA DEPDTAZIONE 

SOVRA 

GLI STUDI DI STORIA PATRIA 

per le Antiche Provincie e la Lombardia 



Adunansa del 14 mag-gio tot*. 



Pretidensa del Pre$idente 
Senatore Domenico Oa&utti 01 Oahtoono 

.Ul'adaaaaza antimeridiana t«uaUui in una delle sale dell'Archivio di Stato 
dì Torino, convennero oltre al presidente, il vice presidente Oomino, i segretari 
CuumTA e Mamno, e i deputati Anosi.ucci, Bettoni, Bollati di Saint-Pierre, 
CiRauTi, CtroLLA, DioMsoTTi, Pk D'OsTiANi* FeuRERO, Fontana, Intra, Nani, 
Nboroxi, Neri, Rossi, Sanguinkti. Ssletti, Vayra e Vigna. 

Scusano l'assenza loro involonUria il vice presidente Desimoni, e ì deputati 
Belorano, Staolieno, Vignati, Dell'Acqua, Brambilla, Due, Calvi e Vitanet. 

Dopo lunga discussione relativa alla ajnvonìonza nodi pruseffuire per l'av- 
veuiro il sistema praticato da tre anni in qua di tenero pubblica l'adunanza ge- 
nerale annuale della R. Deputazione, l'assemblea accetta la proposta promossa dal 
depatato Bettoni, e propugnata quindi da parecchi deputati, di seguire nuova- 
mente l'antico sistema di tenerla privata a comiacìaro dall'annu venturo, coni- 
piendusi coiranno in corso il perioilo triennale della puhblicìtA deliberata. 

Io pari tempo si accetta pure la proposta promossa dal deputato Neri di far 
uiro all'adunanza generale d'ugni anno una seconda, nel giorno stesso o nel 

Kisslvo, e in rpifìsta gnisa, che la prima abbia a comprendere quanto s'attiene 
li verbali, ai conti flnanziarii, alla parte amministrativa ed alle elezioni; la se- 
conda debba riferirsi alla parte .scientillca, vale a dire alle dìacnssioni conoer- 
aenti le pubblicazioni della Deputazione. 

Sulla proposta poi del deputato Intra ai fa adesione al voto espresso dalla 
Sociotà Storica di Napoli nell'intento di allontanare il pericolo di una minacciata 
alienizlono del sito in cui si conserva a Posilippo la tomba di Virgilio. Rd in 
pari tempo la Deputazione si associa egualmente alla SocietÀ ligure di Storia nel 
protestare contro la distruzione pure minacciata dal Municipio di Genova del- 
ravanoorpo dell'antico palazzo del governo genovese conosciuto colla denomi- 
nazione delie compero di S. Giorgio. 

In appresso la Congrega approva untinime il resoconto amministrativo com- 
pilato dal spretano barone Manno, cioè il conto deiresercìzio i888>]880 e il bi- 
lancio deiresercizio i)*:*^. 

Inflne vengono confermati i deputati Bollati o Fontana scaduti dalla carica di 
membri aggiunti dell' L'fflzio di presidenza della R. Deputazione, 



ynsegi 



XX yBBBALB DELL'ADUNANZA 14 MAGGIO 1^89 

L'adunanza pubblica convocossi alle due pomeridiane nella nuova aula del 
Ck)nsiglio Provinciale; e Ai presieduta egualmente dal senatore Garutti coirinter- 
vento dei suddetti. Vi assistevano il prefetto, il sindaco ed altre autorità civili e 
militari. 

Il presidente esordisce col ringraziare gli onorevoli personaggi che vollero 
colla loro presenza allietare quella Ainzione ; e ricorda quindi l'opera splendida 
compiuta dalla Deputazione nei suoi cinquantacinquo anni di vita. Neirìntento 
poi di commemorare, secondo Fuso, qualche grande avvenimento, egli coglie oc- 
casione dell'anno in corso per ricordare il 1789, anno memorabile che appartiene, 
non ad una nazione ma, per così dire, all'umanità; quindi dopo di avere accen- 
nato, anzi insìstito, sulle aberrazioni dei fuorviati d'allora, conchiude che il 
rispetto del passato dee guidarci nell'applicazione dei nuovi principii, e che sola- 
mente mercé il loro accordo si assodano le istituzioni, che possono assicurare la 
felicità dei popoli. Ed inneggiando alla monarchia italiana sposata ai tempi ed 
alle idee odierne, esprime la riconoscenza che le dobbiamo professare. Rìcortia 
per ultimo con parole di schietto compianto i due soci estinti dopo l'ultima tor- 
nata, Canbnico Edoardo Berard ed Augusto Dufour. 

Il barone Manno proseguendo la commemorazione dei soci corrispondenti 
mancati pur di vita in quel periodo, accenna con pai-ole di mesto compianto a 
Cesare Guasti da Firenze, ad Enrico Garrard dì Losanna, a Sel)astiano Ganavesio 
da Mondovi ed al francese conte Paolo di Riant, il benemerito autore delle cele- 
brate pubblicazioni deìVOrient Latin. 

Lo stesso segretario informa l'assemblea dello stato delle pubblicazioni della 
regìa Deputazione, e fa conoscere nei particolari l'avviamento della stampa dei 
volumi della grande collezione dei Monumenta hisloriae patriae^ della Biblioteca 
storica italiana^ della Miscellanea di Storia Italiana e degli Indici Muratorianù 
Egli pone termine alla sua esposizione bìbliogratlca, col ricordare anche an fatto 
storico suggeritogli dal grande dipìnto allogato in quell'aula, il cui autore volto 
esprimere il concotto del Piemonte liberato dallo straniero in grazia del genio 
dì Savoia. Ricorda che, proprio 183 anni sono, in quei giorni i Francesi avevano 
cominciato le opere per gli approcci e per la circonvallazione alla nostra città asse- 
diata, che l'eroe di Savoia, il prìncipe Eugenio, doveva poi poco dopo debellare. 

II presidente proclama in appresso la elezione s<>guìta nell'adunanza antime- 
ridiana a soci effettivi dei signori : 

Canonico professore Carlo Vassallo, preside del Liceo Alferiano d'Asti, 

Commendatore Carlo Magenta, professore nella R. Università di Pavia 
amendue già soci corrispondenti. 

Ed a corrispondenti, dei signori: 
Avvocalo Leopoldo Usseguo, di Torino, 
Sacerdote Paolo Rotta, da Milano, 
Architetto Luca Bkltrami della stessa città. 



XZI 



LXXVII. 

REGIA DEPUTAZIONE 

SOVRA 

GLI STUDI DI STOEIA PATRIA 

per le Antiche Provincie e la Lombardia 



Adunanza dal ta aprila laao. 



Preiidenga del Pre$idente 
Senatore Dokknioo Oabutti di Oamtoono. 



Alla tornata antimeridiana tenutasi in nna delie sale detrArchlvio di Stato di 
Torino, oltre al precidente ed ai vice presidenti Desimoni e Comino ed ai segre- 
tari Clarétta e Manno convennero i deputati Anoblucci, Belorano. Bettoni, 
boLULTi DI Saint- PiRRRE, Gerruti, Cipolla, Dell'Acqua, Dionisotti, Fontana, 
Magenta, Nani, Néoroni, Neri, Rossi, Seletti, Staqlibno e Vayr>. 

Scasano l'involontaria assenza i deputati Cesare Gantù, Sanouinbti, Calvi, 
Pe' d'Osti ANI, Bernardi e Brambilla. 

U presidente barone Carutti commemora con parole di sentito rammarico la 
perdita seguita nell'intervallo dell'ultima adunanza dei deputati Vincenzo Promis 
ed Emanuele Celesia, nonché dei corrispondenti G. B. Galiffe, Angelo Remon- 
dino, Isaia Gbiron ed Amedeo Ronchini, di alcuni de* quali verranno dati parti- 
ooUrì cenni dai deputati statine incaricati. 

Il segretario Manno informa Tassemblea dello stato delle varie pubblicazioni 
della R. Deputazione, ed essendo pel momeato sospesa la trascrizione del codice 
cremonese, dopo varie osservazioni si delibera di prendere accordi col Municipio 
di Cremona per proseguirne convenientemente la trascrizione. 

In quanto alle consuete proposte di candidati ai posti vacanti della R. De- 
putazione, da inviarsi all'ufficio della presidenza nnl termine utile del mese di 
marzo, dopo qualclie discussione sì delibera che i proponenti abbiano ad unire 
alla proposta le indicazioni, ch'essi crederanno, sulle cariche sostenute dai candi- 
dati e sulle opere da loro pul)blicate, che verrebbero in tal guisa trasmesse nella 
lettera che spedisco la presidenza ai singoli deputati per la votazione. 

Inline la Congrega approva unanime il resoconto amministrativo 1889-90 dato 
e compilato dal segretario Manno, vale a dire il conto dell'esercìzio 1890 e il bi- 
lancio presuntivo dell'esercizio 1890-91. 

All'adunanza pomeridiana tenutasi come sovra furono presenti i suddetti, ad 
eccezione del vice presidente Comino e dei deputati Angelucci e Vayra. 



XXll VERBALE DELL'ADUNANZA DEL 13 APRILE 1890 

In essa fb presa la deliberazione, che d'or in poi potrebbero essere chiamati 
a far parte del Goasìglio di presidenza, tcA 1 quattro membri aggiunti del mede- 
simo, scadenti ogni biennio, anche deputati non residenti in Torino. 

Ed ai due posti resi vacanti per la consueta scadenza biennale come sovra, 
viene per votazione segreta riconfermato il deputato comm. Dionisotti, ed eletto 
il deputato comm. Belgrano. 

Procedutosi in appresso al dissuggellamento delle schede, per la elezione dei 
deputati, state inviate all'ufflcio di presidenza nel termine utile del passato mese 
di marzo, riuscirono eletti i signori Bosblli comm. Paolo, ministro deiriatru- 
zìone pubblica, e Beltraui professore Luca, architetto a Milano- 
Seguita la votazione dei corrispondenti, rimasero eletti fVa ì nazionali i 
signori : 

Baudi di Vbshb nobile Alessandro, 

Gays di Pibrlas conte Eugenio, 

Bbrbtta prof, sacerdote Luigi, 

Gasparolo sacerdote Francesco, 

MoROzzo dblla Rocca contessa Irene. 

E fra gli esteri: 

RoTT Edoardo, segretario della Società della Svizzera Romanda. 

A rappresentante poi della R. Deputazione presso l'Istituto Storico di Roma, 
a luogo del presidente barone Garuttì, eletto membro governativo del medesimo, 
viene per votazione segreta eletto il deputato, commendatore Carlo NegronL 

U Deputato Segretario 
G. Glarbtta. 



XXU1 



DONI OFFERTI 



ALLA 



R. DEPUTAZIONE SOVRA GLI STUDI DI STORIA PATRIA 



dal C tbbbrolo ISOO al IO marxo isoa. 



Allais (dolt Gìo], Le Alpi ocriJentali neU' antichiti Nuove rìveti- 
xiont. 
= Torino, tip. Vincente Bona 1891. 8" (2 csn. «U8 pp-, 1 Uiv. 

Am del quarto congresso storico italiano (Firenze 19-28 settembre 
1889). 
= Firenze, coi tipi di M. Cellini e C, 1889» 8' (2tl pp. 

AriT (Saint) évéque de Vienne. (Euvrcs complèta. Noutelle édition pu- 
bliée pouf les facullfl<t catholiques de Lyon en térnoignage de leur 
piélé liltalu envers S. S. Ll>oti XIII par le cbanoìne Uljsse Lìie- 
valier. 

= Lyon, libr. gén. calb. et class. Emmanuel Ville directcnr 189U, 
8* (4 csii, lxxx-36tpp. 

BiCLTAAHI (Luca). Il pabxzo del comune detto o Arengario - in Monza, 
Relazione storìco*artìstic0 degli ìngcgneri-archìteltì Archimede Sacchi 
e Giovanni Ceruti al Ministero della Pubblica Istruuonc, pubbli- 
cata a cura del Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Milano 
con prefa^iione, a^^iunte e disegni. 
= Milano, tip. Ditta F. Pagnoni, 1890. 4* (117 pp. 

Bkltraiii (Luca). Notizie sconosciute sulle città dì Pavia e Milano al 
principio de\ secolo xvi. 

^ Milano, tip. Uortolotti dì Giuseppe Prato, 1990, 8« (20 pp. 

Bkltrahi (Luca). Il codice di Leonardo da Vinci nella biblioteca del 
principe Trivulzio in Mdano trascritto ed annotato. Riprodotto in 
U4 tavnie elìogratiche da Angelo Della Croce. 

= Milano 1891 (Stab. tip. Pagnoni) 4" (3t0 pp., 3 csn. 

BcLTHAHi (Luca). Andrea Orcagna sarebbe autore di un diaegno p«r il 
pulpito nel duomo di Orvieto? 
= S. I. U89>) f V9 PP- 



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L'A. 



L*A. 



t'A. 



t'A. 



L*. Bernardi (M. Jacopo). Comniemorniooi! del commemlàtnre Giovanni 
Vcludo letta al H. Istituto Veneto di scienze, lettore ed arti il 
giorno 3 agosto 1890. 
= Venezia, tipogr. di G. Antonellì, 1890, 8" (I e, 52 pp. 

HenNARPi (Jacopo) Antichi testamenti tratti dagli Archivi della Con- 

Kregnzione dì cariti di Venezia. 

:= Venezi.!, tip. di M S. fra compositori, impressori • tipografi 
1890. 8» (45 pp. 

BEfiTOLom (A.). L'Archivio di Stalo in Mantova, cenni storici e descrit- 
tivi raccolti dal direttore. 
= Mantova, stab. tìpo-liL Mondovi, 1892, 8* (4 csn.. 62 pp. 

u DiMKimr. BiDLioTRCA nazionale centrale di Firenze. Elenco delle pubblicazioni 
periodiche italiane ricevute dalla Lliblioleca nel 1801. 
= Firenze, tip. dei successori Le Monnier, 1891. 8* (09 pp. 

Brambilla (Camillo). Di alcune fra le epigrafi già esiftenli nella basi- 
lica pavese di San Pietro in ciel d'oro e dei personaggi in esse 
ricordali. 
= Pavia, premiala tip. fratelli Fusi, 1891, 4* (32 pp. 

BiiAMBlULA (Camillo). La zecca di Pontestura? 

= Milano, tipogr. editrice L. F. Gogliati, 1891, 4* (7 pp. 

Brambilla (Camillo) Monete italiane inedite nella collezione Brambilla 
a Pavia. 

= Milano, tip. edilr. L. F. Gogliati, 1891, 4* (40 pp. 

s u. >i Ro Campagne del Principe Eugenio di Savoia. Opera pubblicata dalla di- 
visione slorica militare dell'I. K. Archivio di Guerra in base a do- 
cumenti officiali e ad altre fonti autentiche. Voi. 1-3. 
= Torino. 1880-91, »\ 

L'A Canale (M. G ). Della vita e delle opere del marchese Gian Carlo Serra. 
Memoria .storica dedicata ai signori marchesi Girolamo, Vincenzo , 
Domenico ed Orso fratelli Serra. 
= Genova, tipogr. di Angelo Ciminago, 1890, 8' (32 pp. 

UH.»«put. Camducci (Giosnè). A commemorazione di Cesare Albicini. Discorsa te- 
nuto alta R, Deputazione dì storia patria per le provincie di Ito- 
magna dal presidente. 
= Bologna, tipog. Fava e Garagnani, 1893. 8<* {il pp. 

Gatelani (Alberto). Sopra un attentato alla vita del conte MjUco Maria 
Boiardo. Documenti raccolti. 

= Reggio nellEmilia. tipogr. di Stefano Calderinl e figlio, 1891, 
8" (27 pp. 

Cavagna Sangiuliaki (Antonio). L'agro vogbcrcse. Memorie sparse di 
storia patria raccolte. Voi. 1^ 
= Casorate Primo, tip. e cartoleria fralclli Kossi. 1890, 8*. 



Va. 



L'A. 



DAL 5 FBBBRAIO 1893 AL i9 MARZO 1892 XXV 

Cavabha Sangiuliani (Antonio). Notine storiche e topograOcbe di va, 
Soriasco e suo territorio raceolte. 

= Casortte Primo, tip. e cartoleria fratelli Hossi. 1800, 8° (186- 
24 pp. 

Chevauer (Ulysse). Cours d'histoire ecclésiastìque lux facuHés catho- va. 
liques de Lyon. Le^on d'ourerture. 
r Lyon, impr. Vitte et Perrussel (1887), 8" (16 pp. 

CsKTAUKR ((]i;sse> Catalogne des OBUvres de SL-Thomas d'Aquin. va. 
2« édition. 
= Romans, impr. R. Sibillat André (1888), 8'* (16 pp. 

Chbtauer (Ulyssc). Des règles de la critique bìstorique. l'a. 

= Lyon, impr. et libr. Vitte et Perrussel. 1888, 8* (20 pp. 

Cbkvaubr (Uiysse). Repertorium bymnologicum. Catalogne des chants, i'a. 
byranes, proses. séqueiices, tropea en usage dans l'église latine 
depuis les origines jusqii'à nos jours. Fase. ler. 
= Louvain, impr. Lefòvre, déeembre 1889, 8*. 

Chevalier (Uiysse). Paray -le-Monial et son Foudateur. Etude critique. va. 
= Lyon, libr. Emmanuel Vitte, 1890, 8» (16 pp. 

Chkvalier (Ulyise). Mystère des trois doms jou'i & Romans 1509. — ^'^ 
Documents relatifs aux représentations théàtrales en Dauphiné de 
1400 ft 1535. 
= Romans (1891;, 8'' (40-68 pp. 

CaiECBio IG. Cj. L'ingegnere ed architetto Francesco Gallo, 1672-1750. i"^ 
= Torino, tipogr. G. Derossi, 1886, 8* (77 pp., 1 rilr. 

CoJECaio (G. G). La chiesa di S. Fiorenzo in Bastia. va. 

= Cuneo, 1887, tipogr. Galimberti, 12° (26 pp. 

Cbibcbio (G. C). La madonna di Murazzano. '-'a. 

=: Mondavi, tipografia A. Fracchia. 1887. 16" (15 pp. 

Chiechio (G. C). Pitture del santuario di Mondovl. va 

- Cuneo, tipogr. Subalpina, 1890, 16« (43 pp. 

Cipolla (Carlo). L'apografo veronese-vaticano del carme sulla impresa v.\. 
di Saladino contro Terra Santa pubblicato. 

= Casale, tipogr. e litogr Carlo Cassone, 1890, 8' (22 pp. 

CiVALUUU (Pietro). Alexandriae, compendio di storia. n ,e^tnu 

= Alessandria, tipografia Jacquemod, 1890, 8» (106 pp. A.ci«ii.ri 

Corrado (Onorato). Delle chiese di Centallo. Relazione storico-descrit- " •«>' 
tiva con brevi storiche notizie del paese ed un cenno delle prin- 
cipali famìglie e dei personaggi più distinti che lo illustrarono, 
premessovi l'elogio fnnebre all'autore del teologo avvocato D. Carlo 
Peruchetti. Edizione seconda postuma ritoccata ed accresciuta. 
= Savigliano, tipogr. e libr. Bressa, 1889, 8* (xx 196 pp,, 1 rilr. 



xxn 



DONI OPTERTt 



I/A. 



L'hs. 



Dallari (dottor Umberto). 1 rotuli dei lettori legiiti e artisti dello 
studio bolognese dal 138-1 al 1799 pubblìcnli, Voi. Ili, parte I. 

= Bologna, regia Lipogratia dei fratelli Merlani, 1891, 4" (xii- 
357 pp. 



ckiMhi». ^^*''** t^-) ® (^- ^■) Chiechio. Storia artistica illustrala del santuario 
di Mondovi presso Vicoforte. 1595-1891. 

- Torino, tipogr. G. Deross). 1891, 8" (4 csn.. 456*76 pp., 
16 Uv. 



VA, 



L'ab. 



Va. 



«OmIì 



VA. 



VA 



LA. 



L'A. 



VA. 



Va. 



Desihom (Cornelio). Di alcuni recenti giudiii intorno alla patria di Cri- 
stoforo Colombo. Lettura fotta alla Società Ligure di Storia Patria 
nelle tornate del 28 gennaio e 11 febbraio 1889. 
= Genova, tip. del IV Istituto Sordo-Muti, 1890, 8* (96 pp. • 

Urvaux (A.). De l'hymnologie latine à propos d'un ouvragu récenl. 
= Lyon. libr Emmanuel Vitte, 1890, 8* (25 pp. 

DloMisoTTi (Carlo), La Corte di Cassazione di Torino. 

= Torino, tipogr. L. Roux e C. 1891, 8" (4Ì pp. 

Dista IBII7.I0NF. (Solenne) dei premi agli alunni delle scuole serali co- 
munali nel salone superiore del R Ginnasio Cesare Beccaria in 
piazza Sant'Alessandro il 7 giugno 1891. 
= Milano» stab. tipogr. Enrico Ueggiani, 1891, 8* (64 pp. 

DoNAtn)! (avT. Giovanni]. Storia di Porto Maurizio dai tempi anteriori 
al Comune tinu all'anno 1300. 
= Porto Maurizio, tipogr. Berio, 1889, 16" (iv-145 pp. 

Dd Bois Melly. Relation» de la Cour de Sardaìgne et de la Répu* 
blique de Genève dcpuis le traile de Turin jusqu'à la fin de l'an- 
cien regime. 1754-1792. 

= Genève et BAlc. H. Georg., libraire éditeur, 1891, 8" {t csn., 
350 pp.. 1 e. 

Uu Bois Meut. Lea ordonnances royales ci les moaura sous le règne { 
des deroiers Valois. 

= Genève, impr. centrale genevoìse, 1891, 8* (80 pp. 

Uucis. Études hislorìques sur le Genevois, le Chablais, le Faucignyetj 
sur les corps judiciaires relevant de diflérenls Princes dans 
eontrées. Communication faite au Congrès de Itumilly. aoùi 1888L| 
= Hurailly, impr. Alezis Ducret, 1889. 8' (45 pp. 

Ducis. Les Allubroges et les Ceutrons. Réponse. 
= Annecy, iropr. F. Abry, 1890, 8» (IG pp. 

DuctS. L'epoque de Saint Iternard de Menthon. . 
= Annecy, impr. F. Abry. 1800, 8« (15 pp. 



DAL ft PBPBIIAIO If^fU At. 1^ MARZO 18f)? 



Uocis. Les Mandria cii Savaìe. ConiinuDicattoa fiits lu Congrè» do VA* 
Cbainbéry. 

= Chambéry . impr. Bottero , C. Drìvet successeur, 1890* 8* 

(te pp. 

Ddcis. La me l)uci«. Les lamilles Ducia et de Granier, communication va. 
faile au Cun^rès de Cliambéry t890. 

= Chambéry, impr. Botteru , C. Drivel successeur. 1890, 8" 
[i'ì pp. 

Docis. Anne d'Este duchesse de Genevoia et de Nemours. Ses obsè- i^'A- 
quei a Annecy en 1607. 
= Annecy. impr. F. Abry, 189t, 8^ (32 pp. 

Duuakoahd (M. A.). Notice hlstoriqae aur les diflérentes ramillea qui vi. 
OQt porte le noni de l.a Val d'Uère en Tarentaise. 
= MoutierSf impr. Cane soeurs, 1887, 8" (8 pp. 

Esposizione generale nazionale 1891 io Palermo. Programma gè- ii contum. 
nerale. 
= Palermo, tip. Filippo Barravecchia e figlio, 4889, 8* (40 pp. 

EssK>WElN (A. V.). Ratalog der im gerraaniscticn Museum vorhande- n H<nrt. 
oeo tntcrtfssaoten Bucheiabàmle und Tt'ile vnn solchen 

= Nùrnberg, Vcrlag des germanischen Museurns, i889, 4° (103 
pp., 5 Uv. 

KtOARt (Seraphino) Responsum abb. Seraphini Figari i. u d. in causa L'E4ìi«t« 
eeclefiarum S. Narìaa Vulturi et 5. Crasmì Vulturi MDCLVl. Editio 
secunda. Curante praesb. Angelo Remoiidìni. 

= Genuae, ex typis dei Tribunali, 1892. 8" (35 pp. 

FitANGiEftì (Gaetano) prìncipe di Satriano. Documenti per la storia, le r.'A. 
arti e te industrie delle provincie napoletane* raccolti e pubblicati. 
Volume y.VI. 
= Napoli, tipografia dell'Accademia Keate delle Scienze, 1891, 4^ 

Forcella (Vincenzo]. Iscrizioni delle chiese e degli altri edifici di Mi- ^J^^JJ* 
lano dal secolo vm ai giorni nostri. Voi. III*VIII. 

= Milano, tip. Hortolottì di Gius. Prato, editrice, 1890-91, 4^ 

Forcella (Vincenzo). Chiese e luoghi pii soppressi in Milano dal 1764 uflee.ii. 
al 1808. '*^*- 

= Milano, tip. Bortolotti di Gius. Prato, 1889, 8" (21 pp. 

PhdtaZ (F. G.). Hecneil de cfaartes Valdotaines du \iii siede. l*a. 

= Aoste, imprirocrie Louis Mensio, 1891, 8* (58 pp. 

Gaul^ (Galileo). Le opere. Edizione na/ionale sotto gli auspicii di u Muittoro 
Sua Maestà il Re d'Italia. Voi. 1". d.p»".i,tr. 

= Firente, tipograGa di G. Barbèra, 1890, 4*^. 



xxTin 



DONI OFrKRTl 



L'A. 



r.*i. 



L'A 



L'A. 



L-A 



L'A. 



D 0. CAraili. 



Il HlflÌM«rtl 



L'A. 



Il Uhm» 



Il yiuM 



Il UlIHO. 



Il MUt*i«ra 
dl«ntt»vt). 



I/A. 



Gallo (Ippolito Riccardo). Stona della cittA dì Alassio dalle origini 
a) 1815. Cronaca dal 18t5 a noi. Documenii. Appuiili. Note e dis- 
sertazioni. 

= Cbiavari, tipogr. G Esposito fu G.. 1888, 8* (xiM50-1^- 
200 pp., 2 c«n. 

GcMN (avv. Federico). Susa antica 2* cditionc- 

= Saluuo. tipogr. Fratelli LubLlti-Bodoni. lt$80, 8" [77 pp. 

Genin faTv. Federico). 1 Rotati nel secolo xiv. 

= Susa, lipograGa Subalpina, 1891, 8" (II) pp. 

Genin (avv. Federico). Il marchesslo dt Susa. 

= Susa, tipogratiu Subalpina. 1891. 8*' /^tì pp. 

GlANOU {Carlo Alberto). Miscellanea. Note ^lurnaltsticbe. 

' Varallo. tìpogralia Colleoni. 1890, IG'* (130 pp.. 8 csn.. 1 

GnKPPi (Comte). Notes de voyage dn comle Giandem:trìa Envoyé tlu 

due de Parme i la Cour de Louis \1V (1G80). :- 

= Paris, au bureau de la Revne d'hist. diploma tique. 1890, 8^ 

(1 e. 16 pp. 

Uavcz (Francesco]. Le mie memorie. 

= Milano, X febbraio 1890. i" (xx-^i pp.. 27 tav. 

ISTlTlTl d'istmxione superiore al l** marzo 1890. 

= Uonia, 1890, stab. tip Sinimberghi, 1. ap. 

KAp-nenn (Hans von). Bajulus, Podestà, Consules. 

= Freiburg i «. Verlag^bucb. J. C. B Molir(189l). 8" (25 ccT 

KataloG der ini germanischen Museum befuidiiilien Oii^inaUknlpturen, 
= Nùroberg, Verlag des germanischen Mtiseums.lSOO. -l" (93 pp., 
16 UT. 

KataloG d<*r ìm iiprmanisi hen Mnseum befìtidliohrn KiiMstdrecbslerar- 
beiten des 10-18 JalirbunderU aus EKbnbeìn und Uviz, 

= Niìrnberg, Verlag des germaniscHen Museums, 1891, 8" (i3^ 
pp., 2 tav. 

KataloG der im gcrroanìsclien Museum befindiichcn Bronxccpìtaphien 
des 15-18 Jahrbunderts. 

r Nurnber^ , Verlag dos germanisclien Museum», 1891 . 8"^ 
150 pp. 

Lavobi preporatorii del Codice civile del regno d ft«lia. Seconda <hU*| 
zione riveduta ed aniplìaUi. Voi. t", 5*. 
= lUma, Uegia lipogr^lìa, 1880, 1890, 4^ 

LiFiATl (conte Filippo). Commcmurazionc del socio cflcltivo cumm. pro-J 
fu^orr Amadio Boncliini fatta ntll'adunan/a del 31 marzo 18S 
della fì Deputazione parmense sopra gli stufli di storia patria. 
= Modena, tip. Vincenzi, 1890, 8" (6 pp. 



DAL 5 FEBBRAIO 1890 AL 19 MARZO 1802 XZIX 

Loneo (Bartolo). Le armonie della religione e della civiltà nella Nuova l'a 
Pompei. Programma delle feste di maggio 1890. 

= Valle di Pompei. Scuola tipogr. edìtr. B. Longo, 1890, 8^ 
(38 pp. 

Hacgario. Gronolosia storica della città di Cuneo dalla sua fondazione La cjiu 

. ,, f . di Cm«. 

Sino ai di nostri. 
= Cuneo, tipogr. Subalpina, 1880, 8" [212 pp. 

Macahi. Una fantastica cronologìa degli scritti di Sani'Ennodio. i.m. 

= Mi'lano, 1800, 8" (38 pp. 

Mancarm (P.) Reminiscenie storiche edite ed inedite documentate. l'a. 
Voi. I. 
= Torino, L, Roux e C, 1890-91, 8^ 

Maivio (Antonio). Vincenzo Promis numismatico e bibliotecario rìcor- L'a. 
dato alla R. Accademia delle scìen^w di Torino nel primo anni- 
versario della sua morte. 
= Torino, SUroperia Reale, 1890, 8" (13 pp. 

M&RESCBAL DE Ldciane (Gt« de). Olscoiirs de reception prononcé à la. 
l'Aeadémie de Savoie. Souveraineté temporelle des évóques do 
Manrìenne au moyen àge. Gour ou tribunal des gentiishommes de 
la terre episcopale. 
= Charabérj, iropr. Savoisienne, 1891, 8^ (130 pp. 

IIeuocchio (Raflàello). Memorie storiche della città di Carmagnola rac- iiMnnicipìo. 
colte. Con una pianta inedita del secolo xvi. 

= Torino, editori L. Roux e C, 1890, 8° (xvi-254 pp., 1 e, 
1 Uv. 

MiM (U. Giovanni). Illustrazioni storiche degli antichi castelli di Salu- va. 
tare, Uonte Poggiolo e Sadurano di Val del Montone in comune 
di Terra del aole e Castrocaro estratto dal Giornale Araldico. 
= Rocca S. Gasciano, stabil. tipogr. Cappelli, 1890, \&* (22i pp. 

Houmai (Giuseppe Cesare). Storia d'Italia dal 18H ai nostri giorni, <'i> Editori 
continuazione al sommario della Storia d'Italia di Cesare Balbo. 
= Torino, (Jaìone tipografico editrice 1891, 8* (xxiv49l pp. 

■(Krre (11) dei Paschi dì Siena e le aziende in esso riunite. Note sto- ^i "o»^- 
riche raccolte e pubblicate per ordine della Deputazione ed a cura 
del presidente conte Niccolò Pìccolomini. Voi. 1-2. 
= Siena, tip. e lit. Sordo-Muti dì L. Lazzeri, 1891, A". 

BORTKT (Albert de). Le meurtre d« sire Jean de Compeys-Thorens as- va. 
sassiné en Rouvenaz, près Vevey en 1476. Coramunication fai te a u 
Googrès des Socìétés savantes de la Savoie ;Chambéry ; aoùt 1890). 
= Ghambéry, impr. Bottero, C. Drìvet successeur, 1890, S** 
(» pp. 



XXX 



DONI OFFERTI 



L'A. MoNTET (Albert ile). Mailime de Warens et le pays Vaud. 

= Lausanne, Georges Brìdelet C. éditeurs, fS9l. 8* (xiV'255 ppJ 
1 tav. 

VA. Moro [Max Bitter v.). I5eber den Bau der Larntnerìschcn Btirgcn. 



0. VrrgMi 



L'A. 



L'A. 



LA 



LA 



LA 



t'UiUm 



VA 



VA. 



L'A. 



L'A. 



S. I. (1864). 8» (2i pp. 

Morte (In) di Giuseppe Sacchi. Commemorazioni al dmitero mona- 
mentale 7 marzo 1891. 
- Milano, tip. Luigi di Giacomo Pirola. 1891, 4** (14 csD., t ril 

Motta (K). Per la storia dell'arte dei fustagni net secolo xiv. 

= Milano, tipogr. Bortolotti di Giuseppe Prato, 1890, 8° (8 pp.^ 

Motta (E.). Autografi di S. Carlo Borromeo e dell'arciprete Graatano 
Pontoni d'Arona (1580 e 1648). 
= Como. tip. e libr. ditta C. Franchi dì A Vismara, 1890, 4" (8 pp.. 

Motta (R). Il beato Bernardino Cainti fondatore de) santuario di Va- 
rallo. Documenti e lettere inedite. 
= Milano, tipogr. BortoloUi dei fratelli Rivara, 1891, 8'' (30 pp.' 

Mcgnier (F ). Registre du Sénat de Savoie pour la préscntation des 
magistrata à la nomination du souverain au \vi sièrle. Piéces re- 
lattvcs au Présìdent Favrc, à la famille de Saint Francois de Salca 
à Madame de Chantal, publiées et annotóe&. 
= Cbambéry, impr. Ménard, 1889. 8' (32 pp. 

Mt'GNiER (Francois). Lea Maillard seigneurs et barons du BouchetJ 
Comics de Tournoii, eie. Notes généalogiques et documenta par 
Auguste Uufour ódilós etannotés. 
= Cbambéry. impr. Ménard. 1890, 8« (158 pp. 

Mdgnier (Francoìit). Poésies cliambérìennes du xvi siede (1570) p 
bliées et annoléea. 
= Cbambéry, imprìmeric Ménard, 1891, 8' (U pp. 

MuGNiER (F.) Comtes de la cbalellenie de la Balme en Gcnivovs et 
exiraits de comptes di^s chatellcnies de St Genis, Seys&el et Cfaau- 
moni. ^M 

= Chanibéry, impr. Mcnard, 1891, 8» (104 pp. ^ 

MUGNi&R (F.), Képertoire de tilres et ducuinenbi divera relatifs à Pan- 
eien comté de Geuève et Genuvui» «lualysós, traduìts et annotéa. 
= Cbambéry. impr, Ménard, 1«9I, 8" (103 pp. 

Pagani (Gentile). La piacentinilà dì Cristoforo Colombo. 

= Milano, tipogr. cooperativa Insubrìa, 1891, 8** (16 pp. 

Pamparato (V. E Gianaz70 di). Il principe cardinale Maurizio di Sa- 
Toia mecenate dei letterali e degli artisti. Ricerche storiche. 

= Torino, Stamperìa Reale della ditta G. B. Paravia e C. (figli 
di 1. Vigliardì) 1891, 4' (112 pp. 2 tav. 



DAL 5 PEBBRAIO ISSO AL tO MARZO 1802 



XXZI 



nrGHem (D. Carlo). Elogio funebre del P. Onorato Corrado arci- 
prete letto netla chiesa Parrocchiale di Cenlallo il ^7 di settembre 
1888. 
= Savigiiano, tip. e libr. Rrctsa, 1889, 8* ixt pp. 1 ritr. 

Ppldgk-IIahttitng (Julius von). Geschichlsbctrachiungen. 

= Gotha. Friedrich Andreas Perthes, )890, 8^(2 can. 48 pp. 

PoNsiGLioM (A.). Commemorazione di Jacopo Virgilio, XIX novembre 
1891. 
= Genova, tip. di Angelo Ciminago, 1892. 8" (30 pp. 

Pozzi [Placido). Il Beato Giovanni Giovenale Ancina festeggiato solen- 
nemente in Centallo (diocesi dì Fossano) nell'oltobre 1890. 
= Mondovl, tipogr. Vescovile E. Ghiotti. 1891. 8" {ft pp. 

pRA^CA (Emilio). La marina da guerra di Vittorio Amedeo II duca di 
Savoia re di Sicilia (1713-1719). Studio storico-marinaresco condotto 
SD documenti inediti del (empo- 

[^ = Roma, Forzani e G. tipografi 1891. 8" (60 pp. 
Rai 
FUI 



Rabot (Francois). Vìngt t:bartes inédites relattvea i la Chartreuse de 
S«int-Hu{;on publiéeii. 

-- Chambéry, impr. Ménard 1890. S"* (32 pp. 

Raj»ut (Franvoisl. Trente-deux Charles inédites relatives à l'Abbayc de 
Aoips publiées. 
= Chambéry, impr. Mt^nard 1891. 8" (71 pp. 



Rbcesti di carte sabaude e piemontesi esistenti nel U. Archivio di Stato 
io Modena. 
= Ms. 

RévÉRENo Du MesMiL (E.). Etudes bistorìques sur le département de 
l'Aìn. La Valbonne, élymologie et hìstoirc d'après les documenta 
authcntiqncs. 
= Lyon. Auguste Brun, librnire 1876, 8*(213pp. 

Riccardi (Alessandro). Il Po da Arena e S. Zenone pavesi n Piaccnia 
ed ai presfi ovest di Cremona e zone fìnitlme giusta h carta 
Bolzonìaiia del 1588 e prima. Relazione e note geografiche , sto- 
riche ed archeologiche. 
= Lodi, 1890, tip. Quìrìco e Camagni, 8* (49 pp. 

Rocca (Giuseppe A.). Funebri del cav. Pietro F. Ilocca in Stella-San 
Martino il 27 giugno 1890. 

= Genova, tip. e lit di Gio. Sambolino, 1890, 8^ (xi pp. 

Rocca (G. A.). A Giuseppe Atessi da Piedimonte Etneo. Savonese ri- 
cordo. 

= Savona, tip. Ligure, 1890, 8* (-i csn. 



VA. 



VA. 



LA. 



FMuclutU. 



L*A. 



L'A. 



L'A. 



Il Cobi* 



L'A. 



L'A. 



LA. 



L'A. 



XXXII DONI OFFERTI 

L'A. Rossi (Girolamo). Il diritto dì porto della citli di Monaco e NieoM 
Machiavelli. 
= Firenze, coi tipi di M. Cellini o C. i880. 8" (14 pp.* 

L-.\. Rossi (Girolamn). Amedeo di Savoia duca d'Aosta. CommemoratioDe 
letta il 1" febbraio 189U nella sala deirAsilo inrantìle Uolb citlàé 
Ventimiglia. 

= Oueglia, subii, tipo-litngr. eredi Gio. Ghiliiiì, 1890, 8"* (20 pp. 
2 csn. 

f''A Rossi (Girolamo). Notices et documeuts relaCifo au régno du priocf 
Hoiioré II et à la maison de Grimaldi publiés par ordre de S. 1 
S. le prince Albert I. 
= Imprìmerìe de Monaco, 1891, 4* (70 pp. i e. 

i-'A- Rutta (Sac. Paolo). Passeggiate storiche ossia le chiese di Milano dih 

loro origine fìno al presente. 

= Milano, tipogr. del Riformatorio patronato, 1891, 8* (SUO pp. 1 e 

L'A- Saglio (liig. Pietro). Notizie storiche di Broui dai primi tempi ai gionù 

nostri con cenni refativi ai dintorni e parlìcolarmcnte ai coman 

di Stradclla e di Barbianello. Voi. I. 

= Ilronì, tip. Giovanni Borghi 1890, 8" (266 pp. 

r- A. Sangiorgio (Gaetano). Cesare Correnti. A proposito del libro di Tnll# 
Massarani, parole. 
= Torino, fratelli Bocca editori, 1890, 8** (13 pp. 

L'A. SanOìorgio (dr. Gaetano). Sul Pietro Verri del signor Bouvy, nota. 
= Torino, fratelli Bo.:ca editori. 1890, 8" (Il pp. 

^'■^- Sangiorgio (Gaetano\ Stati Uniti. Frammento di conferenze di storili 
moderna del commercio. | 

= Perugia, tipografìa Umbra, 1891, A" (20 pp. 

L'A. Sangiorgio (Gaetano). 1. It. Gallo, storia (k-lla ciiià di Alassio. 
= Torino, tip. V. Bona, 1891, 8" (4 pp. 

L-^- Savi-Lùpez (Maria). La donna italiana del trrrento, discorso. 
= Napoli, tip. editrice F. Billeri, I89t, 8" (36 pp. 

L'A Savio (Sac. Fedele). Gh antichi vescovi di Torino dal prìneipio sino J 
1300. Studi storici con documenti inediti. 

= Torino, 1888, Giulio Speìrani e figli tipografi editori, f 
(x-156 pp. 

LA. Savio (Sac. Fedele). Sulle origini della abazia di S. Michele delia CIiìbìi 
detta la Sacra di S. Michele, studio storico-rrilico. 
= Torino, Giulio Speirani e fìglì, 1888, 8" (53 pp. 1 tav, 

L'A. Serand (Elei). Notes et documents sur le chftteau d'Annecy. 
= Chambéry, impr. Ménanl, 1890, 8« (16 pp. 



D\L 5 FEBBRAIO 1890 AL 19 MARZO 1893 XXXIU 

SoiRiER d'Etihes (de). Notice hìstorìque sur rorganisation de la justìce h. a. 



et de la magistrature en Tarentaise du xii au xix siede. 
-= Gbimbéry, impr. Ghatelùn, 1880, 8* (36 pp. 1 tav. 



Durasdard. 



Stagukno (Marcello). Antonio Gallo e la famiglia di Cristoforo Colombo. la. 
= Genova, tìpogr. del R. Istituto Sordo-Muti 1890, 8' (10 pp. 

Staglieno (Marcello). Di un'insigne reliquia di Santa Margherita mar- la. 
tire d'Antiochia che consenravasi in Genova al principio del secolo 
XVI, notiiie raccolte. 

= Genova, tipogr. del R. Istituto Sordo-Muti, 1891, 8" (15 pp. 

Staglieno (Marcello). Vincenzo Colombo pirata del secolo xv. f''^- 

= Genova, tipogr. del R. Istituto Sordo-Muti, 1891, 8" (U pp. 

Strambio (Alessandro). Gamagna. Notizie storiche. l'a. 

, = Torino, tip. editr. G. Candeletti, 1891. 8" (82 pp. 1 e. 

Sunto storico delle feste del bicentenario del glorioso rimpatrio dei u sootof. 
Valdesi e resoconto del sinodo del 1889 tenuto in Torre Peliìce "'*'"'- 
dal 2 al 7 settembre. Pubblicato per ordine del Sinodo. 

= Torre Pellice, tipografia Alpina, 1889, 8' (72+125 pp. 5tav. 

Tbssiork (Giuseppe). Cronologia storica della città di Chieri. la- 

r Cbieri, tipogr. Lnigì Geuna, 1891, 4*" (42 pp., 2 csn. 

TuRLETTi (Casimiro). Stona di Savigliano corredata di documenti. V. 3° va 
fase. 25-32. • 
= Savigliano, tip. e lit. Bressa, 1890. 

Valentini (Andrea). I manoscritti della collezione Ui-Rqsa. l'a 

= Brescia, eoi tipi di P. Apollonio. 1890, 4° (61 pp. 

Vergami (dr. Giovanni). Il pio Istituto di maternità e dei ricoveri pei l-a. 
bambini lattanti e slattati in Milano durante l'anno 1889. Rela- 
zioni-Atti. 
= Milano, tip. Luigi di Giacomo Pirola, 1890, 8" (80 pp. 

ViDARi (G.). Consultazione presentata al Consiglio provinciale di Pavia la- 
dallì sua deputazione pell'adunanza 12 marzo 1890 su la memoria 
ConviUo bone nel GhùUeri. 

= Pavia, stabilimento tipo-litogr. Successori Marcili, 1890, 8" 
(24 pp. 

ViDARi (G.). Ingerenza delle provìncìe lombarde nel collegio Ghìslieri va. 
in Pavia. 

= Pavia, stabilimento tipo-litogr. Successori Marcili, 1891, 8" 
(13 pp. 

ViDARi (avv. Giovanni). Frammenti cronistorìci dell'Agro Ticinese rac- iva. 
colti. Seconda edizione totalmente rifatta. Voi. 1-3. 
= Pavia, premiata tipogr. fratelli Fusi, 1891, 8". 



l 



XXIIT 



OOKI OFFERTI 



LA. 



LA. 



L'A. 



L'Bditor*. ViMiNA (Alberto). Relazione dell'origine o dei costami dei Cosacchi 
ralla l'anno 1656 ila A. V. antbascintore dulia Repubblica di Ve- 
* nczia e pubblicata dal prof. G. Ferraro. 

- Roggio neirEmilia, ftabìtìmento tipo-litogr. degli Artigianelli, 
«890. 8" (23 pp. 

VivANET (Filippo). Discorso per Tinaugurazìone del busto a Giovanni 
Spano. 

= Cagliari, tipogr. del Commercio di Felice Mtt*cis, 1890, 8" 
(16 pp. 

VuY (Jules), Encore Adornar Fabri. 

= Thonon-les-Bains, impr. A. Dubouloz, 1880, 8^ (16 pp. 

VuY (Jules). À propos de Saint Francois de Sa)t*s. Dne legende apo- 
crjrphe. 
= Annecy, iraprirncrìe K. Abry. 1890, 8" (14 pp. 

Seconde édition. 
= Genève, imprimerie H. Trewblc; , lìbrairi; éditcur, 1891, S" 
(18 pp. 

VuY (dr Jules). À propos de la roission du Cliablais Quelquc$ re- 
inarques. 
= Genève, irapr. H. Trembley libr.-éd. . 1892. 8* (i4 pp. 

Zamotti-Dianco (Pier Frant'e.^co). Elenco degli srriui relativi alla storia 

""^ (Ielle guerre e battaglie, degli assedi e combultirnenti di terra e 

di mare che si con^-crvaiio cui rispettivi piani nella Biblioteca 

di S. A. R. il principe Tommaso di Savoia dura di Genova. 

Aprile. 1891. 

- Torino, tip. e lil. Camilla e Rertotero, 8" (2 csn. 360 pp. 

VA ZucciuNBrri Souvenirs de mon séjonr cbez Emin Paclia el Soudani. 
Origine de la traile. Cune de la révolte da SunJan. Insurrection 
et fin dti Mahdi Mobamcd Ahmed. Le Nil s'unit-ìl avec le Congo ? 
Itclatìon Ine par le comniandcur Tito Figari à la séance de la 
Société Kbédiviale de géographie du io novembre 1887. 
= Le Caìre, impr. de l'Auteur, 1890, V (17 pp. 



Vi. 



UBMtoL 



DaU'UiiiTersità di Glessem 



Reck (Karl). Zar VerfaMungsgeschicte des Rheinbunds. 

= Maini, Buchdr. v. II. Prickarts, 1890, 4' (48 pp. 

Bennecke (dr. Hans). Bemerkungen zur Krimìnalstatistik des Grossher- 

■ogthums Hessen , fa^sonderi zur Statistik des Bettels und der 

Landstreicberei. 

= Giessen, 1889, C. v. Mdochou. 4' (73 pp. 



DAL 5 FEBBRAIO 1800 AL i9 MARZO Ì892 XXXT 

DiETZ (Fritz). Die politische Stcllung der flevtschcn Stàdie von ÌAÌ\- 
1431 mit betonderer Berùcksichtigung ihrer Betheiligang in den 
BefbjnBbestrebungen dteser Zeit. 
= G^essen» 1889. C. v. Mùnchow. 8* (106 pp. 

GOTTSCHICK (dr. Johannes). Dis Verhaitnìss des chrisUicben Glaubens 
xom modernen Geistesleben. 
= Giessen. 1891. Cart v. Mùnchow. A" (32 pp. 

Grein (Friedrich). Die Kntwìckelung der Zustaiide in Kircbe und 
Scbule zu Friedberg it- d. W. wàhrend der Reformationsieìt. 
= Darmstadt, L. C. Wittich. 4890. S*» (2 csn. 81 pp. 

Kratz (Hermann). Der Strafrecbtlìcbe Ebrbegriff und das passive Su- 
bjekt der Ehrverletzung. 
= Giessen, Curt v. Mùnchow. 1891, 8" (64 pp. 

Lknz (Gustav). English Schoob. Experìences' and Impressione orEnglìsh 
Scbool-Life. 

= Darmstadt, Drack der L 0. Witticli'Klien Hofbuchdr, 1891* 
4" (2 csn. 47 pp. m 

IlBSLnie (Gonradas). De seviris Augusta) ibus. 
= Gissae, 1891, 8* (2 csn. 53 pp. 

NoACK (Ferdìnandus). llinpersis. l9l Eurìpidìs et Polygnoti qnae ad 
Troiae ezcidiuro spectant fabulis. 
:= Gissae, typis Gnìlelrai Keller, 1890. 8' (2 csn. 100 pp. 

Oblt (dr. Ferdinand). Konigtum und Fùrsten zur zeit Heinrichs IV, 
nach der Dantellang gleichceitiger Geschichtsschreiber. 11. 
-• Lemgo, 1891, Drack v. F. L. Wagener. 8° (50 pp. 

Personal-Bestand der Groszherzoglich Hessischen Ludewigs-Univer- 
sitit (Hessen. 1889-90. 

=: Giessen, Gurt v. Mùnchow, 1889-90, 8^ 

Pbiuppi (dr. Adolpb). Ginìge Bemerkungen ùber den pbilologìschen 
Unterricht 
= Giessen. 1890, Curt v. Muncbow. 40 (38 pp. 

PREUSCHEN (Erwin). Tertullians scbriften de poétiitentia und de pudicUia 
Olii RùrJuìcfat aaf die Buszdisziplin untersucbt. 
= Budingen, A- Heller Ruhdr, 1890, 8* (50 pp. 

Reeb (Gnilelmns). De particularum * OTI et *£22 apud Demosthenem. 
= Gissae. typis Gailielmi Keller. 1890. 8° (40 pp. 

ScHMiDT (Frìdericus). De mutatis centuriis Servianis. 

= Gissae, typis Guitelmi Keller. 1890. 8° (41 pp. 1 e. 

SCBNEIDEA (Laurentius). De servirum Augustatium muneribus et con- 
dicìone publica. 

= Gissae, 1891. S" (3 csn., 65 pp.' 

3* 



XXXn 1>0NI OFFERTI 

ScilNELLBARCllER (Kart). Debcr den syritaclischen Gcbrauch óes con- 
junctìvìs in don Chansons de gestc ; lluon do Bordeaux , Amìs et 
Amiles, Jourilains de Ulaivics. Alìscans» Aiol ti Mirabel und Garìn 
le Loherain. 
= DarmsUdt. G. Otto. 1891, 8" (vi-61 pp. 

Vbrzeichniss der Vurlesungen, welthe aiif der Grosihenoglicli Hessi-j 

scben Ludewigs-Univfrsilat zu Giesscn im i8^-9l gehalien ^ 

werdcn. 

= Gicssen» C, v. Munchow, 1890, 8». 

ZlLCll (Georg). Der Gebrauch dcs fianzitsisohen Prunumeris in iter %\ 
Huirtc dcs XVI J.iltrliund<?rts dargt.'sti'^llt vornciiintiih aiif Grund d^rj 
Sclirìneii Estìunix: Pasquier*s. 
^ Beppenhcim a. d, B.. Buciidr. U. Àllendorr, 1891, 8" [b% pp 



DairUniver8ità «H Strasburgo: 



Cleucn (Paul). Die Portratdarstclluiigcn Karis des Grossen.. Erslcrj 
Theìl. 

= Aachen. Vcrlag der Crcmer'schea HuclihandI, 1889. 8" (1 csn 
88 pp. 

CoLuscHOFir* (dr. Paul). Frankfurt a M. im Scbmilkaldiscben Kriege. 
= Strassburg, Verlag v. Karl J. Trubiier, 1890. 8" (3 csn.,108pp.j 

IfAEfiTCENS (Paul). Die Bczietiungoii zwischen Braiidenburg und Pom«J 
meni unl^r Kurfursl Friedricb 11. (U37} l-t4<)-1^70. 
= Altenbiirg. Druck von Oskar Ronde 1890. 8" (3 csn , 152 p| 

Reutgen (F.) Die Hezìchungcn der Uanse zu Rngland im letztcn Urìttct 

des vienehnten Jahrbunderte. ^\ 

= Giessen, J. Hickcr'sciie Buch. 1S90, 8" (2 csn., 92 pp. H 

Kuhn (Adolf) Beitrage iiir Gescbìchtu der Selenkidcn vora Tode Antìo- 
chos VII Sidctcs bis auf Autiochos XtU Asialìkos 1i9-6i. v. C., 
= Altkircb i. E., Bucbdr. E. Masson, 1891, 4* (50 pp. 

Leiiner (Hans). Ueber die Atheniscben Schatzverzcicfanisse des viert 
Jabrhunderts. 
= Bonn, Universitals.Biicbdr. v. Cari Georgi. 1890, 8" (137 pf 

Mei&ter (Aloys). Die llnbenslauren ìm Rlsaiijt.- Mìt bt^sondevr Bertìck-I 
»ichltgiin|; des Beichsbct^itzes und des FamilifngiitL's di:r5elben inly 
Elsass 1079-1255. 
= Mainz, Dnick v. Job. Falk HI, 1890. 8" (4 csn. 159 pp. 

NiRRNHEiH (Hans). Bambnrg; und Ostfrìe.sland in der er$ten Hàlfle de 
15 Jabrbunderts. Eiri Buitrag zur bansi^cb-friesi.^chen Gcscbìcbi 
= 8. l (1890), 8" (viii-157 pp. 



DAL à FEBBRAIO 1890 AL 19 MARZO 1802 ZXXVn 

ScHEKLK (Georg). Die « LcUres d'un olTicicr prussica * Friedricbs des 
Grossen. 
= Strassbarg. Karl J. Trùbner. 1889. 8° (3 csn., 79 pp. 

WiTTE (Hans). Zur Geschìchte des Deutscbturos in Lotbringen. Die 
Ansdehnung des deutschen Sprachgebietes ira Metzer fiistume sur 
Zeìt des ausgebenden Mittelalters bis zum Beginne des 17 iabr- 
hunderts. 

= Metz. Druck der Loibringer Zeitung. 1890, 8" (2 csn.,74pp. 
1 tav. 

Analecta BuUandiana. Ediderunt Carolus de Smedt, Gulielinus Van uDimiont. 
HoofT. Josephus de Hacker, Carolus Houzc et Franciscus Van Or- 
troy. IX-X. 
= Bruxelles, Socìéte generale de librairìe Catbolique, 189091, 8*. 

L'Ancibn Porex, revue mensuelle historique et archéologique pubtiée uDimioiic 
sous la direction de E. Révérend du Mesnil. 
= Roanne, 1890-91. S'». 

Annales des Basses Àlpes. Bulletin de la Socìélé scientifìque et litté- u socmi 
nire des Basses Alpes, n. 33-42. 
= Digne. impr. Barbaroux, Gfaapsol, 1889-91. 8". 

AiiRUARiO della R. Università degli studi dì Tonno per l'anno accad, L'Uoirtmu. 
4890-91. 1891-92. 
= Torino, Stamperia Reale, 1890-91, 8^ 

ARNnARio militare del regno d'Italia, 1890-92, d*!i"o"^ 

= Roma, 1890-9Ì. Carlo Vogbera tip.-ed.. 8°. ' * """ 

Anzugkr des germaniscben Nationalmuseums. u ynwo. 

= Nflrnberg. 1889-91. 8«. 

Archivbs de la Socìété d'bistoire da canton de Fribourg. T. V, livr. 1. UDimieD«. 
= Fribourg. 1889, 8". 

Archìvio della R. Società Romana di Storia Patria. u smìcu 

- = Roma, nella sede della Società, 1890-91, 8*. 

Archivio storico italiano. Depniuion» 

= Firenze. 1890-91, 8". disiptiru. 

Archivio storico lombardo. u soe. «. 

= Milano. 1890-91, 8°. 

Archivio storico per le provincia napoletane pubblicalo a cura della u socieu 
Società di Storia Patria. 
= Napoli. 1890-91. 8*. 



xxxviu 

Id DlMtloOff. 



U SoeltU 
edllrk«, 



Ls Dapitat, 



fERT( 

Archivio storico por Trieste, l'htria e il Trentino. 

= Rorna-Kirenze, Direzione proprietaria eilitrii:e, 1890, 8". 

Archivio storico siciliano, pubblicazione periodica della Societi siciliana 
per la Storia Patria. 
= Palermo, 1890-91, 8". 

Archivio veneto, pubblicazione periodica della K, Deputazione venel 
sopra gli studi di Storia Patria. 
= Vcnciia. 1890.01, 8* 

uiHmjone. Ahte 6 StorÌ3, pcrìodico Settimanale. 
= Firenze, 1890-01. 

u Ski««. Ateneo ligure, rassegna mensile della Societi dì letture e conversa- 
zioni scientifiche dì Genova. 
- Genova, presso gli UfTici della Società, 1890-91, 8°. 

utHruJoai. Atkneo iV) veucto, lìvìsta mensile. 
= Venezia, 189U-9Ì. 8". « 

hcmuiruo. Atti del Consiglio provinciale di Torino, 1889-90. 
= Torino, tip. Roux e C, 1890-91, 8v 

u Dtintai. Atti della Deputazione ferrnrcse di Storia Patria. 
= Ferrara, stab. tip. Bresciani, 1891, 8*. 

L'Aeméraia. ATTI della R. Accademia dei Lincei. Rendiconti. 
= Homa, 1890-91, 8«. 

i<i- Atti della R. Accademia dei Lincei. Memorie. 

= Roma, 1888-91, 4r 

Vàmimh. ATTI della R. Accademia delle Scienze dì Torino 
= Torino, 18*K>91, 8". 

UDepiiu Atti della R. Deputazione Veneta di Storia Patria, 1888-1890. 
= Venezia, 1889-91. 8*. 

La Socie^ Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino.^ 
= Torino. 1890. 8". 

Atti della Società economica di Chiavari, 
= Chiavari, 1890, 8^. 

Atti detta Società ligure di Storia Patria. 
= Genova. 1889 91, 8". 

Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per Icprorincis' 
di Romagna, 
= Bologna, 1889-91, 8*. 

Atti e Memorie della Società storica savonese. Voi. ^. 
~ Savona, tip. D, Bertolotli, 1889.90; 8\ 



USpMÌ, 



Li Sodati. 



.U DiptiL 



USoeWà. 



DAL 5 FEBBRAIO 18B0 AL 19 MARZO 1^92 IXXlX 

Atti « Memorie delle RR> f)«puUiÌM» di Storia Patria per le pnmaeie u di^vl 
modenesi e parmensi. 
= Modena, tipi di G. 1. Vincenii e nipoti, 1890-91, 8*. 

Atti parlamentari della Camera dei Senatori Discussioni. n sn«t& 

= Boma, Fonani e C, 1890-91, 8°. 

Biblioteca civica di Bergamo. Bollettino annuale dei doni ed acquisti. uwroioM 
= Bergamo, 1888-89, 8^ 

BiBUOTBGA (La) comanale e gli antichi Arehivi di Verona nell'anno UBibiMMi. 
1889 90. 
= Verona, Stab. tipo-litogr. di G. Franchini, 1890-91, 4«. 

BiBUOTKCA nazionale centrale dì Firenze. Bollettino delle pubblicazioni LtBibiJetaei. 
italiane ricevute per diritto di stampa. 
= Firenze, 1890-92, 8°. 

Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele di Roma. Bollettino uaibiiotwa. 
delle opere moderne straniere acquistate dalle biblioteche pubbliche 
governative del Regno d'Italia. 
= Roma, 1890-93, 8-. 

Bdliothèqde publìque. Compte-rendn poor l'année 1889-1890. 
= Genève, 1890-91, 8«. 

Boletin de la Socìedad geogràfica de Madrid. u Soeiou 

' = Madrid, 1890-91, 8*. 

BoLLBrriNO del Ministero degli affari «steri. ii uioitiero. 

= Boma, tip. del Ministero, 1890-92. 8°. 

Bollettino della Società africana d'Italia. usocieu. 

=: Napoli. i89Mf, 8^ 

Bollettiro della Società geografica italiana. u Sociou. 

= Roma« 1890^ 8'. 

Bollettino mensuale pubblicato per cura dell'Osservatorio centrale voatnnt. 
del real collegio Carlo Alberto in Moncalieri. 
= Torino, 1890-92, 8^ 

Bollettino storico della Svìzzera italiana. u Dimioa*. 

= Bellimona, 1890-91, 8». 

BcLLETiN de la Société d'études des Hautes-Alpes. l« socma. 

= Gap, au secrótariat de la Société, 1890-92, 8^ 

Bin.LETiN de la Société d'hìstoire Vandoìse. 7-8. u Socùu. 

= Pignerol et Torre Pellice, 1890-91. 
BiiLLsnN d'histoirc eeclésiastique et d'archeologie religieuse des dio- i*«'""^'>< 
cèses de Valeiice, Gap, Grenoble et Viviers. 

« Romans, 1888-90, S^. 



XL 



DONI OFFERTI 



vittìm». 



VA 



La Coania 



[.'latitato. 



Jjk SoelfU. 



L« Dfrffioii*. 



UuLLKTiN de riastitut iiatioiial geoevois. XXVIl. 
= Genève, 1885. 8°. 

BULLBTIN intcrnalìonal de rAcadémie dcs scicaces de Cracovie. 
= Cracovie, 1890-92, 8^ 

BULLETTINO della Cummìssìone archeologica comunale di Uoma. 
- Roma, 1890-91, 8*. 

BuLLETTiNO deirUtìtiito storico italiano. N. 9-11. 
= Roma, 189092, S*. 

BoLLGTTiKO della Societi storica Volsinicse. 1-2. 
= BoUeiia, 1889, 8'>. 

BuLLETTiNO dì ari-huologia crìiiliana del comm. G. B. De-Rossi. 
= Roma. 1887-91. 8». 



UDimim*. Bl'ONArtioti (ti) di Benvenuto Gasparoni continuato per cura di Enne 
Nar ducei. 
= Roma, 1890 92, A". 

u switti. CAniNTiiu (Neiie). ZeiUrliriUfurGescliichtc, Volks und Altcnluimskiinde 
Karoteoa. Uerausgegeben vom Geschicte-Vereine l'ùr Karolet; 
digirt Ton Simon Laschitzer. Jahrgang I. 
» Klagenfnrt, 1890, H^. 

n UmMiasAo. Città di Torìno. Biblioteca Civica. Bollettino annuale. 1889-90. 
= Torino, eredi Botta, 1890 91.8». 

UDimioH. Civiltà (Laj cattolica. 

- Firenze. 1890-92, 8*. 



L'Atnw. 



La Dln*lufi«. 



Commentari dell'Atent'o di Brescia per Tanno 1889 90. 
= Brescia, tip. F. Apollonio, 1889-90, 8". 



Corriere (I)) israelitico periodico men&ìle per la storia, lo spirilo 
il progresso dei giudaismo. 

- Trieste, 1890-91, 8^ 

u oviMiax, Documenti di storia italiana pubblicati per cura delta U. Deputazione 
di storia patria per le Provincie di Toscana, dell'Umbria e delle 
Marche. Voi. IX. 

■ Firente, presso G. P. Vieusseux coi tipi di M. Cellini e C J 
1889, 4-. 

tis«n«io. Documenti per servire alla Storia dì Sicilia pubblicali a cura delta So«| 
cietà siciliana per la Storia Patria. 

- Palermo, 1890-92, 8«. 

Lnititato. Fonti per la Storia d' Italia pubblicate dair Istituto storico italiano. 
N. 5-9, 11. 15. 
» Roma, nella sede dell'Istituto. 189091, 8'. 



DAL 5 P8BBRAIO 1890 AL 19 MARZO 1802 XLI 

Giornale araldico-genealogico-diplomatìco pubblicato per cura della uDimMu*. 
R. Accademia araldica italiana. 
= Pisa. 1890-92. 

Giornale ligustico di archeologia, storia e letteratura, fondato e diretto i<i. 
da L. T. Belgrano ed A. Neri. 
= Genova, 1890.91, 8«». 

Jahbbuch fììr Schweìzerische Gescbichte herausgegeben auf Veran- u smìm. 
staltung der allgemeinen geschichtforschenden Gesellschafk der 
Schweix. Band 14-16. 
= Zùrich, S. Hóhr. 1889-91. 8«. 

Jahrksbericht dea SteieriDàrkischen Landesmuseums Joanneum ùber n MatM. 
dar Jahr 1890. 
=r Gr^. 1891. 8». 

Mkmoirbs de ricadémìe des sciences, belles leltres et arts de Savoie. l'accuimìi. 
= Chambóry, 1890. 8°. 

MÉMOIRES de rinstitut national genevois. XVII. L'iiutato. 

= Genève. 1889, 4«. 

HÉHOiREs de la Société d'émulatìon du Doubs, u Soctou. 

= Besan^n. 1889 91. 8*> 

MÉHOiRKs et documenta publiés par l'Académie Chablaisienne fondée L'Accad. 
le 7^écembre 1886. 
= Thonon. ìmpr. A. Dubouloz, 1889-90, 8». 

HÈMOIRES et documents publiés par la Société d'histoire de la Suisse u socitu. 
romando 11-111. 
= Lausanne. 1890-91, 8". 

MÉMOIRES et documents publiés par la Société d'histoire et d*archéo- n. 
logie de Genève. ^ 

= Genève. 1870 78. 4^ 

MÉMOIRES et documents publiés par la Société Savoisienne d'histoire u sociali. 
et d'archeologie. 
= Gbarabéry. impr. Ménard, 1889-91. 8^ 

Hbmorie della R. Accademia delle Scienze di Torino. t'Acctd. 

= Torino, E. Loescher, 1890-91, A\ 

Memorie storiche della citte e dell'antico ducalo della Mirandola pub- LH'xmiaìv. 
blicate per enra della Commissione municipale di Storia patria e 
d'arti belle deUa Mirandola. Voi. 7-9. 
= Mirandola, 1889-91. 8«. 

Himstero della pubblica istruzione. Indici e cataloghi. ii HiDiiicr». 

= Roma. 1890-91, 8". 



XLII DOHI OFFERTI 

11 Homo. MiTTEiLUNGEif aus dcm |ferm8nischen NatioMbnuseum, tierausc^ben 
VOI!) Dìrektorium. 
- Nùrabei^. 1889-91, 8". 

L'iTafr. MiTTSiLUNGGN des Obertiessischcn GeschichtSTcrcins in Giessen. 

di fìlli mu. 

= Giessen, Emil Roth. 1890. 8". 

u Società MiTTBiLUNGEN des historìschcn Veruìnes fur Steierraark. Heft. 38. 
= Grae, 1890; 8". 

u Dtpuus. Monumenti di storia patria delle provinrie modenesi. 
= Modena, 1891,4". 

u D^puut. Monumenti storici pubblicati dalla R. Deputazione veneta di Storia 
Patria. Serie III voi. 3; Serie IV voi. 11. 
= Venezia, a spese della Società, 1890, 4°. * 

u socìcu. Periodico della Società storica per la provincia e antica diocesi di 
Como. 
= Como, tip. Ostinelli di C. A., 1891.8* 

UDireiioDfl. PoLYBiBLiON. Revue bìbliographique oniverselle. 
= Paris. 1890-92, 8". 

id. Rassegna (La) nazionale. 

= Firenze, 1890-92, 8». 

L'Acctjmiìa. Recueil dos mémoìres et documents de l'Acadómie de la Val d'Ivère. 
= Moutiers, 1866 90, 8". 

u Socicu. Revue belge de numismatìque publióe sous Ics auspìccs de la Socicté 
R. de numismatìque. 
= Bruxelles, 1890, 8^ 

u. Revue de la Société des étuJes historiques faisant suite à V InvesUgaloir. 

= Paris, E. Thorin ódìleur, 1889-90, 8». 

LaDìmione Revue des questions historiques. 
= Paris. 1890-91. S». 

LaDirnloDS. RevUE histOrique. i^ "» 

= Paris, 1890-91,8». 

u socieu. Rrvue Savoisienne, publication mensuelle de la Société florimontane. 
= Annecy, 1890-91. 

Rivista dì artiglieria e genio. 
= Roma, 1891-92, 8». 

uDiT«iioné. Rivista marittima. -* 

= Roma, 1890-92, 8°. 

Lt DintioBt. Rivista storica italiana. 

= Torino, 1890-91, 8*, 



DAL 5 FKBBRAIO 1890 AL 19 MARZO 1892 XUII 

Rosario (II) e la Nuova Pompei, periodico mensuale benedetto tre volte u DimiM*. 
dal papa Leone XIII. 
= Ville di Pompei 1890-93, r. 

Senato del Regno. Atti interni. Sesnone 1889-90. n &«>•»• 

= Roma, Fonani e C. tìpogr., 1890. 

Società napoletana di Sloria Patria. Monumenti storici. Cronache. 
= Napoli, 1887-88. i\ 

SoaiTÀ storica Comense. Raccolta storica. u soci«u. 

= Como. tip. Oatìnelli di G. A., 1890, 8». 

Studi e documenti di Storia e Diritto. Pubblicixionc periodica dell'Ac- LAocatiMù 
cademìa di coaferenxe storico- giuridiche. 
= Roma, tipografìa Vaticana, 1890-93, 8'. 

V. S. Department of Agricolture. Dìvision of economie Ornithology u ^^^ 
and Mammalogy. Bulletìn 1. 
~ Washington, Government printing Office, 1889, 8^ 

U. S. Department of Agricolture. Divìsion of Ornithology and Mamma- u. 
logj. North American Fauna. N. 1-5. 
= Washington, Government printing Office, 1889-91, 8**. 



IL 



CITTADINO RANZA 



RICERCHE DOCUMENTATE 



DI 



GIUSEPPE ROBERTI 



mw. s. 0, T. XIV. 




Del perìodo della nTolazìone che incoDtra presentemente, per pa- 
recchie ragioni che s'indoTìnano, motto favore in Francia, meriterebbero 
d'esser studiati con maggior ampiezza di quanto si è fatto finora i 
Tari atteggiamenti che prese in Italia e gli effetti che vi produsse, 
Qaalcbe cosa c'j) — e ne son prova alcune buone publicazioni anche 
recenti — ma rimangono tuttora molti punti oscuri , troppe pagine 
bianche. Quella che accoglie il nome del cittadino Eanza non si può 
dir vuota perchè non t*ò storico che s'occupi poco o molto della Ci- 
salpina che non l'abbia a nominare, ma per lo più con poca precisione 
di notizie, senza ricorrere direttamente alle fonti, senza cercare di ap- 
parare se quanto si è scritto finora di Ini risponda pienamente al 
vero; cosicché ì contomi della curiosa figura restano delineati con 
un fare convenzionale , coi tratti soliti ricopiati dì libro in libro t^). 
Basti un esempio. Anche gli autori che hanno meno imperfetta no- 
tizia dei fatti del Eanza in Cisalpina o negli ultimi anni in Pie- 
monte , sembrano ignorare nflfìitto il periodo anteriore della sua vita, 
che pure fu segnalata per studi eruditi di qualche valore ; anzi alcuni 
Bono incerti sul vero esser suo, chi lo vuol prete, chi avvocato, chi 
medico e che so io. 

Le presenti < ricerche documentate » vorrebbero dunque essere 



(1) n ronuBxo d«l sig. Welschinger (Paris, Cfaanvay 1881) che ha per titolo: Ranta, 
Don ha DflflBona relazione col soggetto del preMDte ftodio. 



OIDSEPPB ROBERTI 



una semplice esposizione di qaanto Tautore è rìascito a metter insieme 
di nuovo da correggere nel già noto — e malamente — intorno 
all'agitatore vercellese; non uno stadio defìnìtÌTo. Al lungo onon sempre 
grato lavoro s'è adoperato come meglio sapeva e poteva; pur troppo 
alcune fonti d'informazioni gli rimasero chiuse non per colpa sua: il ^ 
discreto lettore tenga — se non altro — conto della diligenza impie- " 
gata ed accolga benevolmente questo modesto contributo alla storia 
cosi vicina e pur cosi poco nota del finire de! secolo xtuk 



Q-iovanni Antonio Francesco Maria Ranza nacque in Vercelli il 
19 gennaio 1741 .**', in una casa situata sul Corso di Porta Milano, ora 
Carlo Alberto t^) e fu battezzato lo stesso giorno nella parrocchia di 
Santa Agnese *''*. Ebbe a genitori Pietro Ranza da Oleggio (*' e Lucrezia . 
Conti, nata in Proserpio « villaggio del monte di Brianza nel Milanese'^*, • 
ambedue di famiglie stabilitesi in Vercelli da pochi anni la prima e l'altra 



(1) Qtiette ed altre poche notìzie saUa faroiglit e U prìint età del Hanxa ei postono 
ricavare da an principio di autobiografia, che il Rama aveva preso a stendere nel mano 
1800, essendo prigioniero di Stato nel castello di Vibrano. Sono eoo altre carte Rania 
di proprietà Cova depositata alla sez. I dell'Archivio di Stato di Torino. 

(2) Cosi il DioHiflOTTt, Notiiie di Vercelle'ii illustri, Biella, Amoeso I862j p. 133 nota 
ed aggiunge: < qaanto lodevole sarebbe per il Municipio Vercellese, se, segoitando resempio 
di molte città italianei eoa tavolette in marmo indicasse i luoglii ove nacquero ilttutrì 
cittadini. > Il che 4 vero anche oggi. La casa ò ora di proprietà del maggiore Valenaano 
e porta il numero civico 105. 

(3) Parrocchia di Santa Maria Maggiore — Vercelli — Dagli atti dì nascita e di 
battesimo di questa Parrocchia risulta il seguente atto : Kauza Joannes Antonius Fran- 
ciscas hV filius Petri Raoza et Lucretiae Jugalinm ex Parecia S*" Agoetis, natas die 19 
Januarìi 1741, baptiutus eadem die a me Joannes Dom"" Baodglione. Pattini D. Joannet 
Antonina Conti et D. Joanna Conti. > Vercelli, 2 maggio 1887. D. Carlo Alfieri Economo 
spirituale di S. Maria Maggiore. 

(4) In Oleggio esistono tattora dei Rama. 11 notaio Michele Rama cercò ansi gen- 
tilmente per me notizie lugU ascendenti di Pietro, padre di Gtovanm Antonio, ma Mnu 
risultati positivi. 

(5) 4 Uh prete fratello di mia madre diceranù che la loro famiglia era un ramo di 
quella dì Anton Maria Conti, umanista del secolo xvi , che lì disse Maioragio daUa sua 
patria poso distante da Proserpio. » 



I 

I 

i 




TL CITTADINO UAN£X 



ftn dal princìpio dal secolo ed « eserceoti onestamente l'arte del pizzi- 
eagnolo (^L » 11 padre « tanto debole di salute quaateraue vigorosa la 
madre » lo lasciò orfano in età di tre anni nel 1744, con nna sorella, 
Maria Maddalena, di poco maggiore. Lucrezia Ranza, assistita dalia suo- 
cera che visse ancora molti anni e da un cognato prete, sopravvissuto 
al fratello più di trent'anni, si diede tutta alTeducazione dei due < teneri 
pdgni dell'amor suo » e per atteuderri con maggior cura riliutù dirersi 
partiti « vantaggiosi ed onorevoli, avuto riguardo alia sua condizione. > 
A ciò fu debitore il giovanetto Giovanni Antonio di non assere avviato 
alla professione paterna « che forse avrebbe(gli) procurata uua vita senza 
line più placida ma oscura ; » invece alla carriera ecclesiastica, forsanco 
senza precisa vocazione. Fatti gli studi primari e secondari in patria, 
passò come allievo del collegio delle provincie (^^ alla facoltà teologica 
dell'Università di Torino; ma non vi durò perchè, trascorso appena 
il primo anno d*università, che fu il 1750-60, si determinava a mutar 
&eoltà e ad applicarsi di preferenza agli studi rettorìci e letterari, 
per cui avea già dato nelle altre scuole prove d'inclinazione <^K Figu- 
rarsi l'opposizione in famiglia, che l'avrebbe voluto teologo; abate 
almeno rimase perchè, come i suoi compagni d'università, poi di car- 



K 



[l] L'onicft bottega deUa Cu& Valenzano è tuttora tenuta da an pizzicagnolo. 
(2) « Qoesto figUo d'an pizzicagnolo fu eletto per occupare una piazza nel collegio 
le proTÌDcie ciò che gli ha procurato di essere profeuore d'umaniU in questa cittÀ. • 
più tardi In nna lettera del 18 gennaio 1791 il cav. Mossi, goTcroatoru di Vercelli, 
al ministro Granerì. 

{$) Da lettera da Tercalli li ottobre 1760, senza indirìMo. Questa con altre aette 
del Ransa fa parte della ricca collezione d'autografi laKiata dal conta Nomis dì Coatila 
al Haaieipio di Torino. « So ancor io , scrìreTa egli . cbo nel lawiare lo studio delta 
teologa per appigliarmi a quello di belle lettere lascio la sostanza per l'accidente, il 
irpo per l'omainento. Ma cbe farci ? Io ha già fatto un anno di teologia ed in tutto il 
rso di esso ho sentito mai sempre una inclinazione ed un genio immutabile per le bell« 
itera e per le altre scienze airincoatro una non so qaal naturale ripugnanza, onde nacque 
•» arUa rettorìca studiai qualche poco, nelle altre scuole al contrario feci pochissimo 
atto. Se al preaante, che ho l'occasione opportuna, non secondassi questa mia propensione 
iU'aloqoenaa, stimerei certamente di perdere in ogni altra adenza inutilmente il mìo tempo. 
Che te colla fiuoltà a cui sono per applicarmi non mi acquisterò quell'onore e quel ran- 
ci» sarei per acquistarmi dAodoroi allo studio della teulogia, pazienza, errò almeno 
diafiitto il naturai mio genio e sarà meglio per me l'esser mediocremente versato in 
U lettere con meno di onore e oon più poco di rantaggìo che molto di esw in altra 
fceolti. sìa pur anco quella di teologia o di legge, perdiè> sjiecialmente quest'ultima, sa- 
rebbe, lo dico in coscienza, totalmente coutraria alla mia inclinazione. » 



OTtmin*PR ROBK&Tl 



riera nelle scuole secondarie, undò secondo l'uso vestito da chierico per 
parecchi anni. Dopo il < felice esito d'un esame (^' » for^e d'ammis- 
sione alla facoltà di artiy rispondente alTattaale di filosofia e lettere, 
eccolo a frequentare le lezioni del Bartoli , del Tnveri e degli altri fl 
suoi professori di rettorica e di eloquenza, esercitantesi in lavori poetici 
6 dVudizione in carteggio con amici vercellesi, con cui parla di poesie 
latine ed italiane, di pubblicazioni erudite e di scoperte archeologiche (^'. 
Fatto ripetitore nella sua facoltà >^J, non potè durare a lungo in tale 
incarico e pel carattere irrequieto più che per bisogno , chò la sua 
iamiglia era in discrete condizioni di fortuna, avrebbe voluto impie- 
garsi, anche prima d'aver fluiti gli studi. La cosa non si potò com- 
binare, come desiderava, per Santhià ove, oltre alla scuola, s[)erava 
di ottenere dulia comunità e dal capitolo la coadiutoria dì uno dei 
canonici della collegiata di Sant'Agata, il che Io avrebbe fatto entrare 
risolutamente nella carriera ecclesiastica, e rimase a Torino. Ottenuto 
il diploma f**) per quanto non dovessero mancare i posti vacanti nelle ^ 
scuoio regie, in attesa di qualcosa di buono in patria, si fermò a Torino. " 
In buone relazioni col suo antico professore Battoliti) e con altri 



(1) Lettera 22 novembre 1760. Senza indirizzo. Collezione Costila. 

(2) Lettera — senza indirizzo — i giagno 1763. Saa prima prodazione stampata, cha 
' «on mi riuscì viìdere, fa un* « Egloga pastorale per l'elezione del tnarcbeae dalla ftocca 
'■9t governatore dì Vett'elli — 2 agosto 1762 — . » 

(3) Cf- anche Potate per l'illustri(tsioio e revcrendÌ.<uimo MontiffHor Giuseppe ^aria 
Jneim Beccaria dei conti di S. ."Stefano e Grognardo ecc. già governatore del Rea! CoìUgio 

■ delle Protrine» creato vescovo d'Alghero in Sardegna. In Torino 1764, presso G. B. F<u- 

tana, 16", p, 29. È dedicato «Torino li ÌS agosto 1764 dai ripetitori di belle lettere dal R. C«l- 

i iegio delle prorincie • e contiene poe&ie latine od italiane di G. A. lianza a pp. 20 22 e 27-29. 

Il (4) « L'anno 1764 ai 28 di giugno dopo il consueto sperimento ed esame datomi dai 

[signori Professori il Magistrato (della riforma, mi spedi le patenti, nello qnali cosi leggo: 

I Pronuncìamar ornatissimuni virum Dominuni Johannem Antontum Raniam magistrom esse 

^|di retturica) atqae censeri oo iuro quo qui optime sunt creati : atquti ideo privilegìis oumibui 

, «t honorìbQs et«. ■ Lettera al sig. Commendatore e riformatore Didier. — Vercelli, 22 maggio 

.1778. — Ktìl « Rtigistro Eumi dal 1763 al 1767 » voi b" (consegnato con altre carto nniver- 

, ntarìe, poco ordinato ed ìocoinploto, dairUnirerMtà di Torino all'Archivio di Stato) trovo 

ai 28 giugno 1764 • ore 8 Ranza G. A. di Vercelli. Esame di magistero per la rottorica. 

^Kell' * Album studiosonim > che va dal 1750 al 1819 non 6 però segnato il suo nome. 

(5) Il 4 libro di memorie antiquarie dì Giaseppe Bartoli » pubblicato dal compianto 

'Commendatore Promis in • Atti della Società di Archeologia e belle Arti per la provincia 

di Torino > n, 1878, p. 231 di notizia di ittrìzionl, st^vi, rinvenimenti in varie parti del 

"Piemonte dui I7G2 ul 1769; non c;la il nome del Ranza, ma potrebbe contenere anonima 

qoalclio iadicazione sua. 



ti. OTTADIIfO BAJrZà 

studiosi, Animato al tempo stesso dall'amore agli studi e dalla spe- 
rane di lucro quanto meno dal desiderio di fare sempre vivo in 
lui in qualunque età, si diede ad incettare libri, a rìTenderli, a baz- 
zicare j)er le librerie e le stamperie ^^). Finalmente, fattosi canonico 
ÌD Alba un Don Francesco Ignazio Duraudo, stato &no allora profes- 
sore di umanità nelle regie scuote di Vercelli , fu nominato circa la 
Pasqua del 1765 a questo posto, da hii molto ambito, il Hariza^ col 
magro stipendio di L. 450 annue (^>. All'insegnamento si diede con 
amore • e si distinse con tutta l'attenzione nell'istruiro e nelTanimare 

la gioventù affìdatagli preferendo delle produzioni delle lettere 

quelle che erano degne per il loro stile ed argomento e che ad un 
tempo potevano essere vantaggiose o per introdurre utilità pratiche 
per istruire ed animare i suoi concittadini i^). > Ma la scuola non 
gli bastava , voleva seguitare in Vercelli gli studi intrapresi in To- 
rino, illustrare cogli scritti la patria e colla fama letteraria aver 
mezzo di aprirsi una strada. Ammesso a frequentare gli archivi del 
Gorbetta Bellini di Lessolo, degli Avogadro di Casanova, del Capitolo 
eusebiano, della città, vi potè studiare manoscritti preziosi di storia 
patria t^) , spinto ardentemente a tali studi '-'') dall'amore alta città na- 



fl) LetUrm senu Ìndiri»o. — Torino, 19 g«niiùo 1765. 

(2) DoMiH, Haee. di Uggi. ecc., tomo XIV, p. 1280. 

(9) « Io n« parto con ftsp«rìeazft avendo fatto il comò dì ninano lettore sotto la tua 
ttmioae. • Coil an ooote Olgiati che ites« certo < Notizie biog^raficbe intorno al pro- 
fiiMOK O. A. Ranu scrittore e stampatore vercellese • trascritta dal cav. Emiliano Aprati 
in una Hiecellanaa vereelleee ora alla Biblioteca di S. H. In Torino, tra lo Miscellanee 
patrie n. 135. L'autore delle « Notizie » fo piobabiltnente ti conte Giaseppe Maria (17ò0> 
1807; autore di Memorie topra cari punti della storia di Vercelli, di ani storia degli 
ietituti di bene/icenea di Vercelli, di una «torta della famiglia Olgiati , ecc. tatto ma. 
e ctutodìte dalla faniig^lia. Sebbene con lai fo&se stato in relaiione d'amicixla. Io dimostra 
la dedica dei suoi Tentativi di tre anni KuUa preparaeicne delle sementi per un pro- 
dotto mugliare deWordinario (Vercelli, 1787), il Ranxa lo accusò più tardi dì male parole 
ed atti eontro il Comandante Praoceee della piazza di Vercelli, of. Amtco della patria, 
b'U, 30 fruttidoro, a. Vili (16 sott. 1800). 

(4) Oltre ai famosi « Biscioni i e ad altri documenti originali studiò le compilazioni 
del Modena, del Corbellini, del Cusano, del Bellini. Cf. Jacopo Duhakdi. Hieerehe sopra 
Q diritto pubblico del Vercellese e della Lombardia compendiate da R Rondolino — lo 
MkMllaaea di storia iuHana, tomo XXV 2*8. X}. p. 88-S9 — Brezza, Storici inediti 
«VwSms • Ragionamento sugli sforici vereelìe$i passim. 

^) G. B, Adriani nella prefazione agli Statuti del comune di Vercelli delTanno 



] 



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WIHUIPHB BnRRRTI 



tiva^ sempre fortissimo ìd Ini tanto da essergli più tardi causa d'esflio 
ed un poco aDche, strano a notarsi in nn futuro sfrenato demagogo^l 
dalla vanagloria di riattaccare le origini della sua famìglia, di estra- 
zione certo non nobile^ come confessa nella autobiografia, ad una delle 
più illustri del Vercellese, estinta, i Ranzo. In parecchi scritti il Kanza 
si tradisce, se non altro , orgoglioso di portare un cognome dì poco 
dissimile da quello di ima famiglia che aveva dato illustri cittadini ('); 
più tardi ad alcuni dei suoi figli dà nomi di persone dì casa Ranzo^ 
Buonincontro, Candida; sceglie una sorta di arma parlante che ricordi 
nell'albero di melarancio t'^' lo stemma dei Ranzo. 

Entrato risolutamente nel campo delTerudizione, sebbene non di- 
menticasse la poesia di cui già aveva dato qualche saggio felice ^^ 



MCCXLI aggiuntivi aìtri monumenti Storici dal 1343 al 1335, Torino. SUmp. R 
1877, pp. xii-xin nota, parla di schede lasciate dal Ranxa. Porono probabilmente frntlA 
di questi iiioi atadi ed andarono disperse con molte altre cose cqUa morte del figlio. 

(l) Un Mercnrino, poeta, e presidente del Consiglio di Savoia, poi dì quello di Pie- 
monte (-*- 1469), un Giovanni Boonìncontro consigliere, quindi ambasciatore del beato A medeo 
e lopratn tendente del Vercellue. un Giovanni Francesco, giureconsulto, autore di memorie 
per servire alta ttoria di Vercelli^ uu beato Candido minore oàwrvante. predicatore e 
tooloj^o (1456-1^10) eco. Cf- Casalis, Diiionario geografico, ecc. art. Verculli, p. S7S ecc. 
e DioxisoTTi, Notizie di vercellesi illwtri, cit. 

(2] Aprendo nel 1777 la Tipografia P«trÌR diceva € d'aver modificnto il (suo) genti- 
licie Btetnmn per uso di questa tipografia. » La Sereide di Alessandro Tasauro, prefazione. 
Nel periodo rìvolazionarìo fece adottare il coloro rancio invece del bianco nella bandiera 
ideata per le « legioni rivoluzionarie italiane, » poiché « significa la doloexxa. l'unità» 
riodiviàibilità simboleggiata dal melarancio. > Cf. anciie la curiosa stampa milanese « in- 
venzione e proprietà del cittadino Rtnxa. * Valbero della ugttt^ftiansa guardato dai 
coraggio delta hòertà per la repubblica piemontese, ^^ 

\3) Il Vall^dri nella sua Storia della poesia in PiemonU, ìl, pp. 116 e 431 , ptr^' 
,Undo del Ranza e delle Cose tue no» h troppo esatto, ma ò il solo che ricordi t« ine 
poesie latino. Dice di averle vedute, durante la sua dimora in Vercelli, presso un « pa- 
nattiere • erede di Buonincontro Rama , figlio di G. Antonio , morto il 4 agosto 1830. 
Queste con molte altre carte sono dis]>er»e, onde ci tocca contentarci di rimandare al 
indizio (Jel Valladri che dice pregevoli particolarioente < le elegie indirìziate ai pro- 
fMiori Ganglio e Franzini. » 

Di poesie italiane del Rama a stampa, oltre AÌVEgloga pastorale del 1762 già a* 
tata, il De Gregory, guida però un po' fallace, ricorda in S'C della Vercellese letteratura 
IV, 273: l'' netta Raccolia per il Holenne ingresso di Monsignor Rorà vescovo d'Ivrea 
(1764) i 2* nella raccolta per te none del cac. Barbavara colla damigella Langotco di 
Vercelli ,1765;; 3'* nei Poetici eamponimentì per le nosee di Giuseppe Avogaér^diCm- 
Bonoca (Pnnìatis. 1766); 4* nella racoulu per le nosee del eonte Costa d'Arigmaito eon 
Marianna Lango9ct>-Stroppiana {Pw^Uit 1770) variaonatti che non m'è riuscito vede n. 



n. CITTA.DDIO ft&NZA 

stampò nel 1767 presso il Panialis di Vercelli la Balia^ poemetto di 
Luigi Tansiilo pubblicato ora per la prima volta '1^: tratto « insieme 
a tre altri iscritti il Podere col Yendemniiatore e le stanze in lode 
della menta da un Codice del secolo xvi che passò non è gran 
tempo in forestiere contrade (^). > L'edizione ha valore, e mostra nel 
Banza « molto amore e sobria erudizione > ed è fatta ■ con sufficiente 
larghezza di note dichiarative e di raffronti (^' ; » inoltre essa ha per 



Dumcando UH raccolte nelU Coiuanalo di Vercelli. Nella già citata raccolta di Poesie per 
r%llìtttrù$imo e reterendissimo Monsignor Giuseppe Staria Ittcìsa Beccarùi dei conti di 
CT I wto SUftmo é di Grognardo già gotematort del Beai Collegio delle procintie creato 
VtttOtO d^ Alghero in Sardegna — TorÌDO, Footana 1764. trovasi un • bendccaajllabum » a 
doe wnetti del Banza ìndiritiati al neo-prelato, un 'anacreontica ed un toDctto alla madre di 
lai, ooDtoaa Anna Maria Inctn Beccaria. Nella raccolta ai nobili omatisnimi spogi il barone 
di S, Agabio e la marcheta D* Paola Carcani versi epitalamici, raccolti da Felice Biondi 
tra gli arcadi Licindo Febeo. Vercelli^ Panialis. 1775, lono due ionettì ed ana anacreontica 
lì < Giuranni Antonio Ranza professore dì belle lettere. • Dell'anno seguente sono dae 
«Detti, per te atapicaiistime notte del nob. sig. il sig. conte Pietro Ptsoto Oìgiati con 
madamigella Paola Bertetti di Murazsano e Vercelli, ossequile congratuUuioni di 6. A. 
Raaxa — VaraJlo, eoi tipi di Carlo Qilardone, ttAmpatore del Sacro Monte, 30 gennaio 
1776. l>el 1780 altri sonetti s]VeeeeUentÌsttimo pittore di prospettiva sig. Bernardino 
OaJUari per la decorazione del Calvario eseguita in compagnia del fratello Fabrieio 
I M nipote Giuseppe nella chiesa di -^an ^{arco in Vercelli, I^triotìsmo nazionale del 
pnf. Hanza, Vercelli, etami^rìa Patria 1780 e nella raccolta per le nozse del conte 
Q m uppe Aleiati ed Irene Valese, Vercelli, ntamp. Patria, 1780. Di epora pofteriore non 
■OMOO che i eo5dtti del 1790 per le agìuzloni rercellesi , ma di ciò a tao tempo, eo^ 
psn di altre poche poeeie del periodo riToluzionario, 

(1) Vercelli, presM il Panialii «DccccLxvri , S*, pp. viii-74. 

(2) Sai codice oon dà altra indicazione, difficile quindi rintracciarlo. Il codice della 
Kazionate di Torino K. t. 95, che contiene il Podere e la Balia , erroneamente indicato 
ael catalogo Panni come del leoolo xn, è certamente del principio del xtim: non ei pnò 
^oJndì identificarlo col codice citato dal Rania. Il Podere fu « Illustrato con note » dal 
Rama e doveva uscire pochi med dopo la Balia; quando, non si ea perchè, ceduto dal 
Banza al libraio Brìolo, fu pubblicato in Torino nel settembre 1769 in elegante 8* ptcc. 
ni tipi della Stamperia Beale. « Colai che ereditò l'impresa del Rama non ne ereditò 
ponto la erudizione e la diligenia, > dico a tal proposito il Flamiki, SuUe poesie del 
TtutHJo di genere vario, p. 133, talchi « ìl commento dorrà esser rifatto da capo. ■ No 
•n utore Anton Oiacioto Cara de Canonico; la prefazione e il manifesto del libraio 
furono aerittì dal VcRflAzia. Cf. Studi del barone Vernazsa. Torino, 81 dicembre 1794, 
prette Giacomo Fea e la Bibliografia vematsiana compilata da Prospero Balm in Mi- 
neOmAt Vemaitiana, I, mi. della Reale torin&ie. 

(3) FL&viin. Sulle poeMe del Tansiilo di genere varia, p, ISO e 13*3 , dice inoltre: 
• >lle note del profosiote di Vercelli poco verrà fatto ai critici futuri di aggiungere. > 
U dedicatoria del Raoza fa riprodotta dal prof. Minati, illustre oitetrico, in una edisione 
itila BaHa (per notte Bonaraid-Sorìa 4 febbraio 1871, Pisa. Nistri), ove ai trovano alcuni 
ttRoi bi^rmfici dal Ranza tratti dal Vercellesi illustri del DioiiaoTTi. 




lo 



OIUflBPPE ROBBBTl 



noi un valore morale, poiché, scegliendo più tosto la Balia che altr 
componimento a festeggiare le nozze del conte Giuseppe Maria ÀTOgadro 
di Casanova colla nobile damigella Luisa San Martino di Patella, cor- 
redandolo di note più fìlosoftche che erudite, il giovane professore 
vercellese mostra di cedere anch'egli, nel suo picc-olo centro provinciak 
« all'influenza ora manifesta ora latente, ora invocata ed accolta, or 
temuta e contrastata del Voltaire, del Diderot, degli Enciclopedisti 
del Rousseau > che fa, come osserva argutamente il Masi t^), < dell'Italia 
del 700 una precisa derivazione della Francia contemporanea. * Pu6H 
blicando Vesortazione alle nobili dame di voler allattare esse stesse i 
loro figli (tale il sotto tìtolo dei capitoli del Tansillo) , il Eanzft sì 
dimostra ammiratore e seguace di G^ìan Giacomo, la cui influeusa svea 
determinato nella società francese quella tendenza dì un ritorno alla 
fiatura che fu uno dei piiì curiosi atteggiamenti di quell'epoca (^* 
Parecchie note alla Balia citano un moderno scrittore nel quale è 
facile riconoscere il temuto, anzi proibito Rousseau (^J ; e col Rousseau 
la Dissertation sur Véducation physique des enfants par M"" Ballerxfeld 
citoyen de Genève e VEssai sur les différentes manières d'éìever^ 
ìes enfants etc.y par Jean Huxham, « operette d'oro che meriter6b3| 
boro d'andar per le mani di tutti, perchè li spoglierebbero d'una gran 
qaantit^ di pregiudizi !^). > ^H 

Nel 1 7tì9 co' tipi pure del Panialis uscivano le Poesie e menwrt^ 
di donne letterate che fiorirono negli Stati di S. S. R. M. raccolte 
e date in Ittc-e ora per la prima volta con alcune antiche e moderne 



(1) parrucche e sancttlotti nel iecoU XVIJI. — Milano, TrevM 1888, p. VII, 
{2) Taikb, Les origines de la Frante cùntemporaìne. — L'aneien rigme. P 
Hacfaetta 18H2, I, 212. 

(3) Cf. OeoTres complètes do J. J. Roussui; — 1791 — Tome diiième — Émìle 
OH de VÉducation, t I, pp. SS, 45, 47^ 49-50, 59-60. VÉauk era stato m«9o a1l*ÌQd)ca 
il 6 settembre 1762. 

(4) Parecchi anni dopo (nel 1782) la baronessa Vernazza fa lodata in prosa ed In 
verso per aver allattato essa stessa ÌI figlio Ettore ed averne carata nei prìaii anni la 
edacazione fisica. Cf, Miscellanea Vernasaiana citata, I passim. Le dottrine del RoaneftD 
andavano preudendo piede in Piemonte. Cf. anche Vincenzio MinTi!rii,i.i — Istoria eritiea 
della vita civile — Napoli, presso Qiorannì Grarìer 1764. Tomo primo , pp. 35 42 ; e 
Breve metodù di educare fiaieamente i bambini dalla nascita fino allo $pop^ 
— Torino, Stamp. Reale, 8", p. 163. 



IL OITTAOINO BAMtA 



H 



UerìHoni dì nòbili donne verc$Ue»i *^'. Nella dedica al > nobile e 
ehiarissimo signor Coute G-iuseppe Gorbeita Bellini di Lessolo > per 
le sue nozze < con madamigella Felicita Àrborìo GUttinara di Gatti- 
□ara » il giovane autore sì mostra animato dello stesso spìrito che 
dae acmi ìunauzi gli aveva fatto presentare a giorano sposa l'edizione 
della Balia, « Bramavasi, egli dice, di veder propagato qael vostro 
prezioso carattere di cavaliere che memore di essere uoìno nel mede- 
simo tempo che nobiìe si merita da tutta gente benevolenza , grati- 
tudine e venerazione : e quel ch'è il più bell'elogio non già d'uomo 
cavaliere (pregio annobilì tntti comuni) ma si di cavaliere uomo: di 
cavaliere cioè che quanto in dignità e potenza levasi sopra il popolo 
Uoto nel più bel fiore delle virtù morali e civili non sa cedere a 
Dessono dei suoi ^ualì. Ed agognavasì .... veder moltiplicato. . . . 
lo spirito di patriottismo in prò delle scienze e delle arti e d'ogni 
cosa spettante al proprio comodo e vantaggio : spirito che da voi e 
da tali altri ben nati cuori Dio volesse che a tutti i par vostri ben 
praato si comunicasse per la pubblica felicità ... : » anzi più cito 
l'editore della Baliaj ammiratore di Gian Giacomo, vi si può indovi- 
nare il fÌ2taro agitatore (->. Il libretto delle Poem e metnorie mirava, 
itando l'esempio di donne letterate d'altri tempi, a suscitar loro 
unitatrìci ne' tempi moderni ed a soddisfare alla mancanza già lamen- 
tata da eletti ingegni di « nna storia letteraria patria che mostrasse 
chiaramente che da quando nel resto d'Italia cominciarono a risorgere 
le lettere sino al miglior rifiorimento ebbero anche i Piemontesi mai 
sempre chi gareggiò cogli italici ingegni i^l • È semplice lavoro di 
compilazione e contiene nella prima parte con alcune poesie, per lo 
più sonetti, notizie biografiche tratte dal Della Chiesa, dal Rossetti, 
ilall'Alberti, dal Cotta, dal Bulìfon, dalla BergalU (^', nella seconda 



(1) Teredll, Pkni&lU, 1769, 8", pp. vtiKtS. 

(?) B^pramìuni «tiiiiig'tiauti ricorrono nella famosa lottora del R^nza al ministro 6ra> 
uri. V«reetli, 6 ottobre 1790. 

(8] PnfuioDo alla Streide di Alflswndro Tebacro. — VercalU , tip. Patria, 1777, 
». a, 

(4) Pi 6 eba la notìzie sn Utulama CUadia della Rovere lignora di Vinoro, Anna 
Ouarla di^i Scaravelli, niadonoa Fiorenza G. pidinonUfse, Maddalena PallaTÌcini deimar- 
<M dì Cera. Leonora Falletta di San Giorgio. Livia TomìeUa Borromoa . di etti si ri- 



à 



» 



OIUSBPPK ROBCntl 



semplici memorie - dì altre valorose donne che negli Stati di S. S. R. 
il Re di Sardegna fiorirono pure iu poesìa (benché dall'editore non si 
abbia potato avere alcun saggio dei loro componimenti) od in altro 
genere di letteratura » pure compilate sul Della Chiesa e specialmente 
snll'Alberti ; in ultimo — parte originale — • antiche e moderne 
poetiche iscrizioni di nobili donne vercettesi con alcune notizie intorno 
alle loro famìglie ^'1. * Parecchi anni dopo il libro del Ranza, lodato 
dal Tiraboschi (^' e dal G^leani Napione (^' era ristampato in parte 
— mala sorte per un libro di erndìmne — neW Istrujiione chiara 
alle figliole ed alle vedove psr imparar Varie di maritarsi **'. 

Il Ranza avrebbe forse seguitato un pezzo ad insegnar dalla soa 
cattedra dì umanità, limitando i suoi desideri alla promozione alla 
rettorica, se non gli fosse nato il pensiero di prender moglie. Sansa 
che fossero pur talvolta distìnti neppure degli ordini minori o che fosse 
annesso alla loro carica verun benelizìo ecclesiastico, ì professori delle 
scuole regìe in Piemonte solevano vestire l'abito ecclesiastico ed erano 
quindi astretti al celibato. L'inveterata consuetudine (^) nessuno aveva 
mai osato rompere, e per quante istanze presentasse il Ranza al ma- 
gistrato della Riforma, soprain tendente agli studi, non si volle in favor 
sao « declinare dalla linea di condotta fino allora seguita; * dimo- 
doché solo dopo aver presentate le dimissioni dalla cattedra, che aveva 



ra 

■1 

la I 



portano alcane poesìe, avrebbe avuto forae an certo valore , una raccolta ma. di rime del 
500 cbe, dice il R. « io serbo fra ^\\ altri miei ruL > In questa raccolta < ci sona poesie 
di vario genere tutte perb nianoicritte del Pen«a . dol Goselini, del conte di Camerano, 
del Guano, del Contile, di Celio Magno, dell'Albicaot^, del cav. Veadramln e d'altri potti 
ma Bpecialmeate ìnsabrì e piemontesi. > IL codice fa forse vondato dal Banu itMW o 
andò poi dÌ9|>erso con altri di sua proprietà. 

(1) Ha anche altre notìzie vercellesi, ad «sempio una digressione storica solU proM 
di Vercelli del IS novembre XbòZ, sulla fonjazione della confraternita e chiesa di Santa 
Maria di Loreto, ecc. Il Voraazta richiestone mandò ali'ab. Kanra lodandolo delle sue 
« dotte fatiche > alcune postille all'opascolo. Lettera Vernazza a Ranxa. 14 febbraio 1770 
[CoUeiiono d*aatogrEfÌ Cibrario]. Anche in copia in Màceìlanea Verwusiana , voL 47. 
Biblioteca del fie in Torino. 

(2; Storia della letteratura italiana — edixione di Modena 1792, VII, 1164. 

(3) Deiru$o e dei pregi della lingua io9cana, voi. 1, p. 121. Milano, Salraatri 1 

(4) Così in una nota autografa di Pronpero Balbo in una copia delle Vouie 4 
morie alla Beale di Torino. 

(5) Olgiati, not. cit — Darò 6no oltre il primo trentennio del mooIo. Cf Valli 
Vita, di Tommoio l'aitauri 9Critta da c«i0. Torino. Boux e Favai* 1878, pp. 88^ 




IL orrrA.DU«o aa.kia 13 

teauta onorevolmente per sei anni, potò sposare '^^Ànna Maria Chia- 
verottif figlia par essa di bottegai, non priva di beni di fortuna <^>, 
che gli fa compagna fedele per tutta la vita e madre amorosissima 
di numerosa figliolanza '-'^^ 

Dal 1771 al 1777 il Ranza che non era sprorristo di beni dì 
fortana ^^> seguitò ad occuparsi dei suoi studi prediletti, sempre dili- 
gentissimo nel raccogliere quante memorie patrie gli potessero capitare 
tra mani ed incominciando a metter insieme tra pitture, manoscritti, 
iscrìsioni, monete, frammenti d'antichità d'ogni maniera una non spre- 
gevole collezione di oggetti d'antichità vercellese^ che pur troppo le 
sue TÌceode polìtiche e le strettezze della famiglia dispersero in seguito, 
Don senza però che egli la avesse in parte fatta conoscere con pa- 
recchie pubblicazioni. Àgli studi eruditi ed artistici mescolava però , 
OD po' enciclopedico, esperienze agrarie, di bachicoltura, ecc. , ohe aveva 
occasione d'intraprendere in un suo podere oltre Sesia o forse, come 
era oso di molti della classe tra nobiltà e popolo, in qualche teni- 
mento da lui condotto in affittoti). Fin dal 1770 aveva terminato 
ano scritto: Ri/lt^ssioni sulle risiere, « cominciato per proprio genio, » 
per comando di Vittorio Amedeo ^che fu poi III), allora Duca di Sa- 
voia <^), e ne aveva avuto in dono « per mezzo del sig. abate Vaselli 



(1) Fona ooU'npnle o primi di maggio. Il 24 maggio U Coogregutone doU'Ospliio 
li ouità di Vernili Bccord&odo ad Aona Marta Chiaverotti -Ranza il pigamonto di qq 
I<fato di lire 50. le nega ra di concorrere a uoa dote annua di lire 10(1 atiireredìtàFaseiDa, 
nXttm 1« «ae Dotorìe oondiiioni di fortuna. Cori nell'ordioato steMo giorno deUa Coogre* 
fUÌMU deU'Ofpiiio dì carità. 

(S) ■ . . . . bATdndu preso per moglie Dna figlia di na altro piziicagnolo, IraTiiaima 
laiH dM U ha portato del bene .... noD ha più continoato quella carriera , ecc. > 
Utt«m V««ti a Oraneri, 18 maggio 1791. L« dote della Chiarerotti superara le 7000 lire 
• Moadenta dì gran laaga le doti di persona di sua condiiione. > 

(^) Quattro, tre femmine o nn maschio, topravviBsero al padre, altri quattro morifano 
la&KÌ«. 

(4) Se non * ài agiata fortuna, • come lo rorrebbe il De G-rboort, Storia tteUa 
ytreatUM iétteratura, W, 416, era perà tra ì propri mezzi e la dote della rooglio in di- 
•creto fiato. Anxt U lao nome Agora in una « nota dei titolati e nobili di Vercelli col n- 
SÌitncha po a a e dono nel territorio per cui possono entrare in consìglio e con le parentela 
riipettÌTe, anche coi cittadini per l'esclusione contemporanea [dicembre 1790>. > 

(5) Fancelli anni dopo avera in afììtto un podere sul NuTarese dei conti Castellani. 
N«o è improbabile che anche in questo perìodo dalla sua vita tentasse tale specalaiione. 

l6) Si oonaarratto manoscritte alla Nazionale di Torino con segnatura N. IIT. 14. Il 
Baou ri sostiene l'opinioDd che le risaie siano state introdotte nel Vercellefie circa il 1525, 



i 



U OTUSXm ROBERTI 

frar«cchie opere di economia civile * che gli farono inoentiTo ad aìtri 
stadi ed esperienze t>'. Ma < la fervida sua fiintasia non poterà arre- 
starsi alle cure di padre di famiglia e cercando dì ftrsi nome e di 
facilitarsi i mozzi di comuDÌCiire al pubblico i ano! Inmì e le sue 
ì(]tìts''^t M immaginò di aprire nell'agosto 1777 inYercellì, che con- 
tava allora la sola stamperìa Fanìalis, una tipografia con annesso ne- 
gozio librano. Alla Sereide di Alessandro Tesauro t^* ohe fa la primi 

H4 ni Htanipò un* pftrtd col titolo Pensiero sopra le risaie tU Lombardim aaUa Kétimt 
UtUrarH di Aftlano, voi. V, n. 36, 1784, bcendolo credere già ttampatOj meativ «n lUti 
irummv) rnaiioicritto f come eemplice sehiiio di una completa dlnertatìn» wm tila wèèi^ 
ria i p t*in\ pure nella parta 4* del tomo VII degli OpuaeoH aeeìU mài» weiemm • jhA mH 
fMAKKMJ). Allora il lUnza bì risolvette a stamparlo, corrotto, neUa ina tipognifla FrtriL 

(1) Oltre alla Memoria mììa semema dei biffatti, ecc. unita airediiioiM del Tmmdi 
fli cui fra \ntro, ìttmiò Tentatioo di tre anni snUa preparationt deUa aeiMMte, Temili, 
tip. l'atria I7H7 e La aeeonda raccolta dei boeeoìi, Vercelli, tip. Patria 1788; queffol- 
tiina ri«tami«u tra gli upaiicali scelti del Uarelli, XI, 189 e eeg. ed anche in AnMogit 
rimana, toinu XVI, n. Xl-XII-XIII, 1789, settembre, tra gli articoli di > economia • U 
irii:iiifiris il'il « tfAvhrn Hig. ])rof. G. A. IUkza. > Vedi anche Biblioteea of/remonlana, DI 
'17^7^ |t. 'Mi ti t'aìfndario Oeorgieo, Torino, 1791, 62. Nel raitot«eo di tre anm^eee. 
Ta. ilice : • quelito wgglu Mia un pubblico attestato che Toner compartitomi dalla Sodeti 
Agraria tii lorinu ron l'aggregaiionc spontanea in socio libero non resta in me sterile e 
Ìn';fiflr(Mo. » Membro dulia Sorietà agraria ^intitola nella veniooe del Fenelon oaàn b 
Monache di Citmhrai, Torino, IHOO: ciò non ostante il eoo nome non comparì nà ili- 
ligonti Klrnnhi (ict:a-ìemici ed indici delle pubbìicationi fatte dalla R. Accademia d^^^ri- 
rnltura in Turino dnl l'/sr, al Ibsr,. Torino, Camilla e Bertolero, 1886, 16", pp. 178L 
KìfTaLt^i |rrn>lti/,ionì iiKJiiKwrni fi>rHH u cruJcn: die il Ranza fosse < non mediocremente venato 
ili iiimliniiia • <>« irietlim. • Our\ ÌI Culi hi, Storia di 5fi7aRO,V, 24, il Di Caitro, Milano t 
lit rrpuhbUea r.inatjtina, ecc. p. 141, il Fuìmcuetti, Storia d'Italia dal 1789 al 1799, p. 289. 

i'I) Olgiatl, iiotn ritatr. 

(:t) hf.Wi Serndr di Atemandro Tessauro alle nobili e virittoM donne, hibri ine- 
Si prAtii'itb) iiiKi priifiuiono dui Itugìo Professure Gioanni Antonio Banza e aggingoesi nu 
mniiioria d'il iiieiliwiiiio Hiilln inaiiiora di conservare la semenza dei bigatti tanto per ri- 
iii'itkrn la priiim rmitulla uvu falli conio in questo anno 1777, quanto per farne regolar- 
iiiinUi lina imuin'ift piii Hicurn della prima. Vercelli, tipografia Patria, 8*, pp. zs-l!9^ 
xixr, 1777. - I.Vlixion'i iltilla .S'ereiV/« ò condotta mila prima. Torino » praaao Texede 
d'il I trivi I nei) uà l'tH'r, iii -l'. I.n Maniuria sui bigatti Ò dedicata alla moglie < come a monu- 
inniitf di roiilii^nili- iiiiiiciii» furne non comune. > Fu riprodotta in Antologia romana, 
ioiiiu IV, II. xxvii-xxxi, 177H, — Un inodaf^lione contenente una nottola ed il motto 
•}>'///,; Urj.>''.f iir» l'itwi'gnu di'llu nuova tipografia che si trova nella prima pagina della 
inmfgUiT \tntln dnllii hu» edizioni. Tiilunii In nel medaglione le sole cifre S, P. 9 7*. P. 
Nolln iiltìina pagìmi ili molti fra i volumi U!;citi dalla Tipografia Patria un altro meda- 
gllcinn con un Inorut HfdHuto a f^uanlia di una pianta di melarance (ranze); il e modificato 
^nntìlì7.i'> NUMiitiin • imi! già abbinmu accennato; in giro il motto audmdun colla datain 
cifro niiiiann. Nnl vuliimo dulia Sereide sotto allo stemma le parole : per Ludovico Franoo 
direttore della Klaiiipnria Patria. Il Franco fu per tutto il tempo della vita della stam- 
peria od lUuza, iwi npr\ una tiiwgrafia ]>er conto proprio in Ivrea. Alcuni manifintt della 
« Patria » sono tlrmati dal Franco. 



U. CITTADINO KkSfZA 



15 



opera impressa cod tipi abbastanza DÌtidi ed eleganti per tempi di cui 
ci rimangoDO poco belli esemplari tipografici, premise ona Prefazione 
« per raprimento della Nuora Tipografìa » cai arerà dato « il bel 
nome di patria perchè indirizzata al comodo e splendore della nazione 
e specialmente di questa mia patria. • È un curioso programma in 
coi il Ranza espone i suoi intendimenti eruditi e commerciali. Far 
oonoaeere tra « le opere edite ed inedite latine ed italiane disperse 
qna e là di nazionali scrittori a pochissimi note per mancanza di storia 
letteraria patria > (si intenda piemontese! le migliori, ma nel tempo 
stesso contrapporre alla concorrenza < dei libri in massima parte venuti 
d'oltr'Alpe che smùngono la nazione • la bontà dei prodotti a miglior 
prezzo uscito dalla nuova stamperia. 

Con tali intendimenti^ aiutata dalla valida protezione di diversi 
nobili vercellesi, tinti dì qualche vernice letteraria, ed amatori e pro- 
tettori di quanto poteva crescer lustro alla patria, che allora il ceto 
nobiliare in Italia non metteva tatto il suo studio a far pompa di 
ricchezze nella capitale, ma dimorando sempre nella città natale ne 
Diceva un piccolo centro, da parecchi preti colti della diocesi e d'altre 
parti del Piemonte, da corrispondenti d'altri Stati italiani, la Stam- 
peria Patria ebbe rita onorata per lo spazio di tredici anni dal 1777 
al 1790. « Le diuturne ricerche per me fatte de' nazionali scrittori e 
degli antichi monumenti illustranti la patria forniranno di quando in 
quando eletti materiali a' novelli torchi, da cui avranno par nuora 
rita molt'altre opere scientifiche e letterarie dei migliori secoli per 
tacer delle moderne e giornaliere, la cui edizione crederassi opportuna 
alleatile nazionale (^^ * area pur detto il Ranza nella citata prefazione. 
Secondo questo programma non doveva mancare alla nuova stamperia 
il lavoro fornitole dallo stesso suo proprietario. 

Le pubblicazioni originali del Ranza, in questo -periodo di tempo, 
hanno tutte relazione piuttosto stretta con un avvenimento di molta 
importanza, sebbene allora poco avvertita, per la storia civile ed artì- 
stica di ^Vercelli, la distruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore, 
insigne monumento di antichità cristiana. Ufficiata per l'ultima volta 



(1) La Sereids, Pnf. citata. 



K 



OnrSEPPB ROBERTI 



1*8 gennaio 1773^ era renduta negli nltimi mesi del 1776 dall'Econo- 
mato B«gio ad mi tal Sterno Rotare, « negoziante d'afSttamenti e dìf 
compre di case:» e questi, postosi all'opera di demolizione, dopo una 
breve sospensione di lavori ordinatagli dal cav. Mossi, governatore, non 
per poterne salvare qualche memoria, ma a semplice scopo di impedire che « 
ne venissero danni alle case adiacenti (^>, la compieva sul finire del 1777.fl 
À tale barbara demolizione si era commosso, quasi solo tra gli stu- 
diosi ed i cultori dell'antiche glorie della patria, il Ranza: non potendo, 
certo com'era di non essere esaudito, far sentire la sua voce, disarmato 
contro alle ragioni di pubblica materiale ntilili che aveano consigliata^ 
la distrazione, si contentò di raccoglierne quante più memorie poteva^fl 
comprando a basso prezzo marmi o mosaici di cui s'ignorava il va- 
lore t^}; rilevando alla meglio o facendo rilevare da persona di Ini più 
esperta disegui, piani, alzate, col proposito di serbare almeno colta 
stampa il ricordo di si insigne monumento. 

Grià &n dal 1776, poco prima che si ponesse mano alla distra- 
zione, il Ranza avea pubblicato col tìtolo : Apoteosi cristiana deWim- 
peradcre CostantifU) Magno e di Sanf Elena $ua madre consecrati 
nel disco del soie e della luna^ quai massimi luminari del Cristianesimo e 
banditori del Vangelo del Salvatore in una pittura antichissima della 
vòlta deWahsida della chiesa maggiore di Santa Maria di Vercelli 
fatta fabbricare dallo sfesso imperadore Costantino^ conservato dal- 
Vimminente rovina alla memoria dei posteri dallo spirito patriottico 



I 



(1) Lettera Mossi, ^Tenutore di Vercelli al ministro C0Qt« Corte, 13 Inglio 1777;i 
È pubblicata datrirv. DomeDJco Pirrbro, < Le prime pasete del prof. Gio. ilntontt] 
Santa in Vereeìli (1790-91) » in lì FiloUcnieo ì, 7-8. giugno-lnglio 1886. p. 318- 
Ferrerò mette ìl Rama tra qaelU « che noe seppero neppar trorare naa parola dìdtfeMll 
per difetto di coraggio e di buona Tolontà » contro quell'atto d'ingorda BpecQUuìona.| 
L'avere il Ranza atteso a pabblicare fin dal 1776 < nell'imminente rovina della chiosai 
rincisione < apoteosi cristiana ecc. > ci sembra prorare invece che nel lìmite del ado! melili 
egli faceva quanto era in lui per segnalar ìl barbaro atto. Al qoAle ai potrebbe porft: 
accanto la distmiione di S. Benigno di Frnttaaria, aTTcnota nel 1750 per opera del car- 
dinale Amedeo delle r>anze. 

(2) Nell'atrio della sua casa, piazutta ora Ranza, in prossimità di TÌa Brutto 
{ora Belfoote) furono da lui raccolte e tÌ rimasero fino al 1840, anno in cui furono traaUt 
nell'atrio del palazzo municipale, donde pass&rono con altre nell'attuale pregevole ma 
laiùdario. 




IT, CITTADmO VANtA 



17 



del professore Giovanni Antonio JRama ^^^ nna non molto bella itici- 
sione'^', ad qq t«mpo saggio dì quanto intemlera fare per illustrare 
la basilica e timida protesta contro la saa rovina. A confortarlo nel- 
l'opera dì « dispendioso costo - per un privato, confidava nell'alato 
del can. Giuseppe Luigi Cusano di SagUaoo, allora abate prevosto della 
cattedrale di S. Eusebio, ìndi arcivescovo di Oristano; ina la prote- 
zione non fu cosi valida, come sperava t^', e dovette contentarsi di dare 
alla luce per frammenti, ma sempre con vantaggio della storia e della 
archeologia patria, quello che aveva si>erato pubblicare in un tutto 
omogeneo. 

Nel 1779 la Tipografìa Patria pubblicava la prima operetta del suo 
direttore. Nel primo ingresso alla sede episcopale vercellese del cardinale 
Carlo Giuseppe Filippa di Martiniana. abate e commendatore perpetuo 
di SantA Maria di Casanova, già vescovo di San Giovanni di Moriana, 
il Ransia dava in luce come « monnmento di ossequio ed applauso» 
il pritìio ingressa dei Veacoin di Vercelli *^', breve rassegna del ceri- 
moniale antico secondo Sant'Alberto ed Attone, vescovi, del cerimoniale 
moderno secondo testimonianze sincrone del 1(560 e 1743. Ma il primo 
ingresso non aveva solo lo scopo di festeggiare con « argninentn più 
adatto che non l'ofTerta di poetici fiori troppo facili ad appassire • 
l'entrata del nuovo vescovo, bensì di accn:5arne copertamente il pre- 
ilectissoro Monsignor Vittorio Gaetano Costa d'Arignano « d'ignoranza 
e d'impegno » nella distruzione di Santa Maria Maggiore, e con Mon- 



I 



(1} \i\ inu9trazion« delU Incisione aveva prejtarati tma « Dhftertaxidne nnpra nnit 
pittnim il«l Salvatore, >i che ooa fa mai ntainpata. Ne e«int<ì m* la prima ptirt« in un 
CDdioetto della Biblioteca di S. M. in Torino, cai è anito un esemplare dell' Inciiiune. K 
enrion TinterpretazioDe dei noti sìmboli del sole e della lana con volto amano, data dal 
Ranza àtò, mga\to poi dal Db Grbooky, Storia della Vere, lett, T, 123. vorrebbe vedervi 
Saat'Elena e CosUotiao. Cf. Colombo, Documenti e notìzie in/orno agli artviti vercel- 
k*i, pp. 21. 

(2) Ne possiede con altri il rame il notaio Camillo Leone, di Vercelli, egregio rao- 
cogUtore di antichitÀ e memorìo patria. 

(3) « Siami qai perraoxìw, per uno sfogo dal mio cordoglio di spasiare alcun poco nei 
dt lei (di S. Maria Maggiore) pregi e arcenoarne alcuni capi di maggior opera cho aspet- 
tano solo più congrue mia rìrcostanie o il favore di più stabile mecenate che non fa il 
primo p«r cotiipiero U grari ttpese necessarie alla sun pubblicazione. > H primo ingre9io 
dM vucopì di Vercelli, p. 25. 

(41 Stila tipografia Patria. 1«", pp. 67. 

ML<. s. a, T. iiv. a 




le 



OlUraPPB ROBKRTI 



signor Costa chi aveva consigliato o permessa la demolizione (^K Tali 
« proposizioni > eccitarono contro Tantore la malevolenza dei parenti 
ed amici dei personaggi intaccati e li spinsero a lagnarsene al governo, ■ 
che colpito anch'esso dell'accusa di barbaro e speculatore fece chiamare 
dal governatore il lìanza « al quale, scriveva poi il Mossi al ministro '2)^ 
ho fatto sentire la reggia disapprovnzione delle irregolarità delle espres- 
sioni in cui ò trascorso nel libro che ha pubblicato e gli ho inti- 
mato di reale ordine di astenersi da simili o equJTalenti espressioni 
riguardo degli ordini e provvedimenti del governo per non dar luogo 
a pili efficaci e disgustosi provvedimenti a di lui contegno. Ho poi 
presi quegli esjìedienti che ho creduti più necessari per ritirare quei 
libri che si potessero ritirare da sua casa, botega od altri siti , ma 
non ne ho potuto ritirare che due. il che non mi ha sovrapreso, stante 
che lo smaltimento era stato grandissimo. » Molte copie^ come avviene 
di cosa proibita, si erano sottratte alla vigilanza del governatore , e M 
si vendettero « di nascosto il doppio e fino it triplo delle prime; il 
che gli fruttò d'assai contante ^^K • Per la prima volta, e questa quasi 
con suo vantaggio, il Ranza avea che fere col Governo! 

Non potendo altrimenti mandare ad effetto il s'io rlìsegno, appro- 
fittò sempre il Ranza d'allora in poi dì ogni occasione che gli si pre* 
sentasse per far pubblica qualche memoria della distrutta basilica, visite 
di principi , stampe di opere di soggetto analogo o per poco somi- 
gliante, ecc. Pubblicando nel 1781 una seconda edizione della terza 
parte della De chrisfianae ecclesiae primae^ mediae et novissimae o«- 
tatis poìitia di Alessio Aurelio Pelliccia» importante per la disserta- 
zione De re lapidaria et siglis veterum christianorum, annotata con 
special riguardo agli antichi monumenti vercellesi dal Ranza stesso , 
vi premette una < lucubrazioncella > sopra « un prezioso antichissimo 
qoadro vercellese rappresentante Maria Vergine col bambino Gesù s'iHe 
ginocchia, sparso il manto delle greche sigle YH8 XMS* **'. Rifusa 



(1) Coti rOlgiati nelle not« citate. 

(2) Archivio di Stato, Torino — Lettore prÌTat«, Carteggio Moui, governatora di Tep>J 
calli, 23 Doreiubre 1779. 

r3) Ol^ti, Not cit. 

(4) La promette in un attìso latìao premesso al tono volume del Pelliccia (1780), 



IL OlTTADmO RANZA 19 

ed allargata, la < lacabnusioncella > diventava nel 1784 un volametto 
che col titolo, cornane agli altri, di Delle antichità della chiesa mag- 
ffiare di Santa Maria di Vercelli, parlava particolarmente del quadro 
di 8, Ekna (i), magnifico trapunto all'ago con pezzi di tela e ricamo, 
la testa e le mani dipinte ad olio sulla tela, veneratosi come imina- 
gine miracolosa < nella nicchia dell'aitar parrocchiale di Santa Maria 
Maggiore » poi ti'asportato nella chiesa della Trinità e Santa Maria, 
ed attribuito dalla tradizione a Sant'£lena, che l'avrebbe mandato in 
dono, quando Gostantino convertiva un tempio dì Venere nel nuovo 
tempio cristiano. Più che per la critica, innanzi a cui non regge l'osti- 
nasdone e l'armeggiare dell'autore per dimostrare la verità della tra- 
dinone (^, l'opuscolo è pregevole per Taccarata e minutissima descri- 
sione del quadro. La Dissertamne sul quadro di San^Elena usciva in 
luce « monumento del professor Banza, per la venuta in Yercelli della 
principessa Maria Felicita di Savoia sorella del regnante Vittorio Ame- 
deo III li 26 Aprile 1784 a venerare le ceneri del B. Amedeo IX; t^) > 
non mancano quindi le espressioni di devota suddìtan;;a alla casa re- 
gnante « alla real principessa che non fa altro che ricopiare in se 
stessa la pietà e lo zelo dell'immortale suo padre, del regnante fra- 
tallo, dell'augusta cognata e regina, e di tutta la stirpe gloriosa dei 
sabaudi eroi in tutti i tempi ornamento e sostegno della Relì^none e 
del Sacerdozio, benedetti perciò e prosperati da Dio di generaziooo in 
generazione ^^K » Quasi contemporaneamente presso la Ecal Stamperia 
di Torino col solito titolo generico di Antichità della chiesa maggiore 



in an arrìso librario < ai signori associati alla Polizia cristiana del sig. Abate Pellìccia. » 
Vercelli 2 laglio 1781^ rìproJotto nel tomo Vili, p. 54 ^e\V Antologia romana. Non è 
beo eerto però che la pabblicasse perette l'estratto della dissertazione del Pelliccia con le 
gionte del Kanza che m'ò capitato tra roano nella biblioteca deirAccadcmia deile Scienze 
di Torino ne è privo. 

(1) DisterUuiont aul quadro di S. Elena. Vercelli 1784. Dalla tipografia Patria, 

p. XXI. 

(3) Cr. CoLOKBO, Documenti e notizie intomo agli artisti vercellesi, p. 38. 

(3} La paragona a S. Klena per i molti doni fatti a biBogiiosi , le visite ed elargì - 
noni alle chiese, ecc. 

(4) € Umiliato > al Re ed alla Beat Principessa per mezzo del dottor Ignazio Sorais 
De ebbe riscontro il 15 maggio 1784. Il Ranza stampò parte della lettera del Somis in 
sa eleticu di libri di saa edizione, in appendice al libro Le donne più celebri della 
imta nasione. Conversasioni storico-sacre -morali delPab. co. Eriprando Oinlianì. 



« 



OTUBBPPB BOBKRTI 



di Santa Maria in VereelK o particolare di Dissertazione sopra il 
mosaico d'una monomachia (", illastrava « coirusata dottrina (2) » 
l'anicu mosaico salvatosi quasi intero nella distrazione della basilica, 
conserrato « con altri pochi frammenti presso il cittadino compratore 
e distruggitore della medesima ^^\ » Fatta una breve storia de! daello 
presso i Germani ed i Longobardi secondo Tacito e Paolo Diacono, 
descrive il mosaico, rozza opora del principio del secolo xn, ferman- 
dosi, con critica talora non molto rigorosa, a discutere le armi ed abbi- 
gliamenti dei campioni, ed a attribuirne il lavoro a « Constancius mo- 
nacus » e « Mainfredus cnstos, » immagini effigiate suiraltro mosaico 
àeWorchestra davidica, che doveva poco dopo illustrare, attribnendolo 
anche ai due nominati, che nnlla permette con sicurezza di ritenere 
come autori del lavoro '*>. « Per la venuta alla real corte di Torino del 
Re di Svezia, Gustavo III, col nome dì conte di Haga, nel suo girof 
in Italia sul finire dì maggio I7S4 > veniva in luce questo « monu- 
mento del prof. Banza, » rivolto anche alle lodi della casa regnante 
che l'ospitava « ornamento e sostegno della cattolica religione. » Nel 
1785 finalmente la Tipografìa Patria pubblicava un'altra dissertamone 
sopra un mosaico delV orchestra davidica ^'*\ il più prezioso dell'antica 
basilica. Riuscì al Ranza di dimostrare con buon fondamento come il 
mosaico si dovesse, nel disegno, ritenere imitazione di un altro più 
antico di fissare con quasi certezza Tetà del mosaico intorno all'anno 
1 040 : meno felice fu nelle sue congetture intorno agli autori del mo- 
saico stesso, che egli vorrebbe effigiati nelle due figure Constancius 
mottacitó e Mainfredus custos, anzi autori anche di altri lavori a mo- 



(1) 8*, p. 31. Fu inserto ancho in Opu$coU sceìH $u U sciente e U arti, HiUna 
Mm«!1ì 1785, t Vili, p. 2, p. 115. 

(2) Colombo, Doc. e noi. int. art. vere, p. 15. 
(S) Formi il parimonto dell'atrio dotU casa giÀ Rotaro , ora eredi TreTet, ria ban 

Cristoforo 33. 

[4J Colombo, Doc. e noi., p. 16. Cf. anche AnnaUt arehéoìoffiqué$ XV. pp. 337-29, 
La pavés momique^ tn Italie et en Franee par J. Dqra.mu. 

(5) 8*. p. 41, Vercelli, TipOjfraQa Patria mdoclxxxv. È indirizzato qoasi in fornA 
di lettera all'arv. Don Saverio Mattei . e dedicato al caT. Giuseppe Fabrisio Cuunf 
OiuMppe Diana di Bm^netigo tìelin. 1776. — Jac. Merroni se. Medioìani 1781. Da 
questa « ancienne gravure » è riprodotto il disegno del mosaico in Annales archeologi 
qités, XX, pp. 57-58, 1^9 pavé» mosaiques <n Itatie par J. Durand. 



1 



I 



* 




IL ClTTAURn RANZA 



21 



saico nella stessa cliìesa, mentre potrebbero essere con più verìsomi- 
gliaQza qaeUi che avevano r^minessa l'opera o antichi benerattori della 
basìlica H). 

Golia citate dissertazioni (^' restava salva dalFoblio una parte im- 
portantissima della storia artistica vercellese, per cui il Rauza « con 
sentimento di particolar gratitudine si devo nominare'^'' » e non solo 
dai cultori della storia dell'arte; poiché l'ittustrazione di Santa Maria 
Maggiore gli era motivo ad altre indagini storiche u più particolar- 
mente di storia ecclesiastica. Ne fu un frutto Taltra dissertazione delie 
Monache di S. Eusebio primo monastero d'Occidente i^\ fondato e 
diretto da Sant'Eusebia, sorella di Sant'Eusebio, nei pressi della casa 
di lai ed avente in comune la chiesa (di Santa Maria Maggiore) col 
clero easebìauo; dissertazione lodatagli dal Yeniaz^a « come dotta e 
sagace, parendo che ponga le cose nello stato dell'evidenza, » e perciò 
ristampata due anni appresso (1785)'^'. Tra l'uua e l'altra edizione 
delle sue Monache di S. Eusebio, dava in luce un'altra breve disserta- 
zione Del miracolo fatto in Vercelli da 8, Mauro ai 17 marzo del 543 *•*, 
servendosi del racconto di S. Mauro stesso ''' por illustrare Vercelli nel 
sesto secolo e discutere contro al Mabillun <^' la cronologia del viaggio di 
S. Mauro in Francia. Finalmente nello stesso anno 1785 metteva quasi 
il coronamento al lungo lavoro sulla sua basilica prediletta scrivendo le 
sue Riflessioni sopra il testamento del canonico Marco Aurelio Cu- 
sano, da lui forse non destinate alle stampe ma pubblicate in Napoli 
per gentile sorpresa di Saverio Mattei cui aveva mandato il manoscritto, 
come a legale, in ricambio di una brillante arringa i Maestri di Cap- 



ti) CoLOKPo, Doc. e not. dt., p. U. 

(2) U disegno di rìantrle in an sol corpo non fainai effisttuto. Utocù, comeavrebbo 
muitato, il farore d'un me'^eaate. * 

(8) Colombo cit, p. U. 

(4) Kon m'è rìujKJto T«dere questa prima edizìoDe, ma aa parla il Ranza uella de- 
^ ddl Miracolo falio in Vercelli da S. Mauro al •< suo pregiatinsiinu amico il sig. 
D. Gioseppc Vernazu, barone dì Pteaey q segnitarìo di Statu. » Dtiv' uasvrà dei primi 
dtl 1783. 

ih) 7«rcelli HDOOLXXXV dalla tipografia Patria, 8'. p. 165. 

(6) V«reeUì 1784. dalla Tipografia Patria, 8", p. 39. 

(7) & F&usius in viU Suncti Mauri. — Apud BoUand. tv jaaaar. 
^ atti del Santi Benedettiai, tomu primo. 



à 



ttltlSRfPB ROBERTI 



jjeJh '-^ . Era la storÌJi della questione Ji Santa Maria M«g;jÌore, già 
durata moltissimo tempo, a comporre la qoale il Ranza venÌTa a 
proporre Tesatta interpretazione ed esccu!:ione del testamento Cusano, 
la rìvendìcazione dei diritti di gius patronato per parte del Consiglio 
di città» ramtninist razione delle cospicue rendite tolta al Capitolo cu- 
sebiano, cai non apparteneva, e data a qnattro delegati in vario grado 
dì varie rappresentanze, e, vanaglorioso sem|ire, la nomina dei bene- 
ficiati da farsi dopo un esame « dato dai quattro o sei letterati più 
illastri della città, proponenti an toma di sacra eloquenza o di storia 
ecclesiastica, ^ tra i quali avrebbe di certo messo innanzi se stesso. 
« Faccia la grazia di Dio, concludeva, che questi voti d'un buon cit- 
t-adino passino sotto gli occhi dell'ottimo nostro re e dei suoi illumi- 
nati ministri per mezzo degli amministratori della nostra città, che ne 
sono il legittimo organo, e ricevano quindi la perfezione che loro mauca. • 
11 libro « svolava delle spiacevoli verità '2) > e incontrò poco, anzi ralse 
forse al Ranza il raffreddarsi della benevolenza di qualcuno fra i pri- 
mari vercellesi, preparandogli quella condizione d'animo e di pensieri 
che lo dovevano poi portare ai famosi tentativi di riformo cittadine 
nel 1790-91, causa del suo esilio e delle fortunose venture vicende. 
Ricercatore diligente^ se non sempre oculato, in un altro campo 
doveva il Ranza esercitare la sua attività. Non potendo scrivere la 
storia della sua patria ^^\ contribuì forse piti d'ogni altro a metterne 
insieme preziosi materiali. Mentre si sconosceva intorno a lui siffatta- 
mente rimiK>rtanza dei più antichi monumenti della città da permet- 
terne il tarpe scempio, il Ranza, paziente « ed utile fìlopatrida (^), > 
non curando lo scherno onde l'ignoranza premia spesso nel piccolo centro 



fi) 8*, p. 40. Questa edizione delle « Riflessioni > non Im noto Upograflcbe, ma cod- 
liene la letUra à\ riagraxìainento del Ranza il Mattei. È dedicata a monsignor GiQMp|ie 
Luigi Cusano di Sairliano, arcìrescoTo •jt Oristano, l'antico ntecennte • non stabile • del 
Ranzft. he - Riflessioni » rur»nu rìstaiopate a Milanu dal Marelli, B**, p. 42, I7H^. 

(2) Olgiati. Note citate. 

(3 II Consiglio civicu, cai s'era rivolto per mezzo del sao foturo biografo, il cAv. 01- 
giatif negò di comunicargli per capili alcuni docamvntì, poa-ljè il rìchiodcnteera < ilttmiUto 
riguardo al numero doi docomentì » quindi ne sarebbe venuto aggravio a1]'urchivi>ta, • 
lo stile • arguto e frizzante di cui i*<;ra più volte val.<<o l'autore » e l'animciflìtÀ dlnio- 
straia per il Tutto di d.intii Maria Mjggìoro. facevano temere allnsìoni contemponiaee. 

(i^ Eaomiirìii Lctttirarie di Uoma, tomo XIII, uuui. XXI, 1784j 22 ma^^io. 




n. CtTTADmo RAKZA 



«3 



di proTincia olii s'uccupa di certi studi ('vcoiisenava assai rai|;guardevo]e 
DQuiero di titoli vercellesi- « Semplice raccoglitore non epigrafista » e 
perciò esitato ad « errar graudetueote iieiraccoglìere come sincere le 
spurie > che aveva trovato nelle schede del Kanzo * e nell'iuterpretarle» 
era incapace di fiugernet-'; nou poco da varie parti, e particolaraiente 
dalle foudameuta di Santa Maria Maggiore, tra i rottami da gettarsi nel 
fiume, raccolse, iu casa sua^ donde poi passarono nell'atrio del palazzo 
municipale ed attualmente con altre nel museo lapidario municipale 
presso Santo Eusebio. Parecchie opero sue, le Poesie e memorie di dotine 
ietteraie^ la dissertazione sul f]uadrù di S. Elena, la dissertazione sopra 
«m ittosaico dell'orchestra davidica, lu Momiche di S. Eusebio, Ira 
le già citate ; Toposcolo Iscriztùne scoperta in Vercelli ai 1 4 di Set- 
tembre 17S3 sopra un gran piedestallo che doveva sostenere un gruppo 
di due antiche donne *■** ; le note apposte all'edizione della Versione 
dei Salmi di Saverio Mattel e particolarmente quelle alla quarta dis- 
sertazione, volume terzo della « De christianae ecclesìae primae, we- 
diae et twvissìmae aetatis politia » di Alessio Aurelio Pelliccia, con- 
tengono titoli vercellesi; il che gli valse colle lodi del competentissimo 
padre Luigi Bruzza, Iclogio del Mominsen che lo dice « optioius et 
omni fide dignus ^^K > Delle centoventìcinque epigrafi vercellesi ripor- 
tate nel « Corpus Inscrìptionum latinarum • voi. V, 2, ben trentadue 
furono serbate per diligenza del Hanza, diciassette da lui pubblicate 
per la prima volta i^K 

Alle benemerenze verso l'arte vercellese, già ricordate nel parlare 
dei lavori su Santa Maria Maggiore, aggiunse il Ranza altre ricerche 



■U:bi 



(t) Parlando dei laoi studi ialorno a f^anU Maria Maggiora dice ì\ Kania fltesmcbe 
litorò « lempre sotto gli ofcliì del pubblico, senza |>anto curare né ì motteggi, nà il di' 
■{treno, ni l'ironica coni passio tit) di'ìo gìttasni tempo e denaro ». Prefazione all'edizione 
del SatUrio IMoidteo di mon«{gnor Rogito. Vercelli, St. Patria, 17^^, t. I, p. xlu. 

(2 Bho£xa, laerùioni antiche eereeìlen, Roma, Cagglani Santini 1874, p. xtiii. 

(3) 12", pp. IX — VerceUI. 1783. dalla Stamperia Patria, li 25 gettcmbre. - Cf. 
« Giudieio delle romane effemeridi su Viscritione scoperta in Vercelli e dubbi in- 
timo at medesimo 12". pp. xiv. Vercelli. Stamperìa Patria. 

(4) C. I. L. V. 2. p. 375. 

(5) Il sac GiuTaccbiao GaravelU lasciò Schede Vercetleai , tratte la miggior |)arte 
dille opere del Kania. Esistono ms. alla Biblioteca di S. M. in Torino , ma hanno poco 
talore e »ono diaordinAtfi. 



J 



OltlSBPPB ROBERTI 



sa diversi perìodi delta storia dell'arte in Vercelli ed in altre 
del Piemonte, suggeritogli o da monumenti esistenti nella sua patria 
da qualche cimelio ch'egli era riuscito a far suo e conservava fra 
le cose sue più preziose; ma come i manoscritti '^^ da luì raccolti, così 
andarono perduti , chi sa in qual epoca , quadri , diseguì , incisioniji 
medaglie, sigilli. Dei lavorì che aveva intrapresi ad illustrarli beii' 
poco ci rimane. Nel Eagìonamenio lettoli giorno IS aprile 1778 e 
impresso coi Regoìaniefiti della Reale Accademia di Pittura e Sccm 
tura di Torino t^) il conte Durando di Villa si professa gratissìmo di 
notizie d'artisti piemontesi, tra gli altrì^ al * professor i{anza che con 
cortesia pari airerudìzione mi ha favorito diverse notizie riguardanti 
particoliirmeute quella città ^Vercelli) e Beruardiuo Lanino » ed av- 
verte che « 11 dotto e colto sig. Ranza possiede in Vercelli un ca^ 
tone originale dì Gaudenzio Ferrari ed una tavoletta circotare dietro 
cui sta scrìtto con matita nera • Jeronimus Juvenonis maestro di 
Gn udendo '•''. » Cn Saggio dell arte del disegno tra li Vercellesi fu 
promesso dal Kanza nelTedizione seconda Delle Monache di S. Eusebio (*', 
« opuscolo che potrà avere luogo in qualche occorrenza; » cosi un'edizione 
del libro HéìV Imita^iofie di Cristo trattandovi ■ la celebre questione 
sul nome, cognome e patria, professione ed età del suo autore dimo- 
strandolo Gioanni Gersen, abate benedettino di S. Stefano di Vercelli, 
nativo (li Gavaglià, > annunziata nella prefazione al tomo III dolTedi- 
zìono dei Salmi di monsignor Bugilo ; un'illustrazione alla fabbrica d 



I 



(1) Il VaUaurì ricorda {Storia delia poaìa), I, 104, come esistenti ■ presto gli «redi 
dal Kin£& in Vercelli un m<. lul titolo: fiuòertini clerici crescentinatùi carmina, ì, 269j 
presso gU credi d«1 sig, Buonincontro Ranu pare ms. le epigrafi di Giuseppe Br 
(Joseptiafl Abr&haidamusK Sabaud'tae principum ieonen a Beroldo saxonio geneaeoé pr 
toplasto, ecc. > Ha questi con altri paroccUi sono ormai irreperibili. 

(2) 4", p. 29. Dalla stamporla Reale 1778. 
(H) È ritenuta apocrifa dai uiodorni editori del Vasari, XI, 275 e dal Culombo, Tti 

ed opere di Gaudeneto Ferrari pittore, p. 8. L'asservtione del lUnxa, diralgala dal D« 
cando di Villa e ooiifermata dal Ranza medesìitiu in « ana postilla che Bcrisse in marcili 
di un'operetta inedita di Amedeo Bollini (ms. parte 3* foglio 54), i> eervl di baso a tatti 
gli scrittori di coso d'arto, che fanno Gautleozio scolaro di Oiovenone. — Del cuiite iì. M. Alo 
sandri aaserìace il De Gregory, IV , 3^5 arer posseduto il Ranza un cart<iue in niatì^ 
rossa <i pensiero del gran quadro che eflisteva nell'atrio del già rollio dei Gesuiti 
Xoriao, rappresentante S. Ignazio in gloria. » 
(4J P. 133. noU 116. 




IL CITT&UIHO aAMZA 



25 



itero ed alla storia della chiesa di San Lorenzo in Novara pure 

iata in un'operetta del canonico Albetti uoyarcser Del luogo di 

irate il battesimo e spedabnente delVinsignp. hattisUro della 

di Novara <i>, e forse altre ancora: ma di nessuna dì queste 

rimane altra memoria. 

Ad altri lavori d'erudizione dovevano portare il Eanza alcune ri* 
stampe corate nella sua tipografia ed il desiderio d'illustrare, più 
compiutamente che fosse possibile, uno dei mosaici di Santa Maria 
Maggiore, quello rappresentante l'Orchestra davidica. Entrato in re- 
luìone con Saverio Mattei, allora lodatissimo in Italia per la versione 
drà salmi in strofette metastasiane, incominciò nel 1781 la ristampa 
dei Salmi del bizzarro avvocato uapololano. 11 pensiero di dare una 
compiuta descrizione ed illustrazione del mosaico vercellese e dì spie- 
gare col suo aiuto alcuni passi controversi del salterio e partìcolar- 
Meote i titoli musici dei salmi stessi, in sussidio dell'amico Matteì , 
M?ersato e non a torto da molti, da alcuni anzi aspramente combat- 
tuto i'^. portava il Ranza a darsi circa appunto il 1731 a studi di 
erudizione sacra. L'edizione del Mattei, ritardata per molte conlra- 
rieUl. ebbe soltanto di mano del Hanza • un estratto degli argomenti 
e delle note ed osservazioni del Mattei più interessanti di ciascun 
almo , . , , per rendere più compita la portatile edizione t^); » Tillu- 
strazione del mosaico, promessa pel secondo tomo dell'edizione Mattei ^*\ 
lisciva invece in luce colla ristampa del Salterio davidico e Inter- 
pitre (sic) cristiano concordemente espressi in ampia poetica Urica 
(fd/Miia parafrasi, ecc. di monsignor Rugilo, minor conventuale, uno 
[*l ti principali avversari del Mattei^ di cui il Banza si faceva editore 

Uj TerceUi, 1784, SUroperia Patria, p. S^i. 

(8) E tra qaesU da Canati, Hìotz, Caouvai, Fantuzzi, Bugilo. 

(3) &TrÌM> librarlo della Stamperìa latria ili VerctiMi , 2 laglia 1781 in Antologia 
f^wma. t VIU, p. 54. 

(4) Era stata annaniiata fin dal 1118. Ct Per ia solennità del ff torno XV di oitobre 
vj XDCCLXX Vili, epistola alia gentilianima dama la aignora contessa Gabriella Te- 
'CM Boeero di Guarene, nata Cariato di Careaana, 16", p. 7, Vurcellì. dalla Stamperia 
^Atria. L'edizìoDO Tercelle«e del Matt«i è in 2 voi, in 12", di complessive pp. 500. L*edi- 
>uo» lorìoeas del Briolo. vuL 13 in 12% lia la «tessa impaginatura e caratteri tipografici: 
Ptnbkt «Mire U atèsaa edìuone vera liete sotto noofa foggia por facilitaru lo smercio. 



I 



CIU8BPPK ROBERTI 



per presentare quasi di fronte le due interpretazioni. Postosi allo studio 
deirebraico col signor Salvator Segre suo amico (^) e concittadino, 
« predicatore nella scuola spagnuola di Torino, » indi col sig. Jacob 
Segre, cugino dell'altro, < lessico e concordanze per cosi dire ambulanti» 
si dava a tutt'uoiuo allo studio dei salmi, ed asserendo d'aver fttto 
tali importanti scoperte specialmente sai titoli musici di essi da ren- 
derli quasi « un mondo nuovo, » si risolse a valersi dell'edizione del 
Bugilo per divulgarle. 11 tomo li, parte I, dell'edizione del Salterio 
del Rngilo contiene infatti una Dissertazione preliminare del pro- 
fessore Rama in cui si descrive il mosaico musico ebreo di Ver- 
ceìli^^), il tomo li, parte li, mì'iìin Dissertaeione sulForigine dèBa 
musica ebrea e il suo nome nei titoli dei salmi, il tomo IH una nuova 
dissertazione sopra il verso 19 del salmo XXI: Diviserunt sibi 
vestimenta mea (^). Alle severe critiche c^), in cui gli si rìn&cdava 
« l'ignoranza delle lingue orientali » o d'averne « una semplice tin- 



(1) Cario» il vedere il Raoia, poco dopo aTrenarìo fanatico degli ebrei , chiaman 
amico il Segre. 

(2) Il musaico era stato fatto copiare ed incidere cogli altri della distratta chiesa dit 
Bania « non contento J'anu sterile ammirazione. > Rappresentava « U re Davide la am- 
plissima sedia che qual maestro di cap(>ella ascolta attentamente e modera la ainronia di 
dieci sonatori di diversi ebraici stromenti da nervi e da fiato. » 

(i(} Kra dedicata a monsignor Scipione de'Ricci, cui già aveva mandato quattro anni 
prima, le sue Mnnache di .9. Emebio e n'era stato rìngraxiato con lettera antografk del 
17 aprile 1788: ■ nel considerare la rara e singolare eradizione sacra e profiua di cai 
Ella Ita sparso il suo libro ho avuto anco luogo di prendere molti lumi per mìo r^la- 
mento atl oggetto di sìstemara qualche mia comunità religiosa conformemente alle mire 
del nostro illuminato sovrano. Io penso che avrà veduto i provvedimenti da luì dati topca 
le monache e specialmente le ultime leggi. Un vescovo non ha che a fteguitare con buona 
spirito si belle traccie per meritarsi l'elogio degli uomini onorati e dabbene. > La dedica 
al de'Ricci nel III tomo del Bnfj^lo dovette comparire, per espressa ìngionxlone del revi- 
sore del S. ITfBcio, con parecchie file di puntini. Il Ranza in un foglietto stampato «con 
permissione » in Milano da Federico Agnelli R. stampatore . ristabilì il passo soppresso. 
Per aver fatto legare il foglietto dentro ul tomo III del Rugalo ed averlo spedito a' snot 
associati sVbbe censura. Gu^l dall'i ndicaz ione di un' » Ammonizione al prof, Baou per 
aver pobllirato per intiero una sua lettera al vescovo di Pistoia, senza tener conto d^i 
omi»5Ìoni ordinategli dalla revisione » chu dovrebbe esistere all'Archìvio di Stato in Torfas 
in un « mazzo di censure di lezioni e scritti di professori, » ma non ai potè riotnedtn. 

(4) Non mancarono le lodi. Vedi Biblioteca oìtremoniana. III, 1787» p. 322 ; nà/t 
Dissertazione aeeademiea sulle traduzioni del Salterò delVaw. Salterio MmUti « A' 
moHHiffttor Fra (riuwppe Afaria Rugilo, 8*, p. 43. Torino. 1786 pravo Otaa Htctels BMs 
Elogio delFabate Berta, estratto dagli Annaii eceletiaiUei A* Finnm, T«raaUÌ, St 
Patria 1787, p. 15. 



IL OITTADraO fLà.VZK T7 

tnra presa a salti, > il Ranza rispondeTa, dicendo di lasciarsi « gaidare 
sempre più dalla ragione che dairaatorità e dalla filosofìa della gramma- 
tica ansichè dalla saa materialità > e sUonamorava per modo degli stadi 
Inblici da volerne fare oramai lo scopo principale della saa vita, e da prò* 
porsi di dare all'Italia qaella versione dei salmi, di cui difettava ancora, 
non potendosi rìgaardar corrette qnelle del Mattei e del Bugilo <^). 

Una bibliografia accurata delle produzioni date in luce dal 1777 
al 1790 dalla Tipografia Patria non sarebbe inopportuna, non solo 
a dimostrare l'attività del suo direttore e padrone , ma ad illustrare 
la storia erudita del Piemonte in quel perìodo. Basti accennare tra 
le molte opere teologiche o di erudizione ecclesiastica il Modo facile 
ptr imparare la storia della Sacra Bibbia con una breve sposinone 
dei earaUeri della vera religione (^ del Cardinal Oerdil, le Antiqui- 
tatum Christianarum institutiones e Institutionum Canonicarutn libri 
tres di GKnlio Lorenzo Selvaggio, prete napoletano, De Ghristianae 
Ecelesiae primae , mediae et novissimae aetatis politia di Alessio 
Amelio Fellicda pure napoletano, la Teologia morale dell'Antoine, le 
Tersioni dei salmi e dell'uffizio dei morti del Mattei e del Bugilo, ecc.; 
tra le opere storiche letterarie parecchie ristampe della versione di 
Due orazioni di San Gregorio Naeiamieno e un discorso di San 
Cipriano fetta da Annibal Caro, degli opuscoli di San Francesco 
^Assisi, delle Istituzioni di Quintiliano del <jhiriglio, degli Idilli di 
Gessner e delle Notti ed altri canti dì Young, della Poetica d'Orazio 
riordinata e tradotta in terzine dall'avv. Petrlni. Le opere di Paolo 



(1) Cf. Il aaìmo 50* tradotto dai prof. Fusi C. i2. S. con dissertatione del prof. 
B«ua M iati ritenàiea Uttto ifUiero quetto salmo a Davide. Veroelli , mdcoxo , dilla 
Uunpem Patria, 16", pp. 32. Contiene anche « Lettera d'un minor conventnale al pro- 
fenor fianxa e risposta del inedeùmo nella qoale conferma la eoa interpretazione dell'editto 
ii DarUe. 2 Beg. 23, 1 ; del salmo 109 < dixit Doininas Domino meo » prodotta nella 
dìnertazione premessa al tomo terzu del Salterio di monsignor Rugilo. > È lodatissimo della 
BibUottea oUremontana 1790, III, p. 69. <^ Giutiichinnio quella ingegnosa produzione del 
■ig. Banza qii naovo argomento delle suo molteplici cognizioni, degna perciò dì essere 
eoniiderata e avuta forse in gran pregio. » 

(2; 1778, in 12". Ristampato nel 1782 in-12" u con aggiunte e correzioni del porporato 
tttore. » // catalogo delie opere stampate nella Tipografia Patria di Vercelli che trovatisi 
'^ln90 stampate in appendice alle Preghiere cristiane del p. Qossnbl, dice « la gianta 
Patriottica ha fenduto qaest 'edizione grata sopratntto ai nazionali che Thanno quasi com- 
^nU. > Quale non saprei. 



sai oiosBPPB aoBBan 

Gerrato albese curate dal Yernazza t^) , le Afwenlure di Saffo del 
Yerrì, ecc. ecc.; tra le morali filosofiche la Diceoama del G^enovesi, 
i Principi della giustizia cristiana del Besolgne, nn Saggio morofe 
tradotto dall' inglese, la Morale dei fanciulli, racconti diletievoU e 
istruttivi per Vuno e Valtro sesso; Principt religiosi e moraU ad 
uso dei piccoli figliuoli, ecc. e molte pubblicazioni d'oGcadoney veni, 
discorsi, panegirici, elogi, manifesti, almanacchi, libretti d'operata, cbè 
tutti avevano da lodarsi della nitidezza e della correzione della stampa, 
dell'eleganza del formato, avato riguardo al prezzo modico ed ai temi», 
di cui ci rimangono ben pochi perfetti modelli tipografid. Se del ti- 
pografo gli autori erano per lo più contenti, non cotà dell'editore, 
che spesso s'appropriava senz'aicuu permesso opere altrui e ntm solo 
le riproduceva, ma talvolta, se di argomento affine ai suoi stadi, le 
rifaceva e correggeva a sao talento. Così la citata edizione della Po- 
lizia della chiesa cristiana del Pelliccia fu da lui accresciuta dì molte 
note e delle epigrafi vercellesi gi& ricordate, il Salterio Daividko del 
Bugilo che il Ranza annunziava pubblicare accresciuto di < note crì- 
tiche in difesa degli interpreti letterali malmenati continuamente da 
monsignor Bugilo ed a schiarimento di molti passi da lai stravolti ^^, 
di dissertazioni e versioni e note che mancavano neiredisione napo- 
letana, > e via dicendo. Operando in tal modo non poteva non urtare 
tanti interessi, ma non se ne curava; rimproverato, minacciato talora, 
mandava fuori a sua difesa teorie curiosissime i^K 



(1) Pauìi Cerati Albensis Pompeiani quae supersunt opera, YeroelUi 1778» in^. Bdi- 
tioDe nitidissima , di coi ha un esemplare stampato sa pergamena la Beale di Toriaoi È 
lodata dal Giornale dei letterati ài Pisa, tomo 33, 1778. CL anche Della mia e de§U 
Bittdi di Oiuaeppe BartoU. Discorso di P. A. Paravia, Torino, Fontana, 1848, p. ICS. 
Lettera Bartoli a Vemasxa, Parigi, 3 luglio 1778. a Godo che il aig. Bania continid a 
larsi onore procorandolo al Cerrato e gioTando a se stesso coUa nnora ina Stamperia * • 
p. 170, Vemazaa a Bartoli , 15 agosto 1778. « La stampa del Cenato ai è enapOM por 
mancanaa di carta, mal comone in Piemonte : forse non credato. > 

(2) I libretti della Ballerina amante per Norara (Camerale 1786) , della Morte di 
Vanao, ballo tragico (per Novara 1786}, dell'/Calumo in liondra « da rappraaentarn od 
teatro in casa Olgiati a Caraglià da una partita di dilettanti l'aatanno del 1782. » Tu 
i dilettanti il « co. Giuseppe Olgiati primo buffo caricato » è il futuro biografo del Baaia. 

(3) Attìbo librario della Stamperìa Patria di Yeroelli, in Antologia rmnana , XIQ. 
p. 415. 

(4) Cf. la prefazione alVedizione del Bugilo per cui ebbe contese riTisalme, ipacialinente 
colla Geiiniana di Genova. 



IL CTTTXtHKO KHHZX 21» 

Già nel 1 786 aveva manifestato il desiderio di chiudere la stam- 
perìa, poi il pensiero della ristampa del Raglio e degli iutrapresi 
larorì biblici l'area fatto soprassedere • a sospendere l'onerosa car- 
riera tipografico-letterarìa. > Ma la smania grande che aTeva di farla 
sempre da censore alle operr^ alimi, dì voler correggere, matare senza 
l'assenso degli aatorì, gli andava alienando l'animo dei gi& suoi amici, 
che in Vercelli stessa preferivano la tipografia Panialis, meno corretta 
forse ma più vantaggiosa sotto ogni aspetto ^^K cosicchò dopo un pe- 
riodo di lavoro assai meno proficuo» si risolvette a disfarsi della stam- 
peria. L'ultima produzione uscita dai torchi della stamperia Patria fu 
ana ristampa delle Favole di Gioanni Gherardo De-Kossi rivedute dal- 
l'aatore e accresciute di trenta nuove favole t^'. 

Cosi col giorno 22 gìogno 1790 si chiudeva la Stamperia Patria 
di Vercelli, il cui materiale era già stato venduto a Giacomo Fea (3) 
OOD contratto privato del 6 aprile 1790, avvalorato con pubblico stru- 
mento nel luglio successivo. Continuava però a stare aperto il negozio 
dì librerìa, sotto il nome di un garzone, forse quel Carlo Bongiovannì, 
ricordato nelle Favole del De- Rossi ''^\ probabilmente semplice presta- 
Dome. 

Libero così anche della seconda professione abbracciata , pareva 
che il Ranza s'avesse a dare unicamente ai prediletti studi , ma la 
smania di fare ad ogni costo e di acquistarsi un nome in svariatìs- 
simi rami lo travagliava continuamente. Valendosi della benevolenza 
con coi sempre era stato trattato a Torino ed in particolare dal 
ministro Graneri, gli indirizzava appunto in questo torno tra r89 
e il 90 lettere, petizioni e progetti riguardanti cose economiche. Ora 
(7 novembre 1789) mandava un opuscolo sttU'inalveazione della Sesia, 
ora (gennaio 1790) uno scritto intorno alllnteresse del denaro, nel 
loarzo seguente un altro progetto sulle pietre da molino^ in cui pre- 
mettendo essere onerosa la serviti! del Piemonte al Milanese nell'ar- 



(1) Di G«i«ORT, Storia d. Verceli leit., IV. 416. 
(«) Veroelli, iimxjxo, dalln tii»ogriitia Potria, 16» vice, XVI, 223. 
(3) TciuAXZA, Dìt. dei tipografi, p. 164. 

(4| • AdeMo ha uoa boi«ga da libr&ro ctie fa pasttre per contratto asaer questa di 
I no ga.rwD« quando stampara * Lettera Mossi a Graneri, 18 geanaio 1791. 



m 



OITTSBPPIt BOBBUTt 



ticolo pietra da maciua. propoiiera che se gli accordasse per quindici* 
anni la privativa di introduzione di dette macine negli Stati del Ke 
di Sardegna, promettendo non .solo un aumento di dazio d'introduzione 
in rautaorgii:) delle regio finanze ed uua diitiinuKione di prezzo a sgravio 
dei privati '' , ma ancora rin premio dì L. 600 agli scopritori da asse- 
gnarsi dall'Accademia delle Scienze o dalla Sucieti d'agricoltura, ecc. 
Ma il carattere assai poco praticò di simili progetti li faceva acco- 
gliere colle solite frasi che non vogliono dir nulla ; d'altra parte ben 
presto altre più gravi questioni dovevano segnare il principio dì 
nnora fravagliatissima epoca della vita di Giovanni Antonio Kanza.j 



IL 



por« 



Neirultimo quarto del secolo , e crescente quanto più ci avvici-^ 
niarao allo scoppiare della riroluzione, si nota in Piemonte come una 
irrequietezza generale, un malcontento vago che non permette che si 
tollerino più i soprasi, che ad ogni causa anche minima si ^ sentire 
più forte, prima soltanto manifestandosi in satire, in motteggi prin- 
cipalmente contro nobili e militari spesso prepotenti, poi contro por^ 
sonaggi della corto, ministri, perfino princìpi del sangue, lo ste 
Re e*''. Si sguinzagliano poliziotti, si promettono premi ai delatori, 
si cercano con diligenza somma gli autori, gli stampatori, i diffonditori 
degli scritti satirici, ma di rado sì trova. Cull'avvicinarsi della rivolu- 
zione francese, aireco confusa delle massime di Voltaire, di Diderot, 
degli Enciclopedisti, di Rousseau, dì cui molti ignorano forse poco meno-— 
del nome . ma sentono ad ogni modo rinflnenza latente , dalla satirA 
si passa facilmente all'atto; scoppiano in varie parti del Piemonte per 
cause lievi, in altri tempi, i malumori degli irrequieti, dei malcontenti; 
si quotano in apparenza , ma non tardano a farsi sentire altrove. 




(1) H negozio di pietre da molino l'ebbe vernmente, ma per poco; AEtserìra TÌc«Tn 
2000 Ure nnnuc. 

(2) Il teioretto fl'nn bibliofilo piemontese lArì barone Antonio HiMxo) in Curio*^ 
ricerche di Storia nubaìpinuy l, 228. 



\ 




rt. crrpxnrNo ftAvr.A 



8< 



Non mancavano in "Vercelli le caitse di attrito fra In nobiltà e la 
cittadinanza'**: questa, pnr essa ricca e non priva di aderenza, axora 
Tednto cadere in mano della prima tutti gli uffici pubblici sia delta 
città sia dei molti lunghi pii, cui pure per 1 aperiali regolam(»nii arroh- 
bero doTiito esser chiamati in giusta misura i due ordini- Per boria 
di Toler essere solo, di non permettere che si sottoponesse a sitidacato 
Topera sua, il ceto nobile si sosteneva fieramente. Un iimmìnìstratore 
trtscurato lasciava che si commettesse qualche arbitrio, la voce pub- 
blica non osava accusarlo o, se sì levava qualche sospetto contro di 
lui, sorgevano a sua difesa per spirito di corpo gli altri nobili, e tatto 
era subito quotato: un altro commetteva egli stesso qualche sopruso ; 
per ostent-azione di far vedere che ai privilegiati è lecito violare im- 
punemente leggi cìviche e regolamenti, si lasciava correre, anzi in 
altra occasione si faceva peggio. Cosi non solo nelle amministrazioni 
dello spedale, dell'ospizio dei poveri , del monte di pietà , esclusiva- 
mente composte di nobili, ma anche in quelle pochissime o\* era un 
rappresentante del ceto cittadino, come nel ritiro delle orfanello, i 
nobili spadroneggiavano a loro talento; come privati poi frapponevano 
spewo grande ritardo al pagamento dei debiti, talvolta anche con mi- 
nacce si rifiutavano a soddisfare i loro creditori, con danno o rovina 
degli operai ; mentre erano gelosissimi delle loro prerogative o con 
^nde superbia volevano rigidanipnte escluse dai loro divertimenti le 
persone non nobili, ininaccianijo di farne una questione di stato <2> ; 
Bei teatri, nei baili dei cittadini pretendevano entrar por forza, tenere 
li cappello, comandar loro, compiendovi atti di prepotenza '^^ li go- 
Ternatore Mossi, vecchio, debole, dominato da « ai'itanti indegni e che 



fi) Intorno a qa«<tii periodo d^lU vita dol Il4nsa il cliinr. avv. Domenico PenRZKO, 
blicò nel Filotecnico, I, fa^c VII VII] e IX X. XI, 18SB un Ungo e prefcevolis- 

I artìoolo: J> prime pazeie dei profemor frìo. Antonio Hanta tn Vtrcr.lU, 1790-91. 
_r«$>p9rtaD0 cU'io ilichittri qui clic iiti«i prima "Iella pabblicaziotio del Ferrerò io arerà 
WBolto i materiali pel presente lavoro, materiali in parecchi ponti o non conoedatì o non 
iintì dal Pbrrrro. 

{% Il carteggio del ^Tentatore Mosti con 11 ministro ci dà prove della grande iattanu 
fclU noHlU rm-cellew. 

(3) Panra firmato Benetti di Boronio intorno ai torbidi di Vercelli , I" settembre 
1790. Arehirio di SUtu di Torino ; Prorincta dì Vercelli n° 33 . 1790 in 93 inatEo a, 
TtnrilidttìL 



fl 



tt 



0I08BPPV ROBBRTI 



abusavano della sua debolezza (^} » propendeva naturalmente pel cel 
nobile, cui apparteneva, ed era sempre pronto a difenderlo, nulla 
cendo per eccitar gli animi alia concordia ed evitar futuri guai 
cittadini, come allora si chiamavano borghesi e popolani facoltosi, 
erano esclusi dagli uffici « sebbene vi siano tra loro indivìdui facoltosi ed 
aventi in mano la maggior parte del numerario circolante io città '^> > 
ed il numero delle famiglie cittadine « con registro competente , di 
conosciuta probità e non idiote » che, secondo il tit. 2, § 4, del « Re- 
golamento per l'amministrazione dei pubblici, » potevano essere rap- 
presentanti dell'ordine civico al Consìglio dì città e ad altre ammi- 
nistrazìoni, fosse superiore a quello delle famiglio nobili ''^); angariati 
in vario modo, quantunque ì nobili e per le professioni liberali da quelli 
esercitate e per farsene imprestar danaro e per altre varie ragioni 
avessero spesso da ricorrere al ceto cittadino i^l Questo era rimasto 
zitto quasi fino al 17S9. Si contentava di affiggere qualche satira 
più meno pulita '*'>), ma in fondo senza ìmportauza, di commenti 
con soddisfazione ma in segreto le avventure di qualche nobile; 
apparenza nulla era mutato. Ma, scoppiata la rivoluzione francese 
ripercossasi anche in Pìemante per quanto molto affìerolìto l'eco delle 
ardenti questioni politiche e sociali, che vi si dibattevano, quei citta- 
dini che per l'addietro ■ non osavano farsi sentire > o non vedeva; 
risposta allo rare suppliche inoltrate per protestare contro qualci 
abuso, reclamare un diritto, alzano il capo. Per quanto faccia la po- 
lizia, fogli francesi, giornali, opuscoli sono cercati avidamente per k 
trafila delle relazioni commerciali o d'amicizia con qualche francese : 
sequestrati da una part«, non tardano a ricomparir poco lontano e le 



] 




(1) Berzettì di Baronxo, citato. 

(2 Benetti di Buroozo, cìt 

(S) Carte Ranza. 

(I) Cita aneidoti conosi non il »o1o Rantn nelle ine carte, ma a il Patria, inUndeoU, 
nel promemoria sui torbidi di Vercelli presentato al Ministro ed esaminato dal Benetti 
di Baronzo che nel parere citato ricorda pnre'varì ^prusi di «cavalieri.» Uno minaccia 
bastonate « sai palco del teatro in tempo di ballo gratis all'occasioiiQ della rimonta, > sa 
altro insalta »enxn motivo on medico mandandolo « a farsi dislaareare, » talora caTalieri 
bastonano o Tanno bastonare dai serri loro presanli rìrali o nemici del ceto cirico. S'iu- 
rocano proTTcdim<!nti, ma sono spesso parzialissimì per i nobili. 

l5) Cf. Lettore Mossi 11 giugno 1776 e 15 aprile e 4 laglio 1780. 




IL CtTTADtNO R4MZA 



3R 



stesse lettere famigliari o d'affari giante di Francia a commerciatiti, 

iBdastriali, agli emigrati medesimi si fanno passare di mano iti mano, 

per l'aTidiU d'aver notizie. À Vercelli un Giulio Desmaraid, gi2k cau- 

celliere della Curia vescovile, licenziato forse per idee innovatrici, rì- 

oere lettere e fogli da Lione, legge e commenta in pubblico le notizie : 

&tto partire il Desmarais da Vercelli, riceve il giornale di Lione un 

«mìo Deileani negoziante, tennto d'occhio per ciò dal governatore, che 

è pronto a &rgli sequestrare lettere e giornali (^*. D'altronde ben poco 

basta per accendere gii animi : gli stesati giornali che danno monche 

e senza commenti le notìzie sono letti e riletti. La Gazzetta di Sciaf' 

fusa tradotta in italiano si trova al cafl!^ e il governatore è in forse 

di farla proibire : la Gazzetta di Lugano non si trova iu alcun luogo 

pubblico in Vercelli, ma nelle provincie sì legge «anche dai contadini.» 

À ciò aggiungasi Kopera latente ma sicura delle numerose adunanze 

massoniche, che s*enino diffuse, forse dalla Francia, anche in Piemonte t^^ 

accoglievano gli emissari dei partiti estremi francesi , mandati in 

Italia a far propaganda, a tastar terreno, e si capirà come nei punti 

dove il malcontento fra classe e classe era più forte, dove esìsteva una 

qualsiasi cagione di malumore, fosse facile trovar materia d'agitazione- 

Id Vercelli, come già abbiamo notato, non mancavano le cause dì 

dissapori tra nobili e cittadini, ed era, si può dir generale, in città 

OQ certo senso Jì animosità contro la classo privilogiata ; maggiore 

cbe altrove, a Porta Milano. Ivi abitavano parecchi cittadini facoltosi, 

dì bassa estrazione, dediti ai traffici o arricchitisi con tali mezzi, che 

per esser tutti di comune origine, por lo più dei dintorni del Lago 

;giore, erano detti i Laghisti. Fattisi centro deiropposizione, tol- 

preteflto dalla pubblicazione in fin di Luglio 1700 • del quin- 

teraetto > della tassa del merciìnonio ^'^) , < per qualche aumento 



(Il Latterò Hot» 10 a 21 settembro 17ì)0. 

(2) Intorno a tale argomento Torremmo pot«r citare qualche fonte migliore che il 
Btocai, Storia ctL I, passim, e il Chioso, La cAiff^a m Piemonti dnt 1797 ai giorni nostri 
1. 00 e 61: ma è materia finora appena sdorata e sa coi mancano tuttora molti documenti. 

(3) Cf. Regolamento per le amministrazioni dei pubblici nelle città, borghi e luoghi 
^rtgi Stati in terraferma di qtta dei monti (in Daboin Race. cit. IX pp. 628-29), tìt. IX, 
<>l,fi 18. n quantìtatÌTO ara tiasato dal Conùglio di citta e paliblicalo fn apposito 
* lalateinetto » . 

wm. s. n, t. U7. • 



f 



31 



QiusitPPB robkuti 





Terificaiosi, » sebbene alcuni dei principali * capipopolo**)» non fossero 
soggetti alla tassa, per negare od eccitare al rifiuto di pagare la liere 
imposta. Questa, dicevano, esser rivolta unicamente a spese Tolattuarìe 
ad esclnsÌTo benefìcio della nobiltà, quale mantenimento ed inaffìamento 
delle « allee » , riparazioni al selciato per comodità delle vetture, ecc. <2', 
esser stata indebitamente cresciuta per la mala amministrazione dei 
due provreditori di polizìa, magistratura cittadina, venuta esclusiva- 
mente in mano dei nobili t-^' , allora esercita dal cav. Prospero Avo- 
gadro e dal cav. Pietro Monticelli, soggetti veramente poco adatti a 
tale ufficio ; il primo perchè > nativo di Biella e sempre dedito alle 
negoziazioni « , l'altro perchè giovane scioperato , stato interdetto 
su domanda della madre, e quindi meno chiamato a maneggiare il 
pubblico denaro <^K I provveditori e con loro una parte dei nobili vo- 
levano che sì ricorresse alla forza per obbligare i tassati al pagamento 
del mercimoniOj ma con molta prudenza il Mossi negò ai magistrati 
civici l'aiuto da essi invocato del militare ; con tanto maggior pru- 
denza in quanto che i malcontenti di Porta Milano forse non chiede- 
vano di meglio per eccedere maggiormente. Intanto si radunavano 
spesso, e si animavano a restar fissi nelle loro determinazioni » e, 
scimiottando i primi fasti della Rivoluzione francese, si mettevano in 
circolo, lungo la contrada dì Porta Milano, anche in venti e più per- 
sone, < bevendo alla salute della Nazione e confortandosi a resistaci 
ai voleri della città » , oppure si recavano a banchetti fuori dell 
città (^), fecendo sempre « nuove proteste di non pagar l'imposta. • 
Nella notte del 2 agosto, precedente la festa patronale di Sant'Eusebio, 
sì trovava affisso alla porta del palazzo di città un fiUtto, curio- 
sissimo, frutto evidentemente delle suaccennate congreghe. « àS. M. 
informata, diceva il tiletto , delle ingiustizie che si commettono dai 






(1) Parere Borlotti dì Baronio, àt. 

(2) Carle Rama. 
(8) Cf. DaboiQ. Kioc ott XI, 1017, 1016. 

(4) Snpplica di U. \. Ranza, rìmetisa al Ro ■ A[oDca1i«ri il 2S ottobre 1790. 
dei provredltori di poUxia è U cav. Monticelli , mio cagioo , uomo dichiarato prodigo^ 
■otto cara della madre. •> In carte Kanza-HoTa. 

(5) Promemoria presentato dall' latendente Patria ed euminato nel parara del ooq^ 
mendatore Berzettt di Baronie, clt 





IL CITTADINO RANZA. 35 

goTernatorì, comandanti e maggiori delle città e piazze del sao Stato 
per la troppa aderenza per i nobili a preferenza dell'altro ceto, 
aeiua neppure ascoltarlo, avTisa chiunque si troverà gravato di pre- 
sentare sue doglianze per via di memoriale alla segreteria nostra 
di Stato intema da cui si avrà compimento di giustìzia con soddisfa- 
tione deirinnocente, castigando il reo severamente, privando d'impiego 
e dichiarando inabili di comandare e governare chi tanto abusa di sua 
autorità. Vuole e comanda che dagli ufficiali tutti e dai cavaglicri si 
rispetti tutti sotto pena di grave castigo a chi tanto abusa e lo me- 
rita; che tutti vadano esenti dal merzimonio per allettarli all'industria, 
che non vi siano pesi, fissazione di sale nei suoi Stati nò curea al 
capitolo dì Yercelli t^> , a cui anzi manda di ritirare il suo contratto 
del presente anno, incaricando anzi il prefetto di rimuovere chi lo 
esìgge attualmente dalla porta sotto pena del carcere. Dato a Torino 
U 20 logUo 1790. 

Firmato Gbìmkri. 

Pochi giorni dopo compariva sempre nello stesso luogo < Tappro- 
nsione del manifesto stato affisso nella notte di S.'Ensebio » del se- 
guente tenore: < Veduto il pubblicato manifesto, attentamente lettolo. 
Io abbiamo trovato in tutto e per tutto conforme alle nostre intenzioni ; 
perciò noi fedeli sudditi (fedeli sin dove il comporterà la coscienza, 
attese le esorbitanti imposte) accettiamo ed approviamo l'ordine di To- 
rino , di farci cioè noi borghesi rispettare dagli uffizialì e nobili, d'esser 
gravati dal merzimonio, di non aver più fissazione di sale, purché que- 
st'ordine non duri al solito dalla sera al mattino. Dì nostra scienza 
poi, autorità e potere, vogliamo che d'ora in avanti non comandano (sic) 
più i nobili in città ma noi borghesi, e siano abrogati ì due provve- 
ditori, altrimenti si prowederà colla nostra autorità e potere. 

Dato in Vercelli li 6 agosto 1790.» 



(1) Diritto •ignorile Matto in intico direttamente dal Capitolo di S. Eusebio alle 
part» ddla città dal messogiomo del 24 loglio al mezxo giorno del 9 agosto ed ora « locan- 
doli » penona particolari, qoesta commettono mille estorsioni alte porte squattrinando e 
■■Itrattudo talTotta le poT^re donne e persone rozxe di campagna. » Petizione Banza 
«1 Prefetto, loglio 1791. 



OltJBEPPB nOBBRTI 



Seguiva questo secondo manifesto f^^ nn audace sonetto, in cai stj 
ripetevano le accase. 

Il tuono altero e sicuro di qnesti documenti non solo inasprì mag- j 
giormente V animo dei nobili , ma fece che le proteste, già. da loroj 
mandate privatamente senza che avessero avuto effetto, fossero ascoi-] 
tate. 11 governatore, forse sollecitato da Torino, prestò man forte, e, ere* 
dendo con misure di rigore di tagliar corto a chi sa quali moti , mand 
ad arrestare tra i principali laghisti , considerati come capipolo '^, 
notaio e causidico collegiato Giuseppe Genestrone, Gioacchino Spinelli) 
detto Santna, e Giovanni Alberto Rossignolì. L'arresto, avvenuto nell 
notte del 28 agosto, fu seguito il 29 dal trasferimento dei tre detenut 
nel castello d'Ivrea, dove uno speciale Delegato Senatorio sarebbe subii 
spedito ad allestirne il processo « da trasmettersi al Senato di Torino' 
per la sua decisione. » Cos) aveva consigliato nel suo « parere > , steso 
appunto appena capitato l'arresto , il Berzetti di Buronzo, e per ven* 
tura degli arrestati era stato ascoltato poiché il Senato, non lasciandosi 
far velo ai giudizio dalle pressioni di chi, volendo un esempio salutare» 



(1) Xd « promemoria > oit 

È tempo alfln, dice la turba ardita 
Del Tolgo vii che l'insoffrìbil ^ogo 
S'infran^ a cai con tirannia inaodìta 
La nobn prepotenza ha dato luogo. 
È t«mpo alfio cbd la fin qui sopita 
Nostra ira giusta abbia Ìl dovuto sfogo. 
Sorgete, amici, o stretta lega anita 
Diam l'wsalto fatai, diam fuoco al rogo 
Serrite . . . • giusta abbfam la sorte arnta; 
A elio dunque staremo al doro giogo 

Di questa nobiltà b . . . . f ? 

Eiciam di serTiti), siam tutti eguali, 
S'opprima di costar PorgogHo alt«ro, 
Coai arran fine un giorno i nostri malL 

(2) Il promemoria rimoaao al Bonetti di Buronzo ed Ìl parere di quest'ultimo 
Come « noti capi-popolo orditori della lega di Porta Milano RosrignoU , mastro di po«ta^ 
il nodaro e causidico Qenestrone , un certo Santena (soprannome di Giovacchino SpìncUi], 
il bottegaio Martorili detto il borgno, un Carlo Betttti, i Tratelli e coginì Zappilooi, e 
dÌTorsi altri parlicularì. <• 11 Uartorelli non fa arrestato cogli altri nella notte del 28 « 
pwchè rìucl a fuggire. 





n. GITTADDIO AANSA 37 

chìedeTa pene severissime (^> , dopo soli rentotto giorni di detenzione 
mandava assolti gli accusati. 

À questo punto soltanto compare il Sanza, che, approfittando della 
circostanza del ritorno qnasi trionfale in Vercelli dei tre assolti, doveva 
volgere ad altro fine e per sé e per la città 1* iniziato movimento. 
Priore della confraternita del Santissimo Sacramento nel 1783 ('-', ma 
propenso sempre ad idee giansenistiche, editore dì multe opere teo- 
logiche e d* eradìzione ecclesiastica , ma in carteggio con Scipione 
de* Ricci e spesso richiamato all'ordine dalla censura polìtica ed ec- 
desiastica come autore e stampatore (^^ infine ammiratore di lunga data 
del Rousseau***), il Kan7.a non era rimasto insensibile al rimescolìo d'idee 
e dì sentimenti portato dall' avvicinarsi della Bivoluzìune. Lettore di 
giomali, d'opuscoli, di fogli d'ogni specie, che egli stesso forse pro- 
curava di sottobanco nel negozio di libreria già suo , legato di ami- 
cizia, relazioni d'affari, fors'anche parentela e comunanza d'origine con 
alcuni dei ìagìmti, parrebbe a suo posto tra i capipopolo, tra i priu- 
dpali malcontenti, pure nulla nò nelle molto carte sue nò nelle me- 
morie in proposito ricorda il nome del Ranza nei primi accenni di 
movimenti anti-nobìliarì in Vercelli. L'affare della tassa del merci- 
monw ed i soprusi dei provveditori di polizìa non lo colpiscono ora 



(I) Tr« ^li altri U marchese dì Cordon arrebbe coniigUato al re Vittorio Amedw) : 
■ HAMt&, faccia impiccare, faccia impiccare e il tutto aarÀ quieto: corì areatero fatto a 
Parigi- » QoBito alnteno assorince il XUnza. 

(2j Io tal qnaliU mandò fuori il 15 marzo 1783 od inrito a stampa al Big. D. Qui- 
lieo Bona vicario pp. di Santa M«ri« Maggiore « olTrendu i tre groasì volami dolla pretiosa 
opera ì Vasi etrutehi coloriti al naturale che in Roma si vendono 7o0 paoli • per una lot- 
teria per eoccorrere i poreri « in queste luttoose circostanze di carestia. > 

(S) 4 La stamparla. ... ha dato molti fastidi a questi aignorì prefetti tome revisori, 
l'antentioo di ciò à può vedere nella di lei secretoria, oorae anche in quella della reviRione 
in Torino > L«ttera MohÌ al ministro Graneri 18 gennaio 1791. Nell'aprile del 1789 
monngnor Martlnlans, vescovo di Vercelli, fece molte praticlie per impedire al Ban» che 
già ae aveva mandato l'avviso a stampa, la ristampa del oatectiismo del Guulin, così detto 
di Lione, la cui edizione di Qenova (1779) era stata mensa all'indice (^0 gennaio 1783)^ 
•ebbene il Rama protestasse di condurre la propria sulle edizioni di Venezia 1779 e 1782. 
Confronta Lettere vescovi , Archivio di Stato di Torino, e cosi altre volte. Per la cen- 
■UA in Piemonte in questi tempi ii potrebbe anche vedere la RelasioMf tlel Piemonte 
d$l mgretario fromoeu Sainte Oroix annotata dal barone Antonio Manno in Mise. Hi 
itoritt it» tomo XTI, p. 98. 

(4} Cf, U dtaU prefazìooa alla edizione della Balia del TansUlo. 



i 



16 



OrOBBPPS ROBERTI 




che non esercisce più alcana industria, e sembrerebbe dover rìinanerftij 
estraneo alla lotta quando un fatto dì lieTìssima importanza sopr 
giuntogli ve lo spinge in mezzo. 

Avendo dovuto ricorrere ai provveditori di polizia per una que 
stìone colla Confraternita dì S. Nicola, terminatasi a sua soddisfazione 
egli aveva veduto un grave insulto nel modo con cui era stato trat-"^ 
tati) dai provveditori di polizia e dal conto Ferraris, consigliere capo , 
di sanità « per la massima ordinaria del ceto nobile di sostenersi ùi 
airultimo a vicenda ('>;> tanto più che il cav. Avogadro lo ave 
male accolto nel casino de* nobili , « ricevendolo da villano e liceo 
zìandolo da buffone in presenza dì molta nobiltà e dello stesso con! 
Ferraris. In tempo ordinario, prosegue il Kanza, la cosa sarebbe stat 
un mero fioretto dei provveditori di polizìa, una semplice galanterìi 
della nobiltà vercellese con la cittadinanza, il suo incontro però 
tempo di fermento tra i due ceti con recìproca reazione non è stat 
senza impulso. » Infatti , « scoppiata la mina » verso la line de! 
mese, « coH'arresto clamoroso di Hossignoli e compagni, > e sparsasi 
la voce in città che * la loro sorte doveva esser seguita da molte altre 
già segnate tutte in una lista di proscrizione e destinate al sacrifizio, • ■ 
il Ranza partecipò apertamente al movimento o « nella costernazione 
universale della cittadinanza colpita come da un fulmine imprevedutó • 
si assume la parte di paciere e rappresentante della cittadinanza, cui 
nessuno l'aveva delegato <2i. Appro&ttando di un viaggio a Torino per . 
i suoi affari , il Eanza si recò a far vìsita al ministro Graneri , dibfl 
cui era favorevolmente conosciuto, e lo trovò < acceso a gran fuoco » 
contro i Vercellesi, probabilmente per cattive informazioni venutegli 
di laggiù. Pochi giorni dopo il 26 settembre tornavano a Vercelli , 
dopo un viaggio trionfale, accolti con straordinarie dimostrazioni, il 
Eossiguolì, il Genestrono e lo Spinelli. Con una lettera al Graneri, che 
« fu poi il primo anello della lunga catena di gloriose vicende in 
fkvore del ceto civico di Vercelli, » il Rauza, ansioso di far vedere 




ft) Monumento di gloria alta giustùia del ConsigUo di sanità di Vercetti nel- 
Tuptuicalo Lettera del r prò f. Antonio Jianta aW Eminenttsaimo Arcivescwo di Torint^^ 
LitgADo , 7 a^sto 1790. 

(2j Promamarìa oit e RjUiLooa doirìntendonte PutrU, cit 



4 




m 



al Uinìstro quanto fossero state ingiuste le sue proTeuzionì, esagerando 
le tìnte ^^\ lo ragguagliava, il 28 settembre, del ritorno dei reduci dal 
castello d'Ivrea . 

Alla parte descrittiva, che tralasciamo per brevità, seguiva la 
domanda dì rìfonne , fatta con ardite parole e che dovevano suonar 
nuove airorecchio del Ministro. « Dimentichi ora delie calunnie dei 
nostri fratelli fmiggion^ perdoniamo loro ben volentieri , ma se essi 
sono maggiori, ci dehìxmo poi anche essere fratelli e non tiranni^ 
come noi dobbiamo a loro esser minori ma pur fratelli e non schiavi. 
Qaesti sono i sensi ed i voti della nostra cittadinanza. Io prego 
V. E. di umiliarli al Re nostro coniun padre e di supplicarlo a de- 
gnarsi di accogliere una nostra rappresentanza nella quale gli faremo 
toccar con mano i vizi molteplici delle nostre amministrazioni d'ogni 
genere, vizi direttamente contrari alla mente di S. M., al disposto 
delle sue costituzioni ed alle originarie fondazioni dei rispettivi dipar- 
timenti, tolti i quai vizi e rimesse le cose nel loro stato originario e 
Ittgale, saranuo tolte le inimicizie e le gare dei due ordini patrizio 
e cittadinesco, e rimessa la buona armonia della città con vantaggio del 
popolo, quiete de' particolari e soddisfazione del Uè che noi ubbidiamo, 
veneriamo ed amiamo al pari d'ogni sno suddito più antico e fe<iele. 
Vercelli, 2S settembre 1700. • 

S* iniziava cosi una lotta aperta , segnata da princìpio da soia 
contrarietà d'idee tra patrizi e borghesi, più tardi tra partigiani del- 
l'antìco regime di cose e recisi novatori , tra realisti e repubblicani, 
finché dopo nove anni di continua lotta precipita la monarchia. Per 
ora però solo accusato è il ceto nobile, per la persona del Re e la 
sua ^miglia, per i ministri e pubblici ufliciali non ci sono che parole 
di ossequio, di profonda devozione. 

La lettera del Ranza non produsse sull'animo del Graneri l'im- 
pressione che s'aspettava il suo autore, anzi fu lasciata senza risposta. 
Ubbsosì in capo che il riscontro non giungeva per qualche particolare 



(I) n MoihÌ presenta nel sao carUggio sotto tatt'nltra baoaa laoe •> La rotazione (del U.) 
. . . . en pieiu di bugio, inaasitne di ciò che parlava di me, eoe, ecc. > Lettera Mosti a 
eniurìi 12 ottobre 1790. 




A» 



OIOaiPPB nOBBRTi 



inimicìzia del direttore della posta dì Vercelli, il Ranza Fece girare ^ 
e fors'anco affiggere per la città parecchie copie inaDoscritte della si 
lettera, ponendovi la seguente postilla: « Pubblicata in Vercelli 
mezzogiorno del 6 ottobre, con promessa del prof. Kanza, che a mez-j 
zogiorno di domani 7 ottobre, pubblicherà il risultato di questa su 
patriottica operazione, e lo presenterà a S. £. il sig. car. Mos 
nostro ottimo governatore: si tiecesse est ut unt4s moriatur 
omnibus, moriatur ^ « se il ben pubblico ricerca una testa, offro li 
mìa, » perchè si costituirà presso S. E. prigioniero di Stato e da 
ia sun testa per garante delle sue asserzioni al ministro Graneri. 
casa, oggi 6 ottobre 1790. Sottoscritto Prof. Ranza. > Mautenendd 
la parola , accompagnato dalla moglie e dai quattro figli fino alli 
porta del castello, « attiguo alla casa del Banza e passando pel gi&r<; 
dino, sito remoto e perciC^ dì ninna ostentazione (^^ » il rappresen- 
tante dulia cittadinanza vercellese si presenta al Mossi per esibirgli 
in una colla lettera al Graneri la seguente supplica: « Le due poste ^ 
di domenica , delli 8 e d'oggi 7 ottobre, non avendo portato alcuosll 
risposta di S. £. il conte Graneri all' annessa lettera inviatagli dal 
prof. Ranza e dal medesimo pubblicata manoscritta, perciò sul dubbio 
che possa essersi smarrita nel corso di posta da Vercelli a Torino^ 
come si smarrì un plico del prof. Rauza allo stesso ministro, bene 
consegnato alla posta il di 3 aprile ultimo scorso, il qual plico, cod-J 
tenente un progatto economico in materia di commercio si replicò 
al Ministro il di 13 luglio e se n'ebbe quindi risposta con ringrazia- 
mento e promessa di prenderlo in considerazione ; e sulla persuasione 
ferma e costante che tale lettera possa esser gradevole al Re ed utile 
alla nostra città, quindi è che il prof. Rauza supplica S. £. il ai^. 
cav. Mossi, nostro ottimo governatore, a ricevere l'annessa copia dì 
detta lettera per farne quell'uso che stimerà, esibendosi il prof, fianzt 
a dar lo prove delle sue asserzioni anche col costituirsi presso S. E. 
prigioniero di Stato, come gli piacerà od a tenere quell'altro contegno 
che la prudenza del sig. Governatore giudicherà a proposito. — Di 




(1) Nota forse di mano di Boninoontro RaoM, alla copili delU lettera al Granari in 
Gatto Baoia (Archirio privato troya). 




M 




IL CITTADraO WUkUZK 



41 



cas», oggi 7 ottobre 1790. Necesse est ut unt^s moriatur, sottoscritto 
Prof. Hanza. > Il Mossi non volle accettare gli scritti presentatigli, ma, 
mentre il Ranza farova affìggere un altro scritto, in cui. facondo la reia- 
zione della visita al Governatore, conchiudeva : « Dopo il niun frutto dì 
qaesti passi, sembra che non resti altro fuorché andare addirittura a 
prostrarsi a' piedi del Re;» il Governatore scriveva al Ministro, mandan- 
dogli i vari scritti pubblicati dal Kanza e procuratisi per altra vìa ^^K 
Stavolta la risposta del Graueri venne e fu fatta dal Mossi me- 
desimo al Eanza, secondo le aonotazìonì del KUnistro, che sì trovano in 
margine alla citata lettera Mossi. « Il conte Graneri non rispose alla 
lettera del sig. Banza dei 2S settembre non già perchè non l'abbia 
a sao t«mpo puntualmente ricevuta, ina perchè non occorreva che gli 
rispondesse. Tale dì lui lettera ha due parti: la prima è una relazione 
deirentrata che fecero in città il Rossignoli, il Genestrone e lo Spi- 
nelli, di ritorno dalle carceri d'Ivrea: relazione esagerata ed ornata 
di troppo dalla penna del sig. Hanza. La seconda promette di porre 
in chiaro con una rappresentanza ì vizi molteplici deir amministra- 
zione, vìzi direttamente contrari alla mente di S. M. al disposto delle 
sae costitozioni, alle originarie fondazioni dei rispettivi dipartimenti e 
per mio mezzo supplica S. M. di volerla accogliere. Ed è questa se- 
conda parte affatto inutile poiché ognuno sa e deve sapere che S. M. 
accoglie di buon grado te rappresentanze che se le porgono da' suoi 
mdditi ed è sempre mai disposta a metter riparo ai disordini ed agli 
abofii che si scorgessero essersi introdotti in qualunque siasi classe dì 
amministrazione. Ma tali rappresentanze debbono essere sgombre da ogni 
spirito di partito : debbano essere accompagnate da valide prove e vi 
deve signoreggiare lo spirito di verità. <juestì pochi artìcoli che £lla si 
compiacerà di leggere al sig. Ranza devono bastare di risposta alla con- 
nata di luì lettera. * La risposta era un pò* asciutta, ma le si presen- 
tava un compenso nell'ordine del Re dato contemporaneamente al Ranza 
di recarsi a Torino « facendogli sentire che potrà poi fare quelle rappre- 
sentanze che stimerà, mai avendo la M. S. nò i suoi Ministri ricusato di 
dargli retta : il che peraltro si dovrà fare colla dovuta moderatezza. • 



(t Utian Moui al miniatro Granari, 12 ottobre 1790. 




.OtUaBPPtI BOBKBTI 



Appena letta la lettera del Ministro, non mancò il Banza di ac- 
correre alla capitale, dove, preseDtatosi al G-ranerì il 21 ottobre, aij 
sentì rimproverare di poca prudenza « per aver palesato a tutto 
mondo le dissensioni dei due ceti invece di manifestarle ai soli su{ 
rieri per un provvedimento, » accusare la relazione del ritorno degli] 
arrestati di < declamatoria e studiata e contenente fatti non veri , 
ma seppe replicare essere le sue mancanze « ad og:m modo felle 
poicbè gli concedevano di essere finalmente ascoltato dal Ministro e 
dal Re > e licenziandosi promettere di stendere per iscrìtto « le 
cuse che avea contro le amministrazioni di Vercelli, perchè né si 
che nò sì leggttru da dirsi su due piedi. > Ma al sabato, 23, gìorEH»^ 
della promessa udienza, il Graneri era partito per il Monferrato, co-^ 
sicché il Rauza rìcordandosi delle parole del Ministro < che la vìa dfl 
trono era aperta a tutti > tentò di penetrare fino al Re, allora in vìi 
leggiatura al castello di Moncalieri, ma dovette contentarsi dì presentar 
per mezzo dello scudiere di sen'izio la preparata supplica ^^K Qui espo-^ 
nova che, soltanto col togliere le cause delle inimicizie fra i due ceti 
e rimettere le cose nel loro stato originario e legale, sarebbe i4i( 
messa la buona armonia nella città, ed a prova di ciò dimostrava che, 
secondo il Regoìamento per V amministrazione d^i puhhlici del I77i 
(Ut. I, g 5), la scelta dei consiglieri cìvici si doveva fare e sì faceva" 
in altre città del regno « nell'ordine dei titolati e nobili ed in quello 
dei cittadini, > in Vercelli invece dell'ordine cittadino si eleggeva un 
solo consigliere e soltanto fra tre o quattro famiglie, benché il numero 
dei cittadini registranti fosse maggiore di quello dei nobili e titolati, 
contandosi 24 famìglie cittadinesche con < registro competente, dft 
conosciuta probità e non idiote > (secondo i requisiti del t. 2, § 
del citato Regolamento) ; da questo modo esclusivo di formazione del 
Consiglio civico proveniva tra gli altri mali , la preponderanza degli 
interessi e vantaggi dei nobili^ abbondanti in spese voluttuarie mentre 



ro e 

1 



(1) Hlmottendog'li la sapplica il Rftnza pregò Io fcadiore dì domandare ni Ho se w* 
TCTft fenn&rsi a Torino o upetUra la risposta in Vercelli ; Io scadiere tornò dopo alcol i 
minati, dicendo che potea partire e maniresUndogli Dello steiso tempo « lo sdegno del 
Be circa la soa condotta. •» Carte preaentat* al delegato Viretti — in carte Ranu 
proprietà Con. 



IL OlTTADmo RÀMIA 



43 



non 3Ì inaheava la Sesia, si mancava di una pompa per gì' incendi, 
si rigettavano tutte le suppliche e proteste dell'ordine cittadinesco. 
Passando poi in rassegna gli altri anici pabblici e lo opere pie, come 
la provveditnra o polizia, lo spedale degli ammalati, lo spedale dei 
poveri, il monte di pietà, il collegio delle orfanello, il collegio Dal- 
pozso per l'educazione dei poveri figlioli, il ricovero per gli esposti, ecc. 
vi faceva osservare una soverchia preponderanza dei nobili e loro ade- 
renti, contro al disposto delle particolari regole costitutive, e conchiu- 
dera chiedendo < un'inchiesta di nn delegato per esaminare i guai, 
sentire i reclami e ginstificare (lui Ranza) delle molteplici accnse di 
capo popolo, dì fomentatore dì inimicìzie, ecc. » 

Le rimostranze del Hanza, che, tornato in Vercelli s'era fatto 
vedpre per qualche giorno in pubblico e nel caffè, poi s'era dato nno- 
vamente alla sua solita vita tranquillai^', dovevano portar qualche 
frutto. L'intendente di Vercelli, G. B. Patria, aveva risposto capo per 
capo alla supplica del Ranza , ribattendone le accuse , scusando la 
preponderanza dei nobili colla maucanza in Vercelli di un vero ceto 
ctTÌle « perchè i padri immediati di alcuni erano chi stalliere e vet- 
torìno, chi acconciatore di pelli, chi sellare, chi macellaro, chi rìta- 
gliatore, molti attendono ancora ai traffici specialmente del grano ed 
afGttamenti e lo stesso Ranza sebbene abbia venduta la stamparia e 
negozio di libri, è figlio di ritagliatore '2*, • e dimostrando che sic- 
come « i torbidi passati souo prova del carattere della popolazione 
buona e docile e lo discordie tra nobili e cittadini e plebei h comune 



(1) * n Dominato doppo cbe ò ritornato da Torino eccettuato che lì primi giorni si 
fedeva in pabblìco e nelle caSa (tic) uia ilnppo allon non ho più sentito parlare di lai e 
M M vive al suo wllitu ritirato. > I^ettera Mossi a Graneri, I8dicaml>re 1790. Potrebbe 
però euere di questo t«inpo un discreto sonetto pubblicato nel n. Il), frimaio a. IX del- 
VAnno patriottieo. Varietà istrutliee colla nota • pubblicato manoscritto io Vercelli 
nel 1790. • romincia: « Lelegp' aono ma chi pon mano a loro ? Paor del tempio di Temi 
e del Liceo ? Suonan di loro 6 ver la Curia e il Foro Ma del porero a danno e del plebeo; • 
e ti chiade: ■ Hai, o Sire, ancor tempo. Odi il verace Detto d'un tuo mag^or: ae^ai il 
■no wefflpio Fa ai poveri giantiiia ed avrai pace; rammenti! odo <> Ìl ricordo notissimo di 
àMOUiéo IX ai BQoi aucoeeaori: Facile jodicium et juititiam et diligite panperes; et Do* 
minai dabtt paoem in finibut veitri». » 

(2) La Relazione Petrìa del 10 novembre 1790 è nelle carte Proviacia di VeroelU 
n* sa (1790 in 93> raaaao 5*, Vercelli città. Arcblro di SUto in Torino. 



I 



^ «itafeFPB SOBWtTl 

a molte città > non era necessaria la itolegazìone implorata dal Bansa 
oltreché « non si riconosce con qual veste il suddetto compaia a pro- 
muovere le ragioni de' saol concittadini e che si sa che li buoni e ■ 
veri cittadini condannano ora apertamente il procedimento del sud- 
detto. » Aveva poi proposto lo stesso Patria provvedimenti riguardo 
ai fautori dei liisordìui. « 11 sig. Ranza , sotto la figara appunto di 
pacidco rappresentante apprestò piìl d'ogni altro fomite ed esca alle 
già dette dissensioni, le di lui incoerenti illazioni ed alcune Gnatiche 
quanto pubbliche dimostrazioni sopra la di lui condotta indurrebbero 
a sospettare se sii ognora sano di mente e quindi se non sii adat- 
tato al di lui bisogno il ritiro a cui soglionsi destinare quegli che con 
danno altrui manifestano simili stravaganze : ma siccome ciò potrebbe 
inasprire i dì lui clienti non che far grave torto alla convenienza della 
di lai famiglia propongo una seria intimata da parte di S. M. da far- 
glisi dal sig. Governatore con proibizione di far discorsi, ecc. pena 
il carcero e disgrazia di S. M. facendo firmare un atto di sottomis- 
sione, da trasmettersi in copia autentica alla Segreteria dì Stato. > 
Una giunta appositamente delegata prendeva ad esame, il 23 dicembre 
1790, ristanza Ranza e la relazione Patria e riconoscendo che « se 
il Ranza è esagerato, il Patria non è pur troppo imparziale, » am- 
metteva che si dovesse introdurre maggior numero di cittadini nel 
consiglio civico « senza guardare alla loro orìgine ma insensìbilmente 
per non dar loro troppo grande trionfo, > che fossero sostituiti gli 
attuali provveditori con migliori soggetti e più stimati, ma non ap- 
provava r ammonizione al Ranza « perchè oramai il fatto di aver 
pubblicata la lettera al Ministro è troppo lontano e si potrebbero 
inasprire i suoi aderenti, sembrando che si biasimi per aver svelato 
abusi del ceto nobile mentre pur offriva dì dar le prove. » Quattro 
giorni dopo, celerità inaudita, l'Intendente Patria, scriveva al consi-a 
glio cìvico dì Vercelli: « S. E. il sig. conte Graneri, ministro dì Stato, 
mi ha comandato d' ordine di S. M. di signifìcare alla S. V. lllnu. 
essere reale intenzione: V che la scelta del nuovo consigliere nella 
prossima circostanza del rinnovarsi dell'anno, debba farsi nell' ordine 
de' cittadini, ben inteso che concorrano nel soggetto da prescegliersi 
le qualità volute dal Regolamento, e sia il medesimo dotato di zelo 



I 



IL OlTTADmO ftAmA. 45 

• retto difloeraimento pel baon maneggio dei pubblici affiiri; 2" che 
nellft prosBinm elesiono de* proTTeditori debbano destinarsi soggetti di 
eiHioseiato m10| capacità ed interesse e che abbiano la confidenza ed 
estimaiKona del pubblico; 3° che le multe dell' ufficio dei provre- 
ditorl debbano pagarsi direttamente alla Città cui appartengono. » 

Tale lettera, venuta non so come in mano al Eanza, giubilante 
di Tedani in parte esaudito, fu da luì subito in parecchie copie &tta 
diffimdere, forae affiggere in città « come strenna del prof. Ransa al 
Big* Oioaodiino Zappiloni proposto nuovo consigliere civico » premet- 
tendovi la curiosa intestasione seguente: 

IL TRIOKVO 
Di' nQUUOU DI6U uoinii 

SOPRA I noLi nioLi on 

OOXIHOIiTO 

DALU OrcSTlZU DKL RI 

SOL riNl DI DICEMBRI 1790 

CON Li VnU RIVOLUZIONI DI VIRGSLLI 

DAL DISORDINI ALL'ORDINI 

DALLA OUtieOLARITX ALLA LIMI 

DAL DlSPOnSKO ALLA BAOIONl 

lAQHim AB IHTMRO SABOLOBOM HASOITDB ORDO. 

Yue. 

Nd primi giorni dell'anno nuovo (8 gennaio 1791) si doveva 
procedere all'elezione del nuovo consigliere civico i^l II Prefetto, pre- 
Bsste il marchese del Carretto , nuovo sindaco , proponeva il Beletti 
000 dei ìaghisH di Porta Milano : tutto il rimanente del Consìglio 
voleva il Banza, non tanto per simpatia per lui quanto perchè sup- 
pcRievano dì &r cosa poco grata al Governo , modo indiretto di pro- 
testare contro l'obbligo di ammettere un nuovo consigliere dell'ordine 
dttadìno. Ma il marchese del Carretto disse « che assolutamente nel- 
Tatto dì nomina non avrebbe dato il giuramento perchè se era 
ammissibile per lì beni non lo era certamente per le qualità perso- 
nali, cosa notissima al pubblico '^ » e il Consiglio, « vedendo questi 



(1) Lettera Moed m Onnerì, 18 gennaio 1791. 
m Leti Hoeù, cit. 



SIDREPPE ROBERTI 



sentimenti > nominò a pi^ni voti il Beletti. Della deliberazione presa 
trapelò al solito qualche cosa ed il Hanza, mal tollerando rescluaione 
muoTGva e Vice Intendente e Prefetto e perfino il Ministro, e rìoscira 
ad ottenere che fosse « sventrato » dal corpo degli Ordinati quello 
del giorno 8 * riparazione più onorifica dì quella da lui richiesta dopo 
la pubblìcitft data alla particola in suo odio. > 

Era un nuovo parziale vantaggio ottenuto , e ne menava vanto 
il Ranza^ mostrando agli amici compiacenti, che poi si facevan pre- 
mura di parlarne iu città, e lettere e documenti e più ancora gli scritti 
che a sostegno delle sue asserzioni, aspettando sempre l'invocato de- 
legato, egli andava raccogliendo. Valendosi dei suoi studi di storia 
patria , della conoscenza degli ordinamenti dì fondazione delle varie 
amministrazioni pubbliche , della lunga dimora in patria, e dei fìitti 
che gli si raccontavano, preparava memorie specifiche non più contro 
Tordine nobile in genere, ma in particolare contro questo o quest'altro 
individuo. 1 nobili , per picca sdegnando di scendere a giastifìcazioni , 
rifiutavano e la Provveditura e le amministrazioni degli ospedali e 
davano da fare al Governatore, cho, vedendo nel Ranza la causa di 
tutti i mali invocava provvedimenti contro di lui. « Spero, scrivevi 
che &. M. vorrà graziare me e questo pubblico con suoi ordini di aba- 
terli qaeirorgoglio, castigare quella malitiosa e perfida condotta e si 
stimasse anche in una maniera di renderlo sprezzabile a questo pubblico 
massime del minuto popolo del quale lui sì fa vedere colle sue iniquità 
il protettore e personaggio di gran credito e stima. » Ed al Mossi 
infatti toccava la sera del 30 gpnnaio, d'ordine del Miniatro, • pre- 
sento il sig. Prefetto e Vice Intendente , di dire al Ranza li reali 
sentimenti * ammonendolo di cessare dall'essere • maldicente e ciarliero 
e seminatore di scritti torbolenti,» cui il Ranza rispondeva sempre essere 
questo un impegno della nobiltà per farlo arrestare, tenersi pronto 
ad offrirsi nuovamente « prigioniero dì Stato volontario in questo castello 
pregando solo di una comoda camera e di libero passaggio per mìei 
afEari e mi vi tratterrò sinché sia terminato il più rigido processo ^^K • 



Ci , 




ti) Lettoni Mossi ■ Qranori, 1 febbrtio 1791 6 Lftfetsn Buu » Ortnerì, 2 febbnlo 
1791. 




n. CITTADINO RANZA 



47 




I nobili intanto , che forse avrebbero voluto una soddisfazione pub- 
blica non avevano saputo deirintimazìone fatta dal Governatore '^', 
radunatisi al casino, stendevano una rappresentanza, sottoscrìtta da 
molti di loro, e presentata al He colla data 2 febbraio 1791: 



. 5. R. M. 



' Espone il corpo della Nobiltà di Vercelli , rappresentato dai 
cavaglierì qui sotto segnati, essere stata oltiiiggiata dal prof. Han^a 
in una sua lettera pubblicata addi 28 scorso settembre e nelTappen- 
dice pubblicata il dì 6 ottobre, accnsate tutte le amministra7joni dai 
suoi individui esercUe , con promessa di presentarne le specifiche ac- 
cuse, il che diede oc^^asione ai molteplici suoi fautori ed aderenti di 
spargere innumereToli scrìtti anonimi, diffamanti generalmente la rae- 
éuàam ed in particolare molti dei suoi individui. Sopportò Ella con 
tatto il contegno questa dolorosa ingiuria, sperando che proponendosi 
le giattate particolari accuse, si sarebbero esaminate ed Ella avreb- 
be avuto la gloria di giustificarsi. Cessarono per qualche tempo 
ì clamori e scritti si per la noncuranza fatta dei medesimi dalla no- 
biltà, quanto per alcune savie provvidenze pubblicate da S. E il nostro 
sig. Governatore. Ma di bel nuovo essi si rinnovarono all' oc^^asione 
delle nomine agli impieghi si civici che delle ammlnistra/.ioni alle 
opere pie, menando festa i medesimi che per opera loro fosse emanata 
qualche provvidenza. Sentì con amarezza la nobiltà questo nuovo in- 
finito, dì modo che quasi tutti ricusarono dì accettar le nomino in loro 
capo fatte, finché gli impieghi e le Amministrazioni fossero purgate 
dalle pretese accuse , per non osporsi i nuovi idetti a consimili ca- 
Innnie. Crederebbe Ella pertanto potersegli imputare a timore di es- 
sere riconosciuta colpevole, se osservasse più lungo silenzio, e perciò 
supplica commettersi ad un magistrato di esaminare ogni impiego ed 
amministrazione avuta dalla nobiltà, ricoDoscerne gli oggettati vizi, 
riformarne gli abusi ove vi siano; e, constando della retta ammìni- 



(I) n Rinn Uierìfce che < i noHIj e«porJoi)i rolevaoo ctie ai aospendesne. » I^tterft 
2 Cibbnio. 



mm 




OIU8IPFE ROBKHTI 



strazionet reintegrare la medesima nelle persone dei saoi indiTìdaì, nella 
estimazione che Ella ha finora godato , di coprire ogni impiego con 
tutto il disinteressamento , impegno , rettitudine ed onoratezza ^K » 

Fatto nuovo questo nella storia della nobiltà piemontese, segno 
dei tempi che incalzavano e iniziavano radicali mutamenti nelle idee 
e ne* costumi sociali. In addietro forse la nobiltà vercellese si sarebbe 
fiatta giustizia colle proprie mani od avrebbe sen// altro pregato che 
senza dimora ai facesse sparire per tutto il rimanente della sua vita 
in una prigione di Stato il Ranza : ora con un linguaggio modesto 
e quasi dimesso invocava giustizia, chiedeva con opposto scopo quello 
che tante volte avea par domandato il suo accusatore^ una delega* ^ 
zione di persona imparziale. ^ 

Fregato da ambe le parti, ed in ultimo da quella che aveva 
maggior peso, il Governo sì risolse a proporre al Re rinvìo di un 
delegato: con regio biglietto 4 marzo 1791 veniva dato «al mastro 
auditore e segretario di 8tato conte Felice Viretti l'incarico formale 
di trasferirsi a Vercelli ed ivi di esaminare le qualità ed i redditi 
delle opere pie di detta città, di riferire intorno alla regolarità della 
loro amministrazione e di proporre, ove d'uopo, i provvedimenti rela* 
tivi più importanti. > Solo dopo due mesi , il 5 maggio , il Viretti - 
giungeva in Vercelli e tì si tratteneva fìno al 26, esaminando i bi- 
lanci ed i conti delle sette opere pie allora esistenti in Vercelli, fatto i 
segno da un lato alle gentilezze della nobiltà, dall'altro alle insisteuse ( 
del Ranza, eh' egli stesso aveva pregato di venire a conferir seco e 
che gli presentava ben nove memorie giustificative della sua condotta 
e riguardanti la storia e le fondazioni delle diverse opere pie '-'. Kei 
primi di giugno il Viretti presentava al ministro Granerì una rela- 
zione verbale intorno al suo operato, ed il Ministro s'affrettava a 
trasmetterne le conclusioni iu una lettera (8 giugno) al Governatore 
di Vercelli, da < comunicarsi a quella nobiltà per sua soddisfazione. • 

La nobiltà si dimostrò contenta e della delegazione del Viretti e 



(1) Della supplica dorettero «ure difftiu per la città ptreccbìe copie. Ne esìste copta 
nella Miicellanea Ranza alla lieale di Torino ed altroTe. 

{2} Vi ribadiva pri net pai meo te la nota accusa di intruftìone. In numero eaorbitaotfl^ 
doUa nobUtA e di esclusione o ipreixante tolleranza del ceto civico. 





IL CITTjUiINO rakzà 49 

delle conclusioni, coumnicate colla surriferita lettera « a tutte le opere 
pje, • grata cbe < S. ìl. sii persuasa della loro probità, » nb sembrò 
adontarsi dell' accenno ivi fatto della < necessità di provvedere con 
UDO stabile e adattato regolameTito al maggior possibile interesse delle 
opere suddette. > Non cosi fu soddisfatto il Ranza , cbe eoi solito 
mezzo fece correre manoscritte per la città alcune copie d^dla lettera 
4el Graoeri, con cariose annotazioni, in cai volendo dimostrare cbe 
le Iodi alla nobiltà erano « nn mero ceremoniale d'etìcbetta di corte 
e la doratura della pillola, > dava on gran valore airordine di com- 
pilare il regolamento per le opere pie, poicbè * questo cenno riguarda 
ìl solo popolo: al popolo si volle data la nuova consolante dell' at- 
tuale compilamento di questo nuovo regolamento, e si volle data con 
lettera scrìtta i\ di 8 giugno^ giorno preciso del maggior aumento 
del tumulto degli studenti della K. Università di Torino... Db ! prov- 
videnza di DioMM » 

La coincidenza, verisìmilmente fortuita, accese ancor più l'animo 
del Ranza. che in un momento in cui il Governo centrale aveva dato 
tante prove di debolezza <^>, credette permesso segnitare nella parte 
di difensore dei diritti del popolo, cbe egli si era assunta, e non solo 
contro i nobili ma contro tutte quelle istituzioni le quali sembravano 
lodare in qualche modo i diritti del popolo. Non contento di essersi 
tirato addosso 1 inimicizia della nobiltà, eccolo in guerra col ghetto. 



(1) È ìl noto tamnlto degli studenti deU* Uni Tersità dì Torino per cai redi Btincyr, 
SKoTM dulia ytonarchin Piem. I, 510 e se^. Tra le carte Kan» di proprietà Cova si troT* 
aa 4 circoQitunziale racconto della tragica scena in Torino 1Ì 9 corrente gÌD^no • cho 
differisca in alcani particolari di qualche iinportania dalla narrasìono del Bianchi. L'avera 
aleane oorreitom di mano del lUnxa, la nota • corrono in Torino parecchi componimenti 
a aoDetti »a quatto tracco aTTenimento in lode dfgli UniTorselistì, » ed il r«<JerTÌ ai^gionto 
in fogli itaocAti un* « arrìn^ d'uno scuolaro a S. M. > fanno nascere il aoitpetto che ai 
toma» incaricato ìl Rama o per suoi fini particolari conneesi cui moti vcrcellutii o per coni- 
missione avuta da altri {magari dopo U fn^ a Lugano) dt pubblicare qualche coaa in 
proposito. II sospetto par confermato da una postilla di mono ignota: » Fra lo poesie eranvì 
dei sonetti ina tutti insulsi : questo pezzo di sestine benché mediocri, era il meglio e se si 
potrà serbando i senti darei (<iic} qualche più d! valore al verso ni introdurrà allora nella 
itoria. ecc. in fine della relazione del caso, però scritta con pìi^ garbo. • 

(?i Bii.3tc;ni, St. iUlìa monnr. pieni., I, pp. 516-522. Anrhe Areliivio di Stato, Catc- 
guria laLfìASfone pubblica. Mernurie, pareri, coiiL'luaìonl Ascili , ecc. riguardami l'uttrtip- 
pamento «iccesso nella Tfcìnaua datrUaÌ?<riita, li 8 e 9 giogno 1791. 

Mbc S. U, T. XIV. 4 




eo 



OtUSBPPB ROBSBTI 



r 



AveaJo una lite con cerio Salomone Moìso Levi, il Ranza, avutesi a 
male alcuno parole pronunciate dal Levi, inTOCò provvedimenti in un 
« Bacoorso al sig. Prefetto e giudice di Vercelli. » In esso , dopo 
aver accusato il Levi < di sprezzo atroce del gìnraniento e del nome 
cristiano e del rispetto dovuto al nome nonché all' ufficio di regio 
professore, • domandava « pubblica soddisfazione uelT uffìzio dell» 
Prefettura in ora di udienza e di concorso, nella quale (il LeviK man- 
dato a prendere da alcuni sbirri di parata con Taccompaguamento del 
Rabbino e di due caporioni del ghetto per esemplarità sia seriamente 

ammonito della gravezza del suo fÌ9,llo quindi sopra una data 

formola da prescriversi da V. S. Illraa sia obbligato a domandare 
perdono in ginocchio a Dio, alla religione cristiana, all' UffìzìOi alla 
T. S. Illma ed a me » professor Ranza , dell* ingiuria fatta a tatti 
nel giorno di ierì^ così esigendo il decoro della religione nostra SS., 
il buon ordine della civil società e la conseguente subordinazione dei ■< 
suoi individui alle leggi non che la decenza ed il buon costume. * 
Respinto il ricorso dal Prefetto , che si scusò come incompetente , il 
Hanza si rivolse al conte Peiretti, presidente del Senato di Piemonte, 
ma la cosa fu poi messa in tacere per l'esilio del richiedente <^'. Qual- 
cosa il Prefetto doveva pur concedere. « Visto il comune abuso degli 
ebrei ed ebree di questo ghetto , cosi il Ranza in altra istanza del 
18 giugno, di non portar la divisa prescritta dalle Regie Costituzioni, 
lìb. 8, cap. 4, g 1 » lo prega « acciocché si compiaccia dì far ese- 
guire il prescritto come sopra delle Regie Costituzioni, dando ordine, 
se così gli pare, a questi soldati dì giustizia di precettare e citare 
a comparire davanti a lui tutti e ciascuno di detti ebrei ed ebree 
che da oggi in poi si troveranno por la città senza la detta divisa 
onde siano castigati ogni volta con la penale prescritta dalle Regia 
Costituzioni ^ . » Non contento di aver condotto le autorità a rimof.' 
tere in vigore l' uso oramai lasciato cadere dagli stessi governanti, 
con altra istanza del 21 giugno ecco il Ranza si lagna « che non 



< 



(1) Ricorai ed isUnxd T«rìe di Gior&nni Aotonio Ranza. giu^o« loglio 1791. — C&rt« 
Bftnia-Cora. 

(2; Istanza d<I profeatore lUnu al sig. giodiM o prefetto di VereeUij 18 giugno 1791 



IL CITTADINO RAWZA M 

mettano (la ilivisa) nel sito nbicato dalle stpsse RR. CC, le qnali or- 
dinano che dovranno portarla scopertamente tra il petto e il braccio 
destro talmente che possano manifestamente distingacrsi dai cristiani 
laddove gli nomini l'hanno attaccata quasi tatti alla bottoniera della 
camisetta o se a quella del vestito troraai quasi al di dentro e non 
visibile *^^. ► 

Proseguendo nell'opera intrapresa, ch'egli credeva forse doverosa 
e riparatrice e dove mescolava ad elementi buoni qualche cosa di 
troppo personale perchè l'opera sua avesse a sembrare pienamente 
disinteressata, il Ranza aggiungeva in questo periodo di tempo istanza 
ad istanza, contro le tariffe arbitrarie del peso pubblico, contro la 
tassa di 'curadia' o *curea* ceduta dal Capitolo di S. Eusebio n privati 
che ne abusavano , per chiedere la nomina di consiglieri dell' ordine 
cittadino nel Consiglio dì Città ed alla Provveditura. 

Già fin dal principio dell'agitazione, di cui s'era fatto principal 
motore il Ranza , si tra chiesto centro di lui qualche straordinario 
proTTedimento. Ma come abbiam visto, il Governo non aveva mai 
neppur volato accettare l' offerta del Ranza medesimo di costituirs 
pri^oniero di Stato in garanzia delle sne asserzioni. S'era sparsa piti 
tardi a più riprese la diceria che i nobili avessero chiesto che fosse 
relegato in un castello: nn momento anzi dopo la pubblicazione di un 
libellO; satireggiante la nota supplica della nobiltà (-', il Re aveva 
ordinato che si consegnassero « questi ed altri simili libelli all'Av- 
vocato Fiscale Generale, allontanando, ove cosi si stimi, il Ranza dalla 
città. • ma questi , informato forse da amici della - postilla » regia, 
s'era tenuto di nuovo tranquillo e d'altronde importava per misura 
di giustizia aspetfare la relazione del Delegato. Finalmente dopo le 
reiterate istanze, buone e cattive degli ultimi tempi, che « avevano 
messo sossopra una città la quale era la più tranquilla degli Stati 
di S. M. » (^) , volendo allontanare da Vercelli ogni causa di fer- 



ii) Alt» itUou. - 2t Kìaf^o 1791. 

(2) Era tattA interpoIaU su quMto tanoro : Kìtpone il rorpo f«tenxa l'anima perchè 
iaapaM di ngione) della nofatltik rappresentata dai cavalieri Rottoscgnati (perchò Ulottti- 
nti) naere ntata oltrag'giaU (non più it corpo ma la nobiltà) dal profenwr Kanca (vero 
fUtrioU e eittadìnuf, «ce, ecc. 

iTi L«tt«ra Uohì a Graneri, 12 loglio 1701. 



M 



OIUSETPB ROBERTI 



mento e render la pace perduta al posero C4V. Mossi, il Re fece 
intimare al Ranza il 9 luglio l'ordine « di recarsi ad Ivrea a riceTag^i 
'gli ordini di S. M, > 4^1 

' L'essersi scolta una città, il cui castello era destinato alla puni- 
' zione in via economica dei reati politici , fece nascere nel Hauza il 
timore che il confino s'avesse a mutare, qnaudo che fosse, in deten- 
zione , aggravato < dal tuono niinacvioso ed irrisorio del cavaliere 
Uossi ti), > cosicché , por facendo spargere per la città che si sa- 
rebbe recato ad Ivrea , si dispose all' esilio. Dopo aver dato assetto 
provvisorio alle cose sue''^), nella notte dal 10 all' 11 taglio, riparò 
a Pisnengo, poi a Biandrate « presso un canonico suo confidentis- 
8ìmo(^>, > di là a Lugano. 



(1) Lettoni Ranxa & S. E. il conte di HantaTille, roiiÙBtro d^H af&ri oateri, da G«- 
BOTa, 29 Htt«mbre 1792, accuia il MosbÌ di 6uer la caau di tatti i snoi mali e d'e»er 
•irìTkto perfino a dirgli < cho dopo la (sua) part«nza avrebbe fatto cancellare le imperti- 
nenti pittare dalle mie case ; ìl che per altro non eseguiui perchè il ministero capi he- J 
Dissimo rinnocenza di tali pittore tirate a odloM signiHcato dei miei soli malevoli. » 
Balla casa già del Ranza tattora esistente ed ora abitata da famiglie po|>olane non al T«da< 
più traccio di pittura alcana : difficile quindi intendere il senso delle parole attrìbnite al , 
Uossi. 

(2) Aveva fatto tMtaniento, rioevato Geneatrone, il 9 gingno. con codicillo del 24 se- ^ 
gnente, istitaendo erede il Bglio , u^ufruttuaria la moglie, us«.>gnando una dote di 8000^ 
lire ciascona alla tre figlio Gioraniia I.ucrexia MAria . Lucrezia Maria E (ili Lia , Candidai 
Oinnappa Lucrezia Maria. Cf. anche Lotterà m». da Vercelli 19 luglio 1791, non firmata,] 
io Miacellanea Banza, Biblioteca Kcale. Revoca poi qaesto testamento del 1791 con un' 
tettamento repubblicano rioeTtito in Hilaoo il 10 brumaio a. VI (31 ottobre 1797) dal 
dott. Qioseppe .Antonio Orasaini. « Volendo distruggere qaanto può gli atti pubblici ri- ^h 
agaardanti la sua famiglia fatti nella terra della schìaritù. a tenore delle massime reali* ^^ 
etiche ivi dominanti .... e per decisa TolontÀ repubblicana riguardo alla dote delle B^ie ^^ 
ed agli eredi del suo patrimonio, dichiara che tutti e cia-scuno dei suoi figli , nati e na* 
icitarì tanto inatchi quanto feramirie debbano alla Roa morte aver ugual parte delle sui 
aoetaaae sotto la dedutìone di quelle somme che ai saranno date alle figlie al tempo del ' 
loro oolloGametito in matrimonio, ed ai maschi al tempo d'aprirò qualche negoalo o di 
esercitare qualche professione. In caao di morte ordina dì esser seppellito senza pompa 
funebre; »e lo avrà meritato i patrioti lo accompagneranno alla tomba e lo onoreranno 
di qualche lagrima. > Fu da lai stampato io Amico del Popolo, n. IX-X, li brumaio, 
a. VI. 

(8) Lettera Moiai a Graneri. 18 settembre 1792. 



M 



n. CITTAMNO BANZA. 



ya 



III. 



« Presentemente assicurano che il Ranza non è andato a costi- 
tuirsi dal signor Governatom d'Ivrea. È voce in questa città che invece 
di prendere la via di questa cittì, ha presa quella di Lugano. » Cosi 
il Mos3ì informava il 19 luglio il G^overno della partenza del Ranza 
aggiungendo poco dopo « mi vien detto che nell' unire il suo e^juìpag- 
gio abbi messo in un banle moltissime scritture. Qui si dice che car- 
teggia in Torino continuamente con uno il quale non si sa chi possi 
essere , che era frate , e , se non erro , domenicano : > ma non ci sì 
scaldava; troppo contento, come diceva, poiché: «questa città ha 
perduto, con sommo piacere di tutti li cittadini, un sogietto che la 
desolava con tutte le sue imposture e lo stato un inìquo. Se non 
TftDira r ordine di andare a Ivrea a poco a poco avrebbe inquietato 
tutti ecc. '^' • 

Da Lugano, forse colì'aiuto delle « moltissime scritture » portate 
seco nel baule, il Ranza volle difendere per le stampe la sua con- 
dotta. In continua relazione con Vercelli, dove poco dopo la sua partenza 
si diffurie un sonetto per ginstificarla ('^i, vi mandò ben presto un primo 
saggio de' suoi scrìtti ginstifìcativi pubblicando un opuscolo miscellaneo 
contenente: a) Lettera del R. Professore Giovanni Antonio Ranza al- 
l' Eminentissìmo Arcivescovo di Torino — Lugano 7 Agosto 1791 — 
6) Supplica degli ebrei francasi presentata dai loro deputati all'Assem- 
blea Nazionale e risposta di Giovanni Antonio Ranza cristiano piemon- 
tese — e) Monumento alla giustizia del Consiglio di sanità di Vercelli. 
La lettera all'Arcivescovo di Torino era diretta a cattivarsi la bene- 
volenza del Re e della corte, e a fargli ottenere, risoluto com' era 



(ì) Lettor* Moni, 19 e W loglio 1791. 

C9) YUnih dov'è? dov'è l'eroe « prode 

Dice Ulun, che in qoelU pirto e in quesU 

Tftlor nntondo applauso mcrU e lode ? 

Che di morir pel eomaa bea protesa ? eoe. ecc. 



u 



QIDSBPPK BOBBan 



< a recarsi a Parigi ^^'' - per attendere < con tutta quiete agli stadi 
la riunione « con una famiglia che amava teneramente > consolidaDdone 
la condizione « col trasporto delle nostre sostanze dove la Provvidenza 
Torni fissarmi ^\ > Nella Supplica degli ebrei francesi o nella Risposta 
di G. A, Rama cristiano piemontese incominciava il suo racconto dei 
disgusti coi Levi e sosteneva che gli ebrei non potrebbero mai pa- 
reggiarsi agli altri cittadini se non rinunciando « alia loro massima 
nazionale dell'usura con ì non ebrei permessa anzi comandata, giusta 
alcuni rabbini, dal passo del Deuteronomio 23, 19: n Non foeHerabis 
fratri tuo ad usuram pecuniae tiec frugetn nec quamìihet aUam 
rem, sed alieno: sul qual principio -gli ebrei si fanno anche general- 
mente un dovere di gabbare i uou ebrei ^'^K • La terza parto dell'opu- 
scolo era il racconto circonstanzìato delta queitione coi provveditori 
dì polizìa < principio di tutto il fermento > e un vero « monumento 
di gloria » alla giustizia ed imparzialitìl del Consiglio di Sanità. Nella 
mente del Hanza l'opuscolo citato doveva esser seguito da una serie 
di altri opuscoli giustificativi : alcuno anzi già pronto per la stampa 
si trova fra lo sue carte , come la famosa lettera del 2S settembre 
1790 al Graneri, ma le circostanze ne lo distolsero ben presto. ■ 

A Lugano il fuoruscito piemontese non aveva mai nascosto l'esser 
suo: anzi, frequentando i cafTe, si compiaceva di trattener questo e 
quello delle questioni che aveva suscitate in Vercelli, e for:je non so- 
spettava che ci poteva essere chi aveva interesse a riUschiar tutto a 



(1) < Allt cootesaa Luitjia S&IvÌ-OmUiu di Brescia » ò indiritxato un sonetto dal 
Ranza, che bì diiade collo parole : 

Tal'è il genio social che in Francia impero 

Eblie mai Mjmpre e cli'or vieppiù s'abbella 

Dacché regna seni'ombra il giasto, il vero. 
Tarn», e fra poco anch'io ferrò fra quella 

Qente beata, se non cambia il nero 

Presente aspetto mia maligna stella. 

XI sonetto è .manoscritto nella ■> HiaceUanea Ranza - alla Reale di Torino. 

(2) Il momento non era troppo bene scelto per far credere al Governo che, 
a Pikrigi, vi avrebbe atteso < con tutta quiete agli studi ■ : qneati sarebbero stati 
i biblici. 

''Il or. Pkrrrro, Aieuì%e diMOttraiìoui aHtinemilicht auhnipine nel $«eolo passato 
in Curiosità e ricerche di storia suòaipina, paut. XIX, pp. A90-Q2 . 





IL CITTASlMO UaUZA '55 

Torino (^. Ma forse avrebbe potato rimaner tranquillo anche a dispetto 
delle spie, se, radunandosi nell'agosto, in Lugano, la Dieta sindacale e 
suprema STizzera, non gli fosse venuto in mente di comporre in < omag- 
gio agli illustrissimi e potentissimi sindacatori de' dodici cantoni svizzeri 
nella Dieta dì Lugano in agosto 1791 » una specie di discorso in 
em < un pacifico amico del popolo rifugiatosi dal Piemonte in questo 
asilo di sicurezza » attribuirà < allo spettacolo di pace e tranquillità 

dato da cantoni svìzzeri » rorigìne della rivoluzione francese « che 

gettò il seme che or si va maturando per tutti. A lei dunque dovrà 
wxf grato il mondo tutto della propria felicità e ripetere il giusto 
omaggio che or le tributa un filantropo piemontese (^). » Prima di 
presentare lo scritto alla Dieta se ne aperse con il deputato dì Lu- 
wroà, ma questi rispose che se avesse avnto tanta audacia lo avrebbe 
fttto incarcerare ed il Banza s'astenne dal mandare ad effetto il suo 
dìseipMi. Tenuta però una copia del suo < Omaggio > in mano dì « per- 
sona fidata, questa si affrettò a mandarla al Re di Sardegna. Non 
tardò quindi a venire da Torino preghiera al Sindacato dei dodici 
cantoni sedente in Lucerna perchè « fosse consegnato il fazioso ed il 
Smdacato mandò senza por tempo in mezzo ordine al balivo di Lu- 
guLo dì &rlo arrestare, incatenare e condurre a Locamo. » Ma tre 
ore prima (27 agosto) che giungesse l' ordine a Lugano giunsero in 



(1) Il solo docameoto che dia particolari lal tioggiomo a Lugano e tentato arresto, 
oltre ù pochi accenni delle Carte Ranza , è una lettera firmata « Louis comte d'Bntrai- 
S^M > il noto confidente dei principi di Borbone, emigrati, rivolta da Meiidrisio « co 29 
koftt (1791) > ad un marchese della Corte di Torino. Dopo aver esordito: « Je crains trop 
pn les hommes assez vii? pour trahir leur devoir, m' le marquis , et je soia trop fidelle 
(sìe) injdt de roon roi pour ne pas voua ìnstruire do ce qni se passe enrers un de ses amìs 
et tlliés et le beau pòre de nos chofs, nionsìeur et monseigneur lo comte d'Artois » narra 
>»8accÌDto le vicende «un certain Ranza de Verceil od il est profeascur, etc. > e conchiade 
* rt J6 Tous prie de remarqner qua toos ces détails on ne les tient qae de lui qui les a 
iKoDtés publiqnement dans les cafés a Lugano. > 

(2) Fu mandata per copia dal d'Entrnigaes a Torino, dove si trova colla lettera 
^'EntrAÌgues agli Archivi in carte tuttora da ordinare. Porta un n° 1 che vorrebbe forse 
'■■dicare nel Ranza l'intenzione di farla seguire da altre simili scritture. È il primo do- 
(lUHnto in cui il Baoza apertamente inneggi alla Bìvolazione francese , salvo qualche 
■ttnuH) nella Supplica degli Ebrei francesi e nel sonetto alla contessa Salvi Gactani. 
Sppure il d'EL lo chiama « un des plus zélés asaociéa de le propagande des scétérata da 
Pulì, qui a faiUi rópandre ses prìncipes à Verceil. > 



m 



OIUaSPPR aOBBRTl 



tutta fretta da Yerc^lli o, meglio da Pìsnengo per mezzo del solito fat-^ 
torà, « due emissari e tre cavalli > e quando si mandò ad arrestark 
il Ranza < era già sulla via di Mendrisio e di Como, t') » 

Direttosi per la Ijonil)ardia a Genova, poiché le sue TÌcende g! 
avevano fatto abbandonare l'idea di Parigi, dopo avere inntilmenle' 
sollecitato la moglie e la famiglia a venirlo a raggiaDgere <^', passè^ 
in Bastia di Corsica, dove sbarcava il 10 settembre t-^^ La sera m»fl 
desima dormiva tranquillamente a Corte, « quella stessa notte in cai il 
Governatore di Novara, per commissione di qaello di Vercelli, mandava 
un distaccamento di dragoni per arrestarlo a Pisnengo col supposto 
che vi fosso venato col fattore che riconduceva a casa i cavalli dal m 
viaggio da Lugano a Genova ^^\ * fl 

Id Corsica doveva fare il noviziato del rivolazionario - stile fran- 
cese — poiché r isola agitata da fieri partiti polìtici per buona parte 
del secolo, fu ancor più travagliata fin dai primordi della rivoluzione 
ed aprì buon numero di cluhs ad imitazione dei parigini , ove 
discuteva di politica, di morale, di religione e si rifaceva cento voi 
in una sera rassetto del mondo. Alternando il soggiorno tra Basti 
6 Corte, il Ranza ebbe certamente agio di frequentare i circoli politici, 
di « conoscere, come diceva anni dopo, una giovane cittadina, avve- 
nente, spiritosa e modesta come la Virtù, ma decisa repubblicana 



I 



« 



r 



fi) DalU dt tetterA J'Entruigaeji Da I.agano, ore «'adoperò in favor inio il eli. inge- 
gnere Emilio UotU non mi fa possibile arer notiiia aleant Ìo proposito: forse a Lacerna 
qualche co&a si potrebbe trovare. 

(2) < Ho preso le precAU^iorii per non U»ciar partire la si^ora Rama, iorìtaU * 
raggiungerlo dal marito da Genora ■- I^ettera Moisl, l'i settembre 1791. Della rìgnora 
Ranza il Mo8»i arerà baoQs opinione. » Mi rincresce, tcriveTa il 23 agosto, perdo che ri- 
guarda a ana moglie^ la quale, secondo la pubblica voce, e delle persone giad'iiose, è nna^H 
donna di bujn talento e dì gran giudicio ". ^M 

(3) Sappletuonto [ al numero 30 I del giornale degli amici ) della Libertà ed Egaft- 
glìanxa | Contro avviso agli Stampatori. | Il Repubblicano Ranza | all'autore dell'avviso , 
agli Stampatori inserto nel n. 30 | del dotto giurnalo. In «Miscellanea del lUnza G. A. t^M 
olla Ambrosiana con segnatura S. C. Y. V. 7. Anche un sonetto -Approdando in Conictt^ 
il cittadino Ranxa. il 10 settembre 1791 in tempo deU'aiiserobln elettorale per la prima 
IrgÌBUturik Trttncefe : " Salve, u di prodi eroi uadre felice, eoe. » pubblicato in Anno 
patriultico, \''arietà istrnltiifc (Torinoj, Nevoeo. a. IX, p. 69. 

(4; Lettera di Gittvaonì .\ntoDÌu Rariza a 8. E. ÌI conte d'Hauteville. Genova. 29 Mt- 
tembr* 1792. Tra le seconde nwmurte rìq^rdaati l'espatriazioDe di G. A. R. 
Rania-Cova. 





IL crrTADOf BANKA 57 

professante le massime più pare e sacrosanti della democrazia. La di 
lei oonTersasione raddolciva all'amico del popolo l'amarezza della sna 

patriottica egira nonché la dolorosa lontananza dell'amata famiglia 

U di lei nome era Ah! nome dolcemente grande! nome ben espres- 

UTC del di lei carattere ! Ghiamavasi Libera Francolini t^). » Forse co- 
nobbe in Bastia od in Corte il fuoruscito toscano Filippo Buonarroti, 
flcrìttore in quel tomo del giornale L'amico deUa libertà italiana (% 
forsuieo pensò dargli qualche scritto. Ma probabilmente non lo fece. 

Di patria arrinta da wttII catena 
Hentn fogge le tpiaggie (9) 

U suo pensiero è continuamente rivolto alle sorti di lei, si rallegra 
anzi s'esalta quando gli giunge notizia di qualche innovazione negli 
ordinamenti civici, che gli pare ispirata dalla sua voce ; se ne vanta 
per scritto <^>, vi vede una ragione perchè si dimentichi il passato e 
< il beneficio del tempo calmi l'irritazione della Corte di Torino; > 
almeno gli si permetta la riunione colla amata famiglia. Intanto 
eerca occupazione, e, sebbene « tratti uno stabilimento agrario con 
vantaggio reciproco (-^) » e gii sembri già di potere in pochi anni fare 
della Corsica un paese agricolo per eccellenza, si trova talvolta in 
mìsere condizioni (®); onde non è da far meraviglia che l' idea di tornare 
in patria, ottenendo in qualche modo il perdono, gli si presenti pa- 
recchie volte allo spirito e lo muova ad abbandonar ben presto la 
Corsica e i suoi < vantaggiosi » stabilimenti, poiché non gli riesca 
d'ottenere che sia permesso alla famiglia dì venirlo a raggiungere. 
È del 19 maggio 1792 una supplica di Anna Maria Chìaverotti- 



(1) Faglio del Momento n* 1, pubblicato in Milano nel 1798 (agosto) « dopoché il 
Corpo Legifllattro (dulia Citalpina) ebbe sanzionata la nuova costituzione. > In Compendio 
«felis IÌ«fuhbliea Cisalpina, toL 6* (Ambrosiana). 

(2) L. T. Beloraho, Imbreriature di Giovanni Scriba^ p. 134. Non m'ò rioKito 
Teder copia del raro giornale del B e quindi di sìucerare la cosa. 

(3) Sonetto cit. « Approdando io Corsica, eoe. » 

(4) Così nella lettera ai eignori del Consiglio della città di Vercelli. — Da Baatia, 
4 maggio 1792. 

(5) Lett cit. al Conte di Hauterille. — Genova, 29 settembre 1792. 

(6} Minate di lettere del ministro all'aTT. Bonelli (Genova), 7 marzo 1792. Àrch. di 
Stato, Torino. Lettere ministri. 



^ 



UlUftBPPK ROB&KTI 



Ranza al He ■ penetrata della più viva afflizione di non poter otte*^ 
nere da V. M. la t;razia implorata di potersi unire con i iìglìuoli e 
le sostanze al marito nella sua destinazione in Corsica, perchè prevede per 
tal modo una certa rovina della famìglia per la lontananza del capo,^ 
lusingandosi d'altronde che un pronto e benigno richiamo sarà forse 
ancora iu tempo di fargli troncare la concertata fissazione in quel- 
l'isola; ricorre perciò sollecitamente al trono di V. M. supplicandola 
a voler per uno dì quei tratti propri solo di sua paterna bontà 
ridonar l'antica real dignazione al professor Ranza e permettergli un 
libero ed onorifico ritorno in patria. » Era linguaggio, evidentemente 
ispirato dal marito, di chi crede poter ottenere più che grazia rico- 
noscimento quasi d'un diritto, onde non stupisce la postilla marginala^ 
« oracolo del Re > < costituendosi il Ranza nelle carceri d'una dellefl 
piazze di frontiera S. M. ne intenderà la relazione (29 maggio 1792). > 
La notizia della - marginatura » giunse al Hanza • per negligenaft 
del sao procuratore a Torino > solo parecchie settimane dopo, quando 
egli, stanco della Corsica, munito dì « passaporto di domiciliato fran*^ 
ceso - e d'un « onorifico certificato di civismo > rilasciatigli dallftfl 
Municipalità di Bastìa, per la Toscana era già passato in Genova nei 
primi d'agosto. À (renova riannodò trattative per il rimpatrio. L'aV'' 
Tocato fìonelli, allora incaricato di Sardegna a Genova in assenza deM 
rinviato Conte di Consilia, che aveva istruzioni dal Ministero « dij 
vegliare sulla condotta del Ranza e informare di quanto fa e dellfl 
persone che va frequentando y^\ » tenne d'occhio il fuoruscito e gì 
fece proporre il rimpatrio a tenore della risposta data dal Re alla 
supplica. Ma il Ranza che non voleva ripatriare « se non con sicurezza 
ed ouore > faceva di nuovo scrivere dalla moglie al Conte d'Hauteville, 
ministro degli affari esteri a Torino, invocando per lei il permesso di 
recarsi a Genova: « la mia presenza con quella di qualche figlio potràf 
forse disporlo ad un assenso : e se la mia mediazione può ottenermi 
dal buon cuore del Re una miglior condizione ossia un assoluto ritorno, 
spero d'avere il piacere di ricondurlo io stessa, come ebbi il piacere 



(I) Lettera tfinUtro al BooeUi, 29 agosto 1792 iGeoora). Arch. di Stato, Torìno.] 
LetUre austri. 



a. cnTAi>ino aakza 



50 



di aecomp&gaarlo io stessa alla porta di questo castello uoitameate 
ai figlioli^ ecc. ^^ > Ma il Ministro che già aveva fatto rispondere al 
Eanza medesimo < che su veniva spouttiueameute a costituirsi io una 
piazza frontiera dei regi Stati > il Ee < si sarebbe riservato di fargli 
sentire gli effetti delle sue grazie ^'-^i, * lasciava senza risposta e la 
lettera di Anna Maria ed un lungo memoriale, speditogli pochi giorni 
dopo, dal Ranza medesimo, ripetente le sue accuse e le sue difese ^^l 
D'altronde egli stesso capiva che gli toccava riautizìar per sempre alla 
sua patria naturale e scegliersene una adottiva: < non volendo tor- 
nare in Corsica, posso avere in Genova o in Toscana uu onesto trat- 
tenimento > , e se avesse potuto leggere il carteggio del Mossi v'avrebbe 
TÌato ad ogni modo le prove delT intenzione del Governo. « Le pre- 
cauzioni di arrestarlo se capita in città subito le h<> prese e, siccome 
i! ricovero che prese nella sua andata a Lugano è stato nel Novarese, 
dove ha in affitto un podere dal sig, conte Castellani e un canonico 
suo cottfideutissìuio a Biandrate, ho scritto al signor GoTeruatore di 

Novara anche lui di invigilate e se qua capitasse ho già preso 

le precauzioni per farlo arrestare ed in sua casa vi ho una spìa che 
vi abita ^*K » E d'arresto in Genova stessa era già stato minacciato 
nei primi del suo soggiorno « reclamato per afifìiri di Stato dalla Corte 
di Torino » forse per ordini vecchi dell'anno antecedente dopo ì fatti 
di Lugano: meglio dunque allontanarsi anche di là. Nizza, da pochi 
^nii francese, doveva accogliere il nostro vercellese ed essergli teatro 
delle prime vere gesta rivoluzionarie in politica e in religione. 
Sbarcato in Nizza il 21 ottobre 1792 (^\ si ascriveva ben presto 



ih V«roe]lÌ. 32 setUmbro 1792. Catìc Kanxa di propr. Cora. 

(ìQ Latterà MiaUlru ni fìonflili, 5 solUjiubrc 1792. Archìrio di Stato, Torino. LeU. 
Minùitri, 

•3) Dft Ueoor*, 29 settembi^ 1792. Carta Ranu, oit Fa part« colla altre dalle « Va 
marie rìguardaDtì U «patriaiiuno > d«Btinaio fon« alla stampa. 

(4| Lettera Mosii, 18 sottembM 1792. 

(5) Il passaporti fa • accordato da Hénu Loqìb Aniódée BaqHd ooiisqI gónéral de Franca 
daas tons les états du la Séréttùsiiue ISépublique de Gènes à m' Jean .Xntoìne IUdxb t6- 
oaatde BuU« on Ograe aUaot a Nice * il i uttobre 1792 - Tao. 4" dn la liberta, l'an 
l'- d« l'à^^liU , • colla nota * boa pour le Tuvage gratis. • Ha a ^tcrgx) il permesso di 
fbareare efletti, libri e<l altri oggetti di cui è padrone^ firmato a Nizia, 21 ottobre 1792, 
àk « Paul B&rros. > 



60 



aiOBKPPB BQBXR'ri 



al club patriottico che s'era costituito dal 1 ' d'ottobre nel eonvento dei 
Domenicani, donde erano stati cacciati i frati ^^l Nella città; nuova- 
mente passata dal governo del He di Sardegna all'obbedienza alla 
Conveniiioue nazionale, prossima al teatro della gaerra tra Francesi e 
Piemontesi; stanco di aver tanto volto invocata la benevolenza sovrana 
e non aver nulla ottenuto^ non sì contentò più di farsi campione di 
an ceto contro le prepotenze d'un altro, ma passò rìsoltitamente nel 
campo repubblicano, sperando dalla Francia il ritorno nella < patria 
rigenerata. > Degli • infami propositi contro l'angastissima persona 
dell'adorabile nostro sovrano » tenuti nel club e delle lettere « sedi- 
ziose scritte ogni corriere alla moglie e fatto passare per il canale di 
Genova » un Guìgliotty di Valbona si affrettò di informare il Gorerno, 
da Saorgio il 19 novembre 1792, suggerendo « una perquisizione 
presso la moglie del Kanza <-K > E la perquisizione fu esegnita, con- 
forme all'espresso desiderio del Re t^', che ordinava ancora che fossero 
ritenute le tottoro alla posta tanto all'undata fuori di Stato qaant« all'ea-M 
trata e conduceva all'annotazione in odio al Banza per decreto 30 no*V 
vembre 1792 — del Senato di Torino — « di tutti i suoi beni mobili 
ed immobili a termine delle RE. Costituzioni ^^\ > Ciò non tolse nalla 
agli ardori antimonarchici del Ranza, cui si aggiungevano altri ele- 
menti religiosi e politici. 

È degli ultimi del 1792 un prospetto annunziante la prossima 
pubblicazione del Monitcre italiano politico letterario per Vanno 1793. 
Del prospetto, probabilmente in foglio volante, non rinvenni mai copia t^' : 
fu diffuso neirex-contea di !Nizza, perchè si sperava il nuovo dipar- 
timento dell'Alpi Marittime avrebbe accolto volentieri un giornale ita- 
liano, forse un poco in Piemonte , cui pareva mirare il nuovo foglio, 
mandato al solito in Vercelli e, secondo il consueto, sequestrato e causa 



(1] TiftsiitAiiD, Hialovn de la Revolution fran^aise dana Uà Alpe* marittimee. K{tt, 
1878, p. 122. 

(2) ArehÌTio di Stato, Torino. 

(3; PjtttilU mai^nale alta Iett«ra 0018*110(7 di Yalbona. 

(4) DioxiBOTTi. Notifie di vereelleti ilìuntri, p. 133. Kon trOTisi Dalla in pro; 
agli Archiri. 

(5) Ne cita un brano, da non u qnal fonte, il Bimobj . Storia della Monar. pi* 
U. 580. 



podJl 




IL CITTADINO BAHIA 61 

di nuoTÌ rigori (^K > Del Monitore, reso oramai quasi irreperibile, ci 
lia eonaerrato per Teotura quattro numeri la Nazionale di Parigi e da 
questi posaiamo &rci un'idea del primo giornale riToluzionarìo italiano, 
del primogenito dei parecchi fogli politico-religiosi cui doTeva dar la 
luce la penna del Eanza. Non potendolo stampare a Nizza, come aveva 
aimnniiato, lo fece uscire a Monaco, divenuta dopo la cacciata del prin- 
cipe Onorato III e la convocazione della piccola Convenzione monacese, 
seimiiiiottatura della parigina, parte integrante del .territorio francese 
epl nome di fort'Eroole ^^K In numeri di 16 pagine, di piccolissimo for- 
mato ^y Tenne fuori due volte per settimana dal 1° gennaio 1798 
all'indroa fino agli ultimi di giugno 1793, col titolo di: 

Monitore (n. ) italiano 

politico e letterario 

(data) 

secondo anno della Repubblica francese 

e della Redenzione dei popoli schiaviti 

Libertà — Eguaglianza. 

I numeri che si trovano alla Nazionale di Parigi ^'^^ sono quelli del 
U mano 1793 (n' 21 del 1" trimestre), 4 aprile (n" 2 del 2" tri- 
mastre), 17 giugno (n** 23 del 2"* trimestre) e 20 giugno (n" 24 del 
2** trimestre). Una brere spigolatura ci darà idea del loro contenuto. 



(1) AiMrl più tardi il Buu ■ arer conchinso per Ul motivo contro di lui come de- 
Uaqmte di lesa maestà in primo grado L'avvocato Donduna, avvocato fiscale a Torcelli ». Cf. 
Amico dtffa Patria, criornale del cittadino Raaxa, n" 14, frattidoro a. 8* (22 agosto 
18001 (Terino). 

(2) < Monaco répndiant son vieni nom bistoriqne ramontait, selon la maoio du temps^ 
ani tempa antiqoes poar prendre le nom de Fort Hercule * Métitiir, Monaco et ses 
frmn. La Flèche, Joardain, 1862, II, 96 e passim. r:f. anche Gr£goirk, sncien évèqne de 
Bloia. Mémoirea, 1, 423 et passim. 

(3) Cm. 15 X 10. 

(4) Tale designazione non si trova nei numeri del 17 e 20 giugno. Le pagine erano 
onmetate progressiTamente : il n* 21 del 1* trimestre (14 marzo 1798) reca la numera- 
àns 821-336. 

(5) Debbo raspressione della mia gratitudine al mio carissimo dott. Pietro Orsi. Egli 
Tilt e tnweciiw per me a Parigi quei pochi documenti che dopo molta ricerca potè tro- 
nn ligaaidanti U Baoi». 



OlUBKrPB RnBKBTl 



1 

R : 

ntfl 



Nel n" 21 del 1* trimestre 14 tnnrzo 1793) troviamo k(\ esempio: 
Indirizzo del vescovo Gregorio (sic, uno dei quattro commissari per 
V organiszazione del dipartimento del Monte Bianco, agii abitanti del 
Valese (può anche servire per altri popoli oppressi che sospirino 1& 
libeftàì (sic). L'indirizzo ha le generalità del linguaggio rivolazionario; 
si poò quindi adattare, come scriveva il Ranza, ad altri popoli oppressi' 
che sospirino la lìhertà: ìd un solo luogo parla anche • dogli schiari 
austriaci e piemontesi che si dirigono contro la Francia » ed invita i 
Yalesiani « ad aprire gli occhi ai buoni campagnoli della Val d'Osta: 
quivi bi.'ìogna far discendere la guerra dei popoli contro pochi hrigan 
e chiudere questi nell'arena finchò siansi tutti divorati. » Allo parole" 
dd Gri^goire (p. 326) : « Il vescovo di Sion non tiene da voi la sua 
consacrazione sacerdotale » il Ranza, atteggiantesi ora anche a nova- ^ 
tore religioso, accompagna la nota: < Con buona grazia del vescovo^ 
Gregorio il Monitore italiano assicura i popoli del suo culto (e lo 
stesso dicasi di tutti i popoli d'ogni altro culto antichi e moderni) 
che la consacrazione sacerdotale e tutta la polizia religiosa è parimenti 
da loro emanata^ come la civile; prima nella Chiesa Ebraica per Mosè 
e poi nella Cristiana per G. Cristo, Di questa gran verità, da niuno 
finora trattata nel giusto suo grado, per quanto egli sappia, ne darà le 
provo dimostrative nella seconda parte del suo Discorso preliminare in 
principio del secondo trimestre *. L'indirizzo del Grégoire è runico^ 
« articolo di fondo » ; vengono dietro nelle « Varietà istruttive* notizie^ 
di Parigi (19 febbraio), del dipartimento dolle Alpi Marittime Nizza, 
9 marzo) intorno alla guerra e particolarmente: « Saorgio non ci fa 
più pena: tagliata che avremo la sua comunicazione col Piemonte, 
il che ora sta in nostre mani, lo prenderemo con la fame e intanto 
voleremo sotto Cuneo: bloccata la qual fortezza e, rinforzati degli stessi 
Piemontesi che ci aspettano a braccia aperte, [tasseremo all'assedio 
dì Torino a far tremare quel despota e vendicarci delle oppressioni 
passate. » Segue altra notizia da Monaco (11 marzo): « Il dì 4 cor- 
rente giunsero qua da Kizza i due Commissari della Convenzione na- 
zionale Grégoire e Jagot venuti ad organizzare rSS"* dipartimento delle 
Alpi marittime. Alla sera si portarono alla nostra Società popolare al 
cui presidente avendo il vescovo Gregorio già rimesso il suo Indirizzo 




IL OITTAOINn RANZA 



63 



OS Vaìesiani, la Società deliberò dì cotnnnìcArlo a1 Monitore italiano 
acciocché lo inserisse tradotto nel suo giornRie. 

Il n" 2 del 2*" trimestre (4 aprile 1793) contiene il seguito del 
Discorso preh'mitìare sftUa Smranifd religiosa del popolo '*', e Nuove 
politiche inteme e straniere da Parigi, Stoclcoluia, Lisbona, Londra 
e Madrid. Il n' 29 de! 2* trimestre (17 giugno 1793) contiene in 
primo luogo la « novella di Parigi, • il matrimonio del Vnlant primo 
cappellano alla Pietà; poi le Riflessioni del Monitore italiano indi- 
rÙMate al ve8CotH> Lindet buon patriota sul matrimonio degli ecclesia' 
s/iW, in cui dopo aver dato nel 2" numero del P trimestre Tannunzio 
de! matrimonio del Lindet stesso e ragionato ivi del diritto che tì hanno 
gli ecclesiastici con una rapida occhiata su la storia ecclesiastica dai 
tempi apostolici fino ai nostri, si ritenta altroTe di fare altre consi- 
derazioni ed aggiungere altre prove «in conferma del gius ecclesiastico- 
maritale a fine dì togliere Io scandalo dei pusilli. > 

Quanto all'esita finanziario dei Monitore ed alla sua diffusione, 
fa, pare, discreto per il primo periodo della sua pubblicazione, poiché, 
secondo Tuso, gli amministratori del Dipartimento delle Alpi marit- 
time si abbonarono a spese del pubblico a un certo numero di copie '■'^K 



ft) \\ breve brano riferito non permette di darne un i^'tidiiio. RinUmpò U «oiUnu 
M DOD In forma del auo Dincortù preliminare nel Dùtcorxo in cui ai prova ìa so- 
tranità religiota e civile del popolo ctm la rioelatione, ecc. Paviii, C'ominu, 1706. 

(2) Nel Compie de geittion det adminivirateHra compo-^ant provitoiretnent le Dire^ 

eCoàrt du Déparlenunt dex Alptn ifarittime» . rendu par Jean Francai» Totiìre prO' 

otracr general ni/ndic aux nouceause odmmistrateura du Département en pré^ence de» 

citoyen» Gré^aire et Jagot^ reprùehtnutH de In N^ntìon , de'/mté-t par In Convention 

yalionate pOìtr prétxder a Vorgnniiation de ce d/parteineytt (!), rendendoci conto della 

wdaU del l'inak^^o 179^, a p. 32 si trurano qnesU parole: e Nodh avonit «^aisi tootcìi 

l« occaaion« prvprea a écl&irer le pouplo et ii i-ópandrc sur lui Ka laoiitri-ì: qui Mule» 

pcoTtfot le poérif de» prójagó? dunt on l'a imbo Dm adn-FW», dei in<troctTiJTn. des di- 

Koan cÌTÌqae«, des ontragra patrigtiqoes toot a òté «mployé pour dwìper le« prostìpe* 

4t litoranee, le |i|as terrìble enneniì des r^Tolotion» et de la libertè. Un journal Italien 

t*ÌtD><rime a Monai-ju. 1^ ròdacteur douf a para 6tre dan« le» nieilleurs princìpeR. Nobs 

»»ùDi ero deroir tavorìser ao onvrage qai irnuvait fitre infìniinenl Qtile,9uìt parla langne 

^1 U qodlle il est écrit, aoit par le^; maxlmes qai y aont constainment dévcloppéea. 

Som afoni pria nn noinbre «sse« considérable d'abonn ementa. Noas le faìsotis dÌBtribQer 

US eemmniiM qui ne eonnaiuant preHqae paa In Inngao fran^aise. ne paurent proflter do 

rbutroction rtpandae dana no» jonrnam pntrìotìqaea. » À Niee chei Congnet pére et 6la, 

uaprineon do départetnent des Alpes Harìttime?. 16", p. 3R. Ne vide per tne nna copia 

il Dottor Pietro Orai alla ì^ationale di Parigi. 



61 



OlUaapPX ROBBRTI 



1 



Ma poco dopo si sospesero gli abbuDamenti al Monitore; forse anche 
per ordino di uno dei Commissari della Confenzione ^^^ o de* naori 
componenti ramuiinistrazione del dipartimento delle Alpi marittime , 
poiché di h a poco, sugli ultimi di giugDo» il Kanza fu costretto a 
cessare la pubblicazione, chiudendo con -iOO lire dì debito ^^K Sulla 
diffiisiono in Italia e specialmente sul profìtto die avrebbe potuto trarr^ 
da simile diffusione c'era da farsi poche illusioni C^). 

Fissatosi nuovamente a Nizza, il Ranza vi frequentò probabilmeotl 
la Società popolare, vi strinse relazione con parecchi , cui però era 
forse un po' sospetto per la smania di parlar di argomenti religiosi e 
di storia ecclesiastica e biblica , quando era maggiore il furore anti- 
religioso ; forse si accostò a qualche italiano^ profugo come luì, e, come 
lui, invocante per tornare in patria e distrugger l'odiata tirannide le 
armi francesi « apportatrici dì libertà e felicità ai popoli. > Ma non ri- 
mane documento alcuno della sua vita nel secondo semestre del 1793^1 
salvo l'indicazione di una denunzia fatta in seno alla Società popo- 
lare contro un libro del barone Foncet, forse Vlmage du parfait mu- 
veraìn, di cui dopo la prima edizione di Roma (17S7), s'era fatta ap- 
punto in Nizza (l 792) una ristampa. Alla denunzia pronunciata, secoa 
il Tisserand, la sera del 10 agosto t'*^ primo anniversario della pr 
delle Tuìleries, avrebbe tenuto dietro, giusta quanto asserisce il Ranza 
medesimo ^"^ , l'abbruciameli to del libro e poco più tardi l'allontanamento 
da Nizza del Foncet, mandato nell'interno della Francia. Il 30 Fri 
maio a. il (20 dicembre 1793) dinanzi al Comitato di sorveglianza 
della Società popolare e ad una deputazione del Dipartimento, del Di- 



ap- 

ad^ 

esa9 



(1) Sebbene il liftnxa «i proclami amico <lol Grégoire, anzi con lai io cartegpo 
Amico della pattili (Torino, nuin. 4, 10 fmttiJuro, a. Vili), non è improbaliU cbe 
Grégoiro Jnvoca<ifte cuntro di lui un simile provvedimento. 

(2) Lettre da «^itojen Ranza au dtoyen BeETroy. repr^ntant, Nioe, 8 germln 
an. III. 

(3) Pétition da cìtycn Ranza aox Repré««ntnnts du peuple pria rartHi>e d'Italie. — ' 
Ni», de la maison d'iirrét, 25 vcntuse a. III. Kd anctie altrovt: • le mj^me juanial ap> 
plaadi cn Franco fui diìfendo avec la dernièr rigucur et anattiémitiù eu lialiu. » Lott- < 
al fioSroy 8 f^errninal, a. Ili- « Le goUTerncruent da Gdncs l'ajant dófondu avdc la denìè 
adTérité il a da tombor oéoéssairemsat, ne poarant paiser cn Italie, i 

(4) TissKaASD, Hist de la Rev. frane, dans Uà Aìpes Mar. p. 209. 
(5] Pétition eie. cit. 25 ventose a. III. 



IL CITTA DINO RANZA 



65 



stretto e del Municipio prononziù aoa violenta denunzia contro Chaa- 
mette come « colui che distrugge gli eterni principi delia Democrazìa 
che sono il fondamento dei diritti dell'uomo e dotla Costituzione, si 
& persino coutraltare della Conronzion Nazionale e per conseguenza 
cerca di abbatter ta Repubblica e far risorgere un tiranno, » Ricor- 
dando che i diritti dell'uomo e l'atto costituzionale erano stati pro- 
clamati dalla CoDvenziune Nazionale alla presenza dell'Essere Supremo 
e con impronta cosi augasta accettati da tutta la Francia, ricordando 
che fra i diritti dell'uomo (n. 7) v'era il libero esercizio dei culti, il 
quale si trovava anche promesso nella Garanzia dei diritti a. cxxii 
dell'Atto costituzionale e che la Convenzione Nazionale aveva pur (is- 
sato lo stipendio dei ministri del culto cattolico, degli ex-monaci e 
degli ex-beneficiati, domandava come mai si fosse lasciato andar tan- 
t'oltre chi prevalendosi del suo ascendente sul popolo « rovesciator 
della Bastiglia e domatore delle Tuìlieries * metteva in non cale Na- 
zione, Couvouzione, Assemblee primarie ed insultava ai sentimenti del- 
l'intiera Francia. E rivolgendosi ai Parigini : Così presto , dicoTa, vi 
lasciaste sedurre ed opprimere da un nuovo tiranno che col pretesto 
di abbattere il fanatismo vi domina coll'ipocrisìa del suo orgoglio ed 
abasa dell'ascendente che ha preso sul vostro spirito? Voi cambiaste 
soltanto il nome del trono nella sedia curale, la reggia nella curia, 
\% corona nel berretto rosso, il re in un tribuno insolente. Eh ! vìa, 
svegliatevi, alatevi, maovetevi e sparisca il nnovo despota dal suolo 
della libertà. Ed invocava la giusta vendetta della legge < sul capo 
della setta liberticida ed anti-democratica, l'insolentissimo demagogo , 
il cospiratore Chaumette^''. • Un cittadino Tiranty (=^* sorse a dire 
che il discorso del ItAnza era contro-rivoluzionario e molto pericoloso 



(1) Fa itampatoin foglio ToUnte in Niiu 15 Trattidoro a. II col titolo • Il i&ncntot 
Banxa kI coiaiUto di «alvczza pubblica a pAtlgi. Morte ai neniìci del poputo. Atto d'ac- 
euuiom contro AnasiagonL Chaamet (sic). • Esista alla Naziooalo di Parigi ma non mi 
[peaibile ri«eoatrarlo con la rÌ9taini>a di Milano: < Atto di accasazione contro Anassa- 
ChaaiDdt r^M?^ Procuratore generale della Cornane di Parigi > in coda al l'jS'xame ra- 
yitmato dtlta Conféanioné Auricolare fl797). Ma erano allora altri tempi e mi viene il 
M^»etto ohe, o«ì<Mtu il peritolo, vi Kteue aggiunto qaalche frase piò gagliarda, tperandu 
areme uuggior merito. D'altronde era capacissimo dì pronaneiarlo anche come hu 

(2| A^iulo^it; du saiiHuluite R«tiz.\ délenu à la maisoa d'arrét de Nic« depois lo 25 
racUdor an IL Nka trtdi de la III annóe répoblioaìne. 

Vlw. S. U, T. XIV. 5 



m 



OnJSEPPK RftBSRTI 



perchè andava contro il potere allora in rerità grandissimo del Con- 
siglio della Comune di Parigi e si dimostrò pronto a ribattere le ac- 
cuse del Ranza entro ventìquattr'ore, ina non ne fece nulla; anzi il 
Ranza, spedì la denunzia in data 1* nevoso (21 dicembre) a Parigi 
al Comitato di Salute pubblica accompagnandola colla seguente let-^ 
teral»): 



1 



Giovanni Antonio Ranza al Comitato di Salvezza pubblica a Parigi. 

« Ti mando manoscritto un mio atto d'accusasnone contro il co- 
spiratore Chaumet (sicj. Gli oggetti piccoli mirati da lontano perdonofl 
della loro verità: ma i grandi vi sono meglio riconosciuti. Tu vedrai 
se questa si verifica nella mia* Denunzia. 

Coraggio e poi coraggio: e i>oi nuovamente coraggio e la repub- 
blica sarà salva. Addio. 

Nizza, 1' nevoso a. 11 della Repubblica francese una e indivisibile. 

Per ventura del dennnzìatore non si tenne probabilmente alce 
conto della sua lettera ed atto d'accusazione, tanto più scritti in iti 
liano, poiché per quanto Tastro del Chaumette e compagni stesse 
tramontare essi avrebbero ancora potuto far mandare alla ghigliottina^ 
sotto pretesto di fanatismo ed avversione al culto della Ragione jl 
Ranza. Il che non toglie che quando anche Chaumette, Hébert e coa^ 
pagni salirono il patibolo tre mesi dopo, il Ranza si vantasse di aver 
contribuito alla loro caduta t'^'. ^ 

Manca notizia del Ranza fino ai primi di marzo: forse segoìtO^ 




(t) Fa ceroaU inatìtmenta alle t Arcliives Matlonales > a Parigi. Non li può qon 
stabilire se fa mandata elfettivamenU. 

(2) « NB. La risposta è stata la gaiUotiniziazione «lì Cliaomet. Oobel e Comp. il 
24 g^armìnalo alle ni del dopo pr&nio • foce sag^uire alla lettera pubblicata net ciUtv 
Ename ragionato della Conf. aarÌQ. £d aacho < Lessi io Nizxa la mia denuoxia — ma 
senza xucceiso bdxÌ con aaccesM contrario. Il g-iarno dopo la mandai a Parigi al Comitato 
di Salute PabbUca e la mìa denunzia arondo fatta conoscere la trama di Ohaantet noa 
passarono tro mtì<?Ì dalla mia Idttora in Nizza che codesto dems^ogo fu arrestato, gìndi- 
oato e condotto coi suoi coétpiratorì alla ghigliottina, a cai TareTO provocato io tre mesi 
prima: e nell'atto d'accusa deU'nccusotor pubblico del Tribunale rivoluzionario di E'arìfri 
contro codesto cospiratore vi sono le tracce sensibili della mia deonnsia. • La etra idesk^ 
del federalismo italiana, opnioolo ri voi aziona rio del repubblicano Rsvza, p. 7. 




U. CITTADINO IU.SZA 



67 



a rìinanerfì a Nizza , frequentando clubs e adunanze popolari j forse, 
come Ttìdremo fra poco, alternò il suo soggiorno a Nizza con viaggi 
a Genova ed in riviera per abboccarsi col Tilly ed i patrioti pie- 
montesi. Ad ogni modo « qualche giorno avanti la festa por la presa 
di Tolone t^\* lesse dinanzi al Consiglio del dipartimento delle Alpi 
Marittime an suo scritto, pubblicato poco più tardi col titolo Trionfo 
delia ragione e della virtù sopra T ateismo della corte e del clero. 
Interpretando, secondo le sue teorie, i salmi 13 e 52, diceva che si 
potevano adattare « per l'assalto della Bastillia (sic)^ delle Tuìllerie 
e dei forti di Tolone » e rivolgendosi agli < atei patriotti > diceva 
loro: « traviati nostri fratelli! Ecco le profezie contenute nei libri 
che avete in baona fede calpestati e bruciati! Or vedete il motivo 
deU'abjura del Cattolicismo, del semplice cristianesimo ed anche del- 
TEbraismo fatta da vari ministri di questi culti. Costoro sono il re- 
sìduo della Corte e dei clero dipinti in questi salmi, da loro non 
intesi , benché borbottati milioni di volte. Sono aristocratici dei più 
pericolosi, che si coprono della maschera d'un falso patriottismo per 
sedurvi di nuovo e riraenarvi alla schiavitù. Come vi fidereste di co- 
storo che confessano senza rossore di essere stati impostori ? Guarda- 
tevi: la volpe cambia il pelo non l'indole. > E proponeva a quelli 
« atei patrioti > che non ne volevano sapere (infatti la proposta ■ fa 
rigettata •) nna « Rettifica/.ione del cnlto della ragione e della 
virtù » ■ La ragione dell'uomo, particola divina della ragione eterna, 
offre in ossequio alla Divinità sua madre gli atti della virtù sua so- 
rella, da lei esercitati per rapporto a sé ed al prossimo. Qnest' os- 
sequio è ciò che forma la religione più pura dell'uomo: senza di che 
la ragione diventa losca e zoppica la virtù ed anche sparisce ecc., 
ecc. » seguitando su questa intonazione per venire a conchiudere che 
• il culto filosofico della ragione e della virtù che i buoni repub- 
blicam francesi professano sotto gli auspici dell'Ente Supremo e della 
Ragiono Eterna » poteva esser accettato da tutti i culti poiché « intanto 
ogni setta religiosa continua gli antichi riti nello proprie sue forme 
con quella libertà ed egualità che le accordano ì diritti dell'uomo, 



(X) TiuBK&iiD, nùt. de la rèo. fran, dona les AlpM Mar., p. 216. 



01U8BPPB BOBKBTI 



la Costitazione e la Contenzione nazionale. » 11 Consiglio del Diparti-] 
mento respinse, come abbìam vedoto^ lo scritto del Eanza, che lo stampòl 
«oggi 14 germinale per la nuova dell'arresto diGobel rescovo apostata' 
di Parigi con Chaumette e La Harpe e della gnillottinatura def doe 
altri giornalisti più, arrabbiati Hebert e Clootz f' . » (20 marzo 1794). 

Nel periodo immediatamente precedente o seguente Vopuscolo ci- 
tato, dovettero ayer luogo quei viaggi in riviera ed a Genova di cfti 
poche e mal certe testimonianze ci rimangono, e pure sarebbe inipor-j 
tantissimo per parecchie ragioni schiarire. 

All'approssimarsi dell'esercito francese al Piemonte alcuni di quelli] 
che s'erano dimostrati favorevoli alle idee repubblicane o avevano ini 
qualche modo ragione di essere tenuti d'occhio dalla polizìa, erano 
convenuti o in Genova d'attorno agli agenti francesi o sulla rìviera^J 
anche a Nizza, in vicinanza dell'esercito delle Alpi; allettati dalle' 
promesse francesi e dalla speranza di veder presto un cambiamento di 
governo nella loro patria, si facevano struineuto delle mene francai 
e cercavano o colle relazioni serbate col paese nativo , se non si fi- 
davano a tornarvi, o recandovisi di nascosto o copertamente trattando 
coi francesi di accattar loro partigiani e denari ; cosa di cui molto 
abbisognava allora l'esercito della repubblica. Tra questi e fra i meno 
noti di quel periodo su cui scarseggiano ancora le notizie, quel Gio- 
vanni Alberto Roasignolì, ex-mastro di posta in Vercelli e tra i più J 
turbolenti della lega di Porta Milano, che il governo aveva sempre" 
tenuto d'occhio e prima e dopo l'agitazione vercellese, senza però che 
fosse in snlle prime ridotto ad esulare. Il Kossignolì, costituitasi in 
Torino negli ultimi del 179S la Società popolare, pronunziando nella 
seduta del 14 nevoso a. VII (3 gennaio 1799) un fierissimo discorso 
che poi diede alle stampe ^^ accusò un cittadino N. N. che tutti. 



* (1) Libertà, Eguaìità, Trionfo della ragione e delia virtù, sopra l'ateismo delia 
Corte e del Clero ; pp. 8, b. d. n. 1. Come epi^fa : Omnia in figura conti^ebant tBi, 

, S. Paoli, I ad Cor. XII. {Tutto «ra figarato pre«Bo gli antichi Ebrei. Quelle figuro si rea- 
liziarono prea^o i Cristiani;. L'DnÌTcrsit^ria di (Innova na posiuede un esemplare usai raro. 
(2) Il cittadino Rossignoli al cittadino lìatua, op. ìd-16, p. 23- s. d. n. I. Fa wl- 
lecitato a stamparlo àaWInvito dei ganculot Rama al milionario Rossignol (sic) 17 da- 
toso, a. VII ICep.. Tol. voi., u Ji nuuvo da: Il sauculot Ilaria al milionario Rosnignol, 
30 pioTO», a. VII, fai. toI., precao Saverio Fontana (Tarìao). 



Hi ClTTADRiO &ANZA 



00 



rìconoewvano pai KaoKa, dì dilapidazìoQe e mala fede Del farsi me- 
diatore tra i patriotti pìeaiontosi iì ^lì agenti francesi. « Diecìmille 
lire in moneta genovese tia egli ricevuto da ine in Genova nel 1794 
da disporne a favore della libertà piemontese ed a sollievo dei pa- 
triutti piemontesi più indigenti e rifui;iatì prfì^so l'armata d'Italia. 
Pocbe lire ha ricevuto qtialche patriotta e n.*s.sun conto se n'ebbe 
del rimanente, stautecbè, quando il chifìì^i, venni minacciato in Genova 
cbe se persistevo a .volere il conto suddetto egli lo avrebbe reso pub- 
blico coUe stampe^ motivo per cai io più nulla aggiungi per non 
essere compromesso in Fiomonte. E similmente m'avvenne in Milano. 
Questo denaro sacro è proprietii della oazion pieinoutese, ad essa 
spetta il farsene rendere ìl dovuto conto. Altre 300000 lire mi si 
chiesero per convertire a favore della rigenerazione della nostra patria 
che mediante tale somma era stato assicurato senza fallo dai nostri 
protettori : io mi obbligai per la somma di lire 40000 e percorsi il 
Piemonte per ritrovarne il compimento: ritornato in Genova deluso 
delle mie speranze oflfrìi per mia tangente L. 'lOOOO , ma perù non 
volli sborsarle a sue mani perchè temevo l'uso delle prime 10000 : 
ma bensì irremovibile alle replicate sottili e minacciate sue istanze 
dichiarai di volerle rimettere agli stessi protettori sino a qnell'epoca 
a me ignoti, e coi quali alla fin ano fui introdotto in un congresso 
ove conobbi appieno che giammai fu assicurata la nostra liberazione 
a condizione di si tenue sborso : ma bensì s'ebbe il consiglio a farsi 
tale e maggior offerta da' patriotti piemontesi per vieppiù rendersi 
benemeriti : nonostante che ogni sforzo sarebbesi tentato a nostro fa- 
vore anche sen/.a verun altro sacrificio. Offrii io allora la somma di 
lire 50000 pagabili fra quattro giorni che fa accettata a condìzion 
di imprestilo, qualora avesae abbisognato, e che frattanto l'avessi io 
depositata a mano di qualche patriota piemontese per V uopo , eh' io 
scelsi nella persona del cittadino Trombetta <^). 

LA.Ua sera delTiudomani io mi portai alla casa del cittadino N. N. 
(\) Ebbe parte nelle tonsure, poi fa capo <1Ì brigata nsU' esercito piemoDU» nel 
1799. Cf. Tja calunnia e la cabala contro il dt^nissimo patriotta Carlo Trombetta capo 
Ai briffmta piemonleM $maicherata e scoperta da un cero repubblicano. W, p. 42. Torino» 
^ 9 r«p., Dbtìco r Picco. 



10 



' '^mtapn noDEnri 




che io vi accaso , sito solito dei nostri congressi , e colà ritrovai 
biglietto che mi annunziava il rifiuto del generale in capo alla mia 
offerta somma, e l'ordine di questi per la sua partenza per il quartier 
generalo. Tranquillamente io vi credei e giammai mi venne in mente 
esservì né cabala uè raggiro, quandoché ali* indomani chiamato dal- 
Tageute del governo francese cittadiuo Gacau*^', dopo un lunghissimo 
colloquio le di cui interrogazioni mi parevano strane, ebbi la conso- 
lazione di sentirmi dire: povero Hossìgooli, v'hanno dipinto per an 
agente del re di Sardegna o resovi sospetto di spia: mi congratuli^ 
seco voi del vostro patriottismo e d'ora in avanti non vi fidate cos) 
facilmente, e sta bene che abbiate scelto il cittadino Tromb«tta per 
depositario delle lire 50000, sebbene mi sì vuole dipìngere anch*^ 
con oscuri colori. 

Tosto io mi portai alla casa del cittadino ch'io vi accaso, e colli 
ritrovai anche il cittadino Bonafous , che dopo un dolce riraproverojfl 
invitai ambedue per Tindomani allo sborso da farsi al cittadino Trom- 
betta cotne difatti la mattina susseguente ci portammo tutti e tre al 
porto su di un - corsaro francese ove questi si era rifugiato per sfuggire 
la persecuzione oligarchica genovese. A stento e con mille replicate 
mie istanze accettò esso il deposito e ben avea ragione di rifiutarlo 
perchè ebbe poscia a soffrire l'atroce calunnia di ladro, essendo stata 
denunziata presso lo autorità francesi la sua prossima fuga colla somma 
depositata, motivo che ne venne ordinata la remissione ad awi loro (?) 
loccM con tutto coraggio venne negato dal cittadino Trombetta ma 
bensì volle questi fare lo sborso a mani delle stesse autorità francesi. 
Oh ! scelleraggine. Lo stesso cittadino Trombetta meglio di me potrà 
rendermi noto si fatto malvagio raggiro <2). » 

Che le molte parole del Kossìgnoli accusino proprio il Ranza non 
può correr dubbio alcuno, per quanto egli non sia nominato, poiché 
nei due fogli citati del « sanculot Ptanza al milionario Rossignol »fl 
dei 17 nevoso e 30 piovoso anno VII quegli ha: « mi si dice che 
tu veramente non mi hai nominato ma che però mi descrivesti in 



(1) Coti terìreTA U Bowìgnol il nonto deU'InrUto FraoMM a Genora. Gftctalt. 
[2} L*opa8colu citato in diT^sa del TrombetU non accenna a qaesto fotto. 



IL cnTAmNO RANZA 'H 

maniera da non poter dnbìtarsi che ta parlari di me: iaato più cho 
averi prevenuto molte persone che tu volevi accusarmi quel giorno al 
tribuDale deirAdnnanza. » Essendo intervenuto tardi ulT adunanza e 
< non volando rispondere in aria e mal a proposito all' accusa » il 
Ranza chiese la stampa del discorso del Rossignolì entro tre giorni: 
il discorso fn stampato, ma assai più tardi ''), il Ranza chiese altro 
prove, vennoro i giorni disastrosi del governo provvisorio piemontese, 
l'invasione a astro- russa , accusa e difesa furono dimenticate, nò più 
M alzò la voce contro il Ranza per ripetergli l'incolpazione fattagli 
èli Rossìgnoli. Ne era egli innocente o colpevole? L'avere da una 
parte la sola testimonianza dell'accusatore, non suffragata da verun 
altra, e par difficile trovarne ''^', gli iudugi frapposti dall' altra dal 
Kauza medesimo a rispondere e la sfìdii dell'uno all'altro di stampar 
l'accusa e di produrre le prove, non mantenute interamente da nes- 
sun dei due , può far rimaner dubbiosi. E tanto più che non riesce 
tuolto di conciliare la data fornita dalla denunm Rossìgnoli con altre 
note della vita del Ranza Infatti col 4 fiorile anno li ('JS aprile 
1794) egli ò investito a Nizza d' un ufficio^ che Io lega mattiua e 
sera e di cui si vanta più tardi d'aver adempiuto con somraa esattezza 
e diligenza le incombenze: sai finire di fruttidoro mentre seguitava 
in tale ufficio è arrestato e rimane in carcero fino al fiorile anno III 
(aprile 1795), resterebbe dunque escluso, per la relativa lunghezza 
del viaggio che lo avrebbe tenuto lontano da Nizza e la necessità di 
aa soggiorno di qualche tempo a Genova se il Rossìgnoli parla della 
soa abitazione « come sito solito dei nostri convegni, » tatto il ri- 
manente dell'anno 1704 oltre il mezzo aprile. Che il Ranza si re- 
casse e trattenesse a Genova e con incombenze vere o supposte del 



(I) Il 28 pioToso anno VIL 

(2t Nel nam. VI-VII à-i\VAmÌco del Popolo fMiUno, li novoso, a. VI, 31 dicembre 
1797) il Ranui scrìsse an lun^o Artìcolo in difesa dot patrioti pieinontosi» mal tìkIì allora 
da Vnaemì e Ci^lpini. Senza Taiato del Fioniontefì i Francesi non avrebbero potato s««n- 
dm in Italia. * Son 60000 lire genoTHÌ, din egli, cbo i patrioti piemontesi regalavano 
jMT tuie mani in quell'epoca disastrosa al ministro Faypoalt in aervizio dell'armata colla 
qoal «omma distribuita a piccole poriioni ai creditori della mede<:lma iti ottennero da^li 
■teiaà nuoTo somministratiunl. •• Nessano dei Piemontesi presenti a Milatto. Iia cai forse 
b tUm» KoiBÌ^oli , protestò contro tale asserzione. Sarebbe [-rova dell' innocenra del 
Buu? 







•fe 



mOMlPP» BOBKUTt 




generale in capo deiresercito d'Italia, apparirebbe solo dalla deoonzia 
del Rossignoli, poco precisa riguardo alla data. Fissandola perù ai primi 
mesi del '94 l'andata a Genova del Ranza non è improbabile: difficile ad 
ogni modo il chiarire fino a che ponto sussista l'accusa del Rossignoli. 
Nei primi mesi del 1794 nn impiego, parecchie volte sollecitato, 
veniva concesso al profugo piemontese. Con deliberazione 4 fiorile, a. U^ 
(23 aprile 1794) l'amministrazione generale del distretto di Nizza fi>^ 
nominava il Kanza come aiuto di certo Morichaa per compilare l'in- 
ventario di tutti i libri, quadri, oggetti d'arte, ecc., caduti nei seque- 
stri dei beni dì comunità religiose e di emigrati. Lo stipendio fissato 
era di L. 150 mensili, portato poi a L. 200 (-'. Avrebbe potato 
vivere tranquillo nel nuovo impiego, se, caduto Robespierre ed inizia- 
tasi la reazione di thermidor , non gli fosse venuto in capo di farsi 
un merito del noto discorso contro Ghaumette pubblicandolo in un opu- 
scolo e facendolo precedere da un Aris au kcieur in cut invitava i 
Tiranty a mantener la parola e a dimostrar il suo scritto pericoloso 
controrivoluzionario ^^K II Tiranty vedendosi ricordata un'opinione 
dieci mesi ìimanzi, ora che erano caduti non solo Ghaumette ed Hébert, 
ma lo stesso Rolwspierre ( ", scagliò fuoco e fiamme contro il Ranza, 
e lo denunziò alla Gommissione di sorveglianza della Società popolare 
come autore di uno scritto contro la libertà dei culti t^l II Gomitato 



r 



(1) Eitruit ilu r4gi<4trd dM détib«rttion« et trreté« de T Adminìstration génèrftle d« 
DinUtct de >'ice. - Sóaaee du -i florèil, sn. II. 

('-) Pitition auì ReprótenUuits da people près l'armóe d'Italie. — 25 ventose, sn III] 
Andie: Lettre na citojeo repr69entant Beffroy, 14 germinai, &n III. 

(3) « A U tìn de l'iinprimè en tdto de Vaci» au leeteur j'aì donnd* connaiesanc* tal 
pablic de ce que m'arait dlt ce cttoyen apròs la l^ctore» unti maiotenant lai en faire natr 
ÌDCalpation. Je lui ai <ndme remÌH ane copie de raon imprimé en l'invitant do tenir \A- 
role etc » Apologe da sanculotto Ranu ani Bepréientauts da peuple près l'armée d'I< 
Uli« — iridi de la III année de La Bep. fran9. I 

(4) « Par sa condoite contra le cnlte da Chrìstiftnitme ì\ a aliène Teeprit des giSnoIl 
il a étontTé dans sa sonrco l'amour do la libèrti et de l'é^Uté parrai let Piémontaix et 
tous les Italiens, ila Un a mème ìrrìtù et rérolté contro les Franvais: c&r ws démancbes 
oonjoinctement à celles de mes caiiiaradea coatre lo colte da Cbristlanìsme et nwn arre- 
atatioD méine sont connues etc. » Apologe cit. 

(.'il II Ranza attribaÌTa anche ad altre cagioni l'accnnimmto dell'accasa: e L'energtede 
ma piume patriotique et la franchise de mon aapect rérolationnaire m'ont procar^ àNlr» 
tout ftatre que A^ ami?: je fata mème >U l'ombrage à qaelqses membresda Conalti (!).■ 
Pàtition cit. 25 Tentòu. a. UI. 




n. CITTADmO ItAlfZA 



73 



BìToliuàoiuirìo del distretto di Ni%za , fotto chiamare a sh il Rauza la 
stessa sera, dopo poche interrogazioni, lo dichiaro in istato d'arrestoi 
e fatti apporre i sigilli sulle sue carte e le copie stampate della de- 
nonzia Chnamette, lo maiidaTa nella « Maison d'arrét » di Nizza. 

Rinchiuso il 24 fruttidoro a. Il llO settembre 1794) nella Maison 
d' arrét insieme a molti altri di rana condizione , tutti in attesa di 
an giudizio che non veniva mai , il Kanza si lusingava di poterne 
oscir presto. I Comitati di sorveglianza ed i Comitati rìvoluzionarì si 
notavano ad ogni spirar di vento, i Rappresentanti del popolo in mis- 
sione presso l'esercito delle Alpi erano spesso cambiati, eppure il Hanza 
non trascurava alcuna occasione per far loro passare le sue giustifì- 
eaziouì, le proteste contro rinqualiticabile arresto. Sono quindi numerose 
fra le carte Ransa relative al suo soggioruo in Nizza le petizioni, 
apologie, proteste d' ogni maniera , che non mette conto riferire e si 
aggirano tutto sullo stesso argomento. E non presentava solo le sue 
difese ma anche un'opera manoscritta contro la confessione auricolare, 
che doveva servire < pour défanatiser les catholiqnes frangia, sur 
tout les Nì^-oìs et les Italiens dans la procbaine descente en Fiémont 
et ainsi facilitar les progrès de T armóe d'Italie et de la revolution 
dans cette contrée^^): • mandava di nuovo al Comitato di salute pub- 
blica una lettera politico militare : S'il est vrai que le tyran Sarde 
àtmande la paix à toutes conditions, faut il la lui accorder? Re- 
pùnse du citoyen Ranza présentée au Gomité de Saint public '''^'. 

Siamo lontani dal linguaggio dell'agitatore di Vercelli, che pur vol- 
gendo i suoi strali contro nobili e prepotenti, rispettava anzi esaitava il 
nome del Re: vivendo in mezzo alle agitazioni ed esagertizioni rivoluzio- 
narie, egli non s'augura più di tornare in patria che coll'armi nemi- 



ci) NtfUm più rolU dtaU: Pétìtion aax KepràMnUnts da peupte près Tarmée d'Italie 
2$ TentOM. %a. Ili domaadft : ohe «ìa pr<990 in coiifiderAZÌono < le pro8p«ctu§ de l'oarrage 
iM&iiU tn prìstm. » Non so se il ra&nifesto foMe fatto utAmparo, l'operfl non dbcì In luce 
ftICìUno eb« nel 1797. 

(Z) Debbo kl KuUto kiramicìxìa del dottor Pietro Oni U comunicaziona di questo do- 
cunrato dm lai trorato iirArchirìo del Minist«^ro degli affari esteri in Parigi, fti an foglio 
41 4 pagine di icrittnrm antografa minata ecoirindicazionedelU alena mano in qd angolo 
Mk qoarta pagina in alto: « Kaiauns pour ano quatriòme campAgne eontr* leaPletnoo- 
tiù prAaratéM m Coniité de Salai Public par le citoyen Rania détenu à la maison d'arr6t 
Ae Niet. » 



1t oiuserre Roberti 

che. Dalla prigione ove si trova a contatto con preti, emirati, roti 
pierristif iifiìciali destituiti, sognatori, fatti tacere con qualche 
di detenzione, egli s'impanca a dettar piani di guerra, a dar consigli 
di politica: « Quelle paix pourra contrebalancer, esci a ma in un fran- 
ceso scorretto , trois campagaes quo nus braves fròres d* armes ont 
essuyóos avoc tant de soufFrances et d'energie pour franchir les bar- 
rières redoutables do Piómont?... Les dèpartements du Mont Blanc et^ 
des Alpes maritimes sont à noos pour jainaìs. Qa ne peat ótre andH 
cession du tyrau Sarde, c'est un dévouement unanime de leurs habi- 
tants à la liberto et t^galité républicaine. Quel sera donc le gage 
honorable et flatteur ponr la paix proposóe ? Oneille et Loano sont 
presque rien pour les traìs immenses do truis campagnes et tant de 

sang couló Avons nous déjà onblié 1* arrogance de ce roitelet mé- 

prisable qui eut 1* audace do faire arróter à Alexandrie un ambassa* 
deur de la France?... » E dopo aver ricordato tutti gli atti del governo 
sardo contro la repubblica francese, poi le cause che lo inducono ovt^M 
a chieder pace aggiunge : « Et les républicains fran^ais donneront ilff" 
une paix de tei le nature? Ah ! que non! Les bons patriotes dans le 
Piémont et la Lombardie sont à présent cachés par les persécatìoos ; 
mais les persócutions mèmes les ont multipliérì à Tinfini. Calons [^»eS^| 
dans la plaiue et nos armóes saugmenteront par un nombre éclatant 
de ces bons patriotes qui nous aideront fi brìser les fers de leu 
esclavage. 

La soft (Sic) de la cour de Turin et de tous ses satellìtes sera 
mdme que celle du Statouder ou Bollando. Donnons aux Piómontaìs 

la liberté et les Piemontais seront dignes des Fran^aìs Ainsi les 

Piómontais réunis aux Francis dólivreront de méme la Lombardie du 
despotisme autrichien.... Quelle république dorissante devieudront alors 
le Piómont et la Lombardie on un seul corps ! Quel avantage pour 
la France allìée avec elle! Ce sera le grenier ìuépuìsable pour Islfl 
departements móridionaux frangais comme la Sicile il (sic) était de 

Rome ancienne Mais il faut le dire encore une fois. Eespectons 

les églises et les pretres: la Roligion Chrótienne soit & Tabri de toute 
insuite. ComraenQons par rendre an départeraent des Alpes Maritimes 
la tranquillité avec la liberté des cultes daus sa plenitude et avec 



'aia I 



IL CtTTADtHO HATtXA "75 

une amnistìe à la jeunesse émigrée poar cause de reqaisitìon. Et alors 
la rìctoire nous suìvra en permanence daiis le PiiMiiont: car notre armée 
grossira niéme par les exhortatìons dea ecclésiastiques. » E chiudeva : 
« Ce sont les Toenx polìtìques d' uii bon républìcaìn qui depuìs le 
25 fructidor a perda sa liberto personelle poar avoir reclamò cette 
mème liberto de religion. Maiiitenaut il espòro qne le Gomitò de Sa- 
int Public voudra bien ouvrir sa prison, en faisant rouvrir les èglises 
do département des Alpes Maritimes par les représentants en mission 

daas le méme département Salut et fratemité. Nice à la maison 

d'arrét da Jesus le 15 ventose de Tan III républicain. > 

Colla venuta ali* esercito d* Italia e nel dipartimento delle Alpi 
Marittime dei rappresentanti in missione Beffroy e Turreau, più miti 
dei loro predecessori, specialmente il primo che fu jioi accusato d'aver 
patteggiato col re di Sardegna, i voti del detenuto al Gesù furono 
presto appagati. Sì riaprirono le chiese al culto cattolico e colui che, 
citando i primi dieci artìcoli del decreto del 3 ventoso anno III sulla 
« Libertà dei culti (') > domandava, insistendo, la sua liberazione, ot- 
teneva finalmente un * ordre d'ólargissement. ('^' » 

Ma questo colla condizione di esser deportato fuori del territorio 
Crencese, suonava ostico al Ranza, che protestavasi sotto l'egida del- 
l'articolo cxx dell'atto costituzionale « qui donne asilo aux étrangers 
banois de leur patrie pour la cause de la liberté > e inoltre natura- 
lizzato francese perchè domiciliato da due anni nel territorio della 
Bopttbblìca , mentre l'articolo iv deirActe costitationnel ne chiedeva 



{{) Pétìtion » npréieDUnt Tarrcan. — 10 ventuM, an lU, ìa CarU Uanu di 
ffBpritta Cora. 

(3) « Lm BflprésantsnU do pmple à l'arm<ìe d'Italie et des Alpea, Klee, 28 renton, 

Minx. 

Va la pétìtion da citoyen Ranca piémontaìs détena tendant à obtenir son élarg^s- 

Va rari* dn Gomitò de larvcìllaDce portnnt qu'il n'j aarait (tas d'inconvanient à lai 
unrdfr la liberti^ tualefoift qu'il suit transfuré liors do tcrrìtoìre de la Rf^publiqae; 

AmiUtit qae le dil citoycn Rniizii surtini de la maison d'arrét do cctt« commane, 
tn'ìl Mra conduit sor la frontière u Menton d'uù il Ini sera interdit do rcntrer sur le 
tenltoiK fnui^ais. — Signés: Tarrcaa, Beffrojr. 

Poar copie confornie : Le chef dVficadron de la 13"* diviftion de la Gendarmerìfl natlo- 
wle coniandsnt celle de senice ù l'aniiée d'Italie, Verrier. » 



J 



>l 



OIDflEPPfi ROBERTI 




soltanto uno, ed ancora perchè vivente del suo lavoro a beneficio della 
municìpalìU , dichiarato anzi beuemerìto per aver pubblicato il Moni- 
tore Miano e le suo denuncio 0'. Mosso dalla nuova petizione il i| 
Beffroy disponeva * Vus les dangers que le citoyen Ranza aurait à | 
courir s*il toinbait au pouvoir du tyran Sarde, sans doroger aux diijH 
positions de l'arreté du 28 du mois dernier relativement à la sortl^^ 
du citoyen Ranza du territoire frangais, il lui sera permis de Vembar- 
quer pour lAranrique Septentrionale et il luì sera procure les facilités ' 
nécessaires à ce si^'et. • La modidcazione era ^dita ma non piena. 
« Ma sortie de la Républiquo frangaise, scriveva di nuovo al Beffroy 
il Ranza l'S germile '2) , ne doit pas étre une punitiou, une déportation; 
car je ne suis pas ooupable, ni jugi^ ni condanne. Elle doit étre une 

mesure de politique Je demande donc à votre justice un passeport^ 

pour J. À. Ranza piéinontais , homine de lettres naturalìsé cito) 

fran^is J'etais fran^is et rópublicaìn avant d*entrer sur le 

frnn(;-aÌ8, je le serai à jamais hors méine du territoiro fran^-ais. L'édo" 
cation qu'nne mère vraìinent spartiate tn'a donneo ne perirà que avec 
moi. Dans la ville amie de la fraternìté Philadelphie je prìerai TEteroel 
pour rafferniissemont de la R^'tpublìque fran^ise et de la grande cause 
du genre humain. Vous avez bien voulu m'asaurer les moyens da royage 
pour l'Àuiérique Septentrionale et je suis sensible à votre bonté. Ce- 
pendant je vous observe que cos moyens se bornent au seul trajet par 
mer jiisqu'à Philadelphie et qu'en inettant pied à terre je me tron- 
verais sans ressources. » Perciò chiedeva di andare ad imbarcarsi a 
Genova por ricever denaro e notizie dalla famiglia, ed insieme i libri 
più preziosi « surtout pour sanver une grande planche en cuivre gravée 
d'nn mosaique ancien détruit par la sottise sacerdotale de ma patrie 
casuelie et conservée par mon amour pour les arts ^^\„ Mou dessein 
était de les publier eu Franco, j'en ai ócrit à mon ami Grégoire s&us 



port 
t»yjl 



(1 D« la maison d'arrAt. 8 gvrmiiul, an Ut. Fétitìon ani ReprdaentanU da people. 

(2) NuD è DecesMj-io liferire la molta lettere e petiiioni che ^i ronten^ao in copia 
nella carte Ranza di proprìetii Cova: enam^rano tutte le beoenierenze rìTolaiionarìe d«l 
BanzA e nel tempo ìstesso insintono a provare che egli non era. st&to nt Inteso né giù- 
dicKto a tenore dell'articolo xtv dell'Atto Coskitazionale. 

(3) Certamente una di qoeUe di S. Uaria Maggiore. 




IL CITTADINO RARZA 



77 



en &Toir réponse : peat étre ma lettre s'est égarée. Je le pnblierai donc 
eo Àmérìqae: et Je vons assure que par le moyen de ce monument 
je porterai des coups mortels au fanatismo. Getto rìchesse Ictteraìre fera 
moD soft en Àmérìqae. > Ma come scrittore del Monitore Ualiarto • dé- 
fenda avec la dernière sévérité et anathémisé en Italie» ha timore di esser 
perseguitato se non si raccomanda in Genova « h VQgpjìi de la Képa- 
tiliqne fìran^ise do me couvrir par le bouclìer républicain, > quindi la 
ttetaaità dì lasciargli portare il titolo di cittadino francese. 11 permesso 
gli fa sempre negato, il che non gli impedì di farsene bello nei suoi 
scritti posteriori e dorante buona parte della sua vita rivolu/ionariu. 
Poco stante lo troviamo a Genova, segno che nolente o volente 
lo aveTano fatto imbarcare. Fin dal 20 fiorile anno ili (9 maggio 
1795} egli scrìTe all' lllmo magistrato della Consegna intitolandosi 
• cittadino francese naturalizzato doiniciliuto a Nizza. • < Un buon 
repubblicano francese rispetta i governi alleati col suo: nia intanto 
DOQ manca al proprio dovore. A mezzogiorno il locandiere mi replicò 
di parte vostra l'ordine di partire. Prima di eseguirlo io doveva ren- 
derne informato il cittadino Yillars, inviato straordinario della Repnb- 
lica francese, perchè essendo io in Genova tra gli altri affari anche 
per quello di tirar del riso da Vercelli per mandarlo a Nizza era 
giusto dì partecipargli un ordine così contrario alla bnona armonia 
tra le due repubbliche. Ma il cittadino Viìlurs era in campagna, onde 
aoD tornava che a notte inoltrata: non potrò parlargli che domattina. 
Sono stato a notte al palaz;!o del signor Orazio Giustiniani in com- 
pagnia dei locandiorfl per significargli a Toce quanto sopra: ma fìi 
risposto che non v'era Partecipo adunque con la penna all'illustris- 
aimo magistrato la vera ragione della mìa non partenza per questa 
sera. Domani parlerò al cittadino Vìllars e la sua saviezza sarà la 
norma della mia condotta. Salute e fraternità 'i>. > E il cittadino Vìllars 
da lai ofìficiat» '^) mentre chiedeva, il 23 fiorile (12 maggio) la bol- 



'D Debbo alU curt«s>a del ctiìnr. prof. AchìUe Neri U eoQotWBM di questi ed «Uri 
^Kuneati gtaoìvà, tratti dftIt*ArctUTÌu di ritAtu: per eani ii'ititeresab ftDckc ft faTor duo 
a eaam. proL Uolgrano; li »bbUnk> entrambi l'espnMxione diilU loìa grtttitodine. 

(?) Lett«n pare autografa di G. A. Raa^a al Magiitrato deUa Cviisegua, 22 flufàili 
» ni ili maggio 1795]. 



I 



T8 



flJUnPPIE ROBKRTI 



letta di soggiorno per < Joseph Boyer , la dtoyenne Soary , la < 
toyenne Piconne - lo domandava pure per « le citoyen Hanzza (sic) 
natif du Piémont. » Ma il serenissimo magistrato poiché « rinviato '^^ 
ha fatto sentire che si levi dalla nota detto Ranza, attese le infor- 
mazioni » (12 maggio) escludeva dai permesso il Ranza , mentre lo 
concedeva agli altri. E lo stesso giorno in una nota dal Magistrato 
della Consegna agli Inquisitori « ò soppresso da una nota di ("rancesi 
raccomandati dall'inviato di Francia per bolletta con intelligenza che 
lo stesso farà partire da Genova detto Kanza fra tre o quattro giorni, «h 
Ai 20 di maggio il Ranza non era ancor partito e il segretaria di" 
Stato scrivendo al Yillars insisteva; « il noto Giovanni Antonio Hanza 
che nel giorno 12 del corrente mese il signor Siccard ha promesso di 
far partire fra tre o quattro giorni vi soggiorna tuttavia : e perciò il 
sottoscritto non può fermare che dal Magistrato della Consegna venga 
adempita la legge di costringerlo alla partenza, dopoché per degni mo- 
tivi ha negata al detto Rauza la bolletta. » Costretto alla partenza, 
il Ranza non si allontanò però molto da Genova, ove stava formandosi 
nn forte nacleo di fuorusciti piemontesi , sollecitanti presso l'inviato 
francese protezione ed aiuto nell'adempimento dei loro disegni contro 
il governo regio; mentre altri evasi o sfrattati dal Piemonte vi con- 
venivano a frotte ('^). Da Sestri Ponente mandava alla moglie il 2S pra- 
tile a. Ili (16 giugno 1705) la versione di « una lettera del rap- 
presentante Filippo (sic} (■'*' guillottinato ingiustamente a Parigi ed in 
appresso dichiarato innocente, io la tradussi nella mia casa dì arresto 
nei primi giorni piii crìtici per me, con intenzione di mandartela come 





(1) Forse il ViUiirs siesta per <ittener« rintdoto per f^ìì altri aLbanJunava il (Un 
di eal nùn avara rlcertito nauve infortaaiìonl da Kizxa, 'ippura ai devo laggore qui I'hii 
cato (<li auaraere Is informazioni). E il Governo Genorese tra le rìchi«ite riooTata Ui 
addietro dal Piemonte Intorno al RanzA e le annotazioni per conto proprio dopo 
pabblicasione d«l }fonÌ!ore Italiano poteva e^« r»-! detentittiato da nò a n^gsir la liollrtti. 

(2) Il carteiifgio dcll'InviAto a Ucnora, conte Nuniìit di To^titilla, e del «no SrjT'^tari'i 
avv. Bonelll, «olle luiiiiite di lettore del Ministro od nmb«dne, poiché parercliie volte il 
Bonelli (>xe lo veci per lungo tempo del Cusmlla, jierqnantu siano inronipleti all'Archìvi*) 
di Stato di Torino, danno qualche indicazione di nomi e di provvedimenti del Governo 
Sardo al riguardo ; ma da quel poco che è accennato particolarmente nelle minate dell» 
Iettare ministeriali si capisce quanto resti a desiderare. 

(3) Philippeaus (Pierre^ depotato della Sarthe alla Convenziona Ntaionalc 




IL OITTADinO RANZA 79 

nn monumento che aveva molta analoga con la nostra situazione. 
Leggila attentamente e dalla anche a leggere ai nostri cari Aglinoli : 
passata la burrasca viene più gradevole il rammentarla nelle vicende 
degli altri. » Il 6 bnimaìo anno lY (27 ottobre) pure da Sestrì Fo- 
naste scriTeva < à son fils bien alme Jean Bonincontre à Yerceil > 
niA lettera di consìglio, spingendolo allo studio del disegno per cui 
aveva disposizione (^) e dandogli altri ammaestramenti ispirati alla 
pedagogia rousseanìana (^. 

Poco di poi facendosi sempre più debole il governo genovese dì 
ihmte alle insìstenti domande e all'arrogante condotta dei francesi, il 
Banza può tornare a Genova ed ottenere la bolletta, poiché il suo 
wmM ai trova in una < nota » di forestieri raccomandati dal ministro 
^lars ^, che dal magistrato della Consegna non hanno ottenuto la 
proroga della holletta e non ostante continuano in città (16 dicem- 
bre 1795) W. Abitando « in Vico dei Cannoni , casa di Paolo No- 
Tara (^) > , vi ebbe forse quella malattia di cui parla nella Vera idea 
del federalismo italiano (^' « proporrò da pubblicista con brevità spar- 
tana poisierì stesi in Genova nello scorso gennaio fra V ozio di una 
lunga malattia contratta appunto per lo strapazzo di replicati viaggi 
ptf la libertà italiana. » La vita randagia condotta nel 1795 ed ì 
mesi di prigione in Nizza facevano sentire il peso degli anni : però 



(1) DirenM, come Tedremo, distìnto architetto. 

(3) « li faat, inon cher ami, ne janiais ótre oisìf. Le trarail de qaelqae espòce qa'il 
Mik e*eat la taavegarde dea moenra et la sonrce de la santo da corps ainsi qae de la 
pité d'n^t Aree l'oocapation je te reccoraande la siniplicité et la nalveté en toot. Par 
eoHéqnance ta D*aini«ras poìnt le lue dea habits et dea meoblea ni tant de frÌTolités ri* 
&o]ea de la gnnà^ mode. Ta balras la gourmandìse et let délices de la table. La nature 
•B contoata de bien pea et bìen aimple. G'est donc à elle qa'ìl faat s'attacher et la saìrre 

nactemsnt Da reste la morale de Jésns-Christ qa'elle soit la base de ten actions. la 

ioide chérie de tee paa. Ta aimeras Dieu en aimant ton prochain cornine toi méme. Tn 
De reftueraa à qai qne ce Hoìt si ta le peas ce que ta voudrais fait a toi méme. Par cotte 
nurald de la nature anoblio de la Révélation ta seras à jamais bon frère, ben flls, bon 
ami, bon cìtoyen, etc. * 

(3) Con lettera 3 dicembre 1795 il Villars domanda la proroga della boììetta peral- 
caoi forestieri tra cai il Ranza. Dunque una bolletta dì soi^^ìornu almeno nel meì^c di 
BoTembre il Ranza aveva ottenuta. 

(4) Cùnfinium^ n. 176. Arch. di Stato in Genova. 
^) Lett Villars citato 3 dicembre 1795. 

(6) KilaDO, anno I della libertà italiana, p. 3. 



80 



Qir&BPPB BOBBRTI 



catalogo 



come non gli vietavano di seguitare a tramare congiure , cosi le 
trovavano sempre disposto quando si trattava di tentare qualche 
di nuovo. Dopo essere stato agricoltore in Corsica e sensale di risi 
Nizza ed in Genova, in Genova stessa egli riprendeva il commerc 
librario. Due lettere sue degli 8 e 19 marzo 1796 al libraio Gs 
tauo Balbino dì Torino ^'^ annanziano la spedizione di un 
« d'ottimi libri la maggior parte d'edizione d'Olanda i quali potranno 
esser di convenienza del vostro negozio > e dimostrano relazioui eoa- 
tinnate tra il. Kanza ed il Balbino. M^ 

Ma in quei momenti la preoccapazione castante era la politica.^ 
Dai versanti dell'Alpi Marittimo o dell'Appennino Ligure, ove tanto 
tempo era rimasto arenato, l'esercito francese sotto il comando del 
nuovo generale Bonaparte stava per muovere alla vittoria. Si ride- 
starono le speranze dei fuorusciti, piemontesi specialmente, che erano 
venuti ingrossando. Alcuni di loro si portarono a Nizza, tuttora quartìer 
generale dell' esercito francese e presentarono al nuovo generale un 



memoriale (^\ cui il Bonaparte, giunto al campo il 27 di marzo, 



rispondeva quasi subito; promettendo aiuti e dichiarandosi pronto 
cooferire con duo deputati a ciò (^. 

Che uno di questi fosse il Ranza, par difficile perchè egli scri- 
veva la lettera al Balbino il 19 marzo ed il suo nome si trova in 
una nota di forestieri redatta dal Faypoult sotto la data del 



I 




(1) Nella citati colleKione autografa ComÌIU depositata al Museo cÌtÌco di Toni 
Le lettere p»)rtnno soltanto (e dat* vecchio stile, non lo repnbMi(iine francesi, però 
0. A. Ranza cìttailìno franceoe e prcgfi chfl " rispondendo si dirìga la lettera al ifgnor 
Francesco Mismer inrece del mìo nome, senza veruna coperta. •• ^^ 

(2) Non tn'è stato dato di vederlo citato che nella sottostante lettera del notinpartt^H 
se ne può indovinare* la ìntonaxione. ^^ 

(8i Rare dì dociimenti par servire alla Storia Patria 179S-9fì (Balbo seniore). Si 
trova anche tradottn in italiano in Proefama al popolo di Pavia (Del Ranz^ s. 
n. l S", pp. S. 




Répnblique Franfaise 

Lib«rté. Égalité. 
Aq qaartier general à Nìce. U ffermÌDal» an 4 de la Hépabliquo ane et ìndivisibìld. 
Buouaparte general en chef de l'arincd d'Italia aax patriutes piémooiaiiL 
Tai In aree la plus scrapulease attention et le plas vif intérot vetro ménioìnr, voi 




IL CITTADINO RÀMZA 81 

aprile (i>; è vero che tra il 19 marzo ed il 12 aprile anche allora c'era 
tempo di andare e tornare parecchie volte da Genova a Nizza; ma 
il Rama non era in tal condizione finanziaria e forse di saluto da per- 
mettersi qaesto lusso. D'altronde ìi Eanza che in molti scritti e nei 
suoi giornali ebbe occasione dì ricordare quei tempi e il nome del general 
Bonaparte non si vantò mai di essere stato assunto a tale incarico dai 
compagni fuorusciti, forse diffidanti di lui pel suo fanatismo religionario 
e per le voci che qualcuno dei suoi nemici, forse il Bossìgnoli, faceva 
correre sul conto suo. Ciò non gli tolse, entrato lesercito francese in 
Piemonte , d' essere uno dei capi del breve movimento rivoluzionario 
d'Alba. 



IV. 



Alla dimanda indirizzatagli dal Ministro dell'interno se in Alba 
esistesse un club < dì malintenzionati contro lo Stato » il brigadiere 
nelle RR. armate, Giuseppe Francesco Signoris di Buronzo, coman- 
dante di Alba, aveva risposto il 10 giugno 1794 (^) che non sem- 
brava esistesse un < club formale, » ma partitanti per i Francesi ve 
n'erano di sicuro. Il loro capo Ignazio Bonafous, assente da tempo (^>, 
ai diceva < in Levano con li Francesi, » ma quando sì fosse giudi- 



■dhnn, Totra attachement à U grande caase toub reodent intéressanti à llmmanité «t 
Toos annreot reitime da peaple franpais. Le GouTernement de la Bépabliqne Fran9aÌBe saura 
neniudtre en tons les temps ceax qoi par on gracieux effort aideront à secoaer le jong 
^ la tyianiue. Le peaple franca a prìs les armes poor la liberté, le peaple fran9aÌ8 
dkirit et estima les nations libres. 

La HolUade est libre et la Hollande fot conqaise. 

Pairiotes piémontaia, l'Earope a les ;eax sar l'Italie, Tarmée saura ; fixer la TÌctoire 
et le bonhear des peaples. 

Je roDs aatoriae à Tons róanìr et à nommer deox dépatés ponr confércr aree moì, 
demaio à deax beares après midi. — Signé: Boomapartb. » 

(1) C<mfinium, n. 178. Archìvio di Stato, Genora. 

(2) Lettere particolari ; ArchiTÌo di Stato, Sez. I. 

(3) < lì BoDafoas, famavoìat, la città tatta no parla, la saa fug^a ne dà an indirizzo 
non equivoco, » cosi il Signoris, provando come i comandanti e governatori del Ho di Sar- 
%aa fossero tatti letterati a an modo. 

MU. S. II, T. XIV. « 



» 



Onj8BPPB ROBFKT! 



1 

no^ 




cato di forlo arrestare si sarebbe potnto far « guatare in modo che 
ripatrìaDdosi, com'è facile, avendo ancora qui tutta la sua famiglia e 
negozio » cadere « senz'altro nelle forze: > quanto agli altri molti 
sospetti tra coi al solito impiegati e preti, si potevano facilmente- 
quotare. Il Bonafo-.is, costretto ad emigrare, scriveva egli stesso pi 
tardi (^' ■ perchè disapprovava le brutali declamazioni che si facevano 
dai preti di quel Cornane contro li Francesi e le loro istituzioni e 
perchè diceva che le istituzioni repubblicane erano più fa.vorevoli al-^ 
l'industria, commercio ed agricoitnra di cui fu sempre grande ama- 
tore, » divenne in Liguria agente attivissimo dei Francesi : tenendosi 
in corrispondenza cogli amici d'Alba *'^' li incitava a sperare nel pros- 
simo arrivo dell'esercito liberatore ed a seminare il malcontento contro 
il governo specialmente nei contadini, mirando cosi a render più fa- 
cile, secondo le istruzioni del Direttorio francese al Bonaparte ed al 
Saliceti; commissario del potere esecutivo presso 1* esercito d'Italia, 
. il compito dell'esercito stesso ^^'. Pratico dei passaggi degli Appennini, 
che forse aveva fatti diverse volte di nascosto per recarsi in patriSj 
doveva passare in Piemonte « in compagnia dì Giacomo Scuri inil 
nese ed un ufficiale francese con mentita spoglia e nome sapposto.. 
per secondare le operazioni dei Francesi <*', » quando le delazioni ^1 
un tal Felice Derossi dava in mano al conte di Cessila '*^) ì nomi di 
alcuni dei - malintenzionati d'Alba » ed al governo i mezzi di venire 
in possesso del carteggio dei congiurati e di prendere quei provvedi- 
menti che credeva opportuni <^K Ma era troppo tardi; resercito fran- 
cese non tardava ad entrare vittorioso in Piemonte, ed al suo seguito 
con Ignazio Bouafous ed altri fuoruf^citì, stati trattenuti a Qenova 
dal rigore delle deliberazioni prese dal governo sardo, troviamo Gio^ 
vanni Antonio Banza. 



I 



1 



ft) Note coiupilatc da Ignazio Bonafoaa perii « Martirologio dei juitrioti pieatonlesl i 
raccolto dal Ranza — Carte lianu di proprietà Cora. 

(2) Lettera del contd di CoBsiUa, 27 febbraio 1706. 

(3) Cf. BiAMOHi, St. d. Man. piem. II. 557 e aog. 

(4) Lettera Cosiilla. 13 febbraio 1796. 

(5) Lett. oit. Couitla, 21 febbraio 1796. 

(6) BuNoai cit^ IX, £58. 



IL CITTADINO RANZA 83 

U 7 fiorile anno lY (28 aprile 1796) i Francesi entravano in 
Alba. Lo stesso giorno il Bonafons ed il Hanza , che già probabilmente 
ai troTaTano da qualche giorno nei dintorni della città intitolandosi 
< Commissari del popolo d'Alba » rìvoIgOTano in nome del popolo 
albese al general Bonaparte una lettera implorando il sao aiuto « per 
sostenerci e rompere le catene, che ci legano da tanto tempo! ('^ » 
Contemporaneamente sotto il nome di < Capi rìvoluzionarì del 
Piemonte > indirizzavano al < popolo piemontese e lombardo » un 
proclama già preparato da parecchi giorni. L'esercito francese, dice* 
vano, veniva a portare larga libertà, ed a permettere al popolo Te* 
sercizio dalla saa sovranità. Ricuperata che fosse, sarebbero aboliti 
tatti i balzelli regi e feudali, le decime ecclesiastiche, le tasse sul 
sale, sulla carne, sui cuoi, sulla polvere ed i piombi, non più dogane 
interne, ma solo ai confini: a tutti, secondo il merito, non più per 
privilegio, sarebbe aperta ogni carriera. Guai però a coloro che aves- 
sero ardito prender le armi contro i Francesi ; quelli al contrario cho 
avessero dati soccorsi pecuniari spontanei, impiegati per organizzare le 
legioni rivoluzionarie italiane, li avrebbero avuti rimborsati sulle ven- 
dite dei beni nazionali : le contribuzioni di guerra peserebbero solo sui 
nobili , sul clero e sugli ebrei, vere sanguisughe del popolo. Ad una 
prospettila sicura di tanti beni della massima importanza, < svegliatevi 
idonque, concludevano , alzatevi e cooperate a compiere una rivoluzione 
che deve formar la felicità vostra e delle seguenti generazioni <^). » 

La solita rettorica e politica rivoluzionaria, per cui tutto quello 
che s'era fatto in Francia si doveva prendere a modello, condita di 
«lulche elemento personale, il permanente feroce antisemitismo, che 
ci fa riconoscere, se non ce lo dicessero anche altre ragioni, nell'e- 
stensore del proclama il Eanza. 

< All'armata piemontese e napoletana (^i in Lombardia » ì capi 



(1) Bimando per brevità alla terza puntata delle « Note per la Storia della città 
^i AUm » di G. Mazzatliti (Alba, Sansoldij 1888); p. 13: uve bì trova pubblicata per 

iatì«ro. 

(2) Per il testo del proclama cf. Pinelli, St. mil. del Piem., II, 674. 

(3) I tre reg^roenti di cavalleria napoletani mandati, com'è noto, nel 1795 in aiuto 
^*lI*esercito austro-sardo. Cf. Pepi:, Memorie, I, 12. 



n 



GIDSEPPB ROBKBTl 



I 




rivoluzionari del Piemonte si rivolgevano pure invitandole ad abban- 
donare le insegne della tirannide ed a venire sotto gli stendardi delle 
legioni rivoluzionane italiane organizzate a bella posta per ricevere 
i soldati piemontesi e napoletani; in esse avrebbero trovato gradi, 
secondo la loro capacità, come già Masseoa e Kusca iu pochi anni 
da semplici soldati divenuti generali <^'. 

Dello legioni rivoluzionario italiane mancavano i primi elementi e 
s'aspettavano i disertori piemontesi e napoletani per incominciare a 
formarle: non mancava però il modello della bandiera e la prima idea 
della costituzione dei quadri. « Un'asta con berretto rosso sulla cima, 
attorniato da corona di rovere: dall'asta sventoli una bandiera a tre 
colori, cioè rosso, turchino, rancio. Nel suo mezzo da ona parte sia 
dipinta la medaglia di Bruto e Cassio, uccisori di Cesare, cioè udì 
berretto fra due stili con sopra una stella e sotto il livello. Dall'al- 
tra parte siavi un albero di melarancio guardato da un leone con 
berretto rosso in capo col motto audendum , coraggio, sotto si legg&H 
a caratteri d'oro per arabo le parti: Legione rivoluzionaria italiana* 
I, II, III, IV, V, Yl, VII, ecc. N. B. Il color rosso denota il co- 
raggio espresso col lione.e con gli stili: il turchino indica la solidità 
figurata nella stella: il rancio significa la doìcezsa^ V unità j Vindi- 
visibilità, Vegualità simbolizzata dal melarancio. > 

Finalmente nn ultimo proclama chiamava a pronunziarsi per la 
rivoluzione i parroci del Piemonte e della Lombardia ^'^K 




(1) Cf. per il testo intiero Pikiìlli cit. II, 677-78. 

(2) Rftcc. Balio sonioro cit. 1795-96, p. 84. Il Pinelli cit. II, 676 riferìsoe sob Iti 
stanza di questo proclama. 

Fratelli e amici, 

Umiliati finora dalla dominazione dei Vqscotì e tenuti a bella posta o in nna mt 
diocrìtà troppo austera o in ona vera indigenaa doreste tvutrt per la più parte jrrin''rHn 
raìniatri della loro alterigia ed ig^noranza. Finalmente è renata l'epoca del riscatto ^vnt- 
rale e della riduzione di tatti i poteri ai loro limiti originali. I Vikcotì rientreranno oel- 
l'apoALolica modicità e cosi diventoranno TuAtri buoni frattìlli. Voi sarete prorvisti di as- 
segnamenti proporzionati al rostro ministero e dircnterete i cooperatori ordinari dei 
Vescovi, secondo U pratica apostolica dei primi secoli. 

Sbarazzati per sempre dall' opulenza canonicale e dall'escrescenza fratesca potrtto 
liberamente insegnare la sola morale di Gesù Cristo che è la morale della nutur:i nobilitala 
dalla Rivelaziune cioè di fare agli altri tutto quello che vogliamo fatto a noi steut, nel 
che consistono la leigge ed i profeti. Matb. VII. 12. 




XL CITTADIMO RANZA 



iti in Alba ì Francesi, cui forse i patrioti avevano agevolata 
*'i. i sedicenti Commissari deputati del popolo d*Alba, Bo- 
nafoas e Ranza, insiome ad altri compapi T avvocato Picco, un na- 
poletftDO compagno ri voi azionario dì cui è taciuto il nome '''^^ , e tra 
gli Àlbesi un Sineo, un Parussa ed altri ancora « per ordine e con 
assistenza del generale Augcrean » formarono la municipalità e pro- 
clamarono la sovranità del Popolo e la caduta del • tiranno • Vit- 
torio Amedeo III. 

L'annunzio ne veniva dato al popolo nello solite forme dnl Eanza 
segretario rivoluzionario provvisionale *^', 

11 Bonafous, eletto Maire dai deputati della città e di venti co- 
mooità ^*^ più verìsimilmente dai pochi suoi partigiani, non lasciò, 



Ntirannecto discorso nuììa toeranttà cictlr e reìigiosn del pojtolo provatn con la 
riteUu^one truverete foiM delle veriu non piò uiiite perù verità sacrosante ed eUrtte. Tocca 
a mi meJitAre le prore infrangibili di qaesto diaconio: o qaando no sarete ben penetrati 
predicarle ai popoli a voi coinmesin atraccianlo dai loro oclii In benda fatale che 1Ì liu 
prima aoeìecalì. In tal modo voi darete alla Kivolnzione pieniontese e lombarda il più gran 
Mlpo dì DiAitu e il voitro nome sarà conservato nel Fanthoon italiano, ma più nel cuore 
éà TMtri con tempora noi e dei poBtorì. 

Skl&te e lelo di libertà. 

(1) ]J carteggio del comandante d'Alba è moto pei roeii d'aprile e maggio 1796, li 
eri ritinto a Surainarira di Perno, donde doveTa presto tornare ad Alba. Vaù però lap- 
plire, per analogia, il segaente pai^so di lettera del Gen. Botm[)4rtfì all'adjarnl Itallot 
* ordre de partir ponr Albe et do prendre dea ren sei gremente sur l'esprit pabHc, il verrà 
Itgtoénl AogerxQ et Mnfurmera de lui »'il a des noovellrs des babìtants d'Asti et quel' 
lei WDt lenrs dÌ9[>o8Ìtion8. 11 seraìt ituporlant et bì«n utile qa'ÌU voìesent an devant do 
ti«u et qu'ìla fis^iit un mourement révolntionnaìre, mais 11 ne faiit paa qoe nous pa- 
lUriom osttiniiblemont. » Cherasco, 7 florèal, a. IV. Corr. de VEmp. Napoléon I, ì, 248. 

(2) Così à indicato In certe lettere da CanelH f Astij intorno al pagsaggiu dell'esercito 
FanceK, scrìtte probabilmente da un possidente di quel borgo e raccolte dal Peiroleri, se- 
gitlario di Proi^pero BaHki in on prezioso volarne miscellaneo, « l)ocnm«nt) sulla guerra 
U 1792 al 1796 » tra i ma della Biblioteca Bdftle ili Torino. Che fosse il Salfi passato 
ìb LijDibardia, seguendo l'esercito francese? 

(3) Si pa6 leggere il t««to del proclama in Burcbi cil., ti. 661 e Mìzzatikti cit., 
putata t«ru, p. 16. 

(4) Le cit. lettere da Canelli in Peiroleri narrano del passaggio per colà agU 8 di 
Bttf^Q 4 di certo signor Sineo^ membro della manicipalìtà d'\Iba, per recarsi dal Gè* 
Hni Bonaparte onde impetrare dal medesimo qualche diffalco alla contribuzione dì h. 150 
vii» Imposta a quella città oltre al già somministrato in sussistenze cioè bovi , grano, 
Btlifa, fieno, ecc. cbe disse ai»cendere a più di 200 mila. Dal medesimo si seppe che quel 
pofelo era molto infuriato contro il Bonafous perchè Io credeva autore dei suoi danni, 
heltie ai è sviluppato quanto era seguito per erìgere in repubblica la detta città d'Alba 
I ri è cha attesa le insistenza e persnaaire fatte dai tre suddetti personaggi Bonafous, Eanu 



I 



80 



OltrSBPPB HObBRTl 



corae si è detto, uogli archivi del Comune nessuna traccia della sa» 
amininistrazione repubblicana. Fec« piantare il 12 fiorile (1" maggio) J 
solennemente l'albero della Libertà nulla gran piazza, con iuterventfS 
delle autorità francesi, discorso di Ranza ai piedi dell'albero o canto 
solenne del Magnificat dal vescovo in Duomo <0, poi gir6 per diversi] 
comuni della provincia a predicarvi la necessità della repubblica, 
San Stefano Belbo, a Canelli ed altrove. I proclami rivoluzionari ave^ 
vano bensì prodotto qualche effetto nel diatorui immediati di Albt^ 
(pifi lontano a Cherasco, Mondovl, ecc , erano stati anche pubblicati 
inutilmente) '-); a Piobesi, Corueliano, Magliauo, Castagnìto era stat 
piantato l'albero della libertà f^), a Guarentì per opera del medie 
Operti e figlio, del notaio Fontana e d'altri non solo s'era piantatiT 
l'albero ma s'era trasportato in Alba le granaglie ed altre robe del 
feudatario. Però tutt'iusieme fu un fuoco di paglia. 1 Francesi , ap- 
pena seguato rarmistizio di Oberasco (2S aprile), se prima avevao 
aiutato sottomano ì ri\olu7.ionari per avere condizioni più favorevo} 
dal Be di Sardegna, ora li abbandonavano, e la repubblica d'Alba era' 
destinata a far la fiiie di « un fanciullo nato-morto. '•*' > Tra le im- 
poste levate dai ]>atrìoti d'Alba '^'> e le forti contribozioni in danaro 



ati , 

ito" 

del 



e Napolitano con far traredore monti d'oro, molti inchinavano di già al partito: nu che 
per hnona Mrtc nn coo^glidro avendo proposti:» di «hjamare gli aggiunti anche il più dì 
questi incbinara quasi quasi al lepubblicanismo sa non che insorto un indirìdao (clw ai 
vuuid ruligioBo agostiniaitoj questo con bolle maniere e sode rai^ionì ha persuaso la Huiii- 
cipalità a nulla innovare come così si è coucbiaso » Sarebbe in nperta cuntraddÌKÌooo col 
maDirtiRto, ma non v*ò mezzo di r>»contru per lo sperpero degli Archirì municipali. 

(1) Varietà ùtruttiot - Anno patriott. iUìxza) VI, ventow, a. IX, p. 62-68 • 
al Te f)eum tante volte profiinnto dui realisti fa sostituito il Magnificat, voro inno 
repubblioani. 11 GomuiìsBario Salicetti che allora trovuvnsi in Alba ridcvasi di me che 
lessi Tare in Fìomonto la rìvuluxione con d*À Magnificat. UiMgìia fare, come in Frani 
dice egli sul serio: bisogna illuminare i costelli dei feudatari perclid il popolo vi Tq 
dentro a suo bell'agio e vi kì diverta: Bisogna... TaPera l'andaizo allora di moda. » 

(2) Coinpuadlow ragguaglio dell' ingresso dei Francesi !n Piemonte nella primavett 
del 179fi. ecc. in Peirolorì cit. 

(3) BiJH* HI, St. à, Mon. piew. II, 56;i. 

(4) < Tu mi domandi nuore della tua povera repubblica d'Alba. Es&i e un fiinciaUo 
nato-morto, al quale oramai bisogna fare Icpitaffio • Lettera dì ^. N. a lUnza suo amioo» 
CherasoOj 20 mietitore, a. 4. 

(5) Comp. ragg. in Peiroleri cit. e Intanto la Hunicipalità d'Alba impose contri 
aloni nella sua provincÌK anche nella parte al di qua del Tanaro con altri ordini e mi- 
UMÓa ad iadicA uua • ruljui«/iM a lai riguardo » cUe «drebbe (irexiosa, ma ituuica. 



lieo» 



IL CITTADINO BANZA ^^^^^^^ »?7 

e in natura esatte con grande rigore dai Francesi, il cai esercito pas- 
8»Ta coutinuamonte a grossi corpi per la valle del Tanaro per recarsi 
in Lombardia'^, disgustavano le popolazioni: le quali d'altra parte 
si dimostravano io massima disposte a tornare allo staiu quo per i 
provvedimenti rigorosissimi che il Re, appena conchiuso l'armistizio, 
aveva firmati '^K 

Da Alba il Hanza, vedendo che ormai v'era poco da fare, sì era 
ritirato ben presto t^*. Si manteneva invece e con qualche costanza il 
fomite della rivoluzione in Cuneo, dove Campana, Baratta ed altri 
d'accordo con quelli d'Alba ('^' avevano cercato di far dichiarare « per 
il sistema francese > non solo la città ma anche le comunità di Borgo 
San Daluiazzo, Bove^, la Chiusa, Poveragno, Cervasca (-''^. In Cuneo 
troviamo il Rauza^ riunitosi al Comitato rivoluzionario, sottoscrittore 
insieme a Bonafous d'Alba, Trombetta di Torino, Botta di San Giorgio 
Ganavese f^', di un « progetto dei capi patrioti indirizzato a Saliceti 



(1) Vedi in Filotecnico, ìì, \2, gennaio -febbraio 1887 nn mio articolo: lì-panaggio 
iti Franceii per f Artigiano dojto rarmùttino di Chertueo {a\trì\e-g\ngno 17961. — Vedi 
•Bebé BKOFrKHio, 5/. del Piemonte dal 1814 ai nostri giorni. Toiino, PontaDS 1849, p. 59 
t Mg*, e MizziATiiTi cit., p. 30-45. 

{% Hanifftito del Beo&to di Piemonte 9 moggio 1796 in Duaoiii, Raeeolla di leggi, 

n p. 56. 

(3) « SI seppe a1tr»ri (l'B maggio) cbe il Ranu di Vercelli in vista che il soo ma- 
Bibita iaceadiarìo non uvqva. produttu l'effetto desiderato ai è ritiralo come già fece 
l'atfocato Ficco e il compagno rivolazionarìo Napoletiinu. » Lettera di Canelli in Peiro- 
Ieri citato. 

(4) Compendioso ragguaglio cit. 

(5) 4 Qaeate comnnità, per quanto sì disse, «pedìrono deputati al Generale fraoceae 
oomandante in Caneo, per supplicarlo dì fare in modo cbe esse venissero nnite alla Re- 
psbblica Fraoceie ovrero si fornia<is« una repubblica, del Piemonte, ma osso loro risposo che 
petenno per tal cosa indirìtzarsi ai Commissari francesi io Mondorì non avendo essi un 
niffideiiCe potvre per tal riguardo. » Comp. ragg. cit. Anche: ■ Les porlurbateurs de la 
piix et de la traaquillité pablique s'efforceot de scmer le troable dans les proviorea de 
Goni, MondùTt et Tillage de Buurg St Balmas, il ti'iigit de faire prendre dea cocardes de 
s&urelle invontiun, on y innulto les honnfites partìculiers et les cxcès soni poussés beaa- 
QMp piai loin qa'ils ne Vout ct*ì en .\U>e. > Note du marquìs de St. Marsan au general 
Btonaparte, Milan, 12 mai 1796. — Race. Prospero Bilio sentore di doc. per servire alla 
Storia patria 179.>.96. -- Archivio di Stato, Torino, — Il carteggio del Cav. de la F16- 
tUre, goTematoie di Cuneo, col Ministro i moto, al solito dal 26 aprile al 12 luglio 
I7d6, Qaalcbe cosa però si può ricavare dalle « MimUe di ìettere della Segreteria di 
ptna ai Governatori. » 

ili} Negli appunti su Carlo Botta tra le note per la compilaxione del Martirologio. 




tt ^^^^^ OIUBBPPB ROBERTI 

Commissario presso l'armata d' Italia <'', » poi delegato dal Comitat 
stosso a portarlo ìa Lombardia lo vediamo partire da Cuneo alli 2! 
maggio col capitano Brochieri di Salozzo. Giunto in Alba, sebbene 
trovasse ancora Bonafous , che forse ve V aveva preceduto e doveva 
essere arrestato sette giorni di>po a Castiglion Palutto (^>, Fìando. l'av- 
vocato Pelìzzeri, Campana , Kegls , fu arrestato a) 26 , per sospetto 
di nuove trame rivoluzionarie e, quantunque sopra di lui pesasse 
taglia, rimesso in libertà la sera del 28 i^*, per intromissione della- 
geate francese, Yilletard (*'. 

Comunque, al 29 di maggio, il Ranza era sulla strada dì Loti 
bardia e da Milano, ove non poteva esser giunto che da poco più 
mezza giornata, scriveva al Comitato rivoluzionario, già mezzo disperso/ 
il 5 giugno i-^' informando del cattivo esito della missione presso Sa-^ 
liceti e Rossignoli t^\ Balla Lombardia avrebbe forse osato passar di 



(1) Appunti sa C. Botta cit. 

(2) Cf- Bianchi, St. d. man. pùm. lì, 565^68. 
(3j Nelle note ract-olte per il Martirologio T*è una dì rbìa razione di Giacomo Allasìa 

Canelli, detenuto puro nelle carceri d'Alba nel maggio 170G che nfiennii aver udito di: 
dal cQstcde delle carceri dopo U liborazione del Ranza «the se Rama non fosse stato ri 
«ciato ei voleva godere della mancia di 40 mila lire di taglia poste sulla testa di Ranxa. 
Torino, S fmttìdoro. a. 8. Una nota di mano più moderna, forse di Buonìncontro lUnza, 
accenna all'arresta e liberazione in Alba ed a una < leltura di cungrattiiazione del Cora. ('ìi 
suddetto (fori» il rivoluxiuaario) Mitt. scrìtto GramUii pn^sidonte, Ferrinoli Kegrotarìo. • 

(4} KApporfc du marqais do St. Marstiu Turiu 31 mai I79G. Riferendo il colloquio 
avuto il 29 maggio col Salìoiti in Milano: • 11 me parla loì mtime d'un nonvean prujct 
de nìvolution à Albe enoncé dans la note que me remit Mr. le Cumte d'Haaterille, me 
disant qn'il l'avait défunda trùR rigoureuf^emcnt sùua peiue de inurt: le projet eat de 
Banifl. * Noir>tm. del Popolo, Varietà istruUioe [Milano) III, 99 il Rama stseso dice 
che a vi fai arrestato da quel Coinanilantc francese aristocratico ad istanxa dei nobili • 
dei preti di quella città ?ul pretesto clie io fossi colà venato per farli massacrar tutti 
d'accordo coi patrioti clie ci ai tenevano colati da multi giorni. Ma ne fai tosto libere 
per Tattività e il patriottismo del bravo Yilletard in allora agente militare in Alba, > 
non parla, com'è naturale, di ordini del Saliceti. 

(5) Cosi la cit. nota su Carlo Botta. Eiesta quindi confatato qaanto asserìace la Storia 
del mtmorabiì^ triennaìe Governo Francese e $edìcente eUalpino f^lla Lombardia. Let- 
tere piacevoli ed istruttive attribuite al Beccatini (Milano 1799), p. d0-3t. ponendo tra 
la t energumeno copie dì protesi rìgcDeratorì > che ai recavano procaaìonalmente al piaa- 
tamento dell'albero in Milano il IB maggio, prima di tutti 11 ICanza. Lo ripete sulla feda 
del Beccatini il Cvsahi, St. di Milano, IV, 358. 

(6) Cosi le cit. note su Carlo Botta. Il Rossignoli era già a Milano all' ingresso dei 
Francesi. Di lai come Roniffnoli parla il Bocmtini, p. 30-31 cit eapag. 48 riferiace ani 
scena curiosa cUe sarebbe capitata col Bonaparte. 



1 



IL CTTTADmo a\MZA 



U0 



TiQOfVo in patria ad aspettarvi nascosto la pabhticazione della pace 
tra Fraucia e Sardegna e delle condìzioui fatto ai fuorusciti ed ai pa- 
triotti, ma la taglia posta sopra di lui dopo ì fatti d Alba e gli av- 
risì degli amici ed aderenti di Vercelli (^), oonsapeTolì di quanto scri- 
veva sa di lui il Governatore, ne lo dissuadevano, il nuovo Governatore, 
conte Coardi dì €arpeneto, succeduto al Mossi, morto net 1792, aveva 
ricevuto fin dal 7 maggio lettera dal Ministro , da comunicarsi al 
Prefetto « in caso che (il Hanza) venisse in questa città o nei con- 
torni che mandasse emissari per eccitar disordini cou scrìtti o pro- 
clama (sic) sediziosi, « onde assicurava il Ministro stesso « che sì darà 
tatta l'atenzione e prenderemo tutte le precauzioni per farne seguir 
l'arresto, prevalendosi pnr anciie dei mezzi che Ella mi propone per 
somma che si potrà promettere a chi ne scoprirà o procurerà l'arresto. » 
E ni giugno, alludendo a qualche voce dì un possibile ritorno del 
Ranza in patria , pregava il Ministro di dargli istruzioni « in caso che 
comparisse da queste parti priuia che ugualmente dopo la pubblicazione 
della pace * poiché non sembrava degno di esser compreso nell'amnistia 
gtineraie concessa per fatti politici dopo la pace del 15 maggio. Deter- 
minatosi a rimanere in Lombardia — e ben provvedeva a se stesso perchè 
in Dn Congresso tenutosi davanti al Re ed ai Reali Principi '^ si conchiu- 
"le^i « di fare arrestare il Ranza se viene a Vercelli o Torino e tradurlo 
in cittadella • — si contentava di mandare a Vercelli gli opuscoli che 
pubblicava, procurando in tal modo altre seccature al nuovo Governatore. 
A Pavia faceva stampare nel Giuguo del 1796 quel Discorso in 
cw* «I prova Ut sovranità civile e religiosa del popolo con la rive- 
kmne per calmare la cosciema de' timidi ed animare lo spiriio dei 
P^IU alla riveìidicimone dei suoi diritti ^^\ che aveva promesso ai 



il} CtM ne ATesM è testimoniato auche da una denunzia anonima dì un sedicente 
QKiiaurnaate svizzero datata da Casale 9 magg^iu 1708, net (iirtuggio Ferrarla gov. di 
Tfrtooa. — ArclttTÌu di Stata, Turino. 

l2) B NM congresso tenuto avanti S. M. a Beali Prìncipi addì 29 (giugno) ai è eoo- 
(Unic: Di fare arrestare Ranza se viene a Vercelli o Tonno e tradurlo in cittadella. » 
^ «li due. per serTÌre alla St. patria, 179Ó-96, Balbo senii/roj p. 388) 

(3) \ Pavia preuo Baldassarre Cornino eoo approvaaione — IG", p. 120. Epigrafi 
^ia « leggi iCoHfu4. di S. AooaTlRO) e Conoscerete la verità e la verità sarà la vostra 
liWlrice (Sao Giofaniii VII!. 32j. 



HD 



GIDSBPPB ROBERTI 




parroci de! Piemonte e della Lombardia. « A. che prò moi tu 
strare i diritti religiosi e civili del Popolo con la riTelazione ?» — cosi 
la prefazione. — « Per i Francesi è inutile dopo il fatto. E poi chi 
crede fra loro alia rivelazione? Per gli altri paesi i despoti non la^ie- 
rautio leggere il libro. Eppure anche dopo il fatto non sarà inutile 
ai Francesi perchè vedranno il suo appoggio al diritto e cosi non 
lo crederanno un' usurpazlono.... quanto agli altri popoli.... ne faranno 
sicuramente profitto. Binasco e Pavia non si sarebbero sollevati se £■ 
loro fanatici avesser potuto legger senza passione il mio libro. La 
Rivoluzione francese ebbe luogo per gli scritti dei filosoi : il Popolo 
si rizzò ed abbatto in uu attimo la tirannide. Illusi Italiani! Alle 
due estremità della uostra penìsola un pugno di patrìotti credette 
buonamente di fare altrettanto. Ma il popolo era ignaro dei suoi 
diritti e per conseguenza immaturo alla grande impresa.... prodi 
Italiani! imitiamo i Francesi ostinatamente ed illuminiamo i nostri 
fratelli avviliti sotto il dispotismo, lo vi precedo ardìtamentei voi secou- 
dateini animosi nella gran carriera ! ecc. > Le innumerevoli citazioni 
bibliche, nelle quali tornava ai prediletti studi, e il modo strano con cui 
si appoggiava alle Scritture per svolgere la saa tesi gli procacciarono 
opposizioni d'ogni parte f^\ Ciò non tolse che, credendo d'aver trovalo 
la panacea por tutti i mali ed il mezzo più sicuro per democratizzare 
i popoli, scrivesse in data 12 mietitore, anno 4 rep. (30 giugno 1796; 
anno 1° della libertà it,alìana) alla Congregazione di Stato in Milano, 
inviandole il libro, una caldissima lettera i'^K ^M 

fi) Cf. Annali politici ecclesiastici ài G^Dora (comttilfttì d&gU abati Degola o Carrem 
con qnaklie articolo del Palmieri ; Malli I, 59) aam. IX-XXVl (26 agosto • 30 dicembre 
1797). In aoa »eri« d'articoli cuinbaltfi 11 libro dal Ranza diaiostraDdulo digtano di sana 
eradÌKÌone eccladiastica od avido di guadagno come « fanno ut dì d'oggi i gazxettierì, i 
friroli gìornalìftti ed altri scrittori di moda. Se il guadagno ù la vostra bu.^wla non e* è 
die ridire, però la gente grida contro le vostre renali prodaxionì « dice elio airarìstocraxìa 
ereditaria sostituite bel bello raristocraxìs pecaoìnna. • SI termometro politico, tinm. Il, 
12 termidoro (30 loglio 1796) lo loia ma con riflerve percbè • l'eterne ragioni della eovnt^ 
nità ai trovano meglio nel po)>olo che nei libri. > 

(2) € or italiani devono cercare tatti ì mezii per generalixtare lo «pirito di li' 
che i Francesi introdussero colle anni nella Lombardia. Da questo centro deve partire 
ana forza d'tmpalsiono che scuota la nostra penisola e la faccia emulare t nostri lìbei»>' 
tori. SI. gl'Italiani sapranno farlo, volendolo. Né i Francesi lo ignorano e la loro poliiìea 
■ppatito i qoetU ebe per timore d*ana concorrensa fa concbìudere alia giornata e tregoe 



4 




IL CITTADINO RANZA. 91 

Ha per quanto Tautore magoìficasse il suo libro e gli effetti che 
doTBTa prodarre, la Congregazione di Stato rifiutò < attesi i limiti 
prescrìtti dall'autorità superiore > e se il libro sì ToUe diffondere, cosa 
assai dubbia, dovette fare assegnamento su altri mezzi '^K 



e pan ni tinuini d'Italia a dispetto dei proclami caldi e bag^oati ancora deli'impresaioiio 
dalla atampa. ne' quali si dichiara Bolennemente guerra ai tiranni e pace e libertà ai pò* 
poli italiani. Coraggio! La giuria dev'e&ior nostra per la massima parte, solo che siamo 
Ulti e peneveriamo ostinati, noi saremo fra poco i liberatori d'Italia. Bisogna stampare 
e pubblicare per tutta Italia le massime di libertà e di uguaglianza e a forza di scritti 
dettriuaU gringegni italiaui e rischiarati ì popoli sopra i loro diritti sbalzeranno dai 
tnoi osQrpati i tiranni e li manderanno in Germania ed in Spagna alle loro case. A 
qwrto effetto comincio a pubblicare un discofilo in cui si prova la sovranità del popolo 
en la rÌTelaiione. Ad esso farò succedere iminediatameute no Esame della Confessione 
mrieolare. Con questi due scritti io darò un colpo fatale al Colosso di Roma che deve 
ersUara malgrado la pace vergognosa comprata dalloro francese. Resta solo cercare i mezzi 
di dare ai miei scritti la più grande pubblicità ed universalità nella Lombardia. La Con- 
gr^asìone di Stato in Milano può sola somministrare questi mezzi facendo passare l'avviso 
della pabbUcazione di questi scritti moilerni alle rispettive amministrazioni ed invitando 
le amministraiioDi a diramarli per tutti i villaggi dei loro distretti. Eccovi , o cittadini, 
l'og^tto della presente, con cui si mandano 500 copie delTavvìso della pubblicazione del 
mio Diaeorso. » 

"SttW Archivio Civico a San Carpoforo di Milano. Me ne favori la visione insieme ad 
altre lettere e documenti il eh. prof. Gentile Pavoni, degnissimo archivista municipale. 

(1) n Termometro politico delia Xom&artfta I.num. 31, 17 vendemmiaio a. V (8 ot- 
tobre 1796} publica un brano di Uttera dijlPeditore Cornino al Ranza. < Le cento copie 
del vostro libro mandate a Bologna sono stale ritornate a Piar^enza donde le ritirerò per 
esserne stata proibita l'introduzione in quella prima città. » E il poco benevolo Termo- 
wtetro commenta : e il libro per la sua troppa innocenza dovrebbe passeggiare liberamente 
per ogni dove. > E il Supplemento alla Gazzetta Enciclopedica di Milano nom. 35, 
]" settembre 1796 invece citando tra 1 libri nuovi rivoluzionari che si trovano in Milano 
• in Pavia presso molti librai il Discorso sulla sovranità: < La repubblica di Genova ha 
fiitto il ]HÙ grande elogio di questo libro con avetlo proibito sotto pena di cento scudi a 
chiunque lo introdurrà, venderà o riterrà nei suoi Stati. Dopo questa proibizione le copie 
entrano nei genovesato da tutto le parti. > Prospero Bilbo in nota al « Mómoire que j'ai com- 
maniqué le 11 dó:?einbre an. V (1796) * ne portava il seguente giudizio: « Ce sont partout 
lea éerìvains qui foruient et qui dirigcnt l'osprit public. II 7 a en Italie une infinite d'hommes 
de lettres: ils sont mème plus répandus dans les provinces qu'ils n'étaient en Franco avant 
la Bévolaticn et cependant il n'y en a pas un seni qui ait pubtié le plus )}etìt ouvrage en 
bveoT de la revolution. L'on ne connait qu'une misérablo compilation d'un pédant obscur 
nommé Ranza qui écrivait il y a quvlques temps dcs vies des Saluta, dea relations de 
miracles, des traductìons de pseaamcs et qui maintenant a fait un livre poor prouver par 
Ift bible et uniquement par là la soaverainoté civile et religicuse du peupte et voilà l'homme 
qui a joué le premier ròte en Lombardie. Il n'a été suivi que par une tonrbe d'écrivaillenra 
inoonnus, de folliculaires à gages qui n'ont aacune e?pèce de mérìte soit littéraire soit pò- 
litiqoe. " Race. Balbo cit. 



OIUSRPPB ROBERTI 



Stabilito in Pavia dove attendeva alla pubblicazione ed allo spaccio 
dei suoi scritti presso il Cornino , prese parte allo feste che si cele- 
brarono i! 3 di Luglio 1796 per il ripiantaraento dell'albero della 
libertà dopo Tinsurrezioue del Maggio f^i e per invito della muuici-M 
palità ('2) recitò un discorso sull'altare della patria, inneggiando a Boezio™ 
«santo filosofo e grande amico della libertà italiana » ed indicando alle 
turbe accorse la meta cui le nazioni rigenerate dovevano giungere pas- 
sando per la strada della virtù. • Senza virtìi, diceva, non vi può essere 
uà libertà nò egualità sociale. Sia dunque sacrosanta ed indivìdua fra 
noi questa trinità democratica: Libertà, Egualianza, Virtù. Libertà 
dalle ingiustizie degli Scribi, dall'ipocrisia dei Farisei, dal libertinaggio 
e dallo scialaquamcnto degli Epuloni , da tutte insomma le astuzie 
e le malignità degli oppressori dei popoli. — Egualità dì diritti e dove 
per il ricco e per il povero, per Tidiota e per lo scienziato — Virt 
finalmente per tutti senza distinzione: amor del prossimo illimitato 
universale. Intanto esaliamo, cittadini Pavesi, l'eifervescenza patriottica 
dei nostri cuori gridando all'unisono: Viva la repubblica francese nostra 
madre e liberatrice ! Viva la libertà lombarda ! la libertà o la 



(1) Il prof. HiORirri, VinsurreMÌone di Pavia ntl t79({ (RìvistA storica iUltAtu I, 2, 
p. 278) metto tn i frequcnUtori del club Kooetti ed i pia scftldAtt per V ftiterniii«oto 
del Reyùole il 16 uu^^io 1796 « l'avrucatu Ransa. •guaÌAto gìarobtno (che) Mtto voce 
eccitò al SADgae corainciendo dai iDanicipAlisti, » ficgaendo verimmilcMnte conte fonte aa 
mi. dcH'onivergitarÌK di Parift intitolato: .\f«mort> inforno alla solJewuione td al foc* 
eh4ggÌQ di Pavia delCanno iT9i) tratte da un tuanoncritto di Luigi Fenini e messe a 
riteontro colla relation* stampata di Vtneemo Rota e cun note inedite di Siro Cenù^ 
e d'altri che reca »otto la data 10 maggio parlando dell'attorrameoto del Regieoie: « Il I 
mow giacobino avrocAto Rama vereelleae disse aUa società Kocetti Mtto Toce: bisogna aangfl 
comiDctanilo dai munici patisti. > Il Vioaki, Fram$nenti $torici dell'agro ticinese lì, 
ha pare: • Erano fra noi capi deinagogbi un padro e figlio Noosttì, il dottor lUico Da|^ 

rU ed eraai loro accompagnato nn Ranxa 6io. Antonio avTocato vorcellese qua 

inrentore di no meccanismo che parfoiionara il lavoro emorìto della ghigliottina > e pÌ6 
in basM parlando dal plantamento dell'albero. < stara allibita la n^preseutania Jet co- 
rnane dacché sapeva che il Ranxa ne oonsigUaTa il maasacro. > Il Ranxa, iropropitaments 
designato coma avrocato, non poteva, com'è noto, assistflre a questi (Atti, easendo partito 
da Canao solo il 2^ maggio. Forse qualche escandescenia poaterìare potè far aCSlbiare al 
Rama la parole riportata. 

(2) « Al piantamento dell'alboro in Paria il 15 miotltorr. dopo la rata àel caitello 
dì MiUno, ìu era coU che faceva stampare la mia Sovranità e fai dattinato da quella 
MunìHpAlitA a nettarvi un discorw. » -> Anno patriottico • y^arieià istruttive compilata 
dal cittadino Raaxi, VI, p. 64, vaototo, a. IX. 



IL CITTA&ntO RANZA 



tt 



morie! (*) » E « terminata la funziono di piazza s'andò in daomo proces- 
sìonalmente dai corpi civici o militari con un seguito immenso dì 
popolo e quivi il Vescovo dopo aver intonato il Te-Deum cantatosi 
agl'orchestra intonò pure il Magnificat sopra musica sentimentale 
del maestro Perotti vercellese per intelligenza da me (Ranza) avuta 
con qael maestro di cappellata). . 

Poco stante ai 18 di luglio eccoteb a Lodi dove per invito del 
cittadino Girard di Nimes già suo compagno di carcere a Nizza ed 
ora agente militare francese a Lodi, mette su una dimostruzioDe in 
fiivore del nuovo ordine dì cose, una solenne processione democratica 
in occasione dello feste per 1 innalzamento delValbero della libertà e 
della « colonna della vittoria del gallo sull'aquila- eretta sul pie- 
destallo della statua di San Giovanni Nepomnceno al ponte sulI'Adda, 
sfineellatail 10 maggio dalle artiglierie austriaclie ^^^ . Dopo un discorso 
redtato per l'occasione ^^^t in cui accanto alle epoche gloriose della 



fi) Il dtworeo fa aUmpatv per ordine della Manidpalìtà culi rìnto ed aggpvdimento 
U Comandante U piuza cittadino Laimnite e dìstribaitu ul popolo in numero di quo-si 
ia» miU copte. Usci dalla «Uiuporia dì Baldassarre Coinino in 8, p. 10 e fu anche nnito al 
iM^fyr» M «un prova ìa topranità, ccr. Il Termometro politico delia Lombardia, 
>* I, 17 messidoro, a. 1? ib taglio 17d6>, reca ana de^crìiione della festa ma non nomina 
H Baoxa come oratore, dice solo: • Ad istanza del popolo fu recitato da an patriottasol- 
lUkuB della patria an discorso che svegliò con yìh tratti VentuaiaRmo aniversale » per6 
(•BÌoage: • Il cittadino Rantn ha promoiifio an penirìero molto opf>ortDno, cioè d'innal- 
■in ana «tata& di bronzo del TamoM Boezio martire della libertà, •> Vincenzo Rosi nel- 
ropoicolo L' insurrettune ed il sacco dt Pavia avvenuti nel maggio 1796 (Paria, l3ol- 
■■>ai) $ 139, p. 69, parlando delta domenica 3 luglio dice: * Subito dopo piantato l'albero 
li gettarono eul popolo dalla logica della Monicipalità da qaasì dne mila copie di an 
Biteono stampato allasivo alla funsione, coropoato dal cittadino Gioranni Antonio FUnsa 
nroiQew. L'aatnre lo recitò egli «t«*so e dì sua testa propone di £nre una gran statua 
di Inoio al santo di Paria Sererino Boezio col metallo deUe abbattute campane. 11 popolo 
Stf^Uadira a) progatto ina il generalo per frastornarlo fece dare nei tamburi.» Debbo al 
in» baoo amiro prof. dott. Rodolfo Giani qae^Ui e-l altre in<licnziuni [«resi. 

[2 An. patriottico, Varietà ialrtittive, VI, p. 64 cit. Il maestro di cappella ara Ìl 
Mentii, rerceU«sc di qualche nome. 

(3) Cu84if(j SK dt Hilnno, V , p. 2''>. Colgo quest'ocrasione per richiamar l'attenzione 
*(lllfl molte ine.<iatt<;zze d>»t Cosani riguardo al Kanza e partirularmento fui {periodo della 
turiu anteriore al soggiorno in Lombardia. E il Casani serri dì fonte a parecchi altri 
f^ (tarlarono incidentalmente del Ranza. 

(4) DÌMCorno def cittadino Hanta per V erezione dell'albero della hbertd nella città 
^ lodi recitato il giorno dell' innugurat ione della eolonn/i della vittoria del gallo sul- 
taqtda alla feato del ponte nulTAdda in meito alle staine d'Ercole e della libertà ed 
*mlHà il 30 mietitore, a. V rep. frane, e 18 luglio 1796 , a / della Libertà lom- 
^rda. Ih fÌHt s'aggmuM ìa descrieione delia festa In Pavia presso il Cornino. 



I 



04 OIUSBPPR ROBERTI 

storia di Lodi, la romana e Tepoca dei comuni, dicoTa doversi met- 
tere l'attuale in cui < Dio, il potente per eccellenza, arendo alzato 
il stio braccio nelle braccia del popolo francese > aveva aperta Tera 
del popolo prospero e florido per l'industria e l'operosità, ecc. « ma- 
gnidcaiidosi apostolo e martire dell'eguaglianza molto prima che la 
proclamassero i Francesi, missionario quinquennale della propaganda 
italiana, finalmente acclamato oratore rivoluzionario dal popolo di Pavia 
e poi da quello di Lodi e in Lodi stesso dal popolo di Soresìna > il 
Banza si rallt^grava di cominciare a raccogliere nn frutto glorioso de* 
suoi sacrifizi < con la consolazione dì veder avverati molti presagi, ese- 
guiti i voti della bella Italia, poiché affrancata la Lombardia deve 
partire da questo centro una forza d'impulsione che scuota una volta 
l'intiera nostra penisola e le faccia acclamare i nostri liberatori. > 
À preparare quest'epoca fortunata nulla di meglio delle feste repubbli- 
cane. Ed anche in Lodi le solite scimmiottature delle feste rivoluzio- 
narie alla Kobospierre, coi cortei dì agricoltori, e delle quattro età 
dell'uomo, colla personificazione dell'Industria e del Commercio, ecc. ed 
alla sera in teatro « un coro di mnsica vocale e strumentale aprì la 
danza con un inno patriottico il cui ritornello Difenderem col sangue 
Tm iiosfnì ìiìterfà accresceva negli animi Tenergia repubblicana. Co- 
mincila la danza e snl palco e nella plate-a ma non era interessante 
por maììcanza quasi assoluta di dame. Stavano esse trincierate nei pai- 
chotti. quasi tonionti un secondo ratto delle Sabine. Il popolo adunque 
lo invitCt por mio organo (Kanzaì a discendere nella platea e danzare. 
All'iu\ìto si arrosoro subito lo amabili forestiere, comparse le quali 
noli» platoa coi loro compagni il popolo gridò vivamente: abbasso ab- 
Imssx» ancho lo altro, ooc- >^\ » 

Lo t'osto ropubblicano por cui « sì mantien vegeto e vivo il popolar 
outusiasmo o sì fu marcìaro a gran p:issì il carro della rivoluzione > 
dovovano ripotorsi in tutto il torri! orio della Lombardia rigenerata; 
quindi il Kan.a. oho aliornava la dimora fra Milano ove aveva mezzo 
daccosiarsi ai luorusoiii pìotnontosi o congiurare con loro e cogli altri 



1SI(Ì »W |»nK* l »M^v^ìSl!ll. iV Oì-ms\ St»^^» ai .Vibiw^ IV, 341-42. 



IL CrtTADIKn RANKA 



e Pam dote faceva freqaentemente stampare coso sne , proponeva per 
Milano una festa civica in onore dei quattro martiri della Libertà 
Lombarda Lampagnanì , Visconti . Olgiati^ uccisori di Galeazzo Maria 
Sforza e di Cola Montano, eccitatore nll'impresa (^>, da accompagnarsi 
alla festa per il rinnovamento dell'albero della libertà sulla piazza del 
Daonio. ?^tti scolpire quattro busti dei quattro martiri si sarebbero 
collocati sull'altare della patria il giorno della festa. Una processione 
di vari artisti della città, portanti ciascuno gli strumenti dell'arte 
propria guerniti di verdura e di fiori e di cittadine abbigliate in 
bianco e aventi in mano rami di quercia e di lauro, con Canestrini 
di fiorì, preceduti da bandiera triculoro e da banda militare sarebbe 
partita di buon'ora dalla piazza del Duomo verso i giardini pubblici, 
donde accompagnandosi ai Rappresentanti del popolo lombardo , alla 
Mnnicìpalità, al Generale comandante cogli agenti e commissarì militari 
e lo stato maggioro, avrebbe portati solennemente in piazza del Duomo 
qnattro busti da posarsi ai quattro angoli dell'altare della patrìa. Ivi, 
incoronate loro le tempia da quattro giovani cittadine, seguite da nn 
coro di loro simili; con quattro corone intrecciate di lauro e di quercia, 
si nrebbe dato il fuoco da quattro ufficiali municipali alla catasta 
infame, in mezzo alla quale sorgerebbe un palo con Taquila imperìale 
portante scettro e corona, attorniato da chiavi d'oro, pergamene, ed 
altri titoli di nobiltà. 

Non fu il programma-scimiottatura dei giacobini francesi di anni 
iddietro, ma certe espressioni come « la pace accordata... che dico la 
pioe? l'onta e la schiavitù intimate al tirannetto delle Alpi non fu che 
una misura del momento per la Francia. Le trame successive di questo 
Proteo coronato contro i Francesi: gli assassinii dei repubblipani com- 
me^ posteriormente ad Alba e Oneglia: la generale cospirazione degli 
iristocrati e de* fanatici piemontesi contro il ritorno de* repubblicani, 
cospirazione esalatasi colla massima imprudenza nei rovesci momen- 
Uoei di Brescia han già sciolto di ragione il trattato di pace • ecc. 



(1) Mosiùne del cììUvÌìho Rama alla Municipalità di ^fiìano per una festa civica 
^ onore dei quattro martiri delia Libertà lombarda. É «egnatA Pavia, 21 termidoro, 
^ IV rsp. fr. {8 agosto 1796, anno I Libertà lombarda}. 



9R OinSBPPB ROBERTI 

richiamarono l'attenzione del governo sardo sullo scrìttarello del Banza 
e tanto più che contemporaneamente alla Mozione ascìva una sua 
breve lettera al ministro Graneri (^J in cui ripeteva le stesse cose, 
Kon potendo ottenerne altra soddisfazione, il Governo Sardo spedi a 
Milano il marchese di San Marzano, già uso a tali missioni, che, 
abboccatosi con i Commissari del Direttorio Esecutivo Salicetti e 
Garrau, ne ottenne non recisa promessa < cosa poco soddisfacente ^^\ > 
ma in ogni modo non diniego assoluto alle sue domande di far tacere 
colui che osava parlare in tal guisa della pace sottoscritta tra il 
governo Sardo e il Francese e che s'aveva ragione di ritenere defi- 
nitiva. Ai 20 d'agosto infatti (il 3 fruttidoro dell'aDoo lY della 
Bepabblica Francese) a nome della Bepubblica Francese scrìvevano 
alla municipalità di Pavia i Commissari del Direttorio Esecutivo presso 
Tarmata d'Italia, Salicetti e Garran : < Noi abbiamo letto in nna specie 
di broscinra stampata nella vostra città col titolo Mojnone del cittadino 
liama alia munkipaìità di Milano dell'espressioni più che indecenti 
contro la lealtà con cui la Bepubblica Francese ha conclusa la pace col 
Be di Sardegna. Noi v invitiamo a non permettere quindi innanzi che 
s'abusi della stuni^m por calunniare il Governo Francese, i coi principi 
^iiono egualmento dtKnsi per la causa della libertà che sicuri e sinceri 
verso lo Potenze che hanno fatta la pace con luì. 

Hanxa si dico cìttadìuo francese ma non lo è. E voi gli ordine- 
rete di presentarsi da noi alla ricevuta della presente t^. > 

t1> Ku inwrìt* in rermjtmetro palitiaK nam. 16, 99 tenmdoro (16 agosto) da an 
ottMììpUn^ « :ttAiup\(v> e fitto ilìrnl^nre in fatta Xìlino dal Baata medeùmo. » 3>f;aono 
(Vn»i.t<>r»iionì (t«UV»t<'n$.>n» <lel r^rnow/fro. Della lettera al Gfaaaii «nstoBO anche copie 
mAno*v-ritt(*. m«iul«to in V^rwlti o ia Torini 

(.' Il 1ti.iiwhì, U. :'^<. cÙJi un« ìciten iel San Manano al oav. di Prìooca del 16 
A^v«t^> ITì^. T'e.Nm.lo U qiule il Si'.uvtì anv^S* promeno al Saa Manaao di ammonire 
(I KaniA oh*» **» «4>t;:;iu\« lo «twI^K? fatto faolUiv La lettera noa m'è rìiueito trovare 
*(;ìi ViVÌHìi t»'tn.' .h.» »-i x;* vvn;';;Aione oo:» -^n altro epÙD>Uo dì pochi mesi più tardi. 
N*M .*Vv^w»/ ;» s',.:,i •«■'«■.• .:.»; :';»;^ 4«' :r.»^" J*l Feìrolerì citato aotto il titolo: Bro- 
.•'m<v^» jv »; .-w.').!..' .;V;;i 'r.'.i:*ov trvtc cectto del TÌa^gio del San Xaruno < ma 

1* l'oJVvU i\i t*,,V >*'ì.l;'irA,VV.tO ♦ 

i^'* 0;' .V*< .^^..^ ,»v; >/r«»».K\»*.« .V4%.-.t .«;,j «cMfra dld ea|M rùrohinomario p»e- 
•t.^vft*^ f .»Vi .>«(«»>.<«.»■ I S,i:i-.y;i »■« i.-N**^,»* «;:« Mu mi e t p m tilà di Pavia. — Milano, 
lSvvt!,vMSi\% vrio 1 .ì.';u 1 :K-:;ji ìu^uM. oaìc4pì\, ji S.Ia lettera Salieeti e Oanaa 
* a«,^* in K.v>v:u »Ut».>. . V- -Kiv^w^r* ^u<;,vvai«m ITM^, p. M, Lettera al Di- 
wlto;v lotoMvnonr. <■ S^n ^x*vi\'(<\tii y^ ■K^Hut del Re dì ^Télgna. cono vedremo. 



IL CITTADIWO RATfZA fl7 

n RtnEa in quell'epoca non dimorava più in Pavia. S'era fìssalo 
in Milano, dove frequentava gli scrittori del Termometro , i fondatori 
della societiìi d'istruzioriAr anzi col Salvador estensore del TemiometrOj 
ed uno dei più ealdi patriolti, aveva tanta dime^ichezza, che presso 
di lai lo mandarono a cercare i Commissari Saliceti e Garrau por 
ftfgli rintemerata promessa al San Marzano. Non avendovelo trovato, 
scrissero la lettera alta Municipnlitit di Pavìa^ poi, dacché il Hanza 
fleniva ai loro fini, per quanto lo smentissero , lo lasciarono tranquillo. 

Ed eglìf credendosi incoraggiato , scriveva in tuono insolente al 
marchese dì San Marzano una lettera, che al solito mandava, oltre 
al destinatario, in varie copie manoscritte in Torino ed in Vercelli <** 
e faceva stampare e vendere pubblicamente in Milano '2). 

* Il Regoletto di Torino si diede la pena d'inviare a bella posta 
a Milano dal Commissario Salicetti per accasarmi della espressione 
che leggesi nella mia mozione alla Munìcip»liti\ di Milano circa la 
pace anzi Tonta e la schiavitù intimata dalla Francia al tiranno 
delie Alpi, la quale io dichiarai non essere stata che una misura 
del momento. 

Si vede bene che i despoti e i loro schiavi ignorano i diritti 
degli uomini liberi : nò Saliceti né Buonaparte no lo stesso Direttorio 
esecativo possono impedire ad un cittadino francese di stampare ì suoi 
pensieri <^J, dopo stampati nossuno può accusarlo che in vigor della 
tegge : infatti Salicetti fece della vostra missione quel conto che doveva 
&re doè uno zero... » 

E dopo aver nuovamente enumerato le sue accuse , corredandole 
di naovi aneddoti specialmeute vercellesi, proseguiva : < Lo torno a ripe* 
tere a voi quello che scrissi nella mìa mozione alla municipalità di 



[I] La oorritpoTKleDU del Coardi di Carpenetto, governatore di Yercellì, fa cenno di 
>pidlxÌoni di plichi < proTenienti dal Big. Rama » a parecchio parsone dì Vercelli. 

[ti In 4* parrò, p. 4 ». a. t. 

(3) Sacondo l'art v dei Diritti deiruomo o l'articolo 857 della Costitozione francese 
■totano poter» impedire 4 a un cittadino francese di dire e stampare quello che vuote. » 
Ila il titolo di cittadino francese, per quanto ne lo arrogasso spesso, ncssono voleva riconv* 
Mrlo al RaaxA poiché la Ctietìttuiune del 1793, secondo la qnale diceva iputtargli dì di- 
ritta per aror dimordtu e vidsuto del aa^ lavoro nel territuriu francese \hìt oltre on annoj 
m »rmaì abrugata. D'altronde a qoet lami di lana..... 

MUc S. U, T. XIV. 1 



k 



à 



« 



GIUSEPPI ROBKHTI 



Milano e cho replicai nella mia lettera al ministro Graneri. Il Pie- 
monte vuol essere Ubero. Questa è la voce nnanime di due terzi e 
mezzo dei popoli Piemontesi. Il mio libro della sovranità religiosa 
e civile del popolo provata con la rivelazione terminò di far aprire 
gli occhi al Piemonte come li farà aprire al resto dell'Italia. II Pie- 
monte non conosce in Vittorio che un superbo ed imbecille Rolwamo 
e nei suoi magistrati non vede che dei figli corrotti di Samuele, vnole i 
adunrjue adempito l'oracolo del Signore (Deuter. e. xtii. v. 14, 1*B. O^fl 
Tra. T, 4.) di poter cambiare governo e redimersi dairorgoglio e dall'in- 
ginstizia che l'opprime da tanto tempo. Vittorio ascolti nel mio con- 
siglio il consiglio dei vecchi cortigiani di Salomone al suo figlio Ro- 
boamo (Reg. C. xii v. 6): egli ò tempo di prendere il popolo con is 
dolci ubbidirlo e servirlo e appagare ì suoi giusti reclami, se lo vuole 
poi amico per sempre. Guai a Vittorio se sprezza il mio consiglio e vorrà 
piuttosto applicarsi a quello dei giovinastri consiglieri di Roboamo! 
Tutto allora è perduto. La distruzione del trono ed un massacro gene- 
rale dei perfidi consiglieri e delle teste cospiratricì dei nobili e preti 
loro aderenti vendicherà gli oltraggi del popolo ed un novello Semeri» 
proclamerà la giusta sovranità non già d'un Geroboamo ma della 
Nazione. ^ 

Le ingiustizie, le oppressioni, gli aggravi, il disordine delje finanze," 
lo scompiglio insomma di tutta la macchina politica è al suo colmo 
in Piemonte , per conseguenza non vi è che una convocazione degli 
Stati generali che possa rimediarvi con un Congresso Nazionale. Ma 
questo congresso deve far subito il primo passo all'uguaglianza sociale, 
il terzo stato vuole avere altrettanti individui e voti quanti gli^ 
altri due. V 

Interrogata la Nazione con la pluralità dei voti del suo Congresso 
intorno alla sorte finale della monarchia e della nobiltà; risponderà 
probabilmente per la restrizione della monarchia e per l'abolizione 
della nobiltà con tutti i suoi accessori. Quindi il Re potrà restare 
semplicemente gran Condottiero dell'armata e Preside onorario del 
nuovo Senato : in tal modo goderà i massimi onori senza responsabilità 
e fuor di pericolo dì abusarne. Il Senato potrebbe esser composto 
dì 50 individui maggiori di 50 anni nominati dal popolo per mezzo 





IL CtTTADtNO ItANZA 



9D 



dei suoi elettori. 8e ne cambierà la metà ogni auni tre. ÀI Senato 
apparterrà di fare la costitazioDe e il corpo delle leggi da esser però 
confermate e sauzionate dal pupolo dopo la discussione formale nelle 
adunanze generali. 

Il popolo per mezzo dei snoi elettori sceglierà dal Senato cinque 
Efori ogni tre anni, agli Efori apparterrà il potere esecutÌTo, la 
nomina dei generali ufficiali maggiori dell'armata, degli Ambasciatori 
alle Corti estere e dei Ministri interiori {sic)^ non che le trattative 
illa guerra e della pace con la ratifica del Senato. 

Il popolo nominerà ogni due anni gli altri suoi magistrati per 
mozzo degli elettori nelle rispettive Municipalità. 

Questo abbozzo di costituzione spartana che deve estendersi e 
perfezionarsi nelle vane sue parti servirà di giustificazione del mio 
repubblìcanismo presso chi sospetto del medesimo per il mìo progetto 
di re costituzionale e di Stati generali ^^l Intanto ardisco dire che 
questo ò l'unico modo di conciliare i vari partiti e rigeuoraro il Pie- 
monte senza spargimento di sangue con moral sicurezza di perpetuare 
la sua felice rivoluzione. Pensateci seriamente sinché siete in tempo. 

Milano 25 agosto 1796, anno primo della libertà italiana. Salute 
e rispetto. 

.^ Cittadino Eanza. 

n Governo Piemontese vedendo che le proteste a Milano non sor- 
tivano altro esito e volendo d'altra parte attutire l'impressione che 
poteva produrre la lettera divulgata in Piemonte , faceva stampare e 
distribuire la lettera dei Commissari Salicetti e Qarrau (^ , non riu- 



(1) € Noi non sappiamo come e donde possa sperimi da un patriota rapabblicano qnalQ 
rìpatiftmo il cittftdinu Rama daUa baooa fede del re sardo, acc. > Termometro polìtico 
Ditm. 16. 4?9 termidoro (18 agosto). 

{2i Cf, Ri9po»ta del repubblicano lìatua citata 18 settembre t796 e Balbo. Corri~ 
^cndenia diplomatica 1796-93. Let. cit. al L«loiirneor 14 febbraio 1707. < La di ralgarooo 
prima wgrfltamento in Torino , doro TaTOTano fatta stampare alla macchia, ed in altro 
città ótì Piemonte e in Vercelli Vafdssero di notte tempo > RÌRpo»tta cit. Ì8 settembre 
1796. Ed anche « In riscontro alla pre^'atissìma lettera di V. E. accompagnata con rart 
•templari della lettera scrìtta dai «ignori Comniisitari del Direttoria Saliceti e Garrau posao 
asvicararla esser Tenati molto a propoiito perchè essendo gioredl giorno del corriere e 




100 onrsBPPi robkrti 

scendo con ciò a far tacere ravversarìo, anzi esaltandolo yieppìù, che 
coglieva ogni occasione per ribadire proteste ed accaso (^>. 

Abbiamo visto come la Mozione alla Municipalitd di Milano per 
celebrare il primo giorno dell'anno Y repubblicano e il rìpiantamento 
dell'albero della libertà in piazza del Duomo (^) non fosse stata accolta 
con nessun favore. Ciò non tolse al Eanza di prender parte con entu- 
siasmo alla festa, e, se non di pronunciare, di stampare un'^nn^a per 
la fausta occasione (^ : alla sera poi dì adomare la sua abitazione allora 
accanto alla strada dell'Agnello (^) di « bizzarro apparato > per dar 
prova del suo giubilo e dei suoi sinceri sentimenti repubblicani (^). 

Il 6 vendemmìfero (26 settembre) TAmminìstrazioDe Generale delia 
Lombardia, consigliata dal Bouaparte '^^ aveva promesso nu premio 



ddlft Usdonna che tatto il corpo dolU città e dellt nobiltà si an ndniuto nel cuteUo 
per Miistera alU fansione della proceetione ne ho frUo e tatti 1» lettnra a dato Tane 
copie che spero ohe aTranno il baon eflfotto, continaando questo birbone ad aver sempre 
molti aderenti in qaesta città. » Lett Coardi di Carpmetto, goT. di Teredli, al Ministro, 

10 «ettembre 1796. 

(U Rispondendo partìcolamente ad on'aooua del Oiornak AgU Amid detta Libertà 
• detta Eguoffìianta n* 30 in Supphunento al n^ 30 del Oionude della Liberia e della 
UfwifiKaiwa e<miro amiso agli $tampaior%, il repubblicano Rana alPantore delFATTÌao 
égM $tam(Mtori itts«rCu nel n* 30 del saddetto giornale , si protesta € cittadino francese 
per ^lesione, per ma^auìnù sacrìfiiì. per amore decìso deiregnaglinnia, anii secondo la 

11 Oostitutìone fhinceee. ... quanto Saliceti e Garran, anzi ben piik di loro. > 

:2) Of. CcuKi. >V. di Milano, V. 51-59. 

v3) .lriH7.i dft rfttHhbticKtHO fttiiuii |>fr Vertzioite delPalbero detta Libertà mila 
fiùuaa «te/ /)mo<M(1 «ifftì p-wari del generale Botutparte Titalieo^ delle autorità coati' 
tmtt e di fNipo^o imm^imo il primo ftiormo rfriroitMO T. giorno a mninrea rio della fon' 
datione deli* r^mbbltca, foglio volaota. Se ne fecero dne «iiiìonì ; almeno la copia da 
me Tvdttta nella MitctUamea del K4Mm airAmbrosìana ha eeeomda editiome. Che feese 
pronuniiata non dìo« n^ il Ransa steeeo n^ il Tk fmoan t t o poUlieo, Ab pnr« (nnm. 27, 
3 ven«Wnmìaìo a. V. 134 Mttembn* 1796) dà ana deecriiione minata ddla letta ddla e pian- 
tinone dfirarbv^r mciv. * a^ il BKV4TUi.5t del wtemonMle triemmah gowemo, che ricorda 
U teU a p. 19«>»6. 

vi) BcvVAtutictt. paf. 19<^ rroUbìlmenl* «n aU'naffsfe dsU*«ttaalo Corso Vittorio 
Kmannel«k 

N' « ^«lo U v-AM dì 4a nolo Maìtaiissimo pairì'^tn pieaMiMBe, TogUo dire del for- 
eennan» d«^^Uw»t\Mv Kaiiu. aUo;« AA'&ato 4lIU strada J^trAfaell*. Korgevaaì biuarramento 
aifarata «va («Mti ii àni(«(v di «*ri ^>k>n «d alciuù acri e qaestì in itnna fi>^ìn cel- 
VMati INittt '^aeiU v-ìt« p*»M\a]k«> «i ciToltaran^ in «« e rì^iavaa* compaeirionando il ri- 
e«aì.UtaMiv> d.^! «>WT<itto U ^-«irad^-itut^ pein dì nna baoaa «d altrettanto iveiktarata 



TL crtTKsymo mjuvxA 



^ 



font medaglia d'oro del valore di 200 zecchini all'autore della 
miglior risposta al quesito — Qua^e dei Governi Uberi meglio con- 
venga aìV Italia? Prima ancora che alcuno dei cinqnantadue che con- 
corsero al premio (^) pensassero a stendere le loro idee in proposito, 
il Ranza mandava al palio come soluzione del quesito proposto dal- 
rAmministrazione Generale un opuscolo, verisimilinonte già incomin- 
ciato a stampare prima che si parlasse del concorso poiché ha la data 
del 1* ottobre dell'anno primo della libertà italiana: Vera idea del fe- 
deralismo italianOj opuscolo riTolnzionario del repubblicano Katiza *^K 
Premesso che intende per Italia anche il Tìrolo italiano, i Baliaggi 
srizzeri in Italia con i Grigioni, e Tlstria e il Friuli austriaco e le isole 
tutte* poiché alla Francia non può dispiacere che la Corsica si distacchi 
da lei perchè data a Stati dichiarati suoi perpetui alleati: d'altronde 
U Corsica è italiana per lingua « costumi, posizione geografica,* ohe 
i Baìiaggi svizzeri erano stati smembrati dalla Lombardia ed era giusto 
che riassumessero i loro originari diritti e che si riunissero alla Lom- 
bardia loro madre, diceva che era ora di ricordare ai tiranni d'Italia 
che le case loro erano in Spagna ed in Germania^ d'intimar loro di 
ibtttDdonare la terra delle loro usurpazioni e latrocìnj, poiché « la pace 
che alcuni di essi hanno conclusa colla Repubblica Francese non toglie 
ai popoli Tinalienabile ed imperscrittibìle diritto di cambiare governo 
a loro beneplacito e riassumere la nativa sovranità né la Repubblica 
Francese né può nò deve per le sue massime opporsi alla rìvendica- 
zioue che ì popoli italiani vogliono fare della loro sovranità, * di invi* 
tare similmente Roma, Venezia, Genova, Lucca, Malta a cambiare le 
forme di governo aristocratiche ed oligarchiche. Siccome l'Italia divìsa 
da undici secoli non avrebbe potato facilmente stare sotto un solo re- 
stine, proponeva « Tunità del Governo federativo degli Stati uuiti d'Ame- 
rica e dei Cantoni svizseri, ' organizzando la penisola « senza paura 



(1) PBAXcnKTTi cit. Ebbe il premio Kalchiom Giou la cai dìfluruzione fa stampaU 
MI 1799 ristampftU aelle Opere minori^ IV, p. 97-311. 

(2i S« ne fecero qa&ttro edÌxÌoaÌ. L'ultima « decÌBÌra • sol fin di gìagno 1707. È 
lititoUtù »i 4 cittadini amministratori t e dice che proponi •• con brevità spartana pen- 
■M it«i io OenoTB neUo scorao ^nnalo per l'olio d'ana malattia contratta appunto per 
W itnqiuto di replicati viag^ per la libertà italiaot. » 



102 



<1IUSR?PB UOBGRTI 



dello spauracchio chiamato dagli imbecilli federalismo» in 1 1 Repub-_ 
blìche federative ossìa Stati liberi federati d'Italia, cioè: 1** RepabbtìcM 
ligure; 2* Repubblica Piemontese; 8° Repubblica Lombarda, cioè gli 
Stati già posseduti dal tirauuo dell'Austria, compresi i Balìaggi 3viz?:erì 
in Italia, Grigionii*), Modena, Reggio, Parma, Piacenza, Bergamo, Bra^J 
scia, Crema e Verona; 4^ Repubblica dell'Adria, cioè gli Stati Veneti, 
meno il Veronese, il Cremasco, il Bergamasco, il Bresciano restituiti^ 
alla Repubblica Lombarda, più l'Istria e il Friuli austriaco con Trieste^ 
5" la Repubblica dell'Arno, la Toscana con Lucca, Piombino, PElbft|| 
6* la Repubblica del Tevere, Roma e San Marino; ?• la Repubblica del 
Vesuvio; 8* la Sicilia; 9" la Sardegna; 10* la Corsica; 11" Malta. Pisa^ 
sarebbe sede del Congresso generale: in Pisa in princìpio del 179: 
ciascuno Stato manderebbe dieci deputati plenipotenziari a discutervi 
la Costituzione; quindi si formerebbe Tatto immortale dell'unità fed« 
ratìva perpetua, indissolubile, offensiva e difensiva tra le varie repal 
bliche ; si decreterebbe per consenso di tutte e a comuni spese ui 
grandioso monumento di riconoscenza, « capo d'opera dell'arte italiana 
alla Repubblica Francese « nostra madre, > si forebbe colla Repub- 
blica stessa una pace e amicizia eterna e non sì trascurerebbe occasione 
di darle segni positivi di gratitudine. Sciolto il Congresso generale, 
resterebbe il solo Consiglio permanente dì due deputati dì ciascuna 
repubblica con un presidente e segretari per gli affari correnti , ecc. 
Soggiungeva il Ranza aspettarsi molte punture, specialmente per Pan* 
clazzo di gridare contro il federalismo venuto di Francia in Italia. 
< Ma non tutte le mode di Francia sono buone e convenienti per glifl 
altri paesi, sopratutto per l'Italia; > mentre il federalismo era distrut- 
tivo in Francia, perchè tendente a sciogliere un gran corpo già uuo e 
indiviso, in Italia poteva esser piti conveniente perchè « l'Italia essendo 
divisa in tanti Stati diversi di costumi , di massime, di dialetto, d'in- 
teresse. Stati che nutrono (mi rincresce il dirlo) vicendevolmente gli 
unì agli altri avversione , il voler unire questi Stati in un solo Go- 
verno ad un tratto con una sola costituzione ò lo stesso che cercare 



ti 

I 

e1 

I 



(1) « I Grìgtonì che si unirono ullft .Svizzera per ta liberta devono essere beo con* 
UaU di unirsi agjli lUliaai por U modesima libertà ia tutta la aua pieDozu. » 




a CITTADINO BAMZA 



1(J3 



il moto perpetuo , la pietra tilosofalc. Non si pa6 distruggere in uu 
giorno e inoditìcar subito l'opera di molti secoli avvalorata dall'abitudine 
di tante generazioni, senz'auarcUia. Andiamo per gradì ed otterremo 
il nostro gran fine con poco disturbo col minimo possìbile di disordine. «- 
Utopie, stranezze anzi più che utopie, ma non seuza riscontro in quel 
perìodo della nostra storia in cui le tendenze unitario stentavano a 
formarci ed in quelli stessi che avevano tentato risolvere il quesito 
deirAmministrazione generale della Lombardia <''. Se non altro prova 
che il Ranza non era così sciugunito scimìottatore dei Francesi, come 
si Tolle far credere ^'^h 

• Da Milano viene scritto a questo Inviato di Russia, cosi l'Inviato 
Sardo a Genova, Nomis di Cossilla, con suo dispaccio ir> ottobre 1796, 
che sono colà arrivati alcuni Piemontesi per conferire con Ranza d'ac- 
cordo con i Commissari Francesi sopra un piano di rivoluzione nel 
Piemonte : gli ho fatto osservare che forse confondeva con alcuni 
Sardi che si supponevano passati colà: mi disse che erano piemon- 
tesi e che la notizia era venuta da buona parte -^'. » La notizia era 
rera. Gli ex-fnorascìti piemontesi, tornati in fede dei trattati, ma pur 
sempre pronti a macchinare contro il Governo Regio, i malcontenti 

(1) Faurcaim, St, d'Italia dopo il 1789 p. 404-405 ed anche Delia ricoUtiione 

framctse e della eoicienta politica na2ÌonaU in Italia (Noora Antologia, 16 giogno 1889, 

p. 687) « n secolo xtiii non fu né pot«va euere unitario « quando in mezxo al cosmo- 

poUtiuno dominatuo facava capuUna qualrhii dìaegrio politico rliecuinprondeiDt) l'intiera pe* 

bUola ftfiso rivntiva natnralmcntA la forma federativa. * La bizzarra utopia del lUnza ni 

poA iDffttore a riscontro con una aerie d'articoli nella Gazzetta nazionale della Liguria 

17V8, n. 14-19 intitolati Oroscopo sul destino d'Italia, coi Pensieri politici tìi Vincenzo 

Raso, Roma, Paglioli, anno 1 dell» ristabilita ropabblica romana s Napoli, lombardi, 

1691 ; e meglio col Discorso filosofico- critKO «opra il qtteaito propo$to dalV Amministra- 

sUme generale della Lombardia, wx. dì GÌQsepp« Fantuizì italiano, Milano, Velulini, 

aiiiM I àtìUk libertà, italiana. Il Kantnxii propugna p«r l'Italia l'istìtuziuno dì una demo- 

ttocraxia, ctoi di ano Stato ove siano divisi i tre potori, il legialatÌTo, Tesecutiro interno 

« l'eiecativo Mterno; e a così ordinata sulla bass della libertà e dell'agiiagUanza l'Italia 

unterà una rtrpubbitca unica, sola «d ìndtTÌsibilo, ma tuttavia distinta in dieci repubbllclie 

paritali, con un senato per cìaitchoduna, cioà l'alpiDa. la Lìgariana, l'etruaca, la lombarda, 

l'tdriatìcfl. la aabelUea, l'aosonica, la Tesurìana, la SctlIaCariddìca, risorìca,con un alto 

CtmigUo esecHtico dei saggi, ecc. > Anche Ìl Borra nella sua Proposizione ai lombardi 

^NM maniera di goifemo libero si mostra propenso al sistema federativo ^ anzi accenna 

i^ al suo pensiero dì dettare un libro in proposito. 

(2) Cf- Ooaaai passim ed in genere tutti gli storici del triennio. 

(3) Lettere Uiaistri, Qenova, Arch. di Stato. Torino. 



M 



104 



. 01178BPPR ROBCRH 



d'ogni genere s'eran sempre tenuti in relazione col Kaoza che vantava 
appoggi presso i Gorernanti Francesi, ne avevano fatto come un loro 
rappresentante in Lombardia, valendosi spocialmeute della sua smania 
di dar fuori opuscoli rivoluzionari per screditare col mezzo della stampa 
il monarca ed il governo piemontese. Cosi oltre alle molte notizie soL 
Piemonte che si trasmettevano forse per mezzo del Ranza e il Termmt 
ìitetro politico pubblicava compiacendo^ìene e facendovi i suoi commenti, 
nella seconda edizione della Vera idea dei federalisnw it^iliano usciva 
come appendice una canzonetta composta in Torino nell'agosto La 
morte del re Sardo ossia il trionfo della libertà^ Canzoìwtta compo- 
sta in Torino siUraria: Figli d'Italia bella (^K Ora si trattava d'altro; 



(1) Cominciava: 

Muori, cruilel tiranno. 
Ormai a tuo dispetto 
Del (opol ferve in petto 
La santa libertÀ. 

Già dall'immenso affanno 
Si ecnote e spezza i lacci 
Ne più ritrova impacci 
L*oppr«esa amanita 
Abbtam solTerto assai 
Stretti fra le ritorta..... 
Libertade u morte 
Siam stanchi di aoffrir. 

Ripabblicaba in Amto patriottico, Varietà istruttive, IV, nevoso a. TX, p. lOl-l 
Il Eanza ivi aggiunge: Venata copia in mano dì Vittorio Amedeo III andò salle furie 
e per vendìcarseuo promiatj un premio di 40 mila lire e la sicurexia penonale a due indi* 
vidui perchè and^imero a Milano ad uccidere il cittadino Ranaa creduto autore della cao- 
zonetta. Uà 8. U. Surda ebbe la roortilicaxioD*} d'una ripulsa come risulta dalla segueate 
Declamatoria: Torino 8 germioalu anno 7 r^p. Diciiiariamo noi sottoscritti d'aver intaw 
dal cittadino Filippo Sciiva/ai che allun^uaudu si trovava al servizio del re Vittorio kme- 
dao ni come corriere gli venne fatta istanta dal detto re d'andare a Milano ad ucddere | 
lì cittadino Gio. Antonio Ranza peribè aveva pubblicato in agosto 1796 qualche scrìtto 
contro di lui promettendogli in premio lire 40 mila e la sicurtiza personale, che e^i ri- 
cusò di prestare a tale assassinio contro uno che era stato sno professore porlocbi iJ Be 
ara andato in cullerà contro di lui. E dichìarìan<o inoltre di aver inteso dil medesimo 
8ooTUSÌ che la stessa ìsUnia era stata fatU dal re ad un Niiurdo ma seura suocano 
aneba con qaesto. Tale easendo la pura verità ci siamo sottoscritti — Ouparc Marjndo« 
Michelanjfolù Morardo, Pietro Palolioro, Alesaandro Bossi, Angelo Bossi » 11 moroeqloin 
cui la declaratoria fu flrmaU (marzo 1799), seguente di poco l'»bdicMÌone di Carlo £iiia- 
OBAla IV, la poca attendibilità dì alcani &a i dicUanoU prima la triiU figura dell» 



a CITTADINO RAHZA 



«05 



d'entnre in Piemonte dal panto più favorevole del confìne, suscitarvi 
OD moto e proclamando la repubblica muovere a rivoluzione tutto lo 
Stato. 

La provincia di Novara contava un gran numero di giftcobinì ''^ 
Pallanza era nn centro di malcontenti per varie ragioni: sì pensò 
d'incominciare il movimento dalle rive del Lago Maggioro, traendo 
vantaggio da tali circosUnze che parevano favorevoli. Un tal Giu- 
seppe Antonio Azari « malcontento del Governo , suscitato anche dal 
gii prefetto Roggero suo suocero condannato a dieci anni di prigio- 
nìa e dalt'essersi vedati negare vari impieghi che aveva chiesti , nomo 
dotato d'altronde di fine ingegno <-) > uiesso su anche da altri suoi 
compaesani il notaio Cadorna, un canonico Bertarelii, un padre Agni- 
aetta, sì era recato fìn dal settembre a Milano e là aveva stretto 
nladone col Ranza ed altri fnoruscìti ed impiantate le basi della 
congiura. Mentre l'Azari sarebbe tornato sul confine a cercarvi pro- 
seliti, il Ranza sarebbe rimasto in Milano a provveder soldati e moni- 
rioni e a seguitar gli accordi o almeno procacciar l'intesa coi Com- 
missari Francesi. Ma, pare, con poca fortuna. Infatti scrivendo air Azari 
col finto nome di Mirmor il Ranza gli annunziava in data 15 ottobre, 
iflQO 1* della libertà italiana : « Eccoti l'espresso concertato : io sono 
d'accordo lire dodici e glie ne ho gili date sei. Ho trovato due capi 
per lavorare le ghise e partiranno al tempo concertato : ma fìn d'ora 
di subalterni per regolarle non ne ho trovati : spero per altro che 
se ne avrà un buon numero appena aperta la bottega. Una gran 



■tl»pw Morftndo, l'aulUtcione naturale del Baaxa deve fliraccDgliora con molto legittima 
IMpkìou U ftngoUrd ddclar^Urin. Il corriore ro^io Filippo ScuTixti cut eiu allade, fa 
pMior uaÀa col nome di Isiadro Targante e redattore deWOiKrealore piemoHtene gior 
^ iHtonuto. Di un altro tontativo dì aMaMÌnio ai crodotta vittima, circa lo stesso tempo 
tlilaBU, per uno floliorxo di cattivo gùaera d'un suo patriota vercellese. Cf. Vicende e 
^ùuui del eitladino Andreone uomo di legge per motiiìi d'opinione. — Torino, dalla 
«Unperia Benfì e CerdAolo (1799). 

(1) Relaiione compilata d'ordine gupertore dsth spirito pubblico della Lombardia 
M^ rivalniione roBaegnat-i li 20 aprile 1797 prima deìCeretione detla repttbbliea Cii* 
^^fea. qaint«rnotto primo di pp. l'20 aum. Krìttc a ineizo foglio legato nella citata EU0> 
nlU BiLBO, Doci*meHti perla Storia patria 1797, — È dell'avr. Fontanooe già agente 
ytmt il coasnltore imperialo Kovenbfltler. 

(2) Bel FoHT&BORs cit. 




lOB 



OiaSlfPPB HOBERTl 



r 



quantità destinata per altrove passerà nella nostra officina. Dimani 
avrò risposta per il torchio da olio. Gli uomini per adoperarlo e gli 
altri utensili sono pronti, ma ci vogliono denari, senza di cui è impos- 
sibilo far bene le cose nostre: qui si \a organizzando lentamente l&fl 
legione lombarda: ne so quando sarà completa, mancano d'artiglieri" 
affatto e ne sperano solo dal Piemonte f^'. » Le ghise ed il torchio 
da olio, ì capi e i subalterni e la bottega s'intende facilmente che 
fossero : ma mancavano i denari e la protezione delle autorità francesi 
era tutt'altro che stabile t^). Ciò non ostante si affrettavano in segreto 
i preparativi ed il Ranza colle armi ed i soldati preparava i proclaiM 
e i primi atti dì governo, facendoli stampare non troppo copertamente 
dal Yeladìui in Milano ''^>, Sia che alcuna di queste stampe fosse 
veduta o portata via dalla stamperia o segretamente venduta^ sìa che, 
come asserì il Banza per difendersi dall'accusa di aver fatto Tersare 
il sangue d'Azari colle sue imprudenze, l'Àzari stesso in Pallanza 
millantandosi imprudentemente avesse svegliato sospetti ^^^ la congiara 



i 



(l) E»rcolU BiLM, Documenti per wervire alla SL patria 1796, p. 170 eopU. 
Cr. aocUe tetterà (]el signor Bocca, rcgj^enU la prefettura dì Tortona, su pre§anii reck 
taoietiti clandestini in Piomonto per la legione formatasi a Milaoo <I796). Arcb. di Stat*^ 
Torino — Materie politiche. 

(2/ Ptii tardi il Kanza disse aver comunicato progetto di congiara al Bonapart« cbs 
lo M dichiarò bello parlandone col Bossignoli che glie ne proponoTS un altro ma senta 
Incontro. < Anno patriottico III, p. US. 

(3) L'amico del popolo, varietà istruttive compilate dal repabblicano Runa. Tomo 
tono. Milano. Messidoro, a. VI (1798) p. R8. Era accaiqito da Gaetano Porro io una lotterà 
ren pubblica in foglio volante e da altri a voce di aver doto mezzo di scoprire la congiura 
coU'esporla quasi al pubblico facendone stampare i proclami, ma se nedifende dicendo " co- 
deste stampe non ftì cominciarono se non mercoledì di quella settimana r20 ottobre) e trafo- 
gate non farono clie venerdì (22), » giorno steaao in cui negai a Pallanza l'arreito di Aiarl. 

(i) o La congiura d'Azari era cognita in Pallanza dal principio dì quella settimana 
(17 e 18 ottobre) e eaperaMne il giorno destinato allo scoppiare per le impradanti millan- 
tene del medesimo Azarì. He ne appello al testimonio d'udito e interessato in qaelVaffare 

il eittadino Agnesetta che se in Milano sapevasi pare da alcuni anche prima questa 

congiura con tutte le sue circostanze so ne deve Tobbligaziùne a nn certo generale ÌI quale da 
Asari e da me richiesto di venire ad assititerci da principio si mostrò dubbioso per intendere 
tutto il piano, e poi dopo che venne a cognizione d'cgnì rosa se ne scusò. Or questo gene- 
rale fecene la confldenza ad un amico e questo ad altri, ec'^ Del resto per me non xi sve 

questa congiara a nessuno, neppure agli «tessi patrioti che mi seguirono se non la vigilia 4 
nostra partenza, cioè venerdì a sera (22) tempo in cui Aiari fu arrestato. Codesti patrio 
sapevano da qualche settimana solo in genere che fa doveva passare in Piemonte a rìvolat 
nue: ma ignoravano il tempo, il luogo, il modo. > L'Amico del popolo dt HI, 



4 





a GITTADTMO BAini^ 



m 



rìsapaU a Torioo fu soffocata nel nascere, la vigìlia del giorno in 
cui doveta scoppiare e giungere da Milano il Yanlato esercito fìtoIu- 
nonarìo, capitanato dal Hnnza. 11 22 ottobre Regni io casa dell'Àzari 
in Pallanza l'arresto dell'Àzari medosimo coi complici Antonio Bianchi 
e Prospero Bertarelli f^'. Il Ranza o non s'era mosso da Milano o 
di poco poiché fu veduto di nuovo in città ove due o tre giorni 
prima che scoppiasse il moto di Pallanza avea fatto venir la famiglia 
a rtggiangerlo (^) ; preso coU'Àzari non ne avrebbe certamente sfug- 
gita la sorte. Dal suo nome infatti erano sottoscritti insieme a qaello 
ddlKÀzari, che di Giuseppe Antonio s*era fatto Qiunio a ricordanza 
di Bruto, e s'iutitolava < capo della forza annata rivoluzionaria lepon- 
tina ■ , mentre il Ranza si firmava < rappra^^entante dei rivoluzionari 
di Piemonte, • i proclami che si stavano stampando a Milano quando 
la congiura era stata scoperta <'^ 

Nel proclama rivoluzionario ai popoli del Piemonte s'indiceva la 
Convenzione Nazionale nell'alto Novarese, prima sedo della Repubblica 
italiana. Se le truppe del nuovo tiranno avessero osato avanzarsi, gli 
ostaggi fatti in gran numero tra i regi impiegati, l'alto clero, gli 
aristocratici e gli egoisti più famosi sorpresi nelle loro delizie di 
campagna sarebbero scannati senza pietà. Quindi sarebbe disceso Te- 
sercito rivoluzionario nel Novarese poi nel Vercellese aiutato da Biellesi 



(1) Lvtttn delfATT. Bellino, preretto di Pallanza, al min. Graneri. Pallanza 22 Ot- 
tobre 17% cìt da BiAMCui, St. ti. mon. pient. II, .^7ó ma da me non potntA riscontrare 
afli Archivi torineaì, dorè dovrebbe essere: come non fu possibile aver visione degli atti 
dal processo contro Aiart e complici. Nella Raccolta dì documenti per servire alla 
Storia patrùi 1796 Balbo sen. e<;Ì«te copÌA dì parecchi documenti concernenti l'Az&ri. 

(2) « La signora Ranca dopo aver dato in affìtto la sua casa e dopo aver fatti tras- 
portare a Milano ì suoi mobili parte dutnaiil con tutta ta fninigtia per eas* città onde 
ìrì stabilirvi col marito. Mi trovo ben contento dì tale rivoluzione perchè a dir vero la 
di lei casa e convenasione era l'emporio dello novelle, dulie cabale e dei progetti.» Debbo 
pur toiggìangere che gli icrìtti disseminati da detta sig. RaniA in occasione massime del 
frequente (lajisaggio dello truppe francejii hanno operato cuttìvo elTctto col caiigiaroento 
dt'norì del popolo cosicché ee ai potesse deviare il detto putsaggio sarebbe una betta 

» Let. Coardi di Carptaitto 18 ottobre 1796, Arch. di Stato in Torino. Lettere 
olari. 

(3) Sorpreso nella cucina di casa ina V Asari aveva gettato subito in un gran vaso 
d'acqoa un grosso involto di carte che aveva fra le maui. Ma non gli valse , perchè le 
cute farono subilo tratte fuori tutte leggibili. Cf Bukcqi, Storia della monarchia p%e- 

m 9 Intese U, 575 e Lett. BaIUdo cit 22 ottobre 1796. 




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nmVRPPK ROBIHTt 



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e Canayesani. I Piemontesi avrebbero avuto vantaggio ad ODÌrsi aì 
fratelli dell'Ossola perchè la rivoluziono porrebbe rimedio al disordine 
de>Ie finanze, impadronendosi dei beni e delle persone degli aristocrati, 
degli straricchi, degli avari e cambiando gli ori e gli argenti di qaesta 
gente colla caita-moneta del popolo, avrebbe fatto di quest'ultima 
un totale ritiro e per mezzo del fuoco l'avrebbe resa per sempre fuori 
di corso, cosi come al clero si ripetevano le promesse di mantenere 
la religione, ma facendo rientrare i vescovi neir apostolica mediocrità.] 
Ed ai soldati si rivolgevano i già noti inviti dì abbandonare le insegna 
del nuovo tiranno ^^K fucilare gli arroganti ufQciali e passare in massai 
alla legione rivoluzionaria in Arona. Seguivano le solite promesse già] 
fatte nei noti proclami d'Alba di un'era di novella felicità, in cui sop-| 
pressa ogui gravezza e rimessa al « gran popolo » ogni sovranità, questo 
si eleggerebbe i magistrati e di pastori spirituali, potrebbe accedere per] 
solo merito ad ogni più alto ufficio. Concludeva : « Popolo, Clero, Sol- 
dati ! Su via tutti giurate con noi di voler esser liberi! Non più re^ 
non più tiranno! Vittorio è morto, non vogliam più successori! Dftl 
noi dipende il voto e da noi non l'abbia. Vogliamo l'Eguaglianza ci- 
vile, atterrato il mostro della feudalità. Corriamo tutti d'accordo a 
distruggere il trono fallace della monarchia ! La nostra bandiera tri^ifl 
colerete) cominci a sventolare sul Verbano. Siamo risoluti di viver 
liberi morire! » 

Per ì popoli d'Olegglo, di Maggiora e di Fara henemeriH della 
libertà era in pronto un altro proclama nel quale si annunziava che 
la luce benefica della libertà aveva dissipate le tenebre della tirannia 
che infestavano il Leponzio , in addietro Alto Novarese, l'aspetto ter- 
ribile degli stendardi tricolori Taveva liberato per sempre dagli odiosig 
satelliti del tiranno; facessero causa comune con loro che non volc 
vano più nessun tiranno ed abolita per sempre l'odiata aristocrazia 



(l) Vittorio Amadeo III era morto il 16 ottobre 1796 d'apopleasit e gli era anecedn 
Oftrlo Emanuele IV. Lo Koppiare della congiora era stato Torse anticipato , sperando 
i rÌToIaziuDarì trovaro noi cambiamento di sovrano circostanze favorevoli ai loro disegni. 

(3) Qaal foMe non saprei dire. Forte il biziarro tricolore blea , rosio , rancio i( 
par la repubblica d'Alba, forse il tricolore che fa poi italiano e cbe allora appunto conili 
eia ad apparire in diversi pantì della penìsola, per opera della Massonerìa come vuole : 
Cvum, Storia di Milario, V, 76. 




IL CITTADINO aA}(ZX 100 

Ài popoli dell'in addietro Alto Novarese promettevasì libertà in un 
altro proclama, ma guai a chi osasse portare la discordia e la ribel- 
lione. La morte, rincendio, le devastazioni, 1 saccheggi sarebbero ine- 
vitabili. 

Aveva pure apparecchiati • in nome del popolo sovrano lepontino 
la Commissione rivoluzionaria provvisoria » tre decreti da pubblicarsi 
in Pallanza ed in tutti i luoghi ove sì fosse estesa la rivolnzione. Il 
primo ordinava l'immediata soppressione dei biglietti di finanza <*> in 
tatto l'AJto Novarese, coU'obblJgo a chiunque ne possedesse di dame 
an'esatta cognizione al Sindaco e Console del proprio paese nel termine 
di tre ore dalla pubblicazione del decreto. 1 Sindaci o Consiglieri 
potrebbero rilasciare immediatamente ai pia indigenti biglietti di credito 
fino a L. 50; qnesti biglietti di credito autenticati nessun prestinaio 
potrebbe ricusare sotto pena di morte e confisca. I prestinai ed i mer- 
canti di grano porterebt)ero nel termine di venti giorni tali biglietti 
di credito al tesoriere nazionale e ne avrebbero il cambio con obbligo 
al tesoriere di farne subito la lacerazione. 1 biglietti di finanza si 
ritirerebbero al loro giusto valore col cambio in oro, argento o gra- 
naglie e si dovrebbero di mano in mano lacerare e bruciare iu pre- 
senza almeno di due persone e del presentatore. Tutti i detentori di 
grano o per proprio uso o per commercio sarebbero obbligati nel ter- 
mine di dodici ore a darne una nota distinta ed esatta come anche 
del luogo al Sindaco o Consiglieri della Comunità sotto respousabilità 
personale e perdita del genere denunziato : rilasciando sempre la metà, 
a profitto del denunzìutore, il quale volendolo potrebbe esser tenuto 
segreto. Tutti i prestinai obbligati sotto pena di morte e confisca di 
fabbricar pane di frumento bello e confezionato secondo la tariflfa. 11 
secondo decreto era di convocazione delle as'^emblee comuniiative pri- 
marie per eleggere entro ventiquatlr'ore un rappresentante per V as- 
semblea costituente da aprirsi tosto nel palazzo nazionale di Pallanza. 
Il terzo imponeva una contribuzione rivoluzionaria sui nobili e ricchi, 
in modo che quello che era in addietro di fomento al vizio fosse im- 



(11 Ne era sUU emem linboccbeTule quitntiU dal principio della giurra colla Fraocia 
Cf. BjaKciii. II, 459 e atf. 



d 



110 



OIUSBPPB ROBERTI 



piegato alla propagazione della virtuosa Libertà ed Egaaglianza. 
era preparato il seguente modello di mandato riTotamnario: «Il cìì 
tadino a conto della contribuzione rivoluzionaria pagherà nel ter- 
mine di giorni in tre rate lire al corso della tarìfia di Milano 

ed in mancanza di valuta monetata si riceverà oro ed argento in 
verghe o manifatturato a ragione di lire 7 e mezza di Milano all'oncia;^ 
ciò sotto responsabilità personale. > V 

Doveva poi distribuirsi un altro scritto: Processo della Casa di 
Savoia e specialmente di Vittorio Amedeo III ultimo tiranno di 
qmsto nome in Piemonte coll'epigrafe : Impune quaelibet facere id 
est regem esse. Sallustins Jugnrt. Dopo un breve sunto ad usum delà 
phini della storia di Casa Savoia discendente dal « destro venturiere • 
sassone Beroldo, si scagliava con triviali parole contro Vittorio Ame- 
deo III, ripetendo le accuse che già contro dì lai erano state lan- 
ciale riguardo all'amministrazione finanziaria degli ultimi anni del 
regno, di aver scialaquato per aver voluto figurare tra le grandi 
potenze, mandare ambasciatori a Berlino ed a Pietroburgo, spendere 
troppo per le milizie, duplicando e triplicando i grandi uffizìali, prò- j 
digando pensioni : coi soliti sofismi rivoluzionari , Io accusava inoltre 
di aver provocata l'invasione francese, quindi di essersi riguardato come 
ingiustamente aggredito, di aver fatto incutere dai preti al popolo il 
terrore dei rivoluzionari, poi di aver comprato la pace con Toro, final- ^ 
mente di turpi intrighi amorosi (^). ^È 

Mentre ri nfelice Azari, dalle carceri di Domodossola (2) trasferito 





(1) Gli atti delU congiara furono pubblicati a Milano dal Rarxa tal finirò dol 17 
in nn quasi illeggibile opnscoletto in-8 di 24 p. : La Congiura di Pttìiatua e Vassamnio 
Agari vftuìieati rtaììe mensogne dei Stnntn di Torino. II processo delia Casa di Si 
fu ristampato cui titolo di proceaso dfUa casa del Verde e itpeciaimente di ViUorio Ame- 
deo ^11 in Anno patriottico Varietà istruttive, III, Frimaio anno VL, pagine 96-118. 

(2 V Amico del popolo, Varietà istruttice (Milano), HI, niesaidoro a. VI, pag. 79 
e pcrchli nni quando trattavaai di andara a liboraru ron cento volontari paini il povoro 
Asari daUe cart.-erì di Doinoilo%4o]a t<t {Porro) membro del comitato di polizia ari disposto 
con gli Hitrì tunì colleglli a sommi iiii tra rei anni e iuunÌ£Ìuni ed ogni altro occorrente a 
tale impresa che doveva eseguirsi sotto la mia condotta e ispezione? E sarebbesi veim- 
mente eseguita se non ri si fo»««e opposto an tal generale che tre giorni avanti avevuni 
fornito a tal aoo]K> alcuni cannonieri ool loro capitano e metà della «oa borsa , 
ÌBatili per Ttnaapettata prigionia di icari. > 




IL CITTADraO RAKZA 



111 



in quelle di Novara , yeniva con sentenza de! 20 di novembre del 
Senato di Torino '*> condannato « ad essere piibblìrnmente appiccato 
per la gola sinché Tanima sia separata dal corpo, torqnito però nel 
capo dei complici a monte delle regie Costituzioni e previa una pub- 
blica emenda da farsi a pie del patibolo secondo la formula che verrà 
prescritta dal sig. Relatore della causa : e fatto il corpo di detto 
Àzarì cadavere, manda ad abbruciarsi e spargersene le ceneri al vento, 
condannandolo pure nella confiscazione dei dì lui beni e nelle spese ^\ > 
il Governo Sardo faceva sporger reclami contro il Ranza dal suo 
agente a Milano, cav. Silvestro Borgese. Già innanzi che si avesse 
sentore della congiura dì Pallanza, il Borgese era stato incaricato di 
presentar doglianze « intorno alla somma temcrìtìl ed imprudenza del 
noto Ranza nelT inserire nei pubblici fogli tratti ingiuriosi contro la 
Eeal Famiglia e nell'invitare i reali sudditi alla rivolta ^'^K » Ne aveva 
ottenuta soddisfazione « con lettera del Comnndante Generale della 
Lombardia informante delle disposizioni dal medesimo date in seguito' 
alle due lettere scrìtte dal Generale Bonaparte tanto al Comandante 
Generale che al comamiante di questa città (Milauo) oltre all'ordine 
dato al Comitato Generale di pulizia dì non permettere che venga 
dato alle stampe verun articolo concernente la Real Famiglia ed il 
Ministero se prima non si sono comunicati al Comandante Generale 
della Lombardia i manoscritti ^^'': > inoltre era stato « rigorosamente 
intimato il divieto agli stampatori ed al Ranza in particolare fatta una 
severissima ingiunzione accorapaguata dalle minaccie di pena corporale 
grave ove desse sul proposito motivo di qualunque ulteriore doglianza. » 
Quanto alla « nota infame canzonetta • il Baraguey d'Hilliers n'era 
stato • altamente scandolezzato » ed aveva dato • positive assìcu- 



(1) SenteoxA d«I K. S«nftto di Tonno a cl&wi riuniUi 29 novembre 1796. Cf. Biarcbi 
de. lìj 575 che 1H.TÒ iittribuist-e 1» sentenza al settembre. Cupi» dellu ttentenia fu aftif«a 
io tutto il rej^o. Fu riprodotta anche ìn Termometro politico nnm. 49, 30 Frimaio a. V 
.20 dicembre 1796). 

(2) Fu esei^uita il il dicembre 1796 in Novara. 
(S) CerrespoDdance mixte (brooillon) do ihw. Horf^ete de^uis le 22 octoLre josqa'aa 

novembre 1796. — Arch. di Stato, Ti-rino, Carteggio dìplom. Milano LtUtre dirtrH 
8, mano 20. Lettera al conte Graneri, 29 ottobre 17dQ, 
;4) Lett. cit 29 ottobre 1796. 





112 



OIUSaPPB ROBERTI 



ir 

I 



ranze che il Hatir.a non avrebbe più scrìtto. > II giorno segaente a 
quello in cui così scriTeva al Qraneri era toccato al Borgese di ìa- 
formare il Comandante Generale deirabortita rÌTohi^ione di Pallanza. 
« Les papiers en ont indìquó le pian et les traces et il en résalte 
quo le principal auteur do ce noir complot ótaìt le piémentais Banza 
qui retiró à Milan vomit sans relache dcs iufaiuìes contre la Kamìlle 
Hoyale et contre l'Admìnistration, préche la rórolte et est connu par 
ses écrìts incendiaìred. Je suis chargé par le Rei moa maitre d* ei 
demander oftìcieilement l'arrestation et qu'ìl soit ensuite consigué 
la (lisposition de inon gonverneinent (^J. » Il Baraguey accoglierà docu- 
menti ed istanze dal Borgese e risponderà che l'arresto del Ranza 
non incontrerebbe difficoltà « se il Ranza da tre giorni non fosse 
assente da Milano f^). » Il Borgese sarebbe forse stato poco proclJTe 
a prestar cicca fede alle parole del generale, tanto più che gli 3*era 
fatto supporre da Torino che il Ranza potesse scrivere ed operare 
colla connivenza o almeno colla tolleranza del governo francese, se 1 
• avendo praticate rarie indagini private non fosse stato appurato i 
che dal giorno 28 scorso ottobre il Kauza non si è più visto i|^| 
città. » Non s'era risto in Milano, ma forse non se n'era allontanato 
molto , onde il Borgese proseguiva le sue ricerche dubitando che il 
Ranza aresse lasciata la Lombardia ^-^'. 

Alle istanze continuamente rinnovate il Baragaej rispondeva che 
gli indicassero precisamente dove il Hanza fosse ricoverato e ne avrebbe 
procurato l'arresto; o lo stesso Bonaparte col quale il Borgese s'aveva 
ad abboccare il 28 novembre confermava quel che il Baragaey aveva 
già lasciato intravedere , che cioè si supponeva si fosse rifugiato a 
Ginevra t-*). Persuaso o no il Borgese si dovette contentare di questa 
risposta. Il Ranza invece rimase nascosto per due mesi e mezzo Corsia 
dei Servi Casa Litta (*', nell'alloggio che aveva affittato per la fami- 




^ 



(1) Lettre aa general commandant la Lombardie, 30 ottobre 1796. 

(2) I,«tt. al conte Graneri, 1" noTàinb» 1706 
(iJ) Latt. Borgese al conte Graneri 8 novembre I796eLett. Bor^eae au Commandant 

general de In Lombardie, 23 novembre 1796. 

{A) Lett. Borges a Graueri, 26 e 29 Dovembre 1796. 

(5) Termomttrò poUtieo, anno II, nam. 56, 25 nereto, a. V (U gennaio 1797). 



IL CITTAOWO HANKA 



113 



glia. Dal suo ritiro foce portare dalla moglie e dai tìgli <i ni ge- 
nerale Baraguey il'Hilliera V Apologia del repuhbUcjiiw Rfitisa centro 
le calunnie e gli attentati del Re Sardo indiiizzata ai generale Bo^ 
naparte V Italico dal suo ritiro V S frinmio a. V (2>. la essa ripeteva 
le accuse gifk formulate iu altri scritti contro il Governo Sardo e 
si TauUva appoggiato dai Fraucesi. • La Nazioo France^, diceva, 
per la stia lealtà non deve certamente mescolarsi nel cambiamento 
dì governo delle altre nazioni , con cui è in pace e in buona armo- 
nia : ma non deve neanche opporre ostacoli alla riveDdicazione che 
gli altri popoli vorranno fare dei loro diritti. Altrimenti facendo, la 
Nazione Francese diventerebbe colpevole degli steiisi attentati della 
coalizione dello Potenze contro la sua riforma governativa. E questa 
colpa sarebbe tanto più enorme ed inconcepibile qualora il meditato 
eauibiameuto dì Govorno di qualche popolo fosse in favore della 
Francia medesima , fosse per annientare un suo perfido vicino ed 
amico, fosse per vendicare gli aftVonli e le trame contro la sua ar- 
mala d'Italia cioè contro l'esistenza della Repubblica Francese » 

• Si dirà che il cittadino Hanza cospirando in Milano contro il Re 
di Sardegna ed il Governo francese non opponendovisi , quelito mo- 
stra d'approvare la sna cospirazione, che tal connivenza potrebbe di- 
sciogtìere la buona armonia tra la Francia e il Pieinonto. Facilis- 
sima e Stìnga replica u la risposta. Che il Governo Francese tolleri 
ed anche approvi tacitamente la cospirazione di Rauza contro il Re 
Sardo è una conseguenza dei priucipj fondamentali della sua demo- 



lii Con ana lettera finoAta da tatti i componenti la famiglia, che pregavano il ge- 
al« Baraiirney di affrettare dal general Bonaparte il « moroento consolatore di rìarere 
loro leno Ìl iiiarltu, Il |»adre, il caiitoda e coVi rìroudarre la gioia rtìpubblicana ìa 
una FAiiiriflia deHilaia. « Fu stampata nell'Apolui^riA col seguente N li.: « Il generale Ba- 
ragae)' d'IlilLìers dopo letta l'apologia si compiacque di rimetterla personalmente al gc- 
Def*le Bonaparte. » 

(2) Fa stampata in un opuscolo in-8, di p. 20, da Francesco Pogliani e C. Milano, 
anno i dtlU^Repubbliim cisal|*lna, prezzo auldi dieci. Quantunque porti t'in>lii:aziune anno i 
della Kepabblica ri^alptua, dovette uacìru nel gennaio 17t)7 perchè Pr<)fipero Dalb» amba- 
ccÌAtor« a Parigi scriftrndo il U febbraio 1797 al direttore I/Otoornear intorno al Itanzn, 
fooda una parto delle sue accusa mWApohgia di cui riporta alcune eepres^ìoiii od allega 
puaochi paa«i. — Archivio di Stato, Torino. Balbo, Corrispondenza dipiomitUca 1706- 
17d8, pag. 23-24. 

Mbc. S. II, T. Xrv. 



m 



OTU8EPP8 ROBBRTI 



che™ 



F 



crazìn. Pnrchè il Governo Francese non fornisca a Ranza dei mezzb 
purché Eanza non abusi nella scelta di questi mezzi del (roverno 
il Ee Sardo può reclamare, nò il Governo Francese pnò agire in buona 
fede contro Ranza. » E riepilogando i fatti recenti che dopo il trat 
tato di pace davano a divedere non esser animo della • camaleon- 
tica ■ Corte di Torino di mantenerne lo condizioni, domandava che' 
si facesse passare la sua < Apologia » al Direttorio. Cosi si vedrebbe 
a Parigi che il Re Sardo « è un felao amico, un vicino pericoloso, » ^ 
che né la Francia ne la Lombardia sarebbero mai quiete con la vid^ij 
nanza di questo perfido macchinatore, che al contrario i Piemontesi^ 
dichiarandosi indipendenti e costituendosi in governo democratico sa- 
rebbero veri amici , buoni vicini e alleati fedeli e perpetui della Re- 
pubblica francese non meno che della Lombardia * a cui forse vorranno 
unirsi e così formare una sola repubblica col titolo di Repubblica del 
Po, abbracciando tutti ì popoli circnmpadani dal Monviso alle lagune 
di Venezia, ecc. » h 

Avesse o no nemico, come asserisce '^^ il Baragney d'Hillìers, fB^ 
solo quando questi cessò dalla carica di Comandante generale dellaj 
Lombardia e venne surrogato dal Kilmaine, che il Banza ricoraparT^| 
in pubblico. Appena insediato, il Kilmaine * domandò al suo segretario 
Galdi ove sì trovasse un certo letterato piemontese eh* egli credeva 
ramingo per le sue vicende. Non lungi, rispose il Galdi, egli è in seno i 
alla sua famiglia per consenso del comitato di pulizìa. Ebbene fatelo 
sortire e venir domani da me. Allora Gaidì scrisse a Panzar sei li- 
bero. Il generale Kilmaine t'aspetta domattina alle IO. Aguzza la tua ' 
penna contro il Marmotta (-K Tuo Galdi f^'. » Lo stesso giorno a brac- 
cetto del Salvador il Ranza passeggiava « in trionfo » per i luog 
più frequentati di Milano, e l'indomani mattina si recava dal Kil 




fi) 4 T^ Ditilità contro ti repabblicano lUnta e ì giorDAlifltì dì MiUno «'«inno int 
tote fotto il generale tlarngney d'IIillicrs. Per ondarvi al riparo bisoigfnav» c«mbi&rv 
Cotaanili]int« della Loinbnnlìn. E cof\ fa fatt-i. » Apologia rit , p. 1. 

(2) Marmotta o r« delle marmotte chiamarano i rirol azionari il Re di Sanieg'D&. Ct. 
Di Castro, ^(iI^^n0 e ìa repubblica cisalpina giusta U poesie^ ìe caricaturt ed altrt 
tesfùnofiiaiuff dal tempo. 

(3) Amico delia patria, num. 23, 19 Tendemmiftlo, a. ix. 



L 




IL CITTADIHO &ANEA 



H5 



noine, gli f&c^ra presentare dal figlio una collezione di sue stampe 
rivolozionarie e n'era ammonito di seguitare a scrivere per la rivo- 
lozione del Piemonte (^) mentre il Termometro polìtico ne annunziava 
pomposamente la ricomparsa (^. 




V. 



Dopo lo sgraziato esito della congiara d*Àzarì imparai a mie 
speae che per fare una rivoluzione si richiedono: 1. un piano ragio- 
nato, conseguente e metodico; 2. una cassa competente; 3. armi e 
monizioni; 4. uomini a sufficienza, ma disciplinati; 5. nn capo mi- 
litare ed un altro economico coi loro subalterni. Ma prima di totto 
importa una cassa di denaro snfficiente per fare il resto. Io inculcai 
sempre ai patriotti pit'raontesi di far questa ciissa. 1 miei inviti, le 
mie insinuazioni, dirò anche le mìe preghiere per molti mesi furono 
inutili. Allora decisi fermamente d'abbandonar tutto, di non piU get- 
tare denari, tempo e sanità per raccogliere solo disgusti^ malevolenza 
rsecozione. Chi non vuole cercare i mezzi , non vuole neanche 
nero il fìne. Cosi risolsi e così appunto eseguii. Eccoti la vera 
ragione del mìo silenzio e del mio riposo ^'^^ * 



^y»e 

Hbn 



11) Àtn, à. patria cit. 

<^ Termometro politico delia Lombardia, num. 56, 25 ne»o»ft. v '14 gennaio 1797). 

• Mulu Dorelle si erano sparse aull' assenza di loì. Non à mancato cbi lo creJesn 
ocgìbo farttramente per an colpo del dooto tiranno di Torino che non la»ria di ewi^nìra 
te orediUrifl intenzioni del padre. Ma felicemente il cittadino Rama è in seno degli onesti 
lombardi sano e vl^Liroso come prima. Rf^li ha fatto on riag^o come quello che fece 
Pitagora, allorchò ti credette dai saoi scolari ed amici <-ho fosae discew ne^li elisi por 
appr«ndcT9 a meditare dello verità che ipetso s'ignoraDo o ti smarriscono fra il commercio 
ordioario dei TÌventi. In tal ca.w egli non avrà lasciato di consultar l'ombra del tiranno 
Amadco, morto felicemente sai trono , iotoroo quegli ofirari avTeninientì che piccano la 
coriofit^ del secolo e che il caso innuniereTole delle circostante arresta a vìct-nda o pre- 
paca. Sa tanto A preghiamo il cittadino Itanxa a parteciparti al pubblio t^iicsli dialoghi 
ItttoTBaaaati, come un tempo gli partecipò i bdoÌ l'eleganlissimo Fontenelle. » 

(ÌI> L'Amico del popolo, varieth istruttive compitate dal rep. Rania, t. Ili, masaJdoro, 
a. TI, p. 108-9. Riipoata dì £anut al citudìoo Porro. 



m 



0I08RPPE ROBERTI 





In tal modo spiegava il Banza a mezzo il 1798 (in messidoro, 
anno vi) al cittadino Porro che T aveva accasato di non più parla 
e scrivere contro il Re Sardo '^> perchè non avesse da qo&si qd anno 
mezzo partecipato più ad alcuna delle congiure che gli altri fuori 
sciti piemontesi avevano ordito in Milano. Dalla pubblicazione dell 
Apologia infatti (che fu in gennaio 1797) fin quasi al ritorno in^ 
Piemonte nel dicembro 179S egli, pure non lasciando passar l'occa- 
sione in qualche stampa di trar qualche frecciata che abbia riguardo al 
Piemonte, sembra dedicato più che altro alle sue riforme democratichlH 
e religiose, proponendosi di applicarle nel territorio che stava per essere 
della Repubblica cisalpina. 

Dobbiamo credere al Ranza ? o proprio proprio il Governo Sardo] 
vedendo che non riusciva nei suoi tentativi di farlo tacere, ricorrend 
al Governo Francese, non avrà mai provato con offerte di denaro 
dì perdono di ottenere il suo intento? Nella già citata accusa pronun- 
ciata neirÀduuanza patriottica di Torino dal Rossignoli, questi presen^^ 
tava come ultima e più grave la seguente proposizione: « Lo scn-*™ 
diero dell'ex duca di Chablais, ex cavaliere Ferraris, per mezEO deli 
cittadino Bava, canonico penitenziere in Vercelli , ha ricevuto lettei^H 
che egli (cioè il cittadino ch'io vi accuso) se dal Governo Piemontese 
gli si fossero contate L. 30 mila in oro con altre condizioni che 
ignoro al presente non avrebbe più scritto contro di esso Governo. II 
carteggio si suppone continuato coll'ex scudiero suddetto, mentre d'allora 
in poi non si videro più de' suoi soliti scritti concernenti il Piemonte 
né l'ex Real Corte. » Quando poi pubblicava per le stampe Taccosa, il 
Rossignoli la documentava con una < copia di lettera di Gio. Antonia 
Ranza al conte Ferraris governatore di Tortona » debitamente contro- 
firmata « in fede Vercelli, li 11 gennaio 1790 • dal « cittadino Ferdi- 
nando Ferraris. » Della lettera, non pu6 esser messa in dubbio Tnu- 
tenticitÀ, poiché lo stile u'é tutto del Ranza e molte particolarità 
concordano con altre circostanze della sua vita, e d'altra parte, quandi 
fu pubblicata, il Ranza non si difese. Avrebbe potuto, in tempi mei 



i\) Porro a JUinta, foglio voi. 9. d. (Klilsno, lagtio 1798) ristampato d&l Raata 
VAmico dtì popolo, varUl-t iìtrultiv^, t. IH, laeasidoro, a. ¥J, p. 77. 



a OtTTAtnKO RANZA 



U7 



procelloeì, proTaudo, se poteva, che le trattative erano state aperte 
dalla Corte e che egli, fìnnaiidosi il repohMicano Ran^^a, Tnanìfestava 
la speranza che Carlo Emanuele iV si sarebbe ridotto a condizione di 
re costitozionale, serbando fedolinente l'alleanza colla Francia, <i do- 
mandava amnistia non por sé solo ma por tntli, Fossero esse aperte 
dalla Corte o, come pretese il Rossignolì, inibiate dallo stesso Ranza. 
le trattative non ebbero corso; lo stesso Priocca nel suo carteggio col 
Borgase non ne parla mai e nessun documento viene a confermare il 
fatto; sta però realmente che dopo i primi del 1707 gli assalti del 
Rauza contro la Corte di Torino furono assai meno frequenti, il che 
pt)trebbe dare a credere che, pur non voU^ndo proseguire le tratta- 
tive aperte, si fosse incominciato a dare un acconto al Eanza. che 
d'allora in poi un pò* per queste un po' |>er altre ragioni, forse di 
ditergenze coi compagni nel combinare Ì piani di rivoluzione, non 
si occupa più delie faccende del Piemonte. Anzi pare voglia diventare 
lombardo. 

ÀI Congresso Generale di Stato della Lombardia chiede il 21 gen- 
naio 1797 la naturalizzazione lombarda, mandandoceli copia della sua 
Apologia, forse per premunirsi contro altri possibili « attentati d'ar- 
restOr " ^ invoca a suo favore Torigine lombarda della famiglia della 
nadro, ma non ne ottiene risposta favorevole ^^>; ciò non gli toglie di 
ritornare più volte alla carica, sempre con esito altrettanto infelice^ 
• di seguitare a dimorare in Milano, ammantandosi della qualità di 
cittadino francese naturalizmto, già statagli parecchie volto negata , 
ed anche in recente occasione. 

11 16 febbraio 1797 (2S piovoso, a. v) a celebrare la resa di 
Mantova, pubblicata in Milano fin dal 4 febbraio, si diede tra le 
solite pompe repubblicane, trionfi, discordi, cortei, ecc. ^'^^ una splendida 
festa nel palazzi nazionale cui erano stati invitati dal Kìlmaine colle 
altre autorità « tutti i capi battaglioni, gl'impiegati, i patrìotti a 



I 



(1) Ii«tteni %\ Coai^rjno \aic) generate di Stato a Milano, 21 secondo inno ddlUII- 
birii italiani. Archivio di StaW, Miliioo, collezìoDe d'aatografi Cantò. Si rinponde * Sol 
ponto della rìdiiesU naturalixza/iooe 4i ò già risposto cbe la decisione spetterubbe al Corpo 
kgisUtiro il <)aalfl 6nora non eaisie. ■ 

<2) Ciraun, HL di Milano, V* > 91 e segg. 



-118 



«lUnEPPB ROBERTI 



tutta prova, gl'inibrogiioui addetti agli uffìzi delle guardie naziouali, 
colle rispettive cittadine mogli, sorelle e favorite ancora (le madri fu- 
rono benignamente dispensate) ^^K » Il Eaiiza invitato ma non trattato 
con « queireguaglianza democratica > dei tempi che gli sembrava del 
caso diede luogo ad una curiosa sc-ena, che ci narra con la soj^, 
briosa penna, non certo accusabile di partigianeria repubblicana , 
Becca tini. 

Dìsgnstatì di veder trattati splendidamente alcuni pochi privile*] 
giati, tra cui le più belle tra le donne intervenute alla festa, meni 
il grosso degli invitati era stato lasciato in « una comune anticamera'' 
ad una mensa con sopra una veramente democratica refezione. ... * 
molti 3i posero a gridare contro una disuguaglianza così contrarìa alla 
cotanto vantata eguaglianza. ^È 

« Filippo De Mester, Pistoja, Poggi e simili dissero e dissero molto.^' 
Ma il ben noto Hanza, più fantastico ed entusiasta di qualunque altro, 
asceso sopra una seggiola a guisa di quacquero cosi si pose ad escla- 
mare : « E lino a quando sosterremo un affronto cosi irrepubblicano, 
cosi immorale? Come? Nell'atto che nelle stanze del Gomandaute della 
Lombardia sì recano le costose vivande ed i più pregiati od elett 
liquori degni solo delle lussureggianti mense dei tiranni cotanto abor-] 
riti, a noi si dispensa del bue in istufato malamente condito, de 
salame, degli ovi duri, del cattivo pane e del peggior vino ? Venite, 
cittadini, in corpo a lagnarvi col Generale di un si disegnale e gros- 
solano trattamento. Seguite intrepidi i miei passi che io vi precede. >M 
Ciò detto smonta prestamente dalla cattedra e s'avvia con qualche^^ 
comitiva verso i custoditi appartamenti. Al frastuono eccessivo in- 
sorto in quel critico istante escono fuori molti nf&ziali e soldati con 
armi, prendono per un braccio il furibondo vercellese e l'obbligano a 
precipitar le scale del palaitzo, con la non graziosa alternativa in caso 
di resistenza di gettarlo così per ischerzo dalle finestre , onde inse- 
gnargli ad accingersi un'altra volta a scegliere per argomento della i 
sua rabbiosa eloquenza l eguaglianza. Sentirono gli altri parimenti I 
rimbombarsi attorno delle voci minacciose ed offensive, a cui opponendo 



Ha 
tt^ 



(1) BxooATiNi, St. dil memorabik triennaie govtmo cit., t. II, p. 21 « 



XV CITTA DlhU UANKA 



119 



il saggio compenso o di non abbadarcì o di fingere di non intender 
l'intercalare, si ristabilì la quiete e Ia fraternità in quella sala dove 
non era difficile che ai rappresentasse conimodia non diversa dalle nozze 
di Palcinella '^t. » Nò la cosa fini in quel modo perchè < Rauza, ingrata 
ricompensa del repubblicanisino fatto resultare male a proposito in casa 
d'altri, astretto a venir forzatamente la mattina del dì IS per ordine 
del Geoerate nella pubblica piazza fu spogliato al tempo della parata 
della guardia dell'abito di cittadino frattcese che portava e dichiarato con 
sommaria sentenza nuiniaco, maìcrenf-Oi visionario Q ftéribondo ^-K * 

La sera stessa il cav. Borgese, uscendo di casa Scorpioni in faccia 
alla chiesa dei Cappuccini insieme al suo segretario Berta e ad uu 
domestico, veniva assalito da tre uomini armati di bastone u sciabola, 
che lo lasciavano svenuto al suolo e fuggivano dinanzi all'attitudine 
risolata del segretario e del domestico ^^'. Cadde subito il sospetto sui 



(1) Qnst«re Morirdo palibUoò nel 1800 una < commedia repubblicana • intitolata 
< Il pntnso patriottico di Milano • con ta finta data ili Bolog^na pref^w il Maniigli, in 
cui bI nlcTa deiraneddoto narratogli diì S. Martino I^a Morra por metterò io ridicolo il 
Baoia. Questi non se ne offese uui rettificò pirecchie ÌDCsattesie del Morardo nei naaieri 
SI, S3 e 30 àeWAmieo tieUa patria il7. 20 e 30 veiidamniiaio, a. ix). Secondo il Rama 
la fatta da ballo con cena preparata per 150 persone, cui si dì^tribuirona altrettanti bi- 
glietti, aerfl ia realtà per uu numero quasi doppio di ^euto, essendosi multi con un luexzo 
o eoll'altro procurati il modo d'entrare in diverai con un foto biglietto; lui steaao Banaa, 
inritato specialmente da Kilniiine a nome d'un membro del Comitato di pulizia, entrò 
eolia moglie e le due Agile maggiori ron dtie »oU biglietti. Si lagna die intervenissero 
alla feala ■ i più grandi arìstorratid dì Milani> dell'uno e Uoirultro sesso e in taato nu- 
me» die Borpa^avano dì più d*^lla metà i patrioti ; > d^l modo antidemocratico con cai 
il loeero deporre a tutti sciabole e cappelli, della differenza di trattamento tra « la Ge- 
MnlltA, lo Stato inag^ore, i primi aristocratici ed alcune donne di patrioti die sì ood- 
dosMTO fortìrameute ■• splendidaineute serviti io due camere a porte cUiuse e il retto 
cuejato alla rinfusa in una gran eala in piedi. Non arriva però a tempo a gìostìflcarsi 
perchè appnnto col num. 30 cesso le pubblicazioni l'Amico della patria o l'articolo doveva 
MMT aiatinnato. Cf. anche Ransa nei suo egilio supposto nella città di Tomaso opusco- 
letto satirico pubblicato contro il Kanza negli ultimi del 1798: accenna al fatto mactfn* 
fonde il Kiluiaine col Uerthier. 

(2) Con il BcocATiHi 1. e. ed il Cutim, V. 98, il quale cita come fonte, oltre al Bec< 
catini, Memorie eoutamporanee, clic nun mi riuscì identificare. L'epiMidìo ]H>rò non si può 
mettere in dubbio. 

(3) Raccolta Balbo, i)oc. per la .'itoria patria 1797 « Eitrait de la lettre do Mr. le 
ther. Borgne à Ut. U gcntìrai Kiluuine du 20 février 1797. Il B. si Ugna di siacre stato 
seguito e iquadratu minacciosatnante da due uomini circa la. 9 Vi della sera precedente a 
quella dell'attentHto (18 fobbraìo, ^ ptovuw^ e fa notare cbo ti luogo duve fu siuMlito à 
Tieioo alla casa Boara ore ha l'alloggio U generale LaniMS. 



t9D 



«irSSPPB ROBRRTI 



Piemoulesi rifugiati a Milano, che mal tollerando che nn rappresen- 
tante di colui che chiamavano il tiranno soggiornasse in Lombardia 
già arerano espresso parecchie volte contro di lui propositi ostili, edjB 
in particolar modo si volle vedervi la mano del Ranza, Onde il ge- 
neral Bonaparte, che voleva fare della Lombardia un pegno per la 
futara pace, non un covo di proscritti , ed ai fuorusciti piemontasi 
anteponeva i soldati del He di Sardegna , mandò subito ordini seve- 
rìssìmì al Kilmaìne. 

Si arrestasse il Ranzn ; se non svolava i complici, fosse focìlsto 
immantinente. Nel caso non si scoprisse nulla fossero scacciati da Mi- 
lano tutti i Piouiontesi non muniti di passaporto, si prendessero tutte 
le disposizioni atte a convincere il Re di Sardeguu e il pubblico del- 
l'orrore desiato dall'attentato '^^ ^M 

Nessun documento prova che il Ranza avesse la menoma parte^ 



11) ■> L'atteotat qui vient d'aroir 1Ì(5U ii Milan est prcsqQc sana cxenipl4 oliez ane 
natioD poUc^: qauìqae Mr. Bor<lieM ne fut pas revéta d' un caractère suisi pablìc qie 
celai d'un MÌnÌ«tru. il n*eii éUit pfu moJns roconna colonie le Commissaire da UuìdeSar- 
daigiie, 11 fuat quu lei coupables Huient abAoluiuent arrétén: cVst l« aeal moyon qc'il ne 
tombe rìen sor nutre compte diin^ l'opinion de l'Eurupe J'ane atrocità auti evidente. Vons 
(enz arriìtcr sor le champ et aree tootos Ics rncsuroi qni assarent la nìu^site de son ar- 
reatation le citoyen Haoza, foas ferez mettre le^c BcdUè.-t sor tou3 ses papier^ et rous lai 
déular^roi qQ9 s'ìt ne aomoia pas les deux ooapable» de cet assassinat il sera faiUlé 
le cltamp. Voos ordonnerez au Cuininandant de la place et an Coinité de pulico de prei 
dre toatet les mexaroji les plui efficanus pour décauvrìr et arrotar la^t conpables. Si la Cod 
mandant de la pUcc n'a pas pris la dépoiition de Mr. Borghese et dea ^ns de sa mais 
Toas la Tt^rei prendre aar le cliatnp et dans le cas où il ne serait plaa à Milan, le 
niandant de la place euverra un adjoìnt de la place à Turìn pour avoìr «a d^positìa 
Voaa ferez arrèter toui* ceux qui directement ou lodirectement poarraient ètre impliqa 
dau9 la dite affAÌre: enfln a'ìl n*en résnlte rien de satiafaiiant voub oh&neres aar le champ 
de Uilaa toQS los Piémontais qui n'auraient pas de passeport de leur f^urerneuient o^^ 
Tooa prendres Loutes les mesores qui pourront convainr're le Roì de Sardaigna et lo publl^H 
èombicn un attentat ni tiorrible nous a róroltés. Voa» forez arrdtor lea troia Piémoataii 
dont ci juint le HÌ>;nalement. • 

Questi connotati mancano nella copia, trasmessa dal Kilmaiiie al Governo Sardo (ora 
Arctu di Stato Toriao, Categorìa Milano, mazzo 2'J, Curleggio ddi Generali e Conunii 
dell'Armata fraaceao in Italia e dei Ministri della Kepubbllca cisalpina col car. Boli 
Tal copia ha arronuaioente la datA l> pluvloso che si deve mutare in 5 ventoso fiero 
fatti che v) si riloriscono »ono del 1" rontoso. Ho creduto riportar per iutiero la lettera 
perchè mauca neUa CorrtKpotuUmce de Xapoléon / ed il Bianchi, V, 592, ne cita solo nn 
brano tradotto. Erronea la citazione iri J'uim lettera Bunaparte a Hriocca 12febbniiu I797_ 
per prometter la paniiiooe dei colpevoli dell'attentato aTrenato il 19. 




II. CITTADINO ItANKA 1*^1 

neiraUentato, chA d'altronde parve avere più carattere di grassazione 
volgare che di vendetta politica. Fu (]uìnili doppia ventura pel Kansta 
die, anche (jaesta volta, inalì^rado il sevtri>sinio ordine del Bona- 
parte, egli riuiicijse, probabilnieute per la conuìven/^'i di qnalche 
membro del Ooniìtato di polizia o' qualcono dei palrioiti che erano 
attorno al Coinatidaiite della Lombarlia, a scampare alla prigione. 
NoD rimase certamente in casa, come la prima volta, perchè la per- 
quisizione ordinata fu eseguita e fu sequestrato un gran numero di 
copie invendute dei suoi scritti rìvoluiiionari e particolarmente degli 
scritti che più direttamente riguardavano il f'iemoote. Oouseguato al 
Governo Sardo furono abbruciate '**. Dove il lianza si fosse rifiigiato 
oei primi momenti del temuto arreco non consta ^'^ : mancano in pro- 
posito documenti: non fanno difetto però poco dopo altre stampe ri- 
voluzionarie di lui, che non doveva esser molto lontano da Milano se 
poteva attendere alla loro pubblicazione. 

Il 12 marzo insorgeva Bergamo, votava la libertà del Berga- 
masco, la sua unione alla Lombardia, la creascinne d'una nuova mu- 
nicipalità; il 18 Brescia ne seguiva l'esempio, costringendo le solda- 
t«solie Tenete a ritirarsi t^). 

Il Termomciro politico annunziava pochi giorni dopo t^': • Ordine 
del gioroo per la Lombardia. La Società d' istruzione si occupa se- 
riamente a proimgare ì principi della libertà e della ragione. Tre mila 
Lombardi sono partiti in diverse colonno per fraternizzare coi Bresciani, 
Oremasehij Bergamaschi e per sollevare i loro fratelli che ancor ge- 
messero fra le catene. > Fu con questa spedizione il Ranza che il 



;1, 't En attdndftot jo me snis assarA de^ c-itfiiiplairefl de tabrocbaro en quesUon. Leur 
<{<iutit4 furtnant un roloiue ìmineriM fiit caow quo le Couiniandkat do la place n'a sn 
■onwnt If» Taìcv pasMr à Novare ou h AtoxAiidrit!. Deuiiia dans U iiait iU iteroat ovn- 
itiU ne un citariot roarort à ao gniiid fvur, ci ila Kront brulés aous l'iaspvciìoo domoii 
ntet da ckiuil>r«. bomtne do tuutt) (.-ootUnce. et etfurtéj par nn adjudant de la place. 
Taat cela est arr>ia((é. > Lettera San MArxaao a Prìocca 6 maggio 1797. Arcbtvìu di Stato, 
Torino. 

(i) ]1 BiiNCiii cit. lo dice arrestato e eita la L-tti^ra BonapArte a S. Martano, 9 luglio 
179], ijaesta iorece §i rìffriàoe alL'arreito del .3 luglio dopo la pabblioaiione dello liiflet- 
tiwi Bulla Cottittuione cinalpiiìa, 

(3) Cvaaai. St. di Milano, V.'l2.'ì-27. 

(4) Nam. 77, gerinile, a. v (29 marzo 1797j. 



^ 



122 



UIDSBPPB ROBBRTl 



5 aprile interveniva in Brescia alla apertura della società della pnbblica 
istruzione nelle sale del teatro, il 6 al pranzo patriottico, il 9 era | 
udito dal conte Carlo Roncati perorare pure in teatro snlle ?ìcende 
politiche l'I, finalmente il 17 aprile scriveva al professor 'fa ni linrini 
a Pavia *'^K notìficandogli « la liberazione di Brescia dalle unghie del 
leone contro la vostra realistica dottrina che non si può mntar (Toverno 
per quanto oppressivo egli sia » ed invitandolo a ritrattare la sesta 
delle Lettere teofogico-poìitiche sulla presenta situazione dèlie cùw 
ecclesiastiche (Pavia, Cornino, 1794J. Lu lettera mandata al TertM^d 
metro vi fu pubblicata nei numeri 88 e 91 , 17 e 2S fiorile, a. v^ 
(6 e 17 maggio I797J t^*), e sebbene sia senza firma ò certamente 
del Hanìta perchè da luì fu rifiubblicata poco dopo in Milano presso 
il Pogliani in un opuscoletto ^*J col titolo: Difesa dell insurrejtione 
di Bergamo, Brescia e Crema contro la dottrina realistica dèi profis\ 
80re Tamburini^ opuscolo rivolnzionario del repubblicano Ranica in cn 
oltre alla lettera coutro al Tamburiui ò inserito un dialogo popolare 
Giusti ficajs ione del cambiafnefito di Governo dedicato alle municipalità 
di Bergamo, Brescia e Crema dall'autore contento che i suoi scritti 
pubblicati a Pavia e a Milano abbiano contribuito ad elettrizzare te 
popolazioni , e un dialogo tra scolaro e maestro in cui combatte le 
idee del Tamburini. Forse questi scritti dovevano essere pel llanza 
di avviamento a trovare qualche impiego nei paesi nuovamente libe- 
rati , ma uou pare che ve lo potesse ottenere come altri suoi com- 
pagni di fede, poiché pochi giorni dopo firma in Milano il 28 aprile 



(1) Da documenti disila proprietà srentìlmeate favoritimi dall'enidìtoMons. Pe' d'Ostiani, 
par cortese ÌntrutiiÌ»tioae del eh. cav. Ci- Livi. 

(2) Famoso professore gianeenista deU'UnÌTersità di Pafia, promotore della Sinodo di 
PistoiiL. In glaciale, a. v. era stato chiamato tlI'TTnJTersJtà alla cattedra di filosofia monle 
col diritto naturale e pabblico Aveva pubblicato atiponto nei giorni in coi fa assaUtO 
dal K&nia nn^lntrmJiAtione allo studio delta filosofia moralf col proitjyeHo di un certo 
delia medesima e dei diritti delVwmo e della tocietà (Patia, eredi di Pietro Galau»}- 
Cf. ^fem. e doc. per la storia deW Università di Pavia, pp. 330-336. 

VS) Alla lettera Ì1 Termometro fa Mgutre al solito le sue osservaiioni e conaigUa 
■irautofu di e:ì9a di prendere anche in esame la dt. Introdrtiione allo studio delia fi- 
losofia morale ecc. U Ranza rispose nell'oposealo che l' Introdiuione concordava colie 
lettere, onde il Tainburlni poco più tardi ebbe a rèder soppressa la cattedra. 

l4) 16*, p. 23. Presto soldi dleet 




TI CITTA DWO AANZA 



123 



1797, ranno i della repubblica Louibarda, l'opera di polemica reli- 
giosa che dovera dargli maggior faina, o la stampa e vende pabbli- 
camente in MilaDO, senza che più si peusi ad iniziar procodimcnto 
eoBtro di lai. 

Fin dal tempo della soa prigionìa in Nizza il Rauza aveva man- 
dato fuori almeno annunziato un manifesto di un'opera intorno alla 
confessione auricolare. Le ulteriori sue vicende ne ritardarono la pub- 
blicazione fino all'aprile o maggio 1707 in cui ride la luce col titolo: 
Esame della Confessione auricolare e della vera chiesa di Qesà 
Cristo ('^ accompagnato dal ritratto dell'autore disegnato dal bravo 
pittore Giocondo Albertolli t^/. A tergo della prima pagina d'intesta- 
xione : Oracolo di G. G. Rosso circa la religione cristiana ; « La 
religione dell'uomo è il Cristianesimo non già quello d'oggidì, ma 
quello del Vangelo che n'ò totalmente diverso. Per mezzo di questa 
religione santa, sublime, verace gli uomini figlioli del medesimo Dio 
sì riconoscono tutti per fratelli e la societ«^che li unisce non si discìoglie 
nt^ppure alla morie. — Contralto Sociale P. 2. C. S. » Il libro si 
apre con una prefazione in cui l'autore ricorda come ave^e il coraggio 
di alzar la voce contro 'Chaumette ed Uébert e per la pubblicazione 
della sua denunzia avesse a soffrire sette mesi e mezzo di prigione 
in Nizza, e come approfittasse dell'ozio della sua « caltività terrorìstica» 
per mostrare alla Francia che la religione cristiana lichiamata alla 
soa purità originaria è la vera religione dell'uomo perciò della demo- 



lì) Esam« della Confe»sione auricolare e tìeììa iwa chiesa di fres^ Criaio. Milano, 
l'auno 11 dollA LibertA it&liana. Proprietà del cittadÌDO Gio. Antonio Ranu. Prezzo 
nidi clnqoanU, senzK il ritratto dell'autore. 

[2) L'ei«tnplare della Naziooalu di Torino ha Ìl ritratto, dio si trova aochti Bepflraio 
p< & io una iuiscc*llan«a Veniaxzìana ilelta Kealo dì Torìuo. II Ranza vi vaste on • habit 
k reren » con colletto mollo alto u cravatta nera con jrniniio fiocco; porta uo gran cap- 
prile a lurcraa eoa grossa coccarda e penne. Ha i capelli lunghi o disordinati, gli (»cchi 
t^oepli eoa s-'aree soiiracoiglia, il naso piccolo, la bocca aptjrta tra l'ispirato e il melenoo, 
il volto magro e In pi;r5ona tutta magra e minuta. Tiene in mano un foglio su cui è Bcrìtto 
Citvefa)«mo rtfpnbblicano per il i;ran popolo. Noiroralani legs:e: II republicano 0. A. Hanza 
■alo In Vemlli li iir gfliinaio 1749. Sotto al ritratto ìa un nitro ovale piccolo l'albero 
ii Dclaraaclo cmtodtto dal leone col berretto repubblicano, a sinistra [parecchi libri col ti- 
tolo; Opnsooli rivolnxionarì e sovranità del popolo; a destra: Confessione auricolare e 
rìrolazione dei salmi. 




1» 



^OIUSBPPK KOBBHTI 



Grazia socondo Toracolo di Rousseau t*'. Ijr parte prima « Esame del 
confessione anricoìare » è un plagio deiropera polemica del ministro 
protestaute, Giovanni Dalile, De sacramentali sive aurkulare Lati- 
norum confessione disjmtatio ^-^ \ * nella parte seconda « Della vera 
Chiesa di Gesù Cristo^ » questa sì Tuol provare di inilole essenzial- 
tnento democratica «col l'elezione democratica dell'apostolo Mattia, e dei 
sette diaconi , colta disputa democratica contro Pietro in Gerusalemme 
per l'aocetta^iione dei gentili, con l'altra dìsputa democratica nell'as- 
semblea di Antiochia e per l'acceitazioDe dei gentili, colla riprensione 
democratica di Paolo contro Pietro in Antiochia per la conversazione 
con i gentili. » Alia Repubblica lombarda toccava «^ metter mano sol- 
lecitamente ad una riforma religiosa che corrispouda alla semplicità 
e dignità del Governo democratico da lei adottato. 11 popolo, il solo 
popolo è la sorgente dei poteri tutti civili e religiosi. A luì solo tocca 
eleggere i suoi Rappresentanti nella Curia egualmente che nella Chiesa. 
I non eletti da lui furono tutti illegittimi ed intrusi cominciando dal 
Vescovo di Roma sino al più piccolo parroco del più oscuro villaggio. 
E richiamava « come facevano i popoli d'Africa a testimonianza 
Cipriano > al popolo non solo reiezione dèi ministri del culto ma 
ancora « una parte del culto medesimo^ ricondotto alla semplicità pri- 
mitiva > dì quei bei tempi in cui. ammogliati, i Ministri del Santua- 
rio con mani pure e vesti di lana sacrificavano in vasi di creta t^« 




(1) La prsfliciond è flrniAU « Nizxa, dalla casa d'amato del Q«sù , H 9 fiorila, a. in 
(2^ iprile Mah), ultimo t^iorno di min ratlivita Urruristìca, » il che indica nel Ramala 
intenzione di pabblicarlu appena libcruW. Potrebbe anche esMire qaeata prefaziuno « le pn»< 
P«cta9 de l'oarrage enfanté eo prìson » di cui parla nella cit. patìsione < auz lUprÈHO- 
tanta da peaple prèn rArmée i'Italio » del 25 ventoso, a. iii. 

(2) Jubiuinid DdlUdi, De iaeramenlali sive aurkulare Latinorum confezione Di- 
aputtUio. — GtiDcvae, «umptiboii Joaitniit \ntonÌi et Samaolis de Toarnes, 16G1. 

(3) V Eiame della Confessione auricolare «bbt; una ristauipa in Torìoo oolla data 
Italia 1849. Si dìi iti Eanza la qualità di «acordoU e si vuole iniziare una biblioteca fi- 
losofica « culla riòtainpa t^ un'opera dì cui non m ne trova copia in commercio , scritta 
all'epoca della passata Uepabblica italiana (aie) nel terminare del secolo xviii da oso dei 
più zelanti e sinceri democratici di qael tempo: cbe cbe ne dica il moderato e non aempre 
imparziale Carlo Butta nella Hua Storia iVIlalia dal 17S0 al 1814, libri VI e XX , dove 
lo denumina Tanstic-o, ecc. t II Dioniwtti parla di un'altra ristampa in Cagliari, Piraoo 
1860, nu non i>otei trovarla, Cf. Dioxisotti , Notijie di Vercellesi illustri^ p. 1U4. Le 
confutiuioaì Turooo numerose. Mi sono ooto Io «eguenti: 




It CITTAUIMO AANZA 



125 



Le molte confutazioni ed il tempo in cni Topera Tenne alla luce 
diedero probabilmente all'esame roz/wHa/o im discreto smercio , tanto- 
ché il prete Carlo Galimberti, uno dei confutatori, asserirà che « il 
libro era sparso e le femmine ste-sse dopo averlo letto di sfuggita 
alla toeletta proferiscono ex tripode la sentenze ivi contenute 0.» 

Appartengono allo ^esso concetto antì-rotuano, se non precisamente 
allo stesso perìodo dì tempo, due ristampe curate dal Han?:a di satire 
Motro la Chiesa, proibita severamente sotto gli antichi Governi, che 
dovevano nel nuovo stato di cose sembrare opportune, il Matrimonio dì 
fra Giovanni ossia il fratismo sjnascheratOf commedia rivoluzionaria*^' 



1) Saggio di eonfutatione dclTBsame della Confestione auricolare del repuhllicano 
Bansa. Lettere dae ilei pKiroco Mokakoi Bologna, V Inglio 1797. 

2i Lettera contenente le rifi^^uoni fitte da un amico di O io canni Antonio Rama 
•opra ■/ libro di questo dato uUiavirnenle alia luce in Milano che ha per titolo: Egame 
delia Confezione aurtcoìare e della vera chiesa di Gestì Criato. Vercelli, Panìalis 1797 
t£ certo prvU Pbeibitero). 

3) Confutarione dtl libro di Giovanni Antonio Ransa sulla Confestionc auricolare. 
In Berg&mo, dal cittadino Rositi, 1797, pag. 199, Ìn-8 ,di Franco^co Mìccaraki o Vincenzo 
Cautaoui. 

4} Parere ingenuo d'un filosofo cisalpino p'ibblicnU) da un filosofo a^balpino sulla 
questione del libro intitolato: Esame ecc. Vercelli, 1798. 

5) Della Confessione auricolare, lettore Btorìro<dommatìc<H:ntÌch6 del prete Carlo 
GauMiKRTi al cittadino GioTanni Aotonio Rania. Crema, presso Antoaio Ronna, 2 «et- 
Umbre 1799, 8^ pp. 264. 

6) La logica e la religione, sermone commooitorio di Niceta Fkkicìo iVìocenso 
Palmieri) topra VEiame della Confestione auricolare di GiiiTaoDÌ Antonio Raksa. Gè- 
nora, stamperia Oliati, 1790, a. u della RopubMica ligure. 

7; Antid'tto contro il pcatifero libro del Rama topra la segreta confemon/e del 
p*te 0. B. GcAoaoifi}!]. Cremona. Marini, 1800, in-8. 

8t Dimoatrasione del cattolico domma della sacramentai Confezione compilata dal 
prete cittadino Qaotibr contro VE^ame della Confessione auricolare del dita.dìno Rania. 
Torino, Darico e Picco, tomo I. 1800, tomo TI, 1301. 

Fa probabilmente confatato ancbo da altri ma non in pabbllcazioni speciali. Nei se* 
njoaci pietnoatesi quaranta o cìnqnant'anni or sono, mi dicera an ei-allievo di uno di essi, 
ù ooofìitavano ancora la dottrine del Rama. Ti' Esame fu nieìnxo iìì'indice soltanto con 
tento 27 gennaio 1817. Cf. Index Ubrorum prohibilorum, Mechiinae, tS3S, p. 123. 
IM gionuli dell'opoca tacciono gli Annali fìoUlieo-eoclesiaatici di Genova che pare danno 
kaone d'articoli contro il Dincorso sulla sovranità e Ìl Termometro politico: troTO 

nto nella N^uova frusta letteraria (Torino) per Tanno 1798, num. 2, pag. 23, an 
trtioolo soUa citata Lettera contenente le riflesÉioni fatte da un amico di Giovanni 
Antonio Rama era Vercelli 1797. 

(1) Della Conf. aur. Lettere slorieo'dommatieo-critiche cit, p. 7. 

r2) Freszo Lire Una di Milano. Si trova preiw il cittadino Rama — Bffilano 1796 
Ift>, pp. 1I4J. 



126 



GID8BPPB ROBERTI 



non ò altro che !a nota commedia satìrica del Filati <^^ ristampata 
senz' alcuna aggiunta sull'edizione di Venezia (1780?) <2i^ e il Con-^l 
clave del 1774 — Dramma rivolueionario da recitarsi a cristiaì 
istruzione in Mti i teatri dell' Italia rigenerata nel 1797 '^* non à<1 
se non il notissimo dramma satirico del Sertor, cui il Ranza, geloso 
forse degli allori poco prima toccati all'autore del haUo del papa, si 
contentava di aggiungere nn nota hene ma bene per consigliare aUJ 
l'Italia rigenerata di tornare alia pratica dei primi secoli cristiani, 
popolo di ripigliare la sua sovranità religiosa < alla prossima morte di] 
Pio YI f<». . 

E poiché colla pubblicazione dell'JEsamc ragionato sulla Confessione] 
auricolare era tornato agli antichi scritti di Nizza , era ben giusto 
che facesse riveder la Ince ad altri articoli del < Monitore italiano] 
politico e letterario per Vanno 1793» e col titolo di II Matrimonio] 
degli ecclesiastici ed il sacerdozio dei secolari ammogliati, opuscoli ri^j 
Toluzionarì del repubblicano Ranza riprodacesse due articoli contro il] 
celibato dei preti ed un terzo in favore del sacerdozio dei secolar 



(1) Cf. CiNTà. OU eretici d'Italia. Torino 1866. m. 388 89: non atlrìbuÌK-e peh) 
il .Vatri/MOfii'o di fra Giovanni al Pilatìi e Tipaldo, BiogrnfU d'uoMini illustri del eC' 
coìo XVIII. Vi. 33. 

(2| Mrlz' , Dieionario di opere anonime e p$eìtdonime, II, pp. 169-70; Bibliogra» 
pitie des ouorages rtlatif» à V amour, aitx femme», aw mariage, etc. IV, 440. 

(3) Milano, aimu i della Repubblica lombarda. ìSi trova presso U cittadino Ranca vÀdi 
trenta, S"*, pp. 64.. Il eh. prof. Neri ha la gentilezza di comunicarmi la rara edizione di 
Bologna, l'anno secondo deUa repubblica, 12^. pp. 84, vendibile in Bologna preaM Jacopo 
Marsigìi ai Celestini, che contiene oltre al conclave < un ballo eroico con programma analogo 
e inQne il memoriale dell'abbate Sertor a Pio VI e sna risposta. » Sebbene contenga Io 
atesdo Nota Hene ma Bene Qrmato 0. A. Itansa, già noli* edizione di Milano, non la 
erede curata dal lianza perchè nell' elenco di opero repubblicane che ai trorano Tcndìbill 
in Bologna ecc. in fine del volametto non ne fignra alcaoa dì lai e il sno nome nun com* 
pare che io quella specie di epigrafe. 

(4) Il ^koucci^&ozzi. Sul teatro giacobino ed antigiacobino in Italia I796-1H05. 
Milano, Firola, 1887 , prende uno dei saoi soliti svarioni dedicando al Rama un intiere 
capitolo come ad una colonna del teatro giacobino ed attribuendogli nel 1798 {nit, la pa^ 
ternitù delle comroiidie suddette perchè le trova citate neirAmico del Popolo di qu^^ll'anno. 
Il sig. Maroellin Tillit in un articolo laudativo sai libro del P. B. in Revue polititiue 
et liUéraire Revue bìtue^ 21 avril 1888, Le théatrc dana ìa République cisalpine, ne 
ripete gli errori. Cf. in proposito un saoeoso articoletto di A. Niki in Fanfulht della Do- 
menica 1888. 22 gennaio , ed anche CaiaUgue de la bibUoUque de Hr /j***. Paris, 
1847, p. 321. 



I 



* 



ornila 



IL CITTADINO RANZA ^^^^" 12? 

ammogliati, suggeritigli net 1708 dal Tnatrìmonio >Io1 voscovo Lindet 
dall'ordìuazioue d'un parlre di fanti^lia. maestro noi dipartimento 
dell'Àiu, con applicazioni alla chiesa Ambrosiana ('>. 

NMsaoo certo avrebbe molostato il Ranza nelle sue lucubrazìonì 
ìco-religiose ed il Governo avrei ibe seguitato a chiudere nn occhio 
[Ha sua illegale dimora in Milano^ poiché era riuscito a sfuggire 
all'arresto dopo l'attentato contro il Borgese, so non avesse voluto 
ricacciarsi nella polìtica. È del « fìnire di giugno 1797» la quarta 
edizione defìnìtiva della Vera idea del federalismo italiano, in cui , 
tornando sulle sue profezie riguardo alla «rigenerazione d'Italia, • si 
rallegra di vederle verificate quasi per metà « poiché le repubbliche 
di Venezia e di Genova si sono democratizzate e si uniranno per fede- 
razione agli altri stati d'Italia; il Piemonte ancor esso ò all'apice 
della sua crisi e formerà presto egli stesso pure la repubblica pie- 
montese confederata con gli altri Stati d'Italia, eco. » e nel rimanente 
dell'anno giova sperare « che sia compiuta la profezia ranzesca per 
intiero riguardo al resto della Romagna, al Re di Napoli, alla To- 
scana ed a Parma. > £ forse anche questa si sarebbe lasciata passare, 
se, essendosi pubblicata il 29 giugno sotto gli auspici del Bonar- 
parte, la nuova costituzione della Repubblica cisalpina, magro rimpasto 
(Iella Costituzione francese dell'anno ni per nulla adattata ai bisogni 
del popolo lombardo e di quelle provinole di diverse tradizioni sto- 
riche ed usi ('^>, il Ranza non avesse voluto dir la sua colle Rifles- 
shm del cittadino Rama sopra la Costituzione della Repubblica cisal- 
pina, pubblicate per le stampe il 3 luglio t^) col seguente indirizzo 
al Direttorio esecutivo delia Repubblica cisalpina : « Eccovi uno scritto 
della massima importanza. In esso trattasi nientemeno che di togliere 
a fionaparte l'odiosa taccia di despota, alle nuove autorità costituite 



(I) Milano, daUa sUmperìft pfttrìoUica nel soppresso tnonattero di 3. Zeno, nam. 534. 
Anno I delU Repabblica ciiialpinu, S", pp. 26. La .Vuot>n Frusta Letteraria per l'anno 
J798 rrorinoj, nani. 5, 6, 7. 9, arerà ìnizinbo una «wric d'articoli contn^ il libro del Rflnta. 
lu col 12 < iifX'ome il trìcolurato ressillo della gru u nazione sventola finalmente xu tutta 
U coDtrado d«t Piemonte * stima prudenza lasciare stare. 

Ci) Ctrun, St. di Mitano, V. 130 e sep. 

fd) Dalla stamperìa patriottica nel soppresio monast4ro dì S. Z«no, nam. 534, anno > 
'1«1U Repubblica italiaaa, 8*, pp. 23. 



il 



130 



OnjSEPPE BOBERTl 



Liberato dal carcere, dopo aver risposto al Poggi intorno alle 
Biflessioni poìitko-critiche sui dae suoi opascoli : Difesa deìT'tnsurrt 
zione di Bert/amo, Brescia e Creftia, e Biflessioni suììa Costituzione' 
cisalpina '*' respingendone le accuse di fanatico, si accinse a mandare 
ad effetto un pensiero che accarezzava da lungo tempo, quello dL 
fondare anche Ini un giornale in mezzo alla fangaia elio n'era sorta '^4| 
conformemente all'artìcolo 353 della Costituzione francese, ripetuto 
nella cisalpina: « Nessuno può essere impedito di dire, scrivere, stam- 
pare i suoi pensieri. Gli scritti non possono essere sottomessi ad alcuna 
censura prima della loro pubblicazione. Nessuno può essere respon- 
sabile di quanto ha scrìtto e pubblicato se non nei casi preveduti 
dalla legge. * E mandava fuori il prospetto di un nuovo giornale dM 
pubblicarsi due volte ogni decade, il primo ed il sesto della decade, 
cioè sei fogli al mese (■*' al prezzo di lire 3 anticipate per trimestre 
in lUlano e di L. 3,15 per fuori Stato franco di {wsta. «Cessato 
il Tribuno del Popolo '^i, diceva il prospetto, non era giusto che il 
popolo rimanesse privo di foglio periodico consacrato dall'augusto suo 

nome e dedicato unicamente ai suoi vantaggi Io terrò una strada 

diversa dal Tribtim, Egli volle battere la strada pericolosa della 



[ 0^^ 



ranta giorni era colà detonato. La Kra d fti la sinfonia di pìax» alla saa casa onde fe- 
iteggiare la saa liberazione ed egli dal balcone andava complimentHnilo chi passaTa daUa 
casa sua situata nei laoghì più frequentati «lolla città eolia Corsia dei Servi. > ftior. «Cor. 
della Bep. etsalp. citato, U agoeto 1797. II Rakzi. Amico del Popolo ài., dice che lU 
banda di tnonatori che fecero allegria t\ sno arrivo In famiglia » fa pagata dal Porro. 

(1) 8», pp. 33. 24 agosto 1797. 

(2j Cf, il raro opascol» Gli almanacehisti al tribunal del critico colla risposta < 
famoso taccuino intitolato Milana aìV Ofpital dei patti che iwpe di ehiuta al trat- 
tenimento degli ahnanacchigti pel 1798. In Italia, cun elenco di tutti Ì giornali che fi 
«ono pubblicati in Milano dall'arrivo dei Francesi al presente. Il Cosini, St. di Milano, V, 
166, dice: «appena proclamata la libertà della stampa tentò il Ranca la specuUsione d»I 
giornaUiirno pubblicando il Rivolutionario..... Al terrò namero fu soppresso ed egli chio^^ 
in castello donde usci dopo 40 giorni » Il Rivoìusionario era redatto invece dal iVrr^H 
e la prigionìa del Danza ebbe altra causa. 

(3) 4 O^mi numero «ar.X di ^. pagine al me«e come il presente. Associazione presso 
l'Autore, Curala dei Serri 606 avanti San Michele o nnm. 6*21 dopo San Kìchele ad agli 
ufHsl di posto. » Cos\ nel primo numuro, dio porta per opigrafo: It più bel dono d» Dìo 
possa fare agli uomini ù di conceder loro di dire la verità e di faro portai goiiui del bene 
ai loro simili. — Pitagora. I/opigrafe non è ripetuta nei seguenti nnmori. 

(4) Era stato poco prima sospeso o Pietro Custodi e C. Buzii, suoi estensori, roloac- 
ciati d'arresto. Gt Cdbavi, St. di Milano, V. 21. 





IL CITTADINO RANZA 



131 



ceasan. Io terrò quella dei suggerimenti e delle insinuazioni o per 
introdnrre naoTe cose in vantaggio del popolo o per migliorare le già 
introdotte. Non voglio già dir con questo che il mio giornale sarà 
esente sempre dal censurare. Questo non è possibile , ma questo non 
sarà reggette sao principale. Occorrendo la censura sarà fondata su 
proTB materiali perchè non diventi calunnia e per minorarne la natu- 
rale acerbità coprirolla col velo dell'allegoria e indorerò la pillola o 
spruzzerolla di zuccaro perchè sia trangugiata senza disgusto. Io 
invito i buoni repubblicani, i veterani in patriottismo a comunicarmi 
qaeglì aneddoti che giudicheranno utili allo scopo del mìo giornale, 
ma sicuri, ma provati per non compromettere se stessi, per non 
discreditare il giornale con posteriori ritrattazioni, per fare insomma 
Teramente e lungamente ì vantaggi del popolo con la durata del 
nostro foglio. » L'Amico del popolo s'intitolava il nuovo foglio perio- 
dico del Ranza, col uomo che egli s'era già gloriato di portare du- 
rante i torbidi di Vercelli <'), oco forse lontana delle intemperanze 
del Marat che però doveva esser ben lungi dall* emulare nei furori 
saogoinari. Accolto con amichevoli parole dai colleghi i^\ l'Amico del 
Popolo incominciava ad uscire il 1" vendemmiaio a. vi (22 settembre 
1797) e doveva seguitare fino al 21 ventoso a. vi (10 marzo 1798), 
ooa però due volte ogni decade com'era stato annunziato ma in fogli 
doppi di 16 pagine. Basterà citare i titoli e gli argomenti dì alcuni 
degli articoli per intendere il carattere del giornale, compilato esclu- 
sivamente dal Ranza , come spesso capitava ai giornali d'allora, cosi 
diversi per indole, indirizzo, composizione dagli attuali. 



(1) Cf. Inetto» di Giofinni Antonio Baiiza a S. B. il conte d'HaatArUle, Genon , 
n Mttambre 1702 dt 

(8) Il OiornaU sensa titolo p. e. mandando al naovo confrnteUo i inoi aai^tirti gU 
AQoiMnidftra però nel DOin, Vili di non entrare in dtipate teologiche, < le ciò gli è pouibile. 
Coarieo eercaro die si mettano in ubiìviune qacUe cbe st sono fatte finora e cbo hanno oc* 
parto di ridicolo ì secoli pauati e non fOk destarne delle naore. Del resto iorito di buon 
non tatti i booni patrioti ad aRTOCÌar^i al giorrinto di fEanza, Quent'aomo probo patriota 
Mffita la stima di tatti; le sai) int«itttonì sono bnonc e l'originalità del suo stile, deUo sao 
Ite^fldtfUe ano arrentore devono fiicuramente rendere il ino giornale lepido ed interessante, h 
B IH* nam. X « R sortito li giornale di RanuL Egli é come lo avero predetto, lupiJa e 
'^tUicano. Apologhi, dialoghi, progetti, critiche, v*è di tatto e grazia al cielo non r'd 
Moi^a. ■ È annanziato pure nelle Xotiiie politiche ( Sfotta) nnm. S8« 18 settembre 1797. 



132 



GinSBPPB ROBERTI 



11 n. MI, r* vendemmiaio, a. ai (22 settembre 1797) contiene, 
oltre ad altri artìcoli, meno caratteristici an « Dialogo occorso real- 
mente tra il domestico del repubblicano Ranza e un domestico del- 
l'ex duca Serbelloni: » un « Prospetto per una loggia dei banchi ossia 
borsa, » da adattarsi al porticato sotto gli archivi nella piazza dei 
Mercanti coli' erezione « dei quattro busti degli ucci^ri del Tiberio 
milanese Galeazzo Sforza, » insieme ad altri busti dei milanesi più 
celebri nelle scienze, nelle lettere e nelle arti; nn apologo / due asini 
sul cambiamento di dominio ; un lungo articolo sul luogo e palco della 
decapitazione ('>, in cui aggiungeva altre proposte alle già citate 



^ 



(1] Non «ra U prima rolta cb*«i^li ni occapava dell'argomeato. Nel voi. T-VI, n* 18 
(16 fruttiiioro a. vi , 2 sett^rabni LT97) t]«l Termometro poìiiko aveva ipà pabblirato on 
articolo < Uigliuratitonto dolla gbigliuttini milanese propos'u Jal cittudinu Banza al Mi- 
nistro della f;iu'4tÌKÌa > in cai partemlu ilal principio che in ud Gorernu democratico la 
pena di morte devo eieguiriti con la maf^gior dolcezza pouibile, proponeva che per eviCara 
momenti d'incalcolabile angotcia al paziente si attaccasse diretlamenie il ferro tagliente 
al coppo per mezzo di viti, attenendo anche in Uiì modo maggior forza < perché la cun- 
tinuìtà dell'impeto acquistata nella discesa non è interrotto da alcun corpo di mezxo e 
perciò rittone tutto il suo grado d'iro^ires^ionc aal collo da recidersi, • ed oltre a questo 
altri miglioramenti parziali * per risparmiare qualche istante. • Finalmente voleva che 
ti abbreviasse ancbe il tempo della gita dal confortatorio al patibolo, suggerendo di fare 
le esecuzioni non più a Porta Komana o alla Vetra ma in piazza Fontana • ricini«ima 
alle oaroeri, nel oentro della cittì» o spaziosa per un gran mondo massimo allo finestre du 
circostanti palazzi, risparmiando pur tal modo al paziente molti paj>si e minuti terrìbili 
e dando maggior pubblicità od esemplarità alla pena. * II nnm. VII del OiornaU sema 
titolo reca: < L'esortazioni di Ranza sai metodo di migliorare la da lai chiamata ghi- 
gUottina milanese hanno avnto il loro effetto, perchè il Direttorio ha ordinato che si 
travagli a tate opera. Possano tutte le proposizioni dì Ranza avere un tale effetto. » la- 
fatti il Direttorio diede ordine che foesero fatte esperiense sotto la direzione di Ilanza 
da un falegname, ohe aveva introdotto nello strumento del supplizio ì miglioramenti in- 
dicatigli, e si provarono prima ru un cadavere, poi su akune pecora, onde spiritosi arti- 
coletti nel Giornale sema titolo num. XIII. Ivi < un morto at cittadino Ranza • si Ugna 
che araendo stato sottoposto al ferro l'istramento non abbia fatto il suo dovere « e rimasi 
semi-ghigHettinato. Ascoltai una voce che disse: Ahimè, ò mancata l'esperienia!... £<p-*- 
rienza ! Scellerati , io ripresi , ghigliottinare ì morti [>er esperienza. F poi dove eateDder 
volete lo spirito di rivolnzione? > G un altro spiritosissimo dialogo tra la pecora e Ranza 
nei num. XIII e XIV e la rit^poflta del morto al giornalista La France vu4 de larmée 
d'Italie. Ed altrove e anime innoa'nti dì quelle innocenti pecore, ombra sdegnosa di qnel 
povero cadavere che dovette subire una seconda morte per eiperimentare il micìijiale stra* 
mento della ghigliottina da me inutilmente progettata pel castfgo dei rei, io vi domande 
perdono se duveste soccombere ad una morte iogìusta ed immatura ad oggetto dì perfe* 
zionare un ordigno di morte che 11 mio furor sangiuDarìo voleva veder in opera aathe 
nelU Cisalpina. • L'uUimv addio di Jiama fatto ai Cisaipini il dì 33 setUwbre (S7S 



IL CITTADINO RANZA 133 

In queste quella della costruzione d'un palco perpetuo (i>, « durevole 
almeno per un secolo, spesa compensata in un anno dal risparmio del 
palco solito a lasciarsi ogni volta al carnefice, > nuove norme intorno 
al modo d'accompagnamento dei condannati al luogo del supplizio e 
loro sepoltura (''^>, ecc. Nel num. III-IY ( 1 1 vendemmiaio ) troviamo 
accanto a un lamento che la festa del primo giorno dell'anno vi fat- 
tasi nel campo della federazione non fosse per il popolo, « respinto dai 
cavalli mentre qualche Venere potè starsi corteggiata e tranquilla sui 
gradini presso l'oratore, » proposte per un « Carnevale democratico , 
ossia dell'onestà e della virtù in cui conviti di fratellanza dove regni 
con lodevole mediocrità la gioia pura e sì strìnga la candida amicizia, 
tnttenimenti geniali temperati dalla decenza > accademie di suono e di 
eutto < ove s'addestrino gli attori e le attrici che dovranno figurare 
snlle scene terribili ai tiranni,» balli, corse, giostre, lotte, finalmente 
spettacoli teatrali « dove il popolo sia elettrizzato dal trionfo della 
Tìrtù e del coraggio, dalla caduta dei despoti, dal castigo dei traditori 
e dei viziosi, dallo smascheramento dell'impostura e dei fanatismo;» un 
earioso articoletto sulle coccarde nazionali che < gl'Italiani scimie » 
copiarono dalla francese (^^ esclusi i genovesi che si contentarono di due 
colori, e potrebbero invece esser molto meglio di un solo colore < con 
gualche emblema caratteristico di ciascuna nazione (^) oltre i soliti 



Sitniù dgOa ma partetua da Milano foglio volante. Il Kossignol nella citato Denanxia 
toitnd Buiu pronanxuto a Torino il 17 nevoso, a. tu, lo a:;cQ3Ò di esseni fatto pagare 
MCantamente pib d'ano secchino al giorno per quelle Mperienze. 

(1) Pmponera inoltre iKiisioni da metterai al palco a maggiore ammonimento dei 
popolo. In maxso: La sicarezza e trdnqaillità del popolo comandano il sacrifizio dei mal- 
Ufi — Da Q& lato: Qui si vendica la TÌoIazione della legge e se ne assicara Tobbediensa 
~- DiU*dtro lato: Impara, o cittadino, a rispettare e conservare te stesso, rispettando e 
coBservasdo le leggi. 

CQ Mentre i re barbaramente negano ai condannati la sepoltura ecclesiastica, il Qo- 
*cn)o democratico deve ordinare ai parroci l'accompagnamento funebre gratuito della salma 
ubI condannato « perchè dopo il supplizio rientra nelTordine morale dei suoi fratelli. > 

(ò) Potrebbe dar qualche lume sull'origine del tricolore italiano quest'espressione del 
^Uu? Non oso affermarlo por la sua forma alquanto imprecisa. Ad ogni modo giova 
"Mtteria a confronto con quanto ha il Cusini sull'argomento St. di Milano, T, 62 e seg. 
« il FajurcHBTn. St. d'Italia dopo il 1789, p. 139. 

(4) < Per il Piemonte una montagna la quale oltre ad esprimere il nome del paese 
*P^ an* emblema ben espressivo della solidità, elevazione e naturalezza di uno Stato 
"pvbblicano. » 



i3l 



orbtfiepi*! ttoFKRti 



r 



emblemi della democrazia. » Nel n. V-7I (21 vendemmiaio) on assennato 
articolo sulla conservazione dei boschi della nazione, è seguito dalle so- 
lite proposte delle nomine dei vescovi rimesse all'elezione popolare e 
di nuove aggiunte al palco della decapitazione. Nel n. VIl-YIIl (1* bru- 
maio) VAmico del popolo protestn in nome suo sul fitto elevato delle 
case « poiché la comoda esistenza è il primo dei diritti dell'uomo » 
e contro al Qaldi perchè fattosi lodatore dell' «infame libro, Storia 
dello stabilimento del Crisiiatiesmo » tradotto dal Massa (^*. Nel Da- 
merò IX-X (11 brumaio) il già ricordato testamento repubblicano di 
Ranza e la proposta dell'introduzione della carta bollata e di grossa 
imposta sulle carrozze e sui cavalli di lusso per poter vendere il sale 
a buon mercato. Nel num. XI-XIl (21 brumaio), oltre ad una mo- 
zione pel giuramento dei vescovi, una « ricetta per repubblicanizzare 
i parrochi, i loro vicari ed i parrocchiani C^', • uua risposta alla 
Lettera apostolica di Galdi ^^^ in cui questi invitava il Ranza ad im- 
padronirsi d' una chiesa per fissarvi un club di teofilatUropiy dove 
adunare i veri credenti ad ascoltare la verità e ad aprir gli occhi 
alla luce. < Mio caro Galdi, gli rìspoude Ranza, si vede che anche 
tu sei uno dei tanti iovasati dalle mode di Francia ! Possibile che j 
gl'Italiani vogliano sempre essere scimmie: nò più ricordarsi che furonoH 
lungo tempo originali ! Che cosa ò mai questa vantata società di 
teofilantropi che ha tanta voga in Francia? Sono gli amatori di Dio e 
degli uomini : ì quali con un culto semplicissimo adorano l'Ente Su- 
premo, beueficuudo i loro simili e professano in una parola di seguire 
la virtù. Egli è questo un ritratto vero e fedele dei primitivi cristiani... 
Qual bisogno dunque dì imporre al popolo con una doppia parola greca 
riempiente la bocca? Eh! via si lascino gli artifizi non degni dei 
professanti leali della virtù! Si dica netto al mondo intiero quello 




(1) Pare chn 11 Rànu avasM scrìtto contro al Qaldi sai medesimo argomento on 
tiralo che avrebbe volato Tederò itampato ani Termometro poUiieo dove allora Kiireri 
e Galdi e Foggi, ma dMendogli stata rifiatata la stampò Ìd qd foglio volante. Non m 
altrimenti noto che por an accenno del citato articolo deU'^mico dei popola. 

(2i Sopprimere tutte le cariche e titoli, salvo quello dì pievano dÌKretament« rimu ' 
nerato e di vicario di pievania, ingiungendo loro perù ramuiinistrauocui gratnita di tatti. 
gli uffizi eeolesiastk-i. 

i^ laaeàta noi nomerò 120 del Oiornaìe <Ui patriota d'ItaUa . 





IL CITTADIKO RilNZA 135 

che io scrìssi e predicai in tanti luoghi e da tanto tempo che noi 
Togliamo essere cristiani puri e semplici, cristiani apostolici, cristiani 
erangelici Tale a dire glorificatori di Dio mediantn Tesercìzio delle 
Tirtù sociali a vantaggio del nostro prossimo ! Un rito opportunissimo 
a tal uopo trascarato dai teofilantropi francesi sono le agapi, rito 
che io Terrei rìnuovellato tra noi con una società di puritani, lo stesso 
che dire ai cristiani democratici. L'istituzione di questi pasti di fra- 
tellanza è stato il yero capo d'opera dei più accorti legislatori. Eccoti, 
caro Galdi, il mio piano, se mai venisse il momento propizio d'aprire 
una fiiaule società. Il luogo delle nostro assemblee dovrebbe avere 
sulla porta T iscrizione: chiesa dei puritani. La purità delle nostre 
missime naturali evangeliche e democratiche ci farebbe in breve 
tempo un'infinità di proseliti. » Nel num. XIII-XIV (P frimaio) si 
rallegra delU naturalizzazione accordata al poeta Gianni, e della cit- 
tadinanza cisalpina accordata ai patriotti veneziani, ma chiede perchè 
una tal misura non si estenda anche ai Napolitani ed ai Piemontesi 
e tra questi « all'amico del popolo, che tanto ha sofferto per la libertà 
ed ò pur discendente di famìglia lombarda per parte di madre; > e, 
tornando, quasi unica eccezione, all'antica animosità contro il Piemonte, 
dfmonzia la pastorale 13 ottobre 1797 dell'Àrcìvescoro di Torino perchè, 
parlando della Francia e della Cisalpina, usa l'espressione « nazioni 
prave e perrerse, » domandando che, poiché questo scrìtto è munito 
della permissione si chieda riparazione e ritrattazione. £ nel numero 
segnente XV-XVI (11 frimaio) il « plebeo di Vercelli » si vanta d'essere 
entrato per qualche parte nell'obbligare l'Arcivescovo di Torino, pa- 
trìzio Torcellese, Carlo Luigi Buronzo del Signore a spiegare le sue 
parole, Scendo intendere che nella citata pastorale non aveva avuto 
di mira la nazione Francese e la Cisalpina , ina i malvagi in genere . 
Ma più che le cose del Piemonte (^' l'interessavano quelle della Cisalpina 
onde le proposte di riduzione nei lauti stipendi dei Direttori, Ministri 
e Segretarii generali, di Consoli ed Ambasciatori; i suggerimenti sul- 



(1) Nel nam. V-VI del 2" trimestre (li nevoso), ritornando a lamentarsi sulla negata 
dttadÌDanxa ai piemontesi rifagiati ricorda come senza i patrioti piemontesi non sarebbe 
vai esistita la Bepubblica cisalpina perchè sono essi che favorirono la penetrazione del- 
l'umata francese in Italia. 



136 



OTUnPPK ROBERTI 



l'istruzione pubblica ed i teatri Dazionali, da democratizzarsi nell'indole 
delle rappresentazioni e nel modo di accordare Taccesso al popofó , 
sull'osservanza delle teste cìviche e sul modo dì renderle solenni , 
sulla guardia nazionalo, sui beni nazionali, intramezzati con apologhi 
ed aneddoti che non mette conto riferire. 

Delle società popolari e del circolo costituzionale V Amico del 
popolo parla poco, non che non ne fosse sempre stato frequentatore ; 
ma in generale le sue mozioni , che ì compagni trovavano fanatiche 
perchè la teologia e la storia biblica vi erano sempre tratte in mezzo, 
erano accolte con poco favore ed egli non ai provava neppur più, 
salvo alcuni pochi casi, a sostenerle apertamente nel giornale. Poco 
quindi possiamo sapere , mancandoci anche il giornale dì pubblica 
istruzione ^'^ orgam» della SocietÀ, redatto dal Poggi e da altri, della 
parte ivi sostenuta dal Kanza , poco anche del periodo del Circolo 
Costituzionale apertosi il 4 bnimìfero, anno vi, in cui però pare che 
fosse ana volta moderatore della discussione '^ e cercasse di opporsi 
con poca fortuna alle intemperanze irreligiose dei compagni, che, avendo 
egli cominciato appena un parallelo tra il teofilantropismo e il cristia- 
nesimo evangelico, Io costrinsero a scendere dalla tribuna in mezzo « agli 
urli di un pugno di fanatici esaltati sedicenti atei e materialisti sparsi 
fra il circolo dagli oligarchi e demagoghi del medesimo che vorrebbero 
generalizzare nel medesimo l'ateismo ed il materialismo da loro pro- 
fessato e predicato sfacciatamente ^"^K > ^k 

Minacciato un momento di soppressione, forse per la proposta df 




(1} È KDnansiito nel nQm. 81, 23 germile. a. t (12 aprite 1797) dal Termonutro 
poìitico. Use) il 20 tìDrito (9 maggio): sospese altura il re-soconto dulie sedute delle Società 
d'istruzione it Termometro, che le aTevn date fioo al nomerò del 18 Borile. Da notarti 
come in ncBsono dei resoconti del Termometro sì parli mai di Rama , come ìatenrcnnto^H 
oratore alle !<edule. ^M 

\2) 1/ Amico del popolo. Varietà istruttive. Tomo II, pratile a. ti, p, 6. 

(3) ìieW Amico del popalot Varietà istruttive. Tomo III, messidoro, a. ti, pabblicAil 
parallolo (pp. 3-24) facendovi sogulro in an nota bene lo Fiae osservazioni mi modo «A 
qoale era stato arculto < mentre nello se e antecedenti it cittadino Leone areva parlato 

più volte tranquillamente sul Teofi la ntro piamo e nel Circolo ò aperta da molto tempo 

una Mscrizione per aprire una chiesa di teofllantropi. Eppure non si sa che eia t«o6- 

lantropismo, anche da molti oratori, nonché dalla più parte degli ascoltunU e intanti) noa 
ai vogliono intendere le sue massime fondamentali * eee. 




n. CITTA omo RJLNZA 



scemare gli stipendi dei Direttori e degli alti Impiegati dello St&tot'), 
r^miico del popolo segnilo con varia fortuna*'^ fino al 21 ventoso,] 
a.' V!, in cui cessò le sue pobblJcn/Joni. Stampatosi dà Pietro Custodì 
an discorso al gran Consiglio contro lo sperpero delle finanze , si 
presero provvedimenti restrittivi contro la stampa e si decretò l'arresto 
del Castodi non solo ma anche di altri giornalisti. Alte due dopo 
mezzanotte del 27 germile (15 aprile) si arrestarono contempora- 
neamente nel loro domicilio il Cnstodi estensore del Monitore italiano 
il Barelle ed il Nova per il Giornale uma tìtolo^ ed il Ranza corno 
estensore dell'ornilo del popolo <^>. Messisi i sigilli sullo loro carte 
e portate quelle di maggior rilievo al cittadino HuUìn , comandante 
della piazza di Milano, ì quattro arrestati furono tradotti in Castello. 
Qoivì stettero detenuti ora a due a due. ora tutti o quattro insiomo, 
«condo le esigenze del locale, per lo spazio di 42 giorni e 2 ore '^', 
tnwcorso il qnal tempo, comperano stati arrestati direttamente dal- 
l'Autorità militarti Francese senza intervento della Cisalpiua, furono libe- 
rati senza processo dallo stesso Comando Francese , essendosi iniziato 
colla venata del Brune al comando supremo della Lombardia un nuovo 



11) V Amico del p<^>olo. XV-XVI, 11 frim&ìo. Si ricredette perù, avendo trovato 
ptBT« Kritie io contrario. Cf. Amico del popolo. Varietà igtruUive, H, pp. 61-63. In una 
4dlg prime sessioni del Corpo legislatiro (Gran Coniùvtio] a si legge una petizione di 
Bion a enì il Ministro della Giostìzia vaol rivederci giornali perchò forestiere. Egli dice 
d» parte per Filadelfia piuttosto che as5uggct (Arrisi (si rìde). Dimanda d'esser fatto citta- 
dÌBo(rìDtes90 alla Comniiuione) » — Giornale senza titolo, num. XXXIX — Termometro 
f»Kl»«, nnm. 43, 9 frimaio, a. ti (23 novembre 1797). Cf. anche Lett. Ranza al Direttorio 
Switivo, 23 vend. a vi [Arch. dà Stato Milano. Coli, autografl Cìhtù) in cui chiede 
tfaa il Governo acquisti 500 copie del ino giornale p:r mandarlo gratis allo Municipalità. 
f2| < Abbiamo intrapreso il nuovo giornale senza avere an associato. I primi fogli ce 

U pncanroDo in un mese un numero sufScieoto per le spese e se non ci fece ricchi 

<ffMe pero contenti in veggendo che il nostro giornale arerà qualche leggitore pressoché 
iitstti gli ftogoli della Cisalpina. » Am. del popolo, II, 4\. 

(3) « lari notte sono stati arrestati e condotti in castello dal militare francese il 

Bttna giornalista V Amico del popolo, il Castodi, ecc In tale funzione non ebbe luogo 

rutorìtà dsalpioa, ma tatto fu eseguito dall'aiutante del Comandanto di piaiu. » Gior- 
wte ttor della Jlep. cisalp. cit.. voi. II. 16 aprile 1798. La notixia è data anche dalla 
ftu«tta piemontese per l'anno 1793, 2r> aprile 1798. 

(4t L'Amico del popolo, Varietà istruttive, t I, brano riportato in Compendio della 
Sep. cisalpina cit, t IV '^maggio 1798;. Anche Gior. stor. d. Bep. eie. cìU sotto la 
^ 2» nuiaio 1798. 




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«lUSKPPB ROBBRTl 



periodo più accentuato in senso giacobino nel reggimento della Cisalpina. 
I giornalisti liberati dal Castello non poterono però riprendere la pub- 
blicazione dei loro fogli, sostituiti per la maggior parte da opuscolettì 
e fogli volanti l^J e lo stesso Hanza mandò fuori un'altra pubblicazione . 
periodica, V Amico del popolo y Varietà istruttive ^K ^M 

Delle Varietà istruttive^ rifatte poi collo stesso sotto-titolo in" 
Genova ed in Torino^ uscirono quattro temetti pei mesi di fiorile, 
pratile, messidoro e termidoro: divenuti ora rari a segno che le 
maggiori biblioteche milanesi^ per quanta io mi sappia, uè sono prive. 
Del tomo 1 si trovano però inseriti parecchi brani nel già ricoriJato 
Compendio della Repubblica cìsalpiìxa dell'Ambrosiana, tomo lY f^) e 
gli altri tre tomi ci furono per fortuna serbati dalla Comunale di 
Vercelli i<). 

Per dare un'idea della CoUeKìone basterà riportare il sommario 
del tomo II (pratile) che si apre con un'allegoria: a) il medaglione 
sullo spirito pubblico della Lombardia e il trattato d'alleanxa offensiva 
e difensiva tra la Bepubblica francese e la cisalpina, pronunziata dal 
Eanza medesimo iu una sessione straordinaria del Circolo , per cele- 
brare le ratiQche del trattato colla Francia, essendo egli stesso mo- 






(1) Giornale storico (leìla Jiep. ciialpitM cìt. Il Oiornate sema titolo però : 
ft pabblicarsi fino al 15 frìmalt), a. vii (5 dic«iubre 1798). 

(2) Nel prosp«tto lil repabblìcano Kansa ai patriutti cisalpini » anonoxia: 

« L'aurea sentenza di l'itagora da noi messa per epigrafe al nostro giornale l'^fRieo 
del popolo e Jirennta importana e dì esito opposto. Eixo il tempo di imitar Bruto con 
ana savia 5t4)lttizta di precaazìone sinché tornino tempi migliori. Quindi abbiamo d«t«r- 
minato dì sospendere il nostro giornale e di fare una libraria metempsicosi in an' opera 
periodica mensile che avrà |)er titolo L'Amico del popolo, varietà istruttive, compiate 
dal repubblicano Ranza. L'associazione è aperta io caia dell'autore sa U Corda dei Serri, 
nam. 621, dove si farà la diatrìbusioDe Jei tomi secondo ìl solito. Bi i acelUi il formato 
del 12* allo scopo di rendere il libro più portatile : es^wndu un mannaia istruttivo per tatti 
i tempi e tutti i luoghi. La regolarità della distrìbu7tone fArk il nostro solito pregio che 
su tutti gli scrittori periodici è a noi accordato generalmente. » Ogni tomo porta il solito 
orale cogli emblemi masaonicì, con sotto il motto awiendum 1798 e in giro libertà, egua- 
lità italiatui. « Ne urte un tomo al mese di p. 120. Prezzo soldi trenta, i 

(3j Non t' 6 di noterole che il racconto dell' e arresto misterioso > del Ruza e 
compagni. 

(4) Non vi si potò trorare il primo, forse solo smarrito^ per quante diligenze vi ade 
pratisti il compitìsìiiioo bibliotecario colonuuUu Kua'io. 




TE, crrrjunMO hakza 



!» 



deratore della sedatati); segue b) nn progetto di legge fondamentale 
per la salvezza della repubblica firmato Agnini e tolto dal Giornale 
repubblicano di pubblica istruzione di Modena^ n. 63» sein. 4; e) egua- 
gUanta civile presso i primi Ateniesi (Rossi», Nola IO al discorso aul- 
Tegnaglianza < ; d) immortalità delVanima (Mercier, a. 2440, capo 19); 
e) Il poeta camaleonte <2); f) Differenza tra Vegoismo e la filautia 



(Ij « Me felice che ti carcere dì qnannUdue giorni mt trovai tostìtoito ieri leraper 
bontà ^o•tra la presidenza ad un circolo di patrioti li più deci«ì quali toÌ siete cuu l'onorifico 
iacoinlwnte di bre l'apertara alla memorabile sedata di qaeftta ura. > Tomo IT, pp. 6-7. 

(3) Contro al Monti» in odio al quale remico del popolo n eli' alti mo sao numero 
t app«ndice al secondo trimestre > arerà già aUmpatu Parallelo della BatmlliaHa di 
Jfonti e di Sal/it a elogio, «Intende, della »econda. Mettendo a rafFrontu pochi passi del- 
l'ano e dell'altro < per far vedere quale ^ne) sia il carattere politico, ■ ne traeva per con- 
•egwfisa che il Monti, che ni faceva odiare e dagli a.istu^^ratici e dai patrioti non era degno 
Mia carica dì CoromiMario organiizatore deirBmilia. In questo foM-icolo delle Varielà 
ùtmltice prendo occasione dalla pubblicazione del sonetto « La pianta che in Giodea mise 
mdice > nel numero 13 del Compilatore cinafpino per dirlo in odio < dej^li aristocratici e dei 
fanatici nonché dei patrioti s^Ti<att con l'eccesso delle sae maRitime antireligiufte, verificando 
il noto proverbio: Dum citant staiti viUa, in contraria eurrunt. • Se f □ loflevole di avor 
ndtsto nel Cìrcolo « delle applaudite ottave contro 1 Orimi ytcìdti Papi sta bene con la 
variti e la storia. * ma e qnal bisogno, qual prò qual appog^o di storia e dì verità» gli 
fèee pabbUcare il sonetto? E dopo averlo minatamente esaminato produce una « più sincera e 
ttorìcs parodia dell'aborto dì Monti » che pabblìchiamo accanto all'originale montìano: 



Sonetto del Xontl. 
La pianta che in Cfiodea mise radice 
E d'un traBtto il carco alto sostenne. 
Poi steso il pie sulla Tarpea pendice 
Onbrò di rami il mondo e servo il tenne, 

Quatta d'ogni viltà pianta nutrice 
Finalmente n«l fango a cader venne, 
E la Galli» spada e dell'ultrice 
Ragion l'ha tronca la fatai bipenne. 

* 

8org9 in ano loco l'arbore divina 
Di libertads e tra le fronde lieta 
Rioverde e fratta la virili latina. 



Bruto l'olmo vi posa: e le segrete 
Mani ioU'Arno o sul Seboto inchina: 
Ve erolla i troni a grida ai re : $eendttt. 

Cf. anche l'edizione cella Ba$vilìiana (Mantova 1798), « preceduta da un correttivo 
e chiosa da un'emenda. • 



Parodia Bansa. 

La pianta che di Nazaret soatenne 
Trafitto il giusto, mise sua radice 
Pria sol Giordano.- poi la Tarpea [lendice 
Ombrò e del mondo l'idolo divenne. 



Questa gii di vìrtb pianta matrice 
Del secoli col giro in odio renne 
Per non suoi vizi : or salutar bipeune 
La monda* e di virtù ritorna attrice. 



Quindi innestate all'arbore divina 
Dell'egaa^lianza le sue fronde liete 
Più bella appar la libertà latina. 

A 

Bruto con gli altri eroi dalle segrete 
Macerie uKito il grande ìnneeto inchina 
Sa cai sta scritto: o Popoli, torgeitt 



^^ 



Ito 



OIOBRPPB ROBERTI 



(Rosso, nota 12 al discorso sull* eguaglianza"^; g) Il Ministro e il gior- 
nalista: dialogo; h] Giudizio di Niccolò Machiavelli per una repub- 
blica in Milano e in Lombardia (Discorsi so Livio libro 1% cap. 17, 
[cap. 55. Discorào sulla riforma di Firenze;; i) Il fondatore della so- 
cietà civUe (Rossiì^ Discorso $\ì 1 ineguaglianza, p. 2);./l Giornale che 
avrebbe dovuto nascere ma che restò soffocato dal contrattempo (La 
Decade cisalpina); k) Libertà e schiavitù della stampa (Mercier, 
anno 2440, cap, Xi; /) Dottrina di Niccolò Macchiavelli sulla suc- 
cessione dei tre Governi (Discorso su Livio, lib. I, cap. 2); m) Di- 
scorso suUautorità paterna (Rosso, Discorso sull'ineguaglianza, p. 2); 
n) Befii comunali ; o) Orazion funebre di un campagnuolo (Mercier, 
anno 2440, capitolo 43); p) Ritrattazione, ingiustizia, al Direttorio 
esecutivo ^^^ ; q) Rovina d'Italia cagionata dalla chiesa e corte di 
Roma (Machiavelli, Discorso sa Livio, lib. 1, capitolo 12); r) I due 
padri di famiglia. Apologo per il momento t^' ; s) Vantaggi dello stato 
naturale (Rosso, Discorso sull'ineguaglianza, p. 2); t) Giornalisti an- 
fibi e rampanti ^'^^ \ u) Manuale dei teofilantropi cioè degli adoratori 
di Dio e degli uomini adottato dalla loro società di Parigi e Di- I 
scorso sopra l esistenza di Dio ricavato dalVanno religioso dei Teofi- I 
lantropi. Ì^^M 

In simil maniera tramezzati di brani di autori celebri e specm!^^ 
mente del Rousseau e del Mercier riguardo alle condizioni della società, 



(1) I Comlteti rìuDttì, non il Direttorio, erano lUti colpevoli del rigetto dolla do- 
manda di cittadinAnift dulpina, contro quanto aven asfl«rìto aeW Amtcit del popolo, 
XV-WI, ti frìmaio, a. vi. Pubblica il messagg'io del Direttorio ai Comitati riuniti i27 bru- 
maloj a. v che, visto il ricorso del ICanza. crede che ■• i titoli pei qaali fu accordata la 
cittadinanza aì patrioti veneziani ed al cittadino Gianni pare che possano militare anche 
a favore del Banza. Cu'sqoì srritti egli lia cooperato a formare lu spirito pubblico repab- 
blicano e deve oontinnore li auo giornale. » Ma i Conntati per mozione del cittadÌDO Per^, 
segniti passarono all'ordine del giorno sul messaggio del Direttorio. 

(2) SnlU condiziono delle Bnanze. 

(3) Violenta accusa contro il Giornate fte»:a titolo per le eapressioni adulatorio nsata 
verso il Tronvé, letta dal Ranza alla tribuna del Circolo il 19 pratile, meritandosi rio. 
lentissime apostrofi del Porro^ con cui pare che allora cominciasse a guastarsi; prima gli 
era sempre stato amico j tanto da rilasciargli pochi giorni inoanii un atteetato i d*aver 
sempre veduto net suoi libri e discorsi Ìl maggior telo per il progrtwio dei prìncipii rs- 
pnbblicant > (13 pratile). Segue altra accusa di servilismo contro il Termometro poUtico^ 

Dum. 46, per tuprenuoni adulatorie a riguardo del TrouvA. 



I 
1 




IL CITTADINO RANZA 141 

del MadiUTellì snllo stato politico d'Italia, di articoli di varia forma 
su argomenti contemporanei, spesso polemici, dovati alla penna del 
Baiua, sono compilati gli altri dne tometti deir^m«co del popolo. Va- 
riM istnUHve. Tra essi noteremo nel fascicolo di messidoro un arti- 
colo sa « Decade civile divenuta religiosa, > in cui il Ranza propone, 
ad esempio di quanto hanno &tto in Francia il YescoTo di Strasburgo 
muto in sinodo coi preti dell'Àlto-Beno , i preti di Marvilles ed altri, 
che la celebrazione della domenica per 1 armonia repubblicana sia por- 
tata a coincidere colla festa decadarìa ; un altro articolo, forse, come 
il precedente, mozione fatta al Circolo, < Lezione di Roma a Milano, > 
perehè si cambino i nomi antipopolari ed aristocratici di alcune strade 
e dd rioni della città (^) ; il Ministro di finanza (Yerri, Meditazione su 
f economia politica, g 39); nn apologo La madre antkrepubhlicana , 
forse diretto a colpire il modo con cui la Francia < sorpresa da cmdel 
geloflia delle future rivali » trattava le figliuole (le repubblichette 
italiane); la rìprodnzione della lettera dì Porro al cittadino Banza, 
^ data alle stampe in foglio volante, e la risposta di Ranza al 
cittadino Porro , in cui si difende delle accuse lanciategli contro dal 
Porro riguardo alla sua condotta politica ed ai < suoi furori evan- 
gelid^; » una nuova polemica col Giornale senza titolo. 

E il tomo lY (termidoro) ha di articoli originali del Bauza : Gisal- 



(1) P. e. ù potrebbe dare il nome di Piazza del popolo alla piazza del Palazzo diret- 
toriale: ai quattro primi rioni il nome degli accisori di Galeazzo Sforza, al quinto quello di 
Beno da' Qoszadini. n rione aeato « col nome di Beccaria ci rammenterebbe il gran libro 
tÌTofaBiMuurio DeidélitH e delie pene. » Proposte relativamente assennate tanto più quando 
li fangoaioo aUe strampalate d'alcani contemporanei. Cf. Milano in uniforme repubbli- 
CBNO omìo ribattetsamento delle porte, piatte, contrade, eee. op. dì 12 pag. a. d. e Cubani. 

(89 n Porro TI dtoera il Ranza € testa disorganizzata e stravagante, » the... . < coi 
noi furori «Tangelici ha tanto volte seminata la discordia e ritardato la marcia dello 
ipirito pubblico » e tornava pooo benevolmente su alcuni fatti delta vita i>oIitica di lui, 
ik ■pediiione d'Azarì e le varie prigionie sofferte. Rispose violentis^iìroo il Ranza contro 
il • viliarimo calnnniatore, » difendendosi, come abbiamo già veduto, dalle accuse sa le sue 
piigtonie e congiure, e per quanto si riferiva < ai furori evangelici » accusando il Circolo 
coititatioDale dì essere « centro di corruzione e cattedra di pestilenza • ed il Porro il 
* corifiM dì pochi insensati ed abbruttiti che negano resistenza di Dio, che vogliono la 
■Mterialità e mortalità dell'anima, che sollecitano per con<)cguenza una general corruzione 
lusiadi reitermìnio della Repubblica, » et vantava di aver scritto sempre ■ per la tol- 
Iviaaa e U rispetto reciproco dei culti delle varie opinioni religiose. » 



14S GIUSBPPR ROBBRTl 

pini, pensateci bene sul troppo aggravio alle ftnanze prodotto dalle 
cariche lucrose ed inutili; le madri repubbìtcane balie dei loro figli, 
una risposta al cittadino Morandì parroco di San Sebastiano in 
Bologna sulla sua confutazioue deWEsame della Confcssioìie auri- 
colare ed in ultimo Primi elementi dell'istruzione repubblicana per 
uso dei giovani cisalpini t'). 

Ma col tomo IT il < rapsodico ex -giornale, » come lo chiamava 
il Porro, per quanto maniasse avviso agli associati per rinnovazione 
del r abbonamento, era destinato a morire, ed il Eanza stesso a non 
rimanere più a lungo sai territorio cisalpino. 

È noto come la venuta in pratile di Trouvé, ambasciatore dellaj 
Repubblica francese presso la Cisalpina, segni nella storia del triennio^ 
un nuovo periodo. Incaricato di introdurre notevoli riforme nella Co- 
stituzione cisalpina, ma con prudenza, aftÌDchè non si credesse imposta 
dalla Francia, sì bene voluta dai più influenti cisalpini, il TroQvó assi- 
stito dal Faypoult, pratico amministratore, procedette da principio così 
cautamente che si credette, ed il Ranza si fece eco della voce pubblica, 
che non sarebbe uscito dal suo carattere di ambasciatore ^^K Ma quando 
col noto messaggio al Gran Consiglio in cui esponeva la necessità anzi 
l'urgenza d'una riforma ebbe smascherato le sue batterie ^^'. ì patrioti 
più esaltati incominciarono ad alzar la voce, imprecando e minacciando 
nel Circolo, insultando al Troavé medesimo, specie dopo il ritomo del 
Brune da Parigi, e così forte che il Circolo fu chiuso armata mano t**.( 



<1) Oceapft 1« pp. 84-117 del tom«tto ed è diviso Ìd tanti capitoli adomanda e ritpoitaj 
od aso catacfaÌ!iino. Non sarebbe diflicile troTBT^li corno footfl ano doi taoLì libretti dì liaul] 
natura che si pabblicarano in quell'epoca in Francia. 

(2) Cf. Amico del Popcìa, Varietà istruttivi, X Al, pp. 71-85. nell'aTticolo Giorno- 
lifH anfibi e rampanti in cui rìmproTera a! Giomak sensa tìtolo a al Tem<nnetro po- 
litico di chiedere al Troavé una riforiua nella Costitaxione. EU in prova pubblica U 
primo < Dlflcorao doil'ambasciatoro Tronvé al Direttorio cisalpino. » 

(Z) Cf. CosàKi. Storia di ^fillnti, V, pp. 227-234, se^aìto dal Fbahchittu Storia di 
Italia dopo il 17^9, pp. 374-77. Sulla data della venuta del Troavé v'è incerteiu nel 
Coaanij errore nel Franchetti che Kaltribiiiace al luglio. Il Termometro politico i espli- 
cito su qoeeto punto perche nel n* 46 ha sotto Ini/resiù dell Amba$eÌatore della Repulh 
btica FranctM U data Milano, 20 pratile. 

(4) Cesisi cit. ed anche Giornale itorico delia Bepubòlica eitalpina ecc. all'i 
brosiana. 




IL CITTADIKO RAIOA 143 

La revisione e modificazione della Costituzione imposta con oguì mezzo 
lì Consigli t^) pareva ohe avrebbe dovnto segnare il punto massimo 
deireflbrvescenza contro il TronTé, ma il Brnne, noto protettore dei 
^ esaltati, era stato costretto sebbene a malincuore da ordini formali 
del Direttorio a prestar man forte, s'eran presi provvedimenti rigore* 
sissimi contro la stampa e lo stato d'assedio era stato proclamato in 
Milano (^, cosicché tutto si risolvette in una scena assai baffii. 11 
Banca, cbe non appare tra i fiautorì dei precedenti disordini, < dopo 
che il pabblico fd assicurato ch^era cessata Tantica Costituzione cisal- 
pina e die il Corpo Legislativo era per pubblicarne una nuova t^^ » 
passeggiò per tre giorni (24-26 fruttidoro, anno vi, 31 agosto, 1" 
e 2 Settembre 1798) per i luoghi più frequentati di Milano, con una 
ginn fiuda nera al braccio sinistro, e sotto un esemplare della Costi- 
toskme cisalpina. Interrogato < quale fosse il titolo di tale lugubre 
ammanto, a tutti rispondeva con voce chiara ed intelligìbile: sono in 
eoTTuedo per la morte dell' amica Libera Francolini (^). » L'ultimo 
giorno seguito da un lungo codazzo di curiosi andò al Campo di Marte, 
dove seppellì la Costituzione con bizzarre invocazioni t^). Chiamato alla 



(1) Cvun cìt. • Termometro politieo, nam. 70. 
<8) Cuuii dt. e Oiomaìe etorieo eit. 

(8) OtomaU etorieo della Bepubbìiea cisalpina cit., t. Ili, appendice al mese di 
ignto 1798. 

(4) Oi&male $tor. cit ed anche Foglio del momento, nam. I. « L'Amico del popolo 
idatt6 per tre giorni al braccio rinistro an velo di lotto con cai passeggiò per Milano 
■ugnando, giusta il ano costarne, i propri aflEiracci in persona. Gli amici, i non ainiei, 
gUndiflnwiU, ì cariosi si italiani che francesi lo fermarono centinaia di rolte per sapere 
Toggatto di tal oorroccio. È forse morto an tno parente, an tuo amico, è stato forse uno degli 

•ehiaeeUti dalle rorine dei teatro di Vercelli? Sì è passata ad altra rita una virtuosa 

cittadina, mia grande amica.... chiamaTasi Lìbera Francolini. » A proposito «(ella < roTina 
dsl teatro di Vercelli > e a titolo di curiosità si può notare nella citata Miscellanea Rama 
deU* Ambrosiana on foglio volante, Relazione genuina del tragico aovenimento seguito 
Mi teatro di Vercelli nella aera del giorno xxvi messidoro (J4 agosto) alle ore otto e 
«Mia precise col numero e loro nome di quei disgraziati che rimasero sotto le rovine 
per la improvvisa caduta della soffitta del teatro suddetto. Vorcellì. 16 agosto 1798. 

(5) « Unitamente ad altri pnzzi vi portast-j al Cani|x> di Marte ove facesti.* gli ultimi 
onori funebri alla prima Costituziono a-'cettftta dai Cisalpini. ■• Rnn?a nel suo esilio sup- 
posto nella città di Tomas. e Ed ecco una ^'ena: una gran turba seguitava Ranza grì* 
^do: che vuol Ran/a, che scartafaccio è quello? Lo scartafaccio era la Co<;tituzione dis- 
otta da Trouvé, che Ranza vestito a lutto andava a i^eppellire nel campo del Laszaretto- » 
Boni, Storia d'Italia dal 1789 al J8Ì4, III. 62. Cf. Cosami, V. p. 234. Carioca la sviaU 
dd Fianebetti eit, p. 376, che trasforma il Rama in Conti. 



lU 



GITJaRPPE ROBERTI 



polizìa vi SÌ < sbrigò alla meglio > da ogni addebito, an^i ottenne 
che gli si lasciasse pubblicare un Foglio del momento in cai, sotto il 
tìtolo di « rìinarcheTole combinazione » e l'allegorìa della giovane citta- 
|dina Libera Francolini da lai conosciuta in Corsica nel 1791-92, 
narrava Taccaduto. Il Foglio del momento messo in vendita al prezzo 
di soldi 5 per ciascun foglietto '^) andò a ruba per la curiosità del 
pubblico e se ne dovette replicar Tedizione f^). Ma fu un favore effi- 
mero perchè gli altri numeri che diede alla luce sebbene < per non 
abusare della prodigalità dei Cisalpini si fosse accontentato di tassarli 
soidi 2 : 6 (3) . ebbero poca ricerca. Contenevano però qualche utile 
verità. 11 n. 2 il Fatto di Zaìeuco che avetido un figlio adultero si 
fa cavar l'occhio destro ed al figlio il sinistro, da applicarsi a fatti 
contemporanei : sotto il titolo di profezia del giorno la traduzione del 
Dialogo di Luciano tra Prometeo e Giove e lo Specchio Svizzero per 
gVItaliani^ in cui si dava notizia del memoriale consegnato dallo 
Zeltner, ministro della Repubblica svizzera a Parigi, al Taileyrand 
per chiedere colla restituzione del mal tolto e la diminuzione delle 
truppe francesi in Svizzera, « l'indipendenza reale del suo Governo » ' 
e si chiudeva : * Nota bene ma bene : ecco il linguaggio d'un popolo 
libero ! Quando mai gl'Italiani sapranno adottarlo ? » 11 tuono audace 
del 2" numero non impedì la pubblicazione del 3' che nella « rispost* 
del Presidente degli Stati Uniti ad una patriotica dichiarazione della 
gioventù d'America in giugno 170S • indicava una « lezione ameri- 
cana ai repubblicani d'Italia (^>. » | 
Questa volta non si lasciò più correre ed il Trouvé emanando una 
determinazione il 16 settembre contro alcuni giornalisti colpiva primo 



(1) Oior storico cit T foglietti del Foffìio del momento si troTano in miscellanee 
den'Aiiibrosiana. I nam. 1 a 2 nel tomo VI dv\ Compendio dtlìa Rep. cisalpina, il S 
nella Mi»ceUaiiea del lianto G. A. 

(2) < fruttò all'autore un peculio non indifferente. » Cìiomale ittorieo citalo* 

Krrft il CcsAxi, V, p. 2Ì4, che dice inserito il racconto della sepoltora della costituxioa* 
nell'amico del popolo. 

(3) Giom. star. t̻ato. 

(4) Sopivano: un aneddoto finanziere seguito da una faroletta {Uh poitore ed un 
pescatane dell'ab. G. B. Hobbrti), detto memorabile di Socrate, dialot;o tra il bastone e il 
cappello sa una recente delibarazione riguardo all'ìnterrento alla tribuna pubblica del 
Gran Consiglio. 






IL CITTADINO RANZA ' 145 

il Ranza. « Per ordine superiore, cosi il Giornale stoi'ico (iella Bepub- 
blica cisalpina parecchie volte citato, sono stati banditi dalla Cisalpina 
tre giornalisti esteri 'atei, Ranza piemontese, Gioia piacentino, Galdi 
napoletano. È stato loro concessa una decade per .allontanarsi dalla 
Repubblica ^^>. » E sotto la data del 17: « Il repubblicano Ranza ha 
lasciato l'abito cisalpino e compare vestito con divisa francese onde 
per tal modo evadere Io sfratto che gli venne intimato por ordine ' 
dell'aatorìtà cisalpina. • Dopo aver esaurito ogni mezzo di rimanere 
a Milano gli fo gìuocoforza partire e di fatto il Giornale storico citato: 
« Il repabblicano Ranza è partito da questo Comune il giorno 23 (set- 
tamlire) non avendo trovato mezzo di essere impiegato presso la Repub- 
blica francese • soggiungendo: « Costui ha inveito con le stampe 

contro la confessione auricolare : t^ppnre la moglie e tre sue figlie dimo- 
ranti nella parrocchia dei Servi frequentano i Sacramenti ogni 15 giorni 
con edificazione del vicinato : anche suo figlio vestito alla nazionale si 
mostra divoto e bene spesso serve la messa nella chiosa parrocchiale. » 
La partenza del Ranza da Milano diede largo campo d'esercitarsi 
alla fl&tìra popolare che non potendo più colpire chi stava in atto si 
vendieara sull'Amico del popolo. L'ultimo addio di Ranza fatto ai 
Gi»a^pini il 23 settembre, giorno della sua partenza da Milano, so- 
Hhqtiio ^ ; n testamento provvisorio di Ranza fatto prima della sua 
partenza da Milano f*' ; L'apparizione delVomhra di Cagliostro sul 
Campidoglio romano e sua conferenza notturna coll'esule Ranza (^' ; 
finalmente Ranza nel suo esilio supposto nella città di Tomas situata 
sul Ponto Eusino vicino alle bocche del Danubio ^ dialogo fra Ranza 
e sua moglie ^^>, si trovano ancora in alcuna delle Miscellanee di opu- 
Noli del tempo» a testimonio delle passioni d'allora. 



1 



(1) et ucha Chuaetta piemontese, 19 lettembre 1793. 

(2) la fogUo ToUnt« a rozxi caratt«rì a«nu indicazione di luogo. Se ns trori eopia 
>IU Biblioteca R«al« di Torino. 

r3) S" picc-, p(>. 6 n. n., inserto noi tomo VI del Compendio della Rep. eis. citato 
tU'Ambroariana. Il Onaanì con svista imperdonabile lo crede opera dello stesso Rama 
^i 934): ioTecQ la forma del testamento è comanissìraa a qaei tempi « per dilettare 11 
^folo 6 beffiire gli aTreraarì. > Cf. Di-CA<<tro cìt., p. 309. 

(4) 8* piee., pp. 1, n. n. nella Afiicelìanea Ambronana cìt. di nn Girolamo Costa. 

(5) 16*. pp. 8. Nella ìfùcellanea Ratua della Reale di Torino. 

MlM. S. 11, T. XIV. 10 



D 



146 



OltlSBPrE ROBERTI 



VI 



Riparato una terza volta a (Genova, anch'essa oramai repnbblìcanfl*^ 
democratica alla foggia fraDcese, il Ranza non ebbe più a patir mo- 
lestie dal Magistrato della Consegna o a brigare per ottenere la bol- 
letta dì soggiorno , anzi fu accolto subito con manifesto favore. IjH 
30 Settembre 1798 al Circolo costituzionale ili Genova vi fu • un 
concorso straordinario di gente * perchè « vi si attendeva il repub- 
blicano Ranza. » Egli comparve e recitò un discorso molto applaudito 
sull'art. 4" della Costituzione ligure : « La Repubblica ligure conserraf 
intatta la religione cristiana che professa da secoli *'>. » Sceso dalla 
tribuna « ricevette l'amplesso fraterno del moderatore dei Circolo, di 
altri cittadini astanti ed anche di una cittadina. II Circolo ha decre- 
tato la stampa del discorso Ranza f'^*. » Al Circolo ricompare come 
oratore il 28 ottobre colla < Denunzia al Corpo legislativo ligure 
contro il vescovo d'AIbenga » per aver stampato VOrdo divini officii 
con un frontispizio portante insegne contrarie all'uguaglianza di tutti 
i cittadini e colla mozione «che il frontispizio dell" Orr/o rfi>»iMt o/;5cfi 
di questo vescovo refrattario sia lacerato e calpestato, > mozione ac- 
colta ed eseguita « col più grande trasporto t^) ; » il i' novembre con 
un discorso sulla maniera cattolico-democratica di suffragare le anime 
del Purgatorio ^*\ di nuovo il 18 novembre pronunziando un discorso 




(1) GoMMttta noMÌfmaU della higuria, anno ii dalla Libertà (1798), nninero 
6 ottobre. 

(2) Elici fona in fog'lio volaota o negli atti del Circolo, se pare furono pubblicati, 
non lo eonowo che noi Unto inurìto ìit>\V Amico del popolo, Varieià i-truttive, comptl, 
diU repubblicano Rama, CoHtmna^ione ligure, tomo primo. Il FUnu vi si para^na ad 
Aristide e dice che < la ^ta accoglienza osatami da questi magistrati, il favore dai pa- 
triotti e eopratntto la loro premura di sentirmi a parlare a questo Oircolo Costìtazionale 
SODO ana prora ohe il mio ostracismo letterario non è considerato qaal castigo dì malva- 
gità ma qual ratTrenamento dt potare a piacevoli consolaxioni dtill'ìovidia. » L'argomento 
è dei soliti giù trattati dal Ranza e qaasi con le stesse espressioni, ■ 

(3) Pabblicatft in Amico del popolo, Varietà ìBtruttive, CoHtinwuione ìiffure, L It 

(4) Fa pobblicato, ma solo più tardi. Non m'ò rìascito averlo a neppar sapere dove 



J 



IL CITTADiyO RÀNZA 147 

dtììa dissolnhiìftà civile e religiosa del matrimonio ^0 pure con nu- 
meroso concorso anche di donne. Anzi < una ^ovane e bella cìtta- 
dina» moglie di un giudice dì paco, domandò al moderatore del Circolo 
die fosse dato all'oratore Tabbraccio fraterno da lui o dai suoi assi- 
stenti, il che fu e^guito ; ed allora ella medesima slanciossi nel mezzo 
a dare il suo abbraccio f^\» Licenze democratiche che dovevano esser 
bollate a fuoco dal padre iSerra, quando per far dimenticare le effer- 
rescenze democratiche, descriveva nella Lontana magica f^) le sedute 
del Circolo costituzionale e novello Aretino genovese ^*^ non rìspar- 
Ti-ìTa nessuno. Tanto meno doveva risparmiare il Ranza, 

estero 

Autor dì quattro fogli 
Bastonator di logica 
£ di moralità. 

É '1 vecchio Ranza 

Noto abbastanza 

Per opere scientifiche 

Omnìgeno tomo ano ottavo in piccolo: 

La confessione scredita 

Per non imporsi il debito 

In confession dì rendere 

Quel che rubò e si sa <5). 



fcai «Umpftto. Sfò noto per Ift conTutaiione: Ragionecoìe rwntimento d^Ué animi pur- 
^•il* contro il discorgo di G. A. Hansa della maniera cattolico-democratica di ruffro' 
9*t U anime del Purgatorio restato il d\ d'Ognissanti nel Circolo Costituì tonale di 
^?f»Opa e la tv* domenifia di QiKiresima in quello di Xorara. 

(t) Pnbblicato Ìd Anno patriottico. Varietà istruttiffe, voi. VII (gemiile anno ix). Vi 
wttùna U diiiolaiioiM àe\ matrimonio n«l «olo caso di adulterio della donna. 

(S) Un'altra cìtlailina s'era pure alzata per domandar la parola in senso contrario al 
^Mono ma fa rattenuta dalle ricìne compare. Cos\ il Raxxà net citato Anno pa- 
triouieo. 

(3) Efiste manoscritto il poema satirico del p. Skriia nella Miseellanea Patria 49 
^» Reale dì Torino, citatt parecchie volte dal BcLORAifo nelle Tmhreniature di G^io* 
Mani Scriba, Qenora, Sordo-Mutì 1:^82. X>i, come ò noto, molte e curiose notixio ani pe- 
"»lo democratico in QenoTa. 

(<) BcLORiifo eit. p. 285, nota 2. 

(^) AUade forte a qoalche voce sparsa da altri patrioti piemontesi intorno ai citati 



148 



GIUSEPPE ROBERTI 



Poco stante, conformemente a qTianto annunciava la Gazzetta NA 
zionaìe della Liguria (*', veniva in luce per opera del Banza la Co»- 
Hnmizione ligure delle Varìetà istruttive. Ed anche a Genova cogli 
estratti di opere altrui pjù celebrate il Ranza ammaniva al pubblico 
i snoi discorsi e i suoi scrittarelli, riproducendo anche dai Fogli del 
momentOj meno conosciuti delle Varietà istruttive, qualche aneddoto 
che pareva d'occasione. Cosi nel V toraetto oltre al Discorso su Tar- 
ticolo IT della Costituzione già riferito, troviamo ad esempio Sopra gli 
assassina ed i furti idee ili Raynal, Dialogo di Iscomaco e sua moglie 
riferito da Senofonte nelV Economico, il Fanatismo del Monti, brani 
delle Notti Eomaiief i Sonetti dello Zappi sn Lucrezia romana, e di 
suo gli Aneddoti di Garonda e ZaleucOj già riferiti nel Foglio del 
momento e il Cantico dei mufìi dei cofti nella Gran Moschea del 
Cairo « versione di Giovanni Antonio Ranza dall'originale copto (2) ; 



fatti del 94 che doraraoo poi estere argomento deUe accasa del RossignoU nella Soà« 
popolare dt Torino, Il Sihrì prosegue, ma erroneamente sul Ranxa: 

Seguito dal oioltepltce 
Corteggio dei anoi debiti 
Credea in Vercelli accresoerne 
La mottiplicità. 

Ma colà giunto 

Morte in mal ponto 
• Oli dio con mala grazia 

Noi deretano un oalcio aristocratico 

B gl'insegnò a promaorere 

I stoochi democratici, 

L'abuso dei prìncipi!. 

L'irreligiosità. 

Strofe riferite anche dal Belosìno cìt., pp. 4S9>90, che però tratto in errore dal Sem 
assegna a < non più tardi del 1800 > la morte dui Ranta. L'oichò me no cade II de«tro 
rettifico qui an'altra inosattozza del Bclgranu chea U>rto li a creduto riconoscere il Kanza, 
Tmbr., p. 152, nota prima, in un " ticcloii astice regolare già lettore di teolu-riii ma ohn 
adesso reste panni eecolari > citato in una relazione degl'Inqaisitoii del '26 settembre 179tì 
in Collegi dioertorum anni 1796, fogliaxzo HI. 

fi} N'* 22 (10 novembre 1798^. La ■ Continuatùme ligure deìU YariHà ittruttivt * 
si dispensava dal tartaro Albani in Piaxxft Nuova e dal libraio Oneto in piazxa S. Lorenzo 
« al prozio di L. h per li quattro tomi, sborsabiU al ricevere il primo : e dupo nscito U 
quarto non ai lascieranno a meno dì L. 6. • Prezzo vemmento ettageratu quando si guardi 

alla moie d«l volumetto ed al contenuto. L'esemplare che ho sott' occhio pervenne al- 

rnoireraitarìa dì Gonora dalla Caia genovese della C'ongrcgatione delle Missioni. 

(2) Probabilmente dal franceai, iii cui era itato tradotto dall' originale. 



ft CITTAMNO RANZA 140 

nd secondo qaalche maggior norjtà : L'arte del popolo e Memoria ai 
ìegisliUori democratici <f Italia sulla necessità di una legge che or- 
gtmigMi h spirito pubblico di Ferdinando Gabardi dì Carpi ^^\ Oracolo 
dd profisia Simuele sul carattere dei Re del cittadino padre Luigi 
Serra oliTotano ^\ La seconda costituzione della Francia Ubera san- 
tkmaia il 10 agosto 1793, La lezione americana e L'aneddoto finan- 
Mitre pure inseriti nel Foglio del momento, la nota Denunzia contro 
U V08CÙVO di Albenga. il Trionfo della libertà ligure di nnoro del 
9idn Sem. 

Gli altri dne tomi promessi della Continuazione Ligure deUe Fa- 
tM isiruUive non videro mai la luce t^), il materiale raccolto andò 
id impinguare l'anno patriottico, terza incarnazione torinese della 
lòoeola Miscellanea. Quando doveva uscire il IIP tometto si spargeva 
per Genova , già attesa da parecchi giorni , accolta « con entusiastica 
compiacenza e trasporto di giubilo senza pari > la notizia della libe- 
rasione del Piemonte da « un despota bigotto e perciò avaro e san- 
guinario, subdolo ed insidioso vicino de' Ligarì C^). » Ed ecco, il Ranza, 
dopo aver pronunciato nel Circolo Costituzionale la sera del 9 dicembre 
na discorso d'occasione < ai Liguri patrioti ^^> > rimettendo ad un 
Tincenzo Pavese di Filippo, primo a dare il nome alla coscrizione 
volontaria aperta dal Direttorio ligure per correre in aiuto dei patrioti 
Kemontesi, la sua sciabola < vergine ancora del sangue nemico, ma 
gloriosa per l'entusiasmo che ispirò al suo balenare presso gli alberi 



(1) Cf. anche Bìvza, Z7na gran verità al governo provvisorio, 27 piovoso, a. tu, 
VLtoI 

(8) Aneha luì nel « tomo uno otUTo in piccolo ! » 

(3) Sodo però annaaziati nell' « Elenco di libri naori rìvolazionarì che si trorano 
pMw il Ulmiio Balbino > pabblicato in appendice airopuscolo Xairtuione d'un cittadino 
«j noi fratelli meno is^uiti di Melchior Cesarotti, ristampato dal Ransa in Torino 1799, 

< CoiUinHtuione ligure delle Varietà istruttive, tomi 4 L. 4. » Forse qaando pab- 

UicaTft r elenco si proponera ancora di mandare in luce i due tometti mancantii poi non 
b£ice, perchè non ne ho altra notizia d'altra parte. V'è pure annunziato nn* edizione 
ià < Discorsi del repubblicano Ranza pronunziati nel Circolo Coatitutionale di Oc- 
WM » eome < in torchio, » ma ceppar questi uscirono. 

(4 Diseorso Bajizi 9 dicembre 1798. 

(5) ZHseorso del repubblicano Rama pronunziato nel Circolo Costituzionale di Gè- 
*Mi H 9 dicembre 1798 — foglio voi. — In Vercelli, presso Felice Cerreti ì stampatore 
^ HonicipaUtà. 



1^ 



OIUSEFPB ROBERTI 



della liberta in Alba, ia Pavia, in Lodi, > affrettarsi a riprendere 
via riapertagli del Piemonte. 

La famiglia era rimasta sempre in Lombardia. Prima di pensare 
a ricongiungersi con lei, conveniva vedere che piega avrebbero prese le 
cose. Quindi dopo aver fatto uu breve soggiorno a Vercelli ''> per 
dare assetto a qualche affare e mostrarsi trionfaate là donde avea 
dovuto fuggire precipitosaiuente, negli ultimi giorni del '98 era a 
Tonno ^\ ^ 

Torino « rigenerata » aveva voluto snbìto, ad imitazione dei Cir- 
coli e Società popolari d'istruzione di Francia e della Cisalpina, la 
sua adunanza patriottica. Fin dal 22 frimaio ^ a. vii (12 dicembre 
1798 infatti 1' « Adunanza patriottica di Torino • apriva le sue sedute ' 
nel teatro anatomico dell' Università i^^, proponendosi a comuni voti le 
seguenti regole: 1} L* anione di anime virtuose formerà l'Adunanza 
patriottica; 2) Oggetto di sue conversazioni saranno tutte quelle materie 
che concorrono alla socievole felicità; 3) Quindi l'Adunanza non sentirà 
mai con piacere e molto meno approverà discorsi irreligiosi e immo- 
rali (^). Ma tali disposizioni non furono di freno agli esaltati che 
proruppero ben presto. Appena giunto a Torino, il Ranza, veterano 
delle società patriottiche, intervenne alle sedate dell' < Adunanza. > Il 
12 nevoso (1 Gennaio 1799) € nell'aula d'istruzione democratica al- 
l'Università già destinata ai prestigi della superstizione, ecc. ecc. «è ac- 
colto « con grandi applausi da una udienza di 3000 e più persone 
con abbraccio fraterno del Presidente > e pronuncia un discorso sal- 



ii) Diàcono del repubblicano Banta wpra lunione del Piemontt alia Franeim 
12 nevoso, anno 7. 

(2) « È pare giunto il r«pabblicaao Ranta •Il liepubblieano Pie/non/ff», n" "ì, 13 ne- 
voso, s. TU (2 gennaio 1799i, nm il giuntale era solo settimanale. 

(3) S'incominciò a pubblu'Are una gpectti di resoconto delle sedute poìchò il 4 Digeono 
del cittadino ìtartolomeo Segro nell'apertura delle Meioni delf Adunanza patriottica 
23 frimaio, anno vii » pp. 4 d. n., dal cìt. Fca. stamp. dell'Adunanza patriottica, porte 
il n. 1. I 

(4) la capo al discorso Niuho cìt. L' Adunansa patriottica pobblicò pochi gionit 
do|K> la sua costitttiione dd gran foglio < Adunanta patriottica (di Torino) corri" 
spandente con ogni altra gotnigliante del Piemonte • in eoi dava alla luce i legoU- 
menti. Cf. ancbe AmdrI, Urta oosa WintportanMa o neceaità dei Circoli patrioUiei 
Piemonte. 



1 



tL CITTADINO RAnZA 



151 



l'unioDe del Piemonte alta Francia '^). Esclusa la possibilità di riunione 

colle Repubbliche vicine elvetica, cisalpina e ligure '->, il solo spediente 

è « r incorporazione con la repubblica francese, divenendo parte inte- 

^■anie della Granile Nazione > onde vantaggi economici d'ogni maniera 

^B pei commerci aia per gì' impieghi • potendo i Piemontesi coi Fran- 

Pltei aspirare perfino al Direttoriato oii ul Ministero. » D'altra parte 

non si tratta che « di rientrare nella gran famiglia (i Qalli) da cui 

siamo partiti per mezzo dei nostri avi. * L'udunanza fu interpellata 

« se stimi che si elegga una Commissione la quale stenda un invito 

al Popolo piemontese da presentarsi al Governo provvisorio acciochò lo 

1 spedisca a tutte le Municipalità affine di sapere quali, dopo intesa la 

serie sovraesposta dei vantaggi nell'incorporazione alla Francia, votino 

I sì DO, • ma eccitata da una minoranza di oppositori^ si diede a tu- 

moltaare tanto che si sospese ogni deliberazione in proposito '3'. Risposo 

al Ranza nella seduta del 14 nevoso {^ gennaio) l'avvocato Felice Bon- 

gìovaDDÌ con un discorso assennatìssimo ^*K 11 Piemonte, separato da 

confini geografici , dissomiglianza di costumi e di genio, diversità di 

lingua dalla fVaucia non potrebbe mai unirsi alla Francia stessa, tanto 



(1) Dwcorso del repubblicano Ratua iuirunione del Piemonte alla Francia prò- 
Hitiuiato nelttmla d'iatriuione democratica all' tlniveraità il 12 nevoso, anno 7 e accla- 
mato ali", stampe con grandi applaudi da un'udiensa di 3000 per$&n« con abbraccio 
fraterno del presidente alfautore. Torino, Foutana, IG", p. IG. 

(2) Kel Discorso pronunciato nel Circolo Costitiu tonale di Genova il 9 dicembre 1798 
ivrra perù loitteuuto, furu purché p&rUra diiuiazi a Liguri, clic •> le duo nazioni (Hgare 
A pì«(nootefie) erano fatte dalla natura per usure una sola. L* inesauribile fertilità del 
PioDonte ba bisogno dei porti della Li^rìa p^r uno sfogo marittimo, e la steriliU dei 
Xigorì monti e la marittima industria dei suoi abitatori ba bisogno dell'ubertà del Fie- 
monte per alimento dei propri iDdividui e del suo commercio , ecc. » L* unione aUa Re- 
pabblica ligure troró qoalcbe partigiano. Cf. Buhobi, Storia della Monarchia piemon- 
tete, Ul. 87-88. 

(3t • La proposta arendo incontrato qualche dozzina d'oppositori fra migliaia d' ap* 
pnrakorì , per eritare il tumulto fu rimessa ad altra seduta accioc^iliù noli' intervallo ai 
potaiM maturare a sangue freddo e conoscere pacatamente la Tolontii generalo. > Ditcono 
citato. 

(4) Ofjtfrnuioni del cittadino Felice Sotìgioanni aopra Funionedel Piemonte alla 
Francia in $effuito al discorso del cittadino Jìanea — Torino, a spese dal cittadino De- 
Dino atampatore, 8^, pp. 19. Quando l'annessione fu cosa stabilita, il Bongioanni rinunziò 
con una nobilissima lettera al grtiJo rlie occupava di Ca[n> uftìcio ugli .\Bari interni • pcrchò 
le oostre massime son truppu diaaimili. > È iu Jliecellanea politica piemonteae, \, 19i 
Nuii/oald di Torino), riprodotta anche dal Bianoh 1. 



m 



OIDSBPPB ROBERTI 



più che neppur la Gran Nazione Tavrebbe voluta « perchè protestò 
(e Don mentisce giammai!) che non aveva in Italia alcuna mira d'in- 
grandimonto. - La questione rimase cosi aperta e divenne, quanto mag- 
giore se ne faceva l'opportunità , tanto più ardente; ma prima che 
ciò avvenisse il Ranza doveva subire, in quella stessa adunanza del 
14 nevoso^ il violentissimo assalto del suo concittadino Rossignoli. 

Toltosene, come abbiam visto, senza che di mezzo alle reciproche 
accuse si possa vedere da qual parte fosse maggiore il torto, il Ranza 
non rimase inoperoso. Rimetteva in commercio dal Balbino, « tutti i 
suoi opuscoli rivoinzionari (^'. Negatogli dalla Commissione di governo 
di pubblicare un libro intorno alla religione (^i, riproduceva Vlstru- 
eione d'un cittadine ai suoi frateìU meno istruiti « scritta dal Cesa- 
rotti a richiesta del Municipio di Padova, coll'aggiunta dei « diritti 
doveri dell'uomo e del cittadino '-'^^ > ottenendo questa volta favorevole] 
accoglienza dal Governo provvisorio che con suo decreto dell'S piovos 
(27 gennaio) l'adottava come libro di testo per le scuole secondarie ^^'J 
Ma era sempre un'alternativa di favore e di persecuzione, come a] 

IkA: 



{]) Cf. l'elenco dfli libri rivolutionari in appendice alla ristampa del CesarottL 

(2) Processi Tarliali del Governo provviioHo 20 gennaio 1799. Cf. BiiMcai cit-, ITI,! 
67. Forse il libro accennato fu Critica di due fanatici bergamaschi all' Ksame delia ' 
Confessione auricolare del repubblicano Rama e riapotta perentoria di Rama ci/ltfJ 
critica capo per capo con un appendice frustatoria d* altri fanatici d^ altre parti* 
d'Italia che nell'elenco citato è annunziato < autto tor^'tiio » e non comparve mai. 

(3) htrueione d* un cittadino ai suoi fratelli meno istruiti, opuscolo di Melchior 
CBSLRom. Si aggiangoDO in Anc Ì Diritti e dootri delV uomo e del cittadino. TorìDO, 
anno vri rep., sì trova presno Gaetano B.il bino, 1?*, pp. Ah. Il fof^Ho volante / ladri di 
PisUf atjviso al pubblico, che avremo a citare a proposito della questiono Ransa-Della Valle, 
dico chd ì due aruTsarii erano di quelli e che nun si fanno scrupolo di rubare intieri . 
squarci oppure tatti in disteso gli scrìtti attrai che quindi vogliono far c<insÌJcraro come' 
loro proprietà, com9 fece ezempli gratia non ha guarì il Banxa doli 'opera del Cesarotti, 
Istruzione d'un cittadino ecc. » Ed era poi il primo a reclamare ana legge falla pre- 
prieU letteraria. D'altronde non era la prima volta che l'opuscolo del Cesftrotti venin ri- 
prodotto poicliè nella lettera al po[)olo sovrano del Piemonte , che serve d* introduxiooe, 
il Kanaa stesso dice: « si diffuse rapidamente nelle altre parti d'Italia ed io vi eon- 
tribaii nella Cisalpina ooUn ristampa da me promosaaTi ed oggi consunta. * Del Fa' 
triottismo illuminato , altro opuscolo consimile del Cksìkotti annuneiò , ma non diede 
la ristampa. Si trovano tutti e due nelle Opere di M. C. Finnse, Motini, 1808, XXIX. 
jtp. 180-281. 

. i4} 11 BuKCHi cit., in. 72, ne riferisce un brano, ma posticipando di daa giorni alta 
data ed errando nell'attributrs al Ranta ! Diritti e doveri deìCuomo e del cittadino. 



n. CirPADTNO RANZA t53 

fors'anco piò che a Milano^ perchè pìd incerto ancora e meDo vitale del 
debole Governo cisalpino il debolissimo Governo provvisorio piemontese. 
La questione dell'unione del Piemonte alla Francia che tra i primi 
il Banza era andato a sollevare in seno all'Adunanza patriottica vi 
avoTa trovato, come abbiamo veduta, fiere opposizioni che s'eran ve- 
nute accentuando per le mene più o meno nascoste dei vari partiti. 
Foche notizie ci son rimaste intorno alle sedute delTAdunanza patriot- 
tica, poiché, mentre la pubblicazione degli atti iniziata con un discorso 
del medico Bartolomeo Negro e la relazione della prima seduta non 
aveva avuto seguito, anche ì giornali del tempo tacciono quasi sempre. 
È certo però che vi intervennero rappresentanti dei vari partiti che 
s'agitavano in favore dell'una o dell'altra soluzione proposta per il 
defiDÌtivo assetto del Piemonte . tanto più chiassosi quanto meno si 
sentivano appoggiati dalla maggioranza, incerta sempre ma per lo più 
propendente a seguire le mire del Governo. Alcuni dei governanti in- 
fatti s'eran trovati tra i fondatori della società popolare e forse si va- 
levano deir influenza ivi serbata per far prevalere il concetto dell' u- 
nione colla Francia, caldeggiato dal Governo provvisorio costretto a 
piegar il capo dinanzi ai Francesi che volevano trattare il Piemonte 
come « paese dì conquista. • Non tanto però da appoggiare il Ranza, 
trovatosi, al solito, tra i due partiti ed inviso agli uni ed agli altri. 
Mentre da una parte aveva sembrato da principio vagheggiare Tunione 
alla Repubblica ligure, senza contentare quelli che pur desideravano 
questa stessa soluzione, ora era tra i più ardenti a far proseliti per 
ranione alla < Grande Nazione » tanto da farsi credere « prezzolato 
e spargìtor di menzogne ^^'K » Ma neppure in ciò dava nel genio ai 
governanti. La sua propaganda unionista, causa di rumori all'Adunanza 
patriottica, pel modo con cui era condotta lo faceva minacciar d'ar- 



fi) « Ohi parla per l'anione bIIa Francia è oratore ili inesttere, nn comico, un aozno 

carattere, senta genio, senza lentirii la fona di tonere aa libero ling^oa^^io La 

noltitadine può araere ingannata da an falao profeta, tradita da qaalche pmzolato e 
ipar^tor di nienxog'ne che nell'oodeggiar delle opinioni si trae dietro una part« di gente 
afcsànatA dftlla larva, di nn eoBsma , preTenata dal sqodo di una voce lusinghiera. » 
Opuacolo agli amici della libertà italiaria. Hispo»; anche a que«t'accaaa la Sispoata 
tìTopHKoh agli amici della Ultertà italiana difeDdendo < l'oratore rercellese ìntaccatq 
ip«rtamente • e dicendo « gratuita asserzione • qaella dell'aatore deU'PpiwcoIo. 



3 



su 



aiDSKPPK aOBBBTI 



resto ^*^ : non si intimoriva per ciò e quando il GoTerno provvisorio 
•I decisa l'unione come una necessiti^ inevitabile ('^^ » stabilirà la forinola 
e il modo dello squittinio, ed incominciava a raccogliere i voti sia in 
forma collettiva sia individuale, afifrettando illegalmente la votazione 
dove poteva temere sorprese del « partito italico <^\ » il Ranza usciva 
fuori colle sue proposte non molto conformi al contegno del Governo. 
È di questo momento, tra i molti scritti che si pubblicarono in un 
senso nell'altro <^', una Mozione del repubblicano Bama al popolo 




(lì * Quest'uomo (il Ranza) venne qui & predicar l'anione %H#'FraDcia, fu fiitcbiato 
al Circolo, combattuto in iscrìtto, minacciato d'arrofito. > Il Ministro plenipotenziario delta 
Itepabblica cisalpina presso la Repubblica ligure (Luigi Bossi), incaricato d'ii&ri piMM 
il Governo proTTÌsorìo del Piemonte, al cittadino ministro degli affari esteri. Torino, 
14 piovoso , a. TU (2 febbraio 1799] in Cantù. Carrùpondenre di diplomatici dtVa Re- 
pubblica e del Regno d'Italia, Milano, Anelli, 1884, p. 170. 

(2) BiAHcai. cit., Ili, 85. 

(8) Sul quale vedi Bianchi ITI, 89-91, ove perù è assai poco. È emanazione del 
« partito italico > il Manifesto dei patriotti al Popolo pietnonfése^ clie getta qualche 
luce sull'operato degli astiati e sulla chiusura dell'Adunanza patriottica oro aTevano ti- 
nito per prevalere, 

(4) Hi sono noti i seguenti, coi forse altri si potrebbero aggiungere da qualche diti 
gente bibliografo: 

a) in hvore deirindipendenia o deU'anioDe a repubbliche italiane. 

1) Opuscolo agli amici della libertà italiana. In Torino, dal Malrease, 8* pìccj 
pp. 14 [attribuito al Clcognara in Castù, DeW indipendenjia italiana, Cronistona^ 
pag. 192, nota 16]. 

2) AIU cittmdim del Oovcrna provvisorio della Natione piemontese U Patriot 
toh Tol. a. d. n. L 

3) Àdresse dt* Piémont au Peuple fran^ais, s. d., n. I. [dì un Morino], 

4) Manifesto dei patrioti al Popolo piemontese, 1799, 8" picc., p. ?. St&inf 
ddlU libertà in Canneto, n. 1346. 

b) in favore dell'unione alla Francia. 

1) R'SpMta all'opwicolo diretto affli amici della libertà italiana. — Torino 17fl 
presso il cittadino M. A. Morano, 26 nevoso, a. 7 repubblicano, dalla stamperia del citt 
dinu Soffietti, 8** picc., pp. 18 (^È rivolto agli « amici delta felicità piemont«se>] 

2) Bepon^e à Vadresse du Piémont au Peuple frangaia. Turin de l'imprimcrii" 
det citojens Pane et Barberis, 16^ p. 16 [firmato dal cittadino • Camille J. membre da 
l'Assemblée patriotique de Savìllan. -^ Tnrìn, le 23 nivoso, a. 7 »]. 

3) U cittadino Oalli al Popolo piemontese euW unione del Piemonte aUa 
Francia. Dalla atamp. Benfà e Ceresole, fol. voi. 

4} Quattro parole ai Piemontesi in piatsa^ presso i cittadini eredi Avondo 
stampatori della Hunìcipalità, foglio volante a 2 oolunue [firmato * un veridico imparsiale 
cittadino piemont«se * J. ^H 

Si Prèeis véridique sur les avant^ges inettiinabUs et solide» , que la grana^^ 
nation peut se promettre en fixant le destin du Pié,nont par l'arrèt oonsolant 4H1 rtfii- 




I 



TL CITTADINO RANZA IfiS 

sovrano del Piemonte (*1 ed una Gran Verità al Governo provvisorio 
piemonteséj foglio Tolante intorno al medesimo argomento. Nella Mo- 
lione al Popolo sovrano del Piemonte pur rallegrandosi di veder sod- 
disfatte le sue esortazioni all'unione colla Gran Repubblica, disapproTara 
implicitamente il modo con cui la votazione era condotta e proponeva 
« alcune cose ragionevoli ed equitative: » 

1* L'atto d'unione si faccia con un trattato solenne per mezzo 
di tanti deputati a Parigi quanto sono le provincie del Piemonte. 

2* Questi deputati siano eletti dal popolo della centrale di cia- 
scuna provincia per acclamazione sulla piazza, ricino all'albero della 
libertà, avanti agli ufficiali municipali, che ne facciano stendere dal 
segretario processo verbale. In questa guisa questi deputati saranno i 
Teri rappresentanti della volontà nazionale. 

8" Nel trattato d'unione vi siano a perpetuità i spguenti articoli : 
Primo, Tutti gli impiegati civili del Piemonte dovranno essere 
piemontesi alla riserva del solo Commissaria generale del potere esecu- 
tivo come ora é il cittadino Eyraar. 

Secondo. Vi sarà in Torino un Tribunale di cassazione e di re- 
visione per le cause del Piemonte. 

Terso, Continuerà in Torino l'Università ossia il Liceo Nazio- 
nale dì tutti gli studi. 

Nella Gran Verità al Governo provvisorio piemonfeset biasimando 
il metodo adottato per la votazione « che non possono essere che 
mezzi preparativi e preliminari, • proponeva un « gran mezzo » solo 
atto < a dare il risultato sicuro delta maggiorità dei votanti. > E 
secondo gli insegnamenti del < bravo repubblicano Ferdinando Gabardi 
da Carpi nella sua Arte del popolo, » indicava : « Si apra da cia- 
scuna Municipalità del Piemonte un registro di soscrìzione ai votanti 
per l'unione colla Francia. Questi soli vadano dentro due decadi a 



nitse à jamaia cetie Òetìe partie sitbaJpine de Tltaìie à la Repvbliqtte fran^aUe une et 
indioìaibìe. — Turin. 15 ploviose. an. 7 rcp. Pane et Barberi», 16", pp. 19. 

6) Adres9€ du Piémont mr «a réunion à la France. Tnrin.Hnnòe 7, 1*' T«DtoM 
De rimprìmerìe Brìulo, 16**, pp. 32. 

Ed oltre a qaesti i citati opascoU e fugU del Rxnzk e del BoNaiojkxni. 

(1) Poi. TOl. 




ISO 



tlIUfRPPB ROBKRTl 



farsi scmere nel registro monicipale. Gli altri se ne stiano tranquilli 
alle loro case. Al fioe di due decadi si pubblichi dalla Municipalità 
[il registro coi nomi dei rotanti acciocché ciascuno possa verificare se 
trorasi il suo nome nel ruoto. Lo municipalità rispettive mandino 
tale registro alla loro centrale e le centrali al Governo provvisorio. Si 
sa pressoché esattamente la popolazione del Piemonte. Ora il Governo 
provvisorio pubblicando nella terza decade la somma dei registri delle 
Municipalitii di ciascuna centrale mostrerà in ud colpo d'occhio al 
FieiDont6> alla Francia ed al mondo intero la precisa volontà del più 
gran numero de' suoi abitanti. » 

Gli scritti del Ranza ebbero una certa diffusione, particolarmente 
nelle provincie dove stavano appunto adoperandosi per Tunione, secondo 
le segrete istruzioni del Governo provvisorio, e raccogliendo i voti 
i Commissari appositamente inviati. Uno di essi, il Cotti, scrìveva da 
Brusasco ai governanti'^ : « Il discorso del fanatico Ranza è sparso 
per tutti questi Comuni. Già mi fu d'uopo disputare a lungo con una 
Municipalità acciò il suo voto venisse dato senza condizioni. È incre- 
dibile il male che ha prodotto, perchè ha svegliato nel popolo mille 
confusi dubbi e mille idee che prima non aveva. » £ tra i provvedi- 
menti restrittivi presi dal Governo provvisorio per obbedire agli ordini del 
generale Grouchy vi fu anche quello di consigliare al Ranza di lasciar 
Torino per qualche giorno finchò tutto fosse compiuto. Fu allora forse 
ohe il Ranza, recatosi a Milano, ne ricondusse la famìglia, da cui era 
rimasto sempre diviso dalla partenza dalla Cisalpina *2). 

Durante il periodo che segue fino all'arrivo degli Àustro-Rossi il 
Ranza non fece quasi più parlar di sé. Stimando più prudente lasciar 
in pace la politica — la libertà della stampa era stata d'altronde 



4 



* 



(1) Lett Cotti di Brasasco ftt Governo proTTÌsorìo — 16 febbraio 1799. 

(2) Dal 2 febbraio rinviato cisalpino Luigi Bossi parla della partenza del Rama per 
Hflano. Cantò , Corrispondenta dipi, p. 170 cit. Il Kanza però non ri si recò subito 
perchò piti ferrerà l'agitaiiune par l'uniime. Per la famiglia aveva affittato in Torino un 
alloggio presHi all'Università, nella ria ora Vasco, sopra al locale già oocnpato dal Risto- 
rante deUe Indie. Esiste nella collezione Cossìla, Museo Civico, la < Capitolauone tra Ìl 
cittadino Agostino Noiuis dtil fu Agostino e il cittadino Giovanni Antonio Ranza del fu 
Pietro di Vercelli per un appartamento al primo piano riguardante la contrada inter- 1 
laedia all'Università degU studi, per tiro 600. » Torino» 13 gennaio 1799. 




IL CITTADINO RAMEA. 



157 



molto ristretta ('' — ritornò ai suoi sogni di riforma religiosa. Fin 
dal 24 piovoso (12 febbraio) aveva pubblicato mia « Denunzia a! Go- 
verno provvisorio del Piemonte contro il cardinal Martiniann, vescovo di 
Vercelli, l'Arcivescovo di Torino e tutti gli arcipreti e gli arcidiaconi del 
Piemonte ^"^ » in cnì invitava i « cittadini legislatori ed esecutori » ad 
applicare il proclama dei 20 frimaio per cui sì abolivano - tatti li titoli, 
divise, e distinzioni di nobiltà anche ai cardinali, arcivescovi, arcipreti 
ed arcidiaconi perchè la storia ecclesiastica ne insegna che tutti questi 
titoli e cariche restarono ignoti alla chiesa cristiana democratica dei primi 
tre secoli e che solamente nei secoli posteriori furono introdotti dal- 
Tarìstocrazia clericale e dalla monarchia papesca le quali vollero fare 
la scimmia del fasto secolaresco. » Alla quarta domenica di quaresima 
Io troviamo a Novara, ove ripete il discorso già pronunziato a Genova 
il di d'Ognissanti della maniera cattolico-democratica di suffragare 
le anime del Purgatorio (^). Forse riprende i suoi studi sai salmi, ma 
in altro modo non fa rumore intorno al suo nomo, mentre gli avve- 
nimenti precipitano. Quando amministrazione, patrioti, comprom essi 
politici si rifugiano a Pinerolo per poi passare in Francia o si 
chiudono in cittadella col general Fiorella, egli rimane in Torino. 

All'entrare degli Austro-Russi il 2G maggio 1799 « circa le due ore 
dopo mezzogiorno (^J > montava la guardia al picchetto del suo rione « sotto 



0) Dwreti dell'S febbraio 1799. 

(fi) Foglio rolute. StamiMiia patriottica. 

(3) Il discorso fa stampato ed è citato fra le cose del itanza in Cisalib, Ditionano 
ffeografiro, articolo Vercelli, p. 5^8. Non lo conosco. Me n'è nota wlo la confutazione: 
Ragionevole rineniimento delle anime purganti contro Ì2 discorso di Giovanni Antonia 
Rama della maniera cattolico-democratica di suffragare le anime del Purgatorio rnr»- 
tato il di iV Ognissanti nel Circolo Costi tueionaìe di Genova e la iv' domenica diQua- 
rMMWS in quello di Novara nella Miicelìanea Hanza dell'Ambrosiana. 

(4) Comincia uno scrìtto ■ La prì^onia del repubblicano Ranza uel Senato di Tonno 
ossia qaadro storico- poi iti co di quella bastiglia pieroonttrso con 1' elenco dei detenuti per 
opinioni polìtiche in vane ca«e d'arresto di Torino o dei traslocati a Vercelli, Verraa « 
Vigevano. > Ne rimangono poche pagine di testo e not« disordinatissìme nello carte di 
proprietà Cova. ÌAtW'Eloge funebre de Vapétre de la liberté le Républicain Ranta, I'Hcb 
ractoDta cho in maggio 1799 il Hain& ni presenUi al Miiniiipiu < deinsnJant un sabro 
pour combttttre, la Mnnìcipalitó voolant conserror an liomine si prócieuz lui rcprciunta 
l'inatìlité do Touloir resister k un ennoui aasai forraidablo et l'engagea ainsi qa'ells l'araìt 
fail i l'égard d'tuia jeuawM boiiillante 'n couerver su» jourii. * 



ISB 



OIUSBPPB ROBERTI 



F 



i portici di Po avanti San Francesco di Paola. * Si ritirò subito in 
casa e dalle finestre soc<;hiase < potè mirare il precipizio dell'entrante 
cavalleria, intendere il baccano del volgo acclamatore e vedere Tenta- 
siasrno e la smania del popolnccio che tendeva le braccia, gettava in aria 
, i cappelli ed in tutti i suoi gestì sembrava un vero energameno per l'ec- 
cesso deirallegrezza. » Determinatosi a star chiuso in casa col più 
gran riserbo anche per molti mesi sinché gli aifari politici avessero 
■ preso stabile consistenza non diede accesso che ad un solo amico che 
dì U a poco credendosi mal sicuro in Torino se ne partì : a tutti gli 
altri fece dare ad intendere che s'era ritirato fuori di città. Avrebbe 
potuto ricoverarsi presso un amico in Torino in laogo appartato, ma 
volle piuttosto rimanere colla famiglia perchè essendosi saccheggiate 
alcune case di patriotti temeva per lei « nel quale caso la (sua) pre- 
senza aTrehbe frastornato il saccheggio o l'avrebbe fette pagar caro 
ad alcuni dell'orda barbarica e furibonda. » Pochi giorni dopo, Don 
avendo voluto fuggire di notte travestito da donna, come lo con- 
sigliava la moglie, « per il riflesso della troppa difficoltà a con- 
traffare sembianze tanto cognite dappertutto, e il rischio quindi con- 
secutivo d'esser presto scoperto ed assassinato dagli accaniti realisti 
e religionarii, » fu arrostato e condotto nelle carceri del Senato. Ivi 
si trovavano già detenuti parecchi patriotti, moltissimi altri dovevano 
presto Tcnirli a raggiungere. S'era infatti iniziata la reazione con 
innumerevoli arresti di incolpati politici d'ogni maniera, ma principal» 
mente di civil condizione, medici, architetti, notai, avvocati, professori, 
mercanti, preti, possidenti, ecc. Accanto ai colpevoli d'aver fatt-o ade- 
sione al (Governo repubblicano, d'aver danzato attorno all'albero della 
libertà e d'aver fatto voti per il trionfo dei Francesi o in odio al 
Governo regio, quelli che avevano accettato o brigato impieghi, che 
s'erano efficacemente adoperati pel trionfo delle nuove idee, gli antori 
di scritti incendiari! o anti-religiosi '-^K 



'\) lì Ranza raccolite pel progettato • Martirologio Jet patrioti piemontesi • molte 
noto, coiimnicategli dagli stessi < martiri * cha sono curiosi>i<iÌme. Alcaoe hanno molto 
talora corno gli ftppnntì di Carlo Botta, di coi si valse il Bianchi. Tali nota si trovano tra 
le a]tr« cario di proprietà Cova. Diverflo altre lista totali o parxiali di arrestali del 1799 
g^ trovano qaa e U in miscellanee cootemporaDee. Curioso il ras. della Ntxìonale Tori- 



I 






n, CJTTADnSO RAMZA 



180 



Nelle carceri senatorie il Banza, ritenuto dei piti pericolosi, si 
segnalò fVa i più turbolenti e con Vincenzo ijmassì, astigiano, già 
Comandante della forza annata di fanteria nella rivoluzione d'Asti 
Di '97 e capo degli insorgenti di Carosio ''*, law. Gioachino Argenta, 
già manicipnlista d'Asti e presidente del Tribunale d'alta polizia, i fra- 
telli Manfredi d'Alessandria, Linj^aa e Demarchi di Savigliano (2i^ fu 
messo diverse volto « nelle segrete di dietrn, . esposto ad insulti dei 
carcerieri e minacciato di morte. Tra le altre sul finire di luglio, 
essendosi sparsa la notizia del prossimo arrivo dei Francesi, il Ranza 
recitò < altamente a tutti i detenuti dalla terrazza delVospedale an 
sonetto estemporaneo *3): » il giorno appresso fu restituito, come prima, 



oeie 0. VTT. 2fi. Di tpwgiuro, di irreligione, tJi tradiment4) , di rapina, di ingratiiu^ 
dine i soggetti in questo elenco ncritti, nono rei. ed attendo kohvoUo il Heal Gorerno, 
in carcere furono potU e ditenuti, fanno 1799, oh infame ed etrmo monumento, Giu- 
seppe Gasserò tnonregaìese, avrocato fiscale in Salusso, sempre fedele n S. M. ha eom- 
pila'o questa catalogo alfabrdco. Cf. ■nclif Nota dei ditennii nel Collegio dei nobili at- 
tualmente al primo piano in Miscellanea politica piemontese , l , slla Naxionale Tori- 
nese. Ancora .Storia ragionata delle persone che per supposto delitto d'opinione furono 
iniquamente perseguttate sotto lo scellerato passato Governo. 

(1) UAndato da Pinerolo, ove ai tmvaTg cogli avaniì deU'esercito piemontese, b To- 
rino per procurare 1* approvi^onauionto di Kenestrelte, vi fu arresUto dei primi ÌI 
27 mtggio. 

(2) Questi Dltìmi condannati una rolta a pane e acqua per cinque giorni e incatenati 
per aver cantato la canzone : 

Chi mi desta? ora son? qaal aurora 
Veggo alzarsi sai nostro orizzonte? 
Piemontesi, tergiamo la fronte» 
Tolte SUD le catene dal pie. 

Libertà, libertia 

Noi cantiani, con ?oce sonora, 

Godìam, TiTÌam 

Viviam liberi in tutte l'età. 
E il terror de' tristi affanni 
Ognun Mmpre scorderà. 

(8) Il bidpite angel col Qallo In guerra 

Dell'Erìdano invan le sponde infosca 
Dì nero stormo della Rusea mosca 
Onde tutte imbeccar l'Itala terra. 
L'astuto Gallo sì ritira e imbosca 
Poi esco fuor più baldanzoso e serra 
E preme e assalta e finalmente atterra 
Lo stormo infausto che l'Italia attosca ecc. 

Fu pubblicato in foglio Telante da « un amico della patria e di Ranta • Torino, 
anno mi repubblicano^ col titolo di « Sonetto della catena. * 



100 



OIUSBPPK ROB8RT1 



Bel segreto dì dietro ed incatenato ad un piede per tre giorni, 
tanto che, secondo la precisa intenzione della Corte, si affidava al 
Senato oltre alla giurisdizione ordinaria che gli spettava per le pa- 
tenti 21 settembre 179S intorno ai detenuti ed inquisiti per fatti 
rivoluzionari l'autorità economica per tutti quei casi nei quali Toso 
di essa fosse richiesto dalla ragion di Stato ^^^ e si procedeva all& 
spedizione delle cause ''-', si pen^iava a sgombrar le carceri di Torino 
rigurgitanti, facendo trasferire un corto numero di detenuti in castelli 
e piazze forti di provincia. Il Ranza, condotto con altri compagni al 
Collegio dei nobili, ne fu fatto uscire con altri trentotto, parte già pri- 
gionieri in Senato, parte nel Collegio, verso la mezzanotte del 20 set- 
tembre e montare neirultima delle carrozze preparate con Aìmaasi e 
ì due fratelli Manfredi. Nel discendere in riva al Po fu incatenato 
ed immanettato con ano dei Manfredi, poi imbarcato cogli altri in 
rozze barcaccie scortate da ufficiali e soldati del reggimento Svìzzero 
Brempt *'^K Dopo alcune ore di navigazione per istanza di Ranza al- 
l'ufficiale che scortava il convoglio, furono loro levate le manette: le 
catene però si lasciarono fino allo sbarco vicino a Breme. La notte 
21 dormirono a Breme: Ranza solo incatenato insieme ad uno dei 
ifredi, ma poscia partirono sciolti alla volta di Vigevano. La prima 
(22) di soggiorno ivi tutta la comitiva dormi nella medesima ca- 
merata, poi se no separarono tredici fra cui Aimassi, Ranza, Argenta, 
Avogadro Formiana « detenuti con particolarità d'asprezza. > Aimassi, j 
Avogadro Formiana e un certo Franzini evasero felicemente nella notte H 
del 18 novembre, ma il Ranza non prese parte all'evasione e rimase de- 
tenuto in Vigevano fino ai primi di giugno del 1300. Fermo nei suoi 
principi, asseriva egli stesso; corcando invece di cattivarsi la benevo- 
lenza del Comandante del castello cav. Valierano , dicevano pìi^ tardi i 



« 



(1) Decreto 25 agosto 1799 dal Marchese di 3. André controBrmato C«rattì. 

(2) In una < caUigoria do' doteniiti per maUrìa politica le di cai cause troTansì in 
tpedixione aranti il HagUtrsto > salrata dalle fiamme ulta Segretaria di guerra {cf. Amico 
delta Patria, n, 6) e venata per caso in mano (lei Ranxa, ti ido nome vi sì trova notato . 
come t noto acerrimo nemico del trono : tattodl si scoprono naori delitti del medesimo. • 
La « categoria » intereasante è Ir* la carte di proprietà Cova. 

(!}] Amico delia Patria, giornale del cittadino RantOt a. 8, 18 frattidoro, &. «iiu 



IL CITTADINO RANKA 



lAI 



aaoi malevoli e citavano le lettere che aveva scritte alla figlia magg;iare 
pel suo inatrìuioaio t^>. A Vigevauo nel luarzo del ISOO incominciò a 
scrivere la sua « Vita, » indirizzata al figlio Giovanni Buonincontro. « Mio 
figlio Giovanni fiuonìncontro, diceva egli, solo germoglio maschile sopra- 
vanzato di molti ch'io ebl^i dalla buona tua madre, a te indirizzo queste 
memorie della mìa vita. Siano esso uno specchio in cui mirando gl'ìn- 
eiampi di tuo padre impari a schivarli, i^^atto saggio da' miei pericoli, 
da' miei disa^^tri, dalle mie persecuzioni attendi ad una vita più tran- 
quilla e felice, aborrendo le riforme e le novità pericolose, alieno dai 
tumulti delle razioni, dedito unicamente dei tuoi studi e occupato ai 

doveri della famiglia docile ai consigli di chi desidera i tuoi 

vantaggi, pieghevole agli avvisi di chi s'interessa pel tuo onore, grato 
e ossequioso agli insegnamenti de* tuoi maestri, ecc. ^^'. Ma non la 
continuò e ne rimase un solo frammento ^^K 

«Quando per ravvicinarsi dei Francesi, discesi dal Gran San Ber- 
nardo, anzi già entrati in Novara, parve mal sicuro tenere a Vige- 
vano i prigìonìt^rì di Stato, il Runza partecipò all'esodo di fortezza 
in fortezza. Condotti da Vigevano a Voghera, da Voghera a Tortona, 
da Tortona ad Alessandria, da Alessandria ad Acqui ^^i, da Acqui 



(!) n matrimonio di Giovanna Lncrezia Ranza con Giovanni Antonio Amedeo Domino 
evA Mlcbrani duranto la prigionia del padre, che acrìsfle allora alta figlia od al futuro 
nero alcuno lettere « che dovevano passare sotto gli occhi del Comandante favHlier Vn- 
li«nno. » Quando il matrimonio ebbe luogo noi loglio 1800, le pubblicò e tali e quali 
furono scrìtta per cautela ed anche per necessità • asserendo che il Vulierano < rostonne 
ediAcfttu a seguo di aver quaaì imparato a memoria la prima onde recitarla a parecchi dei 
primari detenuti all'ora della passogi^iata nella gran corte. * Cf. roposcoletto Matrimonio 
rfpHbbUcano-<attolico della figlia pritnogenita tkl cittadino Ransa, pp. 8 n. n. Torino, 
dalla 8tatn|«rin. del citt. Giacomo Fca. 

(2) Al figlio Buoninconiro ripete parecchi dei eotudgli già espreasì nella citata lettan 
da Scstri Ponente, spccialmonto per quanto concerno Io studio dol diaegoo. 

l3) È la già citata " Vita di Giovanni Antonio Banza scritta da Ini medesimo e in- 
dirizzata a suo figlio G. nuonÌDContro » di cui ai connervano quattro foglietti dì carta a 
atano, scritti da due lurti, in tatto 7 paginctte circa, fra le carte Kinza di proprietà 
Cova. Un'altra volta s'era proposto di scrivere la propria autobiografia. < Nella mia vita 
rìvol azionar! a die sto attualmente scrivendo con inserzione de' miei opuscoletti volanti alle 
diverse epoche di loro einì^AÌone dirò poi il resto. > J{i>tpoìta di Jiatiga al cittadino 
Porro in Amico del Pòpolo, Varietà inlruttine, \\\, 104. Non no ho altra notizia. 

(4) « Ci>l disegno di farli passare a Savona o quivi imbarcarli per la Sardegna o 
piuttosto alTogarli ia alto mare. » h' Amico della Patria, n. 8, 18 fruttidoro, a. tol 



him. s. a, T. XIV. 



Il 



103 



GIUSEPPE ROBERTI 



finalmente di nuoTO ad Alessandria, in quest'ultima città due giorni 
dopo Marengo, il 16 gingno furono rimessi in libertà: il Hauza dopo 
dodici mesi e mezzo di prigionia. ^ 

Passando per Vercelli per tornare a Torino tì si fermò pareccLi 
giorni e poco mancò non si facesse dì nuovo imprigionare dai Fran* 
cesi questa volta. Segno dei tempi ! Per celebrare la battaglia di Ma- 
rengo si cantava un Te Deum nella Cattedrale. 11 Kanza al solito 
ToUe vi si Sostituisse il Magnificat^ più adattato a tempi democratici. 
La Municipalità aderì alla sua proposta e diede ordine che fosse ese- 
guito il Magnificat del maeslro Perotti. vercellese. Ma il Vescovo, 
che aveva già antica ruggine col Ranza o tanto meno voleva aver 
Tana di cedere a' suoi desideri, cantò il Te Deum e lasciò into- 
nare « sguaiatamente il Magnificat dai musici terminando cosi fred- , 
dissimamente la funzione sacerdotale: ravvivata però dalla banditi 
militare col ca ira intonato subito nella chiesa in sull'uscire dei re-~ 
pubblicani 1^). » Passato qualche giorno, nell' occasione del soggiorno 
in Vercelli del Buouaparte, il cardinal Martiniana sporse i suoi la- 
menti contro il Kanza come perturbatore delle funzioni religiose ed 
ottenne dal Primo Console l'ordine alla Municipalità di far arrestare 
il Ranza, se cosi stavano le cose. L'arresto non segui, forse perchè 
amici ed aderenti suoi tra i munìcipalisti lo seppero trar d'impaccio 
e la sera stessa « tranquillo il Ranza andò a vedere l' illumina- 
zione ^K » Si tenne però per avvertito e poco stante ripartiva per 
Torino ove, appena giunto, il 12 messidoro (1" luglio) si celebrava il 
matrimonio della figlia Giovanna Lucrezia con Giovanni Antonio Amedeo 



(!) Anno patriottico, Varùtù istruttive^ VI, Tentoso, p. 67 , ed Miche H^ìica M 
cittadino Ranea a frate Guglielmo dtlla Valle (30 termidoro, a. tiii) foL toI. Torino^ 
dalla sUiiip. filantropica. 

(2) An patr. cit Ma altri d&DDO altre ra^oni. Coti an foglio rolftate li cittadiii 
Barberù al repubblicano Morardo intorno Barua. Torino, auno riii: « Il Primo Co 
sole Bonaparte più d'o^i altro politico conoscitore di questi cerTelli frenetici ed eterodlC 
era ^à per intimare in Vertielli a tutta ragione l'arresto al nostro Kanza die per tempo 
si sottrasse: eiiitendo ninnifesto ed ìnfnusto il sopposto cbe Ganza avania negli epiaodt e 
sotterfugi della spossata sua apologia che il Primo Console siasi lasciato contro di Ini 
indisporre dal Cardinale di Vercelli, quasi che T incomparabile fionsparte arbìtri e con- 
danni a ienor di sapposto o non colla retta infnllibilo evidenza. » Ed anche lUtpotù 
del cittadino fra Guglielmo Della Valle al cittadino Banea, 26 termiduro, a. tiii. 



IL CITTADINO RAVZA 



l«3 



Domino di Bistagno, già Tolontario nelle Gnardie, poi in Monferrato, 
quindi sottotenente dei Cacciatori delie milizie d'Acqui, ed attualmente 
in attesa di on impiego che il nome del suocero gli aveva da pro- 
curare **». 




A Torino, ancor nna Tolta e più strettamente sotto la dipendenza 
francese, il Eanza non trovò più dopo Marengo le agitazioni e le ef- 
fervescenze del tempo del primo Governo provvisorio. Si sentiva la 
roano ferrea del Bonaparte e la ferma volontà di unire, senza larve 
di sanzione popolare, il Piemonte alta BVancia, quando a questo paese 
« di conquista » non fosse stato opportuno dare altro assetto. Non 
già conforme ai desideri del popolo ma alle convenienze della Francia. 
Bestava però nelle dolorose memorie dell'invasione austro-russa una 
causa di dissensioni e di questa si valse il Ranza per sollevare nuova- 
mente rumore intorno al suo nome. 

Già parecchie volte durante il Governo provvisorio dell'anno vn 
(179S-99) ì patriotti aveano alzato la voce non solo a ricordare con 
lode e a proporre onoranze a quelli che col sangue aveano pagato il 
loro tributo alla patria ^') ma anche, e piò forte, a chieder compensi 
pei sacrifizi veri o simulati sofferti per la causa della libertà. Dopo 
Marengo più alte e numerose si fecero le voci de* molti che uscivano 
allora dalle carceri o erano stati malmenati, perseguitati, costretti ad 



(1) Nfll dt. opoKolotto MatrimoHÌa repubblicanocattoìico della fiffUa primoffenila 
éeì cittadino Ranxa h iDserite tnch« l'allocazione pronanzìaU dal Hanza alU Muoicipa- 
liU di Torino presentante < in vigore delle Ivggì franresi > la rictiioiita dì iscrizione n«l 
rtgùtro civico dei matrimoni, accompagnato da duo testimoni ; vt si aggiango : • NB. Dalla 
MnoicipalìU ■! passò immediatamente alla chiesa parrocchiale di S. Uiovanni Battista 
dove ì madeaiini testi serviruno pel rito cattolico. » 

{2} Vedi IliAScai, ìli, pantim. Nel g'ik citato elenco di libri rìroluzionarì presso il 
Balbino trovo annonstato iSotione del repubblicano Jtansa per dt*e feste patriottiche, 
Hiw in o^io al (iranno e Paltra in onore dei martiri della Libertà piemontese, soldi 6 
Hb il foglio volante o opascoletto ò ormai irieperibilo. 



m 



onrSEBFB BOBERTl 



esulare durante il periodo austro-rosso. Già nel suo proclama del- 
l' 11 messidoro (30 giugno) la Commissione di governo aTeva pro- 
messo di'« darsi ogni cura alTinchè sia provvisto alla dovuta indonnita 
ai patriotti onde prevenire ed estinguere ogni alterior odio e dissen- 
sione fra gli oppressi ('^ » ma eran promesse « dall' attender lungo. > 
Mancava un'opera che fosso ad un tempo « d'iniziativa all'indennizza- 
zione promessa e di documento alla storia delle fughe, delle carcerazioni, 
degli stenti e privazioni degni genere, finalmente delle morti gloriose 
dei fondatori della Libertà piemontese ^, » Vi si accinse il Ranza : 
e il 26 messidoro usciva in luce « l'annunzio di un'opera che farà 
epoca negli annali della rivoluzione italiana sul finire del secolo snii, 
il martirologio dei patriotti piemontesi • che il Eanza si proponeva 
di compilare colla scorta delle note - di tutti i patrioti che furono^ 
il soggetto delie persecuzioni dell'agonizzante aristocrazia piemontese 
dei parenti ed amici delle vittime « che sigillarono la rivoluzionai 
carriera con morte barbara ma gloriosa. > Alle < noto stese brevomenf 
ma con verità e precisione scrupolosa > e che rimarrebbero « gli aut€ 
tici materiali della rivoluzione del Piemonte » pubblicate in tanti tot 
di dodici fogli in-S" grande dì 192 pagine circa, seguirebbe nell'ultit 
tomo un discorso del Ranza, che^ stesa brevemente la storia della xi\ 
luzione, chiuderebbe l'opera con parecchi indici « che ad un colj 
d'occhio presenteranno la serie degli appiccati, o in realtà o in effigia 
dei fucilati, dei morti in battaglia o in esilio, dei carcerati, dei 
minghi nascosti in Piemonte e degli emigrati t^). » n primo tomo 
prometteva per ottobre, ma non vide mai la luce, sebbene ripetutamet 
promesso *^'; bensì rimase tra le carte Ranza un copioso materiale, 



(1) Stabilimento àeìVAmministratioHe patriottica per àoccorso agli amiei delia li- 
bertà approvati dal Oocerno, 11 messìfero (30 giugno l^ÙO) in Raccolta delie leggi, prv 
riami, decreti, manifesti pubblicati dalle autorità coatituite. — Torino , Datìco e Picco, 
1800, voi. l, pig. 17. 

(2) Martirologio dei patriotti piemonteti (di 0. A. Ranta), fol. voi. Torìoo. 

(3) Mari. d. patr. piem. fol. toI. citato. 

(4) Doveva contonore 1« prime sol Utt«r6 dell' alfabeto , e coitare come i cons 
tivi lire due < a ragione dì soldi 3» 4 per ogni foglio, compresa la logatara alla rostio 
Per supplire allo spese della stampa sì apri una sotioacrìzione di lire dae anticipata 
il tomo primo in Torino in casa dello stesw Raoza dalle S del trattino alle 8 della sera, 



it cTTPAorao nAiirzA 



it& 



i 



potrebbe, colle debito cautele, esser messo a profitto per la storia delle 
agitazioni di questi anni in Piemonte '^>. Kè com'è naturale la que- 
stione e dell' ìtidennizzazione > fu subito sopita , ma parecchie Tolte 
anch'essa ritornò a galla ^^K 

È dello stesso perìodo di tempo la qaestione Ranza-Della Valle, 
che fece Tersare fiumi d'inchiostro e distrasse in mezzo a tanti pen- 
sieri d'ogni genere il pubblico torinese, forse segretamente sofliando 
nel fuoco gli stessi Francesi coutenti che cosi sì distogliessero le 
menti dalle attuali gravi contingenze polìtiche. Il padre Guglielmo 
Della Valle, di Uoncalvo, dei Minori conrentuali osservanti, autore di 
parecchi libri d'erudizione sacra e profana, specialmente artistica t^)^ 
era figurato a tempo del primo Governo provvisorio, come membro 



fvorì dagli nffìxìali della posto. Fu promesso parecchie volte nel)* .-/mieo della Patria 
pasiJQi e neir.Vnmi Patriottico, ma forse le npoM avrebltero stipprato i pochi denari rac- 
eolti per sottoscrizione. Anche il Moranlo promise quniebe ooxa di consimile ma ron di- 
serrila più largo. // Dizionario storico critico dei aubalpini daiCepoca della rivoluzione 
di Francia distinti nelle sciente, lettere, arti o in chiare anioni e nella cauta della 
libertà, 6 voi. in-8, si trova indicato tra le open* inedite p«:r cai si apre sottoacrìiione 
nella Memoria ragionata dì fatti memorandi relativi alfAtetieo di Torino e Catalogo 
gtorieo di tutte le opere dell'autore con molte intereuanti notieie di storia patria , 
p. 116. 

(1) Le carte sono tutte o quai<i aatenticate da dae < Municipali » e dal Segretario 
del luogo, e godevano di franchi[,nB postale porche portassero rindicaziono • nota di un 
maitire piemontese. • 

(2) È firmato da (^ìiovanni .^ntonio Ranca < dopo il qoale seguono centinaia di le- 
gnatore > il foglio volante / martiri della libertù piemontese alla Commiitsione di 
governo. Torino, 8 termidoro, a. vjii ; iorita la •• Commissiono di governo a creare una 
Coinmiuiunu la quale 8* occai)Ì dell» maniera d' Indennizzare i martìri eccitando tutti i 
patrìotti a somministrarle i lami e le viste cho credono utili a qaest'Qopo. • È pure del 
Bftoza Taltro foglio volante Quesito primo e suggerimento del cittadino Banta aiment' 
bri della i ommisfione di governo e della cotìsulta, Torino, 20 termidoro, a. 8. Propone 
per indennizzazionc dei patriotU una contribuzione di 100000 lire sopra ■ i custodì de'varì 
luoghi di dctonzìoDo ì qnili tatti smunaero e scorticarono Ì patriotti • e come sfogo al 
loro entasiaamo repubblicano la pronta demolizione dì tutti ì castelli del Piemonte rìcet- 
tftcolì ÌD&mi dalla tirannia feudale. 

I3j Le Lettere Sanesi, le Vite dei pittori antichi greci e latini, la Storia del Duomo 
d'Orvieto f ecc. Il Della Valle curò anche l'edizione sene$o dette Vite del Vasari e fu in 
ralaxione col Veruazza e con altri. Cf. Elogio Storico del padre maestro Guglielmo Della 
V^alle minore convent'iale tratto nella maggior parte dalle $ue opere dalPab. Luigi De- 
Augeli5i pubblico professore nolt'I. e R. Università di Siena. — Siena, Kossi 1823. Nel- 
r elogio sorvola su questo perìodo delia vita del D. V. 



Itt 



tinrSEPPiE ROBbirti 



I al 



d'una Commissione storica nominata con decreto 8 ventoso, anno Tn U' 
e come autore d*una memoria < in cui proponeva mezzi atti a risve- 
gliare dai suo letargo ìt genio italiano e a condarre soavemente al 
lume della ragione l'uomo traviato dall'esser suo civile e repubblicano 
cioè un'educazione filosofica dei primi anni ed un foglio ptidodico 
gli adulti t^>. Per far dimenticare la parte, per quanto piccola^ avui 
nei fatti del 98-99, il Della Valle, durante il Governo austro-russo, 
diede in luce VEsame ragionato dei Diritti deìVtmmo ossia confuta- 
isione dello Spedalieri (^) e cosi evitò la prigionia che molti altri ec- 
clesiastici, assai meno compromessi di lui, avevano sofferta. Ristaurato 
un Governo < che mostra dai suoi primi atti un sincero spirito repubbli- 
cano » il Della Yalle, tornato, come tant'altri, repubblicano, rimetteva 
in luce il progetto del *99 ed annunziava pel novembre l'aprirsi del 
suo istituto di educazione dlosofìca e pel mercoledì primo del vicino 
agosto un nuovo giornale « Lo Spettatore deìV Eridano <*»; » ma da 
pubblicano moderato oppugnava le soluzioni troppo violente che 
volevano dare dai più esagerati alla questione dei frati con varie sta 
pigile non prive di spirito di buona lega e scritte in stile popolare. 
Fra Ortica, fra Carcìofolo, fra Cocomero C^>, tali i pseudonimi assunti 
dal Della Valle avevano incontrato molto il gusto del popolo ; si ca- 
pisce come il Ranza, geloso della popolarità del frate, che poteva anche 
collo Spettatore ddVEridano impedirgli Io smercio del giornale chi 



.m^È 



(1) • Li cittadÌDÌ Crìdis, Pavcsio, Darandi, Maistre, Homo. Bollono e Della Valle sou 
incaricati di raccogliere negli arcbìvi e nelle biblioteche nazionali tutti 1i docameoti 
crederanno più iotereasanti per la compitazione di ana storia sincera ed esatta del Pb 
monte e di ciascuna delle provincia che lo compongono. <> Raccolta delU leggi, proclami, ec 
(Davico e Picco cit. . 

(2) Davico e Picco stampatori tcrineti alla ytuùme piemontese $alute e rù^t 
Foglio volante del 23 messidoro, anno tiii (12 loglio 1300J. 

(3) Torino, 1799, dalla stamperia Oarico o Picco. Ha pochissimo valore. Cf. Ciiuau, 
Le dottrine e i tempi di Nicolò Spedalieri, II, p. 250*51. 

(4) Davico e Picco ecc. Manifesto citato. Lo Spettatore delV Eridano non vide pei^^J 
mai la luce. ^H 

l5) Così il foglio volante 11 cittadino Morardo al repubblicano Rama intomo a 
fra Guglielmo della Valle. Torino, li 3 fruttidoro, a. S. Ben& e Ceresole. Ija questione dai 
frati era stata sollevata da Oio. Batta Maria Dorando con an Progetto di itabilimento 
per i frati, per te Jiwnache e per i poveri, 16% pp. 8. Torino» 14 menìdoro. umo tl 
stimp. Brìolo. 




ti cirrAi>rrfo kanza 



i^ 



egli stesso intendeva pubblicare, si levasse a dispaiargliela. Ne nacque 
un'acerba polemica. Il Della Valle è sempre stato realista e lo è tut- 
tora, dicera nella sua Denunzùi ai patriotti il Ranza ^^\ s'è messa 
la maschera del patriota e quel ch'è più pretende montare in cattedra 
e dettare principi di educazione repubblicana, e, citando molti possi 
detr£same r(Ufionalo dei diritti dell'uomo , proponeva che un' opera 
« cosi sediziosa, un libro così pericoloso pel Governo democratico • fosse 
« da condannarsi alle fiamme ed alla pubblica esecrazione al piede del- 
l'albero della libertà nella gran piazza (Castello)... iniziando con rego- 
larità le feste decadarie. » Una deputazione di patrioti, recatasi dal 
deaerale Chabran, governatore del Piemonte, ottenne il desiderato per- 
meeso e il 80 termidoro (18 agosto), lunedì, terza decade del mese, 
alle sette del dopo pranzo < con grande concorso di spettatori e con 
Tassistenza del cittadino Oastaix, comandante la piazza, d'uno squadrono 
di cavalleria e d'un picchetto di fanteria » si fece la « solenne » fun- 
zione patriottica. Dopo il canto d'un inno patrìottico-morale, il Ranza 
pronunciò un discorso sull'industria, cui era consacrata la decade, lunga 
tirata sui vantaggi del Governo democratico e della libertà, per cui 
il letterato e l'artista, Tuorao probo e di capacità sarebbero sempre 
premiati e carezzati , gli intriganti ed ì nobili sarebbero abbassati e 
disprezzati, colla chiusa ad effetto contro i libri antipatriottici e par- 
ticolarmente quello dell' < ozioso brandalucionista del misantropo cap- 
pucciato • frate Della Valle (2). Quindi, accesosi il rogo in olocausto 
airindustria, fu bruciato il libro, mentre i patrioti danzavano allegra- 
mente la carmagnola e cantavano intorno al rogo e poi intorno all'albero. 
Ultimi eccessi rivoluzionari che si permettevano dai governanti fran- 
cesi, quando non andavano a colpire che privati oscuri ma non dovevano 



(1) Denuncia del cittadino Ranta ai patriotti contro ti Ubro di frate Gugìieìmo 
Della Valle M. C. intitolato Esame ragionato dei diritti delTuomo ossia confutaeione 
deUo Spedalieh. — Tonno, 25 t«rmiJoroj ft. 8 (13 agosto 1800). So ne fecero due 
•diiiooL 

(2) È a stampa il Discorso del cittadino Rama recitato la deca<U terta di termi- 
doro coìvtacrata alPIndustria a pii dell'albero della libertà in piatta Castello per 
Tabbriiciamento del libro di frate Della Valle, minor concentuaìe, contro i Diritti del- 
Vnomo delVabfite Spedalieri. Foglio Tolante. Cr. Botti, Storia d'Italia dal 1789 al 1314, 
- Italia, 1824. IV, 48. 



Idi 



OniiKPni ROBERH 



aver seguito. II Della Valle, s'intende, rispose subito al Kanza, e q^ 
a sua Tolta replicò: dagli assalti persoaalì sì trascorse da parte di 
Eaoza ad involgere nelle accuse reciproche i fratelli del Della Vali 
accusati come lui di poco < civismo, » da parte del Della Vallo a ri 
sollevare antiche accuse contro ravversario: dall'argomento presente 
saltò ad imputazioni d' ogni genere a carico di ambedue. Piovvero l 
foglietti volanti e non dei soli contendenti, che o col proprio o con &ato 
nome sì assalivano, ma dì diversi altri che si levarono a difenderli 
ad assalirli. Ogni giorno si vendeva per le strade qualche nuovo op 
scoletto, magari in dialetto, ed il pubblico rideva, ma si lasciava co* 
gliere e comprava, quando non s'affollava dinanzi ai fogli che il Kauza 
stesso appiccicava ai muri, contento di farsi rider dietro, purchò accor- 
resse gran folla a vedere e leggero t'I Ora era Giovanni Giacomo 
chiahattino o /* osto di doi boston, o un cittadino Barbero che sorgov; 
in difesa del Della Vallo c-^» ora il famigerato Morardo, avversario pe; 
conto proprio del minor conventuale ^^\ che veniva in soccorso di Ranzai 






(1) Botta, St, d'It. dal 1789 al 1814, p. 49. a ... .od ogni giorno ancora appicoicaT 
luoi cedoloni alla mura egli steuo e quando si sentirà che era Rama il popolo correrà i 
calca per rodere. >i 

(2) Una raccolta di scrìtti relatiri alla questione. Biblioteca di S. H. in Torino, port 
per tìtolo: Commedia. — Interlocutori: Kanw, OelU Vallo, MorarJo, reiinoncelli. altr 
innominati. Scene diciassette che corrisponde al numero dei foglietti ed opuscoli inserti 
nella raccolta. Sono del Della Valle o in suo farore: A) RUpo»ta del cittadino fra Gtt 
glielmo Della Valle al cittadino Ratixa, 26 termidoro, a 8; b) Gio. Giacomo CKiaA 
buttino al cittadino lìanta, foglio rolante. più libero nelle espresswoi e più aggressiv 
e) L'osto di doi boston al Sitadin Hanea , fol. rol. di fornin più popolare percliÀ ia 
dialetto ; dice che Ranza s' è messo in capo di for la dimostrazione io piazza Castelli 

4 perchè l'auter di a prìcr un roumnttsm e *1 medich a l'a dìt d'sudù: a l'è per Vt 
eh* dop un sibaldonn d'an dìscours con la fronnt d* corani d'Islanda per spirit d' rendetti 
l'a inveì centra an liber sorit per fé' d* bin a tnit ecc.;> d) Frate Guglielmo Della Valh 
al cittadino Giovanni Antonio Rama, Moncalicri, li 23 agosto 1800 r. s. fot. rolant 
e) La Storia d' CatUnin la laoandera, foglio rolante, diretto più contro il Morardo ehvj 
contro il lianza; f) Il cittadino Barbero a Morardo intorno lianea, 16** yng, 4 puri'] 
riolentiuimo contro il Ranuii gì Due bastonate ai più grandi blateratori del già 
Ranea e Morardo. s, 1. n. d.^ — Sonetto Rrmato il «flagellatore dei protei. « f. t. Di 
stampe della rerità nel regno della ragione. 

(3) Il sno libro Del eulto religioso e dei suoi ministri era stato combattuto 
Della Valle in un « primo slancio della (sua) penna repubblicana. » Quattro parole 
cittadino Gaspare Morardo aopra il libro intitolato: Del culto religioso e dei suoi m 
nìstri — Torino, dalla stamperìa Darico e Picco, 16', pp. 100. 



IL CITTADINO KANUk 



tfO 



tdoprantesì mani e piedi a trionfare, ora qualche anonimo, eco della 
voce [Kìpolare, che metteva in ridicolo questo o quello « voraci sangoì- 
sughd delle borse (del •pubblico), che ^ià da Inugo tempo vanno suc- 
chiando a soldo a soldo ridendosi quindi della dabbenaggine dei loro 
benefattori > e dicova satireggiando che s'eran messi in lega fra loro 
«per dividere a partì eguali il prodotto delle villanie ed invettive che 
si vanno scambievolmente lanciando ^^K » Vuotato il sacco delle con- 
tumelìQ, i due avversari finirono col quotarsi, il Delta Valle dicliìaraudo 
che • se fosse ancor vìvo il rogo in cui ardesse il libro sullo Spedalieri 
vi avrebbe sacrifìcato non solo tutti i fogli che la (mia) ed altrui penna 
scrìsse contro di voi (Ranzaj uia tutti gli altri ancora da me pubbli- 
cati t2*, » il Hanza protestando di non aver perseguitato l' individuo 
che amava « qual membro della civile società e della unione cristiana 
ma lo scrittore anti-repnbblicano ^^\ • e mentre il Ranza seguitava a 
pubblicare il suo Amico delia patria che aveva visto la luco uelPìn- 
fìerire della lotta, il Della Valle si rìtirava dall'arringo giornalistico 
tì faceva giuramento dì « deporre la penna. > 

h' Amico della patria, giornale del cittadino Ranza, portante in 
fronte in luogo delle note fatidiche parole : Unione - calma - coraggio, 
sìmbolo riputato più adatto ai tempi, s'incominciò a pubblicare il quar- 
tidi, 4 fruttidoro, a. viri (sabato 22 agosto ISOO). * Questo giornale 
si pubblica tutti li giorni pari al d(^po pranzo, cosi il programma; 
i suoi argomenti sono: consulta, governo, riforme, denunzie, varietà. 
I<Ion si prendono associazioni. Si fa gridare per le strade a due soldi il 
foglio di pag. 4 dì carattere minuto (^), » ^^W Amico deUa patria 



(1) I ladri di Pisa. Avviso al pubblico, fol. rol. Tonno, dalla stamperia Dnolo, Con 
qaesto si paò cìUro tra gli scritti, ctie vulevano ra p p rese o taro l'opinione pubblica, la 
Sententa di ^poUine, Febo, Soie, Biondo Dio lie della Luce ecc. nella eniua del no- 
$tro fisco apotiineo eonlro Guglielmo Della Valle frate minor conttentuale , Giovarmi 
Antonio Uanza professore di lettere e Gaspare Morardo professore di filosofia tuiti 
€ tre subalpini contumaci, lunga pappolata dell'abate Angelo PtaxoncRLU , poco più tardi 
famoso autore della M...deide. 

(2) FraU G. Della ValU al cittadino Rama, Moncalieri, 23 agosto 1800, cìt. 

{'Si Risposta finale di Giovanni Antonio Ranta alla lettera conciliatoria di frate 
DeUa Valle, fot roL Dalla alamperìa filantropica. Torino. 6 fruttidoro^ a. 8. 

(4) « Si stampa dal cittadino Fea, ma trovasi preiHo l'aatore daranti San Francaico 
dì Paola, oaaa Cossila, seconda piano e presso i librai Balbino, Itaycend , ToacaneUi , Gq- 
naco, ìtorano e Fustino. > 



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01TJ9HPPB KOBBRTl 



torinese rivive solo in parttì lo spirito àeW Amico del popolo miìanese. 
È sempre lo atesso uomo, ma il giornale s'è risentito de' tempi ma- 
tati: non che usi un linguaggio più moderato, che anzi, e fu prìncipal 
cagione della sua soppressione, è violeutissìmo nelle denunzie, parte 
importante del foglio, ma i ricordi della rivoluzione francese sono la- 
sciati spesso in uii canto, le proposte di feste civiche o straordjuariej 
ricopiate dalle francesi spariscono ; il giornalista non rammenta più coni 
pompose parole il suo soggiorno in Corsica ed In Nizza nei priniordil 
della rivoluzione, o, se lo fa, vi accenna alla sfuggita, perchè sa cha 
quei ricordi non si evocano più volentieri e che ormai quasi quasi di| 
repubblica i governanti francesi, modellati sul Primo Console, nonvo-' 
gliono più pronunciare il nome; tutt*al più vanta le sue geste per la 
libertà del Piemonte e nelle sue denunzie si ricorda di tutti quelli da 
cui crede di aver ricevuto qualche torto per chiederne ad alta voce la 
revoca dalTìmpìego. Le denunzie infatti sono, come abbiam detto, 1&^ 
parte principale del giornale, il quale, sebbene abbia dichiarato dì non ^ 
voler accogliere che quelle legalmente provate '', è spesso aggressivo ed 
insolente. Nel primo numero è indicato al Governo per una pront-a desti- 
turione Tavv. Dondona, già avvocato fiscale a Vercelli, perchè nel 179aj 
« fece istanza e concluse contro di Rauza come deliuquente di lesa! 
maestà in primo grado per aver mandato in Piemonte il prospetto delj 
suo giornale il Monitore italiano stampato in Nizza ecc. » e « conclusa 
per la fucilazione dei patriotti moncalvesi , > e insieme al Dondona 
il Morbio, municipalista a Novara, « quello cioè che fece arrestare 
impiccare il povero Azari. » Nel secondo nuuiero, 6 fruttidoro, e ne 
seguenti la denunzia va a colpire l'Arcivescovo di Torino, Carlo Luig 
Signoris {e non del Signore) t^) Burouzo di Vercelli, come autore dell 
famosa pastorale dell'ottobre 1797, già da lui denunziata nell'^mìo 
del Popoloj e perchè < il mondo sa benissimo che i vescovi furono 
prima pietra di scandalo in Piemonte contro la Rivolozione francese oj 



(I) NeU'articolo Varietà del n. 7, 16 frottidurOj fi giornalUU avrertA die non pub- 
blica lettere dj cui non conosca l'autore. « In repubblica il mestiere di denunzia-tore è 
onorato porche ranta^ono alla patrio, ma non der'essere tenebroso. > Cf. anche nnm. Sa 
6 GruttidDro. 

(^ Sacoodo l'antica grafia del nomd, che il fUnza volefa «erbata per scrupolo enidit 



XL CITTADmO BAlfZA 



!^l 



i suoi amatori. • L'oggetto finale della denunzia sarà « d' ìnTÌtare il 
Qorerno a sospendere ab humanis l'ArcìvescoTO e prendergli tutte le 
entrate perchè lia di che vìvere lautamente co' beni paterni e cogli 
avanzi ecclesiastici fatti finora: ed impiegare tali redditi, come pare 
qnelli d'altri vescovi d'ugual conio che si denunzieranno in appresso, 
per indennizzare i patriottì parseguitati. » Così nel n"* S - IS frutti- 
doro - formano oggetto di denunzia gli ufficiali del reggimento Brompt, 
per le sevìzie usate verso i patriotti nel tempo della reazione : essi non 
dovrebbero essere ammessi nei Corpi elvetici ricostituiti dal generale 
Seras; nel n" 11 - 24 fruttidoro - due pubblici impiegati sotto l'accusa 
di brandalucioni e col singolare invito ai patrioti di seguitare « con 
calma ed unione la caccia di questi Brandalucioni impiegati , > percbò 
in tal modo «voi avrete l'impiego loro; » nel n" 13-28 fruttidoro - 
contro il vescovo di vSusa Ferraris di Genola ; nel u* 1 4 - 30 frutti- 
doro - contro l'ex-conte Giuseppe Maria Olgiati di Vercelli, il futuro 
biografo del Ranza e via discorrendo. 

Le altre parti di ogni numero sotto la specificazione: governo^ 
consulta, riforme riguardano anclte^ più che gli argomenti cui paiono 
accennare, ciò che allora sembrava stare più a cuore della maggior 
parte dei patrioti, il proprio vantaggio, come compenso di sacrifici 
reali od immaginari sofferti per la patria. Infatti tra le questioni di 
cui s'occupa il Governo o la Consulta, V Amico delia Patria pre.sceglie 
sempre di parlare o dol progetto d' ìndennizzazione ai martiri o di 
impieghi destinati o da destinarsi ai martin stessi, quando non si 
tratti del loro istoriografo, redattore del giornale o della sua fauuglia. 
Così in parecchi numeri il Ranza inserisce petizioni da lui presentate 
alla Commissione di governo coli»? risposte favorevoli o sfavorevoli ri- 
cevute ; ora per ottenere l'esenzione dal pagamento dell'imposta straor- 
dinaria arretrata del Governo regio, invocando la sua qualità di « più 
gran martire della libertà piemontese*'' ■ ed è esaudito; ora per pro- 
porre alla Commissione di governo sotto forma di « progetto » di acqui- 
stare quattrocento (sic) copie del giornale per < rialzare e sostenere 



(t) N. 2. e frattiiloro. La petizione è del 4 fruttidoro ed « ottenoe l'effetto desi- 
dento. » 



m 



mnSBPPR ROBERTI 



Io spirito pabblico depresso in Torino ed avvilito nelle provincia '^ 
pagandole in beni nazionali ; ma questa volta non ò ascoltato; gli si li^ 
sponde secco secco che « non si fa laogo alla donianda, stante le urgenzo 
pnbblicho nelle attuali circostanze t^) » ed egli non si scoraggia: tant») 
batte ed insiste che la Commissione di governo, tornando sulla sua prima 
risposta, ammette che « sarebbe veramente desiderabile che il giornaloJ 
si diffondesse per il Piemonte: niente vi sarebbe di più utile all&j 
pubblica istruzione e più atto a propagare nei piccoli comuni che giao- 
cionp nell'ignoranza le massime repubblicane e l'istoria dei tempi presenti,* 
ma dichiara di nuovo che < le pubbliche urgenze non (le) possoDOJ 
assolutamente permettere di divertire l'uso dei beni nazionali nelpa-l 
gameuto di giornali » e per quanto faccia e dimandi di nuovo, non 
ottiene mai il vero intento ^\ Del Governo perù non avrebbe avuto da 
lamentarsi. Fin dal 4 fruttidoro la Commissione di governo tenendo 
conto delle sue « estese cognizioni nello materie letterarie e dei sa- 
crifizi fatti per sostenere la causa pubblica » emanava in suo favore 
un decreto che lo nominava ìstoriografo nazionale (*). 



(1) Si doTerano distribuire aUa CommissioDe di governo, ai clnq^ae Minifftri , alU' 
Consulta, ai Commissari giOTeniativi nelle provincie, alte Comuni priucipnli, al prezzo di 
•oidi doe per foglio OMia lire 40 per numero. Dà rigioae per la sua domanda notando cht 
e il Oorerno in Parigi e nella Cisalpina faceva già distribuir gratis per tutti i rinpettiri 
dipartimenti alcuni gi<jrnali destinati al fine di quelli di Kanza. I.o stesso farete par 
Toi cbe in saviezza emalate i Governi suddetti. » Ct Amieo deìla Patria, nam. 5, 13] 
frattidoro, a. viii. 

(2) Num. 5, 12 fruttidoro , a. 8. È cenno della petizione Rama e delta riapoata del] 
Governo nell'indice di un volume dì protocolli di petìzioDÌ sotto Ìl n. 1638. — Archirio 
di Stato di Tarino, Kzione seconda. 

(3) Dapprincipio aveva mandato gratis le copie promesse, ma ne sospese l'invio, atant* ' 
la risposta avuta: poi cbiese cbe sì vendessero ne^^lì uffici dì posta, interessando ^li uffi- 
ciali di posta nello smercio col 25 per cento. Domandò pure parecchie Tolt« la franchigia 
per le lettere e note dei martiri che gii venivano indiriiiate. 

(4) Libertà Nazione piemontese Eguaglianza 
La Commissione di Governo del Piemonte decreta: 

1* Il cittadino Giovanni Antonio Ronza è nominato storiografo della Università 
aaiionale piemontese. 

2° Egli sarà come tale ammesso nel Collegio dello Bolle lettere , Clasae d' Elo- 
qnenza. 

3° Egli goderà dello atipendio di lire 1200 annue a oomiaciare dal I* fruttidoro 
corraite. 



n. CITTADINO RA.NZA 



ìT^ 



Non arrebbe doTuto lamentarsi; eppure aveva iì coraggio dì stam- 
pare in seguito al decreto : « Hansa accetta provvisoriamente questo 
impiego di nnoro couio, ideato e cavato dal nulla per lui: persuaso 
che dopo avergli il Governo per mezzo di uno dei suoi membri pro- 
testato pid volte dì volergli dare un impiego più Ineroso dì quelli del- 
rUniversità. onde poter mantenere la numerosa sua famiglia saprà ora 
compensarlo altrimenti. Frattanto se p»T mancanza di documenti non 
potrà fare la storia dell' infanzia dell'Università Nazionale farà quella 
della sua virilità e decrepitezza e poi del risorgimeuto che si attende '^L 
Ma non per questo egli tralascierà di denunziarci « mostri > da desti- 
tuirsi per vantaggia pubblico. So il loro impiego non vuol darsi a Ranza 
non importa, diasi a chiunque altro purché sìa un patriota cho abbia 
sofferto carcere senatorio di molti mesi. » Fattosi a chiedere, e con 
che tuono, non si contenta di reclaiuare per so, ma domanda anche e 
spesso per il genero, Giovanni Àntouio Amedeo Domino, il cai nome 
compare diverse volte neWAmico della Patria. 

I)i affari pubblici, come abbiamo già osservato, si occupa meno. 
È sempre l'organo dei patriottì o almeno di una parte di essi che vo- 
gliono aver favorevole il loro « ìstorìografo > per la questione dello 
< indennizzo : > riferisco con premura le loro gesto, le adunanze tenute, 
le petizioni e visite fatte alle autorità specialmente francesi per pro- 
testare ringraziare, e scrivendo del Governo e dei suoi decreti batte 
sempre lo stesso tasto : depurazione negli impieghi per dar soddisfazione 
morale e materiale a chi ha sofferto per la patria. Talvolta varia un 
poco l'intonazione e e' è qualche cosa di meglio come la proposta del- 
Tabolizione delle vacanze ai tribuuali onde gli affari si spediscano con 



4" n reffgento la Begreteria di SUto per gli affari interni è incaricoto doli' csocu- 
liooe del presenta decreto. 

Torino, dal palazzo del QoTemo, li 4 fruttidoro, anuo Vili della Repubblica 
franceao (22 agosto 1800). 

Segnati : Branda, pres. — KamiuaU , aegr. g«n. 
(1) Non c*À tracia alcuna dì appunti presi su tale argomento tra le carte Baxza* 
Anche per luì la carica di « istoriogrnfo » b una sinecura; lo stipenilio però si fa spesso 
attendere, causa le condizioni delle finanze. In principio di frimaio (fine novembre) è co- 
stretto a chiedere il quartiere decorso dello stipendio assegnatogli e non gli si accorda 
con deliberazione del 7 frimaio che < la metà del quartiere decorso. » Cf. petizione na* 
meru 4811. Archivio di Stato di Torino, sez. seconda. 



m 



OICBBPPB BOBEBTI 



più sollecitndine '^), le sollecitazioni per una legge sulla proprietà let- 
teraria (^J, per la diminuzione degli assegni « ai governanti e coa- 
saltori » in causa delle « angustie strettissime delle finanze e della 
bancarotta che si teme da molti t^', > le considerazioni sulla nuova 
legge sulla stampa f^^ ecc. Le rìfiessioni sulla legge per la proprietà 
letteraria furono però la causa della soppressione del giornale per il 
linguaggio straordinariamente aggressivo col quale il Ranza si dimostra 
malcontento di alcune disposizioni circa la consegna delle copie di opere 1 
stampate alla Biblioteca dell' Università Nazionale di Torino, e delj 
Circondario in cui si' facesse l'edizione, oltre a due esemplari alla Bi- 
blioteca deirAccademia delle Scienze ed agli Archivj Nazionali. « La 
sanzione di questa legge , diceva alzando a un diapason sopracuto la 
voce, iufauiia della Consulta del Piemonte per tutta l'Europa e l'Ame- 
rica colta ha la data del 25 corrente (vendemmiaio) cioè fu sanzionata 
fra l'oscurità del serraglio dopo essere stata negletta dal 26 fruttidoro, j 
anno 8*, per un mese. E forse giacevasi ancor nel suo nulla , se noi] 
non ne avessimo chiesto nuove a qualche membro. Sarebbe stato meglio 
pel decoro nazionale eh* ella non fosse uscita ! Buon per noi che fra 
alcune settimane sarà annullata co' suoi legislatori e noi ne faremo] 
un auto da fé alla ragiune ed al senso comune. • Livocare nientemeno 
la dissoluzione ilella Consulta per simil motivo e con quel linguaggio, 
non si poteva lasciar passare. Infatti il giorno successivo alla pubblica- 
zione del numero del giornale, che è del 30 vendemmiaio (21 ottobre), 
la Commissione esecutiva emanava un decreto di soppressione (^>. 
Il decreto però non fu eseguito che parzialmente. L'amico della 



(I) Nam. 12, 26 Truttidoro. 

(2} Num. 13. 28 fruttidoro. 
(3)NQm. Ifi, 2" sapplementtre, %. 8. 

(4j Nnm. 18 e 19, U e 15 rendemmiaio, a. 9. 

(5) La Commiuìond esecntìvk del Piemoatfl: 

Considerando: 1. che il patto sociale il qtiftle ^rftntisce solennemente la pQbT>T 
trenquìUiti prescrivo nd ogni cittidino il dctrore df rispettare le autorìU costituite echtJ 
conMguentemente non debbe esser lodto a nessuno d'insalt&rlo e rilìpenderlo itapanemeotu^l 
~- 2. che nel n. SO del g-iornale intitolato L' Amico della Patria sol fine dell' articolo* 
Consulta prlncìpalnìcnte colle sej^uenti parole: « La sanzione di questa legge, infamia 
della Cun^ultA pitmon tette ecc. - il cittadìrio tUnsa oUraggìa ed avvilisce la Consulta del 
Piemonte e presagisce ancbo temerariamente la dissoluzione del Corpo legislativo il q<nle 



n. CITTADDSO BANIÌA 



175 



Patria fa soppresso, ma ricomparve col solo titolo cambiato d[ie giorni 
dopo 6 l'arresto intimato al Hanza non ebbe luogo, forse per ramicizia 
che Io legava ad alcuno dei membri del Qovemo. L'Amico del Popolo 
succeduto air Amico della Patria^ tale il titolo piuttosto strano del 
naoTO periodico che « non varia le traccio dellantecessore neppure nella 
numerazione dei fogli, • ebbe un solo numero il 31*, non molto più ri- 
spettoso verso le autorità costituite deli'-^mico della Patria. Mell'ar- 
tìcolo Consulta è biasimata la legge del 28 vendemmiaio che sanziona 
Tugnaglianza di tutti i culti perchè « in quanto agli Ebrei è sol buona 
per loro e gravatoria per tutti i cittadini di culto non mosaico; » nella 
Pietra di ^paragone per gV impiegati ritorna su concetti già espressi 
precedentemente e non certo con moderazione; tìuul mento pubblica una 
petizione, che certamente aveva urtato i nervi alla Commissione di 
governo, costretta a non essere più che 1 esecutrice degli ordini del 
Primo Console. Tale petizione venne pubblicata col titolo L'espressa 
volontà e solenne giuramento di 20 e più mila cittadini alla Com- 
missione di governo in Piemonte^ firmala dai « prescelti dairAdunanza 
patriottica ad esporre i voti della Nazione piemontese, Morardo com- 
miàsario nell'Università e presidente dell'Adunanza patriottica, Avogadro 
membro della Consulta, Ranza istoriografo dell'Università Nazionale» 
dopo dei quali « seguivano le firme di 20 e più mila cittadini » il 
25 vendemmiaio, anno ix. Accennandovi alle voci sparsesi di un possi- 
bile ritorno di Casa Savoia « o per lo meno di un assetto monarchico 



oostitniica in ogni luogo U prìmftrìa antorìtÀ d'nno Stato libero in virtù anche della l^go 
degli 8 Tendemmiaio, a 9: 

Decreta: 

1. È soppreflft) il giornale intitolato L'Amico della Patria del cittadino Jìarua 
e 00 è proibita la stampa a la distribuzione in qaaliìasi modo. 

2. Il cittadino Ranza sarà messo in arresto. 

3. n Commissario generale di paliiia è incaricato dell' eaecuzione del presento 
decreto. 

Torino, dal palazzo della Commissione eaeciitira 11 primo brnm&ìo, anno 9 (22 
ottobre 1800). 

Segnato: — Maurìtio Costa, pren. 
Uarocchotti^ scgr. gon. 
È inurito in Gtutetta naeionale piemontae nnm. 23, 3 brumale, anno 9 (25 olto- 
bru 1800). 



t7S 



OIDSSPPB ROBERTI 



da darsi al Piemonte per cambi o compensi — concetto non lontano! 
dalla mente del Primo Console — i petenti mani^stavano il proposito 
di voler esser liberi e chiedevano che la Commissione facesse sentire 
tali sensi alla Gran Nazione (^K » 

L'Amko del Popoh succeduto iiWAmico delia Patria si troTòJ 
com'è naturale, coinvolto nel decreto 4 brumaio, anno ix, della Com^ 
missione esecutiva, che, valendosi della facoltil concessale dalla legg 
16 vendemmiaio sanzionata dalla Consulta « di prevalersi dei mezzi che 
sono in suo potere per impedire la circolazione di quei fogli volanti e per 
sopprimere mediante uu decreto motivato quei giornali i quali tendessero 
ad avvilire il sistema repubblicano ovvero a nuocere allo operazioni del 
Governo '-i > aveva sospesa la stampa di qualunque giornale o foglio 
periodico eccetto la Gazzetta nazionale piemontese^ le Notizie politiche, 
il Bollettino delle leggi e decreti^ il Giortiale ecclesiastico, V Amico dei 
frati e il Monitore scientifico jyolitìcoy oltre ai giornali che si occupa- 
vano esclusivamente d'oggetti relativi alle scienze ed alle arti t^*). '^ 

(1) È anche a stampa in foglio volanto. Torìao. stamperìa Hog^a e GrandU. Ct uieha 
in proposito un altro foglio Tolanto Xolizìe mterasanti riguardo alla Uberto dtl Piemonà 
ed alla rivoluzione <ìfi napoleinni, 27 venJomintnio, a. ir (19 ottolre 1800), secondo 
quale « ess^nilo r»«laiiRtì i buoni patrìotti iieUa sala del Collegio nazionale giunse R&nz 
a dar notizia ricevuta dal generale Seras cbe il Piemonte à defiDitivamente libero » e 
sarebbe peii<tAto |)er celebrar l'avvenimento di fare « un esercizio filosoflco repubbtican 
a guiw delle accademie scìenlificbe. » Ebbe luogo il SO rendeuimiaio ('J2 ottobre noUi 
■ale dell'Accademia delle Scienze detto ora « Salone d'eaercizio tUecofico-ropabbUcano do 
Collegio Nazionale. > Il concorso dei repabblicani fa grandÌMÌmo e la anla sebbene vast 
appena safBcientc. lì repubblicano Kanza aprì la sessione ■ con un discorso analogo ali 
festa che bì celebrava in onoro della Gran Nazione liberatrice. Quindi molti oratori ocCfl 
parono la tribuna, tra quelli sì distinfiero sì in prosa che in poesìa il cittadino Baby, 
la cittadina Rarera, Ìl p. Bertoìa piemontese, il cittadino Liberali veronese».. Le molte 
cittadine accorse alla festa prestarono anch'esse il giurameniu civico in uiezxo agli applausi 
e quindi cantarono vari inni patriottici cbe meritarono giustamente le lodi dciraRMmbl«a.* 
Qatt. Nat. Piem. u. 24, 30 vendemmiaio, a. ix. È a stampa il Discorso dei cittadino 
Hania moderatore deU'eseroieio filosofico repubblicano recitato per Vaperivra nel Sa- 
lone del Collegio nazionale H 30 vendemmiaio {anno ìx\, decade mera al popolo francese. 
Per porre un freno a eimìli fogli considerati come < allarmìnti > il Governo emanò i proT«j 
Tedimcnti di cui aopra. 1 

(2] Raccolta ài leggi, proclami, decreti, manifesti pubblicati dalle autorità costituite 
Tonno, Davico e Picco. 1800, 1Ì, p. 49. Cf. anche Exposé des amis de la liépublique au 
general SouU, f. v. s. d. n. I. 

(3) Bacc. Davicw e Ficco cit ISOO, Il« p. 105. Cf. anoha Goti. ÌVcm. Piem. 7 bra 
male, a. iz (29 ottobre 1800). 



IL CITTADIHO RA.NEA 



1T7 



Non potendo starsene quieto, il Kanza fece uscire allora la sna 
Tersione poetica del Fénéìon ossìa le ^tonache di Cambrap, tragedia 
di Giuseppe Maria Chénier, che Ih tradotta in quel periodo da altri 
provveditori del teatro giacobino. Tale versione era stata fatta < dal 
cittadino Ranza in Nizza la primavera dell'anno 3, » come avverte egli 
stesso in fine, ma non mni stampata. Avendo l'avr. Raby, mediocre 
autore teatrale, membro straordinario del Collegio di Belle Arti airUni- 
versitlk '**, pubblicata una sua versione in prosa 2) o • meglio parafrasi » 
il Rauza mandò al palio la sua, che non è delle peggio e poco altera 
senso del testo francese. Ebbe elogi (^', ma non fu mai usata in 
teatro , sebbene allora la tragedia del Obónier fosse una delle colonne 
del teatro giacobino. 

Ma più che a lavori che si posson chiamar letterari, per quanto 
abborracciati e di tendenze politiche , il nostro agitatore anelava dedi- 
carsi ancora alla stampa periodica. Ed ecco uscir fuori, nei limiti trac- 
ciati dal citato decreto governativo sulla stampa, anzi colla protezione 
delio stesso Governo, L'Anno patriottico, Varietà istruttive, 

« La Chiesa e la letteratura tengono il loro anno ecclesiastico e 
letterario* Perchè non lo avrà anche la patria? 11 cittadino Ranza 
s'accinge a riempire questo vacuo, dando ogni mese repubblicano un 
tometto in 12% di pagine 120, col titolo di Varietà istruttive^ ira- 
presso in buona carta od in carattere affatto nitido. Pochi articoli 
produrrà di suo conio ; gli altri saranno tolti dai più celebri autori 
si d'Italia che d'altre nazioni antichi e moderni. Per variare V utile 
col diletto vi sarà in ogni tomo qualche pezzo interessante di poesiati 

L' istruzione pubblica nelle scuole nazionali e la privata fira le 



(1) Cf. Produzioni teatrali dell'avv. P. L. Rabjr torìnwo, membro di varie Qccad«nM.^ 
~ CarmagnoU, Barbié (1703}. Fu dopo la restaaraxtooe «ritìco drammatico dtlla 6^^ 
tetta Piemonttae, di cui era redattore principale. 

,1 (3j Torino, Pane e Barbdri% a. iz (ISOOt. 

. (3) < Il eittadino Kaniaà forse uno dei letterati che aitati dalle più disattroM Tjcnnde 
por il loro amore alla libertà, teppe cogliere tatti i momenti dì quiete per ndopemm ad 
istruire il popolo « formar lo spirito pobbltco. In qnetta produztona il carattere veemente 
dal cittadino Ranaa è alquanto temperato dalla dolcesxa dell'i ramo rtnl<i Féoélon. Noi cre< 
diamo di poter asserire che il cittadino Rama ha fatto un dono pregerole alla letteratar», 
itaUana. > Gauetta del Piemonte. Eridania, n. 9-, 6 mtoMt «. 9 (27 dicembre 1800). 



UlK, S. U, T. ilV. 



18 



m 



OIUSBPPB ROBERTI 



pareti domestiche delle famiglie sono V oggetto principale di questa 
compilazione. In essa gli istitutori avranno dei temi patriottici da 
leggere ed analizzare ai loro allievi esercitandoli cosi nelle massime 
repubblicane. » 

E seguiva il « prospetto » — di cui tale era il principio — annan^ 
ciando che per tutto gennaio 1801 uscirebbero i primi quattro tomi 
di vendemmiaio, brumaio, frimaio e nevoso di queste nuove Varietà 
istruttive, destinate a far seguito alle consimili pubblicazioni lombardi 
e liguri , ritardati ; col nome di Anno patriottico gli altri compari- 
rebbero regolarmente verso il fine d'ogni mese*'). Il governo, cui il' 
compilatore aveva chiesto la franchigia postale, l'accordò subitovi);' 
poco più tardi s'abbonò egli stesso per cinquanta copie, di cui pagò 
a rate l'importo in varii momenti ts); finalmente con una circolare — 
20 ventoso, anno ix, firmata Carlo Botta presidente (^) — la Com 
missione di governo « sempre intenta a promuovere lo spìrito repub- 
blicano col mezzo dell' istruzione > manifestava ai suoi Oommissarii 
nelle provincie il desiderio che « quest*utile collezione {VAnno patriot- 
tico) di scritti democratici sì in prosa che in verso diffondasi per il 
Piemonte a generale vantaggio della gioventù e li invitava a racco-' 
mandarla a tutte le miinìcipaUtà che hanno scaole acciocché ne provve- 
dano tanti esemplari quanti sono i loro istitutori per farne ai medesimi' 
un regalo. In questa collezione troveranno i maestri una selva di tei 
repubblicani onde esercitare i loro allievi: dalla coi istruzione avrà lai 
Patria a suo tempo e onore e utilità con cittadini illuminati e capaci 
dei pubblici impieghi (*'. » 



(1) Prospetto 25 frimaio, &. ix in Anno Patriottico, voi. I; ancho in GatMttta 
Piemonte n. 13, 20 neroso. L'associazione tra obbli^torìa p«r tatto il Bomestre bI praii 
di ioidi 25 por o^ì tomo da pa^rst solo alla consona del tomo, e si riceverà presso tat 
gli ofOti postali d«l Pidmonte. 

(2) Cf. Reg. cit. Arch d. St Sax. seooDda, petìz. num. 6691, senza data. «Chiede la 
franchigia della posta per spargere più prontamente in Piemonte l'anno patriottico. • 
Lft CommissionB enocatira accorda. 

(3) Cf. Le petizioni num. 7466 e 9830 in Beg, cit., piovoso e germìle, a. 9. 

(4) È Inserita in Anno patriottico, voi. VI^ Tontoto, p. 130. Il Biakcri, Si. d. 
pievL IIIi 514 la cita, ma erroneamente corno dì * neroso. » 

(&) Anno patr,, rentow, p. i30 Cit 



IL CITTADINO RANZA 



ITO 



Come e fino a qual punto corrispondeva VAnno patriottico alla 
patente di collezione veramente educativa datagli dalla Commissione 
di governo del Piemonte ? 

Coir epigrafe, tolta dalla « Yisione » di Carlo Bossi (^' 

E ch'altro è d«11a Patria il vero anior« 
Faor ch'arer pia di lei che di «e sUmd 
Cara e tutto ìnimoUrlo ove uopo il chiede? 
Chi se stesso tropp' ama a Lei mal serve. 

^l'apre il primo volumetto — Vendemmiaio — che contiene, come 
^quelli che Thanno preceduto e quelli che gli terranno dietro, la solita 
Ijniscela di brani d'autori famosi preferibilmente del secolo xviii o quasi 
F-eonteroporaiiei, di questioni politiche e morali, d'attualità e di aued- 
doti storici che possono aver qualche riscontro co' fatti presenti. Di 
Lttato alla scuola ed all' istruzione il Pafriotismo illuminato del 
garetti , un passo dei Pensieri poh'dci d^] Russo, Democrazia verUj 
un brano della Proposizione ai Lombardi del Botta, La Verità, un 
altro della Tirannide dell'Alfieri e la Spiegazione dei diritti e dotreri 
che il Banza medesimo non aveva potuto far inserire nei libri per le 
scuole elementari, come aveva chiesto. Nò mancano i « pezzi interes- 
santi di poesia » rappresentati in questo primo tometto da Timohonef 
ottave inedite del cittadino Ligure Gioachino Ponta, dal Fanatismo, 
ode di Oìovanni Fantoni; ma meglio che andar spigolando qua o là 
sarà dì rimandare il lettore alla nota raccolta che molte biblioteche 
posseggono, indicando nei seguenti volami soltanto eia che si riferisce 
più strettamente al tribuno vercellese. Del quale troviamo nel II, bru- 
maio, un brevissimo articoletto Liìtertà da' delitti coi noti esempi della 
storia romana, un resoconto di feste patriottiche < ai cittadini munici- 
pali di Vercelli omaggio patriottico del loro concittadino Giov. Antonio 
Bansa : primo esempio di fraternità nazionale in Piemonte dato dalla 
comune di Vercelli, » una protesta contro il Senato Nazionale per non 
aver voluto accogliere le sue citatorie contro i membri diel già Consiglio 
supremo < per dodici mesi e mezzo di barbara prigionia e il ritiro delle 



(1) Versi di Albo Oritso raccolti da alcuni saoi amici. Eridanta, l'anno ix, dallA 
•tàmperìa di Onorato De' Rossi, II, p. 199. 



IW 



OnraEPPB BOBXRTl 



copie di molti suoi libri patriottici presso i librai di Torino. » Insomma, 
come e forse più ancora che nelle Varietà istruttive lombarde e liguriy 
ad ogni momento entra in scena il compilatore spesso per suoi interessi 
privati particolari rivendicazioni, il che aveva veramente poco che fare 
coiristruzìone ed educazione della gioventù subalpina. La quale avrebbe 
avuto davvero bon poco da trar profìtto dagli altri scrìtti del Eanza 
riferentisi alle sue geste passate di Vercelli o di Pallanza, e da una 
parte dei brani citati in nota, o peggio dall'arte di rivoluzionare il 
rhel sesso del cittadino Porro, dall'opuscolo del Calvi sulla necessità di 
[fi formare le nozze e suììa libertà del divorzio e del ripudio; o dalla 
jfriproduzione di scritti come il Processo della Casa del Verde e spe- 
cialmente di Vittorio Amedeo HI, gìk preparato per la rivoluzione 
di Fallanza , o finalmente dai versi del Castagneri. Tutt* al più una 
' ben pìccola parte del materiale accumulato nei tometU deir^»tio pa- 
triottico poteva fornire ai maestri « quella selva di temi patriottici, » 
che , secondo la Commissjone governativa , giustificava la scelta del- 
l'opera. Accolto favorevolmente da taluno^') non ebbe però mai gran 
fortuna; seguitato dalFab. Luigi Bicheri (2)^ di cui già qualche scritto 
iera comparso anteriormeute nelle Varietà, dopo la morte del Banza» 
> VAnno patriottico tirò avanti fino al duodecimo volumetto di fruttidoro, 
poi si trasformò nell'^inno decimo repubblicano dello stesso Eìcheri, 
\ cessato anch'esso dopo breve volger di tempo. 

L'Anno patriottico, anzi il volumetto di ventoso, poiché quello di 
germile fu terminato e dato la luce dal Bicheri, fu Tultima pubbli- 
cazione del Banza. Di debole complessione, resa ancor più delicata 
dai molti strapazzi sofl'erti, da una malattia violenta di pochi giorni 



(1) Lo stesso IUdza pabblicando nel voi. VI di rentoso la circolare delU Commù* 
■ione di ^Tenio ri arerà aggiunto: NB. L'offetto di qacata circolare nelle rane prorin- 
ote del Piemonte aarà il termometro dello spirito repabblìcano deUe medesime. In altra 
tomo ne pabblicher«mo la scala di gradazione. 

(2) Già compiUtore della Bota raccolta Le muse subalpine rigenerate scelta del citta- 
dino Luigi RicHBai, Torino 1799, dalla stamperia del cittadino Denaaio, in-8 plcc., pp. 190. 
Sul Bicheri vedi anche Baccolta di poesie edite ed inedite , Turino. Fomba. 1833-34. Il 
Rìcherì pubblicò ancora ì totnetti VIII-XII per il rimanente dell'anno ix, presxo la stam- 
perìa filantropica dor'eraai stampato anche il tomo VII (germìle) : i precedeoii erano asciti 
dalla stamperia Fea. L'Anno decimo repubblicano darò solo pochi mesi. 



n. OITTikDTNO ItANZA 



ttt 



' ft ridotto ben presto in fin dì vita. 11 13 germité (4 aprile) domanda 
ancora per una Tolta tanto l'anticipazione di tatto il secondo semestre 
dell'anno pairioHko per cinquanta copie che prende il governo cioè 

'L. 300 in tatto e ne ba risposta favorevole ^^^ ma qaesta è rimessa 
mi genero, cittadino Q^. À. Domino ; e i denari riscossi servono pro- 

'babìlmente per le spese d' ultima malattia. 

Intorno alla morte del Ranza, avvenuta nella notte del 19 ger- 
mile, anno ix (10 aprile 1801 *2)) corsero, com'è naturale, due e forse 
più versioni. L' autore dell' ultima confutazione del suo libro sulla 
Confessione il prete cittadino Gautier (^> nel secondo volume della sna 
Dimostrazione del cattolico damma della sacramentai confessione con^ 
irò V Esame della Confessione auricolare del cittadino Ranza WJ par- 
lando della morte dì lui s'affrettò a ragguagliare il pubblico che « il 
di 10 aprile 1801 verso le ore dieci di notte il suo genero osservando 
4di6 l'infermo correa pessimo rischio di soccombere alla gravezza del 
male portossi sollecito dal proprio parroco perchè venisse a sommini- 
strargli gli ultimi spirituali sussìdi. Il curato, per nome D. Crolet, re- 
catosi ìmmantinenti alla casa del Ranza il trovò per buona sorte ancora 
in pieno senso, sebbene già privo dell'uso della parola. In quegli estremi 
frangenti il sacro ministro die mano al crocifìsso che vedeasi accapo 
del letto del moribondo, gliel presentò al bacio esortandolo a contrizione 
dei peccati suol, a professione dei principali articoli della cattolica 
fede, ed a speranza nella divina misericordia. Il languente Ranza non 
pid potendo colla voce esprimere i suoi sensi non lasciò di darne 
esterna dimostrazione coufermando col bacio del crocifisso opi protesta 
a lui proposta dal carato... quindi ricevuta dal curato V assoluzione 



(1) Archirlo di SUto, Sex. secooda. R«g. cit., petìz. n, 9830. « Arando rìbuaata 
A soldi 20 cadano li tomi doll'-Anno patriottico del sooondo Mmeatre in tìsU di qaesto, 
domandit p«r una volta tanto l'aaticipato di tatto il aeoondo semestre per copie 50 chtt 
prende il governo, cioè L, 300 in tatto, > 

(2] Forse in un alloggio gratuito ottonato nell* Università poìchà la vedoTa ohìedA 
pia tardi « qiie lai soit continad le logement accordò par la cidevant Commiasion ézécn- 
tive à fea son mari aree le decret da 26 plnrioae pane > ma ne ba risposta negativa. 
Arcfa. di St. Sei. seconda. Bcg. cit, petiz. n. 11677. 

(3) Ex-flUpptoo torinese partigiano di mons. Scipione de* Biocì j già membro dell» 
Consulta ecclesiastica, soppressa da poco. 

(4) U, 214. 



^ 



dlDSBPFB KOBBRTl 



Spirò l'aDima Dall'atto che gli ungeva la fronte coirotìo santo. » Ma 
^eecondo il Giornale ecclesiastico le voci di ritrattazione sparse d'in- 
t torno alla morte di Ranza erano pure calunnie t^). 

Il 22 germile (12 aprile) gli fiiroDO celebrate solenni esequie 
Snella chiesa metropolitana di San Giovanni. Angelo Pennoncelli pro- 
nunziò un'allocuzione, data alle stampe ^'^\ in cui paragonando il fu- 
.nesto annunzio della morte di Giovanni Antonio Ranza, storiografo 
;:Xiazionale, primogenito e rappresentante dei patrioti subalpini, amico, 
itSostegno e propagatore della causa della Libertà, all'impressione pro- 
adotta dall'annunzio della morte di Mìrabeau portato alla Convenzione 
.^'azionale (sic), tesseva un elogio caldissimo dell'estinto, « archetipo 
ideila patria rivoluziono e libertà, » i cui scritti trionferebbero mai 
iiaempre < per isquisitezza di stile e mirabile energia > colle oneste 
oassìme da lui insinuate ne* petti repubblicani e chiudeva: « Ri- 
sposate in pace, ossa preziose, e tu, spirito immortale, che le onorasti 
^per dodici lustri, siedi tranquillo nel regno dell'eterna felicità fra i 
..Tenivelii, i Paroletti, i Boj'sr, i Junod, i Buglioni, i Chantel e fra gli 
litri infìniti Subalpini difensori acerrimi dell'alta causa della Libertà 
|fl vìttime innocenti del Savoiardo dispotismo e furore: ivi ricevi il 
sempre verde alloro dovato alla tua filosofia ed erudizione, alla tua 
commendabile moralità, alla tua imperturbabile fermezza nella pub- 
blica causa ed al tuo nobile disinteresse. Vivi felice, o spìrito subli- 
missìmo. Mentre noi facciamo a te i meritati applausi, lasciamo colle 
lacrime agli occhi alla madre terra l'onorata tua salma e scolpiamo 
sul sasso sepolcrale queste parole: Qnì sono le ceneri di Ranza: il 
ifiome è nel cuore di tatti i buoni. » Seguiva l'allocuzione del Pen- 



ti) « Nel morire e nella pieni conoscenza deHa ricina saa morte, il Ranxa non fece 

blainara alcun confessore percbè avendo ftloaoficamente e onestamente rÌBsato, non avera 

[^biaogno d*alcano dì qoesti pretesi mediatori presso l'Ente Sapremo e sempre fu saldo nei 

aoi prìncipi. Ma contro i saoi prìncipi cattolici operi) quel proto cbe gli somministrò la 

Ecoal detta unzione estrema. Bania morì da filosofo quale risse..... Sebbene, che dico? Kanu 

^non morì : rivrà eternamente nei snoì scrìtti in difesa della libertà e della ragione. » 

(2) yeJìe esequie del eittadino Giovanni Antonio Rama aìloauione recitala nel 

omo di Milano li 22 germile, anno 9, da Angelo Pkxsomcblu. fnl. voi. a due colonne, 

Torìno, dalla Rtarop. filantropica. Fa riprodotto nel voi. VII iijtW Anno patriottico, p. 102, 

coi due mediocrì sonetti del Pennoncelli stesso e del Biche ri. 



IL C1TTAÌ)1N0 RAMZ& 



M3 



uoDcellì un « eloge tunèbro de l'apótre de la liberté le rópublicain 
£anza, > confasìssìmo tessuto d'imparatìcci dell' ex-maestro dì ballo 
Augusto Husche s' intitolava ora ex-commissaìre du Gouyemement 
firangais et sous bìbliothécaìre de rUuiTersité Natìonale ^^l Due « scel- 
lerati oratori, • scriveva, citando l'orazione dell'Hus, il biografo 01- 
i-giati ; e veramente Giovanni Antonio ilanza avrebbe potuto desiderar 
di meglio, a rimpiangere la sua morte, d'on abate autore di poemi 
scatologici e d'un ex-maestro di ballo, fanatico per la rivoluzione e 
^ la filosofìa, come poteva intenderle lui, destinato a tornar ballerino 
^e coreografo dopo la Restaurazione *2'. 

La Commissione Municipale del Comune di Eridania (Tornio rÌb(U- 

pie^Bota) partecipava alla vedova Banza, il giorno dei funerali, Tespres- 

F filone dei propri sensi di condoglianza t^); la Commissione di GK)verno 

^non ò traccia facesse altrettanto. La morte dell'istoriografo dell'Uni- 

^tersità Nazionale le era soltanto occasione ad emanare il giorno dì poi 

decreto di nomina del suo successore, Gaspare Morardo <*>. I giornali, 

r^alTO il Qvìrnale ecclesiasticOf tacquero: l'immortalità presagita con 

enfatiche parole al suo nome da Eus e Pennoncelli, tardava a farsi 

strada di mezzo alle genti. A Milano, a Torino, dovunque s*eran com- 

.'piute le sue gesta, si conservò però per qualche anno memoria di lai, 

[.almeno fìno alla Restaurazione. Chi col Rauza era stato fra gli esaltati 

durante il triennio o il Governo provvisorio piemontese, doveva poi cer- 



ei) Ehff€ funebre de Vapótre de ìa liberté le répubUcaìn Santa prononeé dant 
tégliae métropolitaine de VEridanie dite égliee de SainttTean U 23 germinai, art. ix 
(i^ aoril, style enclave, iSOli par Augaste Hoa ei-commissure du QouveruemaDt franfui 
et «oas bibliothécaire de rUnivereité Nttìonale. Trascrìtto a da copia favorita dalPamioo 
A. F. qa»ito giorno 13 settembre 1841 > da Emiliano Aprati nel codice miscellaneo ora 
135 dei Patrii, olia Beate dì Torino. Non ne conosco copia a stampa ma potrebbe e«aere 
■tato stampato. 

(2J II sao nome figura comedi autore d'un ballo al San Carlo di Napoli nel 1823 
Vedi Oaeeetta pietmmUse ad annam. 

(3) CommÌ8sìon Municipale, Lettres expediéee , an. xi (1800-01) p. 20, n. lzzxth. 
Archivio Municipale. È riportata anclie in Anno patriottico, Varietà istruttive, voi, TU, 
pag. 114. 

(4} Biportato a p. 36 della cit Memoria ragionata ai fatti memorandi relativi al- 
Vateneo di Torino, ecc. La lettera di Carlo Botta che accompagna il decreto non è certo 
modello di lìngua. * Godo di prevenirvi che vengo da sanare in qualità di pnàdenteil 
decreto dì nomina a vostro favore aU'impÌBgo vacante d'istoriografo, eoe. t 



'04 



OinSBPPE ROBERTI — tL 0ITTA.DIVO RAlfZfc 



care di far dimenticare gli antiohi bollori mostrandosi più realista del 
re e parlando con disprezzo delle < pazzie > del Ranza. A Yercelli, dove 
tornò a stabilirsi la famìglia Ranza poco dopo la morte del suo capo (i\ 
il ricordo di lai darò più a lungo. Anche spanta la generazione che 
TavoTa couoscioto, il nome dell'^maco del Popolo rimase tra le suc- 
cessive come quello d'ano che si era sempre adoperato per il vantag^o 
e la gloria della natia Vercelli. 



(1) Della Todova e delle figlie del lUnu si perdono sabito le tracce. Il figlio Bao- 
nincootro avendo seguitato gli studi intrapresi divenne baoo architetto e lasciò in Verosilli 
prove della soa abilità. Nel 1822 diede il disegno del coro dì S. Eusebio di legno di noce 
scolpito a figure, simboli rclii^iosi ed ornati. Fa pure iucarìcato dal Capitolo di S, Ensebìo 
del disegno del trono, dell'aitar maggior? e del pulpito, ma non fu mai eeeguito. Fa in 
relazione di amicizia e bemificato da parecchie famìglie vercellesi, partioolarmentti i Gatti- 
nara e i Cova. Anzi nelle carte Ranza di proprietà Cova si legge in un foglio di gaardl* 
< B. R. fa amico dell'avv. Andrea Cova, intendente generale, che gli commise la direzione 
della costruzione d'ana sua casa, gli fece motti impreatitl e gli diede eocoorsi : easentfo 
morto in gravi strettezze di fortuna egli provvide jier la aaa sepoltura Non lasciò pa- 
renti prossimi in grado di venirgli in aiuto. » Morì infatti il 4 agosto 1830, in età di 
41 anno. Aveva preso moglie giovanissimo, rimanendo quasi subito vedovo senza prole. 
La nota frase d'Ugo Foscolo : « Io m'accosto assai raramente all' aitar delle mase e con 
nn certo religioso ribrezzo » è d'una lettera — Firenze. 12 ottobre 1812, — a Bnonincontro 
Banza, che nenza conoscure di persona il poeta gli aveva scrìtto chiedendogli versi in 
morte della moglie, forse por una raccolta, e n'ebbe, s'intende, cortMO rifiato. Cf. Letttre 
tditt ed inedite di U. F. a vari suoi amicù Torino, presso Qiacomo Serra, 1837, (12", 
pp. 114), a p 112 ed anche nn articolo dell'egrogìo sig. Mario Faccio, studente in lettera, 
in La Sesia, giornale della città e circondano di Vercelli, 8 gennaio 1888. 



INDICE 



I. (1741-1790). Primi anni di O. A. Ranza - professore - erudito 

— tipografo in Vercelli Pag. 4-30 

n. (1790-91). L*agìtazione vercellese del 1790-91— G. A. Ranza 
< amico del popolo » e rappresentante del ceto « civico > 
contro la nobiltà » 30-62 

III. (1791-1796). O. A. Ranza eg>ii1e a Lugano, in Corsica, a Nizza 

— Il Monitore italiano politico letterario per Vanno £793 

— I conciliaboli rivoluzionari piemontesi in Genova . » 63-81 

IV. (1796). I moti rivoluzionari d'Alba — G. A. Ranza «missio- 
nario della propaganda italiana * e oratore rivoluzionario 

in Lombardia — Il tentativo rivoluzionario di Pallania » 81-116 

V. (1797-98). Gli scritti di polemica politica e religiosa di 

G. A. Ranza — V Amico del popolo e le Varietà istruttive > 116-146 

VI. (1799-1800). G. A. Ranza a Torino e Tagitazlone per Tunione 

del Piemonte alla Francia ^ Il periodo austro-russo . » 146-163 

VII. (1800-1801). Il martirologio dei patriota piemontesi — 
VAmico della patria e VAnno patriottico — Morte di 

G. A. Ranza » 163-184 



LA 






ì 




DI TORINO 



DI 



CARLO DI0NI80TTI 



AAAA.AAAJ>.AA.A *AA*.A^A^AA.AA****AAAA^AAAA»^AAAAA,AA.AA A A A A 

^^^^^^^^^^^v^^^^vvv -vvvvvvvv vvwvwvv vvv vv "/vvvvvv vvyvvvv 



La iatìtuzioDe della Cappella nella Corte d'Appello di Torìao è 
coeva coi primi ordinamenti di una Magistratura suprema in Piemonte. 
Gli antichi Statuti di Amedeo Vili, pubblicati nel 1430 £*', prescri- 
vevano, che i membri del Consiglio residente presso il Duca, li quali 
esercitavano il duplice ufficio di consiglieri del Sovrano nell'ammini- 
strazione dello Stato, e di giudici supremi nelle discussioni forensi » 
dovessero, prima di attendere alle loro funzioni^ ascoltare la messa, 
che si celebrava in apposito oratorio. 

Eìordinata la Magistratura nel 1561 dal duca Emanuele Filiberto 
fa conservato l'obbligo, stato confermato da Carlo Emanuele I coirE- 
ditto 12 novembre 1583. ed alla relativa spesa si provvedeva con 
speciali stanziamenti sul bilancio dello Stato. 

Riunita al Piemonte la provincia di Casale nel 1706, e soppresso 
nel 1730 il Senato, che esisteva in qaella città, colla aggregazione 
del territorio alla giurisdizione del Senato di Torino '^) ; col R. Decreto 
12 settembre dello stesso anno furono assegnati i fondi della Cappella 
del cessato Senato del Monferrato a quella del Senato di Piemonte, 
la quale è intitolata al 5. Amedeo di Savoia. 



{IJ Questi Statati forono ripobblicati ed illustntì ree«nt«m«nt« dal CaT. Qìaseppe 
Naoù prufduore d«lU Storia di Diritto oeUa It Uaiveniità, negli Atti deU'Àcca<iemia 
dalle Scienze. 

\'2) Fu ripristinato in Casale il Senato col B. Editto 19 uttembre 1837. 
3 



190 



GA&LO DI0NI80TT1 



La Cappella del Senato dì Gasale era stata istituita dal senatore 
e capitano dì giastizìa Gaetano Amiani, nativo della città di Fano, 
mancato in Casale il 7 loglio 1627, il quale, con testamento condito 
alcnni giorni prima della saa morte <'^ dispose delle sue sostanze per 
la fondazione dì una Cappella nei locali del Senato, colla celebrazione 
di nna messa quotidiana, a comodo dei membri del Magistrato: isti- 
tuzione che ebbe il suo eseguimento tre anni dopo ^^K 

11 patrimonio della saddetta Cappella all'epoca del suo assegna- 
mento a quella di Torino risultò di L. 20521 , le quali furono dal 
Senato di Piemonte investite nell'acquisto di ventiquattro luoghi del 
Monte di San Qiovanni Battista, producenti interesse, col diritto a 
premi nello estrazioni che periodicamente sì facevano. Favorito dalla 
sorte, nel 1773 conseguì un premio di lire ventimila, le quali forono 
impiegate in un censo perpetuo. 

Un nuovo accrescimento di patrimonio seguì sul finire dello scorscS 
secolo. Guglielmo Beltramo, conte di Mezzenile, che fu presidente della] 
Camera dei Conti , ìndi Reggente del Regno dì Sardegna , morto iaj 
Cagliari il 26 giugno 1730, con testamento del 20 stesso me 
r. Besso aveva disposto che, avverandosi il caso che l'unico suo figlio] 
decedesse senza prole, le sue sostanze dovessero essere impiegate a] 
beneplacito del Senato di Piemonte in opere di beneficenza. 

11 caso previsto si verificò sessant' anni dopo colia morte del figlio 
Giuseppe Felice senza discendenti ^^ ; magistrato che pur rivestì la 
carica di primo presidente della Camera dei Conti. II quale, col testa- 
mento 26 ottobre 17S 6, lasciava la sua eredità all'Ospizio di Cariti 
di Torino, salve le disposizioni paterne. 

L'Ospizio fece premurosi uffici presso il Senato, onde conseguire 
tutta l'erodiU del Beltramo senza le riserve paterne; ma il Senato 
non reputò di potervi aderire completamente , e colla deliberazione 



(1) Vano fanmo le ricerche degli Archivi di Sutu e della Corte d'AppeUo di Torìooj 
della città e dell'Archìvio notarile di Casale ptr rintracciare il testamento del Senat 
Amiani. 

(3) Il DiooKTi, Notizie storiche di Coiaie, toL VII, p. 131, rìferiaca riaerìiìone cho 
itaTft apposi* eoi T6Ito della Cappella a ricordo del fondatore, e l'Oratorio era dedicai 
a S. Evaiio. 

(3) Morì in Bivarolo il 6 ottobre 1791, di 76 anni. 



LA GAPPKLLA DILLA CORTB D*AP PBLLO DI TORINO 



191 



dell'I 1 loglio 1795, risertato alla propria Cappella nn decimo del va- 
lore dell'asse ereditario del padre, che fu liquidato in L. 7376, per 
convertirne gli annni proventi in aumento delle solite elemosine, asse- 
gnava un altro decimo alla Congregazione di Carità dì Rivarolo, patria 
del Beltramo, ed il restante airOspizio di Carità. 

Come 3i distribuissero dal Senato le elemosine sopraranzanti alla 
spesa del culto della Cappella non consta; per altro dalla deliborazione 
del iSenato in data 17 brumaio, anno x (10 novembre 1801) risulta 
cbe, dovendo il detto Magistrato cessare por l'ordinamento decretato 
dal Governo Francese di una nuova Magistratura in Piemonte, nel 
trasmettere al Tribunale d'Appello, che gli saccedeva, i titoli ed i fondi 
relativi, lo invitava a dare in ordine alla destinazione dei capitali e 
proventi della Cappella quelle disposizioni, che la giustizia e l'umanità 
gli avrebbero suggerito, confidente, che avrebbe continuato in quelle 
viste di beneficenza, che erano sempre state la base della distribuzione 
dei fondi fatta da esso iSenato. 

Col nuovo ordinamento cessò la celebrazione della mossa; e pare 
che il Magistrato non si fosse curato della conservazione dei capitali, 
e della distribuzione dei proventi in beneficenze, polche ripristinato 
nel 1814 il Governo Sabaudo, fu riconosciuto, che, a parte le cartelle 
del Monte di San Giovanni, le quali avevano perduto ogni valore, per 
fatto degli avvenimenti politici, il capitale delle lire ventimila collocato 
a censo era stato incorporato nel demanio francese, e dei fondi del- 
l'eredità Beltramo più non se ne ebbe traccia. 

In sifiktta condizione di cose, il Senato colla deliberazione agosto 
1814 promosse istanza presso il Governo onde conseguire il possesso 
del censo, ed ottenere in pari tempo nn compenso per i luoghi dei Monti 
che erano stati aboliti. Né fu senza effetto la domanda, poiché col 
R. Biglietto 25 febbraio 1815 fu restituito il censo, e liquidati i 
luoghi dei Monti, e col R. Brevetto 25 luglio 1828 furono rilasciate 
al Senato due cartelle di rendita, l'una di annne lire 129,22, l'altra 
di lire 818,40. 

Limitate essendo le spese occorrenti al servizio del culto della Cap- 
pella, nella quale si riprese l'antica religiosa pratica della messa; si 
poterono operare sui redditi risparmi, li quali si convertirono in ren- 



ìm 



CARLO DIOtfISOm 



dita pubblica e vi si aggiansero poscia i provetitì della Segreterìa ci- 
7ile del Senato, che per alcani anni fa lasciata sproTTista di titolare» 
essendo P. P. il cav. Luigi Montiglio. 

Senonchò Tassegnamento annuo per le spese d'officio del Senato 
che il Governo accordava, per l'aumento del servizio, non più essendo 
sufficiente ai bisogni, e non essendosi potuto conseguire un aumento, 
si ponsò di supplirvi facendo servire allo scopo i redditi della Cappella, 
prelevate le spese del culto; e quanto poteva sopravaozare si erogar» 
in regali d'uso ai membri del Senato, io gratificazioni a funzionarì 
della cancelleria od ai commessi ed in altre spese straordinarie. E co^h 
si provvide sino al 1877. " 

Nel 1859 essendo stata separata la carriera del Corpo giudi- 
cante da quella del Ministero pubblico, l'Ufficio del Procuratore ge- 
nerale instò presso il Ministero di Grazia e Giustìzia , onde ottenere 
una partecipazione ai fondi patrimoniali della Cappella; ma per la 
fermezza di chi presiedeva in allora la Corte, il desiderato scorporo noaj 
veune effettuato. 

Nel 1877 il Ministro dì Grazia e Giustizia, Diego Taìani, ne 
procedere ad un nuovo generale assetano delle spese d'uffizio della Ma- 
gistratura, credè di poter limitare a lire 7000 rassegno per la Corte 
d'Appello di Torino, in vista dei redditi speciali che possedeva, accre- 
scendo quello del Ministero pubblico di lire 3000. 

Da questo fatto ebbe orìgine la istituzione dell'attuBle Opera pia, 
antica per le beneficenze che da tempo elargiva; naova per il legale 
riconoscimento, e per la speciale destinazione data a' suoi redditi, per 
cui può dirsi istituto unico in Italia. 

Trovatasi la Corte d'Appello, colla decretata diminuzione di oltre 
lire tremila, neirimpossibilità dì provvedere alle spese della Cappella 
e di supplire come nel passato a quelle d'ufficio, pensò la Corte di 
richiamare i redditi del suo patrimonio alla primitiva loro destinazione, 
e cliieso al Ministero , che indipendentemente da essi fosse accordata 
una somma annua corrispondente ai bisogni, onde provvedere alle speso 
d'officio, e che i redditi speciali della Corte si applicassero esclusiva- 
mente al culto ed a beneficenze, come erasi praticato ed era prescritto 
dalla volontà dei benefattori. itR wirutt]'^ 'floi-:*]"^) 



LA CAPPELLA DELLA CORXE D'APPELLO DI TORiyO 



193 



li Ministero dapprima sì mostrò restìo: poi dietro nuove istanze, 
richìeso la Corte di trasmettergli 1 docojucuti comprovanti la legitUr 
mità degli asserti diritti ed obblighi. 

In quel frattempo era stato destinato al seggio di primo Presidente 
della Corte d'Appello torinese il commendatore RalFaelo Feoli ^^\ il 
quale per dar seguito , con cognizione dì causa j alla richiesta mini- 
steriale, credè opportuno d'incaricare uno dei consiglieri dì raccogliere 
ed esaminare i documenti relativi, e di riferirne al Magistrato; e con 
delicato pensiero affidò la pratica ad un membro che non apparteneva 
alle Provincie subalpine, onde piil disinteressato fosse il giudizio. 

Il consiglieri» prescelto fu il cav. Gaetano Cardone ^21, il quale con 
sollecitudine e diligente studio raccolse tutti i documenti che pot-è, o 
compiuto il suo lavoro ne riferì alla Corte, la quale in assemblea gene- 
rale adottò le conclusioni da lui emesse di riconfermare la domanda 
della separazione dei redditi della Cappella, e che per lo speso d'ufficio 
venisse corrisposta apposita somma atuiua adeguata ai bisogni. Rasse- 
gnata la {iratìca al Ministro della Giustizia, qaesti con dispaccio 2 set- 
tembre ISSO partecipò alla Corte, che non avrebbe dissentito dì assu- 
mere a carico del bilancio del suo dicastero il servizio delle spese dì 
ufiioio, e di lasciare che i redditi spettanti al patrimonio della Corte 
avessero una pia destinumne, vist? il regolamento sotto la cui osser- 
vanza la Corto avrebbe amministrati e ilistribuìti i redditi. 

11 regolamento fu preparato, per incarico della Corto» dallo stesso 
consigliere Cardone, composto di 21 articoli, il qnale fu ad unanimità 
approvato in seduta generale del 2! ottobre ISSO. 

11 concotto della distribuzione dei redditi si riassumeva nell'arti- 



(1) Nato Ìd Ancooa nel H15 , patrocinatore distinto, nei moti libsnUi doUe Marche 
dal febbraio al giorno I84S fa capo u prusidente deUa Kepubbtica di Rieti (Unibrìa). e 
nel IdÒ'J fece p^rte del Governo prorvisorio d'Ancona. Condannato a morte in contomacìa 
dal GoTerno rontificio, riparò in Bologna e fa membro dì quella Corte d'Appello, e pre- 
siedè con ]>1aiiB0 le Assise in clamorovi prcoesal : primo presidente a Cataniaro, Parma e 
Xorìnoj fu collocato a riposo in gìu>cno 1884. 

(2) 11 cav. Qaetano Cardona, nato in Milano in dicembre ÌS3S , si laurei» in Tonno 
nel 180$. Applicato dapprima al Klìnìstero di Grazia e Giustizia, fa Sostituito Procuratore 
generale in BrcKia ed in Caeale, indi Consigliere d'Appello alla Corte di Torino (8 di- 
cembre 1678). 

7 



HiM. s. n, T. uv. 



>» 



IM 



CARLO DIONISOTTl 



colo i", il quale dichiara che, prelevata per il servizio della Cappella/ 
compreso l'emolnmento del cap|)ellauo, unsi somma non eccedente le 
lire settecento, il restante fosse esclusivamente applicato in sassìdio 
dei poveri, e specialmente dei inai^istmti o funzionari impiegati , eii^f 
insonicnti della Corte, e degli uffici giudiziari dalla medesima dipen- 
denti, ed alla loro famiglia, colpiti da gravi sventure o comunque cadati 
senza propria colpa in miseria. i 

Comunicato il regolamento al Ministero, questi pensò di dare a{8 
fondi del patrimonio altra destinazione, fuor l'assegno per la Cappella, 
mosso a ciò da speciali considerazioni, privandone la Corte, coll'asse^B 
gnarc i redditi allo Spelale di San Giovanni di Torino, che a quel-^^ 
l'epoca versava in condizioni poco favorevoli per rnccreiciuto valore di 
ogni cosa, e lo straordinario aumento della popolazione della città; ed 
in tal senso venne sottoposto alla firma Reale un Decreto, che porta 
la data del 16 aprile ISSI, col quale furono sostituite altre dispc 
sizioni agli articoli 4, 6, 0, e soppressi gli articoli 12 e successivi delj 
regolamento proposto dalla Corte. Al detto Decreto susseguiva il regc 
lamento colla data 5 giugno successivo, composto di IO articoli**».^ 

L'imprevista determinazione ministeriale sancita colla firma Real^H 
impensierì la Corte, la quale appena n'ebbe notizia si riunì in assemblea 
generale il 24 aprile 1831, e prese il partito di fare opposizione alla 
registrazione del R. Decreto presso la Corte dei Conti, senza pregiu- 
dizio di prevalersi d*ogni altro mezzo legittimo. Ma vano fu il tentativo 
por impedire la registrazione, per cui la Corto in successiva adunanza 
del 22 maggio deliberava di opporsi airesecuzione del R. Decreto, se 
giudiziariamente convenuta, e frattanto di ricorrere al Sovrano per otte-^ 
nero la modificazione dell'art, 4" del Decreto stesso '-K ^ 

Il Ministro di Grazia e Giustizia inflisse censura alla deliberazione 
presa dalla Corte di rivolgersi al Magistrato della Corte dei Conti, ondo 
sospendesse la registrazione del Decreto Reale; ma rincì Ionie non ebbe 
altro seguito. 

Il ricorso al Re venne inoltrato, ma i)cr l'avvenuto cambiamcnt 



(1) Ltffgi e Dicreti^ r. 64, p, 1176. 

(2) Il ricorBO al He con quattro aHegati sono a stampa. Tonno, Up. Botta, in-4^ p. 54. 



L\ CAPPELLA DELLA CORTE D APPBI.LO HI TORINO 



195 



in breve tempo «li parecchi ministri nel dicastero della Giustizia non 
ebbe sollecito corso. Arriso perù fortuna, poiché in (luel turno fu assunto 
a segretario generate dello stesso Ministero il conim. Giu3e)>pe Basteris, 
il quale, già consigliere presso la Corte d'Appello di Torino, indi della 
Corte dì Cassazione, con speciale interesse attese alla definizione della 
pratica *i'. 

Non dissimulando il Basteris le difficoltà che si presentavano, di 
fronte ad an Decreto R. gìfi emanato, che destinava i proventi a favore 
dì an I-^titnto , senza contrasto benemerito , t>r<)pose dapprima la via 
della conciliazione, dando consiglio alla Corte d'Appello, ed allo Spe- 
dale di 8au Giovanni di addivenire Ira essi ad accordi. 

La proposta fu accolta favorevolmente da entrambe le parti. Pre- 
siedeva a quel tempo la Corte torinese per il ritiro del couun. Feoli 
il conte Giovanni Bonasie^». Aperte le trattative fu fermato un pre- 
liminare di conciliazione, che la Corte accettò, ma non fu del pari 
approvato dairAminìnistra/inne dello Spedale. La ripulsa s^rvl a far 
piegare le disposizioni del Ministero a vantaggio della Corte d'Appello. 

Udito ripetutamente il parere del Consiglio dì Stato, il quale diede 
voto favorevole, e riconfermate dalla Corte d'Appello, colla delibera- 
zione 7 maggio ISSiì, lo disposizioni che già aveva proposte come 
schema del regolamento ; il Ministro dell'Intorno col concorso di quello 



111 Nato utl 18211 in BAgnBjtj^o «Ul iiouio Vincenzo, si laoreò in kgtn nel 1850. — 
Procuratore del (Uni AKoHPioeno, Sostitato Procuntoro geocrale in Macerata, Ilolugaa 
e Toriao, Consiglìore d'AppeUo, inlì della Cjrto di Cassazione, Deputato al Farlaincnto 
dal 1870, copri la carica di Segretario gouerale del Ministero dì Qraxia e Olusti/ia dal 
27 a[irili< t8H4 al ti loglio Ì><S'*, ridiiaitiatu al primitivo ]io<ito nel Supremo Magistrato 
dì Turino, e fu noniiiiatj Senatore dal Ragno con Decreto 27 ottobre 1890. 

i'4l n «:onte Booat^t , oato ìu Kegf^io d'Emilia nel 1825 , fa Consigliere d'Appello a 
Bol^^goa, indi della Corte di Casiuuiune di Kuma (:M gennaio 186ó^ Resse la sezione teni- 
poranea di quella di Torino (H maggio 1^81); primo Presidente della Corte d'Appello di 
Venosta (19 i^ennaiu 1S82]. di Torino (8 giugno 1884 J; ed ora rrgge la Corto di Cassa- 
liuac di Firenze. 

Fu urUtro con dne altri insignì magistrati In ona gravo questione tnf^orta. fra il 
Qovarno della Ketry^nza Tnmsìna ed il conte Dertolaxzi Vaoduni , e fu rimeritato delle 
in^ne di gnind'uflidale di prima clas^ dell'Ordine tnniaino di Niedatn. Nel IST*^ fu 
nominato Presidente di nna Coininiiutiutie d'inchiesta per indagare lo oiase degli scioperi 
inaufestitisì ìd alcune parti del R'gno e proporne ì rimedi, la qoale a nulla riesci: que- 
stione sociale che avrà col tompo la sua adeguata solutìone |>er la forza ineluttabile del 
progresso nmanitario, non per potenza dei Oorerni o studio degli ecoDomÌ!<tÌ. 
9 



196 e. DI0NI80TT1 — LA CAPPELLA tlJUJ-A CORTE D'APPKLLO 

dì 'Grazia & Giustìzia sottopose alla firma Eeale la riforma del prece 
dente Decreto, coll*approvazione del regolamento stato deliberato duli 
Corte^ colla sola sostituzioDe inaterialo nel primo articolo allo parole 
n Palrimonin ilella Corte d^Appelìo, — di quelle: — 1/ Opera pia 
denominaUt liella Corta d'Ajg>eìh, 

EimuKito il Decreto, che ha la data del 25 fobbniio 1S8G. la Corto 
d'Appolb procedo tosto, a senso del regolaiiitMito, alla costituzione dol- 
1 Amministrazione dell'Opera pia, composta del primo Presidente, e di 
quattro membri elettivi, la quale provvide all'investimento dei fondi 
arretrati e airufllcìaturu della Cappella, da alcun tempo trascurata* 
riducendo però la celebrazioiio della messa, che pria aveva luogo in 
tutti i giorni d'udienza, ad una sola per ciascuna aottiinunn, nel giorno 
di lunedi, od ebbe principio col 12 luglio 18S6. E coi fondi del reddito 
annuale fu provvisto e si provvede con diligente premura all'assegna- 
mento dei sussidi a sollievo dd membri e funzionari della Magistratura 
del circolo della Corte (' . 

Queste sono la origine e le fasi della istituzione di cui tessemmo 
la storia , la cui attuazione è dovuta al savio indirizzo , che fu dato 
alla pratica, ed alla fermezza della Corte. 

Che se verrà giorno in cui si pensi di ricordare, nel palazzo sede 
della Corto, la memoria dei benefattori, le cui elargizioni servirono a 
creare l'Opera benefica, non potranno esser dimenticati i noini del Con- 
sigliere, che agitandosi ed agitando no fu il. zelante promotore, o del 
comm, Giusoppu Basteris, che colla fermezza dì volontà, e colla sagace 
prudenza seppe dare ad essa vita ef^cace e durevole. 




(1) È a stampa U Hesùconto mnraìe (leìVAmminigtrtuione per Fanno ISSG ietto i*m 
M^embka generale della Corte d' Appello il 37 dicembre ISSO dal «io. Cordone. Tfl 
rìoo HB7, tip. LegaXQj pag. 55. 



VINCENZO PROMIS 



1 SUOI STUDII NUMISMATICI 



PAROLE COMMEMORATIVE 



DI 



ERMANNO FERRERÒ 



r La vita ed i lavori di Vincenzo Proniis furono testò commemorati 

I da un collega ed amico'*', che dei caro estinto rappresentò la schietta 
ed afTahile fignra in modo che coloro, i i^uali non lo conobbero, po- 
tranno apprendere com'egli intendeva i suoi tloveri di bibliotecario, 
quali servigli abbia reso agli studiosi, che a lui continuamente ricor- 
revano per consigli ed aiuti. Per coloro, che ne si)erimeutarono la li- 
beralità e la cortesia, o frequentando la n^giii biblioteca, o da lontaui-i 
rivolgendogli domande, a cui egli rispuudeva sempre con sollecitudine 
e larghezza, la memoria del IVomis non ha d'uopo di essere rinver- 
dita : elle il turo rammarico per la perdita dell'ottimo uomo dura o 
durerà profondo. 

Per la qual cisa volendo a<Ieinpier6 l'incarico, che mi fu dato, di 
pn.ivvedere a che rimanga nei volumi della deputazione di storia pa- 
tria un ricordo del Proinis, che ne fu socio corrispondente «lai lS7o. 
effettivo dal 1874,6 per essa proparò non pochi lavori, io non ten- 
terò di rifare con pallidi colori il suo ritratto, né altro aggiung<^rò a 
quanto è stato detto di lui comò bibliotecario ed erudito. Dirò piut- 
tosto alcune cose intorno ai suoi meriti, ai più meno noti, in una 
specie di sladii, ovt) si palesò buon discepolo di eccellente maestro. 

Si sa quale valente numismatico è stato il padre di Vincenzo , 
Domenico, dal ro Carlo Alberto, net 1832, fatto conservatore del me- 



(1) Antomio Max!ci>, Vincetìto Prowù HHmisauiiico e biUtotecario , noigli Atti della 
M. Accademia dille scieme di Ttirino, voi. XXVI, adan«nta del 7 dtceinbro 18Ì>0. 
3 




900 



ERMANNO FEURKR" 



liagliere reale, di cui fu nucleo la raccolta di monete, che il Promisi 
aveva adunate, salvandole per la niagg;iur parte dal crogiuolo della 
zecca. La uoinina del Fromis a custode del reg^o meilagliere prece- 
dette di alcuD tempo quella all'ufQcio di bibliotecario. Biblioteca e 
medagliere prosperarouo rapidamente por le assidue cure del loro di- 
rettore, a cui non mancò ijiaminai la liberalità di quel sovrano cosi 
amico degli studii e pieno del desiderio che la reggia e la capitale sl| 
ornassero di monumenti e dì istituzioni in servigio delle arti e degli 
studii. Come la biblioteca divenne un magnìfico tesoro di libri, mano- 
scritti, carte, disegui, così la collezione di p:ù docìne di migliaia dì 
monete antiche e di monete e medaglie italiane ilell'età media e mo-, 
derna, sopra tutto dei prìncipi di Savoia, ordinata negli eleganti ar-l 
madiì di una sala in fondo alTarmeria — altra splendida creazione^ 
di Carlo Alberto — riuscì per la dovizia dì certe serie, per la rarità 
dì molti esemplari una collezione riputatissìma in Europa e dì somma 
utilità per lo studio della patria numismatica. 

In servigio di questa scienza pochissimo fece l'erudizione piemontese 
nel secolo passato; un pò* di più nella prima metà di questo, per opera 
specialmente di Giulio Corderò di San Quintino; ma chi molto e se- fl 
guitamente lavorò al suo progresso ìa Douiooico Promis. Di lui la 
storia monetaria dei principi di Savoia, opera, che giova anche alla 
storia economica del paesn: di lui una collana di monografìe, ove sono 
illustrate le zecche di Asti, dei Faleoiogi di Monferrato, dei Radicati, | 
dei Mazzetti, dei Ti^czoni, dei Fieschi e dei Ferrerò, degli abati di San 
Benigno di Fruttuaria, dei Genovesi a Scio, di Savona, di Siena, dei 
pontefici avanti il mille, ove sono dichiarate molte e molte monete e 
''medaglie del Piemonte e di altri luoghi d'Italia; di lui parecchi altri 
scritti, ove si mostrò esperto altresì nella numismatica dell'antichità 
classica e nella sigillografia, la quale con la numismatica dei secoli dì 
mezzo ha legami di parentado. 

Vincenzo Promis, educato da giovanetto ad aver gusto per la storia, 
la bibliografia, la numismatica, apprese ad amare la biblioteca ed il 
medagliere direi conio cose di famiglia, e quando Torino cessò dì es- 
sere la capitale dei regno, egli, lasciato il ministero degli alfari esteri, 
a cui per pochi anni era stato addetto, tutto si diede ad aiutare il 



\lSCEÌt7At J-UOUIS K I SfU] *T(JDII NUMISMATICI 



?0( 



padre nel suo doppio aflicìo. Molti in questa città ricordano Demonico 
Promis, che due volto al giorno, alle solite ore. per il medesimo cam- 
mino, andava alla biblioleca-'e ne tornava accompagnato da Vincenzo 
e dall'altro suo figlio, Enrico, ch'egli vide scendere prima di lui nel 
sepolcro, pochi mesi dopoché questo si era aperto per Carlo, che a Do- 
menico fu fratello, amico, compagno dilettissimo'*). 

Le domestiche sciagure abbreviarono ancora la già cadente vita di 
Domenico Promis, che il 6 di febbraio 1874 segui i suoi curi nel- 
réterno ripo^. Tincen^o fu chiamato a succedergli, e come perseverò 
nel paterno esempio di bibliotec-ario modello, cosi non lasciò di aumen- 
tare il medagliere per quanto eragli consentito dall'assegno di molto 
assottiglialo. Nella stessa guisa, con cui adopravasi per i libri, di spen. 
dere il danaro destinato atrac«]uisto nel modo più fruttifero, di fare 
il possìbile per non lasciarsi sfuggire i volumi e le carte dì pregio, che 
gli erano ollerti in vendita, di far cambii con gli esemplari duplicati, 
di ottenere doni; faceva per le medaglie. Quante volte, senza dirmi 
parola, mi presentava qualche moneta rara o sconosciuta, e gioiva della 
mia ammirazione, e mi confidava come era riuscito ad averla. £d aU 
1 opposto quando gli erano recati nummi, che avrebbe bramato acqui- 
stare e non poteva, egli malinconicamente vedeva partire il venditore. 
Era geloso del medagliere, come ò delle proprie collezioni nn appassio- 
nato raccoglitore; ma geloso nel buon senso, geloso cioè della ricchezza 
e della fama della nummoteca da lui diretta, e desiderosissimo sempre 
che no profittassero gli studiosi. Perciò era lieto allorché qualche esperto 



ih KoQ powo tacere uà e3«mj>Ìo 4i rarmiinaierapolosiU neira>Uinpiinento del proprìu 
duvero, eirio ebbi ucciL<iione di ammirare allora nei Promis. Un di nel maggio del 1H73 
andai alla biblioteca reale per cercarvi nn volume di nninismattca. Rra la prima Tolta 
ch'io riiettOTa a prutitto l'invito fattomi alcun ten)])o innanii dai Promis, di recami! da 
loro quando mi occorresse qnalcbe libro, vhe altrovo non si trovasse. Quel giorno Doniti- 
nico era pi6 accasciato del solito. Hdito ti mio desiderio, invìtCì Vìncenio a noddisfarlo. 
Il libro non si trorì» stibito. Dotrieniro pìA volte cunat^Hit il figlio a cercarlo in queitto 
od in qael luogo, e non (u contonto se non qoando seppn ch'io lo aveva sai tavolo u vi 
aveva trovato qinntu cercava. Uscito dalla biblioteca, seppi che nel mattino ora morto 
Carlo Proraiii. Il di appresto tornai dai Promis per iscusarmi dì avc-ro involontariamente 
dato loro fastidio in quel giorno di tanta triatezza. Mi risposero che, non ostante il loro 
dolore, il dì inoan/i erano venuti aU'ufdcio, dove qualcnno avrebbe potuto aver biaogno di 
loro, a quel qualcuno era «tato io. 



902 



KRMA-NNO PJtRREno 



I 



conoscitore della numismatica veniva a visitare il medagliere e lo k 
dava; lieto quaudo gli si chiedevano descrizioni, disegni, impronte di] 
monete, di medaglie, di sigilli. I piti valenti numismatici d'Italia e di] 
fuori sapevano qual era la sua premurosa gentilezza nel somministrare] 
loro le desiderate informazioni , e come il nome di Domenico , cosi 
quello di Vincenzo sovente è menzionato con le espressioni di grati- j 
tudine degli autori in importanti lavori di nummografìa e di sfragistica. 
Ma. oltrecchò un abile e zelante custode del regio medagliere, Vin- 
cenzo Promis fu pure illustratore di nummi e sigilli ed autore di un 
libro, che molto valse a facilitare e perciò a diffondere la raccolta e 
lo studio delle monete italiane dei tempi di mezzo e moderni. Questo 
libro, col titolo di Tavole stnotticke delle monete battute in Italia e^È 
da Italiani all'estero dal secolo VII a tutto Vanno MDCCCLXVIII^ 
fu pubblicato noi 1809. Ivi in chiare tabelle sono indicati tutti i go- 
verni di principi e repubbliche, nazionali e stranieri, che nelle singole 
zecche della penìsola coniarono monete, i governi italiani, che batto 
reno in oflìcine forestiere, e con un ingegnoso sistema sono notate tutto 
le opere ed opuscoli, ove le monete trovansi rappresentato, e sono ag- 
giunti alcuni cenni storici, sopra tutto circa l'origine di ciascuna zecca. 
Un^opera, che abbracci l'intera numniografìa italiana dopo l'ctii antica, 
come abbiamo, per esempio, per le monete della repubblica e dell'im- 
pero romauo, uou esiste, né si potrà avere se non quando tutte le 
singole serie siano state ampiamente illustrate. Neppure non esiste an- 
cora il catalogo di una ricchissima raccolta fatto con la precisione e 
il metodo, che la scienza richiede. Le tavole del Promis riuscirono una 
guida preziosa nel labirinto delle copiosissime pubblicazioui di monete 
italiane, talvolta perdute in periodici, atti di società scientifiche, CS' 
taloghi, miscellanee, dove non si sospetterebbe di ritrovarle. L'autore 
potò diro di aver certezza che solo di qualche rarissimo scritto gli 
sarà sfuggita la menzione : chi ha maneggiato spt'sso le Tavoh sinot- 
tiche del Proinis può far fede della loro massima esaltezza anche ti- 
pografica. Certamente dopo venti anni avrebbero d'uopo di essere ri- 
stampate con tutte le aggiunte necessarie. Più di una volta chiesi 
al Promis perchè non pensasse ad una nuova edìxiono di questo libro. 
Mi rispondeva che dapprima aveva avuto in animo di prepararla, ma 

0, 




VINCENZO rnoMts K I at-oi arvmi NUMisM^Ttcr 



tffO 



poi, distratto da altro cure, aveva tralasciato di prendere nota delle 
pubblicazioni dì monete, che con rapidità ed abbondanza sì succedevano. 
Chi sa com'egli faceva il bibliotecario non si meraviglierà della ri- 
sposta. 

Nella serie assai lunga dì edizioni di docamenti e testi storici e 
letterarii, dì notizie erudite e bìograQche, dì ristampe di rare edizioni, 
procurate dal Promis '), la numismatica e la sfragistica sono rappre- 
sentate da parecchi scritti, forse i migliori suoi originali. Non appar- 
tiene all'antica numismatica che l'illustrazione dì due moneto di Ramni- 
scire, re dei Partì, vissuto fra il secondo e il primo secolo avanti l'èra 
cristiana ^K Buono osservazioni si trovano esposte in uno de' suoi primi 
scritti intorno allorigino della zecca venata, noi quale si esaminano 
le disparate opinioni degli autori precedenti e si dichiarano le più an- 
tiche monete, in cai il nome di Venezia e congiunto con quello d'ini- 
peratorì carolìngici (^). 

À somiglianza di ciò, che fu fatto in altri paesi, ma poco da noi, 
egli rivolse pure i suoi studii alle tessere, e quelle dei princìpi di Sa- 
voia e degli antichi loro Stati radunò, descrìsse, illustrò, rappresen- 
tando nelle tavolo circa un centinaio di questi curiosi monumenti me- 
tallici, che talora commemorano avvenimenti storici , adempiendo cosi 
airafficio dello medaglie propriamente dette H). Pubblicò pure qualcuna 
di queste appartenenti ai principi di .Savoia*'", intorno alla cui zecca 
primitiva diede alcuni cenni^ illustrando un'inedita moneta di Pietro I (*"'. 



{!) Vedi archivio storico italiano, serio V, t V, ISflO, p. 177-182. 

(2) Su due monete di Kamniikire re dei Parti {Atti deir Accademia d^ìle sciente 
di Torino. toI. XI. 1876, p, 5S3-587). 

(3) HulV origine delia zecca veneta, Torino. 1868; ?", p»ffS- ^2. 

(4) TVwertf di principi di can Savoia o relative ai loro antieìu Stati f.1f<?m. deirAcc. 
dOlé iciense di Torino, acrie II. t. XXXI, 1.^79. p. 403-437). - Nei Mémoire» et do- 
cumentt de la SocUU aavaisienne , t. XV, IS75, p. 177-196, pabblicò ana Xotiee sur 
les jelonit de Marguerite de Rourgogne, 

(5) Su una medof^ìia inedita di Carlo Kmanuele I (Atti delt Accademia, t- X, 1875, 
p. 1041-1043); Medaglia di Teresa di Lichtenstein moglie di Emantiele di Savoia' 
Carignnnn conte di Soissons (Curiositd e ricerche di storia subalpina, t. IV, p. 719- 
721); Medaglia commemoralioa della npeditione sarda contro Tripoli nel 1S25 {Atti 
deir Accademia, voi XX. IfiS",, p. 11151116). 

(0) Moneta inedita di Pietro I di Savoia e }>ochi cenni sulla zecca primitiva dei 
principi sabaudi {Atti delT Accademia^ voi. XXIII, 18S8, p. 653-656). 
7 



3ni 



E. PERnBRO — VINOBNtn PROSns R I SUor STUPII NtIMrSMATiCl 



Monete ineJite coniate nello officine dei Sabaudi ed in altre del Pie- 
monte con alcune parimente ancora sconosciute di Lombardia e To- 
scana descrisse in una Memoria, che intitolò qtmrta^^^ per far seguito 
alle tre pubblicate dal genitore col titolo dì Monete dì zecche italiune 
inedite o corrdtr. Illustrò sigilli italiani inediti '-', e compose qualche 
altra noli:^ietta numismatica '-^^ fra cui due inrormazioui di ripostigli 
dì monete del medio evo inviate negli aitimi tempi della sua tIIa alla 
Direzione Generale delie antichità e belle arti e stampate dopo la sua 

rniorte ^^K 

È qui luogo di ricordare che il Promis dal ISTTi aveva l'ufficio 

^d'ispettore degli scavi e monumenti del circondario ili Torino. Egli 
era assiduo nel tener dietro alle scoperte di antichità,, che venivano a 
sua cognizione, nel procacciare al museo di Torino t'acquisto delle cose 
Tenute alla luce, neU'avvisnre dei ritrovamenti non solo In Direzione 
centrale, a cui fa capo il servizio archeologico, ma t(tsto altresì coloro, 

|aì quali sapeva tornar grate ed utili si fatte informazioni. 

Giovare agli altri e adempiere sul serio gli obblighi de' suoi uf- 
ficii, nulla di pifi aborrendo che di servirsi di essi per menar vana 
pompa, per mettersi in mostra, per far parlare di sé, furono le mire 
costanti di quella vita nubilissima, che, a soli cinquantanni, improv- 
visamente era spezzata il 19 dì decembre ISSO. 

Toriuo, 1» dicembre lft90. 



(1) HifteeUatua di storia ìtalùtna, t. XXI, 1383, p. 271-312. 

(2) Si'jUli italiani editi fi ilttiHrati {}rÌJti. di ft. ita!,. L XV, 1876. p. $^12); Bolla 
in ptombo del iteeolo V'Jfl (Atti dclCAccad., vo\. XII. 1376. p. I02-I0t); Su tre sigilli 
inediti del Piemonte, ilòid.. voi. XVI. 1S80. p. 158-163j. 

{(i Rtctifìcatioti à un artiele ttur des mannaie* oò-*id io nnle^ fmtuo-itaiienne» lUeoue 
nunismatique, nouv. sèrie, t. XII, 1807. p 251-254): Filippo irjS*te. marchete di San 
Martino e Lanto, ed una ma medaglia inedita {Alti delC Accademia, voi. XIV, 1879, 
p, 301 30S); Sulle mediufUe di Cmtùjtione d^i Guttijbid,, voi. XVI, 1881. p. 870-87l)i 
.)foneU di Oio. Battista Falletti conte di Beneoello (tbid, voi. XX, 18S9, p. 84-dO). 

(4) :^olizie drgli kchoÌ di anlictiità, H>i9, p. 2^9. 393. — Nejli Atti delta Societtì 
di archi tloji-t e belle arti per la pi-oi}Ìncii di Torino, vul, li, p. ltl,ò no eonutisopia 
Monete imperiali scoperte a Ctaalcolone pressa Novara. 



I 



4 



mUU DI VlfiEVAiO 



OSSIA 



DELL'ORIGINE E PRINCIPIO DI VIGEVANO 

E GUERRE A^SUOl GIORNI SLXCESSE 

OPERA 
di CESARE NUBILONIO 

Cnnonìco ca:itoi-e nella Chiesa Mnggiure di essa citlh 

MDI. XXXIV 



H E H CUBA li I 

CARLO 1SEG80NI 



PROEMIO 



L'istoria, come i dotti e savj stimano, è cosa celeste e 
divina; e meritamente gli uomini doveriano render grazie 
agli scrittori^ che con le sue fatiche giovano assai alla 
vita de' mortali cogli esempj e consiglj de' tempi passati, 
da' quali imparano che cosa devono seguire ovver fuggire, 
E perciò questo è il vero e bello onore dell'uomo^ il quale 
avendo imparato spesso dagli errori altrui , elegge con il 
jjrudente suo consiglio il meglio; e per la cognizione 
de' fatti altrui, nella fortuna sua prospera ovvero contraria, 
si rende antiveduto di tutti gli pericoli; e non cerca ciò 
hanno fatto gli altri, ma quello gli è stato utile , imitando 
li consiglj delti antichi , i quali il lungo tempo ha fatti 
prudentissimi, E tanto pia l'istoria fa eccellente quello, di 
quanto l'antichità del tempo abbraccia la diversità d'esempj 
e d'esperienze di molte cose, che non abbraccia l'età del~ 
l'uomo. Dunque l'istoria è cosa utilissima s\ alli giovani 
come alli vecchj ; imperocché sveglia gli animi a gloria, 
eccita gl'imperadori e capitani a magnanime imprese e a 
fatti illustri; commuove gli soldati a lodi e onori, che 
sino dopo morte gli segue, e non fa temere il morire per 
difendere la patria; e li cattivi per timore della vergogna 
rimorde. Sì che tra tutte le- cose per le quali l'uomo s'acqui- 
sta fama, è conveniente attribuir l'onore e la causa alla 
istoria; ed essa sola conserva tutti i fatti memorandi , / 
sontuosi e superbi edifizj e le fortezze, qual il tempo con 
strani casi consuma. Rappresenta parimente avanti gli 

XI 



208 PROEMIO 

occhj le cose ugualmente fafte^ e contiene in sé tutta l'uti- 
lità; imperocché spinge alle cose oneste, condanna i vizj, 
esalta i buoni e condanna gli cattivi. Oltre di ciò giova 
assai alla eloquenza, della quale niun' altra cosa é più 
preclara; perciocché Vuomo si fa più eloquente dell'altro, 
e pare che la cosa sia tanto più, di quanto è stata l'elo- 
qiienza e facondia dell'uomo dotto. 

Considerando io adunque futile e l'onore che resta allo 
scrittore, ho cominciato quest'opera, avendo consumato il 
tempo d'alcuni anni nelle investigazioni e studj, acciocché 
ogni persona conosca l'antichità e principio della fonda- 
zione di Vigevano, le guerre e gli uomini degni che sono 
usciti ; le quali cose restavano sopite e oscure senza aiuto 
di scritture. E perchè conosceva che molti desideravano, e 
di presente sono, che vorriano saper V origine e l'augu^ 
mento di questa città di Vigevano , mi deliberai mettere 
io tutto in luce, benché nel descrivere tali imprese vi bi- 
sognava altro ingegno e altra penna che la mia. Perciò 
avendo affaticato l'ingegno mio, benché debole^ nelle istorie 
di Eutropio e Paolo Diacono ^ nel compendio delle Cro- 
nache, in Tito Livio , in Plutarco^ nella Decade de^ Duchi 
Sforzeschi^ nel Cor io, nclV opera di Frate Leandro e altri 
istorici , ho pur ridotto questa mia fatica alla utilità e 
contento comune. Che se non fosse scritta da ine con lingua 
tersa e polita orazione, questo non deriva da altro, che 
per non essere stata sin qua mia professione: ma spinto 
dalTamore mi sono sforzato, non potendo satisfar in altra 
parie alla patria mia^ che scriver tutto ciò che le deboli 
forze mie e ingegno ha potuto brecc/nente raccogliere. 



zn 



DELLA 



ORIGINE E PRIKIPIO DI TlfiETARIO 



GUERRE IN VARII TEMPI SUCCESSE 



LIBRO PRIMO 



I. 

I primordii e i Viaoontl. 

ìhimeipio di MUtma. •— Come H Duomo di Milano era tempio o chiesa di Ufinerva. 
— Vittoria dei Cimbri in Italia e loro sconfitte, — Le Case de' Deeembri e flu- 
dalli di Vigevano derivano dai Cimbri. — Privilegj eoncetn al CaeteUo di Vive- 
mmo da Enrico III nel 1064, da Federico II nel 1330 e nel 1231, da Enrico VII 
nel 13S1 e da Lodooico il Bavaro nel 1339. — Invensione del carroccio. — Ve- 
nuta di Federico Barbaro$ia in Lombardia, e convemione sua coi MiUtneei. — 
Guerre deili in Lombardia. — Torre del Cantelh di Vigevano. — GfUtello Ber- 
gamino. — Hesa liel Gistello di Vigevano ai Milanesi. — Signoreggiano in 
Milano Oioranni Visconti Arcivescovo e Luchino sito fratello, il quale costruisce 
a V^evano la Rocca vecchia, colla vìa coperta per andare al easteUo. Lo Stato 
di Milano si divide tra i fratelli Viscontiy Matteo^ Bernabò e Galeotto. Quejid 
due ultimi fondano V Università di Pavia. — Gian Galeaseo Visconti, primo Duca 
di Milano. — Inveneione delV artiglieria. — Martino V a Vigevano. 

Volendo descrivere la prima ediQcazione ed origine di Vigevano, 
mi pare cosa molto necessaria, per esser compresa noirinsùbria, dire 
brevemente alcuni discorsi dì essa, acciocché la narrazione delle cose 
sia più intelligibile alU lettori. 

Scrive adunque Strabone nel quinto libro, e dice: Insubres hac 
in aetate suntj qui Medioìanum metropolim kabttere : e secondo al- 
cuni la Insubria contiene in so Pavia, Lodi, Novara, Vercelli e Como, 
de' quali Milano è metropoli. Si legge che varie e diverse sono le 

1* 

% Hke. S, U, T. UV. 



vv 



210 



CESARE BTOBILONTO 



opiDÌOQÌ de' scrittori della edificazione di MilaQo ; perchè alcuni scrit- 
tori vogliono che pigliasse principio da un Subres , quale dicono es- 
sere discendeute da Noè, che renendo di Spagna, e passando per la 
Qallia Celtica, entrasse in Italia, dove tra il fiume Adda e il Ti-' 
cine edificasse nna villa, la quale dal suo nome chiamò Suhria; e 
questo fu Tanno settuagesimo sopra mille norecento avanti alla incar- 
nazione di N. S., che fu il tempo che nacque Abraam <^l ( 

Dopo questo Subres succedette un suo figliuolo per nome Maco- 
medem; e dopo di luì uno chiamato MocienSy da cui nacque Julio 
Insubro; e parimente dicono che in questo tempo nacque in Judea 
Moisesj e che non molto dopo Subrìa fa distrutta per un barbaro 
Re, nominato SuaìideSf il quale discese da Ismael, genito da Abraam. 
Così essendo distrutta la Subrìa, tengono che un Mesapo Greco, to^J 
nendo dalle Asiatiche contrade, V edìfìcasse più potente che prima, 
secondo che dice Gorio ; e volle che a perpetua memoria del suo nome 
si domandasse Mesapia, ponendo Tidolo di Giano bifronte con molti-^ 
magnifici edifìzj. ■ 

Dopo molti anni vennero lì Toscani, quali sì fecero signori della 
Sabria ; ma venendo Belloveso Gallo , nipote del Re Ambìgato , 
qual signoreggiava la terza parte della Francia , cioè gli Celti , 
ed avendo scacciato gli Toscani, aggrandì questa contrada, e la ma- 
gnificò molto, e vi pose nome Mediolano; perchè in lingua celticft^ 
antica Medel vuol dire palcella, e Lano significa terra e paese, 
chiamò dunque terra della pulcella, cioè di Alinerva, la quale ivi 
adorava con gran cerimonie, come scrive Polibio. Ma poi il suo tem'-' 



tica 

1 



(1) Bon disse U Glnlini, o ripeU pia tardi U Rosmini, che intorno ai prìmordll del! 
loiabria e delle sue città, chi non roglia attenersi &Ue favolo inventate nel secolo xiii 
da alcuni cronisti, e adunate quindi coU'a^aDtA di altro e non migliori fantasie nel 
secolo xiT, non potrà fornirci se non poche e mal alcare notizie. Da quello favole non 
seppe non volle del tatto allontanarsi il nostro NabìloDÌo, per quanto rig^aarda alle età 
più rimote. Egli per{> ne ne sbriga a^isai brevemente; e poscia dei tempi a lai più vicini, 
e specialmente dei seooti xt e xri, espone con gran cura gli avvenimenti Da alcuni bene- 
reU ci era vomito il consiglio di tralasciare nella stampa quel tanto del manoscritto eha 
meno ai conTÌono alla storia. Ka il trattarsi di un piccol nnmero di pagine, o gt'iuoonve- 
nionti che sempre nascono dal nmtilure iin lavoro per molti pregi dogniscimo di venir pub- 
blicato, ui persuasero a darlo iutiero, riinottendo al discreto lettore lo soevorare, nelle pia 
antioUo memorie, U crodibìlo dallo imaginario. 




CRONACA DI VIOBVANO 



211 



pio per la Cristiana fedo fa distrutto, ed edificato un altro ad onor 
di S. Tecla, la quale in quei tompi era in gran venerazione tra le 
sante Tergini. Onde Plinio e Trogo dicono che ella fu edificata dai 
Galli, cioè aggrandita; perciocché Belloveso vi fece una muraglia 
larga 24 piedi ed alta 64^ qual circondava e serrava tutto l'ìimbito 
della città, facendo 1 30 torri in essa muraglia , di smisurata gros- 
sezza ed altezza; nella quale vi erano sei porte principali, ed a cia- 
scuna porta oravi posto un idolo. Percioccbò ad una porta fu posto 
quello di Giove, e fa nominata porta lovis, cioè porta Giobbia; a 
un'altra fu posto quello d'Apollo, ora detta Porta Bomana; a un'altra 
fu posto quello di Venere, ora detta Ticinese; a un'altra quello di 
Junone, ora detta Porta Orientale; a un'altra l'idolo di Marte, ora 
Porta VerceUina; a un'altra quello di Saturno , ora detta Porta 
Nuova, E ciò fu fatto 270 avanti che scendesse in Italia Brenno Re 
de' Svevi ed Ungari, secondo il Uerula nel primo libro delle istorie 
de' Visconti. Così avendo Belloveso magnificato Subrìa di tal fabbrica, 
si fece nominare Re di questi paesi, ove signoreggiò 40 anni ; e i Galli, 
da lui condotti in Italia, ristorarono ed edificarono molti luoghi e citt4 
in questa regione, ed anco in altre partì. 

Mancando Belloveso, gli successe Segoveso suo figlio ; e dopo Se- 
govoso, successe Brnnisedio; nel di cui regno scese in Italia Brenne 
Re de' Svevi ed Ungari, ed azzuffatisi insieme, dopo lunga battaglia 
rimase debellato Brenno ; il qualo fuggendo in suoi paesi, e radunato 
nuovo esercito, ritornando in Italia, venne a Milano, ove vinse Bru- 
nisedio; poi andò a Roma, e fu superato da' Romani, come scrive 
Livio. 

Dopo la partita di Brenno accrebbe molto Milano, sì di popolo 
come di ricchezze, onde si chiamò Metropoli. Regnando dunque dopo 
alcuni anni Viridomaro, Capo degl'Insubri, commise alcuno guerre contro 
alli Romani; il Capo de' quali era Lucio Valerio, che con perdita di 
3500 de' suoi soldati fu superato, e de' Milanesi ne morse 500. Nel 
giorno seguente, commettendo guerra, ne morse de' Milanesi 14000; 
e secondo che scrivo Eutropio nel capitolo primo del terzo libro, altri 
dice esser morti 23000, e 5000 presi, essendo consoli Lucio Cornelio 
Lentulo e Flavio Fiacco; quali ambi duoi ebbero il trionfo contro li 
3 



212 



Il KCBILOmO 



Insabrì e Liguri di qua del Po. Dopo alcnni giorni, riformando Viri- 
domare Tosercito de' soldati di Milano, domandò aiuto a' Trausalpìni, 
TentoDìci, Australi, Carnuti ed Ungarì ; quali procedendo contro i Ro- 
mani, furono Tinti da Gneo Torquato. Di nuoTO rìnnoTato nn altro 
esercito, fa mandato da' Romani Manlio Torquato; il quale combat^ 
tendo presso Cremona fu vinto da Virìdomaro. Dopo fu mandato dal 
Romani Emilio console contra grandissima copia dì soldati della (HI- 
lia Cisalpina, cioè delti Insubri, che già avevano passato gli monti 
per andarsene a Roma, ed avevano giurato di non cingersi il cingolo 
militare, sinché non avessero arso il Capitolio. Ma Emilio console seppe 
si bene guerreggiare contro gl'Insubri, che avendo seco 700 mila sol- 
dati, come dice Flavio isterico quale si trovò neiristessa guerra» oltre 
che tutta l'Italia lo favoriva, nel menar le mani ne morse do' Galli 
40000, e furon rotti. Così Emilio trionfò. Altri dicono che ne morse 
d'ambe le parti 40000. 

Finalmente, passati alcuni anni, ricordandosi gli Romani delle in- 
giurie di Brenuo o suoi successori, con nuovo esercito mandarono con- 
tro ai Milanesi Marco Claudio Marcello e Cajo Cornelio suo collega ; 
li quali venendo alle armi presso il (lame del Po, e vedendo Marco 
Claudio Marcollo la fortuna della guerra non essergli molto favorevole, 
e che per la sua poca prudenza facilmente andrebbe egli e' suoi sol- 
dati nelle mani de' nomici, entrò con grande ardire ed animo nel mezzo 
de' nemici, li quali percossi da subito terrore cedettero. Ed essondo 
Yiridomaro conosciuto da esso Marco Claudio Marcello all'abito di por- 
pora qual soleva portare, con tant'animo l'assaltò a corpo a corpo, che 
con tre ferite l' uccise presso Casteggio vicino al fiume Po, e tutto 
l'esercito fu debellato e vinto; e trionfò con grand'onore e pompa, per 
essere la prima ?olta che fu eletto console , offerendo le spoglie del^ 
superato a Giove Feretrìo. 4 

Perciò dice Carino, istorìco antico, che in questi t^mpì fu edificato 
nella ripa del Ticino un castello , il quale fu nominato vicus Veneris , 
perchè era verso la porta di Milano dove era la statua di Venere, come 
si è detto di sopra: ma poi in processo dì tempo fu detto Vigevano. 

Fu eletto console Marco Claudio Marcello nella olimpiade cento- 
troDtanovOj seguendo il quarto anno; e dalla creazione del mondo sino 



CnONACA TM TIOITANO 



iVA 



al SD» consolato passò anni 4960 , essendo l'anno primo del seggio 
pontiftcale di Simon sacerdote in Gerusaleme, figliuolo cho fu di Olila; 
e dalla edificazione di Roma passò sino al detto suo consolato anni 519, 
e dalia edificazione dì detta Subria 163S anni; talchò dal tempo che 
fece Marco Claudio Marcello questa onorevole vittoria, essendo auuì 232 
avanti all'avvento del Nostro Signore, si può computar facilmente il 
tempo che fu edificato il castello nominato vicus Vetieris, 

Altra opinione ò d'un venerabile frate Agostino della Porta Vi- 
gevanese, dell' Ordine dei Predicatori, della foudatione di Vigevano ; 
perciocché ha lasciato memoria in scritto di ciò Tanno 1490. Le sue 
parole sono queste: 

Sanguine Trojano gens haec est condita primum. 
Nani, ciim Trojanae dcstrtictis moentÒus urbis ^ 
Aeneas Latium pctiisset classe, siuieque 
Sub juga misisset ditionis regna Latini, 
Viglus, ad Insubrum multo cum milite terras 
Missus ab Aenea, Ticini sedit in oris; 
Inde parum fidens flum falìacibus ttndis, 
In loca secessit superato proxima clivo; 
Cuinque sibi genfique suae dux %2>se timeret 
Hostis ab iìicursH, procul hinc, queni viderat aptum, 
Mox adiit tumulum; quetn vallo atque. aggere cingens, 
Castrorum in morem^ pinnis et moenihus altis 
Muniit in rerum curas hominumque salutem; 
Viglevanumque hct4S notusn duce traxit ab ilio ^K 



(1) CotDO di molte altro città, cosi soau oicurti le origini di Vìgevano. In questa oscu- 
rità alenni ricorsaro alla finzioue podtìca, altri alle etimologìe, e altri alle congetturo. 
SlnaiuDO puetìca è qneata di frate (iella Porta, segoita poi dal Girardi nel poema eroi- 
comico, che intitolò Vigevano Uòerata. Prima del H90 nessuno arerà mai nò scrìtto nò 
■apato di no compagna di Enea, che sì chiamauo Viglo. nò che uno qualsia» dei compagni 
di Eaea fus» venuto dal Lazio in Lombardia. Questa favola del Viglo, reuuto di Troia a 
fondar Vigevano fa, do]w circa due secoli o mezzo, ancora ampliata dal dott Egidio 
Sacchetti, il quiiU nel 1630 feca, coU'aìato deUa lìngua ebraica, la pellegrina scoperta, cho 
Viglevatium tanto vulo quanto Vigli vita sempiterna, oppure Vi^ii vita et aoboka (Vi~ 
gtcano illustrata. Uilano, Bamollati^ ltìl8, iu-i, pag. 23). Noi rarìi documenti il nome 
di YigeTauo ai muta i^ vacie forme ; tra k quali sono a notarsi quella di Vergemimtm 



2t4 



cMARR Nunii/mm 



Eutropio narra che gli Cimbri, cioè Fiamminghi, scesero in Italia 
l'anno 635 dopo che fu edificata Roma; e dopo che fa odifìcato il 
sopradetto castelli) di Vigevano passò anni 116 ; allì quali Cimbri ai 
aggiunsero soldati Tedeschi con un suo capitano chiamato Teutonìodo. 
Vennero parimente alcuni popoli di Germania, chiamati Figurini» li 
quali contenevano la quarta parte deirEIvezia. Si accompagnò poscia 
a questi gonto Franzesa, chiamata Ambroni; ai quali per ta muta- 
zione del mare fu bisogno abbandonare le proprie case, e cosi si posero 
ad acquistare il loro vivere con rapina. E tutte le sopradette nazioni 
per comun parere mandarono dal popolo Romano con prìeghi a domai 
dar qualche loco, acciò potessero stanziare; allì quali non voilero 
Romani concedere. Per la qual cosa essi, deliberandosi d'acquistarlo 
colle armi, cominciarono muoverò guerra alli Romani; contro ì quali 
fu mandato Marco Manlio e Quinto Copio consoli; e furono superati 
appresso il fiume Rodano, e gran parte dell'esercito si prese. Per la 
qual cosa ebbero tanto timore lì Romani , quanto ebbero al tempo 
dì Annibale nelle guerre Cartaginesi. Perciò avendo avuto C^'o Mario 
la TÌttoria contro Jugurta in questi giorni , trionfando lo condusse in 
Roma avanti il suo carro con duoi suoi figli legati con catene; e 
posto in prigione, per comandamento del console subito fu strango- 



% 



e di VigUhanum. DftUa prima di qaeste forme ti fu chi argomentò, essere stato il loogo 
ooil denominato per la felicità ileHa soa posizione, essendori tanto dolce il clima da brrl 
prìmftTora dae volto all'anno: geminum ver. Gandenzio Itferula, che tÌ fece laagi di- 
mora e che vi ottenne la cittadinanza, la chiama ne'saoi Memorabili [IH. 19j re^io.., 
memorabilis... quod bis singoli^ anni» floreat, vere videìicet et autumno; undg eorum 
urbem... primi coloni VaROBiiiifUM a gemino vere, tanta est ^'us caeli clementta, nomi' 
narutU. La BMonda forma, por la wmigliauta ch'easa ha col Vilis gleba (prime parole 
deU'epignmma di Ermolao Rirbsro, elio «colpito in pietra si leggo all'ingresso deUa TÌlla 
Sfortesca, e che dal Nabilooio è riferito qui appresso a pag. 44, fec« sì che appunto da 
Vilis glehn volesw altri (lerinire il nome di VigeTano. E non pensò che siccome il 
Vigìus prim» di Agostìiiu della Porta, cosi mai non s'ora nò veduta nò udita la Vilùi 
gkba prima di Ermolao Burb^ru, che liorl e poeto aUn Corte di Lodovico Sfor»^ il Monj 
e Vigevano esisteva parecchi secoli innaniì. Per via di congettare sapposero poi alcani 
che la prima e originaria denominazione di Vigevano fossa Vieus Veneri». A questa opi- 
nione, professata già dal Carino e dal Cerio, sì accostò anche il Bescapò, scrivendo a 
pag. 30 dclU sua ^avaria, Msere stato Viokvaxcm... vocetH fnctam ex his ànabus Vico» 
et VencSj aeu Viccbvgkiris. A sostegno della medesima opinione il Maccanco adduce una 
vecchia iscrìxìone, dove si fa cenno di un Vieus Veturiui ; ma riserixione à dì più che dubbia 
aiiionticità. Vuoisi altresì . che a Vigovaou afesse Venera antlcamento tempio e culto; 



1 



CRONACA DI VIORVAWO 



«5 



lato. Cosi fu fatto console, e fa il suo consolato aocondo. K questa 
impresa della guerra contro gli Cimbri fu data a lui per la vittoria 
sopradetta; e perchè la guerra andava in lungo, fu fatto console la 
terza e quarta volta; e gli fu dato per collega, nel suo quarto conso- 
lato, Quinto Lutazio Catulo. Yennero dunque in tal maniera all'armi , 
che con dooi Capi de' soldati aramazzarono 200,000 Cimbri; e 30,000 
no fecero prigioni insieme con il capitano do' Tedeschi, chiamato Teu- 
toniodo i^J. Pertanto li Cimbri e Tedeschi , dei quali ancora ve n'era 
gran copia, vennero in Italia; ed un'altra volta Cajo Mario e Quinto 
Catulo li vinsero. Imperciocché in tutti duoi li campi, di cento qua- 
rantamila parte ne morse e parte si misero in fuga: quarantamila 
poi furono presi ; o de' Romani ne morse 300. In tutti duoi gli eser- 
citi, 32 insegne acquistarono; il campo di Mario ne riportò due, e 
quello di Catulo trenta. Gli Romani ebbero quasi più danno dalie donne 
de' Cimbri; imperochò avevano ordinato 60 carri in modo di bastioni; 
e sopra quelli combattevano, e per motto tempo fecero resistenza alli 
Romani. Ultimamente l'arnu, che adoperarono contro de' loro nemici, 
se le voltarono contro di sé e de* suoi vergognosamente. Così in queste 
due battaglie ne morse trecentoquarauta mila , e cento quarantamila 
furono prigioni, senza la gran moltitudine di donne che si diedero la 
morte insieme con gli figli; e questo fine di guerra fu trionfo grande 



L 



nu è nnche questo on'ifibrmaiioiio auncinte tffatto di prove. Ben ri legge nel frammenti 
storici d'Ingaramo Curti, che i VìgeTmnesi Galiarum more adorar&no Dianam et Hfereu- 
rium; ma nessuno che io snpiiia ba mai fatto nionxjone. che Venere fosse in ispecial modo 
da esii rcncrata. Più probabile ne sembra la coogettara di Bernardo Sacco, il quale nella 
flaa HisL Tietn. (Ili, R) cosi ci lasciò scritto; VicLAirAirric... celeberrimum oppidum 
LumelUnae a nostra nti^ortbus nomen suaceptum praesenti itt'am fide invioìattim scriNit, 
nobitfiue repraettentat. Vicliktcm enim primo^ quasi Vicos Lastordh, appelìabatw ; 
posUa VioLAGVAScii vulgo nuneiipatus fuit. E questa è pare l'opiniùne preferita da Pietro 
Giorgio Bifóganndi nelte soe Memorie iaiorìcke (Vigerano, IdlO, in-4'') e da quelli die 
Tennero dopo di lai ; da Cosare Caatil nella san Geografia politici* por corredo della 
Storia nnirersale; da Enrico Pollini neir^nmiari^ Lomcìlino (Torino, Unione Tip., 1871. 
in>16. pag. 4); da Curio Clerici nfilla <iiu Vigevano (Vigevano, tip. ecclesiastica, I8S0» 
in-ie, pag. 240); da Carlo <!^Wì ne' suoi Cenni storici sulta LomelUna, Mortara, Cor- 
telloziì, 1374, in-IC, pag. 2); da Antonio Colli nelle Ricerche 9toriclte attila LomeUina 
(MorUra, Cortellozzi, ISSI, in-8, pag. 21), e da altri. 

(1) Ingaramo Corti, citato dal Bii%naadi (pag. 24). dice che nella , guerra contro i 
Cimbri Cajo Mario pose U campo m viUa 3- Petri prope Vigìaevanum, qw»e dicitur 
propterea Campc» Rohakorok. 



CKSAKK KCBILOmO 



a tatti daoi gli sopradetti Gajo Mario e (^ÌHto Luta:ào Calalo. Dalli 
Cimbri sopradetti ò derivata la Casa de* Decembri e Budalli di Vige^ 
vauo> siccome afferma il soprascritto Barate Agostino Della Porta ne' suoi 
versi, de'qaali se ne farà menzione a suo loco ('>. ffl 

Giovanni Simonetta nella Sforziade nomina Vigevano Vù;lebk$m, 
e il Mernla Vigemnum ; e da Domenico Maccaneo » nella G^grafìa 
del Lago Verbano, è nominato Viglivenum, e da altri Yergeminunk, 
e dal Yolterranno noi quarto libro della Geografia Vegwenum, Ma la 
sua opinione non è buona, perchè vuole che questo Castello fosse edìiM 
fìcato dalli Duchi di Milano; conciossiachò anticamente fosse borgo di 
Pavia, come si troverà a suo loco. Vero è che soventi usano molti scrit- 
tori questa parola edificare in vece di restorare o aggrandire; e fin 
d'oggidì è stato nominato Vtgkva^iOy situato nella Lomellina^il loco 
della quale in lingua latina in domandato da Tolomeo Launiellutn, E 
perchè anticamente vivevano vicatimy come narra Strabene nel prin- 
cipio del quinto libro parlando deirinsubria, perciò vicino al castello 
erano editìcati alcuni luoghi, uno chiamato il castellacelo, e altri luoghi 
anticbi, come S. Michele, allora chiesa parrocchiale; dove sono state 
trovate dalli moderni sepolture e urne con le ceneri de' morti; e con- 
tìguo alla chiesa vi è circa una pertica di terra consacrata ^ oouo 
nelli atti dell'Episcopato di Novara si trova, sotto alla qual cura ai 
reggeva in spirituale. Vi è parimente S. Pietro, chiesa aulica ; e dalli 
edificatori il suo loco fu nominato Campus liomanorum, dove oggi 
di volgarmente si dice Roma. Altri luoghi erano, che si dimandavano 
in lingua latina Serpe, Pedule, Viginti Golumnaej come per privilegi 
imperiali si vede, ottenuti da Imperatori e confermati da Lodovico ì) 
Bavaro, il tener do* quali così dico : 

Ludovicus D. grada Imperator 
semper augustus ad perpetuam rei memoriam 

Etàì cuDctis Imperatoriae claritatis celsitudo, gratis proflueu 
beuetitiU quoque copioàìs, ed^e deberet ex largifiuae suae pietatis debiti 
jirratioBa, ilLod tamea uooveait ampliorìbus ao gratis favoribus circum' 




(1} Ma queaU opiiùoiu, che lo casate dtii Dàcombn e iai fìailalU derivino dal Oimbii 
al BiftlgiiiLiidì ^loc. cit.) noa aembra viiri^miltì. 



l 




CRONACA DI TIOBVAMO 



217 



plecti, qui cunctis temporibus rea et personas periculis incursis expo- 
neutes, cum sacri imperii fidelibus pondus dieì et eetìtus subire minime 
trepidaruDt. Veuientes itaqiic ad nos prudente» viri cousuleSt Commuue 
et hotaiues de Vi^laevano, tìdeles oostri dilecti, qui diebua suia aummae 
dilectìonia fervore, mag:ualLtute operum erga nos ao aacrum Iiuperium 
Ronianorum, ut multiplicetur , clarueruut , suppUciauies humìliter et 
devote, quatenus ex iraperatorlae celdiliidinis eoiisuela oleioeutia iptìia 
omnia privileg-ia-, iraraunitates, libertate-s, exemptiones, honores et con- 
cesdioneà pruedece:ì.Horum noàtrorum, »iib quacumque forma, concessione 
seu expressione verborum [>er divos praedeceasore nostros imperatores 
romanos coofìrmare, ratidcare, approbare ac etiam de uovo concedere 
dig'naremur, quorum privìiegiorum omnium tenor sequitur in haec 
verba videlicei: 



In nomine Sanctae et Individuae TYinitatis. Amen, 
ffenrlcus Homanorum Rea; 



} Praedecessores nostri, reges et imperatores, sicut in historiis et 

Ì' regum gestis reperimus, regna et imperia eorum decoraveruut , et 
statum reipublicae mag-niticaverunt, oum ju£tÌB petitiouibus ac fidelibus 
consiliis suorum fìdelìum indubitauter crediderunt. Quaprnpter omnium 
i sauctae romanae ecclesiac fidelium praesentium et futurorum noverit 
j università^, qualiier prò anima patria nostri atque remedio, interventu 

I quoque tìdelis nostri D. N. Honoburgenaìs archiepisoupì dignum duxi- 
mus, ut confìrmaremus ^ecundura praedecessorum uo.strorum regum et 
imperatorum praeceptH, prò hujus signifìcatìonìs munimine, cunctis bo- 
minibus de vico Vi^'ievaul, et Serpi aique Pedule et Vi^iuti Columuae, 
cunctis fìlìis fìliabusque eoruin, nec non et hominibus eorum omnibus, 
ut ab Arimauia exeant, et nullus dux, archiepiscopus, episcopus, mar- 
chio, comeis, vicecomes« ga8taldiu« Kculdasius, uullaque regui persona 
lo eorum domos albergare, ttieloueum vel aliquam publicam functiouem 
dare eos cogat, nec eos nec eorum posteritatem placitum custodire com- 
pellat ultra nostrum placitum. Sì quis ergo de eorum rebus mobilibus 
vel immobilibus, allodìis, servjs et anoìllis siue legali judicio divertire 
vel inquietare ausus fuerit, auri puri cooti mille libras se compositurum 
sciat, dìmidium uostrae Cameraci et dimidium praedictorum locorum 
homiuibus, Commiinìvc, et post illos illoruin futurae posteritati. Dat. 
anno Dominicae lucarnatiouis millesimo sexagesimo quarto (1054), iudiot. 
tertia , ordinatiouis nostri D. Hciirioì tertìì regis anno decimo, re^uì 
autem ejus anno nono. Mandaburrae feliciter. 




<IU&AI NOBILONIO 



i 



In nomine Domini, Amen, 

Federiciis D. gratta Romanorum rex semper augustus^ 

et rex Siciliae, 

tmiversis /idelibus suis, ad quos iitterae istae pervenerint , 

gratiam suam et bonam voluntatem. 

£(otum vobis facìmus, quod nos attendeates merita et grata obseqmft] 
quae liomines de Vìg-levanu tideles nostri liactenus progeniloribus noi 
stris exbibueriot fideiiter et devote, et parati siut ig-aite exhibere, ipsoe 
bominea cum omnibus bonis suis, quae uunc babent, vel dante Domino 
justo modo poteriiut adipisci , et castrura memoratum sub nostra et 
reg'ni nostri custodia ac protcctione suscepimus, statuentes ut de cae«fl 
tero castrum ipsum, quod semper fuit Camerae imperii specialis, homi-™ 
nesque babìtantes in eo ab aliqua civitate vel persona non debeant mo- 
lestari. Quapropter vobis sub obtentu gratiae nostrae, et quingeotarumf 
marcarum auri , lirmiter praecipientes mandamua, quatenus eisdemV 
hominibus, si eis opus fuerit et vos postulaverint, impendatis auxiliom, 
consilium et favorem contra eos qui vellent in rebus et personis ind< 
bite et praeter justitiam molestare, nostras litteras et mandata, cu 
tempus exegerit, talìter impleturi, quod nos proinde fidelitatem vestrai 
et devotionem possimua commendare, et dicti homines nobis teneantiir 
perpetuo oblìgati. Dat. in castris prope Forlivium tertio decimo filai* 
Novemb. ìudiot. nona, millesimo ducentesimo vigesimo. 



In nomine Domini. Amen. 
Federicus D. gratia Romanorum re^ semper augustus^ 
et rex SicUlae. 



Per praesentes scripturas notificamus unlversis tam praesentlbus 
qoam futuris, quod ad supplicationem D. Guìdonis de Dlandrate, tìdelis 
nostri Vìglevanensis , cum homìnibua habitantìbus ibi, videlicet tam 
locum quam bomines, in nostrum dominium recepimus, volentee et prae- 
sentis rcàcripti auctoritate maudantctì, quatenus nuUus sìt, quod homi- 
nes ipsos offendere vel aliquatenus molestare praesumat. Bt cum Sn 
nostrum dominium fuerint reoepti, volumus ut nec Papieuses nec Ver- 
cellensea vel Novarlenses, seu quaeoumqne alia persona, homines ipsofl 
vel locum ip^um ad sui jurisdictionem et dominium suum cogere prae- 
sumaut, sed semper sint in dominio nostro, et sub nostri defensione 
secijri. — Dat, apud Agenovem , duodecimo Kal. lunii, iiidict. nona| 
millesimo ducentesimo vigesimo primo. 




CRONACA DI T1OBTAM0 



31 H 



In nomine Domini. Amen. 

ffenricus D. gratia Romanoriim reco semper augttstus 

unioersis sacri Romani Imperii fldelWus praesentes litteras 

inspecturis gratiam suam et omne bonum. 

Decet Majedtatem Regiam subjectia &uis proficientibus utique (Ij con- 
sulere, ac eorum oommodis salubriter providere. Hinc est quod devotia 
ÌD8taDtiU et supplìcatìouibus dìlectoruin fìdelium Dostrorum et Imperli 
CommuDtf^ Viglevani favorabiliter auDuere cupjentes, omoìa privilegia 
sibi concessa per divae memoriae praedecessores nostros, videlicet Fede- 
ricum Roraaaorum reg-em sub data castrid prope Forlivium decimo terlio 
Kal. Novembris, iadict. DOQa^ millesimo duoeutesimo vìgesimo, et etiam 
apud Àgeuovem Iudìì, ac privitegium eisdem coucessum per Henricum 
quondam Romaaorum regem , prout rite ac provide traducta sunt et 
coacesaa, ratìfìcamus et auetoritate regia confirmamui]. Et ut dìctum 
Gommane tanto liberiiis regalibus obaequatur et ìntendat beneplacìtls, 
quo se minus senserit alictijud dominii quibuslìbet vincults illicitis alli- 
gatum, omnes obligationes per ipsum Comraune faotaa prius, occasione 
potentiarum vel aliarum causanim, nobillbus vìris quondam Gulielmo 
marchionì Uontis Ferrati in perpetuum. Guidoni de^furre prò vita aua 
nec non Landulpho de Biirrìs ad certura tempus, vel aliae cuique per- 
aonae, cassanius et Tc^vocamus, ac nullas et irrìtas decernimus esse de 
plenitudine potestatis regiae. 

Sane quia per nuntìos dicti Communis coram nobis proposilum extitit, 
quod jamdudura pedagium in burgo praedicto prò reforraatione dicti 
burgi et castri, quod Imperio pertìnet, et vioinis eorum destructum 
esse dignoscitur, colligere consueverunt; suppUcantes majestati regiae 
tam humiliter quam iustanter, ut dlotum pedagium eiadem aftìrmare 
et concedere dignaremur; Noa ex uberioris dono gratiae dlcto Communi 
Viglevani et hominibus clementer concedimus, et liberalìter iudulgemus, 
quod huiusmodi pedagium sub modo et quantitate, qnibus prius recipcre 
solebant, in antea teneant et colligaut, cum aliìs consuetis redditionìbus 
et proventjbus, nobia et Imperio ibidem pertìneutibus, ueque ad nostrae 
beneplacitum voluntatis, atque de pedagìo , reditibus et proventibua 
praedictis burgum et castrum muniant et reformeut. Nulli ergo omnino 
homioi liceat banc confirmationiìi et concesaionis nostrae pagiuam iu- 
fringere, vel ei ausu temerario contraire; quod qui facere praesumpserit, 
gravem uostrue indìgnationis offeuaam noverit iuciirrisse ; in cujus rei te- 
9timoQÌumprae»entes litteras scribi, et nostrae Majestatis sigillo jussìmus 
coramuniri. Dat. Mediolaui. tertio nonas Martii, indictione nona, anno 
Domini millesimo tricenteì<imo undeoimu, regni vero nostri anno tertio. 

Nos Itaque considerantes ignitae devotìouis zelum, quo dictum Com- 
mune et hominea, nostrae Camcrae peculiaria , dicti loci de Viglevano 



(1) fone uhiqwt. 



il 



280 



0K8AIIR NUBILOKIO 



intrepidi erga Nos et sacrum romaauni Imperìum multis jam retroactis 
temporibus vig-uerunt , ipsorum rogatioDìbus et atflectatis petitìonibus 
ostia aoguslalis elemeuliae uuii reserautes, umuia privilegia, immuni- 
tates, lìbertates, beueficla, gratias, honores et coucessiouetì, datas &ea 
conccsi-ad per divos priucipes imperatores romauos, praeiiecessores do- 
stros, Communi et hominibuB aatedictìs, quae iu supradictis privilegìis 
coutiuoutur, gratas et ratas babentes , praesentis rescripti patrocìnio 
roboramu:» et oontìrmamus, approbamus, ratifìcamus ac de novo coace- 
dimiis ac ÌDiiovama$. Iiii>uper in favorem dicti Communis et bomìDum, 
omnes podestarìas et vicariatus, factos per qiioscumque super Commune 
et homiiies supradictos persouis quibuscumque, et ripeoialiter per uobÌ- 
leoi fìertoldum Comìtem de Nister. olim in partibus Italiae nostrum Vi- 
carium, Calcino de Toruiellis ac Luchino Vicecomiti, praeterquam facto» 
per Nos , represalias quoque concessas cootra ipsum Commune et homi- 
nes CommuDÌbus et homiuìbus Mediolaui, Papiae^ Vercellarum et alia- 
rum Civitatum quarumcumque et Communitatum , tenore praesentium 
poeuitus revocamus, et nullius volumus obtinere roboris firmamentum; 
quia omnia et sìngula annullamus, casgamus et irritamus^ et oasaa et 
irrita esse volumu^ipso facto. Ad haec, eiLuberantia pietatis, omnes già- 
reaa quae hucusque accreverunt, vel accrescent in posterum super fiu- 
men Ticini, siti in territorio loci seu burghi praedicti, bì nulli alii de jur^| 
pertineant. Communi et bomìnibutì supradictis supplicantibus ipsorumqu^^ 
successoribus , cum omnibus emolumentis et commodi^i , perpetuo in 
feudum concedimus et douamus, ìnhibeutes sub obteutu favoria et gra- 
tiae nostrae, ne quis eos, cuiuscumque status existat, super diotis gla- 
reis aliquo modo molestet, impediat vel perturbet. Nulli ergo omnìno 
homini liceat banc satisfactionis, approbationia, confirmaiionìa ac etiam 
novae coocessionis paginara iufringere, aut ei ausa temerario contraire; 
sì quis autem contravenire praesumpserit , praeter indignatioDem no- 
stram, poenam centum marcarum auri puri, quarum medietatem Fìsco 
nostrae imperialis Camerae, reliquam vero injuriam passis applicar! 
volumus, ipso facto se uoverit incursum; in cujus rei testimonium prae- 
fientes lìtteras edì , nostraeque Majestatis sigillo jussimus communiri. 
Dat. Papiae , sexto decimo Kalend. Juliì, anno millesimo tercenteaimo 
vìgesimo nono, Indict. duodecima, regni nostro quinto decimo, imperli 
vero aecundo. 



Fq il Castello di Vigevano molto forte si di muro come di gente 
da guerra, come si può vedere leggendo in alcQuì autori; perciocché ha 
sostenuto molte guerre a' suoi tempi. E perciò avendo a descrivere alcune 
guerre e combattimenti fatti ad esso castello, dirò prima chi fu Tin- 
TBDtore, e a che modo ordinò il carroccio ovvero vessillo, qual con- 
docerano iu guerra e ovunque andava il Campo. 




CnOKACA 01 VIOVTANO 



iti 



Eriberto, Arcivescovo di Milano, esso fu inventore del carroccio; 
qual era un carro , con quattro ruote più alte delli carri comuni, e 
sopra gli era fabbricato un tribunale coperto di panno rosso, nel mezzo 
de] quale oravi posto un arbore alto, da molti uomini con le funi tenuto; 
alia sommità sua aveva una croce d'oro, di sotto alla quale si spargeva 
al vento uu vessillo bianco con la croce rossa. Il carro era condotto 
da quattro para di buoi, coperti dalla banda destra di color rosso, o 
dall'altra di bianco. Il maestro di tal artifìcio era nomo estimat-o, e 
dì gran fama, eletto per comune parere della repubblica, insieme con 
un sacerdote , il quale ogni giorno avanti il carroccio celebrava la 
messa, con stipendio di soldi cinque e danari sette al giorno. Gli erano 
deputati otto trombetti e altri tanti soldati , parimenti stipendiati. 
Così procedendo con l'esercito ed il carroccio, ove si fermavano gli 
trombetti dando segno con il suono delle trombe, ivi si fermava IV 
sercito, e facevano guerra; rotte le s(juadre, ritornavano al carroccio, 
dove riavute le forze e rinfrescati, ritornavano a battaglia. Perduto che 
era il carroccio, era. tutto rovinato l'esercito. 

L'anno 1154 venne Federico Barbarossa, Re de' Romani, in Lom- 
bardia nel mese di novembre, indizione seconda, in giorno di mercore, 
nella vigilia di S. Andrea ; e fu alloggiato in S. Vito di Castione del 
Lodigiano, o condusse seco molti Tedeschi. Al giorno seguente giunse 
in Roucalia, e si fermò ivi i)er sei giorni con l'esercito. Li Milanesi per 
placar Tira di Federico contro di loro, andando da esso^ sì convennero di 
volergli dare quattro mila marche d'argento; e perchè Federico era ve- 
nuto per farsi giurar fedeltà dai Lodigiani, come poi essi fecero per con- 
senso dei Milanesi f vedendo tardar la convenzione fatta, si adirò di tal 
maniera, che andò a Rosato o con ferro e fuoco lo rovinò. £ venendo da 
Abbiagrasso, passò il fiume del Ticino per la via di Vigevano; e passato 
che fu con Tesercìto, fece conquassare e rompere il ponte di legname 
sopra il detto fiume, fatto da' Milanesi. Dopo pose il campo a Biaudrate; 
onde 11 Milanesi, venendo da lui, gli appresontarono il danaro convenuto. 
Ma esso, concitato a grandissima ira, disseli contro molte parole ignomi- 
niose; e rifiutato il danaro, gli discacciò dalia sua Corte, e distrusse i 
castelli di Gaiate e Trecate edificati da' Milanesi ; li quali perciò si 
inlmicorono contro di esso, e contro i Pavesi perchè gli davano aiuto. 

i3 



sas 



enARB KimiLONlO 



Fìnalaiente partendosi Federico di Lombardia, i Milanesi mossero 
guerra contro a Tortona; e continuando tra essi la guerra, intrayenne 
che lì soldati avevano passato il Ticino, e giunti in Lntnellina fecero 
gran bottino, e ritornando a Milano furono assaltati da' Pavesi; per 
la qual cosa combattendo da ambe le parti, molti ne restarono feriti, 
e più de' prigionieri. Ritrovandosi li Pavesi di minor numero , e uon 
potendo sostener la guerra, venendo a Vigevano, si salvarono nel ca- 
stello; quale gli nemici circondando, in pochi giorni furono costretti 
rendersi, massime perchè non si trovò dentro munizione. Così a patti 
ai resero ; o fecero insieme confederazione, benché durasse poco ; perchè 
in capo dì sei mesi si unirono con il sopradetto Federico Barbarussa. 

L'anno del 1197, Innoceazio III sedendo nel seggio Pontificale, e 
Filippo Lampugnano creato Arcivescovo di Milano, alli 9 di settembre, 
Beltramo Cristiano, console della Republica Pavese, fece per instm- 
mento in Pavia una declarazione, come il loco di Vigevano era borgoS 
della città di Pavia; e perciò fece giurare alli Vigevanaschi di co- 
strurre nel loro castello una torre a loro spese, di tanta altezza quanto 
piaceva alli Pavesi. Cosi fu edificata sopra la porta del castello a 
loro defensione ; e questo instrumento sì trova in Pavia neiruf&cio del- 
l'Arcivescovato. ^È 

L'anno 1200 gli soldati, mandati da' Milanesi nella Lumellina per 
causa della discordia già avuta con Federico Bftrbarossa, e perchè fece 
distruggere Milano l'anno 1162, fecero gran danno saccheggiando molti 
luoghi; parte ne rovinarono, occupando ancora Mortara. ^ 

L'anno 1201 Filippo deStoph reggendo l'Imperio in Aìemagna, ma 
non ancora coronato, essendo nel seggio Poutìficale il sopradetto Inno- 
cenzio Pontefice, gli soldati dì Milano uscirono un'altra volta a danno 
della Lumellina. Onde al fiume del Ticino fecero fabbricar un ponte 
di legnarne ; le colonne del quale sino oggidì se ne vedono certi pezzi 
piantati in esso fìume; altri sono stati cavati dalli pescatori, nella 
punta de' quali hanno per fortezza un puntone acuto di ferro molto 
grosso. £ per guardia del ponte gli avevano edificato un castello, fatto 
con pietre e calcina, con una torre molto alta; ed ora nominato Ca- 
stello Berga7mfio, Ora tutto è rovinato e sotterrato dalla grande inon- 
dazione del Ticino, quale appena si vedono gli fondamenti. Onde alli 



] 



CRONACA 01 VIOBVAKO 



223 



6 di luglio, avvicinandosi gli Milanesi a Vigovano, cominciarono infestar 
ogni giorno il castello con scarainuccie ; e in Hoccorso de' Milanesi 
Tenivano gli Piacentini. La qual cosa intendendo gli Paresi, se gli mi- 
sero all'incontro, acciò assaltassero i Piacontiiiif e il ponto restasse im- 
perfetto. Cosi azzuffiaudosi gli Pavesi ebbero vittoria, rompendo gli Pia- 
centini con occisione di molti. Àlli del predetto gli Milanesi, dopoché 
gli Piacentini furono rimessi, andando in suo aiuto non solo gli soc- 
corsero, ma mille e duecento prigioni fecero di essi Pavesi. Di nuovo 
posero il campo de' soldati intorno al castello di Vigevano ; e spesso 
Scendo scaramucco, ne morivano da ambe le partì. Ma deliberandosi 
finir la guerra, diedero alcuni assalti ; e non potendo quelli del castello 
sostener tanto battaglie nò difendersi, salendo i nemici le mura, lutra- 
rono ed ebbero vittoria. 

L'anno 1213 fecero gran danno in Lumellìna ; imperocché la sac- 
oheggiorno con grandissima preda di bestie; distrussero Lumello e 
Mortara ; poi espugnarono il Castello Biccbierìo, occuparono Sartirana, 
parimente Gandia, Villanuova, Villegio, Breme, e con vittoria ritorna- 
rono a Milano. 

L'anno 1220, sedendo Onorio nel seggio Ponteficale , ed Enrico 
Settala fatto Arcivescovo di Milano , a di 4 settembre Federico Rog- 
giero II, essendo in esorcito presso Reggio, per solenne privilegio con- 
cesse a* Pavesi la restituzione del castello di Vigevano con il ponte di 
legname, qual ora sopra il Ticino occupato da Milanesi, bonchò un'altra 
volta Tavessìno avuto da Federico I insieme con Santo Donìco, Santo 
Martino, Dimoio (da Frate Leandro detto Ulnica), Montìcello e Plebetto, 
occupato da' Piacentini. Ma per alcune guerre e leghe fatto da Ardi- 
ghetto Marcellino , confederato con Azzo Estense , Riccardo Ooute di 
8. Boni&cìo, Veronesi , Bresciani, l'iacentini, come ribelli ed inimici, 
si unirne contro l'Imperatore e contro una parte de' nobili dì Milano, 
quali furono discacciati da esso Ardighetto ; ed in tale discordia per- 
severarono molto tempo. 

Venuto poi Tanno 1226, si pacificò Federico Imperatore con il 
popolo di Milano;e ritrovandosi in Sicilia, venne in Lombardia, spe- 
rando farsi incoronare delia corona di ferro; la qual cosa non riuscendo, 
a'accordò con la fazione Ghibellina contro la Romana Chiesa- Del che 

i5 



224 



cssARE KunrtfìNin 






accorgendosi Gregorio IX Pontefice lo scomunicò; e perciò fn fktk 
lega in Lombardia per istrnmento, che sì chìaniaTa Sodetas Loml 
diae. Ma poi considerando Federico, che le cose d'Italia sì agitai 
con perìcolo suo iu tal maniera, sì riconciliò con il sommo Pontefice^ 
e tra le altre cose oprò, che sua Santità, scrìvefise all'Arcdvescoi 
Milanese, e al Mantovano, comandassero a' Milanesi, che distrag^ 
il ponte sopra il Ticino, e restituissero il castello di Vìgevano alli 
Paresi; e perciò sì comprende che non era ancor restìtoito. Però in 
poco tempo, per editto come dì sopra , fu restittiito il castello, e di- 
stratto il ponte. H 

L'anno 123S cominciò in questi luoghi la fazione de'Gnel^ e Gfaéfl 
bellini. Imperocché in Toscana nella città di Pìstoja erano daoi fratelli 
Tedeschi, chiamati uno Gibel^ che seguitava rimperìo, l'altro Chielpk, 
che favorìva la parte di Papa Gregorio IX; e da qui sono derivati li 
pestìferi nomi. In quest'anno^ essendo ti Milanesi fatti rìbelli dì naoi 
a l-ederico Imperatore, commossero gran guerra contro gli Pavesi; 
soggiogandoli, furono costretti giurar fedeltà perpetua a essi Milanesi.^ 
Per la qua! cosa sdegnato Federico Imperatore, fecegli guerra crudele 
insieme coi Cremonesi e Pavesi. Finalmente li Milanesi combattendo 
acquistarono il carroccio Cremonese, e li misero in faga. Vedendo Fe- 
derico Imperatore tal contlitto, si ritirò al meglio potè. Ivon molto dopo 
Jacobo Maria Moria, con altri Milanesi, fecero congiura di ammassar 
l'Imperatore: ma essendo scoperti, furono morti con diversi tormenti. 
La qual cosa veduta da' Milanesi, lasciando l'impresa della guerra, ri- 
tornarono a Milano, menando seco il carroccio Cremonese. 

Ij'anno 1241 suscitò gran discordia tra Pavesi e Milanesi; e n» 
Vendesi guerra tra loro, restarono gli Pavesi quasi debellati. Pur na 
vamente rimettendosi , posero in fuga ì Milanesi ; li quali, soccorsi da 
Pagano Torriauo, fecero gran contrasti; ma non potendo sostener li 
Pavesi la guerra , si ritirarono essendo tuttavia seguitati da' nemici 
sino alle porte dì Pavia. Dopo pochi giorni fecero pace, e fu stabilita. 

L'anno 1252 [eraj vacante l'imperio; imperocchò il quinto decimo 
di agosto del 1250 nel contado di Puglia, presso Castello Fiorentino 
scontro a Luceria, Federico Roggiero Imperatore , deposto per tradi- 
mento, da Manfredo nel tetto fu soffocato. E questo &no ebbe il nefìurìe 



Dofl 



CROKACA M TIOEVANO 



27n 



e seTÌ33Ìmo tiranno , perpetuo nemico de* sacerdoti , spogliatore delli 
laoghi sacri , contemtore della pontifìcia majestade, perturbatore della 
quiete Italica ed autore di ogni esiziale discordia. Il quale morendo 
scomunicato , in tutto restò privo de' divini sacramenti e di ecclesia- 
stica sepoltura; al quale successe nell'imperio Corrado suo figliuolo, 
sedendo nella cattedra Archiepiscopale dì Milano Fra Leone da Ferego. 

Era allora non poco moltiplicata la pestìfera eresia; li principali 
della quale erano in tre sette divisi, cioè Catari, Qazari e Concorecii. 
Gli era un'altra , nominata gli Credenti dì Milano. Questi adunque, 
dopo molti concilii, deliberarono di far uccidere il venerabile Frate 
Pietro da Verona, iuquisitor delli eretici; o questa nefandissima im- 
presa diedero a un Stefano Confalonero di Agliate e Manfredo Cliroro, 
promettendoli una certa somma di pecunia, la quale fu deposta nelle 
mani di un Tomaso Glusiano, uomo eretico. La settimana dunque della 
Resurrezione di N. S. Manfredo e Stefano, con un nominato Carino, per 
l'esecuzione del maleficio andarono a Como ; dove dimorandosi per tre 
giorni, Carino spesse volte andava al Monastero de' Frati per intendere 
la partita del venerabile Frate Pietro. II quale finalmente, dopo passato 
il sabbato seijuente alla festività di Pasqua, da Como partendosi il vene- 
rabile Frate con il compagno, che sì nominava Frate Domenico, per ve- 
nire a Milano, giunse al loco dove si dice Barlassìna; dovu dalli predetti 
crudelmente fu morto, ed il compagno ferito. Dopo il qual maleficio com- 
messo, Manfredo e Stefano andando a Tomaso Glnsiano, ebbero lire 
quaranta, manco danari quaranta per il cambio. Il corpo del santìssimo 
martire nel medesimo giorno fu portato a S. Simpliciano; ed alla prossima 
domenica con sommo onore alla chiesa di S. Eustorgio fu sepolto. Frate 
Domenico ferito fu condotto a Meda, dove alli 1 3 d'aprile passo a sem- 
piterna vita ; e portato a Milano, il deposero presso al santo martire. 

Al TÌgesimo di maggio seguente, i Milanesi in tutto si tolsero dalla 
amicizja de' Pavesi, considerando che in diversi modi gli avevano rotta 
la fede; e il vìgesimo del prossimo settembre ì Milanesi posero la 
prima colonna del ponte del Ticino per scontro a Vigevano, non ostante 
le minaccio de' Pavesi. Anzi, non essendo ancora il ponte finito, molti 
uomini d'arme e fanti passando alloggiarono nella valle del Ticino, e 
fecero molto danno con tagliar grandissima quantità di legnami. 

17 

MlK. S. 11, T. UT. 



V^ 




cwuBS iruntLoNio 



Il beatissimo Pontefice Inooceuzìo, essendo io quelli giorni in Pe* 
ragia, con il consentimonto de' Cardinali ordinò che il Beato Pietro 
AUrtìre fosse canonizzato, e descritto nel catalogo de' Santi ad ìnstanza 
de* Milanesi; gli quali per questa cauonizzazioue avevano mandato da 
sua Santità questi tali oratori, cioè Lantelino Scaccabaroccio , Ordi- 
nario della chiesa maggiore, il Prevosto di S. Nazarìo, e l'Abate di 
San Martino, oggi detto S. Vittore. 

L'anno 1253 Manfredo Lancia, essendo Pretore in Milano, con gli 
ioldati suo carroccio se ne usci al decimo di maggio; e passando 
il ntioTo ponte del Ticino, giunsero in Lomellina a Vigevano. E leraa- 
dosi con t'esercito per la via di Gambolò, la sua fortezza in tutto 
distrussero; o dimorandosi quivi, a molti luoghi diedero il guasto, e 
a molti il fuoco. Poscia sì trasferirono a Mortara ; qual luogo essendo 
circondato di profonda fossa, gli posero l'assedio. £ prima presero Ift 
torro dotta lìascaglìa, posta sull'argine della fossa di essa Hortan, 
ora nominata Kobiano ; o finalmente dando battaglia e votando la fossa, 
li presero. La prima insegna de' Milanesi che vi entrò, fu quella di 
U, Oarpoforo, fatta a tavolerò; e la portava un nominato il Moro di 
Funogro. Presa dunque Mortara, gli borghesi fuggirono alla miglior 
fertaasa. Quivi fu fatta gran preda. Similmente occuparono il luogo 
dt S. Alt)ino con quello di S. Croce; alla guardia del quale essendo 
molti fanti, rimasero prigioni. ÀI decimo settimo del predetto la torre 
11 campanile con il borgo di Mortara distrassero persino a' fonda- 
moQti. Vi era parimente, con li Milanesi, soldati di Novara; li quali 
inxlotttu circondarono il castello, cioè la maggior fortezza, con mangani 
\\ produrlo, e lo molestarono ; a tal che avrebt)ero avuto vittoria , se 
Il Pn^ioro od altri primati di Milano dentro non avessero avuto respetto 
a' oorli suoi amici che erano alla difesa , tra fanti ed uomini d^arme 
IVvwil partigiani del Manfredo , meglio di trecento uomini, oltre li 
borghoal e banditi di Novara- 
Dimorandosi qui li soldati Milanesi, vennero gli Pavesi con suoi 
(vllit^uti ad alloggiar a S. Croce, non senza intendimento di alcuni 
tj|,^|\\srroito Milanese; il quale quantunque ivi fosse all'assedio, la-^ 
limili buoun guardia, trascorse nondimeno su l'episcopato Pavese, e 
0^ Novai'osi facevano molto danno. Dopo questo il Pretore, conoscendo 

il 



I 



CnOlfJiCA DI VIOKVAMO 



287 



gli obsessi per carestia di vittuaglia più non potersi mantenere, e che 
gli Milanesi desideravaDO venir alla battaglia, con il mezzo del Mar- 
chese Pallaviciuo, Governatore a nome de' Pavesi, oprò che gli Mila- 
nesi firmarono la pace. Così gli a.ssedìati nscirono, e passando per il 
mezzo dell'esercito Milanese, se ne andarono a Pavia ; dall'altro canto 
il Marchese Pallavicino con alcuni di Milano e di Novara entrò nel 
castello; e l'uno e l'altro esercito insieme praticava. All'ottavo di 
giugno gli Milanesi fecero ritorno a Milano. 

L'anno 1267, creato Clemente lY Pontefice, vacante l'imperio, 
essendo Ottone Visconte Arcivescovo di Milano, ma fuor uscito, Napo 
Tornano dominando, alli 15 di maggio in giorno di domenica, Bel- 
tramo Greco Bergamasco Pretore , con il carroccio e gente d' arme 
uscendo contro i Pavesi, pervenne al borgo di Abbiate, e alli 16 
passò il Ticino, b questi giorni ì Bergamaschi con soldati e il suo 
carroccio giunsero a Milano; e insieme coi Milanesi vennero per as- 
sediare il castello di Vi^;evano con molti mangani e prederie, e co- 
minciarono molestarlo di continue battaglie. Il Inno seguente, che fu 
il penultimo di maggio, per soccorso de' Milanesi giunsero di Novara 
soldati; e fu spianato in tal modo il paese contermine al castello, e 
dato il guasto, che ninn arbore si vedeva più alto di brazza tre sopra 
la terra ; e combattendo ì nemici contro il castello, e frequentando gli 
assalti, si ferivano dell'una o dell'altra parte, né potevano riportar con 
battaglia, ninna vittoria. Ma deliberati in ogni modo di prenderlo, co- 
minciarono a batterlo con mangani nelle abitazioni, talché si faceva 
gran rovina ; e per la gran frequenza de' sassi, molti ne erano feriti. 
La qual cosa vedendo quelli del castello non poter mantenere, a di 
19 di giugno con il salvo condotto delle pei'sone si resero; ed entrando 
gli Milanesi il riedificarono, e vi posero il presidio; e dopo ritornarono 
a Milano. I Pavesi erano propinqui a quattro miglia; e non ebbero 
ardire contro loro nemici procedere, e soccorrere il castello; e da questa 
guerra successivamente furono sempre i Vigevanaschi fedeli al popolo 
Milanese. 

Dopo questa guerra i Pavesi fecero lega e confederazione insieme 
coi Milanesi; per il che all'ottobre prossimo, rannate l'esercito Mila- 
nese, Cremonese e Pavese, con il Veronese e con gran moltitudine di 

19 



CE8ARB NTTBITiOKlO 



Tedeschi, si innarono verso Verona, acciò per onore della santa Chiesa 
e di Carlo Re di Sicilia, e per lo slato pubblico, si riformasse e con- 
fermasse la lega con il Marchese di Monferrato e altri Comuni e 
amici di Lombardia, a distrazione de' loro nemici. Imperochè V anno 
1269 alli 4 di aprile, essendo Giovanni Avogadro Vercellese Pretore, 
gli Milanesi con il consenso de' Pavesi fecero rovinare le mura del 
castello di Vigevano; e fu la rovina sino alli fondamenti, benché 1« 
case ed edifìcii rimanessero in piedi. E la fossa dolla fortezza rest6 
vacua, dimodoché facilmente le dette mura potevano rifarsi per il Co- 
mane di Milano, nelle cui forze era; e non molto dopo ebbe effetto, 
imperochè fu edificato e fortificato da essi. E per essere il passaggio 
atto e comodo dì venir in Lumellina, fortificato che ebbero, posero 
buon presidio dì soldati, e ritornarono a Milano. Dove Tanno 1273 
Visconte de* Visconti, fratello di Gregorio Pontefice X, Pretore di Mi- 
lano, fece alcuni editti; tra' quali ordinò che si mantenesse il ponte 
sopra il fiume del Ticino verso Vigevano a spese de* Milanesi, e il 
Pretoro avesse cura ogni mesa andar a vedere se li bisognava qualche 
riparazione. ■ 

L'anno 1275, tenendo Innocenzio V il seggio Pontificale, Otto" 
Visconte Arcivescovo, e Venedico figlio di Alberto Cazzanemico, Bolo- 
gnese, Pretore in Milano, alli 9 di febbrajo il Marchese di Monferrato 
con Spagnnoli e fuorusciti di Milano danneggiando il Milanese, venendo 
a Vigevano, combiitterono il borgo ; e dierono molte battaglie avanti il 
potessero acquistare, con danno e morte de' suoi soldati, imperochè gli 
soldati del castello, parto vennero in soccorso del borgo. E combat- 
tendo [quegli] vennero alla volta del castello per prenderlo; ma animosa- 
mente gli era fatto contrasto. Par crescendo la moltitudine de* nemici, 
furono costretti ritirarsi, seguitando lì Monferrini ; e in tal calca quasi 
si perdeva il castello nelPeutrar de* soldati, se non vi fosse stata calata 
giù la saracinesca alla porta dalli soldati che combattevano dalla torre. 
Duoi Spagnuoli intrarono insieme con quelli del castello ; uno de' quali 
appena entrato fu morto, e l'altro fuggendo con il cavallo precipitò iu 
un pozzo, e non morse ; quale tratto fuori fu tenuto prigione. Molti 
furono gli feriti e morti, ma più de' nemici. Dopo diedero il borgo a 
(noce e a sacco. Il giorno seguente si posero in armi, e diedero as- 



CRONACA DI rmSTA.NO 



«20 



salto al castello, dal quale non pochi furono gli feriti da saette e sassi; 
onde vedendo di non poterlo avere l'abbandonarono, e ritirandosi al 
ponte del Ticino stavano ivi. La qiial cosa intendendo quelli del castello, 
dubitavano che di nuovo volessero combattere ; per la qnal cosa man- 
darono lettere a Milano con dimandar soccorso; ma esso Marchese, 
avendo inteso del soccorso per spia, sì levo con tatto l'esercito, e si 
parti. 

L'anno 1290 Baldovino de* Ugoni, Bresciano, fu Pretore iti Milano 
sotto il dominio di Otto Visconte Arcivescovo, reggendo Matteo BCagno 
suo fratello il temp«^rale. Al decimo di settembre Guglielmo, Marchese 
d(?l Monferrato, essendo per dieci anni costituito Generale Capitano 
della Hepubblica Pavese, gli Astigiani gli destinarono suoi oratori per 
l intendere se con pace ovver guerra avevano a venire. Esso con animo 
irato rispose: se non gli davano Moutemagno, e le altre terre a lui 
dovute come beni paterni, con Tarmi si apparecchiassero a difendersi 
da lui. Per la qual risposta di subito gli Astigiani misero all'ordine 
500 cavalli, che avevano nella città; e poi elessero per suo Podestà 
Ottolino Mandello, nobile Milauese, quale essendo in Provenza si con- 
dusse in Asti. Poscia si confederarono con il Visconte, prìncipe di Mi- 
lano, Alberto Scotto Capitano di Piacenza, Corrado Spinola e Corrado 
Anria, Cremonesi e Bresciani ; li quali di subito secondo i loro capitoli 
mandarono in Asti 500 soldati con duoi cavalli per ciascuno. Simil- 
mente il Marchese con un numeroso esercito si messo a Crarrardio, e 
per due notti e un giorno sì dimorò nella casa nominata degli apostoli ; 
poi diede battaglia al Castello Isolano, quantunque non riportasse vit- 
toria, e insieme con Pavesi, Novaresi, Vercellesi, Dertonesi, Alessan- 
drini, Albanesi ed Invresi in gran dubbio essendo dimorato, per qual 
modo dovesse mettersi all'impresa. Amadeo Conte di Savoja, stipen- 
diato da Astigiani, giunse in Asti con 500 cavalli 'i', dimodoché per 
contìnue escursioni gli Astigiani davano grandissimo danno nel Mon- 
ferrato, rovinando un luogo nominato la Villa e altri luoghi; per il 



(1) Il trattato tra il Cornane d'Aiti e Amed«o Conta di Saroia in data del 25 di 
AprUo 1290, e con esso gli altri ilucomenti di qaosta alleaoaa, si trovano nel R. Archìvio 
di Torino, o Taroiio pabblìcati da QuìntUio Solla io appendi*» al Oodex AsUnna, VoL lY, 
l>ag. 48 Q se;. Bouia. XS80, ìa-1. 
;^1 



230 



OHARB ifcnnaino 



r 



che, a Vignale presero il padiglione del Marchese^ qQale con dieci {)ara 
di baoi fu condotto in Asti. Dopo gli Astigiani sì conTennero secr»- 
tamente con li Alessandrìai, che facessero guerra al Marchesa, pro- 
mettendogli 80 mila fiorini d'oro. La qual cosa intendendo il Mar- 
chese, voltò l'esercito verso Alessandria per vendicarsi; ma commettendo 
la gneira, esso Marchese rimase prigione; e incarcerato, in poco di 
tempo passò a rita migliore. Perciò gli Astigiani posero Tesercito; e 
con Tassedio occuparono Albugnano, poi Villalegno, Caliano, YiUi 
Castagnola» e quella parte di Felizzano qual teneva il Marchese. Per 
la qual cosa Gìovaoni, Marchese successore, essendo di pìccola etade, 
fu mandato in Provenza da Cario Re di Francia. 

Da indi a cinque anni fu latta la tregaa, e agli Astigiani fa re- 
stituito quanto gli veniva esser occupato. Qlì Alessandrini parimente 
presero Viarìsio e S. SaWadore; oltra di questo, Yogueria si diede a 
Manfredo Beccaria, e Mortara sì rese a' Milanesi con Vigevano. Cosi 
alli 22 di settembre il Pretore di Milano fece grida, che Dertonesì e 
Alessandrini sicuramente potessero venir a Milano, sotto gran pena se 
alcuno ardiva offendergli. Nel medesmo mese fu incominciato di naoTO 
nn ponte sopra il Ticino per scontro a Vigevano, dove soleva essere 
altre volte a spese de' Milanesi. 

L'anno 1299, essendo Bonifacio VILI Campano Pastore della Chiosa 
santa, Rufino Fisegio Arcivescovo e Federico da Soraariva Pretore in 
Milano, al mese di marzo venne esso Pretore nel castello di Abbiate 
con quella provisione che bisognava alli soldati. Dopo venne a Vige- 
vano, e parimente mise nel castello e borgo gran quantità di muni- 
zione; e ritornossì a Milano. Imperochì^ stava aspettando, a che loco si 
movesse il Marchese di Monferrato, confederato con il Marchese di Sa^ 
Incela ed il Conte di Langosco , quali ad istanza del Comune di No- 
vara richiesti intrarono nella città; nella quale trovandosi Galeazzo V^ 
sconte, dalle loro mani se ne fuggi con gran difficoltà, a Corbotta. 

A dì 25 di aprila il Pretore e Matteo Visconte con suoi soldati 
andarono a incontrar 200 uomini d'anni, gli quali avevano duoi ca- 
valli per ciascnno, coperti di sopraveste, con lance e scudi, mandati a 
lai da' Bolognesi, Dopo fu comandato in Milano cinquanta nomini per 
porta, lì quali dovessero aver lance lunghe, ovvero manere, armati 




CRONACA bl VJOBVA240 



231 



d*nna panciera ed elmo. A' quali soldati, che stavano alla milizia per 
la sua Republica, fu ordinato avessero per ciascuno suldi tre ter/uoli dal 
Comune di Milano, che al presente sono di moneta imperiale un soldo 
e denari sei. Questo apparato di guerra si fece contro a (irioanni Mar- 
chese di Monferrato e Manfredo Beccaria; quali dimostravano muovere 
guerra al castello di Vigevano, e occupare il ponte sopra il Ticino. 

Dopo, alli 12 di maggio, Galeazzo e Pietro Visconte cou le genti a 
cavallo e a piedi, passando il Ticino, si unirono con gli soldati dì Vige- 
vano, e tolsero seco molto numero di guastadori, quali soldati in tutto 
erano 4000 cavalli e 10,000 fauti; e per la via di Gambarana fecero 
il camraiuo verso Mortara. Dove posero il campo, dando il guasto ad ogni 
cosa ; e combattendo la presero per forza, dove vi fu grande occisiouo e 
nibarie; de* Milanesi pochi furon morti. Il bottino fu di 700 bestie e 
due mila pecore; e di beni mobili più di valore che dieci mila scudi. Fe- 
cero 40 prigioni di taglia; e fìualinento diedero il borgo a fuoco, e sino 
alle chiese. Laqual cosa iuteudondo gli Pavesi, diedero Timprosa a Man- 
fredo Beccaria con tutta la sua milizia per ovviarti ; e cavalcò a Garlasco 
qual possedeva, e alli 20 di maggio vennero Pavesi, Novaresi, Vercellesi 
in campo tra Vigevano e il ponte del Ticino, e parimente venne Gio- 
vanni Marchese di Monferrato; quali dimorandosi ivi, altro non fecero. 

Poi venendo Tanno 1301, il Pretore e Pietro Visconte, capitano 
dell'esercito Milanese, vennero a Vigevano con tutti gli soldati tanto da 
piedi come da cavallo; dove se gli aggiunse Corrado Basca con 300 
soldati e 2500 fanti e 200 cavalli Bergamaschi. Quali uniti cou Matteo 
Viscoute andarono a Garlasco, diocesi di Pavia, sperando far qualche 
battaglia; ma ninno ebbe anUre venir fuori della Terra. Per la qual 
cosa Matteo tornò ad Abbiate; e il Pretore venne a Vigevano, dove 
si fecero condurre mangani, gatti, prederie e baliste. E con tali stru- 
menti bellici partendosi, passando a canto di Garlasco^ andarono a Lu- 
mello, quale abbruciarono. E il simile fecero a Qrupeìlo; e ritornando 
a Garlasco, diedero assalto alla Terra; e presa, parimente la diedero 
al fuoco. E perchè il castello era guardato dal Conto Filippone Lau- 
gosco, e da Antonio Fisiraga Lodigiano, fautore de' Torriani contro 
Matteo Visconte, nel qual castello avevano per guardia 3000 fanti ; noa 
potendo prenderlo, se ne tornarono a Vigevano. 



B 2^) 



23» 



CBBABE NUBILOmo 



L'anno 1339, dominando Lncbino Visconte in Milano circa la 
cose temporali, e Oiovanni Arcirescono e fratello reggendo in spiri- 
tuale, in questo tempo del suo domìnio fece il detto Luchino gittar a 
terra alcuni edifìzii del borgo di VigeTano; e fece fabbricare una rocca 
forte nd uso di quelli tempi, rìduceudola in bella forma. E questa è 
l'opinione che tiene il Volatorrano ; che si credo, per aver Luchino Vi* 
sconte fabbricato questa fortezza, sia esso il fondatore di Vìgevano. Fece 
poi il detto Luchino eiUQcar la via coperta^ la quale serve dal castello 
alla stessa rOcca, per entrar e uscire senza essere veduto. Fu questa 
rocca forte e tenuta in pregio; e ora si dice vecchia, a differenza 
della rocca nuova; e fu rovinata in parte dalli Francesi per le guerre 
dell'anno 1344. Esso Luchino visse fìno l'anno 1349; e fu uomo 
grandissima prudenza e di grande animo, giusto e amorevole. 

L'anno 1354 venendo a morte Giovanni Visconte, Arcivescovo di 
Milano, institul erede del suo gran Stato gli suoi nepoti, figliuoli di 
Stefano suo fratello, cioè Matteo, Bernabò e Galeazzo. Talché a Matteo 
venne in parte sua Lodi, Piacenza, Bologna, Massa, Bobbio, Poutremolo 
e Borgo S, Donnino, A Bernabò, Cremona, Sonzino, Bergamo, Brescia, 
Valcamoulca, Lon& con la Riviera del lago di Garda, Ripalta, Cara- 
vaggio, e il ponte di Vavere. A Galeazzo, Como, Novara, Vercelli, Asti, 
Alba, Alessandria, Dertoua, Castelnuovo, Bassignana, Vigevano con il 
ponte del Ticino, S. Angelo, Montobuono, Mairano. Genua rim ase a 
tutti e tre. 

L'anno 1361 Galeazzo, Conte di Virtù, e Bernabò fratelli, inten^ 
dendo esser concesso, per autentico privilegio, alla Repubblica di Pavia, 
che potesse constituir uno Studio dì qualunque scienza, con le immu- 
nità e grazie quali ad altre simili città sono concesse, per il che Ga- 
leazzo e Bernabò con onorevole stipendio condussero molti peritissimi 
legisti. E per le continue guerre essendo la città vacua d'abitatori , 
volgendo l'animo acciò fosso abboudaute di studenti, alli Pretori delle 
sue Terre e luoghi scrisse Galeazzo in tal forma: 



ì 



Oaleax Vicecomes Mediolani, etc. Imp. Vie. Generalis 



A 



Curo habe»mus fitudiiim in civitate Papìae tam in iure canonico quam 
civili, ìD medicina et in pbilodophìa et logica, et babcamus ibi doctores 




CBONACA DJ TIOBTANO 



233 



sufflolentes, mandanius vobi? quatenus proclamari faciatia 1d cìvitatibuB 
veatris, in loci? cotisuetjs « quod quilibet scolaris debeat ad civttatem 
nostrana Pnpiae statim accedere, sub poena nostro arbitrio afferenda, et 
si qui ivissent ad aliena studia, Btatim mittatur prò eid, et compelIaD- 
tur renire Papiam ; in ipsa enim civitate populo acquisivimiis privilegia 
solemnia studii generalis, cum potestate et auctorìtate dandi conveu- 
tam in decretalìbus et legibus et qualìbet facultate. 
Dat. Mediolaoi, 26 octobria. 

L'anno 1897 Gìoannì Galeazzo» Conte di Virtù, e primo Duca 
di Milano, creato da Viucislao Imperatore, cominciù adoperar in queste 
parti nella guerra le bombardo; modo nuovo di espugnar le fortezze, 
trovato per ingegno di un monaco Tedesco nel tempo di Bonifacio IX 
Pontefice ; del cui nome niuno autore fa menzione, per essere scelcrata 
e iniqua invenzione. Il Biondo e Raffaele Volaterrano affermano es- 
sere li Veneziani [che le adoperarono] contro ti Genovesi nel 1330; 
e secondo la cronaca di Don Alfonso XI re di Castiglia, essendo i 
Mori assediati in Algarazza , tiravano certi taoni con botte di ferro 
ranno 1343. 

L*anno 1418, circa al fine di settembre, essendo finito il santo 
Concilio in Costanza , venendo il Pontefice Martino V dalle parti di 
Ginevra, giunse nel Monferrato; e poi a Vercelli, dove si fermò dne 
giorni; poi venne a Novara, e da indi a Vigevano, dove concesse 
alcune indulgenze alla cliiesa della Madonna detta Suhtus vineis, 
e alia chiesa di S. Maddalena. E poi al quinto di ottobre intrò in 
Pavia, dove con sommo onore fu ricevuto, e fu alloggiato nel castello 
del quale era prefetto Tibaldo Serafico. E ivi si dimorò fino al dnode- 
cimo, nel quale giunse a Milano; dove gli andò incontro tutto il Clero 
e Collegio de' lurisconsulti e Fisici, vestiti di porpora e capacci fo- 
drati di vairo ; e portavano con molti soldati il baldacchino con teste 
d'oro di valuta di mille fiorini. Avanti precedeva gli trombetti e pif- 
feri Ducali; dopo sogniTano molti prelati e nobili, e poi ventldne cor- 
sieri, sopra li quali erano li paggi del Duca Filippo Maria; e a questi 
seguitavano otto cavalli coperti di scarlatto, menati a mano, deputati 
alla dignità Papale, e di più 200 nobili e provvisionati Ducali con molti 
mazzeri ; precedendo a sua Santità una mula coperta di panno rosso, o 
sopra il dorso una cassetta con una croce, nella quale si diceva esser 

Za 



L 



fSBl 



CCSARB NtJBILOÌiflO 



riposto il SS. Sacramento, secondo il costarne Pontificate, qnando ca- 
valca; ed era circondata da cinqaanta sacerdoti con camici e doppieri 
accesi. Addietro rernva on rescoro, che aveva il governo di tanto Sacra* 
mento ; dopo seguivano dodici Cardinali, e poi gran parte di gente a 
piede, che stavano circa al Pontefice; il freno della mula del quale era 
tenuto per il Conte Cromagnola e Guido Torello, uomini presso al Duca 
di grandissima autorità si di consiglio come nelle anni. Dopo vanita 
Galeotto Bevilaqna con la bandiera di santa Chiesa; e Fabrizio Colonna 
aveva la Colonensa con la mitra Papale. A un tratto di mano ve- 
niva il Duca Filippo Maria, quale la sua Corte seguitava. Principal- 
mente il santo Pastore andò al tempio maggiore della B. V. Maria; 
e quivi all'aitar maggiore con gli Cardinali fece una breve orazione, 
dando a ciascuno penitente sette anni e sei quarantene di indulgenze. 
Poi partendosi dalla chiesa, alloggiò nella Corte Ducale ivi contigua; 
e il baldacchino fu messo in preda. Al sesto decimo giorno il Pon- 
tefice celebrò la santissima messa con molte cerimonie, secondo il co- 
stume Pontificale; alla quale intervenne più di cento mila persone ^^'> 
Il mercore seguente, che fa il decimo ottavo del predetto mese, si 
parti da Milano, e s'inviò verso Roma; dove finendo lì suoi giorni, nel 
pontificato successe Eugenio lY Veneziano, il quale concesso l'indul- 
genza alla chiesa della 3fadonua Stibtus Vineis e alla Chiesa di 
S. Maria Maddalena , a preghiere di Antonio e Abramo fratelli dftj 
Ardiciis: Traditio possessionis oc licmtia concessa eie. 



11. 
Oli Sforza. 

AiViseonli Bueced^no gii Sforsa. — RiÒilUow dei Hitaneti contro F'ance$co Sfor»a 
pritno Duca di questa CJnw. — Il castello di Vigetsino ii arrende a France$eo, 
— Afa poi gli ai m>lta contro, e $oho cwxiati da Vigemno in bando gli Ardieii 
e I Colli. — Il Conte Francesco »i muove alfespujruuione di Vigevano. — 



(1) Par qaesU TdnaU di P«pi 9f«rtino V a MUano il Vi^dTimeio Uberto Dscembrìo, 
del quale si fa conno in flos della presente cronaca, compo^o ao'orjzìona latina col titolo: 
D« adsentu Hartini V poniìfìcisi e sappiamo dal Biftijnandì (pag. 104), eha la 
onsiono si einwrva manoserUta nMla Biblioteca Ambrosiana (Coi Sig. nutn. 501). 




CRnVAOA DI TIQBTANO 



: 



dorme Vigeoaì%esi combatUìno. come $oVìaH. a d*fe$a della patria. — R4aa del 
autelh. — Sono riaerccUi al Conte i datj maggiori del Comune. — Tnveneione 
della stampa. — A$Me*inio del Duca Galeasto Sforsa nella chi«$a di S, Stefano 
a Milano. — La poseessione Sfortesca à donata ai frati dt-lfó gruie i^* àliiano. 
— Principio della chieda di 3. Ambrogio. — Isabella moglie del Dttca Gio. Ga- 
leazzo. — Amminieirasione ed entrate del Dtteaio di Milano. — H Duea GiO' 
Galeasso, ammalato u Pavia, Ì visitato da Carlo Re di Francia. ~~ Loro collo- 
quio. — Miirto Gio. GaUasMo, gli euecede Lodovico Sforaa nel Bacato. — Penti- 
mento di Lodovico per lo aver egli chiamato in Italia i Francesi, — Battaglia 
al Taro tra Francesi e Itaiiani. — Pace tra eisi conchiusa. — Lodovico d'Or- 
leane per la morte di Carlo diviene Re di Francia, e muove guerra a Lodovico 
Sforea. il quale ai ritira in Germania presso rimperatore Massimiliano, lasciando 
U castello di Milano con buon presidio. — il Duca Lodovico colf aiuto degV im- 
periali ritorna in Lombardia. — Un motto di Bamano Parona. — Il Duca ri- 
piglia il cartello di Vigevano» - Ma poi tradito a Novara dagli Soisseri, i con- 
dotto prigioniero in Francia. 



L'anno 1447 dopo la morte dì Filippo Visconte, ultimo Duca della 
Gasa do* Visconti, essendosi ribellato alcune terre dello Stato di Mi- 
lano, tra quali fu Pavia, si mosso il Conte Francesco Sforza; perchè 
la eredità dello Stato di Milano gli succedeva , per essere genero e 
figlio adottivo di Filippo. Dunque si mosse con lo esercito, e assediò 
Pavia, a tal che in pochi giorni la ricaperò; e facendosi giurar fedeltà 
dal popolo, mandò Alberico Maletta e Giovanni lacomo Riccio in Lu- 
melliua, li quali si fecero giurar fedeltà dalli Vigevanaschi e Mortarini 
e da altre Terrò. Ma tutto il contado di Pavia non volle giurar fedeltà, 
perchè volevano più presto darsi a Lodovico Duca dì Savoia, che ai Mi- 
lanesi; e il sopra detto Francesco Sforza, guerreggiando Tanno 1449 
come capitano generale de' Milanesi contro i loro nemici, fece lauda- 
bili prodezze, massime per l'onorevole vittoria avuta contro i Vene- 
ziani a Caravaggio. Chò invero fu vittoria impensata, essendo colto il 
campo suo airimprovviso e qaasi in tutto disarmato ; por cen la sua 
prudenza e accortezza pose in un sabito tutti gli soldati in ordine, 
e assaltando i nemici, gli pedoni de* quali di numero erano 5000, 
e gli cavalli dodici mila o cinquecento, gli pedani molti furono morti, 
e il resto, fatti prigioni, furono spogliati; e di cavalli ne fuggì poco 
più di mille. Gli soldati del Conte erano 3000 pedoni e dodicimila 
cavalli; quali dopo la vittoria fecero bottino de* nemici di gran quan- 
I tità di oro e d'argento e preziosi arnesi, cosa che pareva incredibile ; e 

L 



CBSAfiB NUDlLOKm 



tutti gli soldati, sino i guastadori , rimasero ricchi. Onde per sì fatta 
vittoria era molto lodato il Conte dal popolo Milanese; anzi per rigore 
d'animo e per saccesso e per fortuna prospera, dice Antonio Sabellico, è 
da essere comparato a Cesare Dittatore. E per contrario era odiato da m 
Francesco e Giacobo Piccinini, fratelli, o figliuoli del qm Nicolò, com- ™ 
petitore in arto di guerra del Conte ; e persuadevano a' Milanesi, che 
Dou lo lasciassero crescere in reputazione e signore in Lombardia, perchè 
sarla la lor rovina. fl 

Ciò fu causa, che gli Milanesi si ribellarono al Conte, e doman- 
darono aiuto da Federico lm})eratore, dal Re di Napoli e da Aloisio 
Duca di Savojaf''. Scrissero molte lettere infamatorie contro dello Sforza, 
quali lettere diede Pietro Candido da Vigevano al Re di Francia, ad 
Aloisio Delfino suo primogenito ed altri , perchè dubitava che con ilH 
tempo averia soggiogato a sé Timperio, come fece ; quali lettere essendo 
smarrite e smenticate, a sorte sono poi pervenute nelle mani del Conte 
Francesco Sforza. Per la qual cosa conoscendo la perfidia e grande 
malevolenza de' Piccinini, considerò molto bene al caso suo; o rivol- 
gendo nell'animo, pensò di ricuperar quello che sino dopo la morte <&■ 
Filippo doveva esser suo e de* suoi figliuoli; perchè di ragione gli per- 
veniva lo Stato di Milano, essendone figliuolo adottivo, e dal suocero 
donatogli in caso di morte; che morse l'anno 1447 a di 13 agosto. Di 
più era sollecitato a bocca e con lettere dalla moglie; o perciò deli- 
berò di voler provedere alla sua salute e de* figliuoli, e a' molti pe- 
ricoli ne* quali poteva incorrere. Si che fece pace perpetua coi Vene- 
ziani, quali si obbligarono mantener li soldati sino avesse preso lo 
Stato: e capitulando, fece tra le altre cose., eh:? i Veneziani gli doves- 
sòro pagar del suo erario 4000 cavalli e 2000 fanti, o 13000 fio- 
rini d'oro per ciascun mese, sino a tanto avesse preso lo Stato. ^ 

Così con una bella e ordinata orazione che fece a' suoi soldati 
voltò Taniuio loro a muover guerra contro i Milanesi; talché andò 
prima nel Lodigiano, e indi a pochi giorni entrò in Piacenza con amori 



{lì Sorse aUora, ViiUndo ì Milani»! rd^r^r^iì a popjlo, la famosa Rep>*bbtica Ambró 
MÌana, dalla qaalu fa capo, muLord d anìina il Vigevanosd Pier CaiidìiJa Dc'combriOj in* 
sigiM fiUtisu lettorato, Ui cui sì fa injotiiao in fino dcUa [troseate cronaca. 



I 





CRONACA DT VIGEVANO 



237 



de' cittadini, quali gli portarono le chiavi in mano. Poi venne a Bi- 
nasco con Tesercito; dove senza combattere, conciosia fosse forte, niente 
di meno al primo ragionamento il castellano si rese per panra. Venne 
poi ad Abbiate; ed in pochi giorni l'ebbe, asciugando il naviglio che 
scorre a Milano. Poi mandò Matteo Campano, capitano di gente Vene- 
ziana, nel territorio Novarese dove foce gran danno. 

Andò poi il Conte con il campo a Legnano, a Varesio, a Cantarlo, 
quali di sua volontji si resero ; il medesimo fecero quelli di Brìanza, o 
tutte le ville e castelli sino a Como, qaelli di Lngauo e tutti quelli che 
abitavano al lago Maggiore, eccetto gli Comaschi, quelli d'Arona, di An- 
gleria o altri castelli vicini. Si rese Ologgio. Galera, Trecate, Cerano; 
dopo venne con il campo a Novara, dove senza contrasto l'ebbe; mandò 
poi 500 cavalli a Dertona, ai quali intrati per via d'alcuni gentiluomini, 
si rese con poca controversia. 11 medesimo fece Vigevano; quale vedendo 
che tutta la Lumellina e grandissima parte de* castelli dello Stato si 
rendevano al Conto, mandato fuori gli soldati Piemontesi, quali tene- 
Tane a nome de' Milanesi già molti giorni, volontariamente si rese. 

Con questo modo gaerreggiando, il Conte voleva prender le for- 
tezze intorno a Milano per poterlo assediare. Finalmente, perchè ve- 
deva che da ninna parte potova esser soccorso di vìttuaglie, salvo che 
per la via di Monza, pensò di prenderla. Mandò dunque Francesco Pic- 
cinini , qual simulatamente si era posto a servir il Conte e mostrargli 
esser affezionato. Fingendo il Conte non accorgersi, lo mandò capitano 
con molti soldati, insieme con Guglielmo che aveva seco otto compagnie, 
per hr l'impresa di Monza; si che circondandola con l'esercito e com- 
battendo, si gittò a terra gran parte di muro. Vedendo gli assediati 
esser ridotti a tal termine, maudarouo da' Milanesi a domandare ^juto, 
acciò li soccorressero d'alcuni soldati; qnali entrando in filonza ìnnanti 
giorno, di sna compagnia entrò anco il Piccinini co' suoi soldati per 
difenderla, non riguardando alla fede data al Conte; anzi voleva assal- 
tar il resto del Campo; ma sene avvide che Guglielmo stava attento 
e preparato a tal cosa, sino che venendo il Conte gli desse soccorso, 
qual era per appressarsi quel giorno a Monza. 

Finalmente dopo alcune guerre ebbe la rócca di Melegnano; e 
vedendo che non potova aver gli Milanesi nò per forza nò per uma- 

29 



L 



23» 



csBun vrwjxno 



nità, ordinò dì dar il guasto alle biade, quali non erano ancor malore ; 
e perchè ooo si poterà dar il guasto senza gran numero di gaasla- 
dorì, fece comandare nel contado di Noraia e Paria a molta somma 
li mietìtorì. La qnat cosa arrìa mandato ad esito, se non fosseri so- 
praggiiinto di naoro la ribellione del castello di Vigevano, qaale disturba 
i saoi consìgli. Imperocché il Comune di Vigevano, ritenendo rainìcizia 
de' Milanesi, tolse nel castello circa 1000 fanti di Milano e altri sol- 
dati di gente Braccesea; e con grande amore e a sae spese gli Us!^ 
nera a difeosioQe del castello <'*. Dopo confioarono a Milano i Colli e 
Àrdicii, e loro amici di parte Ghibellina; perchè gli avevano in sospetto, 
e non approvavano tal ribellione, gli quali essendo presi nel viaggio 
di Milano dalli soldati del Conte, subito furono messi in libertà da esso. 

Vigevano era castello del contado di Pavia, che tutti gli altri dì 
Lumellina per forza e per numero di gente rinc^va, ed era il più sti- 
mato. I Milanesi, con l'ajuto de* soldati di Vigevano, molte Tolte a 
ferro e a fuoco la Lumellina diedero; e spesso ponendo in fuga Pa- 
vesi e Novaresi, presero molte Terre. 

Inteso ciò il Conte a bocca e per lettere, come i nemici scorre- 
vano per tntto senza ordine, e da diverse parti venivano gli popoli a 
domandargli ajuto, acciò potessero reprimer i nemici, benché mal 
lentiorì s'allontanasse da Milano, stimando il perìcolo grande, si me 
con tutto l'esercito, col proposito, quando avesse recuperato quanto più^ 
presto per amor o per forza Vigevano, di tornar a Milano e dar il 
gnasto alle campagne. Il perchè, lasciato le guardie circa Milano, 
parti da Melegnano ; e comandò a Mario Leone e Bartolomeo Cremo- 
nese, che facessero condurre nari da Pavia, e facessero ponte sopra il 
Ticino, a tal che in tre giorni potesse condurre tutto l'esercito a Vi- 
gevano; il che sarebbesi fatto, se il fiume per contìnuo pioggie e venti 
e neve delle montagne non fosse uscito dal letto più di ottocento passi. 
Il perchè trovò altro loco, dove si dice Parasacco; e qui fece far 
ponte in termine di otto giorni. 



l vo^ 



J 



(1; Ciò r{ fece per eflbtto di nn tr&tiato dì alleinia Rtìpalito il 4 dì ottobre 1447T 
rogito del notalo ICftrtlgnone di Milano, tra il Cornano di Vigevano o la Bopobblica Am- 
broaiana. ItirQfn)aDdi, pag, 110. 




CRONACA DI TIOBVANO 



230 



Fatto il ponte, fti condotto l'esercito a Vìgevano, e per essere il 
loco piano, fu cìnto dalli soldati ; e piantate le bombarde, fece bastie 
a cinque palchi. E fece dì pifi venir Bartolomeo da Bergamo, con tutte 
le compagnie che teneva nel Novarese contro al Duca di Savoja, ec- 
cetto Alberto da Carpì, qual restò contro i Piemontesi. Dopo si mise 
a dar battaglia al castello con tanto impeto di arme e bombarde, che 
pareva rovinasse il mondo ; per il qual fatto d'armi una torre fu con- 
quassata e gittata a terra, e riempi gran parte del fosso. Ma niente 
di meno sabito fa fatto riparo dalli difensori; gli capi de' quali erano 
Giacobo da Rietto, Arrigo del Carretto, detto uomo iVarrney e Ruggero 
dal Gallo, uomini dì grande anima; de* quali Giacobo e Arrigo cou- 
ducevano gente d'armi, e Ruggero fanterie. Lì quali conoscendo la vo- 
lontà di quelli della Terra, con diligenza difendevano il castello, acciò 
restasse in fede de' Milanesi, e potessero essi raccogliere le biade e 
romper i disegui del Conte ; perchè diffidandosi della clemenza sua, are- 
vano deliberato più presto patir qualsivoglia cosa, che ritornar alla sua 
obbedienza. 

11 Conte, stimando che il castello con poca fatica si sarebbe acqui- 
stato, combatteva con minor parte dell'esercito ; ma vedendo in alcuni 
assalti che faceva dare , che era dalli difensori gagliardamente fatto 
contrasto dal riparo fatto per la torre rovinata , perciò rivocò gli soldati 
dalla battaglia; e con più diligenza ordinò che tali ripari fossero dis- 
fatti dalle bombarde. Del che accorgendosi quelli del castello, posero 
sopra quelli gran sacchi di lana, de' quali ne era gran copia nella 
terra; quali sacchi sostenevano le palle, che senza alcuna ofTensione 
tornavano a dietro. Il Conte, per dar presto fine a tal impresa, deliberò 
dar ai soldati il castello a sacco ; e costituì il giorno qual si doveva 
combattere. Venuto il giorno determinato, fece armar tutti gli soldati ; e 
diviseli in nove squadre, perchè se la prima, seconda o terza squadra non 
lo potesse avere, non dubitava che gli ultimi, essendo feriti e stracchi 
gli difensori, ottonerebbero. Laonde comandò al primo colonnello, che 
andasse alle mura; e a questo seguitava gran moltitudine di disarmati 
per via coperta, sicura sino alla fossa. Ora stracchi li primi, vengono 
li secondi con la terza schiera. Combattendo tuttavia arditamente, e 
secondo gli ordini delle squadre, no poterono i difensori aver vittoria. 
ài 



«40 



CBSAAB HUBILONIO 



Dopo questo, vedendo il Conte che non riusciva secondo il sn 
intento, promise di premio al primo che per forza entrasse cento dacatì, , 
al secondo cinquanta, al terzo venticinque ; il che molto giovava al^ 
l'opera. Donato da Milano , giovane gagliardo ed esercitato neirarmi , 
vestito di corazza, con una squadra di galuppi e gnastadori quali gui- 
dava con pericolo d'esso e de* suoi, faceva una via nella fossa verso al—. 
bastione ovvero riparo fatto di nuovo ^ acciò potessero combattere <fl 
assaltar il castello. 11 Conte fece dar l'assalto; gli capì del castello 
posero al bastione soldati scelti, e al resto delle mura gli terrieri; 
che combattendo valorosamente, non lasciavano entrar gli nemici, e pfl 
gran spazio di tempo durò tal assalto con danno de' soldati del Conte.^ 
Le donne e gli altri inutili porgevano ciò ch'era bisogno ali! soldati; 
le vergini erano nel tempio della Madonna ridotte, che così si doman- 
dava la chiesa maggioro, fabbricata nel castello; e con lagrime pre- 
gavano Iddio gli liberasse da tanto pericolo. Frattanto gli soldati del 
Conte salivano l'argino; ma ripugnando gli soldati del castello dj 
opponendosi, con saetto e lancio si difendevano, e massime con sassi n 
travi, quali gittavano sopra li nemici; e molti erano offuscati e abba- 
gliati da calcina; sicché un'altra volta in questo modo durò crudel 
battaglia sin all'ottavo colonnello. Por il che rivocò il Conte gli soldati; 
e dalle bastie offendeva gli difensori con bombarde, frecce e sassi, e 
quanti se ne scopriva erano feriti ; onde fu necessario abbandonar gli 
ripari. E in tal modo rìducendosì la cosa, e ancor per la stracchezza 
do' soldati vedendosi a mal termine, si disposero le donne, e piglia- 
rono animo, e si vestirono d'arme; e succedendo in loco de' soldati, 
davano dimostrazione che di nuovo si voleva rinnovar la battaglia, e 
ai diportavano come soldati robusti e gagliardi ; la qual cosa dava gran 
miraziono al Conte, che gli soldati non fossero stracchi. Ma poi per 
lo spazio di un'ora offese gli ripari fatti, siche li colonnelli restantì 
fieramente assaltarono le mura e con tanto impeto, che sopra li detti 
sacchi aiTrontavano i lor nemici; e nel combatter e menar le mani si 
mescolavano, sì che levandosi il grido che li soldati Sforzeschi erano 
entrati, si levò tutto il campo con grande allegrezza ; e avvicinandosi 
si aiutavano Tun con l'altro con scale e corde, assaltando il castello, 
tuttavia ascendendo sopra il bastione con speranza di prenderlo. £ 



cno^ACA ni viobtako 



2^ 



già alcuni del castello per paara comìociaTano a voltar le spalle, ve- 
dendo crescere la moltitudine de' nemici , qaando occorse che il capo 
di squadra, nel combattere che sì faceva, percosso nel capo con un 
pozzo d'asta, cadde dalla sommità del bastione nel fos^o; per la coi 
caduta tanto seguitò la rovina e occisione fatta dalli soldati e donne 
del castello (perchè altro non speravano che la morte), che di Sfor- 
sasobi s'empirono le fosso. Onde quelli d<^l castello, vedendo tanta occi- 
aione, pigliarono grand' animo, e alli nemici si scemò; e tanto erano 
oppressi da sassi e calcina e acqua calda, che parova avessero perso 
la vista e l'animo; e parve veramente alli soldati del Conte, che il 
castello fosse stato salvato per dÌTÌn favore*''. 

Veduto ciò, il Conte fece tornar gii soldati in campo, con propo- 
sito dì dar battaglia al seguente giorno; e disse all'esercito aver com- 
battuto assai per quel giorno, perciocché la battaglia durò per spazio 
di otto ore senza alcun intervallo; e ne rest^ di morti e feriti assai 
dell'una e dell'altra parte. Ma quelli del castello trovandosi stracchi 
e feriti^ avanti al tramontar del sole, con la presenza del Saleruit^o 
Capitano del Conte, cominciarono trattar di rendersi ; di che dopo una 
luuga disputazione fu concluso pigliarli a patti, acciò più presto po- 
tesse tornar sopra il Milanese; il che non si poteva f&r si tosto, se 
si fosse dato il castello a sacco. E Marcello Colleone con il Salernitano 
erano di parere di pigliarli d'accordo, por dimostrar a tutti la clemenza 
del Conte. £ così ricevette il Conte li Yigevanaschi con grande umanità; 
il tenor delle quali parole sono queste: 



Fratxciscus Sforiia Vicecomes^ Marchio Papiae^ Comes Cremonae, 
ParmaSy Placentiae, Novariae oc Dertonae, Doininus eie. 



} Volentio verso gli uomini uostri de Viglevano usnr umanitade e cle- 

meoza, per tenore della presente rimettemo e facemo liberale remissione 



(1) DI quMta eMlw difett dalle doniw VigertneBi fa ona bella narracionu QioTanni 
SimoDotta. Hcrum ffetiUtrnm Francia Sfortìne ^fe^^ioInneH$iula ducia^ lìb. XyUI . 
Marat^>ri, Ker. Jt/tl. JCXIV, 545, 546; o il Dott. DaniaMinu OirarJi no acrisse un poema 
eroicomico col titolo di Vigeoano liberata in XIV canti, Vigevano !8I0, in-8. Tale dì- 
f«éA fu poi aoibc il soggetto ili un >li]iinto cUe al tomjwdi Egidio Siiccbetlì sì auiniinva 
•ul tfiaro esteriore lUI paUzso della rócca nnovA {Vi^emno illustrata, pag. 60). Ora quel 
dipinto è Bcompano ; ma un altro del medesimo soggetto se oc foco, ora sono pochi anni, 
dal Oarberioi, od ò bello ornamento al sipario dol naovo teatro niunloipale t Tigovano. 



Miic. 8. U, T. UT. 



V& 



242 



CBSARR NunanHio 



alla Comunità e sinicrolar persoue d'essa terra dì Vi^vano, del delitto 
ed ecce:(so di rebellioQe, ohe hanno oommesso contro dì Noi, partendo 
della devozione nostra e fedeltfi a Noi debita, e aderendo alli nostri 
ÌDimici, cioè alli Milaueei. Data in nostro felici e^ercUu apud dtctam 
Terrani nostrani Vigtevani^ die secato junii 1449. Segnato Cichtts, 




Di più Tolle che a loro spese riedificassero la ròcca, qnale do 
la morte dì Filippo Maria Anglo, Daca di Milano, avevano rovinai 
qaal rocca al presente si dice Vecchia. Di più gli fossero dati ci 
dodici uomini della Terra, quali erano stati causa della rebellioue; 
quali incarcerò a Pavia nel castello ^^l Venuta la notte , molti corse 
alli ripari por saccheggiar il castello; ma quelli di dentro, avvisati 
dal Conte, facilmente si difesero, perchè lui con minacce gli fece re- 
stare. Composte e rassettate le cose di Vigevano, raunò gran numi 
di gnastadorì, e tornò nel Milanese a tagliar le biade; e mentre ci 
il Conte faceva guerra a Vigevano , Francesco Piccinini fu mandai 
da' Milanesi a guastar il paese di Sepro, sperando per questo, che 
Conto lasceria l'impresa di Vigevano. Ma il suo pensiero non ehbo 
effetto; imperocché il Conte aveva intoso che gli Milanesi non deside- 
ravano altro che li Vigevanaschi fossero liberati dall'assedio; e perciò 
a niun modo volle levarsi sino che non avesse preso il castello, per 
essergli di non poca importanza. Il prefato Signor Francesco Sforza, 
alli 13 di ottobre del medesimo anno 1449, concesse tutti li beni alla 
Gomnnìtà di Vigevano, qual aveva avanti alla rel>eliione, salvo che volse 
per lui il dazio della mercanzia, il dazio del vino minuto, quelli delli 
prestini e il dazio delle carni , come nello Statuto vecchio si vede , 
foglio 107. Partito che fu il Conte, commise molte crudeli guerre; 
finalmente assediò Milano, e diportossi in guerra si valorosamente che 
costrinse per forza, e parte per amore, che Milano si rendesse, e massime 
per il gran disagio ; imperocché morivano di fame, perchè il fermento 
valeva venti ducati il moggio. Cosi pigliato poi l'amor de' Milanesi, 
fu con grande allegrezza da tutti creato Duca l'anno 1450 nel giorno 



(1) In ijaestft parto U usrraxiono del Nabilonio si ucord* con qaelU del Corio. Ita il 
Birtignandi (pag. 118] non erodo sìa vero il fatto, che Francesco Sforra, cuutru U fedo dei 
pAtli, abbia imprigìenato dodici cittadini dì Vigerano, spogliata la Comuoità de' sani 
daij e Coodaiinatala a rieditìcare la ròcca. 



CRONACA DI VlOBrANO 



243 



deirannaacìazione della Madonna. E poi ranno 1451, a di 3 agosto, 
gli nacque in Vigevano Lodovico Sforza da Bianca Maria; e visse nel 
Ducato fìno I anno 1466, e l'età sua era dì 65 anni. Fa questo 
prìncipe, libéralissimo e pieno di amanita, e mai ninno si partiva 
da lui di malavoglia: e singolarmente onorava gli uomini virtuosi 
6 dotti. Contro gli uomini semplici iiou esercitava alcuna inimicìzia, 
ma aveva in sommo odio gli ghiotti e maliziosi. Amò sempre la gia- 
stizìa , 6 fu osservatore della religione; ebbe eloquenza naturale, e 
nulla stimava gli astrologhi. À questo successa nel Ducato di Milano 
Galeazzo Sforza suo primogenito ; quale nel vigesimo giorno di marzo, 
con sommo gaudio e processione, a modo di Duca e con le solennità 
fu ricevuto, e insignito delia dignità ducale, essendo di età di vea- 
tidue anni; a con grande animo e pradenza cominciò a governar il 
paterno Stato. 

L'anno 1452 uno chiamato Giovanni Fausto da Mngonza trovò il 
modo e arte d'imprimere le lettere (altri dicono da Guttiuibergo Tedesco) 
che in fino a quel tempo non fu mai usato. 

L'anno 1453, a dì 27 maggio, Mahumet Principe do' Turchi preso 
Costantinopoli ; e fu saccheggiato, e violate le vergini, e molto altre 
sporcìzie si commisero ; e in somma fa tanto malo trattato, quanto mai 
fosse altra città. E preso che fu l'Imperatore Costantino de' Greci, gli 
fu troncato il capo ; e posto in cima , per maggior vituperio , d'una 
lancia fu portato per la città; e l'anno poscia 1470 il Turco prese 
Nagropontd per forza, con grandissimo danno de' cristiani. 

L'anno 147G Ghilcazzo Sforza mandò per ambasciatori Branda di 
Castellione Vescovo di Como, Grimaldo Genovese, Giovanni Pallavicino, 
De' Scipione e Pietro Francesco Visconte, uomini tutti egregi, da Carlo 
Duca di Borgogna, solo a questo effetto, acciò si trattasso la sua con- 
federazione. Nelli medesimi giorni Carlo fìiceva guerra alli £Lve^', dei 
quali in un giorno 600 no fece appiccare per la gola nella presa di 
Gramono; dove avendo posto il presidio, gli nemici deliberando andar 
a trovarlo, in un giorno dì sabbato, che fu il secondo di febbraro, con- 
venendosi dove sì dice l'Abbazìa, e commessa la guerra, il Borgognone 
restò superato. Niente di meno al principio d'aprile, avendo rimesso 
l'esercito, e tri>vandosi alle mani con gli nemici presso a Morado, restò 

35 



Z44 0B8ASB miBiLomo 

Tinto. Perciocché fa costretto ritornar a Borgogna, e seco menò captiva 
la Dttdiesga di Savoja, sorella di Filippo Re di Francia; e di più 
tentò di aver Filiberto, ma esso si ricovrò in loco sicuro. Per questa 
occasione 11 vescovo di GineTra (nemico mortale al Daca di SaTOja, 
quantanqae gli fosse barba) gli mosse guerra, avendo unito seco cer 
ribelli Genovesi. Filiberto dunque, conoscendo non poter resistere alM 
forze del domestico nemico , ricorse a Galeazzo Sforza , il quale 
essergli geiiero l'aveva tolto io protezione. Avato il Duca avviso, cii 
a mezzo il mese di maggio, con subito apparato mandò Donato, dett 
Del Conte, con gran numero di genti d'arme e fanterìe, acciò comii 
ciasse la guerra contro il vescovo. Nel principio della guerra Donato/* 
egregio capitano, con dura battaglia prese molti castelli; e con ferro 
e fuoco diede gran danno. Poi ai 25 di agosto in Milano, e nelle città 
dellìmperio dello Sforza, fu gridata la confederazione tra il Cristia- 
nìssimo He e il Duca. Al quale nel mese di ottobre prossimo vennenH 
gli oratori del Soldano Re dell'Egitto; e questi furono ricevuti magni- 
ficamente dal principe Sforza, e presentati di ricebi doni ; e così con 
grande benevolenza si partirono. Dopo pensando tra esso, di quanta 
importanza era la captività, commessa per Carlo di Borgogna nella 
Duchessa di Savoja, e che se occupava quello Stato, facilmente 
trebbe esser la sua rovina ; e già , sotto pretesto di difender il 
nero nel Savojno , arendo messo le armi; dopo molti consigli deli-' 
berò , quanto più presto andarsene alla principiata impresa, occupando 
ogni cosa sino alla radice de' monti , acciò non si avesse per VaTTe- 
nire a temer la furia d'oltramontani; e di più la confederazione de 
Re dì Francia lo sollecitava. Mosso dunque con valido esercito, menò' 
seco Ludovico Marchese di Mantova, Guglielmo dì Monferrato, Gio- 
vanni Conte di Ventiraiglia , Giovanni Bentivoglio, il Conte Pietro 
dal Verme , Alberto Visconte, gli Conti Marsiglio , Cristoforo Amorato 
e Giacobo Torelli , Giovanni Scipione , Pietro Francesco Visconte , e 
molti altri uomini illustri nelle armi ; capitani de* fanti Donato da 
Milano e Ambrogio Longhignano. Cosi entrato nel Savojno, con dura 
battaglia e sacco prese San Germano e Santigliate ; e tutti i luoghi 
circostanti furono dal Ducal esercito messi in preda. Onde per si cru- 
dele guerra tutto il paese cominciò impaurirsi , e fortemente temeva 






J 



CROMACik m TlOBVAKn 



le gonti del Daca; il quale poiché ebbe fiatto ^urar la fede nelle 
mani del genero, per l'asperità del verno le genti mandò alle stanze, 
con proposito dì rinnovare la guerra alla primavera. Dopo venne a 
Vigevano, dove per qualche giorno si riposò: ma poi approssimandosi 
il Natale di N. S. deliberò andar a Milano; dove poi nella festività 
del Protomartire S. Stefano, nella stessa chiesa, dalli congiurati fo 
tolto di vita, non dicendo altro che: Oh! Nostra Donna/ ed era Tetà 
saa d'anni 33. 

L'anno 1476 successe nel Ducato di Milano Gio. Galeazzo suo 
figliaolo, qual nacque in Abbiate nel castello da Bona sua madre ali! 
20 di giugno l'anno 1469. AUi 14 aprile del sopradetlo, con gran 
comitiva nella chiesa maggior di Milano, e con gran letizia del popolo, 
pigliò lo scettro Ducale; e in segno di tanto gaudio fece molti citta- 
dini cavalieri. £ per esso Gio. Galeazzo giovane , Lodovico Duca di 
Bari, suo zio, ammìnistraTa gli negozii di tutto lo Stato, facendosi no- 
minar Pafruus Guhernans; ed era uomo che devotamente udiva gli 
predicatori, e della lor conversazione molto si dilottava. Molti odilìcii 
fabbricò in diverse parti, ed esortava gli Milanesi o lo altre città del 
suo dominio ad abbellire le case e abitazioni loro con pitture e diversi 
ornamenti ; e da tutti era amato, e il suo aspetto era desiderato per 
le stupende cose che dì esso si dicevano. La sua Corto di uomini vir- 
tuosi 6*1 egregi di ogni sorte tutte lo Corti degli altri Signori avanzava. 
L'anno 1436 Lodovico Sforza tolse dal Comune di Vigevano e da par- 
ticolari gran numero di pertiche di terra, pagandole soldi venti Impe- 
riali la pertica; e fece far ivi un bello edificio, accomodato in forma 
di q'iadrangolo, detto Sforzesca dal suo cognomo e dalla sua stirpe , 
e per ogni cantone gii fece fabbricare una colombara ; quali sono tanto 
capaci; che alloggiariano un principe. In una delle quali , che ò verso 
la Lumellina, vi sono murate due bellissimo tavole di marmo bianco, 
ano de' quali ò tutto dorato, ma per li mali tempi ha lasciato in parte 
Toro ; le cui parole sono queste : Ludovicus Maria^ Divi Francisci 
Sforliae Mediolaiiensimn Dmis filim, Divi nepoHs tutor, et copiarnm 
dux supremus , jìlanitiem hanc aeterna siti arentem , superinducta 
farge ingenti sumptu aqua, ad fertilitatem suo ttigenio traduTit^ vih 
ìnque anu)eni$sima a fundamentis erecta, ìocum sihi posterisque coìn^ 
«7 



?V1 



cRSAnr Tcrmi/vitin 



modavit anno salutis MGGGCLXXXVI. L'altra pietra ha parìmei 
posto in intaglio alcuni versi, gli quali con la sopradetta prosa 
opere del dotto Ermolao Barbaro; quali versi dicono: 

Vilis gUha fui, nwdo sum ditìssìina tdlus. 

Cut? Quia S/òrtiadum nie pia dextra coUt, 

Mutata est facies^ mutavi mmina: viììs 
Dicebar : Dicor nunc ego Sforciaca. 

LUtavicus agros tulit hos; nec poenitet; esse 
Auctorem pads conventi agricoìam. 

Fece il medesimo principe Lodovico Sforza, detto il Moro, venir 
dnoi navilìi grandi dì acqua, uno dal fiume Sesia traversando la Gogna 
del territorio di Novara, qual va ad irrigar il terreno della Sforzesca; 
qaal possessione essendo sterile, in breve tempo per la sollecitudine 
del predetto Lodovico Sforza si ò fatta amenissima e fertile; e dava 
a' suoi giorni di reddito lire diciottomila imperiali. E, secondo dice Cerio, 
privò molti Novaresi do' loro antichi condutti e possessioni, facendoli 
condannar da certi iniqui giudici, di delitti che opponeva aver commessi 
nelli' tempi passati ; onde Innocenzio Cazza fu inquisito nella sepoltura, 
e gli Torniellì furono privati dì molti suoi beni. L'ìstessa possessione 
è pen'enota alli frati di Santa Maria delle Grazie di Milano al tempo 
di Carlo V Imperatore, essendo addimandata in dono dal suo confessore 
dello istesso Ordine. La chiesa di essa Sforzesca fu edificata parimente 
da Lodovico Sforza: e fu poi consacrata, nell'anno 1505, da uno Re- 
verendissimo Monsignor Novarese, Giulio Galardo, il 21 di settembre; 
qual concesse a tutti che visiteranno essa chiesa nelTistesso giorno 
della consacrazione 100 giorni d'indulgenza. L'altro canale o navilio 
l'ha cavato dal Ticino; ma però fu principiato il cavo da Filippo 
Maria Visconte, avo materno suo, e poi esso lo fece finire, facendolo 
scorrere alle mura di Vigevano: e va poscia irrigando il paese della 
Sforzesca ^^l Nella quale si vedono dilettevoli prati e campi, ornati di 




(1) Dì qaosti duo canali il prima è m«rÌU Teramenie e opar» di Lodovico. Per due 
istromonti dol 31 loglio 1487 o del 22 piagno 14SS. siipalati colU città di NoTara, egli 
face sao e accreblM lU nuovo acquo Dti canale elio i Novaresi gii avevano cavato dal fiume 
Sesia, e De prolungò l'alveo o il corso fliio a Vigevano; il qual canale prese da lai e 




CRONACJL DI TIOETANO 



247 



gran copia di moroDÌ, por allevar gli vermicelli da' quali si cava la 
seta. Presso alla Sforzesca circa mille passim vi è sopra la costa uu 
loco antico rovinato, qual sì domandava Belcredo, ora detto S, Vittore ; 
d'onde la casata de' Bolchieri, ovvero Borchicri, Pavesi lia tolto questo 
cognome. Parimente la via, che va ora alla Sforzesca, si domandava 
anticamente la via Berr.hina. Dopo sono stati cacciati da quel luogo , 
qaal ora ò incluso nella Sforzesca; ed ù stato congiunto da Lodo- 
vico Sforza, essendo prima del loco di Ciambolò. Nelli anni seguenti 
Lodovico sopradolto fece rinnovare ovvero riformare il castello, quale 
anticamente era abitato corno gli altri di Lumeltina, e serravansi 
dentro le vittovaglie delli terrieri; si che lo riedificò alla forma nuova 
che ora si vede, gittando a terra molti edificj, e tra gli altri la chiesa 
maggiore, qual era noi laogo ove ora sono le cucine, ed era già da 
alcuni anni abbandonata dal Clero per le guerre. Sopra un pezzo di 
muro della qual chiesa era dipinta l'immagine della Madonna, qual pìt- 



ancura og^g^iiiì curiserTa il nome ài Mora L'altro inveì», elio n derÌTa 'lai Ticino, non 
trae da Iju<1ovìcu la pritna ma origine; ma da lui fu soltanto ampliato e ridotto a per* 
foxione. I/altirao dei Vitconti, Filippo Maria, Torw la metà del secolo xv aveva ideato 
un grande acquedotto, che da Abbiate aarebbesi condotto a Vibrano a<7iiù altiora tieaH' 
dentìbus machinantin arte, qxioa eonchas appellant (Decihbrii. Vila PUH. Mariae Vi- 
ceccmitù in MoaATunt, Rer. Jtaì. script., XX, 1006j. Ma gìa da pareccbì anni innanzi 
il Comune dì Tìgerano aveva a proprie Bpdse ORtratto dal Ticino, poco Inn^i da Trecate, 
quel naviliu che ora si chiama Sforxesco; col quale, aggiuntevi anclie le addile della Ro^ia 
veccliia, aveva ridotto a coUnra ìrrij^ua circa dac mila )Krticbe (ótt. 134) di terreno, di 
proprietà comunale, che fanno sdosso part« della villa o posse^onii SforKsca. Nel 1463 
lo stesso Cornane fece poi dono di quelle terre colle loro acque al Duca Francesco Sfurza; 
e per rimerito di tale liberalità Gian (ìaleaszo, e in nume suo Lodovico Sforza (patruua 
ffulemans] concedette ni Vigt^vanaBt, por diploma dell'll dicembre 1480, la facoltà di 
procurarsi da quel naviLìo ogni qaantità d'acqua di cai abbisognassero per la irrigazione 
de' loro fondi, pagandone soltaito quattro soldi imperiali per cinsoima pertica irrigata, e 
la facoltà inoltre dì servirsene pnr forza motrice dei loro opiSzj, HmitalA però questa 
seconda facoltà a un determinato spazio di tempo. Ultiniamonte Lodovico ingrandì 
con nuovi acquisti, al prezzo che dice il Nubilonio, la possessione Sforzescai e mi;^^lio> 
rando il navilio, vi portò tutta l'acqna di cui poteva abbisognare (Sacchetti, pag- 55; 
Brambilla. Le chiese di Vtyeoano, Milano, Camagni, 1G69, in-4. pag. 196 i OiaDoIio, 2>e 
Viglevano et ejwi epùieopia, Novara, Ariaria, 1344. inS, pag. 15} Dopo il navilio Sfor- 
Ksco fece il Cimane di Vìgevano un'altra derivistone d'acqua nella valle dvl Ticino, e 
questa per conce(!slone del Duca Filippo Maria Visconti, del 5 di glngno 1445 (Sacchetti 
e Gianolio, It>c. cit., SiaUtta civiUn et criminaìia Civitatis et Communitati$ VigleiKini, 
Milano, Moda, 1608, pag. MOf. Qosst'altima dehvaiione del Ticino ei chiamò rogffim 
comune. 
3tf 



I 



24R 



CTOARf. NUBILONIO 



tura è stata morata ooiraltare della Madonna nella chiesa ntiora, ed 
6 coperta da un pezzo di vetro. Per la qua! distruzione si obbligò verso 
il Clero dì pagar lire settemila, che si avessero da spendere in edificar 
un'altra chiesa; e tal obbligo è ito in fumo per causa delle guerre se 
cesse, ebè poi fu fatto prigione con la perdita dello Stato. Anticament 
risedevano in detta chiesa il prevosto con sette canonici beneficiat 
quali officiavano e distribuivano gli sacramenti della Chiesa secondo! 
bisogno. Ma per la incomodità, causata per le guerre sopradette, or 
narono che gli sacramenti si riponessero nella chiesa di S. Àmbrogiq 
^ual era molto piccola , acciò più comodamente di giorno e noti 
§i potessero distribuir ad salutem dello anime. E fu per disposizìon 
dì Dio, e ad onor de S. Ambrogio ; perchè apparve in visione, co 
diremo. Laonde cominciando il popolo a frequentar la chiesa di S. Ad 
brogio, con offerte che si facevano diedero principio con ampio fonc 
mento, come ora si vede ; a tal che per le offerte che si facevano p^r 
ogni quartero , quali erano in tutto otto , si procacciavano l' uno di 
avvantaggiar l'altro nella somma delle offerte, a tal che si trovò che 
un quartero ascese alla somma di lire ottocento imperiali. Ed edifica- 
rono QU bello pinnacolo con la cuba di grande spesa e perfetta ar- 
chitettura ; qual fu Unita , come appare per quattro versi che cosi 
dicono, avendo ivi vicino accomodato l'orologio, per non essere finito 
Campanile : 

Annis mUlenis totìtis conditor orbis 
Quadragies cum sezaginta quinque volutis (^) 
Addidit ut pictorque stia depingeret arte- 
Horarum nunierum^ Phoebus tihi cuncta ministrat 

Si edificò di piti nel 1504 una cappella al canto destro con il 
suo pinnacolo, conforme al grande, con bellissimo lavoro, a onor del 
Santissimo Sacramento ; e a questo modo si ampliò la chiesa di 



(1} Erra il BifBgnaihlì, facondo col Sacchetti o cui Braiubilla risalire la data di quetia 
iacrisionc al 9«colo xi. E ben si appone il Nubìlunio, tuttìndtiDdola dell'anno 14G5. Il 91W- 
dragie« {quaranta volte) non ò e non pnd essere dì migliaia, ma bensì di diecine sopra 
il millo. Del cho avrobboru duviito farsi accorti Ì citati suturi, anciie per la qantità del 
latino e per la forma de 'vtìrsi, che certamente non «iuno dot seculo undecimo. 




CKOWA.CA nt TIOBTAK" 'MO 

S. Ambrogio, qaaìe apparve in Tisiono ad alcuni. Imperocché essondo 
molestati per le guerre, e per esser Vigevano senza muro che circon- 
dasse e assicurasse la Terra, non potevano difendersi bene dalli nemici, 
se non si salvavano nel castello. Per lo che, come si comprende per una 
pietra cotta, qual è posta nella torre delle mura, contigua al molino 
verso alla porta di Valle, furono edificate le mura che circondano la 
Terra. E fa uno, nominato Gerolamo, che fece Tìntaglio, come si vede 
nelle istesse lettere intagliate; il tener delle quali cosi dice: Ut 
Communi et homintììus de Viglevano Praesidio. . . Rohìid. A Valle 
P. et Anto. De Biffigli, ciraond. jusser. MCCCCLII Augusti 
Frane. Sforcia UH Medioìanensium Duce imperante *'). Sì che ap- 
parve in visione il glorioso santo Ambrogio , dicendogli che dove tro- 
vassero una porca, òhe facesse segno cavando la terra, ivi edificassero 
le mura. Nel giorno seguente , raccontata tal visione, fecero diligenza 
per vedere Tefletto di tal sogno ; e trovando una porca rossa con alcuni 
porcelliTii, che cavava la terra , cominciarono edificar le mura, corno di 
presente si vede, senza ordine. E poiché l'ebbero edificate, fecero una 
atatua di preda cotta, simile alla porca, e la posero sotto il palazzo 
delta giustizia. Qua! statua stette ivi sino Tanno 1492; che poi h 
^ficato il nuovo portico con la piazza ; onde si ordinò , e per consueto 
si è sempre osserrato, che tutto il grano, quale sì avesse a vendere 
taella piazza di Vigevano, gli venditori fossero obbligati darne un pugno 
per ogni moggio. E cosi si è sempre osservato sino Tanno 1524 ; ma 
per esser cresciuto il grano di prezzo, gli venditori si rendevano difficili 
a pagar tal grano ; come dopo successivamente accrebbe di prezzo, a tal 
che nelTanno 1530, 1531 fu venduto uno scudo d*oro al staro. Per la 
qual cosa, volendo la Comunità levar tal difficoltà fli pagar il grano 
alla porca , ordinò che la misura fosse aggrandita sino al compiraeuto 



(I) LUaerìtione, riferita piit intiero e più esafctamsnte dal Biffif^andi. Memótie ùtoriche 
d«Ua tittà e contado di Vigevano (Tifsetuio, ISIO. Ìn-4°, imi». 12.')). dice: u( Communi 
et ltomÌHÌbu$ de Viif levano prae*Ìdio e»se*ìt atqtu muHtmeHto, Jioìandua & Vaìie Potè- 
ataa, Antonini rf« Caspertif et Bernardinii^ de Biffìgtui»\dii* liuccflh, consiàlcs, oppùìnm 
eath et muris, sumplia ausi>ici(è, dtrcHtndari ittaseruntt Anno Domini «rvcctli, die xx 
augtuiij Francisco Sforiia Medioìanemnum duce ftticiter imperante. Dove ij sumptis 
aufpiciia chiaramente si rìferiscv al sogno di S. Ambrogio, che avcrk detto di fabbricare 
la aifiTA nel luogo in cui una purea si fusst: vedala scavare la tem. 
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i 



2M 



CRSARE NtrniLOTOO 



1 



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del detto pugno; qual cosa sino al dì d*oggi si comprende nel staro, 
E ciò raccontavano gli uomini antichi; e dì generazione in geoerazioiifl 
ai è sempre raccontato tal cosa sino a' mìei giorni. 

Fece dunque Ludovico Sforza Duca di Bari, e Patruus guhernm 
gittar a terra molti edifizj del castello vecchio; del quale non v*ò altr 
che una parte della muraglia, e alle stalle il muro nel quale si ved 
Tanttchità delle abitazioni che non conformano con le moderne ; qna 
mara sono verso S. Pietro martire e verso la rocca, e parte nel pie 
della torre, e sono ancora bonissime e forti. E fece accomodar il 
stello con l'opera del Bramante Urbinate Ingegnere; perchè si dilet-" 
tava molto abitar in Vigevano, si per l'aria salubre , come per la caccia, 
d*ogni sorta dì animali e uccellami ; e perciò lo ridusse alla foro 
che si vede, opera molto lodata e di grandissima spesa. Imperocché 
molti alloggiamenti onorevoli; e comodamente ba alloggiato la Corte 
Cario V Imperatore e del Duca di Milano. Ha le cantine sotto terra,^ 
fatte in volta, in circuito del castello ; di sopra esse cantine sono sale 
medesimamente fatte in volta, quali sono sotto terra sino alle finestre 
per abitarvi alla estate; e sopra queste, altre sale ariose e onorevoli, 
quali sono eguali al pavimento del castello. Sopra queste sono pari- 
mente camere magnifiche; sono ancora tinelli per gli cortigiani, molto 
ampli e capaci; e tutte queste abitazioni sono dipinto. Vi è un vago giar- 
dino con un bello e arioso portico, con molti altri alloggiamenti; sonovi 
quattro cucine grandi; vi è un salone posto in alto, molto lungo e spa- 
zioso, nel quale si giuoca alla palla da vento; in capo del quale vi ò a^| 
portico, detto la Falconerà, perchè ivi da alto si facevano volar alla cam- 
pagna gli falconi e sparavieri. Sopra la porta del castello sono scrìtte 
tali parole, che così dicono : Ludovicus Maria Sfortia, Dworum Fran- 
caci Sfortiae et Blancae Mariae filius et Barri Dux , hunc aimenissì- 
mum locum carissimi nepotis Io. Galeatii Ducis secessihus ex^omavU, 

Avanti al castello vi è la piazza circondata di stalle, fatte in 
volta per schifar il pericolo del fuoco; e sono capaci por alloggiar 
300 cavalli, ornate con le colonne di marmo per ogni luogo ovrer 
posta da cavallo, di numero cento quattordici, alte e di un pozzo ; o 
tra runa e l'altra altrettante colonnette per riponere gli fornimenti 
de' cavalli , con una vìa nel mezzo di esse stalle. Sopra le quali tU 




CROMAGA DI TrOBTAWO 251 

è an corrìdore, che alla destra e siaìstra ha camere accomodate con 
suoi camini, ia modo di dormitorio de' frati, dorè suole alloggiar le 
guardie de' principi. Sopra la porta maggiore di esse stalle vi sono 
lettere in campo di oro , che dicono : Ludovicus Maria , Divorum 
Francisci Sforiiae et Blmicae Mariae filhis^ Barri Dux^ ne quid in 
amoenissiitu) secessu desideretur, purpuratis equis Io, Oaìeatii nepotis 
carissimi a fundamentis absolvit, 

Lodovico Sforza, Duca di Bari, dispose noll'ammo ano condurre da 
Napoli a Milano Isabella, moglie di GFio. Galeazzo e figlinola dì Alfonso 
Daca di Calarria, qaale già nell'anno 1472 nel mese di novembre 
con dispensa Pontificale aveva tolto per moglie ; e sua madre fu Ipolita 
Sforza. E perciò mandando a Napoli da Federico e Alfonso ai 1 4 di 
novembre, per accompagnarla mandò Ermes Sforza, fratello di Gio. Ga- 
leazzo con grandissima comitiva; tra' quali intervenne Vitaliano Bor- 
romeo, Gasparo Visconte, Ambrogio del Majno, degnissimi cavalieri, 
con molti altri nobilissimi Milanesi. Finalmente Isabella a' 17 dì gen- 
naio dell'anno seguente, cioè del 1489, accompagnala dalli predetti, 
e tolto in sna comitiva la Contessa di Terranova, il Duca di Melfi con 
la Duchessa, il Signor Marchese Gran Marescalco con la Marchesa, il 
Conte di Consa, il Conte di Potenza e Don Ferdinando da Este, con 
le galero giunse a Genova, dove sette giorni dimorò con grandissimo 
trionfo. Donde partendosi, venne poscia a Vigevano; e dopo ad Abbiate, 
andando a incontrarla la Bona sua socera, già ritornata a Milano, 
insieme con Lodovico Sforza, gli oratori del Pontefice, de' Veneziani, 
de' Fiorentini, e quasi di tutti gli princìpi d'Italia, e nobilissimo nu- 
mero delli primati cittadini Milanesi. E con questi montata in nave, 
per il navilio venne a Milano da suo marito; dal quale il primo dì 
febbraro con grandissimo apparato fu menata nel castello. Il giorno 
seguente la nuova Duchessa e il Duca con gli sopradetti Signori, con 
meravigliosa pompa accompagnati, uscirono per andar a visitare la 
chiesa maggiore della gloriosa Vergine; dove dopo la celebrazione della 
messa furono benedetti , e finiti gli offìcii ritornarono al castello. E 
il Duca in tal forma restò alTatturato, che gran tempo stette, che non 
potè colla bella sposa compire il suo desiderio. Pur essendo fatto libero^ 
Isabella divenne gravida, e partorì un figliuolo; il quale al battesimo, 

43 



I 




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cnuiB KTBiixmn) 



dal nome del glorioso avo paterno^ fu chiamato Francesco Sforza. Ha 
LoiloTÌco Duca di Bari, indotto e persuaso da Ercole Estense e dalla 
consorte Beatrice, in tatto cominciò aspirare all'intiero governo dello 
Stato; nel quale aveva il Pallaviciuo dalli Pallavicini Governa ter d 
Duca, e Filippo Eustachio ; con li quali già quasi a principio di ques' 
loro triumvirato sopra la sacra e santissima Eucaristia avevano giura 
al tatto esser fedeli a Gio. Galeazzo Duca, e tra essi servar per tan 
benefìcio perpetua fede e unione. Niente di meno il Pallavicino essendo 
andato a' suoi castelli, ed Eustachio cominciando con Aloisio Terzago 
secretano di Lodovico, qnal era cognato, uomo callido, sedizioso e astoto, 
a comunicar i suoi consigli, a Pavia fu chiamato [il Pallavicino] da Lo- 
dovico; e detenendolo, senza interposizione dì tempo, insieme con il Duca 
venne a Milano. Ed intrati nel castello, secondo il solito andarono alla 
rOcca< mostrando di visitar Filippo Eustachio ; il quale, come uomo sem- 
plice e di poco consiglio, fuori della ponticella venendo all'incontro, 
volse toccar la mano al Duca ; per ordinazione del quale , essendo in* 
dotto dal barba Galeazzo Sanseverino, lo prese e fecelo captivo. E cosi 
in termine di un'ora, rendendosi l'instabile turba che aveva nella for* 
tozza, Lodovico nella rOcca pose il presidio sotto Gìuvencio da Novai 
suo s]>enditore di cucina, Cristoforo maestro da basti di muli, e Angel 
da Mapollo, già ortolano in porta Tonsa, tutti suoi famigliari ; dell! 
quali la maggior parte erano gente nuova e di bassa condizione. £ 
fingendo che il detto castellano e Aloisio cou Massimiliano congiu* 
rassero contro il Duca, lo sfortunato Eustachio prigione fu mandato ad 
Abbiategrasso, e Aloisio a Pavia nel castello ; dove finalmente morse, 
e come molti dissero, di fame. Dopo dal castello di Trezzo levato fuori 
Vercellino Visconte, uomo molto stimato e di gran fede, fu messo in 
luogo suo Gnid' Antonio Arcimboldo suo fautore ; e l'Arcivescovo di 
Milano in progresso di tempo, esaminando poi e discorrendo Lodovico 
Sforza, chi dolio Stato Ducalo fosso idoneo alla guardia della fortezza 
di Milano, nella quale non solo concerneva Tìnteresse del suo dominio, 
ma ancor di tutta l'Italia, trovò Bernardino Curzio, già suo ragazzo, 
e lo costituì prefetto della fortezza; o Giacobo suo fratello deputo 
capitano; e cosi questi duoì tra le mani avevano l'Impero Milan 
Dopo, Lodovico in tutto lo altre fortezze mutò gli castellani, e la m 



ilo 

1 







CRONACA DI TIOWANO 253 

gìor parte di Guelfa fazione; la quale, come prìncipe di quella, quanto 
poteva esaltava con grandi offìcj e dignità, tanto ecclesiastiche quanto 
secolari. Delli quali, come afferma Corio, grandissimi beneficj finalmente 
se gli rese abbondantissima remunerazione; sicché essendo estinta la 
gnerra tra il Duca e i Veneziani, e snccedendo le cose in (|uesta ma- 
niera, parve a tutti esser il tempo placato, e il tutto esser costituito 
in paco; o ad altro non si attendeva, che a cumular Vicchozze per 
qualsivoglia via. Le pompe e voluttà erano in colmo; Giove colla pace 
trionfava; la Corte dell! prìncipi di Milano era tutta piena di nuove 
foggio, abiti e delizie. Vero ò che per ogni parte le virtù per si fatto 
modo fiorivano; perchè tanta emulazione era nata tra Minerva e Venere, 
che ciascuna di esse, quanto più poteva, cercava di ornar la sua scuola. 
Perciocché Lodovico Sforza, principe ili™' , a' suoi stijmndj quasi sino 
dalle ultime partì di Europa aveva condotto nomini eccellentissimi, 
sì nella lìngua greca come nella latina , in versi e in prosa, h'ella 
scultura parimente e nell'arte della pittura erano tenuti lì primi uomini 
quasi del mondo. Inoltre da ogni parte concorrevano musici, con suoni 
e canti e soavi armonie, che parevano celesti. £ così in tale e tanto 
vana felicità gl'ili'^ princìpi di Milano, per molte città del suo im- 
pero, facevano diversi piaceri; onde a Pavia, dopo la primavera del- 
l'anno 1492, facevano giostre bellissime, tornearaenli e militari simula- 
cri. In questi giorni era presso il Duca, Ermolao Barbaro, in qualunque 
Tirtù di lettere uomo tra' mortali universale , quanto fosse ogni altro ; 
qnal era oratore presso il Senato Veneziano. L'istesso anno 1492 fece 
Lodovico gettar a terra alcune case ; nel loco delle quali fece faro la 
pìassa di Vigevano, come al presente si vede, con gli portici intorno *^). 



(1) Enrico PolUni trovò neU'arehivio Bnsca SoIa a Milano, e pabblicd nella recento 
e pre^Tole opera )ua: Vigevano nella tentata swi infeudasiùne (ìalVanno 1G25 al" 
Tanno 1650 (Vit^ovano, Moreno, 1985, ìn-8, pag-. 104] noa pianta del ca»t«lIo o della 
piazza, corno orano dopo gl'ingrandimonii o gli abbollimeotì fattivi dal Duca Lodovico, 
e come ù trovavano ancora al tampo del Nobilonio. I>a piazza fa poi ridotta uel 1680 
aJla presenta sua forma elegantissima, col compimento de' porticati e culla frooto sopra 
modo ingegnosa della Cattedrale, por op..T8 di Giovanni Caranmele Lublcovitz, qoindìco- 
sìmo VetcoTo dì Vigovano, e non meno valente architetto, che profondo filosofo e teologo 
a mitomatico. e prelato esemplare (Oianoli<\ op. cit., pAg. 138). A qaesta piazza aaraano 
or^ aggiunti gli ornati più convenienti alla stupenda saa architettura; e cìCt per generoaa 
fangisione di an signor Silva, il quale per testamento vi dsakÌDÒ la ricca sua sostania. 
40 




2À\ 



OWABR NUBILOmo 




r 



Imperocché la piazza antica era di langliezza come ora la nuoTa, o ^i 
larghezza come ana biiotia misura di trabucco, senza gli portici deQH 
quali era circondata in parte. Anzi non era piazza, ma contrada, pe- 
rocché ivi si venderà : e mercantesca ora detta piiizza, e sotto essi por- 
tici erano botteghe piene di drappi di lana ; e di presente si vedoo^ 
sulta piazza gli fondamenti delle colonne e casamenti antichi, e so^^j 
cantine sotto terra, che si estendono sino a mezzo la piazza. Vi sono 
ancora de' pozzi ; de* quali re n^è auo avanti la chiesa dì S. Ambro- 
gio, a man dritta poco avanti (ora è chiuso), nel quale si sono gìtt 
e sepolte grandissima quantità di locuste, delle quali se ne farà me 
zioDo; Taltro, qual si vede con le sponde di muro, ivi era la casa 
Messer Pasquino degli Àrabazii. Un altro è ivi avanti all'arco granj 
verso le beccherie a man sinistra, ed era anticamente sotto gli portici 
della piazza vecchiaie si servivano di quello per uso comune; ma fa 
chiuso dal Comune, perchè rendeva incomodità alla piazza. Il palazzo 
della giustizia era anticamente dove òcra; e volendo far Lodovico La 
piazza, il Comune fu necessitato, per aggravj e danni, pagar a' par- 
ticolari di chi erano le case rovinate, cento fiorini per pertica. Voleva 
di più Lodovico Sforza far costruire un bellissimo fonte nel mozzo 
d'essa piazza, pigliando l'acqua della roggia Vecchia; imperocché era 
di natura benigno e splendido, e molto inclinato a ornar palagi e far 
campagne fruttuose con acque abbondanti. £ perciò voleva di più far_ 
condurre un navilio dal lago maggiore, e cavarlo sino a Castellati 
delli Visconti, e da quell'alto condurlo alla volta di Vigevano; con il 
quale si giudicava che averia fatto di più di cento mila pertiche di 
prato circa alla costa del Ticino, nella quale vi è terreno quasi in 
infinito , tutto sterile. Fece di più edificar in Vigevano Taltra bella 
torre, opera degnissima del medesimo Bramante Urbinate, alla entrata 
della quale sopra l'arco vi sono in marmo queste parole: Liidovicus 
Maria Sfortia Viceconies, Principatu Io, Gaìeatio nepott ab exùens 
et intestinis motihm stabilito, posteaqiiam sqnallentes agros Vigleva' 
nenses immissis flumirnhis fertiks fecit, ad voluptuarios secesstis in 
hoc arce veteres Princtpum aedes reformavit, et novis circtim aedi- 
ficatis, speciosa etiam iurri mimivit, populì quoque luibitationes sUu 
et squallore occupatas stratis et expeditis per urbem viis ad civUem 





CRONACA DI TTOBrANO 



255 



lautitiam recUgit: dirutis etiavi circa forum veterihus nedifkiiSy aream 
ampliavit oc porticibus circunuìuctis in hmic speiiem exòrnamt. Antw 
a saltile Christiana nonagesìnu> secundo supra millesimum quadrin- 
genteshnum. 

Lodovico Sforza, ayendo in tatto libero nelle mani lo Stato Mila- 
nese, non a modo di governatore di Gio. Galeazzo, ma come solo e 
vero principe , comiucìò amioinistrare l'Imperio Ducale. Ondo avendo 
messo nellì presidii e fortezze gente di sua fazione, il tesoro del Duca 
tolse in SQO potere; le genti d'arme volse a sua obbedienza ; l'entrate, 
che erano seicento mila ducati in ciascun anno, disponeva; le guerre^ 
le paci e confederazioni conchiudeva; le grazie da lui dipendevano; gli 
Dfdcìali a lui obbedivano ; e iti tal forma per opera di uomini iniqui 
la Corte di Gio. Galeazzo appena poteva aver il suo vivere. Per tal 
insopportabile giogo la Duchessa nuova scrisse ad Alfonso suo padre, 
senza saputa di Lodovico Sforza ; la qual cosa intendendo Alfonso, gran- 
demente si accese d'ira quasi implacabile, e tutto ciò conferì con Fer- 
dinando suo padre. Pur non mostrando d'aver altro nell'animo, man- 
daron duoi oratori, cioò Ferrando e Antonio Gennari; quali esposero 
la sua legazione a Lodovico Sforza, esortandolo benignamente e ami- 
chevolmente, che lasciasse reggere e amministrare il Ducato di Mi- 
lano a Gio. Galeazzo suo genero, conciosiachè era in etade adulta. Ma 
Lodovico avendo sentito la spiacevole legazione delli ambasciatori, gli 
rimandò al suo Ke senza alcuna speranza della sua richiesta; e perciò 
non avendo gli oratori riportato cosa alcuna buona da Lodovico, in- 
tese esser vero ch'era necessario pigliar Tarme per restituir gli nepoti 
al suo imperio. Onde l'anno 1493 Ferdinando Re di Napoli, e padre 
di Alfonso, mosse guerra contro Lodovico Sforza, credendo che questa 
espedizione fosse facile per restituir nello Stato il Duca. Dall'altro canto 
Lodovico, il quale a pieno conosceva Tanimo di Ferdinando, e non meno 
quello di Alfonso, e anco per esploratori intendeva quanto delibera- 
vano di fare, non solamente propose resistere con le sue forze, ma anco 
di più con l'aiuto e possanza deirarmi del Re di Francia, e non senza 
sua grave spesa muover contro eàsi. E così trattando le coso con il 
suddetto Re; e gi^ avendo posto l'animo suo, che il Ducato di Milano 
dall'Imperatore fosse trasferito in lui e successori suoi, acciò non solo 

47 



BIUIMO 



r 



Cioa rarme, au aaeo por ragione potesse resi-stere allo forze dì Fd 
din&ndo e Alfonso ; aol sopradetto aniKt» che f\x il decimo di maggio» 
fece il mandato in Erasmo Brusca di poterlo obbligare iu <iuatunqq 
quantità di denari, per la impetrazione de' privilegi del Ducato di 
lano Lombardia. Nel medesimo anno e gìuruo S'jpradetto fece Lodo 
tìco Sforza un altro mandato all'istesso Erasmo Brasca per Gìo. Ga- 
leazzo, suo nepote e Duca di Milano, di poter trattar il matrimooio 
tra il serenissimo Re de' Romani e Bianca Maria, sorella di esso Doca; 
qmil matrimonio fu concluso nel sopradetto anno alli duci di agosto. 
Questo Principe non solo sì mostrava cupido di gloria e di nome eteroo, 
ma sitibondo; ondo solo gli doveva bastar essere chiamato padre della^ 
patria, e aver non solamente il nepote allevato, ma con grandìssii 
aumentazione confermatolo nel paterno Stato; e non solo Qovernator 
ma come Principe del tutto, con somma benevolenza di tutti esser cbi^ 
mate il Conservatore di tanto Imperio. Ma la sua ambizione fu taot 
che domandando Carlo Re di Francia, che venisse a impadronirsi del 
Stato di Napoli, accese un tal fuoco in Italia, che fu la roviua di tat 
la Lombardia e dì molti altri ; e di pi£i lui gli lasciò la rita e lo 
Stato. E benché fosse avvisato, non solo dalla Santità di Alessandro 
Pontefice Ispano, qual si adoperò grandemente acciò sedasse grande 
rovina di Stati, ma avvisato anche da Carlo BalbJano Belgioioso, pro- 
prio suo oratore presso Carlo Re di Francia; alle loro parole LodoTÌco 
Sforza poco attese, e al prudeutiàsimo e sauto consìglio, che gli proponeva 
il suo oratore, chiuse l'orecchio. Mandò dunque a sollecitar Carlo, che 
non mancasse all'impresa, che esso gli darla soldati, danari e arme, o 
lo aiuterebbe di quanto saria bisoguo. E perciò mandò Galeazzo Sanseve- 
rìno a Lione con 300 cavalli molto ben guerniti; e cou onore grande fa 
ricevuto da Carlo Re dì Francia, e indi a pochi giorni fu insignito del- 
l'Ordine di S. Michele; qual titolo presso i Franzesi, dopo il Re, tiene il 
primo luogo, e si concede solo ad alcuni Principi, ovvero benemeriti della 
Corona di Francia. Questi si chiamano fratelli del Re ; e sotto vincolo di 
iudìssolubil sacramento, in ogni pericolo e in ogni fortuna, scambievol- 
mente sono obbligati ajutarsi e mantenersi incolumi. E donogli una col- 
lana d'eboro, quale di coutinuo si dove portar in memoria del giuramento. 
In questi giorni Qio. Galeazzo Duca di Milano, essondo a^gravi^^ 

48 



CRONACA DI VIQBTANO 



257 



d'infermità, di giorno in giorno andava peggiorando. Onde Lodovico Sforma 
per suoi legati sollecitava Massimiliano, secondo gli capitoli celebrati 
tra loro, che ottenesse gli privilegi del Dacnto di Milano: quali poi ebbe 
in solenne e autentica forma sotto il quinto di settembre dell'anno 1494. 
E benché ottenesse tali privilegi in quest'anno e giorno, niente di mono 
non furono pubblicati in Milano sino l'anuo 1495 alli 26 di maggio 
per ordinazione Cesarea. Per il che allora furono fatti stupendissimi 
trionfi nella cittii di Milano; dopo il fine de' quali Carlo Re di Francia 
finalmente, contro l'opinione di molti, avendo passati gli monti, l'on- 
decimo dì settembre dell'anno 1494 venne nella città d'Aste; e gli 
11 di ottobre in giorno di sabbato fece Tintrata in Vigevano, dove 
fa ricevuto da Lodovico Sforza con grandissimo onore; e quivi sì diede 
piacere, massime nella caccia d'animali selvatici. Era questo Carlo uomo 
deforme di tutta la persona ; e men6 seco una superba Corte dì molti 
ìli™* uomini, e dì maravigliosa pompa. Poi con le squadro ordinate andò 
a Pavia ; dove da Lodovico Sforzesco con grandissimo apparato fu ri* 
cavato nel castello, quale tutto volle in sua balla; ove con grande 
umanità e piacevolezza visitò Gio, Galeazzo Duca di Milano, quale era 
molestato da grave infirmità, e non senza qnalche sospetto a poco a 
poco declinando, pareva incurabile. Sua Maestà con dolcissime parole 
lo pregò che dovesse star di buona voglia, e l'esortò attendere alla sa- 
late; ma esso infermo con quel poco dì spirito che gli avanzava, al 
Re dirizzandosi, con moribonda voce gli disse: < Niuna cosa, o Re 
« sacratissìmo, ò che alla tua clemenza non debba, tanto per ragione 
e di servitù quanto d'affinità, poiché a onorar le mie esequie sei ve- 
< Duto. £ qual cosa più grata e più desiderabile a me già mai po- 
- teva avvenire, quanto il consobrino al consobrìno, il padre al figliuolo^ 
« e il signor al servo, nell'estremo della dogliosa e amara vita andar 
« a consolare? Tardi, o Carlo, sei venuto; io ho bevalo il veleno, per 
« il quale tutte lo mio interiora sono ormai consumate; e sebbene IV 
« nimo alla salute intende, la carne nondimeno ò inferma, che in niun 
> modo si può medicare. Ma questa mia infermità accresce poscia questo 
« grau dolore; perchè a tal miseria son ridotto, che alcuno di me 
« già mai averebbe pensato. misera e invidiosa mia fortuna ! il ve- 
« lene ho bevuto iunoceutomcntc, acciocché del regno paterno restaau 

UlK. S. U, T. XIV. V\ 



2S8 



CKSARR nv^ujotno 



r 



« privo ; ma ninna cosa è che tanto mi conturbi, quanto che sotto deH 
« occhi del Re consobrino e padre debba morire». Molte e mo 
rammalalo Duca al meglio che poteva raccontava; e finalmente sog- 
giungendo disse : « Ee Carlo, a Iddio e a te raccomando la mia madi e 
« e la Isabella carissima mia donna con il figlio, dolce pegno della- 
€ nima mia, Francesco Sforza • . Kè più mai potè dire cosa alcuna; 
la sua lingua già si attaccava al palato, e le membra a poco a poco 
morivano. Laonde finalmente, consolando la madre e la moglie, quasi 
balbucendo disse : • State con Dio • . E cosi dopo il terzo giorno, che 
fa alli venti di ottobre, rese l'anima al Signore. 11 cadavero quasi senza 
pompa a Milano fu portato, e fa deposto nel maggior tempio della 
città. Venne poi Lodovico Sforza senza alcuna dimora a Milano; ed en- 
trato nel castello, convocati gli baroni e primati della città, pruden- 
temente propose la creazione del nuovo Duca , e disse gli pareva cosa 
conveniente, che Francesco Sforza, primogenito del defunto principe, 
dopo al padre dovesse esser eletto. Ma finalmente levandosi Antonio 
Landriano, suo general prefetto deirerario, Galeazzo Visconte, Baldassar 
Posteria, Gio. Andrea Gagnola giureconsulto con alcuni altri, dissero 
che per la condizione del tempo gli pareva, che non fanciulli dovessero 
succedere a tanta dignità ; anzi esser cosa più conveniente, ch'esso pi- 
gliasse lo scettro Ducale. Alla qual proposta nìuDo volendo contraddire, 
fa consentito che Lodovico dovesse succedere nel Ducato di Milano. E 
cosi gridandosi Duca, e fattosi portar una veste di drappo d'oro, montato 
a cavallo, scorse la città , e con gli suoi fautori gridanti Daca, visitò 
la chiesa di S. Ambrogio ; e le campane in segno d'allegrezza si fecero 
sonare. 11 corpo morto di Gio. Galeazzo ancora essendo nel Duomo di 
Milano scoperto, e quasi universalmente da tutti pianto, condolendosi del 
miserando caso, neli'istessa città fu sepolto. Regnò sino all'anno 1494 
alli 20 di ottobre; e benché fosse bello di corpo, fu molto tardo d'ìu- 
gegno, e poco ornato e poco dotato de* beni dell'animo. Dopo scrìsse 
Lodovico Sforza, Duca di Milano, a tutte le città e terre del suo Stato, 
che dovessero giurar fedeltà in mano sua e della sua consorte, come in 
una [lettera] si vede, sottoscritta di mano propria di Lodovico Sforza 
duca, e sigillata con il sigillo Ducale ; nella quale si legge le isteasd 
parole : 





CRONACA DI V16BTAN0 



^0 



Ludovici^ Maria Sfortia Anglus^ Duo; Mediclani eie. 
Dilectt nostri. 

Vi serissimo li giorni passati, che dovendo voi mandare gii vostri 
ambasciatori a prestarne la fedeltà, gli faceste soprassedere, finché vi 
avvisassimo del tempo che dovessino vanire; ora per queste vi sìgni- 
fìchìamo, che mandiate essi vostri ambasciatori; quali in nome vostro 
e di quella Comunità venghino a giurare tìdelitate in mano nostra, e 
della ili."* Madonna Beatrice, nostra caridsima consorte, per noi, figliuoli 
e successori nostri, nel modo che altre volte fu fatto all' 111.**° Signor 
Daca Galeazzo nostro fratello; e così gli darete opportuno mandato per 
far questo giuramento. 

Medìolauì, 13 Jaouarii 1495. Siguatus B. Calchus. 

Al dorso: nobil. et prudent. vìtHs Consulibits ^ Communi et homi- 
nibus Viglevaniy noslris ditectis. 

sigillata con lo sigillo Dacnle iti cera candida. 

Dopo quasto, Lodovico Sforza Duca di Milano, avendo provTisto di 
qaanto gli parve neceì^sario alla tenuta dol nuovo Ducato, cavalcd a 
Pavia; e Carlo Vili Re di Francia verso Fiorenza pigliò il cammino. 
E poi awicinandosi a Sarzana , Sarzanello e Pietia Santa, Pietro 
de' Medici emulo di Lorenzo, il quale sollecitava Carlo al passar di qua, 
ofiferendogli quello città per acquistar la grazia di un tanto Ro, gli 
portò le chiavi di Sarzana, Sarzanello e Pietra Santa; e così libero 
gli concesse il transito , del che gli Fiorentini o suoi collegati presero 
grandissimo dispiacere. Non manco dispiacer prese Lodovico Sforza; im- 
peroccliiì so no penti, poiché fosse Carlo passato li monti. Conciosiachò 
considerava bene, se lui soggiogava il reame di Napoli, averebbo avuto 
il Pontefice al suo voto; onde tutta l'Italia saria suddita al nome Fran- 
cese. Ma già fuori della sua dizione gli Francesi essendo passati, pen- 
sava si duro contrasto sì dovesse trovare, che finalmente si verrebbe 
a qualche composizione, e lui di tanta lite dovesse esser l'arbitro, in 
forma che assettando gli Stati d'altri, fermerebbe ì! suo. Ma il tutto 
successe fuori di sua opinione; perchè finalmente partorirono i suoi con- 
sigli la rovina del nome Sforzesco. In questi giorni Lodovico Sforza, 
Duca di Milano, cacciò fuori di Milano Nicolao Orsino e Gio. Giacobo 
Trivulzio; li quali fuggiti a' Nolani, Carlo Re di Francia gli fece ca- 
si 



MO 



cB9Aite NtreiLomo 



ptìvi. Niente di meno il Trivalrio fa 1ii)orato subito con le sne genti ;? 
l'altro lo tenne sotto buona custodia. Così spingendo l'esercito, eac-' 
colorando Timpresa della guerra, Analmente prese in pochi giorni Na- 
poli; e tutte le suppellettili del Re Ferdinando pose in preda; e U 
private abitazioni e monasterii, dove si erano ricuperate le dame, mBr] 
trono e fanciulle Napoletane, da* Francesi furono Titnperosainente vio- 
late; né si ebbe riguardo alla religione. Onde da ogni canto era bia- 
stemato e maledetto li nome Francese e il causatore di tanto male;| 
e in ogni lato era odioso il nome loro. Per il successo di sì prospere 
cose Oarlo insuperbiate si attribuì a lai solo, l'arte e scien/j, della 
milizia esser sparsa per tutto Tuniverso; e perciò giudicò tentar la 
fortuna, piuttosto che aspettarla. Così mandò suoi oratori al Pontefice, 
richiedendolo lo volesse coronar del reame di Napoli con la solu- 
zione del dovuto tributo, nulla pensando alla recuperazione di terra 
santa, ma più presto all' imperio di tutta Tltalia e alla mutazione 
dello Stato Papale. Mentre che ciò ai agitava, gli Francesi scorrendo 
per la Campagna, Puglia, Calavria, Abruzzo, e avendo posto gli suoi 
magistrati, contro il regio volere le chiese erano spogliate, lo sacre 
vergini violate, e le private donne erano vituperate; a tal che in ogni 
parte abbondava il vizio della libidine, e tlell'iasoleuza e rapina. Le 
quali cose vedendo il Sommo Pontefice Alessandro, cominciò molto a 
temer della sua rovina; e volgendo la mente a diversi consigli, mandò 
oratori a Massimiliano Re de' Romani, a Ferdinando Re di Spagna, i, 
al Senato Veneziano e a Lodovico Sforza Duca di Milano; il qualfl 
dubitava non poco, che giunto Carlo in Lombardia, non rivolgesse Tanni 
contro di lui. E così mandati gli ambasciatori, circa allo calende d'a- 
prile fu fatta nuova confederazione. Alla quale Lodovico, dissimulando, 
alquanto si mostrò difAcile; niente di meno, destinandogli i Veneziani 
Seba-stiano Baduario, fu stabilito che ognuuo fosse pronto alla difesa 
dell'imperio d'Italia e dì santa Chiesa. Ivi a pochi giorni, intendendo 
Carlo la nuova lega delli principi Italiani, talmente si accese d'ira, 
e disse che si maravigliava molto, e parevitgli cosa crudele, che il Be 
in tanto perìcolo fosse recluso nell'estremo deiritalìa. A cui rispose 
il principe della confederazione, la uuiouo toro non esser fatta alla 
rovina del Re, ma solo alla salate di santa Chiesa. Pur Carlo, simu- 




CBONACA [U TIOKTANO 



mi 



landò la paura, convoco il Consiglio; ed e9poaQ in q imi modo sicuro 
potesse ritornar in Francia. Non poco ancora era inolostato da un in- 
stante e vergognoso dolore, che un sommo Re, si glorioso e TÌttorioso, 
repentinamente dovesse perdere il reame acquistato., ed esser co.Uretto 
a partirsi. Per la qual cosa immagiuossi Carlo di voler disturbar la 
lega ; e perciò scrisse a Lodovico, Duca Aureliense, quale era in Aste 
per la custodia dei monti, che jure ìierecUtario volesse turbar lo Stato 
Milanese. Per il che Opicino Cazza detto Bianco, e un altro Opicino 
cognominato Negro, pigliato tempo comodo, per intendìmonto introdus- 
sero in Novara Lodovico Duca Aureliense e Lodovico Saluziano, nemici 
dello Sforza e amici di Carlo He di Francia. Cosi introdotti in No- 
vara alli 1 1 di giugno con 500 uomini d'arme e 8000 fanti, guerreg- 
giavano a nome del Re di Francia; e di più trascorrendo a Vigevano, 
e andando a Yillauuova, Toccuparono mettendo terrore sin a Milano. 
Pervenuto dunque Carlo, Re di Francia, nelle parti angusto della valle, 
non più che due miglia distante da Fomovo, poso suo genti nella cima 
de' monti; la qual cosa intendondo gritaliani, si &3nvocò il consiglio 
de' primati, nri qual fu esposto quanto si aveva a fare. Ondo Carlo 
era oltromodo pieno di ansietà e soUecitudioe ; perchè intendeva per 
suoi esploratori di ora in ora, che gli nemici grandemente desideravano 
di combattere contro di lui; e di più di giorno in giorno s'ingrossa- 
vano di gente, e tra TAppenniuo gli suoi soldati erano in grande ca- 
restia; si che cominciò a pensar della fuga, o pace o tregua. Di più 
temeva che per divina giustìzia la fortuna, che poco avanti in tutto 
l'universo l'aveva esaltato, altrettanto poi non lo precipitasse. Gìo. Gia- 
cobo Trivulzio, gifi abbandonato il He di Napoli, a cui serviva cou 
stipendio, seguitato il vincitore, dimostrava che facilmente avena vit- 
toria; imperocchò gli Parmegiani slavano vacillanti e dubbiosi in dar 
aiuto alla lega, e anco tanto più se le genti Marchescho collocavano 
la sua milizia oltre il fiume Taro. 11 Re Carlo costituì il Trivulzio 
perfetto di 800 cavalli d'uomini d'arme. Ultimamente fu fatto il fatto 
d*arme, che durò per spazio di un'ora. Cosa miseranda pareva a ve- 
dere, in qual modo giacevano morti tanti e sì egregi soldati presso 
al fiume Taro. Quivi non si potè discernere a chi la pugna fosse più 
favorevole; niente di meno la maggior parte delli impedimouti Fran- 
ca 



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CBSARlt miBOONlO 



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cesi con infinita ricchezza si prese. Ivi furono trovate molte veste, 
gemme, armiile e grandissimi apparati sontuosi, con tutta ta regia preda 
Napolitaua, della qual Carlo sperava in Francia irìonfare, e fa divisa 
tra soldati greci e latini. 11 Hegio tabernacolo pervenne nelle mani di 
vilissimi soldati. Il giorno seguente fu diviso il bottino; e fu stimato 
gli Greci, quali erano soldati de* Veneziani, aver guadagnato circa do- 
cento mila ducati. Gli vessilli e molti cavalli pervennero nelle mani 
de' Yeneziaui. Vi fu trovato un libro, nel qual sotto diversi abiti ed 
etadi al naturale erano ritratte e dipinte molte femine per essi [Fran- 
cesi] violate in diverse città; e seco il portavano per memoria. Final- 
mente essendo ritornato Ferdinando nel sao reame di Napoli , e com- 
mettendo guerra contro Carlo, di giorno in giorno si aggagliardiva il 
suo esercito per diversi luoghi ; a tal che ultimamente Carlo si convenne 
con il lio Ferdinando di andar in Francia cou le sue robe in salvo. 
Così per Regia Commissione fu permesso che andassero a un luogo detto 
Castellamare ; e ivi non di altro furono sovvenuti, che di frutti; por 
la qual cosa molti, come genti infette, perivano. Mentre sì agitavano 
lo cose predette, si commise gran guerra a Novara. Oude Carlo mandò 
secretamente da' Veneziani, ricercando le condizioni della pace, per es-fl 
sere confederati con lo Sforza; con il quale partecipando ogni cosa,™ 
dopo molti consigli fu mandato a Vercelli Francesco Bernardino Visconte, 
insieme con Pietro Gallarate e Gerolamo Stanga, a trattar la pace, 
e che si deponesse l'arme tra gli duoi eserciti, lì che dopo non breve 
pratica fu concluso, e anco per consentimento di Lodovico Sforza, al 
24 di settembre. Lodorico Àureliense, cioè Duca d'Orliens, e il Sala- 
ziauo uscirono di Novara, e si inviarono da Carlo He di Francia che 
era in Vercelli ; e si fece pace con questi capitoli : 

Primo, che il Duca Sforza ncu prestasse alcuno ajuto nel reame 
di Napoli ; 

Secondo, che Tarmata Gallica, presa da' Genovesi, fosse restituita; 

Terzo, che il Castelletto di Genova sì deponesse per duoi unni nelle 
mani di Ercole Estense; 

Quarto, che a Gio. Qiacobo Trivulzio fosse restituito il suo ; 

Quinto, che li prigioni , cioè il Principe di Niolano e il gran 
bastardo di Borbone, fossero liberati ; 




CROMACA DI TIOETANO 



263 



Sesto, che a Lodovico Aureliense si debba dar cìnqaaDta mila 
dacati; 

E ultimo, tutti ti suoi confederati fossero servati illesi. 

Parimenti dal Legato Regio queste condizioni, avuto dal Duca, fu- 
rono accettate; prìucipalmeut^, che fosse servata la prima confedera- 
zione, qual aveva eoa la Santità di Papa Alessandro, Massimiliano, 
il Re di Spagna e i Veneziani ; secondo, che Novara fosso restituita ; 
terzo, che si dovesse restituir ducente mila ducati, quali Lodovico Sforza 
aveva imprestato a Carlo ; e altre coso, che furono di poco momento; 
e il tutto fosse osservato con sacramento. Stabiliti e confermati e si- 
gillati li capitoli, il Legato ritornò a Carlo : qual partendosi da Ver- 
celli, pigliò il cammino di Trancia. L'esercito Veneziano si ritirò a Gra- 
vellona ; Lodovico Sforza a Vigevano ; e Galeazzo Sauseverino intrò a 
Novara, dove a nomo del Duca mise nuovo presidio; gli duoi Opicini 
e Manfredo Toruiello dimorarono presso rAurelionse. 

L'anno 149(5 Lodovico Sforza, Duca di Milano, fece circondar di 
mura con le quattro torri e fossa il palazzo della rócca, vedeudo che 
era a proposito per fortificarlo ; imperocché esso palazzo era di (ìaleazzo 
Sanseveriuo suo genero e capitano generale. Maggior sedizione nacque 
tra princìpi e potentati d'Italia; la quale veramente sì può affermar 
essere stata la causa delia rovina dì tutta l'Italia. Imperoccliò essendo 
la città di Pisa, alU nove di novembre l'anno 1494, per Carlo Re di 
Francia tolta di mano de' Fiorentini e messa in libertà, grandemente 
quello Senato presso al Re, ch'era in Napoli , procurava la volesse 
ritornar nella pristina fede. Il che non solo uou volle concedere, ma 
diede ampia facoltà ai Pisani, che potessero in tutto cacciar li Fio- 
rentini fuori della lor città ; e cosi successe che furono cacciati , la- 
sciando a dietro ogni sua sostanza, ricuperandosi a Lucca. La qual 
cosa vedendo gli Fiorentini, pieni di amaritudiue grandemente si con- 
dolsero presso al Re, qual nella cittadella nuova teneva il presidio , 
che fuori d'ogni giustizia fossero ingiuriati da luì; onde si contentò 
poi, essendo passato in Francia, che pigliassero l'armi contro i Pisani. 
La qual cosa intendendo essi, senza perder tempo, mandarono suoi le- 
gati a Lodovico Sforza, dimandamlogU ajuto. Lodovico apertamente non 
lo volle fare ; ma promise, che Lucio Malvezzo, uomo bellicoso o sa- 

B6 



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CB8AJIB tfUBILOMlO 



palo, gli difenderebbe, al quale diede li danari. E fìnalniente gli of- 
fersero la città. ÀI Duca non pareva ancor tempo di scoprirsi, per non 
aver in tutto stabilito le cose sue con Carlo, al quale con ogni istanza 
cercava di riconciliarsi. E perciò risposo che non voleva, ma quanto 
fosse possibile gli aiutoria. Gli Pisani di questa risposta non sì vol- 
lero accontentare; e mandando suoi legati a' Veneziani gU presentarono 
le chiavi della città. Parimente essi non si vollero apertamente dimo- 
strare; ma gli diedero due chiavi, una d'oro l'altra di argento, con 
dirgli che stessero iu ferma fede, che indubitatamente gli difenderiano. 
Cosi mandarono un Provveditore con mille cavalli leggieri. Ciò inten- 
dendo Lodovico Duca di Milano, scrìsse alii confederati, che non era 
da sopportar che Pisa fosse nelle mani de' Veneziani; imperocché dive- 
neriano potentissimi nel mare Adriatico, e facilmente conculcarìano l'I- 
talia; e perciò tutti essi confederati doveriano pigliar in protezione 
gli Pisani. Onde poi fu concluso, che per esser quella città Camera 
dell'Impero, apertamente potrebbero gli collegati pigliar loro la pro- 
tezione. Questo consiglio del Duca approvandosi di subito, mandò Mar- 
chisino Stanga, suo famigliare e secretano, a Massimiliano ImperatorOi 
che venisse in Italia, non solamente per la defensìone dì Pisa, ma anco 
per levar dalle mani de' Fiorentini il porto di Livorno; il che riuscendo, 
quella Bepubblica in tal forma resteria oppressa, che in ogni occa- 
sione so ne potrebbe valere; e ancora lascìariano la pratica, che con 
grande istanza facevano, di condurre un'altra volta Carlo in Italia, il 
qnale ancor lui anderia ritenuto. Finalmente venendo Massimiliano in 
Italia, Lodovico Sforza, Duca di Mlauo, audò a incontrarlo con il Car- 
dinale Santa Croce a Monza, dopo a Meda, essendogli per commissione , 
del Duca fatto apparato grandissimo. Ivi si trovò Massimiliano con Lo-fl 
dovico Sforza e Beatrice sua moglie, e gli oratori quasi di tutti gli 
potentati dell'Italia; e sopra un tribunale, ornato di rìcchissimì drappi, 
dalli memorati fu celebralo un lungo con:>iglio, dopo il quale Lodo- 
vico Sforza con il Cardinale, avendo presa la licenza, se ne tornò a 
Milano. L'Imperatore con 500 cavalli e 8 insegne di fanti, per Ner- 
viano e altre ville, giunse ad Abbiate; e passando il Ticino venne a 
Vigevano, dove gli venne incontro Lodovico Sforza con il Legato già 
detto; e ivi gli assegnò Gio. Francesco Sansevorino con molti uomini 



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L'aaae 1497 mamh H fiito Bntm», igiiQPiit ^ Sml* 4a 
Sste pnaM Do» 41 Femn, e CMnrte di L tiorò» 8bnB^ in giorao 
di nuute il 2 di goBBUf, oltre k MleoDO pompa taenk, «w Duca 
donò a lotte k dàem del sm> Dmaió on pallio con la pì&Dell&, e 
doe tonieeOe «oa oa piviale di Tdlito cimubìdo, oon le iaeegne Ducali 
pazie dastza, e dalla parta oaìstFa i^aeUe deUa eoinerte. Le 
elle foroDD rubata qoando fa saeelttgsiato ^IgGTaao, come si seri- 
^Terà a sao laogo. 

L'anao 1498, zm>b ne^undo ancora la goerra e odio tra' Pisani 
e Fiorentini, Lodorìoe Dnoa di Milano cercava con oi;dì istania e 
segno, par mezzo dì aleoni baroni e prìndpali presso il Rct Carlo, 
riconcilÌArsì o;>u lai, S'Dtto oondìzioDe che Lodovico Duca dOrlioiis 
''tosse relegato neUì confini di Picardia, e il Trìvalzìo suo iutousis* 
Simo nemico, con modo giustificato qual gli darebbe» avesso tra caano ; 
e lui gli prometteTa dargli ogni ainto, tanto di pocuuin viuanto di 
gente d*arme, contra i Veneziani , e ancora per la rocaponuìono dol 
raame di Napoli. U qual accordo facìlmento :iaria succesiio, se la morto 



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tms&aG NuBrLomo 



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del Ec Doa l'avesse distnrtmto; imperocché essendo lai io Àmbosia, 
e un giorno arendo molto gìuocato alla palla, stando appoggiato come 
stanco airautipetto d'uu ballatojo, subitamente cascò; e portato in una 
contigua camera, non giovandogli rimedio, passò all'altra vita. 

11 che intendendo, la sua guardia subito, come a legittimo Ee, 
andò a Lodovico Duca d'Orliens, suo cognato e germano per parte di 
padre ; e si trovava in Orlions. Essi soldati furono gli primi a sala- 
tarlo Re di Francia, maniFtìstando la morte di Carlo; ondo al 24 di 
giugno ucl giorno di S. Gio. Battista nella chiesa di Parigi fu co- 
ronato. Per sì felice successo di Lodovico Re gli Veneziani mandarono^ 
gli suoi oratori a congratularsi per la nuova assunzione del regno, o^ 
di più proferirsi anco nell'ajuto della recuperazione dell'Imperio Mi- 
lanese, dicendo essergli dovuto per ragione ereditaria, e tirannicamente 
dalla morte di Filippo Maria, terzo Duca di Milano, sin allora esser 
occupato dalli principi Sforzeschi. E cosi Lodovico Aureliense, di pre- 
sente fatto serenissimo Re di Francia; per essere nato di Carlo figliuolo 
di Lodovico e Valentina, sola llgliaola di Qio. Galeazzo, e anco per 
privilegio ottenuto dal Pontefice, dopo la morte di Filippo Maria, di 
continuo il padre od esso intitolandosi Duca di Milano ; si persuadeva 
che il Ducato Milanese illecitamente gli fosse usurpato. E perciò gli 
Veneziani, mortali nemici di Lodovico Sforza per l'offesa qual a Pisa 
avevano ricevuta da lai, cominciarono a sollecitar il Re di Francia in 
voler acquistar il sao legittimo Stato; e non tanto perchè portassino 
amore al Re, nò odio a Lodovico Sforza, quanto per una privata uti- 
lità. E così sotto certi capitoli si unirono in lega il Pontefice Ales- 
sandro, Lodovico Re di Francia e il Senato Veneziano; e alli 25 
marzo fa gridata la lega. Dopo al fine di luglio Tanno 1499 mandò 
r esercito; e giunse iu Asti sotto il governo di Eberardo Signor di 
Obignl, Aloisio Lucimburgo Conte di Lignl, e Gio. Giacobo Trivulzio, 
il quale con la fazione Guelfa in ogni loco aveva grande intelligenza, 
e di più con il Governatore della fortezza, avanti giungesse a Milano. 
Intendendo Lodovico Sforza Duca di Milano la venuta de* Francesi, 
quali già partiti da Asti avevano preso Bassignana, Piopera, Voqaeria, 
Castelnuovo, Sala e la città di Dertona, convocò un concilio di tatti 
gli principali Mitauesi con tre Cardinali, cioè Ascanio Sforma suo hh* 



4 





CftCTNACA m TIGRTANO 



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tello (il quale conoscendo il Pontefice essergli contrarioi si parti da 
Boma al 23 di luglio, e alli 7 di agosto giunse a Milano) e aimil- 
mente Federico Sanseverino fratello di Galeazzo e Ipolito Estense 
ÀrcirescoTO di Milano e cognato del Duca. Nel qual concìlio Lodovico 
Sforza cominciò a parlare, e dir la causa della nuova guerra, come era 
intervenuta per aver lui dato ajuto a' Fiorentini per ricuperar Pisa 
dal braccio dei Veneziani, quali ottenendo quella città marittima, non 
solo averìano occnpato il mare Adriatico, ma anco il Tirreno, in modo 
che si poteva affermare che in processo di tempo tutta Tltalia saria 
pervenuta sotto il suo dominio. Alche pensando dì ovviare, i Vene- 
ziani si sono confederati con Lodovico nuovo Re di Francia, con il 
quale ancor luì averebbe potut-o aver accordo, se Massimiliano Cesare Re 
de' Romani gli avesse assentito con promessa di darli ogni sorte di 
aiuto. E similmente Federico Re della Puglia, i Fiorentini e altri amici, 
quali per nuove guerre s'erano mossi con Guasconi e altri potentati, 
non potendo attendere alle promesse, tutto il carico della guerra Fran- 
cese e Veneziana era rivoltato contro di lui. Niente di meno quantunque 
il caso fosse grande, pensando ajutarsi, persuadeva ogni suo suddito 
essergli fedele e difender la patria. Finito ch'ebbe di parlare, gli fu 
dato in scritto circa quindici primati della contraria fazione , acciò 
gli avesse a punire ; la qual cosa Lodovico, per troppa amorevolezza 
e bontà che era in lui, e per averli di continuo amati e aggranditi , 
non lo volle fare. Gli Veneziani in questo mentre occuparono Geradadda; 
e Galeazzo Sanseverino, non potendosi mantenere in Alessandria per 
la moltitudine de' nemici, passò il fìume del Po; e rotto il porto, 
acciò non fosse seguito da' nemici, venne a Mortara e a Vigevano, e 
poi se ne andò a Milano. E perciò Lodovico cominciò a pensar di ri- 
coverarsi in Germania. Onde convocati molti cittadini primati, ed espo- 
nendoli la calamità de* tempi, nel giorno di sabato, che fu l'ultimo 
d'agosto, levando il tesoro, che fu di ducente quaranta miliara di da- 
cati, oltre rinfinito numero dolle p-irle e pietre preziose, mandò gli fi- 
gliuoli, cioò Ercole di età di nove anni e Francesco Sforza di età di 
sette anni, con Ascanio e Federico Cardinali, a Como per andar in 
Germania. Dopo questo , Lodovico Principe di Milano concesse Bari 
con il Ducato e fortezze a Uabolla, moglie del quondam Gio. Ga- 
sa 



caSMtf VUttlLtMOD 



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leazso sao nopote, morto in Farà ; alU Coati Borromei restituì An*] 
glena e la fortezza d'Arona con Ugogoa, che già gli aTera tolto ; 
Alfiasaadro Gmello gli died« OagUata; a Fraitees«o Bernardino Yi-| 
aeontì dooò la rilla della Sfonesea, cootìgoa a YigeTaoo; a Gio. Fran-| 
C66C0 Marìgliano, Hortara; ad Ambrofiìo dei M^no, Piobera; ad Antonioj 
Trìvutzìo, Sartiraoa; a Battista TiaooiìU,Yiilanuo\'a; a Pietro Gallarate,f 
Cassolio; e a molti diverse coso, necomandando a Bernardino da 
Corte il castello di Milano, quanto kssé possibile; quantunque da Ascaniaj 
suo fratello e da Galeazzo Sauseverino e da molti altri fosse dìssnaso, 
ciie avvertisse airimportauza del caso, e che almeno gli assegnasse 
collega, quando pur cosi volesse. Ma Lodovico Sforza Duca riliutò tutt^ 
questi consìgli , lasciando ivi nel castello, solo, il sempre memoranda 
Curzio; e lasciò in suo hjuiQ Gìacobo suo fratello. Filippino Fiesco 
Genovese* Cristoforo di Calavria e Bianchino Yigevanasco, tatti moltoj 
esaltati presso di lui, con il presidio di 2S00 fieuiU pagati, tra It 
liani e Alemanni. Yi era di artiglierìa pezzi mille e ottocento, la mu-J 
nizione di cose necessarie; e di piiì per il suo Tivere fa quasi indoito;} 
con 30,000 ducali e tutte le suppellettili Bacali della già moglie de 
funta e degli altri Duchi antecessori suoi, che ascendevano di valut 
alla somma di cento mila ducati. Stabilito ch'ebbe Lodovico Sforzai 
Duca di Milano il tutto, il Curzio gli fece un bacio; e il Duca and 
alla chiesa delle grazie, dove a molti senatori e patrizj, che lo segui- 
vano, mestissimo rivolgendosi, disse: state con Dio. Molti credevano che 
pigliasse il cammino di Como, ma si rivolse a visitar il tempio; dal 
qual uscendo poi, accompagnata da' frati, non senza lagrime dilun- 
gandosi da quello, con la faccia tre volte riguardando a dietro, tomO 
al castello, dove con somma ansietà la notte trapassò. Fatto poi il 
giorno, montò a cavallo e se ne andò a Como ; dove con umane pa- 
role e piene di doloro gli esortò a servarli la fede sino ritornasse da 
Germania. £ così accomodando le co^e della città, sopraggiuuse in 
fretta un per nome Andrea Chiesa, Canonico di Sauto Lorenzo di Como, 
il qual di subito in segreto domandò il Duca; e gli fece intender come 
gli Francesi erano già nel li borghi, e lo esortò a non tardar la foga, 
acciò non fosse menato in trionfo dal suo nemico; sì che quanto più 
presto poti^ montò sopra uavigli, e navigò fuio versu Belasio: e poi 




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CRONACA W VIOKTA.no 



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pervenendo a Lorzo, a Bolzano o a Mamno, ebbe racorbiasimo arriso 
sin alla morte, come qnello da Curzio aveva dato alli suoi avversarli 
il fortissimo castello di Milano. E da qui partito Lodorico andò a 
Brigano, e finalmente in Ispruch; dove Massimiliano Io esortò n star 
di bnon animo, che lo restitueria nel Docal Impero. 

Gli Francesi senza contrasto alcuno pigliavano le castella e Terre 
dello Stato, con non poco spavento. Il medesimo fece la ròcca di Vi- 
gevano: alla quale essendo venuta una compagnia d'uomini d'arme di 
quaranta cavalli, giunto che fu il loro capitano, essendo bene fortifi- 
cata di soldati e di munizione, guardata dal castellano, detto Taddeo 
da Bergamo, si rese e diedeli la fortezza. E perciò fa intitolato il 
Signor Gìo. Qiacobo Trivalzio del Marchesato di Vigevano; perchè 
avendo egli preso d'assedio il castello di Milano guardato dal Curzio, 
se gli trovò in esso castello tanta suppellettile, che fu stimata gran- 
dissima e innumerabile, con gli pezzi d'artiglieria e munizioni; lo 
quali cose tutte decadevano nelle mani al Signor Oio. Giacobo Tri- 
vnlzio. E perciò gli fu dato Vigevano, con la parte di Oassolio ac- 
quistata da Lodovico Tomielli, e Villanova per il prezzo dell'artiglieria, 
con la Reale sopra quello di Garlasco, e la Riotta, Confienza, Vespolà 
con il Borgo Mainerò della giurisdizione Novarese. Dopo passati cinque 
mesi, venendo il Duca Lodovico Sforza per ricnperar lo Stato (che fu 
l'anno 1500 olii 2 fobbraro, cho fece l'entrata in Milano) dopo posto 
l'assedio, lo ricuperò; e dopo a Pavia, qual similmente riebbe. In Vi- 
gevano, a similitudine delle altre terre quali si davano al Duca, levan* 
dosi un Tono Collo Galileiano, un Francesco Collo Caviotto (da cui h 
detta la possessione Caviotta) con un Gio. Agostino Gravalona, pi- 
gliando esiji l'armo o scorrendo per la terra con alcuni altri suoi fautori, 
gridavano: viva Moro e mora Francia, e andando a casa d'un 
messer Francesco Del Pozzo, giureconsulto eccellente, quale leggeva in 
Pisa inanti la venuta di Carlo Re di Francia nel Regno di Napoli, e 
in Torino sotto Filiberto Duca; e dopo a casa di un Gerardo da Gra- 
valona Aliolo e di Bassiano da Parona, ambi duoi Consoli e Rettori 
della Terra, quali si orano chiusi in casa. In questo rumore a caso 
sopravvenne il Conte Giorgio Trivulzio, luogotenente del Marchese Gio. 
Giacobo Trivulzio, con la sua compagnia, quali erano cento uomini 



870 



iWainr NHBILONIO 



d'arme e dncento arcieri, che nudava Tisitondo come passavano le cose 
della guerra. Il che intendendo gli sopradelti, subito senza dimora 
dalle mora si salvare; e sopraggiungendo il Conte Giorgio alla porta 
della rocca,, intendendo del rumore , se ne dolse. À cui rispondendo 
Bassiano Parona, gli disse giocosamente: Signor Capitano, la Terra 
vostra ha fatto come gli caìdari; quando cominciano a hoììire^ ìa 
pHma cosa che n'esca è ìa feccia; cosi ha fatto la Terra nostra 
Per la qual risposta il Conte pigliò piacere, ed esortò a star fedeli 
a S. M. sino che altro fosse; e rinfrescati gli soldati, so no tornò 
Mortara, lasciando nella rocca alcuni cavalli Italiani e Greci sotto U 
guardia di un Andrea da Fano, gentiluomo della Casa del Trivulzio.j 
Dopo a pochi giorni venne nuova, come Lodovico Duca veniva da Pavii 
a Vìgevano con l'esercito. Per la qnal cosa gli nomini , per voler mo 
strar al Signor Trìvulzio la fedeltà sua, fecero empir le fosse circa li 
mora d'acqua, con gli ritegni da un luogo all'altro fortificati d'acut 
ferri ; e fecero grande apparecchio d'ogni sorta d'anni e di artiglieria 
Dopo fecero otto capi, uuo per ogni quartero ; e tutti si mìsero in or- 
dine aspettando la venuta del Duca Sforza, chi con dolore, e chi coi 
allegrezza. Finalmente venuto l'esercito, fece domandar la Terra ; a cui 
fu risposto dalla gente del Trìvulzio non volerla dare; si che tutti 
comparvero alla defensìono delle mura, o gli cavalli scorrevano esor- 
tando tutti a difender la Terra; con li quali cavalli era B'ilippo Va- 
stamìglio e Gerolamo Tono, nemici del nome Sforzesco. Vedendo il 
Duca la resistenza delli soldati, fece piantar T artiglieria alla volta 
della torre di Cesarino, ove era il palazzo di Lorenzo Orfeo, suo corti- 
giano, edificato inanti che il Duca andasse in Alemagna ; e sparando 
gli colpì, fu conquassata e rovinata la detta torre, oudo gli soldati 
cominciarono a temere. Il Duca, per la resistenza di non rendersi, aveva 
promesso dar a sacco alli soldati la Terra, per aver aspettato l'arti- 
glieria; ma fu detto dalli suoi, che lagrimò di tal promessa, per essere 
la sua diletta abitazione. In questi giorni era in Vìgevano un Giacobo 
Filippo Previde fisico, il quale pochi giorni inanti era stato dottorato, 
ed era giovine. Esso si fece calar dalle mura; e accompagnandosi con n 
alcuni della Terra, se ne andò dal Duca con una corda al collo. E mJ^È 




con lagrime ai gettò a' piedi suoi; e tanto fece, con gran difficoltà 



CRONACA M TIOHTAKO 271 

però del Dnca, che non poteva mocar la parola data alli soldati Te- 
deschi e Svìzzeri; però con molti mezzi si eompose in dieci mila scudi, 
da essere dati a qnella barbara gente. Cosi aperta primiera mente la 
porta dì Valle, entrò gridando per quella Moro Moro. La qual cosa 
sentendo gli soldati del Trivulzio si salvarono nella rocca, eccetto duci 
che furono uccisi, e tre prigioni. Nella notte entrò il campo tutto, 
di tanta moltitudine, che erano più nelle vie e piazze, che nelle case; 
e molti vollero romper le botteghe per saccheggiarle. Ma il Signor 
Galeazzo Sanseverino scorrendo la terra, gli fh dato avviso; per il che 
ne feri molti, e uno lo fece sospendere per la gola alU ferri della 
piazza. Al seguente giorno fu bisogno provveder dalli dieci mila scudi 
per darli alli Svizzeri; de' quali danari fu provvisto dalli mercanti 
Milanesi, che diedero in prestito ciò era bisogno. La ròcca se ne stAva 
in fede de' Francesi; gli quali ogni giorno scorrevano da Mortara, e sì 
dava all'armi. Il che vedendo il Duca fece metter l'artiglierìa, non 
potendola aver a patti, e per molti giorni la fece battere; onde gli 
Francesi si resero con condizione delle loro persone e bagaglie. E vo- 
lendo il Duca andar a soccorrere Novara, lasciò un Giovanni da Ca- 
sale, suo creato, al governo di Vìgevano, con una insegna d'Alemanni 
sotto il capitano detto Lorenzo d'Ispruch di fanti 500. Il quale inten- 
dendo che il Trivulzio era partito da Mortara, e la Terra era vacua, 
a suggestiono d'alcuni di Vigevano di volerla pigliare, levò l'insegna 
con gran parte di Tedeschi, e circa 400 uomini della Terra, a profitto 
dì sua Eccellenza. Gli quali giunti che furono per entrare, parimente 
giunsero gli Francesi che venivano per trovar il Trivulzio; e scontrandosi 
nella gente Sforzesca, cominciarono a menar le mani. Gli Tedeschi, 
dubitando di più di quello non era, deliberarono tornar a dietro e sal- 
varsi nelli boschi ncini; ma gli Francesi, quali eraoo 200 uomini 
d'arme e 400 arcieri, con le frecce gli ferivano; onde avanti che ar- 
rivassero alli boschi, molti furono feriti e morti. Il capitano fu con- 
dotto prigione a Mortara, e in pochi 'giorni fu riscosso. Il Duca Lo- 
dovico Sforza, avendo condotto seco il soccorso, ed essendo entrato di 
compagnia in Novara, fu cinto dall'esercito BVancese; e con assalti 
ardimentosi e batterie che facevano, e con sparar dell'artiglieria, co- 
minciò quasi a temere. Per la qual cosa altro non pensava, che quanto 

6S 



più presto uscire e venir alle mani con il nemico, essondo ben ar- 
mato; e molti del suo consiglio dicevano, esser meglio uscir faori 
morir con onore combattendo, che vergognosamente farsi prigioni. On< 
il Trìvulzio, vedendo esser molto pericoloso, indusse alcuni saoi 
grande astuzia e promissioni: e corruppe alcuni capi de* Svizzeri 
Lodovico Duca di Milano. Fra tanto fu un Mercurio Greco cavai 
tore, che promise dar un cavallo molto destro al Duca, che l'averi 
portato con la sua velocità del correre fuori del campo de' Francesi 
il che esso rifiutò. E un Zanetto da Mode dì LnmelllRa, vedendo la 
fortuna contraria, montato sopra un cavallo molto destro, con Tarme 
sue addobbato e vestito, uscendo da Novara, gridò non voler essere in 
podestà de' Francesi, se non morto; e detto ciò, abbassata la lancia, 
cominciò a ferir gli Francesi. Per il che tutto il Campo si pose in 
armi; e il giovine, disperato della salute, correva or qua or là, ferendo 
con la spada e poi con la mazza, a tal che ognuno era stupefatto del 
suo valore o forza, e molti delli primati Francesi desideravano d* 
verlo vivo per le sue prodezze; ma dopo lunga battaglia rimase priT 
di vita in tanta moltitudine. Il sopradetto Greco sì salvò fuori del 
campo de' Francesi con il suo cavallo ; e già molti cominciavano me- 
scolarsi con li Francesi. Onde il Duca rimase mesto e travagliato: ma 
gli Svizzeri gli diedero a intendere, aver divulgato ch'egli ora fuggito 
fuori di Novara, che perciò vestendosi de' vestimenti da Svizzero in 
foggia di soldato, in un ordine non conosciuto, e ascendo con essi, fa- 
cilmente si salverebbe. La qual cosa così fece; ma giunto che fu per 
scontro alli capitani Francesi, che al segno della berretta e delle 
pinme l'avevano conosciuto, gli dissero che si fermasse, e che luì solo 
ora prigione dol ile; imperocchò nelli capitoli non era nominato né in- 
teso lai, ma le sue genti, esseudo pubblica fama esser egli fuggito; 
ragione in apparenza escusabile alquanto, ma ìnescusabilo dì perfidia. 
Condotto in Francia, giunse a Lione, dove era il Re, a mezzogiorno; 
e ivi concorse gran moltitudine- di gente, ammirandosi della fortuna 
di un tanto famoso Duca: il qual non potendo aver udienza dal Re, 
fu condotto nella torre della città di Borgo, ove morse. Questo sfor- 
tunato Daca fu preso un giorno di venere, l'ultimo di marzo, nella 
settimana delle olive; lasciò duoì figliuoli legittimi, cioè Uaasimiliaao 



1 




L 



J 



CWWKCk DI TI0VT4NO 



tn 



e Francesco secondo^ nati da B^trìce figliuola di Ercole da Este primo 
Duca di Ferrara saa consorte, e Gio. Paolo suo figliuolo naturate. Fu 
Lodovico Sforza dì bella statara di corpo, e molto Tenerabile, umano, 
benigno, grazioso, amator di virtuosi, essendo molto liberale, di grande 
ingegoo, cauto, astuto e molto cupido di regnare; in giudicare retto, 
in poche parole gran liti giudicava, e quasi inestricabili. Era inoltre 
di tanto ingegno, che pareva, non che Tltalia, ma che tutta l'Europa 
fosse da lui governata. Fu molto pietoso e religioso ; pigliò il cognome 
di Moro, per esser di color fosco. 



m. 

Francesi e Spagnaoll. 

Entrata di Lodovico XII Re di Francia in Vigevano. — Suo donativo ai giovani vi- 
gevancti, che io ile^tìnaìw alla coftriizìone del Batti$tcrio. — Abbondama di ogni 
0O9a, durante il dominio dei Marchete Trivutsio. — Caseina Coaianea. — Confra- 
iemita dei Corpo» Domiai. — Morte di Lodovico Sforza nei 1503. — Compagnia 
dei I>isciplini a S, Maria del Popolo. — ^fa.1simi2iano Sforta succede nel Ducato 
di Milano^ e dà Vigeoano in feudo al Cardinale di Sion . Matteo Sekiner , col 
titolo di Marchese. — Francesi fatti prigioni e uccisi a Vigevano. — Il Duca 
Borbone, Generale dei Franeexi, vince gli Svizseri in battaglia presso Marignano^ 

— La Marchesa Trivulsio fa edificare un convento di monacìte a Vigevano in 
triànanMi alla Chieta di S. Pietro Martire. — Nel 1518 Tnuore in Francia il 
March. Già. OtacoÒo 7*rivuUio. — Sconfitta dei Francesi alla Bicocca, — La 
città di Novara occupala dai Francesi, che s'impadroniscono anche del Castello 
di Vigevano. -^ Ammutittamento dei soldati apagnuoii, e loro soggiorno a Vige* 
vano. — Uno di essi è condannato al fuoco per delitto di S0(hmia. — Me«sa ce- 
lebrata tteUa piatta di Vigevano , e giuramento degli spagnuoU ammtttinati, — 
Voto dei Vigeoanesi per la eelebrarione della festa di S. Giuseppe. — Osteria 
d9Ìla Giacchetta, preservata dalia dittruMione del borgo fuori della porla Sforzesca. 

- Origine di questo nome Giacchetta. — Francesco l Re di Francia a Vige\iano, 

— Comìnciamento detta peste. — Voto di celebrare la festa delia Immacolata. — 
Fahbriea delle due chiese di 8. Cristoforo e di Loreto. — Francesco Brunoro 
Pietra Gooematore a Vigevano per Francesco Sforma. — Sconfìtta dei Francesi a 
Ronwfnano. — Battaglia di Pavia, dove è fatto prigione il He di Francia. — 
Sacco di Vigevano. — Matrimonio del He Franeewco I di Francia eolla sorella 
del Be di Spagna. — Ritornano i Francesi in Italia, e prendono Vigevano. — 
Il Duca Borbone ucciso a Roma. - Bicuperazione di Vigevano per opera del 
Conte Filippo Tomielli 

Venendo poi Lodovico XII R« di Francia nello Stato di Milano , e 
avriciiiandosì a Vigevano, fa accompagnato da 200 giovani onorevol- 

65 



Miac. s. Il, T. nr. 



"gì 



274 



GBSARB MUBILONIO 



mente Testiti a loro spese; e fa alloggiato nel castello. Quale dismon- 
tando dalla mula cfae lo portava, gii gioYanì l'intrattennero presso di 
loro sino al giorno seguente ; quali andando poscia da S. M. con la m 
e duoi tamburi in ordinanza, gli presentarono la mula. E S, M. 
parole piacevoli e amorevoli gli donò cento scudi ; quali ricevuti f( 
cousiderazione, che a partirli saria poco ntile a ciascuno, nò sana 
onesta; ma più presto si spendessino in far qualche opera laudabile 
degna di memoria. S\ che gli diedero al prevosto, qual si domanda^ 
Prete Gerolamo De Lascia, che facesse far il Battisterio; quale sino 
questi giorni è stato nella chiesa vecchia, e ora è constratto nella chi 
nuova. Dopo il Signor Gio. Giacomo Triulzio, Marchese di YigeTnno, fi 
finir la fabbrica della chiesa della Misericordia; qu»l ebbe principio dal 
Duca Lodovico Sforza, che fece fabbricar la cappella dell'aitar mag- 
giore, con il portico dove atanno li frati a cantare, e gli portici del 
Convento^ con il dormitorio e refettorio e cucina dove abitano li frati; 
e dava per ogni Convento ogni anno lire duecento per il loro Tiver^— 
e per la fabbrica della Misericordia altre 200 di più, per la liberalit^| 
e religione che in esso Lodovico Sforza abbondava, ^ella qual chiesa 
è una pietra di marmo, che ha inscritto tali parole: Mairi Dei Ma- 
riae Virgfni liane aedem cum coenobio a fundamentis e^ccìtatam 
dovicus Maria Mediolaneìisiwni Dux septimus et opiimus dedica 

«CCCCLXXXXV. 

Il Duca Lodovico Sforza Moro, avendo dato principio alla chiesa, 
vi fece mettere questa memoria ; nella quale si contenevano altre pa- 
role, per che la chiesa era edificata coi danari de' biastemmìatorì, ed 
era detta Sarif^ Maria delie biast^mme. Onde il priore, che si chia- 
mava per nome il Eev.'*° Padre Sebastiano Lazarone (e questo fu il 
primo priore, edificandosi la chiesa) dopo la presa del Duca foce rom- 
pere e levar dal muro quel pezzo di pietra, che conteneva quelle pa- 
role. Dopo fu finita dal Signor Gio. Giacobo Trivulzio, godendo il 
Marchesato di Vìgevano , come Gambolò, Gassolonuovo, una parte di 
Villanuova, Vespolate, la Riotta, Borgomainero, Confenzia e Monte Im- 
periale. Teneva in Vigevano residenza a ricevere li suoi redditi e altri 
uegozii pertinenti al suo dominio; faceva stampar monete a Musocco, 
nelle quali era scritto Io. lacobus TriuHtus Marchio VigUvani et 








CUOnACA. DI TlOBTAlfO 



7n 



Marescakm, Teneva in Vigevano gli magistrati con ano 
Dottore , e altri de' panni corti , quali reggevano il dominio del sno 
Marchesato; e si facevano gli rescritti delle supplicazioni, e sì porgevano 
al Marchese, ovvero al solo Magistrato in assenza sua. Gli pretori e 
altri officiali si deputavano da esso; parimenti gli sindicatori a' suoi 
tempi da luì si ordinavano; le porte del castello e della terra ave- 
vano l'insegno regie di Francia, con quelle della Regina Anna Duchessa 
di Bretagna e del Trivalzio, con la iscrizione delle monete. Poco altro 
miglioramento fece a* giorni suoi di edifìzii, eccetto questo della Mise- 
ricordia ; sopra la cui porta è la sua imagine, ovvero la sua insegna 
di marmo. Sopra il portico grande della chiesa si vede la effìgie al 
naturale di esso Marchese, con il ritratto di Beatrice d'Avala sna 
moglie. Nelli centri delle volte di essa chiosa si vede le sue insegne, 
con quelle della prima moglie, qual fu dellì Golieonì dì Bergamo; 
della quale ebbe molte figliuole, e un sol maschio, per nome detto 
Nicolò, Conte di Musocco. E nel claustro si vedono parimente le in- 
segne in pietra viva- A' suoi giorni Vigevano sì fece molto ricco; im- 
perocché voleva che tutte le merci, e massime Tarte della lana, tenesse 
li suoi modi ; e non si pagò a' giorni suoi un quadrante di straordi- 
nario nel passaggio delli eserciti e de' soldati. Per Tautorità del Mar- 
chese di Vigevano, il tutto nel suo contado era riservato e rispettato; 
e vi era una tal abbondanza, nel dominio di Milano, di pane, di vino, 
carne e d'ogni altra cosa, che non sarà più. 11 frumento si vendeva 
lire tre al moggio, e la segale lire una e soldi quìndici; Tolio di 
oliva soldi venti otto al rubbo; la carne di vitello soldi duo! e denari 
sei la libbra; il vino soldi trenta la brenta, al mese dì luglio e 
d'agosto; e da novello soldi venti la brenta: onde la troppa morbidezza 
causò nel cuore degli uomini, nuovi desiderj di nuove mutazioni. Fu 
UDO Costanzo, Socretaro del Signor Gio. Giacobo Trivulzio Marchese 
di Vìgevano, ed era piemontese; quale in questi anni edificò la pos- 
sessione nella Valle del Ticino, e volle fosse domandata Costanza dal 
suo nome. Dopo alcuni anni il detto Costanzo incognito passò per il 
dominio di Milano, in abito di frate zoccolante; e si tenne nascosto 
per molti giorni, sino che furono passati alcuni termini della legu del 
Be di Francia e dì Massimiliano d'Austria. 

87 



270 



CRII AB e IftTBIIXtino 



L'anno 1504 sì edificò la cappella del Corpus Domini, e n co- 
stituì la Confraternita. 

L'anno 1507 si corruppe l'aria; e causò una crudele e contagiosa 
peste in Vigevano. E per la grande mortalità il Comune fece voto di 
riformar la chiesa di S. Martino; qual fn fatta di maggior edificio che 
non era, il 4 di settembre, come oggidì si vede. Fu portata questa peste 
da Genova da alcnni dì Vigevano, nominati gli Tarramazzì ; laonde si 
è detta poi volgarmente la peate delli Tarramazzì. L'anno seguente, 
cioè 1508, alli 26 di aprile fu consacrata, come per lettere si legge di 
essa consacrazione, trovate nel proprio altare maggiore di S, Martino, 
dall'Ili."" e Rev.°"* Cardinale il Signor Carlo Borromeo, Arcivescovo 
degnissimo di Milano ; il quale come delegato apostolico visita tutto 
lo Stato Ecclesiastico. Le quali lettere cosi dicono : Mcccocvin , dk 
XXVI Aprilis, Rev**" in Ghristo P^ Z)"" Julius Galardus, Episcopus 
SaJonensiSf ac fiuffraganem^ Nomn'ensis Eev*^ D. 2)*" CardinaliSf 
consecramt ecclesiam miam in territorio Viglevani^ et in ea consecraint 
altare unum sub eodem vocàbulo^ in quo recìusit de reìiquiis sancto- 
rum innocentium, qttntuor coronatorum, sancti MauritU^ cum trihus 
granis incemi per eum henedictis^ et conceda omnibus Christi fideìi- 
hus^ dictam ecclesiam visitantibm tn die consecrationis ut supra, omnì 
anfio in perpetuum, et in die sancti Maimtii^ et in die sancti Mar- 
tini, vèram indnlgentiam in forma sanctae niatris Ecchsiae consueta. 

La casa contigua alla chiesa, nella quale abita l'eremita, fu edi- 
ficata l'anno 1511 con elemosina del Comnne. d 

L'anno 1508 Lodovico Duca di Milano, detto il Moro, essendo 
prigione in Francia nella città di Borgo, morse; e T istesso anno fu 
finita la fabbrica della chiesa del Li Misericordia; gli clanstri della quale 
gran parte sono restati imperfetti per causa delle gaerre successe. 

L'anno 1509 si fece il fatto d'arme in Oeradadda a Rivolta, alli 
14 dì maggio, tra' Veneziani e il Re Lodovico; gli Veneziani furono 
rotti, e fu preso il Signor Bartolomeo dal Viano. Venne il Re 
Francia con gran pompa e allegrezza. 

L'anno 1511 fti riedificata la cappella maggiore del Dnomo vecobio 
in più bella forma. In quest'anno parimente fu instìtuita la Compagnia 
dei Disciplini di S. Maria del Popolo, dividendosi alcuni Disciplini di 



n 



CRONACA DI TiaSTANO 



277 



S. Dionisio, per essere stato battuto uno di essi, Tenendo al mattutino, 
da un Filippo Bifiignaiidi Bocella. Imperocché la chiesa di 8. Dionisio 
era sola scuola de* Disciplini in tatto Vigevano; ed essendo in quello 
autunno gran pioggia» il padre di questo Filippo foce portar nella 
chiesa il grano per batterlo. La qaal cosa vedendo uno dei Disciplini, 
cominciò riprender gli portatori; per lo quali parole riferte al detto 
Filippo sì sdegnò, e lo colse una mattina per tempo, venendo al mat- 
tutino, e gli diede alcune bastonate. Onde gli Disciplini, tra essi discor- 
danti, alcuni fecero proposta di far un* altra scuola ; la qual cosa inten- 
dendo gli vicini , e non volendo lasciar annullare la Compagnia dì 
S. Dionisio, si fecero scrivere nella Confraternita ; e con ofTerte amplia- 
xouo la chiesa alla perfezione che ha oggidì, eccetto il campanile che 
fu edidcato sino dalli fondamenti l'anno 1556 a loro spese. Ivi aranti, 
OTTcro contìguo , è il luogo chiamato la fossa , che riceveva l'acqua 
plQTÌale ; e fu chiusa nel tempo di Lodovico Duca Moro, pigliando la 
terra a mezza via della chiesa della Misericordia , dove ora vi è un 
fosso grande. Nel sopradetto anno 1511 fu edificato ÌI palazzo di Vin- 
cenzio e Bernardo de' Bosiì. 

L'anno 1512 in giorno dì Pasqua della Risurrezione, che fu al li 
12 aprile, fu fatto il fiitto d'arme tra Francesi e Spagnuoli a Ra- 
venna; ove fu rotto il campo de' Spagnuolì, e d'ambe le parti morse 
iSOO persone con 22 capitani Francesi. Successe allora Massimiliano, 
figliuolo di Lodovico Duca detto il Moro , per virtù e industria del 
Cardinale Sedunense ; qual acquistò lo Slato, e volle che le Chiose di 
Vigevano avessero non solo tutto quello che sì donava alla fabbrica, 
ma ancora tutto quello che si dava alti Conventi per il loro vìvere; 
sì che venuto nello Stato Massimiliano sopradetto, costituì 11 Cardinale 
Sedunense Matteo Schiner, titolo di S. Potenziana, Marchese dì Vige- 
vano '^). Il quale benché non facesse fabbricar altri edifìzj che la Cap- 
pella antica di S. Gerolamo, niente dì meno faceva grandi elemosine 
ogni giorno nel castello, dove teneva il suo alloggiamento; e mentre 



(1) n diploma dì MftBsimiliano, che investi il Cardionle Sedaueow del Marchesato di 
Yigeraiu, ha la data di Milana 29 gennaio 1513, e incomincia colle parole; Nihil est 
giUK{ excclta principi. Eiso diploma fu poi inserito in nn istromonto d«l 2ò febbraio toc* 
«smìvo a rogito del notaio Niool6 Omodeo. V. Bifflgnaodi, pa^. 154. r 

dio 



«78 



CKSARB rruBiLomo 



31 



non era impe<lito da altri negoziì se no stava Tolentierì ìd Vigevaai 
godendo i! suo Marchesato con le altro terre del Contado detto di sopra. 
E dava piacer a tutti in far conviti, e starasi motto onorevolmente e 
con grande onestà; per il che voleva che gli giovani danzassero con 
le cappe addosso, acciò non mostrassero le brachette, come facevano 
dicendo ch'era cosa vergognosa e vituperosa in simili spettacoli, ci 
presso le persone devono esser accompagnati con l'onestà. La Chi 
della Misericordia ha alcune entrate, con la sua insegna come bem 
fattore; e parimente la campana, posta da esso Cardinale sopra il 
torrione, lo loda ; qnal ò larga di circuito duoi brazza da legname e 
due dita, le cui lettere in scritta dicono: Maftlietis Gardinalis Se- 
dunenfiis Marchio Yigìeimni confici fedi in memoriam ejus. Anno 
Dni M.D.X.III die XXV sepfemhris. Ma più è lodato di gloria im- 
mortale in Cielo, per le grandi elemosine che faceva ogni giorno a 
tutti che andavano al castello, dove si stava per stanza ; e nel giorno 
di venere, per costume suo e per memoria della Santissima passione d^ 
Nostro Signore, faceva elemosine universali , si a' poveri come a' ricch^l 
Volendo il Duca Massimiliano venire da Valenza a Vigevano, acciò gli 
Francesi ingrossandosi nou gli avessero serrato il passo, e poi non avesse 
potuto venire di (jua dal Po, ivi fece prendere un Bernardino Stanga, 
di età d'anni 60, facendolo condur a Vigevano; perchè aspettava alcune^ 
compagnie di Svizzeri , pagati con il danaro della Santità di 6iuU<J" 
Pontefice, per andar in soccorso alla volta di Novara. Partendosi, fece 
sospender per la gola questo Bernardino sopra la piazza ; nò d'altro 
era incolpato, se non di 'era Guelfo. Inoltre, partendosi il Duca Mas- 
similiano, volle dal Comuno lire veni* una mila Imperiali; e perciò 
confermò il privilegio dell'immunità delle tasse de* cavalli, qual il padre 
suo già aveva fatto libera per scontro delle terre della Sforzesca, quali 
aveva pagate a suo modo, e del danno della piazza, fotta con g;ran 
spesa del Comune. Onde avendo Massimiliano Duca rotto il campo dì 
Lodovico Re di Francia a Novara cou soldati Svizzeri, nella qual batta- 
glia morirono 5000 d'ambe le partì, perciò mandò il Comune di Vìge- 
vano Raffaele G-uastaraiglio giureconsalto e Giovanni Vallare parimente 
Dottore, Stefano Del Pozzo e Vincenzo Del Pozzo a Novara dal Daca. 
Ma ebbero nuova, che se ne era andato a Vercelli con l'efloreito, doro 




CItONACA DI VIOBTANO 



279 



andati si con§p^tularono a nome del Oomune della rittorìa avnta; e 
dopo furono soqaestrati 6 posti in distretto sino che fu fatta nna tassa 
d'alquante migliaja di scuti, da ossi pagati con termine. E così, data 
la sigartà, fhrono rilasciati; gli quali tornando a VigeTano, fu fatta la 
provisione del danaro. Essendo rotti gli Francesi, furono fatte da par- 
ticolari molte crudeltà e strazìi d'essi in diversi luoghi, sino far man- 
giare dalli cavalli la biada nelli corpi morti, invece di maugiadora. E 
trovandosi in Vigevano circa 600 fanti de' Milanesi e di Lumellina 
sotto il governo di Pietro, Giorgio e Bernardino fratelli di Gereto, ed 
eravi ancora 80 cavalli condotti dal Conte Lodovico Torniello; di più 
vi era un Francesco Salomone e un altro Francesco Della Porta, sol- 
dati vecchi e pratichi di guerra, che governavano 500 fanti Italiani; 
de' quali cavalli del Conte Lodovico Torniello, alcuni soldati Milanesi 
de* Crivelli fecero prigioni certi Francesi nelle correrie; e menandoli 
a Vigevano, gli fecero ascendere alla cima del torrione, perchò vole- 
vano precipitarli al basso. Ha vedendo gli Consoli tanta crudeltà, seppero 
si ben pregarli, con dire che sarebbe stato troppo miserabile spettacolo 
alli occhi di tutta la Terra, che gli voltarono l'animo; ma poi condotti 
sopra la piazza del castello, fòcendoli spogliar de' proprii vestimenti 
con la camicia, gli fecero morir a filo di spada, benché dimandassero 
la vita loro in grazia. 

Dopo, venuto l'anno 1515, volendo il Re Lodovico Francese tornar 
all'acquisto dello Stato di Milano, aggravandosi l'infermità, in quattro 
giorni morse. À cui saccedendo Francesco, di questo nome primo Re 
di Francia, Duca d'Angoleme , qual facendo lega co' Veneziani, scese 
in Italia, essendo Generale il Duca Borbone delTesercito Francese. £ 
azzuffandosi con li Elvetici presso Marignano , dopo lunga battaglia, 
Tenendo in soccorso Bartolomeo Alviano capitano de' soldati Veneziani, 
furono rotti gli Elvetici , e fu fatta gran strage. Imperocché durò il 
fiatto d'armi dal giovedì alle ore 22 sino a ore 13 del giorno seguente, 
e fu fatta grande uccisione; che dopo il fatto, a veder gli corpi morti 
sopra la terra, tenevano piti di due miglia per la larghezza, e cinque 
per lunghezza. Dove essondo fatta la descrizione , si trovò esser morti 
di Svizzeri venti mila uomini, e due mila feriti, che fuggirono a Milano. 
Per ci& Massimiliano Sforza Duca di Milano si accordò con il Re di 
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Francia Fnuceseo, d'esigergli dato trentacinqoe mila scoti per il suo 
spendere. In qaesto inTerno dell'anno sopradetto si congelò il fiame 
del Po, in maniera tale che il Re di Francia pasdO esso fiaoie col| 
l'esercito, e con tatti gli pezzi d'artiglieria, si de' grossi come de* piccoli. 
Per si gran freddo che fece^ crepò in molti Inoghi arbori fruttiferi, 
massime di castagni, come occorse in Trecate a ano che si nctnina 
Geronimo d'Àrgeroni, che godeva ana selva di castagni, e molti di 
arbori si fenderono; ora si dice a qoel laogo la via della Boccelia. 
Il Cardinale Sedanense aveva lasciato nella Rocca di Vigerano alcniu 
Svizzeri; e il Signor Gio. Giacobo Trivalzio mandò Francesco Della 
Croce, detto Tempestino, con alcuni soldati per assediarla. Onde gli 
fa condotto otto ovvero dieci Svizzeri, quali erano come nudi, facendoli 
veder alli soldati che tenevano la Rocca; da* quali inteso tatto il suc- 
cesso della rotta de' soldati Sforzeschi, resero la fortezza al suddetto 
Tempestino a nome del Signor Trìvulzio. 11 quale poi fece venir la sua 
Corte con la moglie e l'abiatico in Vigevano ; e così se ne stette poi^ 
quietamente godendo il suo Marchesato. 

L'anno 1516 a di 16 giugno Madama consorte del Signor Gi 
Giacobo Trìvulzio costituì il Monastero delle Monache, vicino alla GB 
di S. Pietro Martire dell'Ordine di S. Domenico, nella casa dove ora 
abita la parentela De' Bossi. 

L'anno 1518 in Francia il Gio. Giacobo Trivuhio presso il Re alli 
cinque di dicembre morse vecchio ; e da ivi levato il cadavero, lo por* 
iarono a Vigevano, e tutto il clero sì poso in ordine di processione» 

Correndo l'anno 1521, essendo mosso guerra dalla lega, cioè dal 
Santìssimo Ponte&ce Leone X e da Carlo V Imperatore con il Dnca 
Francesco Sforza e da Enrico Re de Inghilterra, per esser morto Mas- 
similiano Sforza in Francia, Lantreco andò in Francia. L'Imperatore 
Carlo V fepe intendere per lettere a Francesco Sforza, che fosse di 
biK)n animo e si mettesse in ordine; che a tutto suo potere voleva 
che fosso Duca di Milano. La qual nuova intendendo Francesco Sforza 
fu molto lieto, e diede all'ambasciatore di Cesare molti doni, e pro- 
mìsegli essergli sempre fìdatissimo. E trovandosi Francesco Sforza ìù 
quelli giorni in Trento, acciò confermasse meglio e ordinasse le con 
dello Stato con ottimo fondamento, mandò da sua Cesarea M«88t^ H 



pOLg 

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CRONACA m VIQBVANO 



281 



SigDor Otirolamo Morone a staffetta; il qaale, come svisceratissimo e 
buono serritore della Casa Sforzesca, operò si bone, che ritornò molto 
satisfatto a Trento, dove diede ordine, e pose in essere molto compagnie 
di soldati Lanzichenecchi. Li quali congiungendosi con quelli della lega 
vennero a Milano; e combattendo lo presero, cacciando fuori Monsignor 
Lautreco GoTernatore della Regia Coroua di Francia. E poi li Francesi 
si ritirarono in Como; e subito gli Sforzeschi gli furono a dietro, e 
presero quella cittH di Como per forza. Così no segui sempre guerra, 
finché fu rotto il Campo Francese alla Biccocca. 

L'&unu 1522 fu preso Lodi dalli soldati Sforzeschi, e saccheggiato; 
per la qual perdita Monsignor Lozen, trovandosi iu Cremona, pigliò 
tarmine di 40 giorni, perchè vedeva le cose di Francia andar di mal 
in peggio; con dire, se il Ee di Francia non avesse passato il Po per 
forza, ovvero non avesse combattuto qualche fortezza di Sforzeschi, in 
tal caso gli avrebbe reso la cittfi. Gli Signori de' Biraghi ancor essi, 
trovandosi in Novara, si ritirarono nella Savoja. Venendo Adriano Ca- 
pitano Sedunense, con altri della Terra banditi, menò seco una com- 
pagnia d*Italiaui: li quali intrati , pose l'assedio alla Bocca, facendo 
alloggiar gli soldati in casa delli fautori Trlvulzieschi ; e non potevano 
batterla con artiglieria grossa, perchè attendevano alle fortezze più 
importanti allo Stato ; massime all'impresa di Genova, dove fu bisogno 
mandar gran quantità di drappi di lana per pagar lì soldati, che 
cosi volle il Signor Gerolamo Morone. Ja questo assedio della Rocca 
di Vigevano trovossi uno, che si diede ad intendere di fabbricar un 
ponte di legname, da condurlo sopra un carro ; il qual ponto era di 
tanta lunghezza, quanto è lo spazio di fuori, cioè della via coperta 
al piò del fosso sino alla cima delle mura della Rocca, e di larghezza 
tanto che sariano ascosi sette uomini armati per filo. E tal ponte 
voleva condurlo con un carro, e dal medesimo carro con artificio e in- 
gegno farlo ascendere, e appoggiarlo alla sommità delle mura. E ciò 
immaginossi per non trovarsi nella Rocca artiglieria grossa, eccetto 
che archibugi da posta; o confidatosi preparò ogni cosa necessaria a 
tal macchina, e si lavorò per molti giorni fuori della porta di S. Mar- 
tino. Ma tal fabbrica con la spesa si risolse in nulla; nò perciò si 
volle rendere la Rocca, anzi si tenne per un mese; ma vedendo gli 



2S2 



CSBARB mrBnxjNTO 




Francesi che yì erano dentro, non poter essere soccorsi^ !>i resero 
patti, salve le loro persone e bagaglìe; e così entrò il detto Ada 
capitano del Sedunense. Dopo alcuni giorni avendo gli Francesi pr 
la città di Novara , questa perdita intendendo gli soldati che era 
in Vigevano, e la venuta del Campo Francese contro di loro, levan 
dosi s'inviarono alla volta di Pavia; e a Garlasco s'incontrare 
nel Marchese dì Mantova, quale con soldati veniva a Vigevano 
congiungersi e soccorrere Novara. Ma avuta la nuova della cittì! pei 
duta, ritornarono a PaTia, la qual fu presa a di sedici del mese 
marzo 1522. Partiti che furono gli soldati Sforzeschi, giunsero si 
tardi gli Francesi, carichi di spoglie Novaresi con gran quantità 
prigioni, ìmperoccho furono dati a sacco ; de' quali Francesi era Qo 
rematore Generale Monsignor Lozen, e fece dimandar la Rocca da 
Giorgio Soprasasso capital nemico del Sedunense; e gli fu risposto con 
molto orgoglio, che da lui si levassero, altrimenti gli averiano uccisi. 
La qual risposta non potendo sopportare, fecero mettere in ordini 
alcuni pezzi di artiglieria, mettendola nel Convento di S. Pietro Ma 
tire, e si cominciò battere. Per la qual cosa gli soldati Sforzeschi 
spaventati s'accordarono d'ascir con le persone e loro arnesi ; e vi era 
dentro il sopradetto Capitano Adriano, qual andò a Pavia, e fa molto 
vituperato della fortezza resa. Tenendo il Re di Francia lo Stato di 
Milano, vi era un ponte sopra il fiume del Ticino con le navi, cu- 
stodito da un Capitano detto Lorgia; e gli soldati portavano nel coffl- 
t>attere le baliste con il carcasso e freccio, ed erano Guasconi ; e te- 
neva in Vigevano la massa delle vettovaglie per l'esercito. De* quali 
era Capitano e stava per guardia il .Signor Giovanni de'Biraghi, con 
il Signor Galeazzo parimente de' Biraghi ; quale dopo la sua tassa 
pagata, perchè fu preso in Valenza, libero se ne stava in Vigevano. 
Correndo poi l'anno 1523 del mese di giugno le Compagnie Spa- 
gnuole, quali erano nel Piemonte, cioè Carmagnola, Asti, e per il Mar- 
chesato di Sai uzzo, per esser mal pagati cominciarono tra essi a 
mormorare di volersi eleggere qualche loco dello Stato, e ivi abbot. 
tinarsi sino fossero soddisfatti del tutto. Cosi si ribellarono dalli loro 
capitani; e provvisto tra loro di of&ciali nuovi, conclusero d'occupar 
tra tutte le Terre dello Stato di Milano, il loco di Vigevano, tra le 



"M 





CRONACA DI VIOBVAKO 



283 



altre la più idonea, al per ricchezze e abbondanza , come per essere 
cara alli Principi; si che uniti circa 3000 iSpagmioli s'inviarono alla 
Tolta di Vigevano. La qual cosa intendendo gli Consoli, mandarono 
lettere a Milano per intendere che provvisione si doveva fare; onde 
gli fn risposto che si facesse al meglio che si poteva. Intendendo gli 
uomini che erano per arrivare, presero molto spavento e terrore, per 
i loro mali costumi e tristi diportamenti fetti nel paese di Carma- 
gnola. Il Consìglio mandò molti giovani a incontrarli e accettarli , 
e in nome del Comune offerirli ogni sua sostanza, con pregarli che 
Vigevano gli sia per raccomandato. Gli quali iDContrati di qua del 
loco di S. Marco , gli fecero Tarabasciata deili Consoli e deiranimo 
verso essi; qual invito fu accettato con rendimento dì grazie, e di loro 
compagnia se ne vennero a Vigevano. E prima giunti alla porta di 
Strata verso la Sforzesca , smontati s'impadronirono della porta , e 
della torre sopra ad essa porta , allora edificata , sì come a tutto 
le altre porto; e ivi si fermarono sino giunse la fanteria, quale la 
distribuirono in guardie. La seguente mattina entrò laltra gente di 
essi, che era il compimento de' 4000. E di giorno in giorno s'ingros- 
sarono con molti ragazzi e femmine sollevate dal Piemonte, che ascen- 
devano al numero di 8000 persone, tutte alle spese dolli uomini di 
Vigevano. E oltre il mangiare che d'ogai ora si procacciava por non 
provocarli a far peggio, dopo li cibi volevano acque muschiato e ro- 
sate per lavar le mani ; e molti volevano star nelle stanze ben addob- 
bate, e con sontuosi appartamenti, come lll.mi Signori; ma più dove 
erano le meretrici, per il che sì duplicava la spesa. Inoltre qualsi- 
voglia si dilettava e immaginavasi far cuocere cibi delicati ed esqui- 
siti, e dopo il pasto lo confezioni. Posero anco le guardie alla Rocca 
e alle mura della terra dentro e fuori, acciò ninno «scisso nò in- 
trasse, che non fosse conosciuto. Nella Rocca eravi nn nipote del 
Cardinale, che si domandava Pietro Schiner, qual fu poi cavaliere 
Q-erosolimitano ; o con osso eravi nella Rocca nomini e donne assai 
di Vigevano, ritirate ivi con le sue più care sostanze. 11 signor An- 
tonio Leva Spagnaolo venne a Vigevano, e domandò questi soldati a 
parlamento nel Castello , sperando per l' autorità che aveva presso 
la nazione Spagnuola concludere qualche accordo e convenzione tra 



L 



laat 



OMjUU NOBILOmo 






gli agenti della Cesarea Maestà ed essi aminatinatì. Ma risolati in 
oUìmo in discordia, ebbe fatica il Signor Leva e perìcolo a partirsi, 
che non fosse imprigionato; qoal si ritirò a Gambolò nel castello. 
Onde conoscendo la tanta gravezza di Vigevano, che non poteva patir 
tanto aggravio, e che erano per starvi qualche giorno, fece convc 
gli Consoli di quattordici Ville circonrìcine; a' quali tutti tassò 
limitata somma di pane, carne e altre vettovaglie al giorno, con 
danaro però degli uomini di Vigevano; per la qua! spesa speravano 
esser restaurati, e che la spesa gli fosse compensata per il gran 
danno. Ma non gli valse ; perchè gli ufficiali duravano neiruffìcill 
ventiquattro ore e non più, di e notte scorrendo e sollecitando 
guardie delle porte e della piazza, tenendo gli soldati in timore 
qualche insolenza , e acciò non sì saccheggiasse la terra. 11 che 
più volte nelli loro consigli proposto, ma da molti rifiutato, con 
che una tal cosa sarìa la più empia e vergognosa di tutte le eoa 
del mondo, avendoli ricevuti con tanta allegrezza, e fattoli tanta ce 
tesia, e accettatoli tanto amorevolmente nelle loro case, e in cibai 
osar tanta diligenza; e per ricompensa poi saccheggiarli; cosa ver 
mente, che saria perpetua infamia al uome Spagnuolo. Usando graa 
dissima giustizia, e massime nelli suoi, tra l'altre cose fu condanoat 
un Napotitauo al fuoco per il peccato di sodomia; e fii abbrnciat 
nella piazza pubblicamente, e dalle meretrici fu portata la legna, 
il paziente fu condannato alla scopa. Un altro, detto Pietro Saagio, 
della setta marrana, per aver comprato cose rubate, per minor sua 
pena di non esser inforcato, disputato a lungo il caso suo, fu scopato 
sedendo sopra un asino. Un altro, che aveva rubato in casa del suo 
padrone, fu condannato a star in una cesta al calor del sole, tirato 
ia alto sopra la piazza a spettacolo di tutti nel giugno, e poi come 
infame fu discacciato dall'esercito. Molti altri furouo castigati. Ofl 
gentiluomo della loro nazione, mandato dalli Capitani per metter tra 
essi qualchi* disordine, rugionaudo con gli saldati uella piazza, dicendo 
che tal ribellione non era ben fatta contro gli Capi di Sua Maestà ; 
e se gli danari meritati non erano pai^ati, si sariano dati, che perciò 
non gli mancava il vivere. Ma non avendo ancor finite le parole^ gli 
aacultauti sfoderate le spade, e gridandolo traditore di nostra nazione. 



CROHACA DI VlflBTAKO 



?85 



cominciarono a ferirlo; ed esso faggendo all'oltimo alla scala del 
Castello, fa da molti ferito ^ e se ne morse. Nel giorno dedicato a 
S. Gio. Battista, alli 24 di giugno, fecero gli ribelli molti torueamenti 
e scaramuccia alla usanza moresca, vestiti di drappi preziosi con lancio 
e giannetti, dardi e scudi, con il capo velato e legato di drappi di 
seta e oro, e di diversi colorì. Dopo seguiva la fanterìa, benissimo ve- 
stita con sottilissimi drappi, con camicie lavorate di seta, vestimenti 
ricamati d'oro e d'argento, arme rilucenti e dorato, con archibugi do- 
rati, con le casse intarsiate d'avorio, che era cosa vaga a vederli si ben 
in ordine. Ma il tutto era per aver sacclieggìato nelli anni passati l'I- 
talia, e primo in Toscana, Prato verso Parma, Como, Lodi, Genova. 
Nel giorno degli Apostoli Santi Pietro e Paolo fecero fabbricar sopra 
la piazza un grande tavolato con dne vie, nna verso levante e l'altra 
verso ponente; sopra il qual tavolato fecero accomodar nn altare, or- 
nato de' più preziosi paramenti si trovasse. E poi fecero da' suoi sa- 
cerdoti celebrar una solenne messa; e gli soldati tutti in ordinanza, con 
diligenza e cura che ninno restasse a dietro, tutti passavano accanto 
all'altare, dandosi loco Tun Taltro, giurando sopra il Santiss.** Sacra- 
mento, per il Corpo di Nostro Signore Iddio in coi crediamo, promet- 
tendo di esser fedeli, e l'uno non abbandonar l'altro in questa robellione; 
imperocché temevano di qualche male. Finalmente volendo gli Capitani 
dell'Imperio dar il danaro per poter fare il loro disegno della guerra, 
perciocché ad altro non attendevano che a soddisfar gli ammutinati, 
perché temevano, ultimamente si firmò l'accordo con gli ribelli. E fu bi- 
sogno che il Comune di Vigevano, oltre le spese e danno patito (che si 
stimò che la somma fu di mille scudi al giorno), che di più pagasse 
alli detti ribelli quattro mila scudi, e darglieli alla mano, acciò si le- 
Tasserò quanto più presto. Vollero molti di essi di più, partendosi dai 
loro padroni, calze e ginpponi di seta; e chi non voleva dargli in un 
sol punto, gli peggioravano la valuta delle robe. E molti tolsero seco 
drappi, si di lino come di seta; talché essendo alloggiati diecisette giorni, 
si partirono. Gli Principi Italiani, vedendo che mancava il danaro pro- 
messo per la lega fotta, fatto consiglio scrìssero al Mantovano, che te- 
lasse alla volta di Pavia con la gente a cavallo e fanteria per occupar 
il transito delle vettovaglie. Cosi venne; ma non giovando, fecero altro 

77 



286 



CBSAliB IfUBlLOmO 



proposito, cioè di levar da Pavia più gente che fosse 



e venir 



aUa 



la Terra occuparlo; 



^a dtjl ponte di Vìgevano, e insieme 
perchè sapevano che era debole di mura, e guarduto da pochi soldati. 
Quale deliberazione fatta, venne subito la nuova a Vigevano; per 
quale molti si rallegravano per essere banditi, e odiavano il nome fi 
ceso; ma più per odio particolare di uà Francesco Della Croce, de 
Tempestiuo, cittadiuo di Vigevano, qual era potente per il favor 
Francesi, e molti gli aderivano, ed era inauizìonìere del Campo 
Intesa tal nuova dal Signor Bir&go e dal fratello con il capitano 
berio Avogadro, subito diedero avviso al suo esercito, e posero soldati 
ponte, a caso che venendo gllmperiali avvisassero il Campo; e in 
combattessero la Terra, dicevano volerla difendere. E riposero le 
robe nella Ròcca vecchia e nel Castello e nella fortezza maggiore^ 
tanto avessero qualche soccorso dal suo esercito, diente dì meno ancor 
essi capitani si ritirarono in esse fortezze. La qual cosa vedendo quelli 
della Terra, dubitarono d'esser saccheggiati; perchè sapevano che gli 
Imperiali non si sarìauo fortìfìcati. £ stando in questo timore e trava- 
glio» molti a caso trovandosi nella piazza, ricorrendo con preghi e la- 
grime all'infinita misericordia del Signore Iddio, alzando gli occhi al 
cielo, domandarono il suo divino aiuto; sicché un Qìo. Maria Grava!oD& 
Aliolo, vecchio molto onorato, disse agli altri, che sarla bene celebrar 
il giorno dì S. Gìoselfo, acciò gli salvasse, e piacesse guardargli da si 
grande pericolo ; che tal giorno si sarla celebrato in perpetuo dal popolo. 
Il che si tiene certissimo e per fermo, che alli preghi di un tanto Av- 
vocato il popolo fosse esaudito: perchè li soldati Imperiali senza dar 
on mìnimo danno se ne ritornarono a dietro; e perciò l'anno 1526 
nella sala del palazzo pubblico, a perpetua memoria, si fece dipingere 
la immagine di S. Giosefio con tali parole: Venkntes Hvipani, ut 
Viglevanum a Oullìca ditione raperent^ depopulationem linwnUhus 
oppidaniSf roto Divi Joseph de annua ejus cekhrUate edictOf cae- 
littts revocati sunt die 3 novembris 1523. 

Di più si editioi) il chiesolìno, che si trova andando alla Chiesa d 
ìiisericordia per la porta episcopale, dove sì trova alla via di Mil 
per via diagonarta. Fu edificato l'anno 1524 alli 15 aprile, e fu di- 
pinta l'imagine dì S. Gìoseffo. 







t 




ORONACA M YIOBVANO 287 



L'ammiraglio, quando con il consiglio de' suoi capitani ai credeva 
intrattenersi nello Stato di Milano sinché gli venesse soccorso, e non 
perder il paese acquistato, perchè vedeva facevano ogni sforzo per farlo 
levar da Abbiategrasso e da Vìgevano con impedirgli il comodo delle 
vettovaglie, mando il Signor Kenzu Orsino della Cera con disegno di 
fortificar Vigevano per poter mantener il ponte del Ticino, Disegnò 
ancora fortificar Qarlasco distante dieci mila passi , acciò vietasse le 
vettovaglie a Pavia. E prima mandò a Qarlasco per veder ciò che vo- 
lesse far il Campo Imperiale; e dopo l'Orsino con 3000 fanti Italiani 
cominciò fortificar Vigevano senza mai perder tempo , lavorando esso, 
nò perdonando a' suoi soldati, nò a frati nò ad alcuno sacerdote, spìn- 
gendoli tatti a portar terra, sollecitandoli di modo che non era alcuno 
che non lavorasse, chi a distruggere, chi a caricar la terra sopra li 
cavalli, de' quali ve n'era gran numero. E fece far il terrapieno dentro 
e fuori delle mura, con il fosso in circuito di Vigevano, che non era 
sì profondo. Dopo fece far un altro fosso, dì larghezza di due brazza 
e di altezza di un brazzo, acciò la fanteria avesse impedimento andando 
alle mura; fece discoprire e rovinare le torri con li solari che erano 
sopra le porte assai alte; e fece gittar a terra il borgo fuori della porta 
di Valle, e quello fuori della porta Sforzesca, o tutto in circuito di 
Vìgevano, dove vi erano molte case di tintori di panni ; e si vedono sin 
ora molti fondamenti dì esse case, e alcune sono riedificate. Solo restò 
in piedi l'osterìa della Giacchetta, dal fondatore Giacchetto cosi nomi- 
nata, a' preghi però del Reverend. Prete Abramo Del Pozzo Ardicio, 
dell'opera del quale l'Orsino molto se ne valeva di spie; che aveva 
amici assai nel Campo Imperiale, che l'avvisavano. Fece ancor disco- 
prire le torri della Ròcca vecchia^ quali erano fatte a colombare; e 
perciò si sono poi rovinate. Era gran pressura per gli soldati dell* Or- 
sino, che non erano pagati. Vi era gente a cavallo del Conte Gerolamo 
Trivnlzdo, e l'Orsino aveva seco cento uomini d'arme; e a tutti biso- 
gnava dargli il vivere, né si trovava d'onde. E così ognuno era trava- 
gliato; felice chi era fuggito, ovvero chi potesse fuggire, lasciando le 
case e le robe a' soldati. Non si portava rispetto a uomini di qualsi- 
voglia dignità e coudizione, benché dottori; che tutti lavoravano, ed 
erano battuti se facevano resistenza. Era stato Vigevano sino a questi 

70 



zoo 



onAKi vmthonto 



il Campo, e Mcomodati alquanto gli soldati, rollerò gli Svizzer 
gli cannoni della artiglierìa fossero posti sopra la piazza ovvero pì^ 
nata che è irerso il Molino, e verso la Fortezza, cìoò la Rocca fafl 
della porta nuova; e vollero che si gettasse a terra circa trenta br 
delle mura della Terra al dritto della piazza \erso occidente per poi 
agevolmente guardar essi cannoni. Dimorandosi in Vigevano qoe 
generazione di soldati, qaali sono molto inclinati alla ebrietà, cornine 
a discoprirsi tra essi la peste; e di giorno in giorno moltiplicaTa, ! 
tal che non era giorno che non morisse almeno circa dieci e pil 
La qaal cosa immaginandosi che si causasse per l'acquavita che 
vevano, fecero gravi pene a chi la vendesse; ma perciò non si 
teva evitare, per esser molto nsitati a beveria, la quale in sua lin^ 
è detta Brantevìno. £ per causa de' detti Svìzzeri cominciò a cor- 
rompersi Tana, e a contaminarsi. Il re di Francia se ne stette nJM 
tempo deiriuvemo intorno a Milano; ma gli Svizzeri s'inviarono alla 
volta di Mortara, lasciando questa memoria ; ma più presto per vo- 
lontà del Signore Iddio, che ciò permesse per degno flagello di Vi- 
gevano; sì che cominciavano a morire infettati di peste. E si venne 
a tanta calamità, che non si trovava né vettovaglie, uè medicine, né 
olio, nò butirro, né sale; perchè gli soldati avevano consumato ogni 
sostanza ; né provvisione si poteva fere, perchè non si poteva andare 
da un loco alTaltro; e di più accrebbe lo spavento, quando s'intese 
che fino in Milano erano ammorbati di peste ^^l Pur non passò molti 
giorni, che fu portato da vivere da diverse parti ; perchè era il danaro 
abbondante, per esservi alloggiati il verno inantì gli soldati. Di gioma 
in giorno si incrudeliva e pigliava più forza la peste; e gli corpi 
erano portati sopra le carrette al suono di campanello, parte alla Chiesa 
delta Misericordia, e parte alla Chiesa delle Grazie e a S. Giacomo 
nella ripa della Roggia vecchia. Sopra i quali cimiteri il Comune fece 
cavar la terra, e far cavi grandi e capaci, per seppellir tanta molH 
titudiue di cadaveri ; l'ossa de' quali per comandamento del molto 



(1) È queeta la pmtileDfa, dalla quale scrive Qaadeuzio Herula di eMersi pr«sem 
con odrto antidoto di rata, noce e lale, da lui descrìtto nei MeutoraÒiitj Ub. IV, pa^f, ; 
— Saochetti^ pag. 166. 




CRONACA DI TIOBV\NO 



fiM 



III"* e Rev*** Monsignor Galeazzo Pietra l'anno 1533 le fece cavare, 
e seppellire nel cimitero della Chiesa Cattedrale. Ved-.^ndo il popolo, 
che la peste tuttavia cresceva e moltiplicava, sì cantò una solenne 
Messa, con quelli pochi sacerdoti ch'erano restati sin allora salvi , 
faori della Chiesa di S. Ambrogio nel cimitero verso la piazza ; e 
vennero molti a adirla , i quali non erano infettati , ma stavano 
per6 sparsi per la piazza , V uno lontano dalV altro quattro brazza. 
E inantì alla elevazione del Santissimo Sacramento, il Sacerdote che 
celebrava , quale si domandava Prete Michele de' Briaci , si voltò al 
popolo; e lagrìmando la grande miseria di Vigevano, fece una predica 
ovvero sermone a tutti, confortandoli a sopportare con pazienza la 
volontà del Signore , e conformarsi nel suo volere, pregando che ne 
levi tanto fiagollo. Nella qual celebrazione e sermone ohe fece, tutti 
di propria volontà fecero voto dì celebrare il giorno della santa e 
immacolata Concezione della Vergine Maria da tutto il popolo. Era 
la peste in alcuni luoghi dolio Stato di Milano; ma erano più am- 
morbati Milano , Abbiagrasso e Vigevano di niun altro loco. E co- 
minciò del mese d'aprile, seguendo per il mese di maggio, giugno e 
per tutto luglio. Per la qual cosa vedendosi tanta mortalità, alcuni 
della contrada di Valle, facendo voto, edificarono la chiesa di S. Cri- 
stoforo; qual edifìcio si cominciò il di nove d'agosto seguente del me- 
desimo anno 1525 . come diffusamente si vede nella Kegola delli 
Disciplini di essa Chiesa. E quello che fece il disegno della detta 
fabbrica, si domandava Cristoforo Gobbo, uomo molto ingegnoso in 
formar sftatue. E perchè anco nel mese di agosto non era in tutto 
cessata, anzi pareva che alquanto continuasse, au frate Domenico del 
terzo ordine di S, Francesco, zoccolante di basso grado, cominciò a 
sparger voce che la Immacolata Vergine Maria gli era apparsa, o gli 
aveva detto, che se il popolo avesse fatto voto di fabbricar una chiesa 
nella vallo di S. Martino, sotto il titolo di Santa Maria di Loreto, 
saria liberato. Per la qual cosa il popolo, inclinato alla devozione e 
religioao, per essere il detto frate Domenico uomo pacifico e umile , 
qual era stato a visitar i luoghi di Terra Santa , tutti o grandi e 
piccoli cominciarono a portar pietre e ciò bisognava; talchò si diede 
principio alla fabbrica: e qualsivoglia che portava cosa necessaria, pa- 
ss 



202 



CBA&B MTTBItOIfTO 



reva non potesse morire. E in breve tempo si portò tanta tnat 
e faroQo date tante elemosine, che si fece una chiesa, cioè gli foi 
damanti molto capaci. Ivi era terra zerbida, dove sì facevano le f< 
naci per caocere le pietre per la fabbrica del Castello , cioè qua: 
fu restaurato in quella forma che ora si vede dal Duca Lodo 
Sforza Moro ; sicché la via che condace a quel loco sì domanda 
della Forfhace ovvero pignone sino al presente. Altri dicono 
stato uno, chiamato frate Antonio, qual per cognome si dimanda' 
Michino, del medesimo Ordine; ma fu dopo luì, e abitava per erem' 
a Si Ttfartino. 

In questo tempo, per esser morto il cardinale Sedunense, era 
Governatore di Vigevano, l'IU"^ Signor Francesco Bninoro Pietra, 
cai virtù diremo più a basso. Ma perchè era nomo di gran consiglio 
reggimento, il Duca Francesco Sforza se ne serviva a maggiori imprei 
e lasciava il Governo di Vigevano alla III"' Signora Catterina Bia 
Stampa sua consorte , e sorella dell' Ili"" signor conte Massirailia 
Stampa; ma per causa della peste non resideva, ma vi mandò nn suo 
figliuolo chiamato Annibale. 11 numero dellì corpi morti, fatta la de 
scrizione, si trovò essere mancato più di quindici mila persone. Il A 
Signor Francesco Brunoro, quantunque non si facesse nominare se ni 
Brunoro , fa cameriere secreto , e molto amato dal Duca Lodovì 
E perciò quando fu menato prigione in Francia, raccomandogli M; 
mìlìauo Francesco Sforza suoi figli, e a un altro nominato Vespa 
siano Rovarino. Gli quali condussero detti figliuoli dalTImperator Mas- 
similiano d'Austria in Fiandra, il qual tolse il patrocinio di delti fij;] 
e così ne ebbero cistodia e gli allevarono, sinché detto Imperatore 
ripose in casa, e costituì il primo fratello, nominato Massimiliao 
Duca di Milano, e il secondo Francesco Sforza Duca di Barrì. Per il 
che fu il detto Francesco Brunoro molto onorato e aggradito dal detto 
Massimiliano, mentre stette in Stato. Fecelo Castellano di Milano, 
del suo Consiglio, secreto Senatore, Presidente dello biade, gran Ci 
bellano, oltre molti altri gradi. E ultimamente, essendo Cremona loco 
molto importante e chiave dello Stato, e insidiata da* Veneziani quali 
gli pretendevano ragione, non sapendo in che miglior mani affidarla, 
la diede in governo al detto Signor Francesco Brunoro , insieme con 




as- 

I 



iai^^ 




CMOtXCà. DI VIOirAMO 



il castello, avendoli prima dato per moglie la suddetta Signora Catte- 
rìna Bianca Stampa, dalla qual nacque Maurizio suo primogenito, e 
altri figliuoli quattro maschi ; del quale si narrerà più di sotto. 

In questo tempo il Duca di Borbone, essendo in lite con la madre 
del re Francesco di Francia per alcuno città e castelli, quali appar- 
tenevano a essa madre del predetto re, avendo già in contrario una 
sentenza^ si adeguò contro il detto re di Francia, a cui nemmeno a 
lai piaceva tal litìgio. Però, con alcuni altri Baroni pose cousìglio di 
tradire la regia Corona nel mese di settembre 1523: il quale tradi- 
mento fu scoperto al re, essendo in Lione per venire in Italia. Per 
il che, pigliati che ebbe quelli Baroni cousentienti al tradimento, esso 
Duca di Borbone fuggi ; e venendo poi in Italia alla guerra di Milano 
contro la Francia, fece un esercito d'Italiani, Spagouoli, Lauzichenecchì. 
£ andò in Francia, e quella cominciò voler al suo domìnio soggiogare, 
cominciando al Ducato di Savoia ; fìualmeute pervenne a Marsiglia. 
Il re di Francia mandò l'Ammiraglio in Italia; per il che fu ne- 
cessario al Borbone lasciar l'impresa di Marsiglia. 

Gli Veneziani sì unirono con la M^ Cesarea, qual prima era unita 
con il Souimo Pontefice Adriano e il Re d'Inghilterra; qual unione fu 
di grandissimo cordoglio al Re Francesco, il quale poneva a un certo 
modo ogni sua forza nella potenza dei Signori Veneziani, Niente di 
meno non perciò si sbigottì dì alcuna cosa; anzi con graudisaima audacia 
e vigorosità d'animo fece nn esercito circa di trenta mila persone, e 
Tenne in Italia nel mese di ottobre. Nella venuta del quale prima prese 
Novara, e andò poi a Milano. La qual cosa intendendo il Duca di Milauo 
Francesco Sforza, insieme coll'esercito Cesareo si fortificarono, non po- 
tendo resistere alla potenza Francesca nella campat^na. Per il che pas- 
sati che ebbero gli monti, e venuti alla volta di Milano, avanti fosse 
il mese di novembre erano di numero circa sessantamila soldati ; quali 
venuti a Milano, lo circondarono in modo tale, che poco si curavano 
deiresercito Cesareo. E perciò gli patria Veneti in questo tempo man- 
darono Francesco Maria Duca di Urbino e Leonardo Emo Provveditore 
io i^joto di Cesare; gli quali presentati alla campagna, intendendo gli 
Francesi l& loro venuta, alquanto si allargarono da Milano^ Par la qual 
gli soldati di Cesare, pigliando audacia, cominciarono uscir di 




2M 



OBSJIRB mJBfLOltlO 



Milano; e goTomundosi con spie e guardie, traragUaTano l'esercito 
Francese in modo tale, che sopraggin agendolo airimproTriso, parte a 
Garlasco, parte ad Abbìagrasso e Hobecco^ e parta sopra il terrìtoi^H 
di Vigevano, ebbero gran strago, e furono posti in gran confusione. ^^ 
finalmente circa una fiumara, detta Sesia, nel loco di R.oiiiagnano^ 
Spagnuoli e Veneziani e Italiani ebbero una terrìbile zufia, dove lascia 
rono a dietro alcuni' pezzi d'artiglieria: e dopo in Alessandria nn'altr 
Per la qual cosa TAinmiraglio vedendosi sminuito, se ne andarono 
paesi loro; e questo fu circa il fine del mese di maggio 1524. Oosl 
ritalia in pace sino al fìn^^ del mese di ottobre seguente, quando 
venne il Ee di Francia all'obsidione della città di Pavia ; ove fa pre 
e rotto tutto il suo esercito, per l'animosità delli Capitani di Cesar 
£ benché il Cristianissimo Re in tale giornata molte cose maraviglio 
ave-ise fatto, non di meno il suo cavallo, qual era gravemente ferito,' 
mancandogli sotto, e alla terra caduto, al Viceré di ^^apoli fu forzato 
rendersi, essendo in tutto d'ajuto disperato. Insieme con esso fu fatto i 
prigione il Gran Bastardo di Savoja, il legato del Pontefice, Mons. Ufl 
moransl. Monsignor di Florcnge, Monsignor dello Scu, Monsignor di 
Bnonavallo, Monsignor San Polo, il Signor Galeazzo Visconte, il Signor 
Federico da Bozzolo, il Principe di Lorena, Monsignor de Biron, Mon- 
signor de Obenigno, il fratello del Marchese di Saluzzo; e molti att^ 
della nobiltà de' Baroni furono tutti prigioni. 

* Monsignor dì Lanson, come egli vide che gli Svizzeri fnggivano. 
e tanti altri Francesi erano morti ovvero fatti prigioni, con 400 lanoi^ 
prese il cammino verso la Francia, sìilvandosi di tanta occisione e stragt^ 
con il Re dì Navarra. Il Re di Scozia incontrandosi con un contadino 
e prometteudogli grandi ricchezze se lo salvava dalla furia delli soldati 
e menavalo salvo, trovandosi lontano da Pavia circa otto mila passi, 
il sciocco e pazzo T uccìse; e poi si vesti de' suoi vestimenti dorati e 
ricamati a figure e gigli, e gloriandosi so ne andò a Milano. Dove van- 
tandosi dì aver ucciso un Re, in un'osteria fu preso da' Spagnuoli; 6 
condotto a Pavia, fu fatto morir por mani della giustizia, la qual cosa 
ho int^o io proprio dalli soldati istessi che hanno veduto il tutto. Gli 
soldati Imperiali, con i prigioni e gran ricchezze della liberata Pavia, 
se uè ritornarono d'immortale gloria degni, tolto il Cristianiesìmo Be, 




CRONACA. DI VIOBVASIO 



'm 



che da Parìa a Pizzìghettone fa condotto. Se ne andò tal nuova alla 
Cesarea Maestà; qoal rispondendo disse, che sotto la castodia di haona 
guardia in Spagna 3Ì conducesse. Per il che il Signor N. Alaccion, e 
il Signor Mingoval Vice Re di Napoli, con liuon numero di soldati da 
Pizzighettono Io levarono; e indi verso Genova il cammino sollecitando, 
giunti e imbarcati, Tonde del mare solcando, a Barcellona e indi a Va- 
lenza, a Madrìito arrivato, ivi sotto la guardia di cinquecento soldati 
fa tenuto. 

L'anno 1526, essendo consoli di Vigevano Pietro Tocco e Vincenzio 
Boriolo de* Basticis, vollero con gli primi imponere al Comune, che pa- 
gasse soldi otto al giorno per testa; la qual cosa intendendo, gli uo- 
mini andavano a lamentarsi nel Consiglio, e non erano ascoltati, anzi 
discacciati. Vedendo ciò, e adirati diedero di mano all'arme, e sali- 
rono nel Consiglio per ammazzarli; i quali fuggendo, altri per li t«tti, 
altri per qualsivoglia via, con fatica si fecero salvi. Ed essi del Co- 
mune, dando mano alti libri appartenenti al reggimento del Comune, 
.gli smarrirono. In questi giorni non si teneva giustizia né ragione, e 
sì portava poco rispetto sino a* religiosi; a' quali volevano imponere 
che pagassero il medesimo. Ma Simone de* Colli difendeva il Comune, 
opponendo che gli Statuti e Ordini non permettevano che s'imponesse 
tali carichi; niente di meno gli consoli non la volevano intendere. Ma 
per acquietar la furia della plebe, domandarono termine di tre giorni 
per considerar la loro dimanda, dicendo voler ancora vedere diligente- 
mente Tesorcizio della lana e considerarlo, acciò gli carichi fossero distri- 
buiti a tutti secondo l'equità. Trattandosi le cose in questo modo, scris- 
sono al Marchese del Vasto ; quali lettere le portò Simone del Pozzo, 
£ con questa sua ambasciata fece venir soldati Italiani, il Capo de' ()uali 
era un Galliciano Napoletano, e fu ricevuto nella fortezza nuora ; dal 
quale andando il Console Pietro Tocco^ fingendo voler vedere le lettere 
della sua commissione, quali erano di niun valore, insieme con il Va- 
stimiglio fecoro una lista in scrittura , nella quale erano quelli che do- 
vevano esser riservati e rispettati; i quali in somma erano otto con le 
famiglie e robe. Vedendo Simone Colli questi soldati, e immaginandosi 
quello doveva accadere , andò in Consiglio ; e avvisò tutti , che do - 
Tessero molto bene considerare perchè fossero venuti questi soldati: e se 

87 



L 



296 



OKSARS NUBILOinO 



.n 



da ani versai concordia la patria non sarà difesa, ehe non si sarà mai 
Teduto iiD simile giorno dalla eversione di Gerusalemme; e se pensavana 
altrimenti^ voleva levarsi fuori del rumore. Essi gli dissero, che non 
partisse, che erano pronti a voler difendere la patria con ogni sforzoj 
e per dar colore col fatto, Io crearono tribuno. Cosi il Colli restò in- 
gannato dalle loro parole, imperocché voleva partirsi. Levandosi p^fl 
con buone parole, e mostrando pigliar Tarmi, facevano animo al Co- 
mune, dicendo voler esponer la vita per la patria; tra i (jnali vi era 
an Pietro Maria^ un Qiacobo Camerario, un Antonio Maria Parona, un 
Gio. Maria del Pozzo, un Simone del Pozzo, un Gerolamo Parona, un 
Achille Bellarìo, un Seraffo, un Jiilìano Mascarone, e altri; gli quali 
parte a piede e parte a cavallo facevano animo, e andando alcuni cou 
il Colli sopradetto alla fortezza nuova, cìo^ alla Rocca, a partamentfr^ 
cou il Galliciauo e suoi soldati, voleva Pietro Tocco dar ad intendfl^l 
ad esso Colli, ch'egli con la sua famiglia era nel numero delli riser- 
vati, acciò l'introducessero nella fortezza, e darlo nello mani de' soldati, 
per la gran difensione che faceva per il Comune contro gli consoli; e, 
perciò cercavano farlo capitar nelle mani delli soldati per farlo morire, 
E adduceva per testimonio il Castellano, qnal non volendo mentire disse 
apertamente, che uè il Colli nò alcuno di sua famiglia era nella lista 
de' riservati ; ed esso subito, voltate le spalle, fuggi. In questo mentre 
ano, chiamato Gerardo Cantone, sparò uu archibugio da posta, e giunse 
nel capo al Luogotenente di essi soldati Napolitani, e morse. Per la 
qual cosa gli soldati incrudeliti cotiiinciarouo a gridare e minacciardi 
dicendo: vilhni, villani ve ne fare/no pentire^ e giurarono tutti tra 
essi di menarli a fìl di spada; sicché uscirono dalla fortezza, che fk 
il primo giorno del mese di luglio in giorno di domenica. La qaal 
nuova intendendo, il Colli fece subito aprir le porte della terra, e fu, 
cou quelli che si poterò salvare, che erano in circa 1500; e foro; 
seguitati sino al Ticino per darli la morte, tra' quali il Colli fu ferito. 
Un Domìzio Marchese, capitano de' cavalli leggieri, trovandosi in Gar- 
lasco, 6 intendendo del saccheggiamento si doveva fare, venne al giorno 
seguente, essendosi cominciato a saccheggiare, cou cento cavalli leg- 
geri ; quali entraudo, cominciarono far prigioni, ammazzando tutti quelli 
che volevano contrastare. Da quelli uè furono morti assai, aomioi e 



ron^ 




dtOVACA DI TiasTAiro 

donne; chò ancor esse si rolerano difendere; tra' quali vi fu una donna 
corag^'osa. moglie di uno cliiamato Stefano Romano, che si pose al 
contrasto di un soldato, e lo ferì combftttendo a corpo a corpo; ma 
sopraggiungeudo la moltitudino de' soldati^ fu tolta di vita- E veramente 
fàrono uccisi al nomoro di 2S7: e molte donno, vedovo, maritate e don- 
zelle furono stuprate: e altre donne di quelli che sì credevano salvar 
le loro cose, furono con gran vituperio strascinale e menate per ogni 
via e loco, come donne senza onore e di pessima vita. E gli loro mariti 
fecero taglia di molte centinara di scodi, con la perdita dello cose mo- 
bili di loro case: e alloggiandoli, era bisogno provvederli di pane, vino 
e ogni cosa necessaria al vivere, secondo il sno volere; né avendo ri- 
guardo allo cinese, né a' religiosi; imperocché nella chiesa antica di 
S. Ambrogio fu rubato da uno sciagurato, ch'era nominato Zaccaria da 
fflede di Lumelliua, il tabernacolo d'argento, nel quale vi era il San- 
tissimo Sacramento: e gittatolo a terra, se lo portò seco in eterna 
dannazione; quale fu riscosso da uno delli sacerdoti d'essa chiesa. 
Onesto raso fu fatto far da Galeazzo Maria Sforza Duca di Milano, 
e lo donò alla Chiesa dì 8. Ambrogio; nel qual vaso sono poste le sue 
insegne Ducali. 11 sopradetto Zaccaria sacrilego, non molti giorni dopo, 
fa appeso per la gola. N'olia istessa chiesa furono ammazzati alcuni 
che sì credevano salvarsi; e fu poi consecrata di nuovo dal Vescovo di 
NoTara, qual dominava in spirituale. Dissero molti dì essi soldati , che 
temevano trovar alla piazza gli uomini della Terra armati; ma gianti 
che furono, e non trovando contrasto, non dubitavano di altro impedi- 
mento. Cosi con il mezzo delle discordanti e inique volontà di tutti, il 
Signor Iddio permise fossero castigati; il qual sacco durò in lungo circa 
70 giorni continui con gran tormento d'uomini. Fu portati) fuori di 
Vigevano inestimabili ricchezze e mercanzie, delle quali vi erano molto 
abbondanti e piene le botteghe della piazza; e se ne mandavano, non 
solo per l'Italia, ma in Spagna e in altre parti; ed ora Vigevano uni- 
versalmente ricco, massime per le guerre di Francia delTanno inanti, 
quando fu preso il Re a Pavia. Molti signori e soldati Francesi ave- 
vano dato in custodia danari , gioie e panni di seta e altre cose mobili 
a molti di Vigevano, oltre il gran maneggio e munizioni di danari, che 
si tenevano per la gran comodità del Ticino. Le quali cose in gran 



SOR 



CBSARB NOBtLOMO 




[0226, ^ 

rmitàfl 



quantità sodo restato in suo potere a chi erano consegnate ; e chi de- 
sidera vedere a pieno i[ saccheggiameuto detto, legga un'operetta com- 
posta dall'istesso Simon Colli in dialogo dì Milano e Vigevano, s 
pata in Parma. 

L*anno 1527, essendo contratta nnova amicizia e parentela 
rinTittissimo Carlo V Imperatore, e il Cristianìssimo Re di Frane: 
sopradetti, dando la Cesarea Maestà la sorella sua al detto Re Frao- 
Cesco, quale per prigione nella Spagna nel Castollo di Madrillo era 
stato per duoi anni; con grandissima allegrezza si celebrarono le nozze, 
e per tre giorni continui fu tenuta Corte bandita, con quella solennità 
che a tali nozze si courieue. Ma dopo, partito che fa, il Cristi; 
Simo Re se ne tornò in Francia, con tanta festa e trionfo accolto s) 
dalla madre, come da' suoi vassalli, che se non fosse stato che gli 
fìgliuoli di Sua Maestà erano in Ispagua rimasti per ostaggi, mai più 
allegrezza maggior di questa si sarla fatta. Non molti giorni dopo 
Sua Maestà deliberossi di mandar in Italia Monsignor Lotreco a' dan, 
dell'Imperatore; e con grossissimo esercito gli monti deirAusonia pi 
e cominciò a prendere lo Stato; imperocché l'esercito era di sessanta- 
mila soldati. Onde mand6 a Vigevano il trombetta a domandar la 
Rocca, fortezza nuova, nella quale vi era uno, detto Filone; il quale 
gli rispose, che nò il Re, nò quanta forza aveva, gli farla render la 
fortezza. La qual risposta intendendo. Monsignor Lotreco venne alla 
volta di Vigevano con tutto il Campo, e fece domandar un' altra volta 
la Rocca; per il che ristesse Filone cominciò a bravare, con dire che 
se non partivano, gli averta trattati malo. Onde Monsignor Lotreco, 
vedendo la sua audacia, la circondò con tutto il Campo, dividendolo io 
quattro parti, e pose in ordine sessanta p?zzi di artiglieria grossa per 
batterla e spianarla; per il quale spettacolo il Filone sbigottito fece 
domandar il Maestro del Campo, detto Mompesada, dal quale dimandò 
di rendersi, salve le persone e robe. Ma non volle fargli tal patto, ma 
se voleva rendersi, sì desse alla loro discrezione; e a niun altro modo 
lo volevano. Cosi con tal patto entrando gli Francesi, lasciarono andar 
gli soldati; ma esso Filone con gli altri duoi Guasconi furono appesi 
per la gola, e pendevano dalla sommità delle mura di essa Rocca 
a spettacolo di tutti. E perchè ad alcuni rompendosi il capestro, casca- 




CRONACA. DI TiaSTANO 299 

Tano nella fossa sommergendosi, al Filone vi posero daoi capestri per 
più sicurezza, vestito di nna casacca di rellato cremisino, che aveva 
tolto alla Chiesa di S. Ambrogio con dne tunicelle, Tanno avanti sac- 
cheggiandosi Vigevano. £ l'appiccarono gridando tatto il popolo, per 
essere Ini parte cansa del saccomanno. Gostni era dì vilissimo sangue 
del laogo di Lecco. In questo sopradetto anno a dì 5 maggio il Duca 
Borbone andò a Roma, e la prese e saccheggiò; e fa ammazzato il 
prefato Duca d'una archibagiata in un fianco. 

L'anno 1528, essendo gli uomini di Gastelnovetto di Lamellina 
disubbidienti, e renitenti di non voler alloggiar gli soldati del Daca 
Francesco II di Milano, come ribelli gli mandò il Castellano di Cre- 
mona con molti soldati e tre pezzi di artiglieria grossa ; e fecero una 
cradel battaglia contro il detto Castello, qual fu preso; e furono morti 
più di 200 uomini di esso loco, il sangue de' quali fa sparso per dar 
esempio ad altri. 

In questi anni 1528, 1529 e 1530 fu grande carestia sotto il 
governo di Antonio Leva dello Stato di Milano a nome di Carlo Y 
Imperatore; imperocché il staro del fermento valeva lire sei e soldi 
dieci, la segale lire quattro e soldi quindici, il butirro soldi dieciotto 
e l'olio soldi sedici alla libbra, il sale soldi otto , un uovo soldi duoi 
e denari sei, il miglio al staro lire quattro, la meliga al staro lire tre, 
la crasca soldi quaranta. In questi medesimi anni il Conte Filippo Tor- 
niello battette la Rocca, cioè la fortezza nuova, dove si vede conquas- 
sata verso al Molino della roggia vecchia. 

L'anno 1530 del mese di febbraio s'incoronò Carlo Y Imperatore 
a Bologna. 



H 







FratwescOf fìllio dì I^ovico Sforsa, ultimo Duca di Afiiano. — Vigevano si tonti' 
dera come Camera speciale de' Principi. — Gaìeatzo Pietra cede la sua Abbatta 
di AcqnalHiiga per dote della Menm Vescovile di Vigeaano. — Bolla di CIC' I 
tntnte VÌI che erige in città il borgo di Vigevarto. — Breve dello tteato Ptìpa> 
ai Vigecanesi per la nomina del primo loro Vescovo. - PrivilegJ e giuriadi n tm t 
concessa a Vigevano dal Duca Francesco IT. — Statuti di Vigevatw, approvati 
da esso Duca. — Capitoli delle fiere, — GaUoito Pietra, primo Vescovo di Vige- 
vana. — Morte di Francesco U. — Delle due potseuioni, Valverdà e CostamOf 
che fecero parte della ^^eHf^a VeteovUe. — Abbasia di Aequalunga e giardino. — 
Muore Gaìcazto Pietra . primo Vescovo di Vigevano , e gli fuccede Jfauruw • 
Pietra. — Nel 153S Vigevano è occupata dalle %oldate»che spagnuole^ già prima^È 
ammutinate a Chieri — OrnbUe carestia del 1Ó30. — .Maurilio Pietra, oonM- ^B 
crato Vescovo, e fatto coa4^utor€ del suo zio Gaìeatso, Vescoco di Vigevano. — Spe- 
dizione d'Algeri di Carlo V. — Invasione di cavallette nel 15i2. — Muore a V^ft- 
vano nel 1544 il Capitunó Ferrante Silca , e nel 1546 il Marchese del Vatto , 
Alfonso d'Avalos, Governatore dì .Milano. — Mons. .Maurilio Pietra celebra t^É 
Vigevano la sua prima messa nella Cattedrale, iì di d'Ognissanti lìel 1554. — For-^| 
tifkazioni della ròcca nuova, colla distrueione di quarantadue case. — Fortificazioni 
di Mortara, colia distruzione della Chiesa e del Convento di S. Croce. — J Francesi , 
prendono Vaìenia a tradimento, e rompono la tregua, — Nuòvo ammutinatnento di j 
soldati spagnuoH a VigccaìU). — Morte di Carlo V, e pace stipulata tra Francia M 
Spagna. — Chiesa di S. Maria della pace nella valle del Ticino. — MoH$ignor§! 
Maurizio Pietra, tnuindato da Pio IV al Concilio di Trento, finito il Concilio, 
ritorna a Vigevano, e v'ingrandisce e abbellisce I episcopio. — Dei quattro fra- 
telli di Monsignore Maurizio, — ^i porta e si moatra a Vigevano un moitrnoso 
e favolato serpente. — Tre soli, vedati nello stesso tempo. — Straordinaria nevi' 
cnta. freddo e careatia nel 15G9; folgori e ineenif. — Jjcga del 1570 tra il Papa 
il lU di Spagna e la Signoria di Venezia. — Terremoto a Ferrara. — Morte d^ 
Marcìiese di Pescara. — Capitolo de' Francescani a Vigevano. — Nevicata in 
aprile del J573. — D. Giovanni d' Austria prende Tunvti e la Goletta; poi ti 
riduce a Vigevano, dimorandoci dalT 3 di maggio al 14 di luglio del 1574. — 
Viaggio di Enrico III di Francia a Veneeia , e quindi in Piemonte e nel suo 
regno* ~ La Goletta ritoma per tradimento in potere dei Turchi. — Otpedalt 



i 





CKOITACA m TIASTANO 



301 



« poveri, fondato da Gerolamo cZtl Po»so, nsì borgo di 8. Martino. — Com- 
pagnia dei Diàcipiini a S. Bernardo. — (hterre civili a Genova , sedate dal 
Cardinale Morong. — Mortalità a Trento e a Venezia. — Morte di Monsignor 
Maurieio Pietra, secondo Vescovo di Viffewtno, antvemtta il 20 di maggio dei 1576^ 
durante iì Concilio Prooinciale di Milano. 



I 



Avendo sin qui descritta la fondazione, ovrero come fa edificato 
il castello e loco di Vigevano, e avendo descritto a pieno le guerre 
successe a' snoi giorni , resta ora che io pooga in luce e a memoria 
perpetua, da chi fii fatto il castello in città, rìmcmorando anche più 
sommariamente si potrà la vita di quel principe che lo fece, del Pon- 
tefice e delli vescovi, e poi ultimamente gli uomini degni d'immortal 
gloria, oltre a quelli che ho descritti di sopra, discesi dal sangue e 
stirpe di Vigevano; tra' quali si deve far qualche particolar menzione 
del Capitano Ferrante Silva, valoroso soldato in quei tempi. 

Essendo dunque Francesco Sforza li per la Iddio grazia Dnca di 
Milano, figliuolo di Lodovico Sforza, sopra nome chiamato Moro, nato 
nel castello di Vigevano; dopo che furono sedate le guerre fatte con 
la lega de' diversi principi e repubbliche per riacquistar il ducato di 
Milano, perduto primieramente dal padre suo Lodovico, e secondaria- 
mente (quantunque rìaquìstato da Massimiliano Imperator Austriaco) 
rìperduto da Massimiliano Sforza, posto in casa dal suddetto Impera- 
tore l'anno 1512, fratello del detto Francesco, e figliuolo parimente 
del detto Lodovico ; e ultimamente pacificate anco le guerre , fatto 
dalli ministri di Carlo V Imperatore a nome di Sua Maestà contro il 
detto Sforza, ultimo Duca di Milano di detta famiglia, sotto pretesto 
eh'egli fosse ribelle di Sua Maestà Cesarea, per levargli lo Stato che 
già in gran parte era posseduto da* detti ministri Imperiali, de* quali 
era capo Eaimondo di Cardona Viceré di Napoli, il Marchese del Vasto 
e Antonio de Leva, parimenti tutti capi dell'esercito Imperiale; [non] 
restava al detto Duca altro che Lodi e Cremona. Le quali guerre ebbero 
fine, quando che Carlo V Imperatore fu coronato da Clemente VII 
Pontefice Massimo, Fiorentino di Casa de' Medici, in Bologna. Là dove 
andò il detto Duca Francesco; e fatto conoscere a Sua Maestà Cesarea, 
con il favore del Sommo Pontefice, della Repubblica Veneziana e di 
tutti gli Princìpi d'Italia, l'innocenza sua, e d'essere stato calunniato 

93 



OH&BS NUBlLOmO 



contro il vero da quelli ministn, che eotto il mantello dell'Imperalore 
attenderaDo a usurpare e depredare detto Stato di Milano, fÌ2 da 
Saa Maestà Cesarea reintegrato e riposto nello Stato; con tassa però, 
che essendo rimessa a S. M. comandò che pagasse in cinque anni otto* 
centocinquantamila scudi, e riconoscesse il detto Stato in feudo di S. M., 
alla qoal fosse devoluto in caso che mancasse la Linea mascolina d'esso 
Principe. Le quali cose essendo in questo modo terminate , deliberò il 
detto Principe di onorar il detto castello dì Vigevano del nome dì 
città , per esservi nato come ò dotto di sopra. E ciò intendendo gli 
Pavesi, che Sua Eccellenza lo voleva far città, mandarono gli suoi 
ambasciatori per parte del Comune, che Sua Eccellenza non volesse 
smembrar il suo contado , nò progiudicare alla sua città antica e 
a' suoi privilegi d'Imperatori, quali allegavano. Ma Sua Ecc. vedem 
che non ostante gli privilegi suoi, già molto tempo passato si regge' 
Vigevano da so stesso, come Camera speciale de' Prìncipi, e come 
trova di più in uno istrumento fatto al tempo deirill. Bianca Mai 
e di Galeazzo Maria Duca di Milano nel 1467, indizione decima quia 
e dì 30 del mese di dicembre, nel quale si legge: et prò eo quii^ 
dieta terra Yigìevanit licei sii de Gomitatu Civitatis ejusdem^ nihi 
minufi jamdiu se gessit et se gerii prò separata a jttrisdictione Oh 
vitatis Papiae praedictae; e questo istrnmento fu fatto nel Consiglio 
in presenza del Pretore e delli dodici delle provvisioni nel palazzo del 
Comune di Pavia, rog. per un Giovanni de' Scanzoli ; e vedendo che il 
Duca e TEccell. Senato erano deliberati, ritornorono gli ambasciatori 
a Pavia, dopo che ebbero protestato a Sua Eccoli.; si che ritrovandosi 
il Duca, e parimente Galeazzo Pietra, gentiluomo Pavese e Abbate 
di Santa Maria d'Acqualunga, Abbazìa dell'Ordine Cistercense, situata 
nella Lamellìna insularia, Principato dì Pavia, in Bologna con il detto 
Duca; e conoscendo, come servitor intrinseco di Sua Eccoli, tal suo 
desiderio, e desiderando anco egli di compiacere al detto Principe, e 
onorar so di dignità episcopale, offerse a Sua Eccell. di dargli i 
suddetta Abbazia, da costituire la Mensa episcopale, con quello di pi 
che a Sua Eccell. fosse parso di aggiungervi, acciocché più facilmen 
a ciò condiscendesse Clemente Pontefice Massimo. E così stando nella 
suddetta «ittà dì Bologna per le dette cause, fu dal Duca trattato 




) 




CRONACA DI VIOBTANO 



303 



fai negozio con il Pontefice; il qual rìnsci nel modo che si Tede per 
la qui infrascritta Bolla, nella quale ai narra la fondazione in questo 
medesimo tenore: 



ERECTIO FACTA PER SLÌMIUM PONTIPIGEM 

DE OPPIDO VIGLEVANI IN CIVITATEM 



Clernens episcopus^ servus servorum Dei^ 
ad perpetuam rei memoriam. 

Pro excellenti praeemìnentìa iSedis Apostolicae, in qu& post Beatum 
Petrum Àpodtoiorum Prìucipem, quamvìe imparibu» meriti^, puri tameu 
auotoritate constituti sumua, in irrìguo militantis Ecclesìae agro, Ro- 
mamim Pontificem novas episcopalee sedes ecolesiasque plantare dipnum 
arbìtramur, ut per hujusmodi novam plantationem populorum augeatur 
devotio, dìviuus cultus effloreat, auimariim Halns eub^equatur, et humi- 
lia loca, ea praeeertim quorum iocolas praecipua devotioiiìs iutegritas 
et fldelitatis merita exorDant, digoioribus titulis et coudignìs favorìbus 
illustrentur, et propsgatione novae podis honorati, praesulis nssistentia 
et regimine , cum ApustoHcae auctoritatis amptitudìne, ac ortodoxae 
fidei profectu et exaltatioue, populi ipui proposìtum eis aeteruae felici- 
tatis praemium facilius valeaiit adipisci , diguaque eorum retributìo 
cedere possit aliis iu exemplum. Sane cum oppidum Vjgicvani, forsan 
partim Novarìensìs et partim Papieusis Dioecesis, Campaneae Lumel- 
lioae, temporali dominio dilecti fìlìi, nobilis viri Fraucieci Sfortiae Vice- 
comitis, Ducìh Mediolani bubjectum, inter alia illarum partium oppida 
sit admodum iuàigue et notabile, ac benedicente Domino plurium prae- 
latorum, doctorum et aliarura notabillum personarum, populique gene" 
rositate refertum; et in eo una Collegiata Fx;clesia , etiam insigni» et 
DOtabilis, sub invocatioue H. Ambrosii dicala, ac in ilta una praeposi- 
tura, diguitas iuibi principalis^ uec non eepteei Cauonicatus, et tolidem 
praebeudae, prò totidem personis existant ; adeo ut oppidum Civitatid, et 
Ecclesia hujufimodi Cathedralis nomine, titulo et praerogativa merito 
decorari debeat ; idque praefatus Francìscus Sforlia Dux summopere 
desideret, ao uobi^ super hoc Uumiliter «upplicaverit, ac prò ipaiua 
Ecclesia dote idem Franciscus Sfortìa Dux nonuullas in Villa Sforzesca, 
et dilectus filiua Magister Oaleatius de Petra, clericus Papiensis, Nota- 
riu3 noster, alias proprietateB in Valli8 viridi» nuncupntis locis dictae 
Novarien8Ì8 Dìoecesìs existentes , et respective ad eoa legUime perti- 
nentes, aasignare parati exiatant; Noe attendentes, quod si oppidum in 
06 



304 



CB8ABE NtTBlLONIO 



Civit&tero , et Ecclesia hujudmodì in Cathedralem erigerentur et instf- 
tuerentur, id in ipsiua oppidi et dilectoruTn t!liorum, cleri ao onìversi- 
tatis, Mugulorumque ÌDcolarum et babitatorum ejusdem deous et am- 
pUtudiiiem, diviiiiqiie cultua augumcntum et nnimarum fialutem cederei, 
et ipsiufì Franci:^ci Ducis votis plurimum satisfaceret; ex praemisaìB et 
oertis aliU ratìonalibus caussià, babita desuper ctim fratribus nostrìs 
delìberatione matura, de illorum codsìHo et apodtolicae potestatis ple- 
nitudine, oppìdum praedictum uum ìlliua districtu, ac dictis Novarìensis 
et Papìen^ii-s Dioecesis, venerahilisi fratrìs nostri Antonii Portaea. Sanctae 
Komanae Ecclesiae CardioaUs de Monte nuncupati, cui quoad rixerit 
omnimoda administratio in spiritualibus et temporalibus ecclesiae Pa- 
piensis apostolica auctoritate reservata existit, et JoanuiàMarìae Papìeu. 
Epìscoporum , ad hoc quod ad partem oppidi et distrìctus bujusmodi 
in dieta dioecesi Papieoftì consiatentem durataxat; ita quod propterea 
dìotae eccle»ìae Papiensi, quoad retiqua, praeter bujusmodi oppidum 
et ìllius dietrictum dumtaxat, ipsius Papiensìs dioecesìs loca, alìquod 
praejudicium dou generetur, et uihil aliud de dieta dioecesi Papienai 
sìne eorumdem Àntonii Cardinali^ et Joannis Mariae Episcopi consensu 
dismembretur; ueo non quae similiier partim Novariensis et partìm 
Papieusis dìoccesis praedìctarum existit, campaneam Lumellinam prae- 
dictam, quoad ìllius partem in dieta dioece^ì Novarìensi consistentem 
dumtaxat, cura omnibus et siugulis ipsius campaneae oa^tris, vjliis et 
loci:*, nec non oppidi, districtns et partis campaneae Novarien. dioecesìs, 
hnju?modi Clero, populo et personis , ac ecclesiis, monasteriis et piis 
lociit, iiec non beneficila ecclesiasticia cum cura et sine cura, saecula- 
ribus et Ordìuum quorumcumque regularibu^ ab eadcm dioecesi Nuva- 
Hensi, ealvjs ceuBÌbus, sì qui ìu oppido, districtu et Novariensi dioecesi 
bujusmodi reiiipective Papiensi et Novariensi eplscopia prò tempore exi- 
stentibusdebeantur, venerabilis fratris nostrì'Joannis Angeli Episcopi No- 
variensis ad praeraitiSft quoad dioecesim ^fovarienBem pracdictam ; couse- 
qui decernunt, expresso accedente consetisn, et auctoritate praedìcta, te- 
nore praesentiura separaraus, et ab omni jurisdìctione, superìoritate , 
correctione, visilatione, dominio et potestate prnedictorum, et prò tempore 
existentìum Papiens. et Novariens. Epiacoporum, neo non dilectorum 
filiorum Papienftis et Novariensis eceUsiarum capitnlorum, eorumque 
vicarionun et oftìcialium, ac a solution© quorumcumque jurium eisdem 
Bpiacopis et capitulis per olerum et alios praediotoa ratioue jurisdictionis 
et Buperioritatis debitorum, penitus eximimua et totaliter liberaraus ; nec 
non oppidum in civitatem , et ecfMesiam Sancti Ambrosii bujusmodi in 
Catbedralem Ecclesiam, ac in illam Epiacopalem dignitatem, oum praM- 
miuentiis, bonorìbua et privilegila, quibus aliae Cathedrales Ecnlesiae 
de jure vel consuetudine utuntur, potiuntur et gaudent, ac uti, potiri 
et gaudere po»3unt et poterunt quomodolibet in futurnm, nec non epi- 
scopali ac capitulari mensa ac aliìs Catbedralibua Inslguìis; et ultra 
Praepoaiturara , quam inibì dignitatem post Pontificalem majorem esse 



i 



anOKACA DI TIOIVAKO 305 

▼olamvft, unum Archiprae^bìteratnm prò tino \rchJpraenbitero« et unum 
Archìdiiiconatum prò uno Archidlacono, et unum decanatum, digrnitate? 
ìoibi non majores post pontìficaleoi , prò uno decaoc , uec non ultra 
eeptem Caaonicatuft, et totidem praebendas jam Ìd ea oonstìttitos, aUos 
quinqnc canonicatus et totidem praebendas prò altis quinque CaiiontciB, 
ad Omnlpotentis Dei laudem et ipsìus Sanctì Ambromii hoDorem^ totlufi 
triumphantìs Kcotesiae g-loriam et fìdeì Catholicae exaltationeni, de al- 
mili coosilio, dieta auctoritate erìgìmus et ioatituimus; ac oppidum CI- 
vjtalis, et Koelesiam Catbedralià, nec non campaneam dioeoesÌB, inco- 
lasque et habitatores praedictos civium Domine et honore decoramiiB; 
Dee noD eidem ecclesiae, sic io Cathedralem erectae, oppidum prò cìvi- 
tate^ et campaueam hujusmodi prò dìoecesi, nec non ecclesias prò clero, 
et saeculares persona» inìbi habitantes prò populo noncedimuB et assi- 
gnamua; ac Civitatem, Dioecesim, Clerum et populum praedicto Epi- 
scopo Viglevanenei, qui prò tempore fuerit, quoad ordinariam omnium 
jurisdictionem et superiorìtatem , etiam perpetuo subjicimus, nec non 

episcopali prò illiuK unam Vallìs viridÌB valorìs annui quadringenta- 

rum librarum Imperialium monetae Mediolanensis, octuaginta ducatus 
aurì vel circa constituentium, ad Galeatium, et tam ìlli tot alias de la 
Sforzesca locorum hujudmodi, ex quibuB tria millìa librarum similium, 
quam Capitularibus mensi.-i praediclia alias ejj^dem loci de la Sforzesca 
proprictated, ad Franciscum Ducem praefatum legitime pertinentes, ex 
quibus prò dote Archipraesbìteratu:^, ArchidiaconatUH et Decanatus, du- 
centaeet quinqnat^inta librae similes annu&tìm perctpi pot^Bunt, per eos- 
dem Franciscum Ducem et Galeatium concedendas et ai^sìg-nandas , ex 
uunc prout ex tunc et e contra^ cum concessue et asaiguatue fueriut; ita 
quod liceat Episcopo Viglevani prò tempore esistenti, et Capitulo eccle- 
aiae hujusmodi, per se vel alium eeu allos corporalem possessionem 
proprietatum praedictarum, illarumque jurium et pertineiitiarum, pro- 
pria auctoritate libere appraebendere et perpetuo retinere , illarumque 
fruetus, redditu3 et proventus iu suos et mensarum ac Archipraesbi- 
teratus, Arohidiaconatus, Decanatns, nec non canonicntuura et praeben- 
darura erectorum praedictorura reapective, nsns et utilitatetn convertere, 
et cujusvia lìcentia super hoc minime requisita, auotoritate et tenore 
praedictis perpetuo applicamus et appropriami^. Kt insuper praefato 
Francisco, et prò tempore existenti Duci Mediolani jutìpatronatus iu 
praesentando nobis, et Romano PoutifiiM prn tempore exisilenti, perso- 
nam ìdoneam ad eamdem Ecclesiam Viglevanensem, quotiens illam, hac 
prima vice excepta, prò tempore vacare contifrerit, per nos et prò tem- 
pore Bomanum Pontiticem existeuiem , praefatae eidem Ecclesiae ìu 
Kpiscopum prae6cieodara, ac etiara pracseoiandi eidem Ki)Ì6copo Vigle- 
vaui, prò tempore exìstenti, alias persona^ idoueas ad Archipraesbitera- 
tum, Arcbidìaconaium et decanatum, ao singulos GauonìcatuB et prae- 
bendas erectos praedictos, tam hac prima vice ab eornm primaeva 
erectlone hujusmodi vacante», quam deinceps quotiens illos prò tempore 
ir 

losc. 8. n, T. xtr. -tt.^ 




300 



CB8ARE HUBiLOKIO 



qoovis modo vacare conttgerit, per Ipsum Kplscoptim Vigrlevanensen] ad 
praesentationem hujusmodi instituenrlai?, siirilìbuft consiilo, anctoritate 
et tenore reeervamua, coocedimu^ et assiguaiuus. Deceruenlett jurìpa- 
trouatus bujusmodi , ac sì illud eidem Duci ratìotic verae fundatìonis 
seti plenae dotaiionìs competerei, etiaro per ^edetn praedictam, etiam 
conoidtorialiter derog^ari non posse, nec dero^atum censeri, nisi ad hoc 
ipsius Francisoi et prò tempore existentis Dacis Mediolaai expressu? 
acoeseerit assensus; et sio per quoscumque jtidices, sublata eis quavis^ 
aliter judicandì et ioterpretandi facultate, judicari; deflnirì debcre ìrri-^ 
tura quoque et inane, si secus super bis a quo quavi» anctoritate scienter 
vel ignoranler contigerit attentar». Nulli er^fo omnino homini liceat hanc 
paginam no^trae septiratiouìs, exemtionis, liberatiouii}, erectìonis, ìd- 
stitiitionid, decorationi:^, conces^iouìs, assigiiationi?, sutìjectìoiiiiì, voluo- 
tatis , ampliatìoiiis, appropriai ionie, reservatìonis et decreti infringere, 
vel ei aufiu temerario contraire; si quis autem hoc attentare praesum- 
serit, indig-nationom omnipotentis Dei, ac beatorum Petrì et Paulì Ape* 
atolorum ejuB, se noverit incursurum. 

Dat. BououJae, anno incaruatìoDÌs dominicae millesimo quiogente- 
simo vigesimo nono, decimo septimo Raleudau Aprilìs, Puutitiuatu:» Nostri 
Auno eeptimo (1). 

CCCCCCCC. A. De CastiJio. A. Stupha. 



LITTERAE SUMMI PONTIFICIS 

AD POPULUH TIOLBTANRNSBM 

AD 8U80IPIENDUM NOVUM EPISCOPU^ 




Clemens episcopus, servtts servorum Dei, 

Dilectis fìtiis, populo Civitatis et Dioecesis Vi^levani, salutem et Apo- 
stolicam Benedictionem. 

Hodie Rcclesiae vestrae Viglevanensì, quam nos et hodìe ex Collegiata 
Ecclesia Sancti Ambrosi!, tuuc Norariensìs Dioecesis, in Cathedralem 



(ì) Nota il Gianolio molto opportanamento, che secondo la compotazione odierna, l'ani 
della erexione dì Vigevano in città non sarebbe il ir>29, ma il 1530 i perchè nello stile 
della Caria Romana l'anni) sì corrtinciava dalla ìncamaiione, cioè dal 25 di marzo; • 
ijQindi la data delta bolla di Clemente VIT essendo il 16 di marzo, e così non ancora 
per la Curia incominciato il nuovo anno, ri si acriese il 1529 i mentre per nui ihe prìn* 
cipiamo l'anno col 1" di ^nnaio, non solamente correva il 1530, nm dì quenUi erano già 
trascorsi dae mesi e metxo. A^ungaei che ai 16 di mano del 152!) Cletutnte VII non 
ai trovava a Bologna, eesenduTÌsi egli recato xul iiniro Uri <ticccHsivo uttobre, e rimaatovì 
iloo al 9 di aprilo 1530. GiAjtouo, D« Viglevano et omnibia Hpùcopù, pag. 30. 



M 





GROlfAOA DI TIOSTANO 



:wr 



Bcclesiam ex certis oauMa, de fratrum uontrorum coDBÌliOr Apostolica 
ftuctoritate erectaiu, ereximud et indtituimu^* tuno a prìinaeva ejus ere- 
otioae liuiuàinoili vacaati de perdoua dileoti filiì Galeatiì electi Vig-teva- 
nensìs, nobU et eisdem fratrtbus ob suorum exigentiam merttorum 
accepta, de simili fratptim eorumdem Consilio, auctoritate praedìcta prò- 
vidimila; ipaumque ilU in Bpiscopum praefecimus, et pastoralem curam 
et admìaistrationem ipsius Scclesiae Vi^levaneoBis sibì io spiritualibua 
et temporaUbu3 plenarie oomnaiiteado, prout io nostris inde coDrectis 
litteris plenins coutìnetur. Quocirca univerriitatera veatram mouemiis et 
bortamur, attente vobis per apostolica scrìpta mandantes, quatenus 
eundem Qaleatium electum, taraqnam patrem et pastorem auimarum 
veatrarutn, devote suscipientea, et debita honorifloentia pertractantea, 
ejus mouitis et maniiatis dalutaribui* hiioiiliter iateudatis, ita quod ipse 
Galcalius electus in vobin devotioiiìà fiUos, et voa ia eo per consequens 
patrem benevoluro iovenisae gaudeatis. 

Dat. BoDoniae, anno inoarnatioiiid dominicae 1529, 17 Kaleudas Àpri- 
Hs, Pontifìcatus nostri anno septimo. XX À. De Caatilio. 



lURA GIVITATIS 

PER PRANCI8CUM SECUNDUM MBDIOLAM DUCBM 

C0NCE88A VIGEVANENSIBUB 




Franciscus TI» dux Mediolaniy eie. 

Postquam a turbine tot et tantorura bellorum nobia couquiascere, 
immo verìus respirare licuit, nthìl raa{>:ìs animo nostro inaedit, quam 
oppidum Vi^tevaul io civìtatem erigere, et erectam auspice Summo 
Maxitnoqiie Clemente Pontifice episcopatu condecorare, adjectis nberioris 
gflebae agris, quibus et reverendua Episcoptis ceterique sacerdotes rem 
divinam facientes iu sacro tempio, Divo Ambrosio novae urbis tutelari 
numioi dicato, viotum hts, qui aacri:^ initìatì, di^niim jiararent. Àlli- 
ciebat ad id frequeua oppìdatioriim ntirnerus, ing-enio, u$u rerum et di- 
versi:} virtiitibus praeditorum ; quorum etsi para mag'nu peste et bello 
proximis aunis desirleratì sint, auperfuere tamen fìIii,optimae apei ado- 
lescentes, qui novae propediem urbi ornamento erunt. Invitabant et 
ingfente-* sacrae aedes, quibus omnis fere jj^eneria religiosae vitae viri 
praesunt, rei divioae incumbentos. Impellebat et loci amoeottas , nerls 
temperies, arx munita, atria nobilissima, cultae domus, forum ampUs- 
Bimum pulctierrimumque, ut merito ipsiim oppidum civitatis titulo exor- 
nandum cenaereinuri. Quhc cum Deo auuuenle felicibus auspiciia effece- 
rimus, novi oivea Vig-Ievanensea aupplìcem libellum tenoria sequentis 
nobU porrexerunt, videlicet: 



1 



^ns 



OMARB NUBOOKIO 



Illustrissime et eaccellentissime prlnceps 

Cum favente Dea Eas. V. placuerft hoc suum Vfglevani oppidunt} 
in titulutn cfvitatis erigere, decet subsequenteì* ''andetn Cit'italenl 
competenti comltatu et jurisfitctione augere, ipsanique immunitatibusì 
et privilegiis dotare ac munire, ut non solum nomine, sed et effectul 
civitatis nomen habere merealur^ et loci sterilitati coadjuvatnen 
daiur. Ea propter Eoccellentiae Veslrae humUiter recurrendo sup- 
plicant Consules, Cojnmune et liomines dictae civitafis, ut illa dfgnetur] 
infrascripta privilegia concedere^ etjam concessa confìrmare et ohser 
vari facere , prout speratur. Primo, quod Eaceil. V. concedere d^J 
gnetur ipsi cioitatì idoneaiìi et competenlem Jurlsdictionem sive 
mitatum. Secundo petUur, conflrmari privilegium concessum p€ 
felicem memoriam excellentissimi Ducis Ludovici E. V. genitoris 
conducendo biada a partibus Lumellinae Isolariae et Sovariensls^ 
Viglevani^ quod Me exibetur, cum eccempiione et sine solutione floì^e- 
norum qualuor centum , quos antea solvebant annuatim ex causa 
praemissa, ut civitas ipsa suo gaudeat privilegio. Terlio peiitur^ sibi 
concedi in perpetuum tres nundinas in anno fieri posse in dieta civi- 
tate, exemptas et francas^ ut caeteris conceduntur; pidelicet unum 
in octava Paschae resurrectionis dominicae , aliam in festa Sancii 
Ambrosii quod est die septimo decembris , et aliam in feslo Sanctae 
Magdalenae, quod est die ^juHi, diiraturas per dies odo prò singula 
earum, cum exemptione datiorum usque ad introitum inclusive ipsius 
cicilatis, non autem prò eicflUy prò omnibus mercibus eidem condu- 
cendis. Quarto petitur, quod sibi concedatiir facuUas acquirendi bona 
immobilia super tota dominio, sine ulla speciali Hcentia obtinendain 
posterum, sustinendo onera secnndum consueludinem et staluta loco- 
rum in quibus sita erunt bona acquirenda. Quinto et ultimo petilur, 
ut oonfirmenttir omnia privilegia hactenus concessa dictae Communi- 
tati per olim illustrisstmos et excellenttssimos Dures Mediolani, qua&^ 
hucusque observata fuere et observantur, et quorum originalia propter 
bella perdita ruerunt, tamen reperiuntur antiquilus registrata in 
volumine statutorutn dictae Civitatis. 

Nofi autem ea omnia in Senatu nostro priiu recitarif et diitgeuter 
super ii.>ide[n ag-i matureque discuti voluitnus. Is Onlo, ut in unaqua- 
qne re prudenter facit, evocavit quaestores nostro!*, ac omnium quae 
agenda foreut, et ad eorum ofHcium pertiuereiit, eos partecipe^ esse %o- 
lutt; monuit et civcs Papieusea, et ceriod fecìt Nuvarieuseò; qui oum 
ea de causa nuncios suos ad eumdcm Senatuui destiuaveriut, de cou- 
Ftituendo novo Comitatu dìu cum itiis di.«ceptatum e^t, multaque io 
medium adducta fueruut, quae et animiim nostrum et eJuBdem Ordinifi 
meutem movere potuìssent , quominus latos tìnes uovi oumitatus nflw 
urbi daremua. Omnibus recte perpeuais, etiam deSeuatua uoatri judiclo, 



CRONACA or TIOKYAKO '^W 

quorl semper ut ent justisflimum oeuBemus, exìstimavimus minime 
aequum fore, ut urbs ullo absque coraitatu esset , novique cives intra 
imam nrbem velati mancam se continerent; nec minus couveniena vlde- 
retur, novos cives aliquibus commodié atque immuiiitatibus condonare; 
ita tamen ad hoc deveDiendum fore, ut hae aliae civitates digfnosoere 
poAsent, etiam de enrum commodo nos coD^rnam ratìonem babuisse ; 
oapitulid ìpsis in modum qui sequitur responderaus. 

Ad prtmum capitulum ; conceditur comitatus in terris infrnscriptis 
videlicet, Gambolute, Cillavenia, Gravalona, Nlcorvo, Rodobio, Pale- 
atro» Oonflentia, Vinzalio, Tiirriono, Villauova, Caesolo veteri et novo, 
e% quae liabeant in omnibus et per omnia reco^uoscere maiorem magi- 
stratum Vig-Ievani , prout alia loca aliis Cìvìtatibus Mediolanensis do- 
mlnii siippo^^ita; salvo quod noblles Papienses , habentes de praesenti 
bona in loco Gambolate, et qui etiam cousueverant habitare in civìtate 
Papiae a decennio citra» non subjaceant majori magistratui Viglevani, 
sed remaneant sub jurisdictìone praetoris et majorìs maglstratus Papiae, 
prout hactenua consueverunt, 

Ad secundum: conceditur quod ex comitatu assìg-nato podsit con- 
duci biada Vìglevauum absque soliitione: ex aliis autem locia servetur 
id quod in aliis cìvìtatibus observatar. 

Ad tertium : conceditur quod possint fieri duae nundinae, altera ad 
festum PaHcatid , altera ud feslum Sancii Ambrosii, cum illis tamen 
exemptionìbus et conditionibus , quae per quaestores praedictos appo- 
nentur et declarabuntur. 

Ad qttartum: conceditur ut pelitur , sine tamen praejudicio tertii, 
et fori declinatione, et bonis cnm onere suo tranaeuntibus. 

Ad quintum et ultimum: fìat confìrmatio , seu oouceasìo, prout 
«hacteuuà rite et recte privilegia ipaa servata fueruut, et in vìridi obaer* 
vantia existunt. 

Mandamuijque quibusnimque oHUcialìbus nostrìrt , feudatoriorumque 
Dostronim subditìa praebentìbus et futurìa, ut capitula ipsa in modum 
et formam qaibus aupra a Nobìs datae sant ad uuam quoque respon- 
elones, servent et exequantur, et inviolabiliter servari et executioni 
demandar! faciant. In quorum fidem praeseiites, mauu uoatra subacriptas, 
fieri jussimua et registrar!, nostrique aìgilU muniraiue roborari 

Dat. Viglevani die 2 februarii 1532. 

Signat. FnANCisoos. 

Subscrip. Burtolomeus Rozouud, sigìllataque sigillo ducali in cera 
alba, peodeuti cum corduU viridis albiqiie coloria sericea, atque filo 
aureo interposito. 

A tergo: regiatrat. in libro feudorum in fol. XXII* 



L 



310 



CB8ARB NDBILOinO 



Francfsct^s 11^ Mediolani duj?, eie. 

Caesar Aug-iistus, mag-nì Alexandri vocem admiratns, suos Io lUq 
maximo et fortiinatìssidtu vidturìaruin curati iuterrogantì&f quid ìu ori: 
subacto facturus esset, ìLlani mtuuà iucoDauItam et taoto rege dig'a&o 
pronuuciavit : cum ma^iis laborìodum et longe clarius sit, parta ordinar 
et bene gubernare, quam acqiiirere, laudatissimam et vere auream sei 
teotiam. Uanc sequuti Viglevanum, ab iis qui nos oderant receptum, in 
cìvitatis formam redactuas, leg'ibus exoraavimus, confirmavimusque; 
uorinamdedìmud, qua non in uuiversum, tantum iu eo ac ìu jurisdictioafl 
quam illi attribuimus viveudum sit. Quas leges (Statuta appellant) a 
Seuatu nostro repurgatas, et acrioria limae attritti perpolìtaa, sìcuti, 
leguntur, inconcusse servari volumus et jubemus. In quorum fidem prae-J 
auntes fieri, registrari , noatrique sigilli impressione communìri ju 
mus (1). 

Data Papiae, ultimo julii MDXXXII. 

Slgnat. Jo. Cataneus. 

et sigillata sigillo Ducali in cera alba solito. 

KOTlFir.ATIOiNL: DKl CAPITOLI DELLE FIKRK 



Haveìido ClU.mo et Eccell.tno Signor Francesco Sforza Secondo, 
Duca dì Afilano , eretto Vigevano in Città , ed eziandio decorala di 
Episcopato e Dignità Ecclesiastica, eitam d'altri ornamenti^ cioè Con- 
tado e Giurisdizione amplificata^ e secondo si conviene alle altre Ciltadt^ 
è parso a S. Ecc."* a benefizio dei cittadini abitanti in essa Città di 
Vigevano, quanto etiam al commodo e utilità loro, e commodo dei 
circoridanti Ciltadi, terre, lochi e Castelliy qttanto a' mercadanti, cosi ' 
del Ducale Dominio di S. E. come a' forestieri , concedergli ad essi 
Vigevanasctil autorità dt poter far le fiere, come nelle altre Città si 
sogliono esercire; anzi S. E- per sua liberalità, dimostrando ad essi 
Vigevanascfii il buon animo qual sempre ha portato a toro e alla _ 



(I) Qaesto docnmento. o i tro procedenti, sono promossi ni toIdidc de^ti Stfitìtta eiviJia 
et erimnalia civitatii et comitatiu Viglevani , stampato a Milano da Giacomo Maria 
Meda. 1608, io A". La prima tsdizìoDe degli Statati di Vigevano ó dello stesso anno 1532 
in cai furono approrati; ina quoitU edizione ù og^dl una rarità bibliografica. Se no trova 
un esemplare a Torino nella Biblioteca del Re, e un altro a Kooia nella Biblioteca del 
Senato. Furono poi ristampati dal Meda a Milano nel 160S. Ma già sino dal secolo XITI, 
e così ben prima del Ducuto di Fraoceeco li, Vigeirano aveva proprìi Statuti ( v. Birri- 
ohàrdi. Memorie ìétoriclxe, pag. 17 e 69), dot qaali bì conferva un codice raanoAcrìtto 
neirArcbivio Municipale, e che saranno a suo tempo pnbblicati nM Toltuni delle Le$m 
Municipaks di questa Depataaione di storia pftiria. 

m 




« 



CRflMACA DI ViaFTANO 



311 



Ciltày ffli ha concesso far tre fiere, da esser fatte tn ogni anno; vù 
delicet , la prima aia iO del mese di niarzo , l'altra alli 20 d'agosto 
e la terza alla festa di Santo Ambrosio del ììiese di dicetnòre , che 
durano giorni dieci per cadauna fiera, secondo le condizioni^ qualità 
e prerogative descritte nelti privilegi di S. nJ. data Mediolaoi die x de- 
oembrid 1533; pertanto ad ogni uno si fa notizia, come alli dieci di 
marzo i534 si cominciano le fiere della Città di Vigevano, e cosi suc- 
cessivamente l'altra fiera d'agosto, e luitinui di dicembre; e perseve- 
reranno secondo il modo e ordini compresi nelli privilegj di esse 
fiere; e per più chiarezza d'ognuno si sono annotati alcuni Capitoli 
di esse fiere, del tenore infrascritto^ videlicet: Primo, che robe mer- 
cantili e bestie bovine , che a dette fiere, nel tempo di dette fìere^ ed 
etiam d'innantl per venti giorni per cadauna , si condurranno da 
gi4alsivoglia loco, non siano tenuti pagare dazio alcuno, mentre che 
si conducano per la via e luogo di Palestro, ovvero per la via e luogo 
di Bremide ; siano però tenuti gli mercadanti o condottieri pigliar dal 
Postero di detto dazio in un de' detti luoghi il non impediatiir, qual 
però si conceda gratis, e con condizione che conducendosl robe per 
altre vie, e senza il non irapediatur, siano in commesso. 

Ancora, che ogni persona di qual grado, stato e conditione voglia 
si sia, durante dette fiere, e li detti venti giorni avanti, gli possa 
sicurameyìte ventre, cosi gii sudditi del Ducale Dominio di S. Ecc.»' 
quanto etiam forestieri, eccetto perà ribelli e banditi per qualunque 
causa criminale del Ducal Dominio, traditori e falsarli^ né anco per- 
sone infette né sospette di peste, con le loro robe mercantili, bestie, 
biade di ciascuna sorte e specie, e in dette fiere stare, vendere e 
permutare, e far ogni contratto che a loro piacerà, liberamente senza 
alcun impedimento né molestia, reale né personale; né saranno mo- 
lestati per causa d'alcun debito , né manco sequestrate sue robe per 
alcuna differenza né lite, né per cambio né contraccambio né per altra 
causa, eccetto però contratti e debiti causati sopra dette fiere, noti' 
ficandò ancora che delie mercanzie, quali saranno condotte alle fiere 
ut supra, nel riuscire pagaranno il dazio secondo la forma del dato 
novamente fatto per S. Eccell."^. 

Fa adunque fatto Città il detto Castello di Vigevano, come si vede 
di sopra , di volontà e gran dosiderio del Duca : il quale parimente 
edificò la Chiesa nuova a sue speso, nella forma che al presente si 
vede^^)f oell'ultar maggiore della quale sono queste parole in ona pietra 
posto in intaglio: 



(1) n Daea Franeesoo li non potò condurre a termiae la costraiiooe deU* Clilea^ 
«■MD^ agli morto qaando appena eraae finito U coro, e incomtaciati i qaattro pilaetrì 
103 




312 



QMAJUC NUBILOZao 




Lap. hmic p. Frane. II Sfor. Duce Mini fundatùre dot^toreqtte 
iuhente Ghristierna Regis Datiae filia , Caroli V avunculi id pn 
curantis nepU desponsata^ Galeatius Fetta primus Viglevanen. 
scopu9 in arac futidivmntis posuit, 

Mcooocxxxin ego Galeatius Petra EpusEcclesiae Gathedralis Vi 
(jlevani p. altare hoc consecravi in honorem S, Ambrosii Archie^ 
scopi, et reliquias Beatorum Ioannis BaptistaCf Jacobì et PhUij 
Apostolorum, Gatìierinae virginis et martiris m eo inclusi; G> 
fidelihus singulis hodie unum annum^ et m die anniversario d 
crationis hujmmodij ipsum visitaniihus ^ quadragintu dies de 
indulgentia in fonna Ecclesiae consueta concedens. 

Il suddetto reverendissimo Monsignor Galeazzo Pietra fu coùse- 
crato in giorno di sabbato , ch*era il giorno dì S. Giosefifo alli 1 
marzo 1530 dal Hev.""* Arcivescovo Dirrachiense. Dopo [si] fece la proT- 
visione in esso Galeazzo Pietra Rev.°° Protonotario Apostolico e Dacal 
Senatore; il quale uni al detto Episcopato la sua Abbazia di S. Ma- 
ria d'Aciiualunga, diocesi di Pavia, dell'Ordine Cistercense, con la 
dote di tutti gli miglioramenti di valore di lire quattro cento, come 
si vede nella Bolla di provvisione, e di più la possessione della Costanza 
nella Valle del Ticino, di pertiche trecento trenta e sette vel cir 
La qaal Gostanza fa poi assegnata alla Sagrestia della Chiesa Mag 
giore, con patto però che S. Ecc." desse al dotto Rev."" Mousigno 
Galeazzo Pietra reqoivalente in cambio e per scontro delle sopradette 
possessioni. Ma sopraggiangendo la morte di S. Ecc.", non fu mai il 
dotto Rov.*" Monsignor Galeazzo Pietra satisfatto secondo la mente del 
Duca; il quale fini i suoi giorni al primo di novembre, la notte segnante, 
circa alle otto ore, l'anno 1525, quando ebbe pagato la tassa sopra- 
detta alla Maestà Cesarea di Carlo V. Fu il Duca reputato sempre 



ortfl 



che HuaWugunu la c»|KrlA. La Ciiusa fa \nii Unita ii6l 1612; e fa conaacnita d» Monflignor 
Odeicalchi. Allo sfìeso dulia costruiiood contribal eoo due mila scadi U cttHLdi Vigevuio. 
la quale aveTa par Tutto donaxiuae d«Uo casa salla coi area si edificò repiscopio.^^Lft 
Clùeaa Mug{fiur« di V'igeirano fa da prima ntìl castello, ed ora dudlcota a Maria Vergine. 
Ma poi la Chiesa aulica fa demolita, e l« fnaiioni sacre sì trasferirono nella piccoift 
ChicM di S. Ambrogio, che pediOcat t direuoò Cattedrale^ Sìcchiiii pag. Idij B&ui- 
MLLAt ^ Chiesa de Vigevano, pag. 10. 




CRONACA DI nOKTANO 319 

savio e pnidente aomo digoyerno e di somma giustizia: e delle fattezze 
del corpo ebbe bella e oaorata testa. La morte sua tanto pid dolse 
allo Stato di Milano, quanto che egli doq lasciasse alcun erede , per 
la tenera età della Duchessa, e forse per la sua impotenza. 

E perchè sia noto a chi leggerà r[U03to nostro digcorso . che cosa 
erano queste possessioni, cioè Valverdee )a Costanza, dove erano situate, 
e in che modo erano pervenute alle mani del Kev."^ Monsignor Ga- 
leazzo Pietra VescoTO di VigcTano, qual donò a Francesco Sforza Duca 
di Milano, insieme coU'Abbazia d*Acqualanga detta di sopra, con lire 
ventiduemila Imperiali di miglioramenti sopra ad essa Abbazìa, por 
far la Mensa Episcopale; alla quale il Duca diede una parte della 
Sforzesca, per aggiunta a detta Mensa, di valore dì lire tremila di 
reddito alKanno, con patto espresso che potesse recuperar detta parte 
della Sforzesca, dando possessione d'equivalente reddito secondo il valore 
di quelli tempi alla detta Mensa; la qual Sforzesca con Tiatesso patto 
fa assegnata nella Bolla della erezione in dote dell'Episcopat-o da Papa 
Clemente VII insieme con la detta Abbazia, miglioramenti, Valverde, 
e Costanza per dote, ovvero Mensa che dir vogliamo, di detto Episco- 
pato Valverde dunque pervenne in Monsignor Rev."" Galeazzo Pietra 
in pagamento d'alcuni miglioramenti fatti sopra la possessione di Sar* 
tirana; la quale, essendo solamente Abbate della medesima Abbazia 
vicina al detto loco di Sartirana, esso aveva tolto a fitto dalla Camera 
Ducale, con patto che potesse far miglioramenti ; nò fosse levato, che 
prima gli fossero pagati detti miglioramenti. Onde volendo la Camera 
levarlo, e avendo lui da esser pagato dei molti miglioramenti da Ini 
fatti, il Magistrato fattili riconoscere e collaudati, gli diede in paga- 
mento (così contentandosi luì) la detta possessione di Valverde. La 
quale era confiscata alla Camera, per la rebellione di ano de' Loneri 
da Mede, marito d'una nominata la Signora Arcangeìa ; la quale morto 
che fu il marito, che seguiva le parti Francesi, tolse uno Spagnnolo 
per marito, chiamato Giovanni Pescherà, Capitano favorito di Don Rai- 
mondo Vicero di Napoli e di Antonio de Leva Capitano Generalo di 
Carlo V Imperatore in Italia. 11 quale nella restituzione che fece il 
detto Imperatore dello Stato di Milano a Francesco Sforza Duca di 
Milano, procuri) per via dei detto Viceré di Napoli e Antonio Levai 

10» 



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SM 



CVSAin NDBILOHIO 



che il Duca facesse riavere la possessione dì Valverde aita detta Si* 
gnora Arcaugela e suoi %liuolì, come fece, smembrandola dallo Epi- 
scopato^ con promissione di risarcirlo con la equivalenza; il che non 
ebbe effetto, come è detto di sopra. E fa sforzato a farle dar essa pos^H 
sessione di \alverdej acciocché il Viceré dì Napoli e Antonio de Lev»^ 
suddetti gli fossero più favorevoli in fargli restituir lo Stato ai esso 
Francesco Sforza; per il che fece altri doni di cose mobili e immobili, 
entrate, possessioni, feudi, non solo alli detti, ma anco al Cardinale 
Gattinara, principale del Consiglio di S. Maestil Cesarea. ^ 

La Costanza da Costanzo, cittadino di Vigevano e secretano de! 
Signor Gio. Qlacobo Triulzio, ebbe il nome; il quale finendo i giorni 
suoi nella città d'Asti, e già molti anni erano passati, che non aveva 
pagato li carichi dì essa possessione, per volontà del Duca Francesco 
la diede per la metà per il reddito della Sagrestia, e l'altra metà In 
unì alla Mensa Episcopale, come appare per un istromento rogato 
per Antonio Maria Parona notare di Vigevano; nel quale si fa men- 
zione , esser la metà di dotta Costanza nel modo sndetto del Rev.** 
Monsignore e sua Mensa, Onde avendo procarato il Duca d'ayer l'altra 
metà nel modo che si descriva più abbasso, volle che Monsignor Gki^H 
leazzo si contentasse, che si la sua come Taltra metà fosse per lai 
data alla Sagrestia della Chiesa del detto Episcopato, con promissione 
di dargli Tequivulente di essa, siccome di Valvorde. Il che non avendo 
poi fatto per la sopraveaiente sua morte, ritrovandosi Monsignor Eev."* 
privo di detta Valverde e ddlla medietà della Costanza, perciocché 
senza consenso del Sommo Poutefice non aveva potuto permettere né 
consentire che il Duca la togliesse per darla ad altri senza presen- 
tauea ricompensa uè evidente utilità della Mensa Episcopale, si mise 
in possesso di tutta la Costanza in cambio, usando retenzione di tutta 
essa, quantunq le non equivalente , per non perder il tutto , godendo 
ancora alcuni redditi di essa Sagrestia in ricompensa. Il che trovato 
dal suo successore, perseverò in detta retenzione per le ragioni sopra- 
dette, non godendo però altro che detta Costanza. Delle quali ragioni, 
oltre le scritture che di ciò fanno menzione, Monsignor Rev,*" Galeazzo 
Pietra ne fece far memoria nella pietra di marmo che è posta nel muro 
della Chiesa, dal lato dell'Evangelio dell'altare, di sopra alla sedia 




CROWACA DI TTaBT4H0 315 

Episcopale, acciò perdendosi le scritture, gli successori suoi fossero 
istrutti di tal negozio, e conoscessero che la detta Gostanza poteva 
essere posseduta giuridicamente da essi in cambio di Valverde e della 
metà della Costanza, coli* altra medietfi qual pervenne al Duca per 
donazione della Comunità di Vigevano, che se la fece sua per il credito 
che aveva contro al detto Costanzo dell! carichi , che per molti anni 
doveva pagar di essa possessione in detta Comunità , e per un ìstro- 
mento rogato per Francesco Maggio Notare in Vigevano; la qual cosa 
si è detta per soddisfare come sopra. "^ 

Monsignor Rev"" Galeazzo Pietra, Vescovo primo, con Tunione 
dell'Abbazia e delle possessioni sopradette e delti miglioramenti fu 
parte causa della fondazione del Vescovado dì Vigevano. Egli fu citta- 
dino Pavese, figliuolo d'Isuardo gentiluomo Pavese ; ed ebbe duo! fratelli 
uno chiamato Isnardo e Taltro Muzio; gli quali insieme con luì segui- 
rono la Casa Sforzesca in ogni sua fortuna. Ed esso specialmente fu 
servitore del Cardinale Ascanio Sforza, fratello del Duca Lodovico Moro, 
sopranome così detto; e perciò fu nella Corte di Roma circa anni trenta ^ 
essendo ufficiale deirarchìvìo. Nel qual tempo occorrendo vacar la sud- 
detta Abbazia d'Àcqualunga, ed essendo impetrata dal Cardinale Picco- 
lomìni. tenne modo ch'esso la pose in persona sua, con riserva d'una 
pensione dì ducati duecento, che il detto Cardinale ripartì a' suoi ser- 
vitori benemeriti; la qual pensione si estinse per la morte di esso 
Cardinale, qual dopo alcuni anni della erezione del Vescovado morse. 
Onde per aintar il detto Monsignor Rer.*" che in quelli principii non 
cavava molto dalla sua Abbazìa, essendo rovinata per le incursioni dei 
soldati per causa delle guerre di Antonio Leva, il Duca Francesco 
Sforza fondatore pagava al detto Cardinale Pìccolomini in nome dì 
Galeazzo Pietra. II quale ebbe in dote per la Mensa Episcopale, oltre 
l'Abbazìa, Valverde, la Costanza e miglioramenti, una parte della 
Sforzesca, nominata la Pecorara, avendo esso Duca dato Taltra parte 
alla Mensa Capitolare d'essa Chiesa, con patto però e condizione dì 
poter redìmere Tnna e l'altra parte, e liberar tutta la Sforzesca, dando 
altrimenti beni equivalenti in cambio; il che gli fu concesso da Cle- 
mente Pontefice M. come appare per la Bolla della erezione di es^ 
Chiesa. Il Duca Francesco Sforza diede di più in dono al detto Monsi- 

107 




"SW 



cBSAftR yupiLomn 




gnor Rev."^ G-ateazzo Pietra an giardioo, noiiiinato il bardino dell& 
Bacca vecchia, fuori delle fosse, al lungo del Naviglio, mediante la strai 
che è tra essa e detto Naviglio da ponente; il quale confina dal 
parte settentrionale con la strada che va verso Milano e alla Ghia 
della Misericordia, uscendo fuori della porta episcopale, mt.*diaute ai 
roggetta che porta acqua per adacquar esso giardino e alcuni al 
più verso alla strada della Sforzesca; da levante confina con alcti 
campi pur di detta Sforzesca, mediante una roggetta che al toiupo d 
Dùca Lodovico toglieva l'acqua dalla Mara per adacquar detto giardini 
e alcuni altri; da mezzogiorno confina con alcuni altri campi lavO' 
rativi, situati dietro alla detta Rocca Vecchia. Il quale giardino 
Duca Francesco Sforza lo lasciò alla Mensa Episcopale, ancorché ri' 
caperasse la parte della Sforzesca, come presupponevano gli Rev^l 
Padri delle Grazie di Milano, nelli quali dopo alcuni anni porven 
la Sforzesca; si perchè al tempo del Duca Lodovico, nella locazioni 
ch'egli fece a un detto Guascone di tutta la Sforzesca e tutte 
sue ragioni d'acquo, si riservò di poter adacquare e cavar acqua delli 
roggia (letta la Mora e dalla roggetta de' Molinetti per adacqui 
questo e altri suoi giardini, come appare per detta locazione; 
anco parche non solamente il detto Duca Francesco Sforza, fondatore 
della Chiosa, lo donò separatamente al Vescovo per la Mensa Epi- 
scopale, ma non lo ricuperò quando ricuperò la Pecorara suddetta, 
esso vivendo, come avrebbe ricuperato secondo il patto, se fosse stato 
parte di detta Sforzesca. E che sia vero che detto giardino non sìa 
parte dì detta Sforzesca, gli fiovernatori di Vigevano godevano detto 
giardino della Rocca Vecchia, siccome l'ha goduto il signor Bruno 
da Preda e Catterina Bianca Stampa sua moglie, come Governato 
dì detto loco, dall'anno 1521 sino alTanno 1580, tenendolo a fitt|| 
da esso Governatore un nominato Angelino de Randelli quale lo 
votava ancora nel tempo del Duca Lodovico il Moro ; e successivamente 
Thanno goduto tutti sin ora. 

Visse Monsignor Rev."* Galeazzo Pietra nello episcopato sin l'ann 
1552; e passò a miglior vita nel mese di ottobre dell'istesso anno, la 
vigilia di S. Simone, la notte seguente, circa alle otto ore , essendo 
di et^ di uovant'anni, mesi nudici e giorni venticinque, come nel 



no 

1 



À 



ORONAOA DI VIOKTANO ,317 

sepoltura saa si vede, dnoì anoì aTanti la morte sna edificata per 
mano dì ud Bernardo EoDìano; il quale fii poi in pochi giorni uocìso, 
por causa deireccellenza e belle opere deirarte sua* dalli invidi nella 
Eomagna. Fa accompagnato il cadavere di Monsignor Galeazzo Pietra 
alla sepoltura con molto onorata pompa funerale dal successore suo 
Maurizio Pietra ; il quale successe neirepiscopato pacificamente, aven- 
done già tolto il possesso Tanno 1540, di dodici anni avanti la sua 
iDorte, con il beneplacito di Carlo Y d'Austria ^ invittissimo Impera- 
tore e successore di Francesco Sforza, al nel jnre patronato della detta 
Chiesa, come nel Ducato di Milano, essendogli devoluto per manca- 
mento della linea Sforzesca. 

Maurizio Pietra Reverenda Vescovo 11 di Vigevano, Conte di Sil- 
T&DOf Ducale e Regio Senatore, fu figlio di Fmucesco Brunuro Pietra ; 
gli cui onori sono autescritti abbastanza, ed ebbe per moglie Catte- 
ma Bianca Stampa , sorella che fu del Conte Massimiliano , della 
quale nac(iue il detto Maurizio, suo primogenito, nell'unno lól4 alli 
22 di settembre nel Castello di Cremona; e cresciuto che fu airetìi 
di 25 auni, essendo alla servitù del Duca di Ferrara Alfonso d'Este, 
nell'anno 1523 morse suo padre; e ivi si stutte fino Tanno 1533, 
e lo servì sino alla morte. Dopo si diede alla milizia nella guerra del 
Piemonte, overa deputato a governar alcune compagaie di Tedeschi; 
e se ne stetti) ivi sino alTanno 153S, oliò poi fu domandato dal Re- 
yerend.** Monsignor Galeazzo Pietra, per farlo suo successore nel Vescovato. 

Correndo Tanno i538, nel mese di giugno, vennero gli Spagauoli 
a Vigevano da Chieri , terra del Piemonte , dove s'erano ammutinati 
per paghe che dovevano avere. Per esser più sicuri a riceverlo ven- 
nero a Vigevano, dove si ritrovava il Conte Filippo Torniello con 
alcune compagnie di Alemanni per guardia. La qual cosa intendendo 
gli cittadini temerono molto, per gli mali diportamenti che si fecero 
Tanno 4526 da soldati stranieri e Spagnuoli, come si hgg& di sopra: 
che oltre a tutti gli tormenti, che furono degni di gran compassione, 
oltre alle crudeltà e omicidj, uno infelice nominato Michele de' Omodei 
fu inchiodato con le mani e piedi sopra una porta di casa sua, e poi 
con le armi ferito miserabilmente morse; e abitava nella strada epi- 
scopale, dirimpetto alla Chiesa maggiore. Perciò temendo gli cittadini 





le 

aasì 
-tate 



fnggiroDo, inrté id ÀbWAftagEsaw e a Miliao, p^rta a Parìa e 
laoj^ fiemi; molti ancora si rìtirarono nella Eloeea, fertacza dq 
a talché Tigerano rimase come raciio di geote. Il CapìtaDo Fé 
Silva Vìgeramseo, per amor della patria, gli salrò nella for 
della qaale era castellano. Vedendo il Conte Filippo Tonuello, 
non era in ordine nò di soldati né di monizione per poter gnardare 
la città; benché con quelli pochi che arerà sollecitasse in far le 
guardie, e ipeaio si sonasse la campana del torrione all' arme , e 
ne starano vigilanti e solleciti alle mora per difendersi, che sino ali 
donne di essi Tedeschi correvano con sassi per &r il debito loro; 
nientedimeno satrandosi esso co' snoi soldati, per nna porta se ne and 
e dall'altra entrarono gli Spagnnoli. Li quali trovando la città quasi 
abbaudonaia da tatti, si dubitavano che si fossero ritirati nella toi^È 
tc^za ; alla qnale andando a parlar con il Capitano suddetto Ferrante 
Silva, che dovesse lasciar fuori la gente che teneva di Vigevano, 
con minacce gli fece partire. Ma perchè quelli ch'erano restati 
casa era necessario provvedergli di vitto, però comandavano alle vili 
circonvicine, che dovessero portargli pane e carne ; e non volendo ub- 
bidirgli, andavano essi, e per forza gli pigliavano le bestie, e condotte 
a Vigevano lo ammazzavano, e davano fra loro a ciascuno la sua por- 
zione. Venuto poi il giorno di S. Pietro, edificarono un altare nel 
mezzo della piazza, ove fecero cantar una solenne messa, nella quale 
levandosi il Santissimo Sacramento spararono ciascuno il suo archibugio; 
6 poi passando Tuno dopo l'altro a canto alFaltare, giurarono per quello 
Santissimo Sacramento e vero Corpo di Cristo, che niuno d* essi ab- 
baiidonorù l'altro, anzi combatterìano a difensìone di tutti, e tutti a 
difensione dì uno solo; cosi diedero la fede, levando ogn'uno una mano^ 
in alto. Commisero poi alli Consoli, che dovessero provvedere dì narffl 
acciò avessero comodità e agio di passar il Ticino, perchè avevano 
deliberato d'andarsene a Milano. La qual cosa intendendo il Signor 
Alfonso d'Avalos, Marcheso del Vasto, allora Governatore dello Stato 
di Milano por la Cesarea Maestà di Carlo V, mandò alcune compagnie 
italiane sotto il Capitano Fistariuo e il Capitano Manara, per vie- 
targli il passo dei Ticino con alcuni pezzi di artiglieria ; e si fer- 
marono dove si dice S. Maria del Bosco. Gli Spagnuoli, per questo 

ti 





CHONACA DI VWBTANO 319 

contrasto che se gli fece, posero in prigione gli Consoli, dicendo che 
essi avevano arrìsato il Gorernatore di Milano; onde con gran fatiche 
furono liberati, perchè volevano fargli impiccare. E perciò in pochi 
giorni trovarono le navi; e passando il Ticino per forza, se ne anda- 
rono a Gallarate , dove gli Milanesi , temendo ^ fecero provvisione di 
sei paghe che li restavano; e volsero quattro scudi d'oro per paga 
per ciaschedun soldato. Dopo questo fu fatto Generale di questi Spa- 
gnuoli che erano 6000, il figlio di detto Marchese del Vasto; e lo co- 
stituì Marchese di Pescara. Gli soldati furono mandati a Castelnuovo, 
allora posseduto da' Veneziani, e assediato da' Turchi; onde alli 23 
di ottobre fa rotto il Turco. 

L'anno seguente, che fu del 4 539, fu una grandissima carestia 
e fame oniversale per tutta 1* Italia , di maniera tale una provincia 
non poteva soccorrer l'altra; onde tntti gli popoli ebbero grandissima 
fatica a difendersi dalla fame, ancorché fosse stata preveduta avanti 
per l'abbondanza grande delle pioggie, che fu nel verno e nella pri- 
mavera precedente; a talché fu bisogno in ogni loco aintarsi con for- 
menti portati da diversi paesi. £ molti poveri sostentavano la loro 
vita con li «ibi di crusca , e molti anche gridavano giorno e notte : 
fame, fame; e in poche ore si trovavano chi qua chi là per le 
strade morti di fame ; e questo avvenne massime nella Romagna, nella 
Toscana e nella Lombardia. E fu si gran penuria, che avanzò molto 
più assai quella dell'anno 1527. Il Eev.""" Monsignor Galeazzo Pietra, 
Vescovo liberale, e massime in far elemosine, uomo polito e attilato 
nel suo vestire, benché fosse vecchio, niente di meno si dilettava star- 
sene ben addobbato con gli vestimenti, come se fosse stato giovane; e 
teneva gran servitù in casa. Fece dimandare il Cont« Maurizio Pietra, 
ch'era alla guerra del Piemonte, per farlo suo successore ; per la qual 
cosa, avuto il placet da Cario V Imperatore, nel medesimo anno del 
1528, in Villafranca di Nizza di Provenza, stando S. M. all'abboc- 
camento con Paolo III Farnese Pontelìco Massimo, e con Francesco 
He di Francia; onde ne seguì poi una tregua di dieci anni; e avuta 
l'espedizione di lìoma, tolse il possesso d'essa Chiesa, trovandosi in 
Gosa, a tempo della morte del Eeverend.'' Monsignor Galeazzo Pietra, 
quantunque D. Ferrante Gonzaga volesse contendere, perchè preteu- 
iii 



i 



0E8MIE NlTBlLOmO 

desse detta successione; il qaale allora goTernaTa lo Stato di Milano 
a nome dell'Imperatore Carlo V per la morte di Alfoneo d' Ayaloa 
Marchesa del Vasto, come sì narrerà più abbasso. Arato dunqne l'nf- 
fìcìo detrepìscopdto, e posto in ordine v^uanto ora bisogno, nel seguente 
auno so ne andò a Roma; e si fece consacrar sotto G-iulio III Pon- 
tefice Massimo, da Filippo Archinto Milanese, che allora teneva il loco 
del Yicariato dì S. S. , ed era YesooTo di Salnzzo e referendario 
della Segnatura di grazia e di giustizia e assistente di S. 8.; qoale 
fa poi creato ArcivescoTO di Milano l'anno 1541. ^m 

L'Imperatore Carlo V andò ad Algeri, ed ebbe grandissima fot^' 
tnna in mare^ nella quale annegarono più di settanta navìgli; e qae^a 
fu alli 28 di ottobre. jfj^l 

Nell'anno 1542, circa al fin del mese di settembre, renne verso 
levante un vento che portò tanto numero di cavallette, ovvero locuste, 
che coprivano Taria, in maniera tale che toglievano la luce del sole ; 
e mangiavano tanto adatto gli mìgli , melighe , panigfai , e prati e 
tutto ciò si trovò seminato , che la terra rimase abbruciata più che 
se fosse stato fuoco, e fu bisogno tornare a seminare ; e soppravvenendo 
il freddo , si ascondevano nel sabbione , dove 1' anno seguente fecero 
l'ova nel mese d'aprile, dalle quali ne nacquero un'inllnità. Onde a 
distruggerle si trovò finalmente tal rimedio; perchè non potevano an- 
cora volare, essendo piccole e senz'ale. Si fecero molli fossi profondi 
e larghi , e la profondità era di mezz' uomo a buona misura ; e nel 
fondo di essi fossi, ovvero cavi, si facevano poi cavi spesai, e profondi 
mezz'uomo; perchè dette locuste, quando era alzato il sole, camnoi- 
navano sempre verso ponente , e nel camminare traboccavano nelli 
detti cavi e buche. E quando le dette fosse erano piene quasi alla 
sommitìt, si facevano altri cavi; e la terra che si cavava, sì gìttara 
sopra dette locuste, e sotterrava nsi , a tal che se ne distrusse gran 
quantità. Pur quelle che restavano, crebbero e fecero le ali; ma per 
grazia d'Iddio venne un vento che le portò nel Piemonte in una cam- 
pagna chiamata Canus dì Ceresola ; dove venendo a battaglia tra 
loro si amma^izarono , talché non ve ne restò pur una viva. Qual 
prodigio sìgnifìcava il futuro fatto d'arme, che sì fece in tal loco tra 
gl'Imperiali e Francesi , essendo assediato Carìgnano da essi Fran- 



_ aUHTJkOA DI ViUJETANn 3S1 

cesi. E tal giornata fu Tanno 1544 il dk 13 aprite nel giorno ài Pasqua 
dì rìsorrezione, ecclissando il sole secondo il saggio in astrologia Oo- 
stantìno de Marchi gentilnomo Oreuionese ; il qaale, come studioso e 
pratico di molti linguaggi, disse che nelle ali di dette locaste vi e- 
rano tali lettere naturali ebraiche »* *)n Af Adonai ^ che in lingua 
nostra suonano • Ira Dei. • Gli Consoli di VigeTano fecero far a 
suoni di tromba la grida, che chi averebbe portate le dette locuste 
raccogliendole sopra il territorio di "Vigevano, gl'averiano pagato per 
ogni staro un soldo e sei denari. Cosi ne furono portate in grande 
copia; e fìirono sepolte in pozzo vecchio, qual è ivi a mano dritta 
poco avanti alla Chiesa maggiore, e fu chiuso sin quando fti edifi- 
cata la piazza, facendoli una vOlt-a di pietra cotta- Fecero allora gli 
Consoli, con tutto il Consiglio, con T intervento di Mons. Eev,"" Ga- 
leazzo Pietra, primo Vescovo, per istromento rogato per Messer Marc'An- 
tonio Borgondio Notare di Vigevano , voto di celebrar ogni anno sino 
in perpetuo la festa di San Michele Arcangelo, acciò il Signore Iddio 
liberasse di tanto flagello. 

L'anno seguente, che fu del 1543, il Marchese del Vasto, Alfonso 
d'Àvalos de Amone, primo Governatore dello Stato di Milano dopo 
la morte del Duca Francesco Sforza, fece fortificar la Rocca, fortezza 
nuova , facendovi far il terrapieno intorno alle mura di dentro , co- 
mandando alli guastatori nel Contado di liUmellina; e poi pigliò dei 
frutti de' più eletti che si trovasse di diversi luoghi, e gli fece pian- 
tare nel medesimo terrapieno, come oggidì si veggono. Volse di più 
fer acconciare la cuba del torrione, qnal era coperta di piombo che 
fu rubato nello guerre dalli soldati ; pur non si seppe mai trovare 
provvisione. Il pomo di rame sopra dorato , qual era nella guglia di 
esso torrione , posto per il Dnea Ludovico il Moro suo fondatore , 
oggidì è sopra la torre del Conte Massimiliano Stampa in Milano, 
qual lo tolse al Comune di Vigevano. Vivendo il Duca Francesco 
Sforza, diede la Ròcca, fortezza nuova, in guurdìa al Capitano sud- 
detto Ferrante Silva, cittadino dì Vigevano. II qnale fini ì suoi giorni 
alli 23 d'agosto ló44: e il seguente giorno fa sepolto con gran 
pompa funerale in la Chiesa Cattedrale di S. Ambrogio, accompa- 
gnato da molti soldati con sue insegne, come si suol fare a sì fa- 
ll^ 

MUc. S. II, T. XIV. %\. 




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322 



CB8ARB NUBIL0N10 



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mosi Capitani ; a coi successe per castellano il Sig. Andrea Riyen 
Spagnnolo. Nel medesimo anno suddetto, nel mese di giugno, fn r 
Pietro Strozzi a Serrayalle con dieci mila Italiani. 

L'anno 1546 j conoscendosi il suddetto Governatore di MìbuKi 
Alfonso d*Avalo3 d'Anione, Marchese del Vasto, esser giunto alli 
suoi ultimi giorni, sì fece da Milano condar a Vìgevano nella Roca 
fortezza nuova; dove in quìndici giorni lasciò la terrena spoglia, che 
fu alli 29 di marzo. Le intestine del quale sono sepolte nella Chiesa 
Maggiore a mano destra dell'altare maggiore, avente riscrìKione 
marmo, come per tali parole si legge : 






Aìphonsufi Avah*s Aquinas Marchio Nistonii Vicaritis Caetark 
in Provincia Mediolanensi ^ et exercitus Imperatore cton animam 
Dea redderet, quae in homine sunt opiima hic reliquit, cerebrunij cor, 
et praecordia , reliquum cadaver Mediolani conditum est. Maria '^ 
Aragona u<ror et fiìii pientias, oc Gahaiìtis Petra huius urbis Primm 
Episcoptis posiierunt MDXLVI quarto Calen. aprtlis. 






L'anno 1554, Mons. R^verend.** Maurizio Pietra, venendo da Eomi 
a Vigevano, cantò la sua prima messa nella sua Chiesa Cattedrale 
nel giorno di tutti ì Santi. 

L'anno 1555 e 1556, essendo Governatore dello Stato di 
lano, a nome di Carlo V Imperatore, l'Ili. "** et Rev."' Cardinale di 
Trento, si fortificò la Rocca , fortezza nuova , in circuito dì fuori al 
fossato d' essa , comandando agli guastadorì delle ville circonTìcìnfl 
della Lumellina ; e si pigliò la terra, per far la fortificazione, ivi 
vicino , dove è un fondamento e princìpio di torre , alla quale il 
Daca Ludovico il Moro fece dar principio , perchè voleva uggran 
la terra dì Vìgevano. Cosi, per intercessione di Andrea Rivera S 
gnuolo e castellano, si fortificò la Rócca; e fece gittar a terra 
42 case, delle quali oggidì la Camera paga gli fitti per tal distra- 
zione. E mancò poco che anco non si gittasse a terra il Convento di 
S. Pietro Martire e il torrione; ma gli fu risposto chn meglio era di- 
struggere la Rocca, che far tanta rovina. L'anno suddetto del 155 
a 14 d'aprile nevicò per spazio di più di un'ora; per la qual ne' 
pruinò sino alli monti, e fu carestia grandissima di vino. 



m 



CRONACA DI VIGETANO 



323 



L'anno 1557 venne il campo de* soldati a Vigevano, ed erano 
dodici mila Spagnnolì, de' quali era Generale il Marchese di Pescara ; 
e vi dimorò quattro giorni intieri (e qaeato fu al principio di feb- 
braro) alloggiando a discrezione. £ li cavalli erano circa millecinque- 
cento, distribniti per le case; e facevano stalle Un nelle sale. E per- 
chè molte case uod erano capaci a tanta gente, e' fu di gran danno 
a Vigevano, alloggiando tanti soldati. Fu ben vero, che il Marchese 
non Toleva coudurgli a Vigevano , e fece ogni gran cosa per schi- 
ià-rlo; ma nel Consiglio segreto della guerra rill."* o Rev.""' Cardi- 
nale di Tronto protestò contro il Marchese d* ogni male che poteva 
occorrere, perchè dubitava che gli Francesi che venivano a Mortara 
come si diceva, non giungessero anco sino a Vigevano, e quivi forti- 
ficarsi. Dimorato poi per quattro giorni, compartito e distribuito il 
Campo per altri luoghi, essendo gli Francesi a Valenza , se ne andò 
poi il Marchese di Pescara, nel di del sabbato santo, con il Campo 
a Mortara, E nel giorno di Pasqua, che fu il IS d'aprile, si cominciò a 
fortificarla; cioè nel giorno di Pasqua piantarono le uniffe, pigliando il 
livello della fortezza; e al seguente giorno diedero principio, facendo 
lavorar tutti li soldati, gli uomini e anche le donne, a tal che in 
pochi giorni si fece profonda la fossa, e ridussero la fortezza a per- 
fezione. Si gettò di più a terra la bella Chiesa e Convento di S. Croce 
delli Canonici Regolari. Dopo se no andò il Marchese per tutta la 
Lumellina con un Ingegnere , detto Francesco Pìrovano , ambi duoi 
incogniti, vestiti da contadini, por vedere se sì saria potuto fortificar 
altro loco, e per riconoscere e vedere il sito di tutta la Lumellina, 
per essere allora gli Francesi in Valenza: i quali fingendo di navi- 
gar per il Po, la presero a tradimento, e a questo modo si ruppe la 
tregua. Si stetto poi il Marchese molti giorni di più che non si cre- 
deva per la Lumellina, talché si levò voce in Mortara^ ch'era morto. 
Neiristesso anno sopradetto, nel mese di maggio, essendo in Vigevano 
Don Alfonso Pimentelo Spagnnolo , con alcune compagnie, similmente 
di Spagnuoli , che stavano per guardia , trovandosi nella Chiosa di 
S. Francesco gli detti soldati per ricevere gli danari delle loro paghe, 
si ammutinarono tutti allo sparar d' una archìbugiata che sì fece , 
talché tutti gli Capi subito fuggirono dì Vigevano. E molti ancora di 
ìii 



324 



CBBATLR NTTBILOWIO 



essi soldati , a' quali non piaceva lo ammatìnamento corsero a 
scondersi; ma trovati, gli facevano per amor ovvero per forza segoire; 
a tal che, restati nel Castello, fecero gli loro ufficiali, deputando uno 
che ai diceva l'eletto. E questo è nome d'ufficio, perchè era quello 
che sempre d'ogni ora cavalcava per tutta la città, sollecitando ]$ 
guardie e sentinelle, nò mai si riposava; e di e notte alloggiava nel 
palazzo, dove si fa il Consiglio. Nell'ammutinarsi che si fece, il ca- 
pitano di giustizia, nominato il Vergara, Spagnuolo, trovandosi in letto 
infermo, sentendo questo rumore, saltò dal letto; e dato mano al suo 
stocco e allo scudo, si nascose nel più secreto della c-asa dove allog- 
giava. Onde venendo gli ammntinati, e cercandolo per darli la morte, 
la gente che lo alloggiavano gli diedero ad intendere che se n>ra 
fuggito. E cosi fu salvo ; onde poi, Tenendo la notte, se ne usci da 
Vigevano. Fecero poi mettere un altare nel mezzo della piazza: e 
si cantò una Messa solenne, sparando tutti Tarchihugio suo nell'ele- 
vazione del Santissimo Sacramento, giurando tutti d'esser fedeli Tnoo 
con l'altro. Facevano strettissime guardie, ed erano molto solleciti d| 
e notte, né facevano altro dispiacere alla gente di Vìgevano, quale gli 
avevano avvisati, che di notte si riposassero in casa sua ; altrimenti 
gli averiano uccisi, come facevano particolarmente traessi; quando !■ 
ronda gli trovava, subito erano ammazzati. E perchè la Città temeva 
di essere saccheggiata, servavano il suo al meglio che potevano; ed 
erano sbigottiti, e non sapevano a che modo reggersi, essendosi fatto 
r ammutinamento all' improvviso. Perciò temevano nella vita e n 
robe , benché gli Spagnuoli li facessero animo , e che non dubitassero 
di nulla. Pur piacque al Signore Iddio, che non occorresse altro male, 
salvo che si fece le spese a tutti, a conto e spesa de' padroni delle 
loro caso. Vero ò che essi sempre confortavano, e facevano animo buono 
a tutti , che in nìun modo averiano fatto tale disonore alla sua na* 
zione, né tampoco danneggiar a ninna casa, per il buon diporto che 
Vigevano gli aveva usato. Questo ammutinamento fu per spazio 
quìndici giorni. 

L'anno loóS mancò di questa vita Carlo V Imperatore, d'anni 
mesi 7 e giorni 21 di sua età , avendo lasciato dopo di sé molte 
gloriose opere e immortali , il giorno di S. Matteo , in un 



ITROHAOA M TTGBVAWn 325 

nasterìo dove si era ritirato per attendere quietamente alla salute 
dell'anima , avendo prima investito di tutti gli suoi regni Filippo. 
L'anno 1559, il 25 di marzo, fu stabilita la pace tra il Re Fi- 
lippo d'Austria sopradetto e il Re di Francia Enrico I per la gaerra 
del Piemonte. Lo Stato di Milano essendo a mal termine , mosse 
guerra nelle partì dì Francia il Re Filippo d'Austria insieme con il 
Duca di Savoia; e presero a forza d'armi S. Quintino, chiave e 
forteaza della Francia, con alcuni altri luoghi, e fecero pngione il 
Contestabile con molti altri Baroni di Francia; donde riportarono un 
trionfo grande. E perciò fu stabilito al giorno sopradetto tra essi Re, 
e fu portato l'avviso e buona nuova della pace Jn Italia alli 10 di 
aprile; e alli 13 del mese medesimo fu pubblicata cou tamburi e 
trombe in Vigevano, nella Chiesa maggiore di S. Ambrogio sopra il 
pulpito , la tanto desiata pace da Messer Francesco Maggio Notaro 
di Vigevano in giorno di marte; e ai sonarono le campane giorno e 
notte con grand'allegrezza per tre giorni continui, facendo gran fuochi. 
Onde in questi giorni, trovandosi un'immagine della santissima madre 
di Gesù Cristo nostro Siguore, dipìnta sopra un muro di una casa, 
già molti anni passati, che ninno a memoria d'uomo si ricorda che 
fosse dipìnta, posta all'acqua e al mal tempo e discoperta, circon- 
data dì dumi spinosi, ortiche e iuabìtabile, qual immagine ò nella 
ralle del Ticino ; niente di meno è molto bella, come se nuovamente 
fosse stata dipìnta; questa immagine fece miracoli per molti giorui 
in sanar molte sorti d'infermità in questi tali giorni della pace, come 
appare e sì legge sopra una tavola nella istessa Chiesa. E perciò 
alli ] 6 d'aprile in giorno di domenica, che fu la seconda detl'istesso 
mese, vi andò tutto il Clero de' sacerdoti dì S. Ambrogio, e tutti gli 
ordini de' frati conventuali , e tutti gli Discipliui di Vìgevano; ove 
si cantò una solenne Messa ; e la cantò il Reverend. Arcidiacono Gr^ 
gorìo Rosa, essendo presente Andrea Hivera Castellano, il Podestà, gli 
Consoli e quasi tatto il popolo e contado di Vigevano; ove dopo il 
canto delToffertorio si fece la grida per parte del Reverend. Monsignor 
Blaurìzio Pietra, Regio e Ducal Senatore e Conte dì Silvano, come quella 
Chiesa sia nominata Santa Maria della Pactt e la sua solennità sia 
o^ebrata nel giorno della Annunziata, ch*è alli 25 del mese di marzo. 
_il2 



320 



GMAHB HUBILOKIO 



L'aoDo 1560 essendo Pontefice Massimo Pio IV, prima nominato 
Jo. Angelo de* Medici, fratello di Gio. Giacobo de' Medici, sopra nome 
detto Medighino, Marchese di Melegnano ; e questo per essere non meno 
servitor che parente del saddetto Pontefice, essendo una sua co^ìitt 
germana moglie del signor Agosto fratello di S. S. e di detto Mar- 
chese di Melegnano; onde fti bene accarezzato da S. S. , e fa fatto 
Referendario dì grazia e dì giustizia; e indi a poco fatto Goreroa- 
tore del Ducato di Spoleti. 11 Degnissimo e ReTorend. Monsignor Mau- 
rizio Pietra suddetto, l'anno 1562, essendo il detto Monsignor Pietra 
chiamato da Spoleti a lioma con pensiero di servirsi di esso Monsi- 
gnore in qualche legazione, finalmente S. fS. sì risolse dì mandarlo 
al Concilio di Trento, donandogli per il viatico scudi cinquecento, con 
promissione di gratificarlo d'onori molto maggiori al ritorno di detto 
Concìlio. Ma non curandosi esso Monsignore Reverend., finito il Con- 
cilio, per fuggir le ambizioni non volle tornar a Roma; ma tolto li- 
cenza con sue lettere, e richiesta la benedizione di 8. S. se ne venne 
alla sua Chiesa di Vigevano; dove ristorò e aggrandì in bello edifìcio 
lo Tescovato, come di ciò fanno fede le mura e le inscrizioni che 
sono sopra essi. Ebbe Monsignor Maurizio Pietra, secondo Vescovo di 
Vìgevano, quattro fratelli minori; l'ano de' quali era il secondo', no- 
minato Ercole, il terzo Clemente, il quarto Carlo e il quinto Bru- 
noro. Ercole se ne stette per un tempo in Spagna con il Duca dì 
Terranuova, Viceré dì Catalogna, Presidente del Consiglio d'Italia, e 
cognato di Ruìgh Gomez favorito del Re dì Spagna. Clemente fu 
soldato ; e servi , dopo aver studiato per un tempo in Bologna , 
Capitano de' Cavalli leggiorì nella guerra del Piemonte , nel tempo 
del fatto d'armi di Ceresola , sotto il Marchese del Vasto Generale ; 
poi ha servito. Capitano dì fantena, sotto la condotta del Marchese di 
Melegnano sopradetto, essendo Imperator Carlo V in Alemagua, e all'as- 
sedio dì Metz di Lorena; ha servito, parimente sotto il generalato del 
detto Marchese di Melegnano^ Ila guerra di Parma, là dove fece un 
forte, nominato Ragarolo, pef "Servizio di quella impresa, per distornar 
la jurisdìzìoue de* nemici, che stavano al forte di Rocca bianca; indi 
ha servito alla guerra dì Siena, primieramente sotto il generalato dì 
detto Marchese dì Melegnano, con condotta dì fanteria, sinché fu presa 



1 



CRONACA m TIOSTAKO ^Z7 

Siena; onde in nua grossa scaramuccia fu ferito di an* arcbibugiata 
in un fianco, per il che gli restò la palla nel corpo, e stette in pe- 
rìcolo di morte; ma risanato, e presa Siena, restando anche Monte 
Alcino , Pienza , Chietona, Sartirana o molti altri lochi da prendere 
nel territorio di Siena, non volendo il Marchese dì Melegnauo seguir 
più tal impresa, dopo preso Porto Ercole, lasciò il generalato; il quale 
fn dato al Signor Sforzino Sforza, Conte di Santa Fiore, sotto il quale 
esso Conte Clemente fece T ufficio di Maestro di Campo Generale di 
tutto l'esercito, sì di Spagnuoli come di Italiani, con il Signor Gabrio 
Cerbellino dell' artiglieria. Dopo queste improse restò al servizio del 
Duca di Fiorenza, insieme con il Signor Gabrio, con il titolo di Ca- 
pitano Generale di tutta l'artiglieria. Fatto poi il Cardinale de* Me- 
dici, fi'atello del Marchese di Melegnauo, Papa, il Signor Gabrio andò 
a Roma; e il Signor Conte Clemente restò alli suddetti seryigi. Or- 
dinando il Signor Duca di Fiorenza la Religione de' Cavalieri 'di 
S. Stefano in Pisa, fece il detto Conte Clemente primo gran Priore di 
detta Religione, e gli la diede in governo ; il quale gran Priorato fu 
stabilito che sì rinnovasse ogni tre anni ; si che finito che fu il suo 
tempo, esso Conte Clemente fu da alcuni per invidia messo al punto 
con il Duca, accusandolo falsamente di aver mal ministrato detto gran 
Priorato; per il che nella revisione de* suoi conti diede si fedele e si 
buon conto d* ogni cosa , che il Duca lo ricevette in grazia piil che 
mai, e gli accrebbe onori e gradi. E volendolo riformar nel Gran Prio- 
rato , esso non volle ; onde in iscambio, avendo da mandar a Roma, 
dove non era più stato dopo che era Cardinale suo figliuolo, gli diede 
il Conte Clemente per padrino ; nel che si portò di maniera che ri- 
tornò con grandissimo onore e satisfazioue del Duca ; il quale per be- 
nemeriti della serviti! sua gli aveva donato una Commenda dì seicento 
scudi d'entrata della Religione di S, Stefano. Poi il detto Duca se 
ne valse , quando maritò il Principe suo tìglinolo nella sorella del- 
rimperatore, per oratore a Sua Cesarea Maestà, cioè a Massimiliano 
Secondo Imperatore, figlio dì Ferdinando, e al Re di Polonia, che ve- 
niva a esser suo cognato, avendo un'altra sorella di detto Imperatore 
per moglie. Inoltre Pio V Pontefice Massimo, domandandolo al detto 
Duca, lo mandò in Ascoli per sedar le liti e differenze d'essi Àseo- 

119 




teu. P«i snU a Dwa 'kl Pool*» ndMte il tìlol» di Gna^ 
4f ToaeiM, ^oala porte iltMirto £ aak wiHrfifiwr all'Ii 
• am £Ml«d Ml'lmpm» per aum d'aleni Pnoópi dltalk' 
il Mmao di ci(, per la preeeésois, là eoa Flapaiatore 
il Ba di Spa«^. riainò airno a all'altr», per teli railar wMé^ 
e qaieli di tal oom; ddla qoal leganma ave Gian Duca na imU 
eoo gran coatantem d'aaioao. Lo maaiù anco a tBeootrar D. 6io- 
Taoiii d'Àostrìa in Spaglia^ quando reone in Italia per Geoecaia det- 
l'armata narale a Lepanto. Cltimamente pensando di andar a Gcaan 
par Tiaitar, io nome di Soa Àltesza, il Duca d'Alba, ebe reaira dil 
fmreno della Fiandra per paasar io Sparsa, neDlre che a^wltava 
la venuta del detto Doca che ti&rdò a^aì, fa impensatamente, e aaoB 
inimicizia o causa alcona che ai aapesse o aia dopo s^ata , assalite 
da Qu Frauceeco Sommo Cremonese, con altri sei armati, tornando egli 
solo di Corte alla sua casa con un sao nipote di quindici, ott«o dì 
■edici aonii e uq servitore il quale faggi. Onde rimase ferito in du 
gamba al lì dodici di febbraio del 1574 con spada avvelenata , per 
quanto si diitse; onde paasò a miglior vita la notte che fu il tredici, 
con grandissimo dispiacere di tutta la città di Fiorenza. E fu onorato 
come Principe nelle fuueriili esequie; e il Duca assegnò alla moglie 
a' Qglinoli provviijione dì scudi trenta ogni raese^ pigliando la Prin- 
eipessa presso di so la figliuola maggiore per maritarla. Il Conte Carlo, 
quarto fratello, essendo stato por molto tempo aucU'egli ìd servizio, si 
stava ritirato cou la moglie e figliuoli nel Contado di Silvano , nel 
castello che il Duca Francesco dono a Francesco Brunoro padre ^ il 
quale nella morte lo ftice primogenitura nel testamento confermato 
de S. E. ; talché no n^stava padrone, come primogenito, il detto Mod* 
signor Maurizio Pietra, Vescovo di Vigevano, che lo lasciava goden 
al dnttu Conttì Carlo. 11 Conte Brunoro, ultimo fratello, avendo stu- 
dialo ftlcuni Atiiii iu jSiona, in Pisa, in Bologna e in Paviu, non vo- 
lendo dottorarsi, prese moglie iu Vigevano. 

Cosa orribile o spaventosa certo i\i poi in questi giorni di un fo- 
rastiere, che se no andava por tutto le parti del mondo ; e passando 
per Vigevano alloggiò nell'osteria tlella Corona, dove faceva vedere un 
terribile serpente, il quale tu trovato nel paese dclbi Etiopia, e fìuava 

iflD 




M 



CRONACA DI TiaaVANO 330 

iu^uiti danni, ammorbando il paese, divorando gli uomini, benché ar- 
matiy come 3i sono ritroTati nel corpo suo cinqne staffe da cavallo e 
altri ferri, e fecero conto che aveva divorato più di mille uomini. 
Onde a voler pigliar questo animale velenoso, si offersero tre fra tutti, 
per la taglia che fece quel paese; che essendo cristiano, se gli darla 
500 ducati e la sua libertìL , e se era del paese so ne dava mille; 
si che per prendere questo serpente, uno faceva de' grandi fossi , e 
Talfcro accomodava molta carne per anmiazzarlo con suoi artìfizii e 
ingegni e con artiglieria; m^ alla fine questi duoi furono mangiati da 
questo animale. Solo restò vincitore Bartolomeo Qionat Veroneso, qual 
era schiavo , purché gli fosse dato le cose necessarie a tal effetto ; 
onde si mise alla campagna sopra gli arbori i>er scoprire Tauimale e 
la strada che teaeva; e per paura del veleno fece fare una cassa di 
cristallo bou chiusa, e si pose dentro; e fece faro molti ingegni e 
artici, e fra gli altri, cinque ferri di acciajo damaschino molto ta- 
glienti, attaccati a una grossa catena di ferro, legata a un grosso 
arbore, essendo coperta di terra per levar ogni sospetto all' animale. 
Poi ebbe uno castrone, al quale tagliò la lesta e gli piedi per meglio 
divorarlo intero , aprendolo e cavandogli le interiora ; e ivi mise li 
cinque ferri attaccati con gli stes-si artifizi! e ìngogui, E avanti che 
esso animale si restasse avviluppato nella trappola, detto Bartolomeo 
dimorò ciuquo mesi e giorni diecisette sopra detti arbori ; nel qual 
tempo io vide nove volte, e all'ultima restò preso e morto per mezzo 
dell'aiuto del Signore Iddio e di essi ferri, che fu alli 13 di marzo 
1564. Ed essendo cosi preso, avendo inghiottito il castrone intiero 
con gli ferri, fu veduto e sentito dal Gionat e da un Moro che aveva 
seco. Durando duoi giorni e una notte si travagliò e crucciò con un 
così spaventoso grido, più che se fossero dieci tori ; e si faceva sentire 
da ogni parte, dimodoché a tal grido molti corsero armati e bene a 
cavallo per ferirlo, credendo d'ammazzarlo. Però quanti si accostavano 
tutti morivano di veleno pestifero, come ancora restarono morti sedici 
di quolli che l'aprìronu, quando fu morto in tutto. Furono trovati nel 
suo corpo sei pìccoli serpenti, di luughezza duoi palmi; e se ne trovò 
quattro morti, e duoi vivi, quali vissero settantaduoi giorni senza voler 
mangiare; e furono portati dal detto Bartolomeo Gionat in Roma, e 

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XlWto l m7RlU>NT0 



1 



presentò a certi gran Signori. E gli quattro morti furono ritenuti dal 
Signor della terra, e tutti gli ferri e istromenti, e quattro delli più 
belli denti di esso serpente ; qual in Yenezìa è stato giudicato per un 
dragone terrestre, per una scommessa dì vcnticìnquemila ducati. Il Duca 
di Ferrara ebbe l'unghia eh* era nella cima della coda, qual era dìj 
un palmo e mezzo di lunghezza ; e gli donò 1 òO ducati. Circa le' 
altre particolarità, non si descrÌTono; dò quanta ammirazione gli Prin- 
cipi e altri Signori grandi hanno avuto di questo animale , mai pia 
veduto di tal grossezza né lunghezza; qual lunghezza era più di ven- 
tidue palmi, e la grossezza più che ogni gran cavallo; e il suo cuojo 
stava saldo a ogni archibugiata , che non vi parerà il segno. E ciò 
che si scrive, si è avuto dalla fede e orìgine del detto Bartolomeo 
Gionat, il quale lo prese nel luogo chiamato Taniisa. 

L'anno 1565, nel giorno dì S. Michele, venne dal cielo un mal 
tempo, con molto vento e tempesta ; pur non fece molto aocumento. 
11 quale durando per due ore, percosse la saetta nella trona ovvero cuba ^ 
del torrione, e abbruciò la maggior parte di quella, facondo cascar nellaV 
piazza l'aguglia, qual era piantata nel mezzo di essa cuba. Ed essendo 
gli maestri, quali avevano commissione di acconciarla, di commissione del 
Duca di Sessa, Governatore dello Stato di Milano, per grazia del SignoreH 
il folgore non toccò uiano di quelli; la qual cosa fu grande miracolo. Nò" 
mai ebbero possanza di ammorzar il fuoco ; ma perciò restarono molto sbi- 
gottiti , e il pomo posto nella cima lo ha fatto sopradorare il Comune. 
Nel mese di novembre seguente, alli trenta, apparvero tre soli circa alle 
ore 20; e stavano in linea per il dritto con il sole ordinario d'ogni 
giorno , e si videro di continno finché fu tramontato alla sera il sole. 

L'anuo 1500 fece fare la Compagnia del Sautisaimo Sacrameuto, 
per volontà del Rev. Monsignor Maurizio Pietra, il santuario; qual èijl 
sostenuto dalli quattro Evangelisti, e nella sommità vi è la Risur- 
rezione, con gli soldati che custodiscono il sepolcro, e oosia di prezzo 
conto scudi in tutta somma; ed ò d'oro il pezzo che pesa trenta scudi, 
de' quali il detto Monsignor Maurizio Pietra ne donò 14, e il Rev, 
Capitolo ne diede in dono scudi sei per elemosina; onde alli sette dif 
dicembre fu posto sopra l'aitar maggiore, e fu sopradorato e colorito 
per mano dì Tomaso Bonzone pittore di Vigevano. ^ 




CRONACA. DI TlflBVAWO 331 

L'anno 1570, circa a mezzo del mese di dicembre^ cominciò a venir 
dal cielo in più volte tanta neve, che fu misurata essere in altezza 
cinqae brazza; cosa molto meravigliosa, e a memoria d'uomini non 
più veduta nò occorsa dal 1515 sin ora. Per la quale essendo gli 
tetti delle case carichi, molti gli alleggerÌTano gettandola giù ; im- 
perocché cominciavano alcune caso e tetti minare nel princìpio della 
neve. Dopo segui un grandissimo ed estremo freddo > causato dalia 
neve ; la forza del qnale fu tale, che congelava sino il vino puro nel 
bicchìero posto al fuoco; e perseverò sino a mezzo febbraio, e causò 
di molte infermità, e massimo di mal di punta. £ molti andavano a 
miglior vita, ma più di uomini; imperocché molte donne restarono 
vedove. Finalmente venne un poco d'acqua, e caricò gli tetti con acqua 
e neve, che minavano le caso quasi ogni giorno; a tal che so gli 
uomini non avessero sollecitato ad alleggerire le case loro, sanano 
rovinati la metà e più delle case di Vigevano. Né si poteva macinare, 
imperocché gli molini erano impediti per il gelo. La Comunità fece 
fare una via, larga un trabucco, dalla porta Ducale sino al porto del 
Ticino, ponendola all'incanto; il simile si fece ad Abbiagrasso dal Ti- 
cino sino alla ripa del Naviglio di Milano. E questa gran neve fu 
solamente nella Insubria e verso il Piemonte. Le contrade erano piene; 
che gettando giù dai tetti, si ammassò e accumulò di tal sorte, che 
era alta almeno duoi uomini. Ma la bontà del Nostro Signore ch'ò 
infinita, se la diede, la tolse anche con il soffio del vento marino, 
senza molestia alcuna di inondazione d'acqua. L' anno suddetto del 
1570 fu una gran carestia, causata per Tanno avanti; che nel mese 
di giugno, luglio, agosto e settembre fu il tempo molto asciutto, die 
mai venne acqua dal cielo abbastanza cho potesse adacquare ì legumi ; 
e il paese quasi di tutta Tlnsubria, e massime della Lumellina, restò 
arso e secco, che non si raccolse una minima parte né di miglio nò 
di altro. E di più tempestò in alcune parti; e venne una tempesta 
si notabile a Cerano e Cassolo , e poi si voltò il mal tempo verso 
Abbiagrasso 4i là del Ticino, che venendo con gran vento e tempesta 
netta, durando quasi per spazio di un*ora, conquassò e gettò a terra 
tatti gli grani che ancora non erano maturati, si che gli poveri massari 
gli segarono come erba ; e riseminando il miglio , perchè furono di 

US 




CnJiRK KrBTLOWIO 



( 



quelli che seminarono per la somma di sacchi 40, sopravenendo la 
siccità dal continuo sole, si niccolso nulla; talché l'anno 1569, teiueo- i 
dosi la carestia, il formento sotto la verga valeva soldi 45 allo staro, I 
la^ segale soldi 36; e a S. Martino crebbe il formeato a lire tre allo 
ataro, e al Natale di Nostro Signoro valeva lire quattro lo staro, e 
la segale tre; alla quadragesima si vendeva lire cinque e mezzo allo 
staro; e quasi non se no trovava, che molte volte si voleva comprarne 
sulla piazza, né potevano. £ la segale valeva lire 24 e dì più al sacco; 
poi alla tìne del mesa di maggio non si trovava né formento né segale, 
a tal che non si trovava pane a bastauza negli prestini. La qual cosa 
considerando gli Consoli, comprarono cento sacchi di formento a conto 
dì scudi sei al sacco da uno Domenico iManera da Cìlavcgna; e cosi 
fecero cuocere del pane per sussidio. E questa carestia perseverò sino 
a S. Giovanni ; e fu universale per tutta Lombardia , Eomagn» , 
■Sicilia e Sardegna. Molti poveri di Cerano e d'altri luoghi vicini te- 
[sivauo a comprar la crusca a reali duoi allo staro, e la facevano ri- 
[macinare per cuocere pane dì quella; e molti la mangiavano arrostita, 
e altri mangiavano lupini per pane; perchè stavano molte volte gli 
poveri, che non avevano modo di cibarsi, stando quattro o sei giorni 

Dza gustar pane. Eaccoglieudo poi il grano nuovo, fu grande ab- ■ 
Iwndauza. Nell'anno 1570, e all'altimo di maggio, saettò il folgore " 
dal cielo a ori; tre di notte nella torre di Silvano; e si accese il fuoco 
iche per alcuni giorni non si potè ammorzare ; e ruppe una parte di 
essa torre. In questi giorni parimente venne dal cielo il folgore , e ■ 
ammazzò quattro para di buoi a Cerano ; e furono subito scorticati, e 
mangiata la carne per la grande carestia sopradetta di pane dalli 
Geranaschi; e a Trecate parimente saettò un paro di buoi, quali mor- 
sero, e stroppiò il massaro. Addi 23 del medesimo mese di maggio, e 
del suddetto anno, morse il Signor Andrea Bivera, Spaguuolo, Castel* 
lano della Rocca nuova di Vigevano, quale onorevolmente fu sepolto 
I nella Chiesa di 8. Frauceico. Fu fatta ancora la santissima lega, per^, 
I mezzo del santissimo i'ontefìce, tra. la Signoria di Venezia con la Maestà' 
del He Filippo d'Austria , uomo molto Cattolico, e S. S.; e fu per- 
messo a qualunque altro Priucipe che volesse intervenire, fosse rìcevato 
nella lega, con la somma delli capìtoli che sono qnestì. Primo , {fi 



i 




CROWACX DI TWBTANO ?03 

collegati ftODo il Papa, il Re Cattolico, la Signorìa di Venezia, la- 
sciando però onorato loco alti altri Principi Cristiani che vorranno 
entrarvi. Secondo, a t^mpo determinato si deie aver all'ordine, e pre- 
parato niraprile prossimo, 200 galere sottili e 100 navi, cinquanta 
mila fanti, cinque mila cavalli, e artiglieria e munizione per quanto 
Insogna a detta provvisione; e il tatto si deve provvedere per la 
metà, Tana dal Be Cattolico, e l'altra dalla Signoria di Venezia. 
Terzo, darà il Papa 12 galere pagate, tre mila fanti e 500 cavalli. 
Quarto, si deve trattare il maneggio di questa armata per un con- 
siglio di comune partecipazione e concordia; il qual consiglio rife- 
risca la sua consulta alli tre Generali, cioè della Chiesa, del He 
Cattolico e della Signorìa; e secondo la deliberazione di quelli tre, 
della maggior parte che sono due, debba il Generalissimo eseguire. 
Quinto, si possa levare dallo Stato di tutti li collegati, vettovaglie 
e armamenti per servizio dell'impresa, pagando però le tratte di 
quello si conviene, a giusto prezzo. Sesto, non si possa alzar sten- 
dardo nò di Spagna, né di S Marco, ma quello che darà il Papa. 
Settimo, il Generalissimo sia dichiarato da S. M. Cattolica, con 
soddisfazione di tutte te parti; e fa dichiarato D. Giovanni d'Au- 
stria, fratello del Re Cattolico. Ottavo, sia Generale in terra con 
soddisfazione delle parti; e per ora si è dichiarato il Duca di Sa- 
voja. Nono, non intervenendo il Generalissimo nell'armata, non possa 
deputare luogotenenente; ma lo deputi il Papa. Decimo, ai tenga 
air ordine al verno cinqaanta galere fìra tutti gli collegati , per 
servirsene a ogni opportuna occasione. Undecime, imprese a distri- 
buzione degli Stati che si acquisteranno sieno fatte secondo la ca- 
pitolazione del 1537 sotto Paolo III. Si sono poste pene a chi delli 
collegati mancasse di queste promesse; e in particolare vi è la pena 
delle censure. Nel medesimo anno saddetto il 16 dì novembre, in giovedì, 
la notte seguente, tra le nove e dieci ore si senti in Ferrara il terre- 
moto, con piccoli moti a distanza di qualche tempo; il seguente giorno 
che fu il venere, circa le ore due dì notte, con impeto grandissimo crebbe. 
Chò per li duoi primi impeti parve si volesse aprir la terra, e tanto 
tremava che non si poteva star in piedi; e fuggirono dalle case, e sta- 
vaflo per le vie e piazze, incerti e confusi nella mente dove dovessero 



L 




su 



0B8ARE nUBlLONIO 



andare L'Ill^ ed Ecc*"* Signor Duca con Saa Altezza fìiggirono in 
Terra Nuova ; e ivi sotto padiglioni fecero le stanze loro. Gentiluomini 
e gentildonne con torcìe e lumi, ai meglio che potevano, alla campagna 
si salvavano, ricordandosi che già dieci o dodici anni per il terremoto 
assai de' camini della città avevano patito rovina. Rovinò allora 11 
maschio del castello , le camere e sala dove stava la guardia degli 
Svizzeri alabardieri; è minato di sopra a parte dì esse stanze, ove 
dimoravano , un camerino del castello con on poggio ; è cascato circa 
dodici botteghe ch'erano sotto il palazzo ; alcune parti di S. Paolo sono 
minate; il resto è conquassato; tutte le botteghe dove si vendono le 
malvasie, e stavano calzolari ivi a S. Paolo e Gorgadello, sono sra- 
dicate quasi da' fondamenti; la torre del Castello Tealto è fracassata; 
del Convento di S. Francesco, de' frati conventuali, poco vi ò restato 
in piedi. La chiesa di S. Giovanni Battista, nuova e bella e gran- 
dissima, è tutta in ruina; una facciata della chiosa e parte del Con- 
vento di S. Benedetto è a terra ; il campanile della Certosa è mi- 
nato; la muraglia che è all'incontro del Cardinale da Este, aperta; 
il Monastero degli angeli, la maggior parte ò fracassata ; l* osteria 
della Campana , cioè la facciata ch'è verso il giardino , è in con- 
quasso e a terra ; tutte le botteghe ch'erano verso il Duomo , dove 
erano le colonne, tutte a terra; parte della casa dei Contrarli è a 
terra, il resto sta in conquasso; la Chiosa di S. Nicolò è stata con-^ 
quassata; il campanile vi ò cascato sopra, e V ha tutta minata; ilfl 
resto del Convento è aperto, e bisogna rifarlo. Il terremoto, che fece 
il giovedì sopradetto di notte, a ore 9 sino al giorno, fece 13 tiri; 
nel giorno 9 al venere di notte, a ore 3 sino alle 4, fu resterminio 
di Ferrara, e sino al giorno fece 30 tiri; e dopo le 18 , 19 , 20, 
21, 22 ore, il giorno e notte, ha fatto continui tiri. Di persone si 
stimano siano morte circa 40, come disse uno stesso Ferrarese; ma 
dopo la ruina alcuni per paura morivano di giorno in giorno; e m 
fece seutir il terremoto alquanto sino al 28 dicembre. Si raccordò 
ancora il terreuioto Tanno seguente, qualche tratto, di giorno ovvero 
di notte a tempo; imperocché 11 mese dì marzo nel giorno di S. Be- 
nedetto, eh' tì alli 21, dopo il vespero, si senti per tutta Ferrara, come 
disse il dotto Ferrarese. fl 



CRONACA DI VIOVTANO 335 

L'anno 1571 del mese di agosto morse il BTnrcheso di Pescara, 
figliuolo del quondam Alfonso d'Avalos, essendo viceré della Sicilia. 
E fa molto amato dal Be Filippo d'Austria, per esser cavaliere molto 
famoso nelle armi e animoso di guerra, corno nelle nostre partì te- 
stificarono le sue prodezze nell'impresa di Gagnio, fortezza nella Sa- 
voja ; la quale soccorse dì vettoTaglie e munizioni, per mezzo del 
campo de* nemici, con tanto ardire, che non ebbero animo d'incontrarlo 
e fargli lasciar a dietro la munizione. Fu stimato a' suoi giorni la 
prima lancia d'Italia, come presso alla Maestà del Re Filippo dì Austria 
io Spagna fece prova ; che sfidatosi con on degno Cavaliere, qual 
era molto stimato per la prima lancia di Spagna, incontrandosi l'uno 
e Taltro, lo Spagnnolo fn colto nello spallaccio, ed entrata la lancia, 
ferito andò a terra, e in dooi giorni per cordoglio, e non tanto per 
la ferita, morse. Ha giostrato con Francesi e molti altri Cavalieri, e 
di tutti ha riportato l'onore; né mai fa abbattuto. Ha Unito la vita 
sua con veleno, e ha lasciato un figliuolo. Vi sono restati duoi suoi 
fratelli, cioè D. Giovanni, qnal sì dice esser morto nell'armata navale, 
e D. Cesare. 

La guerra navale sì mise in ordine, per causa del Turco; che 
avendo preso l'isola di Cipro, mandò uno per abbruciar l'arsenale di 
Venezia; e pensò bene, perchè abbruciata la munizione, voleva muover 
guerra. E l' abbruciamento non tn di poca importanza , imperocché 
foce gran danno ; ma perciò non fu smarrita la Signorìa Veneziana, 
la qual vedendo che il Turco voleva usurparli il suo, domandando 
ajuto al Sommo Pontefice e alla Maestà Cattolica del Re Filippo, 
fecero lega per opera di S. S. ispirato santamente per raffrenar la 
mente orgogliosa e diabolica del Turco e suoi corsari, quali danneg- 
giavano tutto il mare, menando schiaro infinite anime. Si che venuto 
il Generale dell'armata, l'Altezza di D. Giovanni d'Austria, fratello 
naturale del Re Filippo, figliuolo di Carlo Quinto Imperatore e della 
Principessa dì Parma, passando dalla Spagna venne a Genova, dove 
D. Gabriele della Cueva, Governatore dello Stato di ALlano , andò a 
incontrarlo circa alla fine del mese di luglio; onde, attossicato in 
pochi giorni, tornato a Milano il 23 d'agosto delTanno suddetto 1571, 
passò a miglior Tita; ed era uomo molto religioso e devoto. Esso 

1S7 



35P 



CB8ARE NUBILOMO 




D. Oiovanni andò a Venezia, e dopo a Napoli; ove per commissione di 
S. S. gli fu dato lo stendardo del Generalato. Oos) mise in ordina] 
Tarmata , facendo tutte le prorrisioni erano bisogno, si di TettoTagliei 
come di gente, esortando tutti gli soldati a rivere cristianamente. E] 
fece la massa delTesercito a Messina , donde partendosi con V ordini 
delle galere, galeazze, legni e soldati Spagnuoli, Italiani e Alemanni^] 
giunsero nella Cefalonia ; dove il Boria prese un legno de' Torchi, 
dal quale ebbe nuova, che Tarmata nemica era in Lepanto. E ìì 
tutti insieme fecero consiglio dì voler combattere; tra' qaali 
D. Griovanni e il Doria erano d'animo di far il conflitto, ma alcudl 
contraddicevano; di modo che, stando in questo parere, venne nuova" 
come cinquanta galere nemiche si erano partite dalla loro annata 
per andar verso Levante ; e subito tutti di buon animo fecero appa- 
recchiare e mettere gli soldati in ordine, e D. Giovanni montò in 
nna fregata. Scorrea, esortando gli soldati a combattere valorosa -^J 
mente, dicendogli voler vivere e morire con essi loro; e non stimava" 
di essere Generale, ma si reputava come soldato e fratello di essi. 
Cosi a Ili sette di ottobre, in giorno di domenica, avanti giorno 
furono tutti in pronto; e ritrovandosi Tarmata cristiana in la Ce- 
falonia nel porto d'Argostile, e la nemica nel golfo di Lepanto, 
fecero consiglio di quello che si doveva fare. 11 signor D. Gio- 
vanni non era di parere si entrasse nel golfo; ma si bene pa- 
reva al Generale Veniero e al Signor Agostino Bìirbarigo , che 
T andassero a investire nel golfo , perchè restariano vincitori ;^ e 
cosi condussero. Per la qual cosa, ordinate le galere a battaglia, 
si pose il Signor Agostino Barbarigo nel corno destro, e il Signor 
Quirini nel corno sinistro ; il Generale de* Veneziani e il Principe 
di Parma erano noi mezzo con Sua Altezza; o Giovanni Andrea Doria 
era di retroguardia e soccorso. ■ 

Le sei galeazze, compartite tre per corno, andavano avanti, bene 
all'ordine e munito di artiglieria, rimorchiate da dieci galere sottili 
per una. e dieci navi per corno : e con quest'ordine inviarono Tarmata 
alla volta delli nemici. E toccò al Signor Agostino Barbarigo ad andar 
a far la discoperta con seco otto galere, e appiccare la scaramuccia; 
con questo però, che tornasse al corno destro a lui deputato. Cosi ani- 



k 



CmmNACA IH TWBTAKO 3:?7 

raosaraente andarono a incontrarsi, con il vento più favorevole a!Ii ne- 
mici, che alli crìstiaDÌ. Vedendo ciò, gli Turchi cominciarono a scon- 
trarsi gridare e fiir c^n rumore, senza tener ordinanza; anzi pareva 
un bosco, perchè (come s'intese poi) pensavano, come fossero veduti, che 
gli cristiani dovessero voltare le spalle ; e credevano essi esser vit- 
toriosi. Ma vedendo che arditamente gli andavano incontro , comin- 
ciarono a mettersi in ordinanza di forma lunare; e arrivati a tiro 
di artiglieria, le galere sottili lasciarono il rimorchio delle galeazze, e 
sì ridussero al suo loco dostinnto; e le galeazze con l'artiglierìa, affron- 
tando l'armata Turchesca, la posero in gran disordine. Durò il tirar 
dell'artiglieria delle galeazze per spazio di tre ore; e Tartiglìeria nemica 
fece poco danno ai Cristiani, ma l'armata Turchftsca ricevo gran danno; 
e dopo ciò si venne airarmi. E prima la Generale Cattolica con la 
Veneziana, tolta di mezzo la galera del Bassa Luogotenente di Piali, 
combattendo acquistarono la galera; e amazzato il Bassa, Don Gio- 
vanni pose la testa in cima di una picca, e la teneva in mano come 
UB trofeo. Occhiali, cristiano rinnegato, affannava assai il corno sinistro 
e il corpo dell'armata; ma il Boria soccorsegli subito, e poi Sua Al- 
tezza mandò una parto delle galere al corno sinistro, che erano otto 
galere Veneziane. E non tardò ancora il Boria, vedendo combattersi il 
corno sinistro; imperocché se ne andò alla volta, e con Tartiglierìa e 
fuoco arteflciale pose quelli cani in grande travaglio e pericolo, veden- 
dosi abbruciare, onde mandavano gridi al cielo ; e più essendo voltato 
il vento contrario agli nemici, orano abbai^liati dal fumo del fuoco arti- 
ficiale, e questo gli fece gran danno. Cosi combattendo dalla mattina 
fino alla sera, restarono prigioni 180 galere, cioè 13G navigabili e 
senza colpo d'artiglieria , e dodici galeotte ; e le minate e abbruciate 
da 35 in 40. Bell'armata Cristiana furono tagliati a pezzi tutti gli 
soldati di quattro galere, che non vi era pur uno vivo ; dei quali uno 
era della Religione di Malta. II Caracossa Corsaro, qual^ Tanno avanti 
danneggiava assai , fu morto. Pertaù Bassii non si trovò uè vivo nò 
morto. Il Boria e il Quirini con il durissimo Canaletto . intendendo 
la foga che faceva, Occhiali, lo seguitarono ; ma finalmente esso, ve- 
dendosi preso, montato sopra una fregatina, lasciando la sua galera 
Capitana col resto delli vascelli (che erano trenta) se ne fuggì, lasciando 

Mbc. S. Il, T. UV. % 




OBSAftB HUOILONIO 



ner 



le galere in mano de* Cristiani. Ma fa cosa molto meraTigliosa , cba 
nelle sei galeazze non furono morte più dì tre persone. 11 Generali 
Àgostin*^ Barbarìgo, ferito con una freccia in un occhio, ebbe grazi 
di Tivere sino alla sera; onde intendendo la vittoria avuta, levateli 
mani al cielo, ringraziando Iddìo spirò. La mattina seguente fece si] 
Altezza seppellire gli soldati morti, dismontatì che fnrono, e medi< 
gli feriti; e trovò che non fu molto danno, rispetto alla glorìosLisima 
vittoria, non mai più trovata la simile. Imperocché furono morti v 
timila Turchi, e 5000 fatti schiavi, e vontimila schiavi Cristiani li 
rati; perchè essi, vedendo talmente la mina de' Turchi, sì soUevaro 
contro di essi. Dì più trovarono nella galera del Bassa ducente mi 
Solimanini , che vagliono di nostra Imperiale lire sette e soldi dieci 
e tanta vettovaglia di biscotti, risi e altro, che è bastante a mantener 
l'armata Cristiana per sei mesi. E fu mandata a Venezia una gale 
qual era del Signor Gio. Battista Ooutarini, assni addobbata di bi 
diere Turchesche. Nella galera del Bassa fu trovato 11 generale vessilli 
del Turco, qual fu stimato di prezzo di quRrautamiJa scudi; nel q 
vi era un motto, che voleva dire che il Gran Turco voleva farsi Mo- 
narca; il qual vessillo fu mandato per farlo vedere a Sua Beatitudine, 
dopo al Ee Cattolico il Ko Filippo di Austria. Molti Turchi furo 
menati chi qua chi lii schiavi, e il Doria ne menò seco molti in< 
tenati nelle sue galere; li quali ivi a Genova s'ammazzavano l'un 
l'altro volontariamente, più presto che vivere schiavi. Le tre Signori 
della Lega, cioè Sua Beatitudine, il Re Cattolico e gli Signori Tene- 
ziani divìsero la presa secondo i loro capitoti. La Capitana di Occhiali 
con alcune altre, fu donata al Doria. B'u tanta Tallegrezza per tutta 
la Cristianità, e massime nelli popoli dellì collegati, che tutti si bacia- 
vano l'uu Taltro, oou tanto rumor di campane e fuochi di artiglierìa, 
che pareva abbruciasse l'aria. E furono fatti in molti lochi, e in Ti- 
gevano, uomini a modo de' Turchi e del Bassa; e in modo dì trionfi 
furono abbruciati, e con molte scaranmccie alla Tarchesca; e 
erano allegri, che parevano pazzi. 

L'anno 1>372, il di S marzo, fecero l'entrata in Roma gli daoi nipoti 
del Turco, figliuoli del Bassa, quali sì trovarono ancor essi nel conflitto 
navale suddetto, e con essi parimente 4S Turchi, segnalati schiavi. 





tant^ 




CR0NAX3& DI V10BTAMO 



:oo 



mandati da Sua altezza il S/ D.* Giovanni d'Austria a Sua Santità, 
accompagnati da 200 uomini d'arme e circa altrettanti cavalli leg- 
gieri; alli quali vi andò quasi tutta Eoma a incontrarli, e il Papa 
gli accolse onorevolmente, facendoli molte carezze. 

Al mese seguente, cioè alli 13 di aprile, si fece nella città di 
Vigevano il Capit-olo delli frati di S. Francesco, dove si trovarono 
molti Teologi , Predicatori e uomini dottissimi. E cominciando nel 
sopradetto giorno, che fu in domenica, si predicò ogni giorno per una 
settimana continua, ora nel Duomo e ora nella sua chiesa, disputando 
e mantenendo conclusioni con li frati di tutti gli Conventi e altre 
sorti di genti, benché secolari; e disputando tanto modestamente, fu 
grande contentezza di essi e d'altri audieuti, cantando loro i suoi divini 
officii con musica. E in capo delti otto giorni, alla domenica seguente, 
vennero in processione dalla lor chiosa al Duomo; e ivi cantando essi 
la messa con grande solennità, essendo presente il Kevorendo Monsignor 
Maurizio Pietra, data la benedizione episcopale, se ne ritornarono al 
loro Convento in processione con esso M' Reverendo, dove l'avevano 
invitato A pranzo con essi. Fece Monsignor Reverendo Maurizio Pietra 
una bella e molto a proposito predica, ovver sermone, qua! fu a grande 
soddisfazione di tutti, sopra queste parole, cioò terrihiUs ut casirorum 
acies ordinata. Al lunedì seguente ognuno di essi frati se n'andò al 
suo loco deputato; e dissero molti dì es.si de' primi, che non avevano 
molti anni passati fatto un tale Capitolo si quietamente e allegra- 
mente come ivi. E volendosi partire, fecero alla Città molti ringra- 
ziamenti, in generale e iu particolare , delle amorevolezze usate che 
furono ìn&nite. Imperocché il Convento non ebbe alcuna spesa del suo; 
ma la Comunità e tutti in particolare fecero elemosina por il Capitolo, 
che si cavò alla somma di 70 scudi ; e dessi proprii dissero, che Vi- 
gevano aveva fatto tutta la spesa che bisogna iu far il loro Capi- 
tolo, perchò spessa volte gli suoi Monasteri suppliscono dove non gli 
è il danaro. Non ò stato fatto qua in Vigevano altro Capitolo dal- 
l'anno 1514 iti ora, che gli medesimi frati di quest'Ordine lo celebra- 
rono, ma con qualche dissensione e discordia tra essi nelle loro dispute. 
Al primo di maggio del medesimo anno andò a miglior vita il Sant."" 
Pontefice Pio Quinto Alessandrino, in giorno di giobia. 

131 



limo, 



'k 



L"anno 1573 il carnevale fa il 3 di febbraro: onde il Reverend ~ e 
111."" Cardinale Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, per levare la 
mala usanza del disordine che si commette in mille disonestà e ba- 
gordi, ottenne dalla S.** del Nostro Pastore Gregorio XIII Bolognese, 
che ogni fedele che si comunicherà nella domenica dì carnevale, e 
ogni sera l'orazione che esso 111.* e Reverendo Cardinale ordinò, 
seguirà plenaria indulgenza ; e perseverando ogni giorno la sera nel 
igtessa orazione, averà indulgenza tanto quanto persevera, come si vede 
nella Bolla. All'aprile seguente, a di venti, nevicò nel far del giorno 
sino quasi mezzodì; ma non fece molto nocumento, perchè venne con 
acqua. E fece freddo, quasi come da mezzo inverno; e fu un anno moU 
vent-oso e freddo sino a mezzo estate; e le biade ebbero gran danno,.^ 
parimente il vino, che vi fu carestia per tutta la Lombardia ; e valeva 
la brenta nel mese dì giugno lire sedici Imperiali Dì più nel mese 
di settembre seguente del detto anno un Gio. Battista de Àrdizìi di 
Vigevano fece un Santuario in Mede di Lumellina ; per la qual opera 
sì vede ch'era uomo molto ingegnoso di architettura e dì lavori d'in- 
taglio; il quale Santuario fu di spesa più di 200 scudi. ^M 
L'anno 1574, alli 8 di maggio, fece la entrata in Vigevano il Signor^ 
Don Giovanni d'Austria, qual era Generalissimo dell'armata del mare, 
lasciando ogni cosa ben ordinata; imperocché prese Tunisi senza con- 
trasto alcuno. Partendosi dunque il Signor Don Giovanni da Favagnana 
per andar alla Goletta alli 8 di ottobre deiranno innanti, che fa^f 
1573, con cento galere, trenta navi e veutidue dette grosse, dove alli 
8 giunse a mezzogiorno con la sua annata, ebbe subito piena infor- 
mazione dal Governatore e dal Re di Tunisi, dello stato di quel paese, 
con verificarsi che gli Mori e Turchi di Tunisi stavano con spavento 
e con animo di fuggirò, sbarcato che fosse l'esercito di Sua Altezza. 
La quale la mattina, il nove del detto mese, fece riconoscere il loco 
per sbarcar le genti , che si accamparono quattro miglia lontano da 
Tunisi; e subito mandò il Marchese Santa Croce, il Snnagario Castel- 
lano e il Sorgente Maggiore, con 2500 soldati ch'erano nella Go- 
letta, a riconoscer Tunisi; e lo trovarono abbandonato da tutti gli Mori 
e Turchi, parte de' quali erano andati a Caravauo, e parte a Biserta ; 
pliche entrarono senza contrasto alcuno. E andati al Castello, detto 





CROKACA DI ViaWANO 341 

Alcanzar, ri trovarono venti Mori, che dissero tener il loco por il Re 
Mttlei Hamida, e lascìnrono entrare gli soldati suddetti a pigliare il 
possesso. Bel che ne diedero avviso a Sua Altezza , la quale per esser 
l'ora tarda non si mosse; ma alla mattina seguente il Signor Paolo 
Qiordano, Antonio Doria e altri con 1' esercito entrò in Tunisi, e se 
ne andò al Castello. In Tunisi non si trovava roba sottile, ma gran 
quantità di lane^ corami, lini, olii e butirro; nò vi emno uomini, che 
vecchi, e donne che non potevan fuggire. Alli venti d'ottobre, essendo 
Sua Altezza in Tunisi, gli venne nuova come il d) 13 del detto mese 
400 Turchi, di quelli 3000 che stavano alla difesa di Tunisi, si erano 
ridotti a Bìserta con alcuni Mori di quelli di detta città ; i quali volendo 
entrar nella detta Terra, gli terrazzani Mori, che dentro sì trovavano, 
non volendoli accettare, volendo i Turchi entrar per forza, e venuti 
tra loro alle mani, i Turchi combatterono valorosamente con gli Morì. 
Il che vedendo gli Mori, mandarono una parte de' suoi al porto di Bi- 
serta, dove stava allora una galera e una galeotta con circa 150 
schiavi cristiani. Li quali sferrandoli li detti Mori, gli diedero l'arme 
in mano, chiamandoli in loro aiuto contro i detti Turchi ; sicché con 
detto aiuto i Morì vin-^ero quelli Turchi che volevano entrar in Bìserta, 
e fecero prigioni altrettanti Turchi che trovarono alla guardia di detta 
galera e galeotta. Fatto ciò, ì Mori mandarono avviso del tutto a 
Sua Altezza che stava in Tunisi; e Sua Altezza li accolse graziosa- 
mente, e mandò il Castellano Andrea Salazar con alcuni soldati a 
pigliar il possesso di detta fortezza di Biserta; e mandò alla Q-ol9tta 
a intimar al Ke Mulei Kamìda una sentenza, qualmente S. M.'^ Cat- 
tolica comandava, che per essere stato causa per il passato di tutte le 
rivoluzioni e discordie di Tunisi, per aver privato e scacciato di quel 
regno i nipoti del già Ee di Tunisi, e per gli mali portamenti suoi 
contro di essi, essendo legittimi successori di quel regno, comandava 
Sua Maestà Cattolica, andasse prigione in Sicilia. Ed egli lamentandosi 
di ciò, e allegando alcune cause in suo favore, e non volendo andare, 
fu messo per forza in una galera, e mandato in Sicilia con sua moglie 
e figli. Dopo Sua Altezza mandò alia Goletta a chiamar l'Infante Ma- 
liazer, che venisse a pigliar il possesso di quel regno, chò così era 
ordhie di Sua Maestà; il quale andò come Ee con assai artiglieria, 

133 



342 



OBASB iruBrunno 



I 



che disparù nell'iiscire dalla Groletta; e arrivato a Tunisi, fa ricevut 
come Re, giurando esser vassallo fedelissimo del Cattolico Re, e di osse^— 
rare altri capitoli proposti da Sua Altezza. Gli Mori che s'erano partici 
da Tunisi^ di numero circa quarantamila, avevano mandato a supplicar 
Sua Altezza, gli desse licenza di venire a Tunisi ; il (he gli fu con 
cesso benignamente. Inoltre gli fece edificare una fortezza , qua! 
incominciata nel mese di novembre seguente ; dove lasciato buoi 
guardia dì soldati Italiani e Spagnuoli, goTernati dal Signor Gab: 
Gerbellone Generale, Sua Altezza si ritirò, come si dice, di com 
sione di Sua Maestà nella città di Vìgevano, a ciò stesse a ved 
che faceva la Fiandra. Imperocché gli Ugonotti attossicarono il Re 
Francia; per il qual veleno ebbe la morte» finendo lì suoi gio 
circa il principio di maggio del 1574, e si nominava Carlo. Avo 
poi la nuova della morte, il Re dì Polonia Enrico, qual era fra- 
tello del suddetto Re di Francia, avendolo gli Polacchi eletto per suo 
Re Tanno ìnnanti, usando astuzia per otto giorni, con mostrarsi di aih^ 
darsene a caccia d'animali, vouendoli opportuna occasione, se ne fugg^! 
avendo intendimento con Tlmperator Massimiliano. Il quale gli preparò 
carrozze e cavalli nellì confini della Polonia e del suo territorio, e lo 
fece accompagnare sino alli confini di Venezia salvo, essendo però se- 
guitato dalli Polacchi. La Signoria di Venezia, prima che S. M * Cri- 
stianìssima giungesse a Udine, loco appresso ad Aquilea, fu incontrato 
da quattro ambasciatori sopra il territorio dell'I mporatore, essendo ancora 
andato a incontrarlo sino al dotto luco il Duca di Ferrara. Poi il venera 
(fìi il IG di luglio) giu]ise Sua Maestà a Trevigi, e dimorò il sabato se- 
guente; e d'indi partitosi alle oro 16, fu a Marghcra alle 18; dova 
trovò 40 gentiluomini dei Pregadi con lo gondole coperte di cremisino, e 
Berntorì Tostiti a livrea p tlitamonte. Giunto che fu alla ripa, fu salutato 
da 200 pezzi d'artiglieria ; dopo eravi tre gondole apparecchiata per 
Sua Maestà , una coperta di panno d'oro, un'altra di velluto pavonazso, 
l'altra di veluto nero, con servitori vestiti alla livrea conforme alle 
gondole suddette. Entrato il Eo in quella coperta d'oro, chiamò a 3è il 
Duca di Ferrara e il Duca di Nevers; e venendo verso Venezia, fu per 
utfnl loco salutato dall'artiglieria iufiuita , con gente senza numero. 
Uuinil in Murano, subito eoa grandissima allegrezza sì udirono trombe. 



tambarij campaDe, artiglieria, che fu cosa stupen<]a. Domeuica (chi' fd 
alli IS) andò la bella galera del Soranzo a Marano, padrone di dotta 
il Canaletto. E dopo il desinare si levò Saa Maestà, accompagnato 
da' suoi camerieri, 40 de* Pregadi e da* snoi alabardieri; e venendo da 
Morano verso il Lido, fo nel Canal di Morano, che ò dietro l'Ar- 
senale, incontrato da dieci galere, le quali gli fecero stupendissima 
salva di archibugi e artiglieria; e tolsero in mezzo Sua Maestà, con- 
dncendolo verso il Lido. Giunto a S. Elena, fa incontrato da 400 
faste armate^ e addobbate tatte d'oro e argento, armate da tutte le 
arti di Venezia, e molte da particolari; quali facevano bella vista, co- 
prendo tutto il Canale. Incontrato da queste fusto, fa con niaravigliosa 
salva salutato, e accompagnato al suddetto Lido; dove era fatto un 
arco trionfale, nel quale era dipinto tatte le imprese fatte da Sua Maestà, 
che cosi dicevano : Henrico IIIj Franciae et Pohniae regi opiimo 
atque forliss. hospiti inconiparahiU ^ Venetor. Resp. oh ejus adventuni 
feìkiss., e corte altre, dopo l'arco fatto con maravigliosa architettura. 
Dopo con il Patriarca di Venezia, con tatto il clero, e il Principe con 
la Signoria e Sua Maestà , giunti che furono per scontro S. Marco, fa 
fotte maggior salva di tutte le altre, essendo sparato più di 10000 
pezzi di fuoco, fra navi, navigli, galere, faste, brigantini e S. Antonio, 
che tatti fecero a un tempo. Ginnto al palazzo, suo alloggiamento tutto 
ornato d'oro e d'argento, fu quella sera menato dal Duca di Ferrara al 
suo palazzo a sentir la commedia de' Gelosi. Gli tre giorni seguenti, 
cioè Lune , Marte , Mercore, gli dettero piaceri di più sorti ; e fra gli 
altri, la sera fu condotto a una fornace di vetri, per scontro al palazzo 
di Sua Maestà, dove si lavorò dae ore continue a lame di torcie, essendo 
egli venato sopra la ripa a vedere ; cosa invero maravigliosa, conside- 
rando il fuoco che \i va per disfar il vetro, e poi esser sopra l'acqua. 
Il giovedì gli fecero veder anticaglie diverse. La notte seguente fu 
fatto, per scontro al snu alloggiamento, una montagna di fuochi artifi- 
ciali di mirabile fattura. Sabato fu condotta Sua Maestà nell'arsenale; 
dove in sua presenza fu fatta una galera tutta intera ; e fu gittate 
14 pezzi di artiglierìa grossa, e fu apparecchiata una colazione dì gran- 
dissima spesa. ludi partito, s'imbarcò nel fiume Po ; passando per la 
Insubria, giunse a Magenta, ove si dimorò la uotte ; e passando il 
1^ 




34» 



CB8A1UE NirBILONIO 






Ticino al porto di Boffalora, se ne andò pnr la più breve via a Ter- 
celli, lasciando Novara discosta tre mila passi; e da Vercelli a Torioo^l 
ove fa accolto con grand* onore dal Duca di Savoja» diinorandosi ivi 
per alcuni giorni. Tolto poi commiato dal Serenissimo Duca, sì parti 
da Torino il 27 di agoito, in giorno di venere, accompagnato da di-^ 
versi gentiluomini Francesi, e a loro spese, sino da Venezia. E ment 
passò per la Lombardia, fu accompagnato dagli uomini d'arme e ctr 
valli leggieri dello Stato di Milano. Ma poi arrivato nel Piemonte J 
fu accompagnato da 4000 fanti e 3000 cavalli del Serenissimo Duca] 
di Savoja , sino che giunse in Francia . dove era Monsienr de GÌ 
con gente da piede e da cavallo ; quali si stavano aspettando Sg 
Maestà Cristianissima Enrico III, acciò Io couducessera dalla Serenia 
sima Madama sua madre , come lei gli aveva imposto. Di più . avvi<^ 
cinandosi alla Francia, la Madama fece far pubblico bando, sotto pena 
della confiscazione de' beni e della vita, che ni uno avesse ardir an- 
darlo a incontrar nella sua venuta, perchò esso non volendo cono-| 
scero nò amico nò nimico , non fosse stato ucciso invece di accarezzarlo. 
Questo Re dì Polonia e di Francia è detto Enrico III; e ora è di 
età d'anni 22 , fratello della felice memoria di Carlo IX, a coi àfl 
successo nella dignità reale. Ma tornando al proposito, Sua Alteza" 
Don Giovanni d'Austria se ne stava in Vigevano, dimostrando esser 
venuto a pigliarsi piacere; imperocché si esercitava in ogni sorte di 
spassi, sì in cacciar uccelli, come selvatici; ma molto più si dilettava 
del giuoco della pillotta da vento, come si usa in Spagna. E perdV 
fece fare lastrico nella parte del Castello verso ponente con una 
sbarra che lo cingeva; e ogni giorno egli, ovvero altri Principi cbe 
si trovavano con lui, giuocavano a centinara di scudi. Vi venne am- 
basciadori dalla Signoria di Venezia a visitarlo, con grandissimi e , 
ricchi doni di argento , e preziosi drappi dì ornamento da letto , «■ 
gioje ; ma esso non volle accettare alcuna cosa, ma gli riferì infinite 
grazie. Vi venne ambascìntori di tutte le Signorie di Lombardia , ^g 
del Serouissirao Duca di Savoia ; ma intendendosi come il Turco ^" 
moveva con 300 vele per andar alla Goletta e a Tunisi, sì parU 
Sna Altezza alti 14 di luglio dell'anno sopradetto, quando il detto 
Enrico III giunse a Venezia. Per il che se ne andò Sua Altezza allA 



CRONACA 01 nOBVAKO 3IS 

Tolta di Qenova per imbarcarsi; e aoa Io potò visitare per la bre- 
Tità del tempo che instava. Giunto che fu a Genova^ mise all'ordine 
l'armata delle galere, quali erano 150; e insieme con il Sij^nor 
Gìov. Andrea Doria se ne andò a Palermo e a Trapani ; dorè stara 
aspettando qualche buona nuova del li soldati ch'erano alla Goletta 
e nel forte di Tiiuisì. £ altro non desiderava, che 1' Occhiali con il 
suo Campo Tavesse circondata ; perchè essendo fortissima e ben prov- 
vista, non dubitava che con l' artiglieria o munizione, de' quali pezzi 
erano dì numero circa 600 ; e vi erano corsaletti , morioni , arme 
astate, archibugi, selle da cavallo e altre munizioni in gran quan- 
tità e numero, lo quali teneva ivi Sua Maestà per poter armare soldati 
alla sprovveduta; e sì teneva dì corto, che la Grecia facilmente 
si sarìa ribellata dal Turco. E cosi Sua Maestà credevasi che il 
Turco si straccarebbe all'assedio della Goletta e dei forte, non ri- 
portando vittoria; e volendosi partire, lo averia seguitato alia coda 
e datoli danno di qualche galere. Ma ecco che D. Pietro Porto 
Garrero, Governatore Generale della fortissima e inespugnabile Go- 
letta, figliuolo che fu dell'invitto e valoroso Viceré di Napoli, es- 
sendo nel forte detto il Maschio, fortissimo, circondato da duplicati 
bastioni, con gli loro fossi profondissimi per caduuo bastione, avanti 
che Occhiali venisse ali* assedio , gli diede la fede sua di dargli 
nelle mani e sue forze la Goletta. Per la qual cosa, essendo giunto 
Occhiali con 500 vele al porto Farina, sbarcò la sua armata cir- 
condando la Goletta e il forte; e in apparenza fingevano dar 
battaglia e dar assalti e sparar artiglieria, ma la gettavano in- 
vano. Inoltre fece aver il suo sigillo di lettere airOcchiali ; il 
quale scrìvendo , pareva che il Governatore della Goletta doman- 
dasse al Signor Gabrio , Governatore del forte , soldati in ajuto 
suo ; ed esso gli inundava ciò che richiedeva. 1 quali soldati, pi- 
gliando la via deUo stagno, navigavano; e quasi nel giunger alla 
Caletta erano tagliati a pezzi dalli Turchi a tradimento, per causa 
del sigillo ; e cosi fece più volte. Ultimamente domandando gli sol- 
dati, il Signor Gabrio gli rescrìsse, non sapendo del tradimento, 
ch'esso non poteva dargli più soldati, per non avere altri che quelli 
che li bastava a difendere il suo forte, e che combattesse alla meglio 

137 



L 



a 



9(ft 



CSSARS NDBOONIO 



si poteva. La qual cosa vedendo , Occhiali fece finta di ritirarsi 
dalla Goletta circa mille e cinquecento passi; la qual ritirata ve- 
dendo D. Pietro Porto Oarrero, per dar fine air intendimento, disse 
ali) soldati, che essendo Occhiali con il sno Campo ritirato, non dahi- 
tando che dia alcun assalto, è bene che vadino a riposarsi e dormir»: 
senza alcuu timore del nemico. Cosi gli soldati che erano afflitti e H 
stracchi , si riiwsarono sopra la sua parola, tenendo alle mora per 
guardia quelli che a lui piacque. Ed ecco che all'improvviso gli Turchi 
assalirono la Goletta; uè essendo chi combattesse, la presero; e come 
dicono alcuni che fuggirono, D. Pietro Porto Carrero Governatore, 
fìi trovato a seder sopra una sedia, con la sua veste leggiera addosso, 
e senz'arme. Gli soldati Italiani e Tedeschi furono tagliati a pezzi: 
ed esso D. Pietro Porto Carrero con gli Spagnuoli fu menato di 
Occhiali, Fa presa alli 1 1 di agosto ; nel qual giorno Sua Altezza 
si parti da Genova con rarniata. Se ne andò poi il Campo de* Turchi 
alla volta del Forte , avendo prima spianata la Goletta ; nel qual 
forte trovandosi il Signor Gabrio Cerbellone e il Signor Pagano Doria, 
fratello del suddetto Giovanni Andrea, combattendo arditamente , non 
volsero mai rendersi né con patti né ad altro modo; e dissero eÌM 
volevano più presto morire p*.T la Santa Fede come veri cristiani , 
e per amor di Sua Maestà Cattolica, che rendersi a infedeli. Per la 
qual cosa, non cessando gli Turchi dar continui assalti, il 13 HS^ 
settembre presero il forte; e furono tagliati a pezzi, eccetto pocOT 
che a fatica si poterono salvare. 11 Signor Gabrio Cerbellone, uomo 
vecchio di età, ma <lì animo robusto, armato di tutte armi, com- 
battendo con lo scudo e stocco , fu preso da' Turchi : e condotto 
avanti il Bassa ^ lo fece incatenar nella galera . Il Signor Pagano 
Doria fuggì con certi Mori, che per denari promisero salvarlo; e al- 
lontanati alquanto; gli tagliare la testa, e la portare al Bassa, il 
quale vedutala, e dispiacendo il fatto, gli fece subito impalar tutti. 
Lasciò il Bassa audar libero e salvo il Capitano Guerra con cinquanta 
de* .suoi soldati, percho si erano resi a patti. A' Turchi sopraggiunw 
per loro soccorso quarantamila Mori, senza lo ajuto do' quali vedevano 
non poter prendere quella piazza , seudone morti gran quantità d'essi 
sotto al detto forte. 




CRONACA m VIOWANO 347 

NeiraoDo saddelto, infermandosi il Reverendìss. Mon^gnor Maurizio 
Pietra, Vescovo secondo di Vigevano, d'inftìrniità diverse e strane , sì 
ridusse sino all'estremo pericolo della vita sua. Per il che dubitando 
e provvedendo al suo corpo di sepoltura, fece edificarla ivi nella sua 
Chiesa, avanti alla Sagrestia delli Cappellani, Tanno suddetto, cioè 
1574, a di 26 di giugno. Ma per grazia e miracolo evidente* pìacqne 
al Signore Iddio di lasciarli reggere anco il suo commesso gregge; e 
già, Come si diceva, l'officio pastorale era concesso a uno Spagnuolo 
da Sua ìlaestà Cattolica. NelTistesso anno Gerolamo del Pozzo fece 
fare un edifìcio nel borgo di S. Martino, a mano destra andando alla 
Chiesa di S. Maria delle Grazie; nel qua! vi ha deputato un ospi- 
tale per li poveri ; e cominciò albergarli, facendoli curare delle loro 
infìrmitù. Onde alii 8 di dicembre pur deiristesso anno fece invitare 
tatto il Clero di S. Ambrogio ; e ivi nella Cappella del detto ospi- 
tale si cantò Dna messa solenne con musica a onore della S. Con- 
cezione. 

L'anno 1575, quale da tutti gli cristiani è santificato per le 
grandissime indulgenze che sono nella città di Roma, Sedia Pontifi- 
cale del Santissimo Vicario di Cristo, anno del santissimo Jubileo, 
nel mese di ottobre si ampliò la Chiesa di S. Bernardo in lungo, 
eon elemosine della Città. In questi giorni si costituì la Compagnia 
delli Disciplini di numero sessanta uomini in pochissimi giorni; quali 
cominciaruuo celebrare messa ogni di, e divini officj alle feste, in essa 
Chiesa di S. Bernardo. Nel finire del mese dì novembre si gittò 
la campana, che il quartero di S. Martino fece faro a sue spese. In 
questo santissimo anno fu sempre bonaccia per tutta la stagione; e 
fu abbondante d'ogni cosa, cioè di grano, vino, legumi e massime di 
miglio. Il grano si è venduto dieci lire il sacco; il vino nuovo, alla 
vendemmia, lire quattro la brenta, e poi al S. Martino, lire sette, il 
miglior di tutti, il quale Tanno avanti valeva lire 63 la brenta dalli 
Monferrini. La qual carestia fu causata per la tempesta saddetta sino 
dell'anno 1570; dal qual anno sin ora è stato venduto tempro da 
lire 12 sino a 18. il miglio, dopo che fu seminato, per la siccità 
della terra non poteva nascere; pur nel principio d'agosto, e^ndo 
discesa un poco dì pioggia dal cielo, gli massari tornando a erpi- 

130 



I 



CeSARK NUBILONIO 



cado^ per miracolo di Dìo crebbe, e venne tanto abbondante, che fs 
cosa incredibile e stupenda; e tatti restavano pieni di inaraTiglia, 
Considerando che per la siccità era come morto, e persa la semente. 
Di olio non fu molto abbondante; perchè le olive, e noci, e ravini 
(invenzione nuova d' olio, in questi anni trovata) fecero pochi^imo 
frutto. Si causò parto la carestia dell' olio per le discordie e guerra 
civili de* Genovesi, che circa il mese di febbraio dell'istesso anno 1573 
pigliarono le armi in mano, e scacciarono fuori molti nobili. Per le 
quali discordie non poteva esser portato da quelle parti né olio ve 
altra cosa. E questa discordia andò in lango per molti mesi , taldi^ 
fu mandato da Sua Santità da Roma rill.'"'* e Revorend. Cardinila 
Qio. Morone a sedare e pacificare questi rumori; perchè erano causa 
di muover guerre tra Principi Cristiani. Cosi rill. Reveren** Signoria, 
come uomo saggio e prudente, gli acquietò; ed egli pose ordine con 
soddisfazione di tatti ; e questo accordo fu al febbraro seguente. AHI 
20 dì marzo, partendosi il suddetto Cardinale da Casale del Monfer- 
rato, venne a Vigevano; e allì 21 se ne andò a Milano. Dopo duoì 
giorni si parti per Roma. In questo anno suddetto fu grandissima 
peste nella città di Trento ^ che morse grandissima copia di gente. 
Grandissima mortaliiade di gente fu nella città di Venezia e nelU 
città dì Padova, che a scrivere saria grandissima compassione ; e a 
tanta contagìone non bastavano gli carri e sepolture. 

L'anno 1576 il Rev. Monsignor Manrizìo Pietra, già duci anm 
passati , essendo infermo come si è detto ; quale infermità causò che 
se gli apersero le gambe , dalle quali aperture per spazio di dnoi meo 
stillò tali umori ch'era maraviglia; onde pareva sì a medici, come a 
ogni altro, che fosse risuscitato per grazia del Signore un altro Lazaro 
miracolosamente; onde poi si fece sette cauterii, uno nel capo, uno per 
braccio, e uno per ogni ginocchio, e uno per gamba ; quali gli hanno 
allungato la vita sino a questo tempo, che trovandosi come episcopo nel 
Concilio Provinciale, quale in questo suddetto anno sì celebrava in 
lano , per comandamento dell' IH"' e Reveroud. Cardinal Borromeo 
si cominciò alli dieci di maggio in giorno di giobia; il suddetto R-everea 
Monsignor Maurizio Pietra diventò molto sordo, per Tinfermiti sopì 
detta. E non potendo sentir ciò che sì proponeva nel Condilo , tolse 

110 



nel 

1 



CROWACA Dt TIOBTANO 



349 



licenza dairill."* e Reverendissimo Cardinale e da tutto il Concilio! 
e venne a casa, dove nel suo ultimo giorno , cbe fu in domenica , dopo 
arar cenato e stato a ragionar allegmuiente e di buona voglia con lì 
suoi di casa, andando a letto per riposar un poco d'ora , gli venne un 
male allo stomaco, che lo tolse subito di vita; che fu alli 20 di maggio 
a ore cinque di notte. Della cui morte essendo avvisato il Reveren- 
dissimo e Illustrissimo Signor Cardinale con gli Rev."' Vescovi , fu 
mandato da esso Concìlio^ che ancora si trovava congregato, il Reverenda 
Vescovo di Novara, i! Signor Romolo Archinto; qual venuto a Vige- 
vano alli 22 di maggio, fatto gli funerali, e cantata da lui la messa, 
fu deposto nel suo sepolcro, già preparatosi duoi anni avanti come si è 
detto. Subito fatto le cerimonie funerali, il Reverend. Monsignor Ro- 
I molo Archinto se ne tornò a Milano al suddetto Concilio Provinciale. 



n. 



Terzo e quarto Vescovo di Vigevano 



DatmoHiiinma brinata a Vigevano nel 1576. e p«$t4 in Lombardia. — Alennandro 
CtuaUt terio vescovo di Vigevano. — Apparinone di una cometa net novembre 
dei 1579. — Pe$te a Venetia, e eottrutione votiva della Chiexa del Redentore alla 
Oiuéieeca. — Feetività per il eeeear e del contagiò. — Vento e freddo itraordinario 
in aprile del 1578, con gran danno delle ctunpagne, — S. Cario Borromeo visita 
la città e la diocest di l'igevano. — Solenne ingremto di .ytomnignor Casale. — 
Battesimo di un Turco. — Indul)enxe di Gregorio XJII. — Venuta a Vigettano 
della Principesca Margherita d'Austria. — Notitia della presa di Lisbona. — 
Fondazione della Cappella vescovile. — Congiura ti-amata lul i581 contro il Re 
Filippo di Spagna. — Morte di Monsignor Caanle, ed entrata di Monsignor Ber- 
nardino Briaaenio, quarto Vescovo di Vigevano. — Edificaeione della Chiesa di 
8, Maria degli angeli, e di quella delP Assunta, di S. Gerolamo e di S. Maria 
Maddalena. 

Nel mese di aprile del 1576, alli 3 e 4, pruinò le vigne del 
tutto nel contado di Vigevano circa 12 miglia ; la prima, che fu alli 3, 
non diede molto nocumento ; ma sopravvenendo di più ulli quattro, tolse 
ogni verdura alle viti, e restarono come aride. Non perciò era in tutto 
sin ora cessata la peste in Trento, né in Venezia; ma per la conver- 
sazione pratica delle genti e mercanti fu infettata Mantova, che morse 



I 



nore deua 
De iB«dfl 



fute, # nilèMi 

Al fiM U ■«§ 4i l^fk» iM onva £ Mutor&oi alk toIU 
(b Miba^ uBBorbmao MniiigMiin e il borgo àk porte Coauiia ; àm 
beochè ftuMTC Mmta, • m htnwmn innwàìnme ^aardie, aMotadìnw» 
t^ìaeamatàk uppeiUai Hiiamo mI mem di aettambre nd prÌDdpo; e 
circa allì gionu quuidkt m m udava ereseodo. £ per il timore della 
paste molti fagffJtoo in ditwn lodii; e nei mese di ottobro 
Tano al giorno più di cento. Nel priatipio del mese seguente 
BolenoiU di tatti gli Santi, Tenne a itaaiiar in Ti($eTano il 
tore dello Stato di Milano, il Marthene di i^amonte, con la san consorta 
e daoi sooi figliooli maschi, ch'erano di età circa 12 e 14 anni; e 
al dicembre seguente Tenne a TigeTano il Magistrato ordioarìo, per 
negoziare soixa sospetto di peste. Gli oomi de' qoali sono questi : H 
Signor Antonio Laodongo Presidente Spagnoolo , il Sipor Alfonso 
Tabonda Spagnoolo del paese di Galizia, il Signor Alessandro Fani* 
garola Milanese del Consiglio secreto. Ti era il Principe e Goveru- 
tore dello Stato di Milano , TEcc. Signor Antonio De Gosmau Mar- 
chese d'Ajamonte, il Signor Pietro Antonio Lonato Italiano, il Castellano 
del Castello di Milano Don Sancio di Padiglia, qaale si trorara a 
Vigevano a ogni occorrenza , il Castellano di Como , il Conte Gio- 
vanni Angosciola ; e tatti rappresentavano il Consiglio secreto per Sua 
Maestà Cattolica. Circa il fine del suddetto mese di novembre fa ca- 
vala la terra nel Castello; e fa fatta la conserva della neve, quale 
ù nel cantone della corte delle cucine, a cauto al fosso del Castello; 
e cavandosi la terra , furono trovate gran quantità di ossa di morti 
perchè ivi ora la Chiasa parrocchiale, dove gli sacerdoti cantaTano e 
celebravano i suoi divini ufAcJ o sotterravano gli cadaveri , reggendo 
in Milano 11 Duchi Visconti, come sì legge di sopra. In questo verno 
s'incrudelì la peste in Milano^ e ne mori assai; e più ne sarìano morti 
se il llovernud. o Ill.ruo Cardinale Carlo Borromeo , uomo vìgjlantis- 
Bimu si nella salute doli' anima quanto del corpo , con alcuni altri 
della Cittii Motropulitana di Milano, non fos.Hero stati. I quali co- 
slittiirouo alli infermi e infettati, medici, chirurghi, barbieri, con- 
fesHori, e altri che gli sorvenivano, e portavano gli cibi alle oapanirt 
circuito f 



CatONACA DI TIOKVAJrO 



m 



non gli mancasse nelle cose necessarie al yìtto, Sua III. ma Signorìa 
vendeva le tappezzerìe sue e tntte le cose mobìli di casa sua; e le 
pOBseaaioni impegnava in soccorso e aiuto de* detti infermi, e andava 
esso in persona a confortargli e fargli animo ; chò male Taverìa fatto 
tatto Milano, se non gli fosse stato la gran cura e soltecitadìne e 
carità di Sua Ill.ma Signorìa. Onde^ per esser si sollecito alle visite 
degrinfermi, il Principe con il Senato e molti delli medici lo pregavano 
« lo sforzavano e lo riprendevano di tanta sollecitudine , acciò ancor 
essa non s'infettasse. Venne parimente ad abitar in Vigevano TEcc. 
D. Diego de Montenero, Gran Cancelliere di Sua Maestà Cattolica, qual 
era parimente del Consiglio secreto; e alloggiava uel palazzo del Ve- 
scovato , cbe vacava per la morte del suddetto Monsignor Maurizio 
Pietra; onde si vedeva gran concorso di gente che da ogni parte veniva. 
£ quivi si faceva tutte le esborsazionì di danarì, che face\auo le Co- 
munità dello Stato con li suoi auditori, con tanta fi-equcnza dì gente 
straniera, che Vìgevano pareva fosse invero Milano, considerando gli 
nego^ e maneggi che si faceva. Nò poteva capir Vìgevano , con gli 
alloggiamenti e osterie , la tanta moltitudine di gente, sino di Ale- 
manni ; che fa cosa stupenda e piena di maraviglia» che il Signore Iddio 
ebbe preservato Vigevano dalla contagione della peste. E morsero dooi 
nomini di peste alla ripa del Ticino, che volevano veiiire a Vìgevano. 
£ si facevano bonissiiue guardie; niente di meno molti venivano da 
Milano con mercanzie e robe , a' quali non sì poteva negar l'entrare 
per la patente che avevano dal Prìncipe. In questo verno non venne 
dal cielo molto di neve, che non si potd governarla nella conserva; 
e nevicò solo tre dita di neve. Nel giorno della domenica delle palmt>, 
ohe fu Tultimo di marzo, facendo la ijrocessione secondo il solito, venne 
nn terribile e erodete vento con molta tempesta, che sradicò molte 
piante di noci in diversi luoghi di Lombardia, e molti alberi, massime 
di moroni; e pareva volesse minar il mondo. Onde il popolo trovandosi 
presente alle cerimonia delle Palme, e cascando per la gran veemenza 
del vento verso settentrione un pezzo di vetro dalla lìnestra, cominciò 
sentirsi molte voci a gridare e invocare il nome del nostro Signore ; 
e tal spavento ta ancor nel popolo di Milano, e molti altri luoghi; 
« questo occorse Tanno 1577. 

i41 




OMARR wmvotno 



Alla Uno di giugno 1577 venne gli soldati dulia Fiandra, perh 
paco che fece il Cattolico Re Filippo d'Austria con essi Fiamminghi; 
e vennero carichi di danari, gioje, cose mobili, cavalli, e alloggiarono 
nello Stato di Milano. E la pace era fatta sino allì 17 del mese di 
fehbraro 1577; ma fu fìnta dalli Fiamminghi. Correndo il medesimo 
anno, il 29 d'agosto venne a Vìgevano an venerabile Padre del- 
l'Ordine di S. Domenico, Teologo ed eccellente predicatore, nominato 
Egidio Marchesini; qnale portò la nuova elezione del Pastore dì Vig|H 
vano, eletto da Sua Maestà Cattolica, a cui appartiene il jure patronal^^ 
degli Bonefr/j d'essa cittì!, e confermato dalla Santità del Pontelica 
Gregorio XIII; qual nuova fu di grandissima allegrezsa a tutto il 
Clero e al popolo. Nel suddetto giorno , ch'era giovedì , pigliò il 
possesso esso Padre Egidio Marchesini in nome del YescoTo , nuovo 
nominato, Alessandro Casale, Bolognese. E al venere seguente, essends 
congregato il Rev. Capitolo, vi entrò; e si lesse una lettera del Bo- 
verondìssimo Vescovo nuovo nel Rev. Capitolo; qual diede grande 
soddisfazione e contento a tutti. Il 12 novembre del suddetto anso 
apparve una cometa, ohe rendeva a tutti grande ammirazione e stu- 
pore. Si vide di continuo di notte, per un mese, Terso la parte mfr 
ridionale ; ed era con la coda verso l'oriente, e tutta rilucente, eoa» 
stella molto risplendente e ignea. Sopra la quale farono fotti molti 
mali pronostici, li quali davano segni di guerra e pestilenza dì molti 
paetiti, e massime in Veneiia. Nella qual oomindaudo la contagione 
sili fil di luglio, è cretsciuta irreparat^lmente nel detto boss di taglio 
M 1576, serpendo in tal omnìen, che più di tre dsoos ifi aigU^ 
di «US luuuw patito ìnfeiioDe. Alli 4 di seiteabrs poi dal 1M0, 
«assodo ìb «olmo il morire, fli ebrissìmi Signori fccsiv Butaaeil» 
T^tto di edificar una chìsaft «IH Revereodissind Autri Cappumnì aDa 
6M«ec«, dsdleaadola a) Smmo «ostro Redentore, perchè sa— sa ««ft 
s iwdo ■»!«: « qossftà eUsaa «uà Cft|ites • bsUs. Dswii JMfW 
tt Sambsino Sslnattno ¥«isn Dws aadtf «sa tatto il Olsn • k 
8smI« alla Gìvésset ostausasirts, «n txvpfo gin 
m si Isjf* las« psr ttrcft. E psicìè fessro kr Wà pssAs d» 
;«v» dalla piam dì S. Mano a S. QiiisMn 
• mmànMk: # H l^o in quattro 




CROWACA HI VlOBTAHn 353 

Br d'ogimno. E fti questo ponte, lango 2550 piedi e largo 18, 
fatto sopra galere e altri gran rasoelli » che eccederano al nnmoro 
di ottanta; e ha nn arco net principio verso la piazza, assai bello; 
e fti tolto via tatti gl'infuori e le botteghe di nrtigiani , rimanendo 
la piazza tatta lìbera. Qlì panni^ tirati sopra antenne, coinincìarano 
alla porta grande del palazzo, e andavano con buon giro alla porta 
del ponte, essendo altresì il ponte coperto; e ad ogni colonna erano 
stendardi dorati, ìnnnmerabili festoni pendenti, modiglioni, fregi, tap- 
peti, scndi dorati, con l'insegne de' Signori della Sanitfi, tutti gra- 
ziosamente disposti. Vi erano quadri, da gloriosi maestri dipinti; nelli 
qnali sì scorgevano certi medicarsi le contagiose piaghe, e da barbato 
nomo essere pietosamente guardati ; volendo dire che si orribile mostra 
non aveva altre volte veduto. Eravi chi languendo rendeva 1' anima 
nelle braccia di chi più caro l'aveva; e infine, perchè molto vi era, 
tutto dimostrava il preterito mule, e vi si vedeva dipinta la comune 
afflizione. Vedernsi nell'istessa pittura su nel cielo l'eterno Redentore, 
ctie pregato da un Iato da genuflessa donzella, e dall'altro dal Beato 
S. Rocco, dall'una con le mani in croce tutta ristretta e desiosa di 
essere esaudita* dall'altro con una mano al petto, e con l'altra dimo- 
strante le sottogìacenti miserie, benedicesse l'afflitto gregge, e onusto 
del sacrosanto vessillo e delle santissime e preziosissime piaghe, ras- 
serenasse verso essi le onnipotenti ciglia. Eravi sedici immagini di Sommi 
Pontefici, supremamente belle, che rendevano meraviglia e contento. 
Tutte questo cose erano comiìoste con decoro, accompagnate da trombe, 
tamburi e altri ìstromenti , e da piacevol saggio ; e perchè fosse al 
bene acconcio questo luogo, ed essendo quivi gli clarissimi Signori 
della Sanità , ed essendosi sotto il loro felice reggimento e provvi- 
sioni, con r aiuto d* Iddio dator d' ogni bene , nettata la città dalla 
contagione, e volendo mostrar fuori quella allegrezza che si sentiva 
dei desiato bene, hanno fìitto questi acconciamenti. Ed erano gli cla- 
rissimi Giacomo Suranzo, Patdo Tiepolo e Marc' Antonio Barbaro, so- 
praveditori e degnissimi Procuratori di San Marco , e gli clarissimi 
Pietro da Mosto, Nicolò Bernardo e Marc' Antonio Bodovaro, Provve- 
ditori e clarissimi Senatori. Essendo le cose in questa maniera, si co- 
minciò la processione; quale fu fatta divotamente. E fii prima la Scuola 

145 

Mlac, S. Il, T. XIV. ^A 



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dì vSanta Maria della Carità: la quale mostrò molte, anzi infinite cere 
ardenti a onor dell'Iddio Ottimo Massimo. Fu la seconda S. Maria 
della Misericordia; la terza S. Marco; la quarta S. Giovanni; tutte 
copiose di gran laminari. Fa la quinta, la gloriosa Scuola di S. Rocco: 
nella quale furono vedute molte belle significazioni , rappresentate con 
persone vive, riccamente o giudiziosamente disposte. Quanta riccbe2za e 
bellezza di dimostrazioni , e d*oro e d'argento fosse in questa Scuola^ 
e in quella di S. Teodoro cbe segui , si lascia per brevità. SeguiroD<K| 
poi frati di più Ordini, raccolti sotto 14 stendardi; e avevano 
molte reliquie. Dopo vennero gli sacerdoti, raccolti sotto 11 stendardi,! 
e pieni d'infinite reliquie, e carichi di manti di oro e perle. Eravi il* 
Bevererid. Primicerio di S. Marco; e poco dopo il Reverend. Patriarca 
d'Armenia; poi infine il Reverend. Patriarca di Venexia , vestito tutto 
di bianco. Ebbe qui fine il numeroso clero. Comparve poscia l'Invit- 
tissimo e Serenìssimo Sebastiano Yeniero Duce, vestito lutto di bianco,, 
e accompagnato da molti Illustrissimi ambasciatori, e gran numero 
Senatori. Nel l'arrivar il Serenissimo Duce al ponte, parve disfarsi Ìl 
mondo; artiglieria, tamburi, trombe e voci di popolo, fu gioìoi^amente 
e repentinamente percossa l'aria; e a questo modo, e con questa solenne 
processionu » fu divulgata la liberazione della città di Venezia dalla 
peste; che fu il 21 di luglio 1577. E alli 7 del medesimo mese portò 
il Legato a donar al detto Duce di Venezia la rosa, mandata da 
Sua Santità; chò Sua Beatitudine è solito, nella quarta domenica di 
quaresima, con ìl collegio de* Cardinali , dopo aver deliberato a qnal 
Principe si deve mandare, benedire una rosa d'oro con bellissime ce- 
rimonie. Si ripose la rosa nel ricchissimo e tanto nominato tesoro; 
dove ne sono due altre, mandate alli Serenissimi Sebastiano Giani e^ 
Pietro Moconigo, già benemeriti Principi di Venezia. | 

L'anno 1578, alli dieci e undici d'aprile, venne un vento molto 
freddo e con gran impeto , che congelò la roggia della Mora e il 
Naviglio della Sforzesca , come di mezzo verno. E se per sorte le 
piante fossero state frondose, avena stirpate la maggior parte, per la 
gran furia che faceva; e causò gran danno alla campagna, imperoc- 
ché le viti arsero tutte, cbe mostravano abbondanza grande dì vino; 
il grano tutto spianato e atterrato; il fieno per il gran freddo tutto 

141 




CROKACA DI VIQBVJLHO 355 

arso ; gli arbori ch'erano germogliati , cioè noci , moroni , castagni, 
qnercie, tutti secchi; e tornaudo a germogliare, non resero alcun fratto. 
Per la qual cosa tutta la Insubria era molto spaventata; eccetto che 
la segale alquanto si rimise, ovvero che generando figlioli crebbe, 
che pareva non dimostrasse molto male in molti luoghi; ma nel racco- 
glierla rese poco fratto. Il fieno ai raccolse molto più tardi, che pa- 
reva non fosse la sua stagione. 

Alli 27 del medesimo mese d'aprile venne a Vigevano TlU.^'e 
Rev."^ Cardinale S. Carlo Borromeo , con autorità dal Sommo Pon- 
tefice Gregorio XIII, per visitar il Clero e le chiese, tanto la cat- 
tedrale, come di tutti gli frati e delle Confraternite de' Disciplini, 
e tutti gli Luoghi Pii. Il qnale avendo visitato s\ la Città come la 
sua Diocesi, si partì tanto bene soddisfatto, quanto si può dire, non 
trovando cosa che gli dispiacesse. Alli 8 di maggio seguente del detto 
anno si cominciò a disputare nella Chiesa Maggiore di S. Ambrogio 
dalli frati zoccolanti, per il suo iSanto Capitolo che fecero; quale durò 
per quindici giorni. E in quel tempo, che fa deliberato da essi di 
celebrare il loro Capitolo in Vigevano, venne il furibondo vento so- 
pradetto alli dieci e undici d'aprile; quale contristò molto gli animi 
delli detti Padri zoccolanti, che temevano di non aver da cibare a 
sufficienza la sua Santa Congregazione Capitolare. Pur nelle sue pre- 
diche, che facevano ogni giorno, si confortavano es^i e il popolo, 
confidandosi nella immensa bontà del Signore, quale non abbandona 
gli giusti, nò manco gli peccatori. £ con questa fiducia diedero prin- 
cipio al suddetto giorno ; e prima fu il venerabile Padre Bonaventura 
da Vigevano, quale sostenne conclusioni; la prima delle quali inco- 
minciava: Invisiblia Dei, E cosi ogni giorno disputandosi, vedovano 
molti belli ingegni e dotti e acuti, e con sottili argomentazioni e belle 
proposte , che si facevano con gli Reverendi Padri di S. Pietro Mar- 
tire e della Chiesa della Misericordia. Gli frati dì S. Francesco si 
trovarono assenti per causa del loro Capitolo; per il che non fecero 
essi disputa. Circa del vivere, tu fatto grandi elemosine di scudi in 
oro e argento, oltre le monete; dì pane ve ne fu dato a sacchi, benché 
il fermento fosse accresciuto di prezzo da dodici lire imperiali sino 
a ventìdue per il vento sopradetto; nò tampoco si trovava chi lo ven- 
ie? 



J 



CESARI NTTUlTjOmo 



r 



dease, che pareva che il mondo fosse assediato. Di carne ne fa mandalo 
al Monastero gli vitfìlli interi, oltre le altre carni e polli; di -vino ne 
ebbero a hreiit«^ tanto che dì ninna cosa non tì fu bisogno al sno 
Tivere. Anzi di più, ad ogni pasto aTerano de' poTcri forastieri, de' 
qnali alcnni presero l'abito della Religione; ed erano gli forastieri 
circa 30 persone, cibate da loro frati ogni giorno, sino che si fini il 
Capitolo. E partendosi, laudarono molto il Signore Iddio; e ringra- 
ziarono il popolo assai, si in particolare come in generale, della auft 
amoreTolezza e cortesia. 

Al mese dì giugno seguente, a di 29, dell'anno sopradetto Moi 
signor Revercnd."* il S. Alessandro Casale, terzo Vescovo di Vigevano, 
fece la solenne entrata nella città; perchè di duoi giorni avanti, es*^ 
sendo venuto da Roma, si fermò poi per riposarsi, per la stanchezza 
del viaggio, nella Chiesa ovvero Convento delle Qra'/ie fuori di Vige- 
vano, dell'Ordine de' frati zoccolanti. E al sopradetto giorno, che fii 
in domenica, mandò gli suoi carriaggi avanti, che erano dieci mali 
carichi d' argento per la sua credenza , e un* altra di majolica , e 
tappeti (li lana, e corami dorati e altre robe. Dopo segui una car- 
rozza, e nna mula coperta dì ormesino morello , guernito d'oro. DopH 
segui gli mercanti della città di Vìgevano, tutti a cavallo; e dopo essi 
li gentiluomini ; poi la Chìeresia tutta, si de* frati come de' Disciplini, 
con gli sacerdoti ultimamente della Chiesa Cattedrale di S. Ambrogio. 
Nella quale compagnia , andando processionalmente verso la porta di 
S. Martino, arrivò ivi Mons. Reverendissimo Alessandro Casale; e smon- 
tato dalla sua lettica, si ritirò nella Chiesa de' Disciplini di S. Bernardo, 
dove si ornò dell'abito pontificale con un ]>luviale di damasco bianco; 
e montato sopra un' altra mula, tutta coperta d'ormesino bianco, fu 
ricevuto sotto un baldacchino di damasco, di valuta di scudi 40, quale 
lo portava il signor Podestà , il signor Camillo Cazza Novarese e il 
signor Dottor Maf&o Rosamarìna, e li signori Consoli della Città, cioè 
il signor Giosefatto Garone Dottore, e il signor Giovanni Carbone 
detto Caguazzino; e così in processione fu accompagnato alla Chiesi 
sua, dove fu fatto le solenni cerimonie cou la musica. Sempre accom- 
pagnandolo secondo il Pontificale, si ritirò in casa sua ; e tutto ciò ftt 
fatto alla mattina per vietar il gran caldo. 

14 




CRONACA DI %nriBVA«0 ^^^^P 3&^ 

A di 25 del mese di luglio del suddetto auno, che fu in giorno 
di Tenere, alla mattina con grande solennità e allegre:ìza della Città 
dì Vìgevano, e con grande apparato dì vasi d'argento e cerimonie, il 
BeYerendissimo Monsignor Alessandro Casale, terzo Vescovo di Vigo- 
vano, diede il Santo Sacramento del Battesimo, avanti alFaltare mag- 
giore della Chiesa Cattedrale dì S. Ambrogio, a un Turco, il quale 
già alcuni anni dimandava di voler farsi cristiano. Cosi, con questa 
buona ispirazione, si partì da Milano dalla signora Contessa Daidamìa 
a cai serviva schiavo con il ferro al collo, e venne a Vìgevano; dove 
conoscendosi la buona volontà ferma e stabile, fu battezzato ; e gli fu 
imposto il nome Filippo , essendo per suo padrino il Castellano della 
Rocca di Vigevano, il signor Baldassar Campana Spagnolo, e per sua 
comadre la consorte del suddetto signor Podestà, nominata la signora 
Giulia. E tutto ciò fu fatto per istromento rogato per il nobile Messer 
Francesco Maggio, Notare di Vigevano. In quello istesso giorno il detto 
Filippo battezzato, avendo avuto una targa elemosina dal Iteverendissimo 
Monsignore e da tutto il popolo, s'inviò a Milano, da parte del suddetto 
Monsignor Bevereudissimo diretto al Principe di Ajamonte, Governatore 
dello Stato di Milano, con supplicarlo che siccome Monsignor Reveren- 
dissimo gli ha liberato Tanima sua dal demonio, cosi Sua Eccellenza si 
degni liberarlo, con metterlo in libertà e levargli il ferro dal collo. 

Alti 17 del mese di agosto seguente del suddetto anno, predicando 
il Reverendo Teologo di Monsignor Reverendissimo, D. Egidio Marche- 
ainì, fece palese a tutta la Città il bello tesoro, qual portò il suddetto 
Monsignor Reverendissimo Alessandro Casale venendo da Roma, avuto 
dal Nostro Pastore Gregorio XIII, dato alli 8 d'aprile dello stesso 
anno. Perciocché avendo egli inteso in Roma la gran devozione del 
popolo, e della frequenza che faceva ogni sera in laudar la gloriosa 
Madre del Signore e nostra avvocata, in sentir cantare gli sacerdoti 
la Salve Begina^ ottenne da Sua Santità, qualsiasi persona che verrà 
e sarà presente a laudar la Regina de' cieli, guadagnerà ogni volta 
cento giorni d'indulgenza; e dura sino in perpetuo. E cosi questa in- 
dulgenza cominciò a celebrarsi l'istessa sera del sopradetto giorno; 
dove gli veune tal concorso di popolo, che la Chiesa non poteva 
capire; il tener della quale dice: 

149 




3S8 



CBSA.RB NCBILOMIO 



P 



Qregorius P. P. XIII universis Christi fldelibus praesentts 
lUleras inspecluris salulem et apostolicam benedictionem. 

KxpODÌ uobis uuper fecit Vener. Frater Alexander, Rpiscopus VigU 
vauensis, quod ab immemorabili tempore cilra in Ecclesia sua Vigli 
vauensi Salve Regina soletnniter decantatur, ubi magnus populi co| 
cursud fieri solet. Nos ad aug-endam tldelium religioiiem et aiiiniarus 
salutem, eaelestibus Ecclesiae tlie^aurU pia curiiate inteuti, precibusque* 
D.^ Àlexaiidri Kpi^copi iucliuati, de Omnipoteutìs Dei misericordia^ ac 
Beatorum Petrì et Pauli Apoatolorum, ejns aucturitate confisi, omoibfl 
et singulis Christi fidelibtis, qui decaiitationi SeUve Reginae huiusmod 
ut praefertur, ìuterfufrint^ ceulum die^ de iujunctit} ei.-=, seu alias quc 
modolibet debìtis poeuitentiis, mi se ri cord iter in Domino tenore praesei 
tium relaxamus. Praeierea Cbristì fidelibiis praedictìs, qui confessi 
oommunicati dictam Kcclesiam die fe.4to Sancti Ambrosii, Cìvitatis Vi 
glevani Patroni, nec non secando die Veneris meusid martii, a primis' 
ve^peris usque ad occasuin solis eorumdem dierum , sing-ulìs aniiis a4^ 
deceuoium proximum devote visitaveriut, et ibi prò Cristianorum Priiflfl 
cipum concordia, haeresum eitirpatioue, Sanctaeque Matris Ecclesiae 
trauquillitate pias ad Deiim preces effudtrinl , quo die praedictorum id 
fecerint, plenariam omnium peocatorum suorum indulgentiam et remis- 
siouem misericordiler in Domino coucadtmus et elargimur praesentibua^H 
quoad indulgeutiam ceutum dierum perpetuo, quo vero ad plenarianil 
ad dìctum deceunium dumtaxat valituris. Volumus autem, quod si alias 
Christi fidelibus eamdem Kcclesiam visitantibus aliquam aliain ìndul- 
gentiam perpetuo, vel ad certum tempus nondum elapsum duraturam 
coocesserimus, eaedem praeseutes quoad plenariam iudulgentiam nuUae 
sint. 

Oat. Romae apad Sanctum Petrum sub annulo Piscatori», die xrm 
aprilis MDLXxvui. Pontificatus Nostri anno sexto. 




•J 



Ca. Glorieru 



Ebbe parimente da Sua Santità una indulgenza plenaria per dieci 
anni, come si legge nella soprascritta Bolla. Ebbe inoltre dal Sommo 
Pontefice Gregorio XIII, nna cosa rara e preziosa, la quale fece di- 
vulgare dal sopradetto Padre Predicatore nel pulpito, e fu molto cara 
alla Citta: qual è, che obi sì voglia che farà celebrdr una messa 
all'altare che da Sua Signoria Reverendissima sarà istituito , caverà 
per ogni oblazione celebrata di messa un* anima dalle pene del pur- 
gatorio. E perciò alti 22 del medesimo mese suddetto di agosto del- 

i5a 




tmOKACA DI rrOBVAWO 359 

ristesse anau , iu giorno di venere , istituì l'altare, quat altre volte 
e da indi addietro si diceva del Corpus Domini; lo dedicò, che si 
dimandasse V Aitar delU Morti; e tutto ciò fece con celebrar esso la 
prima messa a quell'altare con le solite cerimonie. E di tutta questa 
ordinazione ne fn rugato un istromento per il spettabile Messer Qio. 
Pietro Biffìgnandi; il qual, oltre la pubblicazione fatta dal sopradetto 
Rev. Padre Egidio Marchesini, esso Notaro suddetto lesse ad ìitteram 
a tutto il popolo ristessa autentica, data allì 18 aprile; e dura siuo 
in perpetuo dall'anno suddetto 1578, come appare nelli suoi atti. 

L'anno 1579 del mese di maggio si ristorò il ponte della porta 
Episcopale, e poi successivamente dal Comune della città di Vige- 
vano alle altre porto, fatti a vòlta; quali ponti furono distrutti dal 
signor Renzo Orsini, per fortificar Vigevano, come si è detto di sopra 
il tutto. 

L'anno 1580 alli 30 di marzo, che fu mercore, a ore 22 arrivò 
in Vigevano l'Altezza della Signora Margarita d'Austria; quale se ne 
giva in Fiandra per Governatrice, come altre volte ha governato avanti 
che vi andasse il Duca d*Alva Spagnnolo; ed è figlia di Carlo Quinto 
Imperatore, naturale, e sorella del Cattolico Re Filippo. E si fermò in 
Vigevano, essendo ch'erano gli giorni della settimana santa; e il 
giorno della Santa Pasqua della Risurrezione fu allì 3 d'aprile. Cosi 
fatte le feste, al mercore seguente, che fu il 16, si partì; e andò alla 
volta di Vercelli, non volendo andar verso Novara, per sdegno forse 
verso il suo marito; che sono 14 anni, che se ne stava in Abruzzo 
da sua posta; e non con il suo marito Ottavio Duca di Parma. E 
così va iu Fiandra, dove è il suo figliuolo Governatore e Generale, da 
che morse l'Altezza del S. D. Giovanni d'Austria; e aveva al suo 
servigio 120 muli da carriaggi, che portavano il suo argento e for- 
nimenti e tappei^zerie a lei necessarie, e molti gentiluomini Abruzzesi 
e Parraegìani , clie Taccompagnavano ; e in tutto erano 300 bocche, 
che stavano a sne spese. 

Alli 20 d'aprile del suddetto anno passò a miglior vita il Gover- 
natore dello Stato di Milano, Don Antonio Gusman, Marchese d'Aja- 
monte. Onde il Governo dello Stato di Milano, Sua Maestri Cattolica 
lo diede al Castellano di Milano, il signor D. Sancio dì Ghevara e 

151 




360 



tamàBX NUBILOSOO 



PadigUa, sino avesse provvisto; a cui gli scrìsse aua sua, con diro che 
si dovesse far processioni e orazìoui per rìugraziar il Signore, cbe gU 
aveva data la vittoria della presa di Lisbona; il teoor della quale 
cosi incoDìinciava : 



li Re 



AUi 25 di questo mese si è degnato Dìo Nostro Sig*nore di darci vit 
torta in Lisbona, restando quella Città per nostra, la .«iia armata rotti 
e D. Antonio fugrg-ito, come più particolarmente vederete per la reli 
zione che vi si manda; e benché lo ho posto molta cura perchè tutt 
questo acquisto si facesse senza sangue; e perciò il mio esercito è aadat 
lentamente in approssimarsi a Lisbona, volendola piuttOi«to con amore 
che con rigore; è stato forzato al fine usarlo, per ovviare che la si 
ostinazione, e la g:ente che si poteva af?^ìungere s Don Antonio, noi 
causasse danni maggiori. La uosa non di meno è riuscita, con salvar 
dal sacco il corpo della Città, come io aveva incaricato mollo; dal cbe 
non ho ricevuto minor gusto . né ho avuto minor difficoltà, che il gua- 
dagnarla. Del che ho vnlnto avvisarvi , acciò che diate e facciate dsro^ 
a Nostro Signore le dovute grazie del favore che ha fatto alla giusta miin 
causa, e del gran benefìcio che da questo potrà resultare alla Cristianità. 

Dat. in Badajos il 29 agosto 1580. 



Io el Keì. 



Don Sanchio de GUevara 
e Padiglia etc. 



L'auno 1581 al primo di inaggio il KeveroDd. Monsignor Ales- 
sandro Casale, terzo Vescovo di Vigevano, circa alle dodici ore, in giorno 
di lunedì, deposo con le sue proprie mani uu mattone dì pietra cotta 
per fondamento della sua cappella; sopra il quale egli pose nel mezzo 
uno scudo d*oro in oro; e a uno cantone dì esso mattone gli posB 
un danaro, che vale la metà d'un erosone, cioè soldi 45, ed è moneU 
del Ee Filippo. A un altro cantone vi pose .'jopra una lira di Savoja, 
che è di valuta soldi 40. Agli altri duo cautoui di detto mattona 
altre moneto che ascendono alla somma di uu altro scudo da lire si 
imperiali. Dopo lo coperse con uu altro mattone del uiedesimo cemento, 
sopra il quale era scrìtto iu lettere maiuscole, cioè Alex. Ca. Bono 
I^t$8 Vigli. E queste due pietre maitoui sono deposte nel fondAr 








CRONACA 01 VIOBTANO 981 

mento dalla cappella istessa verso orìeute , cioè verso la Sagrestia 
maggiore della propria Cliie.^, contigua al maro della Chiesa mag- 
giore, circa tre brazza. 

Àirultimo giorno d'ottobre seguente passò a miglior vita il signor 
Baldassar Campana^ Castellano della Rocca, fortezza nuova; o fu se- 
polto nella Chiesa delle Grazie in Vigevano, vestito dell'abito della 
stessa Religione. Q-li Portoghesi l' anno suddetto , che aderivano a 
Don Antonio, fecero una congiura di ammazzar il Re Filippo, avendo 
fabbricato una miua lunga 400 passi, che andava dal Monastero di 
Santa Maria, i frati del quale erano consensienti , sino sotto al Ca- 
stello per farlo volare; e poi la gente a ciò preparata, ch'erano 
da 2000 soldati , ad assaltar il palazzo Reale , e fornir il suo dì- 
segno. Uua vecchia scoperse il tradimento; e mai più comparve a 
chiamar mercede, come si presupponeva; nò più mai si è veduta. Vo- 
glioao dire che sia stato puro mistero Divino. E si sono incarcerati 
assaissimi personaggi Portoghesi , e di quelli frati ; gli officiali de' 
quali so ne è fatta esemplar giustizia; e Sua Maestà dichiarò suo 
Governatore di Portogallo il Cardinale d'Austria. 

Al principio di dicembre del suddetto anno, il signor Rinaldo 
lettone, avendo comperato la possessione della G-uzzafame nel terri- 
torio di Vìgevano, che è circa di pertiche 1432, fece cominciar a 
fare il cavo, pigliando l'acqua del Navìglio e cundnoendola di lungo 
ad essa possessione ; ma per la fortuna, che se gli voltò con la ruota 
in sinistro, non potè permeerò il cavo, e restò imperfetto. 

Correndo l'anno seguente, che fu 1582, a di 16 febbraro , in 
giorno di venere , circa alle ore ventidue, andò a miglior vita il Re- 
vertindissimo Monsignor Alessandro Casale Bolognese, dopo aver fatte 
molte buone opere ed elemosine; imperocché donò in vita sua. Ve- 
dendo che gli poveri di Vigevano pativano , e non vi erano danari 
nel Luogo pio del Monte di Pietà, esso come buon padre de' poveri 
diede cento scudi in una volta al li Rettori di esso Luogo pio, oltre ad 
altre elemosine, si in secreto fatto come in palese , con lo quali si è 
acquistato la vita eterna. Fu sepolto alli 19 del medesimo mese dal 
Revereud. Monsignor Francesco Bosso, Vescovo dì Novara, nella cappella 
da lai edidcata ; nel cui centro il suo cadavere è sepolto. 

153 



CMARR THUBILONIO 



1 



L'anno 1583 &lli 5 giugno, in giorno dì domenica, che fa l'ot- 
tava della Pentecoste, il KeTerendi93Ìmo Monsignor nnovo, Bernardino 
Brissennio, Napolitano, Vescovo quarto di Vigevano, a ore 23 fece la 
sua entrata nella città di Vigevano, con andargli a incontrarlo tutti 
gli gentiluomini sino ad Abbìagrasso. il quale non curandosi di ninna 
pompa, e per non dar spesa, se ne venne al suo Vescovato, accompa* 
gnato però dal suo clero, con la magica e cerimonie solite. Ed 
aomo molto dotto e studioso sì in latine lettere come in greche ;< 
uomo di gran discorso; imperocché in Roma teneva l'ufficio di Vio 
Legato per Sua Maestà Cattolica presso alla Santità del Pontefice 
Qregurìo Xiii; ed è molto pratico e versato nellì negozj, uelli quali 
Sua Maestà se ne serviva della sua opera e valore ; al quale è pia- 
ciuto poi conferirgli il Vescovato, essendo ormai vecchio. 

In questi giorni si fabbricava dì nuovo con elemosine la Chiesa 
dì S Maria degli angeli; imperocché non vi era, salvo che la cappella 
dove è l'altare; dalle bande del quale vi è dipinto il Duca Galea&zo^ 
Sforza di Milano e sua moglie, mio a man verso TEvangelo, Taltn ^| 
man stanca. E la detta cappella la fece fare, perchè passando ivi, il 
cavallo gli mancò sotto, e fu in qualcht) pericolo della vita; e perciò la 
fece edificare, ìutitolaudola S. Maria degli angeli. E ora fu aggrandita, 
a talché il mese di settembre, con il parere e licenza di Monsignor Re- 
verendissimo Bernardino Brissennìo, essendosi congregati molti DìsciplÌDÌ 
alli S dì settembre, cominciarono a celebrar gli divini of&cj e messe per 
la gran devozione del popolo , alla quale è stato molto inclinato. ^ 

Si trova pare, che uno Antonio e Abraam fratelli de Àrdici! 
fecero edificar la Chiesa nell'estimo di S. Martino, sotto il titolo della 
Assunzione della Beatissima Vergine Maria, e di S. Jeronìmo Dottor 
della Santa Chiesa, e di S. Maria Maddalena. L'anno preciso non si 
sa; ma vivevano l'anno 1440 , essendo Duca di Milano Filippo Maria 
Visconte, terzo Duca; e l'hanno dotata di molti paramenti e atensili, 
che appartengono al servizio di Dìo. Ed essa Chiesa è consecrata, come 
appare per un istromento rogato per D. loannem de Fodesii^ cmwi 
liiieris aureis in margine superiori J. B, Jesus Maria Jeronimm. 
E di più vi ò indulgenza in perpetuo dì tre anni e tante quarantene 
a quelli che visiteranno la detta Chiesa nel giorno della festa delta 




fflatra ■ twtajko 



SS» 



Mb MadoBu, e te fesU parìm^U di Santo lerooìao; 
qMle indalgom I1ia eoaeesa a essa Chiesa in ana Bolla la Santità 
di Eugenio Pi^ IT. Item ri è M legno proprio della S. Croee in 
una croee di cristallo, doè in otto partì serrato; e ri sono scritte tali 
parole: Gnix kaec en$taJii amkmet tìgntm cntek^ fpmm O omc ^m 
imms Jwpgii ilo r adònsbmt ; e fa posto iri in essa OUesa TaoBO 1 440. 
. ParimeDte ri è ana croce dorata , nella quale ri sono delle reliqoie 
da essere onorate, cioè della spalla di S. Maria Maddalena e del soo 
braccio, del capo di S. Lazzaro e dell^ sue reni, della spalla dì S. Mas- 
simino e del braccio di S. Paolino, con lettere scrìtte che significano, 
come Abraam de Ardicii le ha trasportate da Senegallia. Item aQ*altra 
crocetta di legno dì cipresso, nella qoale gli è delle pietre del Monte 
Calvario, del tnogo dorè ascese in cielo e del sepolcro della Beatissima 
Vergine Maria. Item un osso intiero, che si tiene che sia nna gamba 
di S. Maria Maddalena ; perchè il detto Abraam Tha trovato solo nella 
sepoltara di essa S. Maria Maddalena in Senegallia; ed esso Abraam 
afferma essere la verità. Itera dae scatole iucullate con torio rosso» 
in ana delle quali ri è del mannore sopra il quale la Beata Maria 
Maddalena orava; ed è bonissimo. Se qualche persona ne piglia un 
poco, trito in acqua fresca, a stomaco digiuno, dicendo prima tre P<iier 
e tre Ave Marie , caccia qnal si voglia febbre. Neil' altra vi ò del 
marmo della sua sepoltara, ed è buono allì dolori del parto. Item ri 
è ancora una misura di fascia, nella quale il Nostro Signore fu in- 
volto^ ed è buona allì dolori del parto ; ed è di bindello di seta verde, 
ed è conservata nella cassetta di corio rosso. Item un cordone di seta 
e d'oro, alla misura del corpo della beata Rosa, buono alli dolori del 
parto ; ed è nella detta cassetta di corio. Item una cassetta, lunga 
un brazzo, dipìnta in moio di porfido morello, con la sua serratura; 
nella quale le sopradette relìquie si conservano. Item insignia nohi- 
Uum de Arditiis in marmare cum Utieris circum circa, fundato- 
rem et tempus fundatue ecclesiae signifijuintibus. 

L'aunu 1.jS4 alli 10 di luglio, in giorno di marte, venne a Vì- 
gevano per Gh)vernatore della fortezza nuova il signor Alvaro Barra- 
gan da Sarragozza^ Spagnuolo; imperocché ò vacato il Governa, da che 
morse sin ora ; e fu governata dal Luogotenente. 

*&5 





Pi9r Oattdido e Ubtrto Decembri — Giovanni Valerio — Oerohmo Fantone. - 
Gerolamo e Franee»eo Biffignandi. — Bnrtoìomeo Vaatatniglio. — t^ióvatini Andre* , 
e Giacomo de' Bussi. — Bernardo de' Ferrari, — Domenico de Previde. — Paolo 
Fantone. — Pietro Marttre de' Basii. — Pomma'ìo Scotto. — Frate AffO9ti»0 
Delia Porta, e suo poemetto auUe oriffini e le casate di Vigevano. 

Ora dirò qualche cosa de' molti illustri uomini, usciti da Vigevano, 
che l'hanno fatto celebre. E in primis dirò che ha fatto grande onore 
Pietro Candido delTantica famiglia de' Decembri, uomo ornato di lettere 
greche ; quale tradusse dal greco in latino le Parallele di Plutarco 
e di Appiano Alessandrino, con altre opere. È sepolto fuori della porta 
grande della Ohìesa di S. Ambrogio in Milano, in una bellissima se- 
poltura di marmo, sopra due colonne, con simile epitaffio in lettere 
maiuscole: 



ì 



Petrus Candidus VigìevanensiSf MileSy Philippe Mariae Ducì^ 
SecretariuSf subinde Mediolanensium libertati praefuit, parique mod^l 
sub Nicolao Papa QiùntOf et Alphonso Aragonum Rege meruit, 
rumque a se editorum ìihros supra GXXVII , vulgaribtis excepUs^ 
posteritati memoriaeque reìiquU. 

Scandere sidereas virtus si novit ad oras, 
Candidus astra tenet, templi si Numen adoras. 
Pontifici Summo, Regi, populoque, Bucique 
Hic Ligurum secreta dedit, laudatus nbique. 
Miles, et eloquio clarus, Graecisqne Gamenis 
Instructus, Latium studìis ornavit amoenis ; 
Mnndanis curis cedens, et in aethere pulchro 
Elatus, gelido liquit sua membra sepulcro. 

Nacque nella città di Pavia , essendo colà suo padre, l'anno del 
Signore mgcglsxxxviii, a di xxu di novembre; e nell'arca, cioè nella 
sepoltura, gli sono queste imprese dipìnte : il leone rosso , da meno 



CRONACA DI TfOWANO 



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!n gif! in campo verde, e da mezzo in sn in campo dorato» con l'aquila 
di sopra in campo d'oro. Un'altra impresa : una corona d'oro in campo 
rosso, con ra^gi che pendono in giù. 

I?i appresso gli è nn altro epitaffio di Uberto Decembre ; sao 
padre, uomo pure eccellente e raro ; quale è dipinto in marmo, con 
tali parole : 

Sorte necis pariter, stratis cum corpore memhris, 
Eie ìocus ossa tenet liberti inclusa Decembris; 
Iste Ducis Ligurum secreta per egit^ et urbis 
Pìatonicae dederat translata voìumina turbis; 
Argivae oc Latiae ìinguarum dogmate fultus. 
Viglevani natuSj famosa est urbe sepultua. 
Non tamen extinxit saevo mors omnia telo: 
Terrea pars terrae cessiti pars optima coelo. 

Mccocxxvii die veneris xxv aprilis **'. 

Ha dato ancora Vigevano un Giovanni Valerio Dottore e Cava- 
liere; il quale è stato uomo saggio e prudente, e ha usato la dignità 



(l) Chi amMM ivnr notius delle opere di Pier Candido a di Uberto Decembrìo può 
oonsaltaro il Moseo Norureae del Cotta, n' 469 e 4SI. oppure il Fabricio , BìbUotheea 
latina mediai et infimae aftati<f, cum mppl Fireoifl, Molini. 185S, oag. 43*. 435, Del- 
l'Uberto parla anche il Sacchetti, Vigevano illustrata, pap. 106. Esa^j Uberto fn prima 
■efreUrìo di Pietro de CanJin, Vqscoto di Novara, direoQto quindi Papa col nonio di 
AiaBsaadro V; e acgretArìo poocia del Uaca 'jiorannì Maria Visf!onti di Milano. Uurì ai 25 
di aprila del U"!!? a Treriglìo, dove teneva l'offlcio di Podestà. Pier Candido fn motere 
e capo della ECepubblica Ambrosiana. Egidio Sacchetti nel fluo Kncomium de VigJevano 
lo nomina: Petrus ille Candidm et ami» et lUttri» }ìraeatantissimua. Di Pier Can- 
dido pubblicò il Muratori, tra i Rerum Itaìicanim Scriptoren . la vita di Filippo Maria 
Visconti 9 le Res gestae Franciaci Sfortiae ; e di lai parimenti si cita un libro De 
nplem artium liòeraiinm inoentoribiu , dedicato a Tummaso Fregoso, Doge di Genova, 
ed esietente nella Biblioteca di Torino. 

Oltre al Pier Candido, ebbe Uberto Uecembrio on altro figlio, di nonio Angelo, letto- 
rato anche questo di gran merito. V. Cotta, Museo Novarese, n" 207, e Fianicio, op. cìt., 
pag. 433. Nacqae l'Angelo a Vigevano ; e t'opera «.uà pia nota sono i sette libri de politia 
litteraria, dei qoali ii fecero <lae editÌonÌ. Baonfi parte delle opere dei tra Docenibrìì, 
ancora inedite» si conserva a Milano nella Biblioteca Ambroniana ;e tra ewe. l'Orazione di 
Uharto m adtfcntu Martini T Pontifiets, ouinpoata neU'occasione appunto della venuta 
di Papa Martino a Vigevano. 
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KUBILOMO 



P 



e ufficio del Pretore in molte città, e tra le altre in Bologna. Nella 
quale si diportò si laudabilmente, che volendosi partire dopo la sua 
Pretoria , la Repubblica lo mand(» accompagnare a casa a suono di 
trombe con sei stendardi, gli quali souo stati veduti in TigeTano sino 
l'anno che fu saccheggiato, come si legge di sopra. È sepolto nel Duoo 
di S. Ambrogio, cou tale epitaffio in lettere majuscole t^^: 

Boctor, eques ftterat, jacet hoc qui marmore dausus, 

Viglevio genitus^ Vaìeriaque domo, 
Urhiìms innumeris dixit quoque jura loannes^ 

Et semper rediens integer in i^atriam, 

MDLXy. 

Ha dato un frate Jeronimo Fantone dell'Ordine de' Predicatori,' 
eccellente Teologo; il quale diede gran fama alla sua Città, e ha 
lasciato dopo so molte belle opere, per le quali si può conoscere di 
quanto studio e ingegno fosse. Passò di questa vita nel Convento delti 
Angeli in Ferrara Tanno kdxxxji ; e di sua età era di anni circa 
settanta (2). 

Ha celebrato ancora la nostra patria ne' prossimi passati giomifl 
un certo Jeronimo, eccellente giureconsulto, ed esperto nelle greche e 
umane lettere; quale ha composte le annotazioni e glosse sopra Ja^l 
stimano, e altre opere in latino; o Francesco, uomo d'ingegno mi- 
rabile, egregio composìtor di ritmi ex tempore^ grato al Duca Francesco, 
e degno veramente d'ogni laude; ambiduoi della vetusta e nobile fa- 
miglia De fiiffignandi, Signori ab antiquo della Baccella. £ a questa 
famiglia, e suoi discendenti in perpetuumj Federico Barbarossa diede 
in feudo il pescar oro sopra le giare del Ticino, quanto è il territorio 
di questa città, come appare da privilegio d'esso Friderico, quale ia-;j 
comincia : Decet generosos viros,*. t^J